LE DEMENZE PERCORSI DIAGNOSTICI E CARATTERISTICHE CLINICHE Gianluigi Vendemiale Cattedra di Geriatria LA DEFINIZIONE Sindrome clinica caratterizzata da grave compromissione delle facoltà intellettive in assenza di sintomi confusionali. Il declino intellettivo è tale da interferire con le attività sociali e professionali PREVALENZA DELLA DEMENZA Prevalenza: 6-10% a 65-75 anni, >30% a 85 anni PREVALENCE (Cases per 100) LOBO Study HOFMAN JORM 40 35 30 25 20 15 10 5 0 65-69 70-74 75-79 80-84 AGE (YRS) 85-89 90+ Sindrome caratterizzata dallo sviluppo di deficit cognitivi multipli che includono il deterioramento mnesico ed almeno un altro tra i seguenti disturbi cognitivi: Afasia Aprassia Agnosia E/o un disturbo delle funzioni esecutive: Pensiero astratto Giudizio critico Con possibile associazione di disturbi non cognitivi: Turbe del comportamento Modificazioni della personalità Alterazioni affettive Modificazioni del ciclo sonno-veglia AFASIA Disturbo della comprensione o della formulazione di un messaggio verbale Afasia Sensoriale: disturbo della comprensione verbale. In genere eloquio fluente ma con parole inadeguate per alterazione della comprensione del messaggio. Alterazioni della circonvoluzione temporale superiore-sn (area di Wernicke), spesso dovuta a stroke ischemico Afasia Motoria: disturbo della formulazione di un messaggio verbale. Eloquio difficile, stentato, senza inflessioni, utilizzo di giri di parole, incapacità di comporre frasi intere. La comprensione delle parole è invece conservata. Lesioni a carico della regione postero-inferiore frontale (area di Broca). Più tipica della demenza di Alzheimer Principali differenze fra le due forme di afasia Area Eloquio comprensione altri segni Broca non fluido stentato conservata cosciente del deficit, frustrato frontale Causa prev.degenerativa Postero-inf Wernicke fluente temporale Sup.sn articolato ridotta/assente talora euforia prev. ischemica APRASSIA Disturbo della motilità. Incapacità di eseguire attività motorie finalizzate. Difficoltà a vestirsi, abbottonare camicie, compiere comuni gesti del vivere quotidiano. Aprassia costruttiva: incapacità di costruzione, di copiare disegni, comporre mosaici, disporre oggetti secondo un criterio logico… AGNOSIA Incapacità di riconoscere o identificare oggetti comuni, volti, voci, persone conosciute, melodie, luoghi noti. Il paziente non riconosce più la strada di casa o il suo quartiere e si smarrisce Deficit del pensiero astratto Difficoltà ad affrontare nuovi impegni, definire concetti, cogliere similitudini riassumere brevi racconti, interpretare proverbi Deficit del giudizio critico Deficit di critica ed autocontrollo Linguaggio grossolano, umorismo inappropriato negligenza nella cura ed igiene personale Modificazioni della personalità Calo di interessi sociali, comparsa di apatia e di tratti ossessivi, teatrali, impulsivi. Comparsa di irritabilità, delirio di infedeltà… Soggetti precisi ed ordinati diventano incuranti e trasandati. Disinibizione PRINCIPALI FORME DI DEMENZA: CLASSIFICAZIONE EZIOLOGICA Demenze primarie (degenerative) Senza segni motori prevalenti: DEMENZA DI ALZHEIMER • Forme pre-senili (< 65 anni) • Forme senili (> 65 anni) DEMENZA FRONTO-TEMPORALE Con segni motori prevalenti: DEMENZA A CORPI DI LEWY DEMENZA DI PARKINSON Demenze Secondarie DEMENZA VASCOLARE: Multi-infartuale(grandi infarti corticali) Singoli infarti strategici Patologie dei piccoli vasi • Malattia di Binswanger • Infarti lacunari Disendocrino-Dismetaboliche Infiammatorie-Infettive Da sostanze tossiche Da stati carenziali Da neoplasie Traumatiche CAUSE DI DEMENZA DISTRIBUZIONE PERCENTUALE 55% 5% 20% VD MIX AD/SDAT ALTRE 20% Incidenza della malattia di Alzheimer in rapporto