Caso C La paziente è una ragazza di 18 anni, curata nell’aspetto e cortese ma schiva nei modi. Si presenta come una adolescente molto chiusa, studiosa e riservata che manifesta da qualche mese ansia generalizzata sia rispetto alla scuola e allo studio - ambito nel quale è estremamente perfezionista, diligente, impegnatissima - sia nello sport, in quanto pratica ginnastica artistica a livello agonistico con altrettanto impegno e serietà. Manifesta frequenti “crisi” apparentemente legate alle prestazioni scolastiche e all’allontanamento temporaneo dalla famiglia e spesso ha crisi di pianto, urla, lancia gli oggetti e soffre di insonnia frequenti. L’alimentazione è limitata solo ad alcuni cibi ma nei momenti di crisi viene compensata con grandi abbuffate pomeridiane che vengono successivamente eliminate attraverso il vomito. Le “crisi” hanno avuto inizio durante le scuole medie, momento in cui la paziente ha cominciato a manifestare una certa ansia, soprattutto in relazione alle verifiche, e ad avere paura delle interrogazioni. Non voleva andare a scuola, aveva degli “attacchi di panico” (descritti come crisi di pianto, tachicardia, agitazione, tremori) e aveva pensieri relativi alla morte e all’idea di poter morire. Per alcuni brevi periodi non è andata a scuola, proprio per l’ansia che le procurava, recuperando i compiti a casa tramite la madre. Ha trascorso la sua prima e unica gita di classe isolata da tutti, piangendo, estraniandosi, senza mangiare né dormire. Rientrata da quell’esperienza vissuta in modo traumatico ha deciso che non si sarebbe mai più allontanata di casa, riducendo significativamente i contatti interpersonali, mantenuti solo per motivi legati allo studio. Tutt’oggi, i rapporti sociali sono estremamente limitati; la paziente non ha mai avuto una relazione sentimentale e da sempre fantastica relazioni impossibili che sono per lei fonte di delusione. Oggi la paziente frequenta l’ultimo anno del liceo classico e impegna moltissime energie nello studio, ottenendo anche brillanti risultati, che tuttavia non la soddisfano mai pienamente. Gli impegni di studio sono tendenzialmente vissuti con estrema ansia, tanto che ogni verifica e interrogazione è preceduta da importanti momenti di crisi, paura, pianti ecc. Questa situazione rende certamente molto faticoso lo studio e si verificano difficoltà di concentrazione, cali dell’attenzione e fatica a memorizzare che incrementano ulteriormente le manifestazioni ansiose. Solo dormendo e decidendo successivamente di restare a casa a studiare, senza affrontare la giornata scolastica, la paziente sembra recuperare e riuscire poi a portare avanti lo studio. Dall’esordio delle “crisi” l’umore ha subito una flessione significativa e la paziente è sempre estremamente nervosa. Nel corso degli anni i genitori hanno consultato alcune volte uno psichiatra, che le ha prescritto ansiolitici e antidepressivi, che tuttavia ha assunto solo per brevi periodi, lamentando forti effetti collaterali. La madre, casalinga, è descritta come una donna molto apprensiva, ma anche petulante e opprimente, senza la quale tuttavia la paziente si sente del tutto persa e incapace di affrontare le situazioni. Il padre, camionista, è da sempre molto assente in famiglia, dove non riveste alcun ruolo “di potere”, mentre il rapporto coeso e decisionale, riguardo le vicende domestiche, rimane quello tra la madre e la nonna materna. Il rapporto tra i genitori è da sempre privo di affetto manifesto, complicità e condivisione. Emerge inoltre un rapporto grandemente conflittuale tra lei e la primogenita, ulteriore fonte di preoccupazione in famiglia. La sorella, estremamente estroversa, bellissima ragazza è però anche pretenziosa, bugiarda e sfacciata; ha lasciato la scuola quest’anno senza aver ancora conseguito il diploma, non lavora e ha un atteggiamento provocatorio e oppositivo. Con lei la paziente si scontra frequentemente, arrivando a perdere il controllo, fino a lanciare o rompere oggetti.