all’età Malattia di Alzheimer Malattia degenerativa, progressiva ed irreversibile del Sistema Nervoso Centrale Clinicamente si caratterizza per il graduale ed inarrestabile declino delle funzioni cognitive. La diagnosi può essere fatta solo quando le altre eziologie della demenza sono state escluse. Sottotipi Ad insorgenza precoce: ≤ 65 anni Ad insorgenza tardiva: > 65 anni AD: Caratteristiche anatomo-patologiche Atrofia cerebrale Corteccia fronto-parieto-temporale Impoverimento popolazione neuronale:corteccia ippocampo, nuclei telencefalici: Acetilcolina e Noradrenalina Placche senili Reazione degenerative peri-arteriolare con deposito di amiloide frammenti di assoni e dendriti, astrociti e cellule gliali Grovigli neurofibrillari Lesioni degenerative del citoscheletro cellulare Produzione di β-amiloide (Aβ) Proteina derivante dall’abnorme clivaggio proteolitico del precursore APP ( Amyloid precursor protein) AD: CRITERI DIAGNOSTICI (NINDS-AIREN) • Diagnosi di demenza eseguita in base ad esame clinico documentata con il MMSE e confermata da una batteria di test neuropsicologici •Deficit in 2 o più aree cognitive •Progressivo peggioramento della memoria e di altre funzioni cognitive/non cognitive •Nessun disturbo di coscienza •Assenza di malattie sistemiche o neurologiche •Ridotta autosufficienza nelle attività del vivere quotidiano e alterazioni dei modelli comportamentali Percorso diagnostico per la Demenza di Alzheimer Valutazione neuropsicologica: Test di screening Riconoscimento del deficit cognitivo Batterie complete Profilo cognitivo e livello di gravità Test specifici Deterioramento di specifiche aree cognitive Valutazione funzionale: Definizione della gravità della compromissione Scale di valutazione funzionale. Individuazione della disabilità (ADL-IADL) Esami ematochimici: Routine, Vit. B12 e Ac.folico, funzione tiroidea, indagini genetiche… Esami strumentali: Rx Torace Sindromi ipossiche croniche EEG Forme encefalitiche… TAC/RM Lesioni vascolari, espansive… SPECT/PET Stato funzionale cerebrale Quadro clinico Disturbi non cognitivi Declino cognitivo • Funzioni mnesiche • “ prassiche • “ linguistiche • “ gnosiche Demenza * Oscillazioni dell’umore * Alterazioni della personalità * Psicosi * Agitazione • Disturbi comportamentali • Disorientamento temporo-spaziale Compromissione funzionale IADL / ADL MALATTIA DI ALZHEIMER Forme familiari 5-10 % Forme sporadiche 90-95% Esordio precoce (40-60 aa) Esordio tardivo (> 60 aa) Esordio precoce (<65 aa) Esordio tardivo (>65 aa) Fattori genetici Fattori genetici Fattori non genetici ? Geni correlati con la malattia di Alzheimer GENE CROMOSOMA APP 21 Presenilina 1 14 Presenilina 2 1 ApoE4 19 Α2-macroglobulina 12 AD: Ipotesi patogenetiche •Cascata Amiloidea •Ipotesi colinergica •Iperfosforilazione della proteina TAU •Proteine della fase acuta •Stress ossidativo •Apolipoproteina E (Apo-E) Apo E: prodotta dagli astrociti, trasportatrice del colesterolo e fosfolipidi. Indispensabile per l’integrità sinaptica ed il normale funzionamento colinergico. Gene per l’Apo E: altamente polimorfo: aplotipi έ 2, έ 3,έ 4 Soggetti omozigoti per l’allele έ 4 sviluppano AD più frequentemente e più precocemente. Proteine della fase acuta: Aumentate concentrazioni liquorali di α1-antichimotripsina e di IL-6 e sieriche di TNF in soggetti affetti da AD Aggregazione di fibrille di β-amiloide Risposta infiammatoria Costituenti primari delle β -amiloide e proteina TAU placche senili e degli ammassi neurofibrillari (NFT). β-amiloide: alta aggregabilità, ridotta solubilità ed alterata clearance extra-cellulare Alti depositi a livello cerebrale e bassi livelli liquorali Proteina TAU: Presenza negli NFT ed alta produzione nel danno assonale Alta concentrazione al livello liquorale Stress ossidativo Studi in vivo ed in vitro suggeriscono che: • La Neurotossicità della β-amiloide sia mediata dall’azione dei radicali liberi dell’ossigeno • Lo stress ossidativo possa aumentare la produzione di APP • Che mutazioni di alcune proteine (Preseniline), correlate con insorgenza precoce di MA, inducano stress ossidativo neuronale 1 B2 PROTEINA PRECURSORE DELL’AMILOIDE (APP) Clivaggio della proteina normale (B1), anomalo (B2) e conseguenze dell’alterato clivaggio (C) Taglio enzimatico di APP alterato Eccesso di produzione di β-amiloide Cambiamenti neurodegenerativi, stress ossidativo, fosforilazione di TAU, morte apoptotica/necrotica formazione di placche senili risposte infiammatorie Alterazione di proteine sinaptiche, perdita sinaptica,alterazioni neurotrasmettitoriali Perdita di funzioni DEMENZA IL DECORSO DELLA MALATTIA DI ALZHEIMER La malattia ha un esordio graduale. Il decorso della malattia può essere suddiviso in tre stadi principali. AD:STADI EVOLUTIVI Progressione gerarchica della sintomatologia Fase iniziale: reattiva • Minimo disorientamento temporale • • • • • • • Iniziale compromissone della memoria recente Difficoltà nel trovare le parole (“Tip of the tongue” ) Buona capacità di comprensione Aprassia costruttiva per disegni tridimensionali Ansia, depressione, negazione di malattia Difficoltà sul lavoro: concentrazione, problem-solving Assenza di alterazioni motorie Fase intermedia: neuropsicologica • Disorientamento temporo-spaziale • Deficit mnesico moderato-grave interferente con le attività quotidiane • Chiaro disturbo del linguaggio (parafasie, circumlocuzioni, deficit di comprensione) • Aprassia costruttiva, dell’abbigliamento, agnosia • Alterazioni comportamentali (deliri, wandering) • Bradicinesia, segni extrapiramidali • Necessità di essere stimolati alla cura della persona Fase terminale:neurologico-internistica • Completa perdita delle abilità cognitive, difficoltà nel riconoscere volti e luoghi familiari • Perdita del linguaggio fino a gergo semantico o mutismo • Rigidità, bradicinesie, crisi epilettiche • Aggressività, wandering • Perdita di autosufficienza per lavarsi, vestirsi, alimentarsi • Difficoltà a sostenere il capo, a mantenere la stazione eretta o seduta • Incontinenza sfinterica • Comorbidità internistica Funzioni mnesiche Nelle fasi iniziali Disturbo mnesico per eventi recenti: Non ricorda date, conversazioni, appuntamenti avvenimenti del giorno; Ripete la stessa domanda; Perde oggetti familiari, ad esempio le chiavi Funzioni mnesiche Nelle fasi avanzate Deficit mnesico globale: Può non riconoscere persone o cose familiari Ha problemi nell’effettuare pagamenti, nel calcolare il resto o nell’eseguire altri compiti complessi (funzione esecutiva) Utilizza le parole in modo scorretto, ha problemi nell’esprimere i propri pensieri Ha problemi nella guida (si perde) o nell’utilizzo di utensili casalinghi Alois Alzheimer incontra e visita Augusta D, nel 1901 presso la Clinica neurologica di Francoforte. Augusta ha allora 51 anni “Era seduta a letto con una Espressione disperata” * Come ti chiami? “Augusta ” Ed il cognome? “Augusta ” E tuo marito? “Augusta, credo ” Augusta D. La storia della malattia di Alzheimer inizia con questa celebre descrizione SINTOMI NON COGNITIVI “Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia” (BPSD) ALTERAZIONI DELL’UMORE ‘Agitazione psicomotoria’ ‘Aggressività’ MODIFICAZIONI DELLA PERSONALITA’ ALTERAZIONI PSICOMOTORIE Affaccendamento Vagabondaggio PSICOSI Pedinamento Resistenza aggressiva SINTOMI NEUROVEGETATIVI ‘Apatia’ Irrequietezza Aggressività fisica Aggressività verbale Azioni stereotipate Vestirsi/svestirsi Turbe del sonno Ritiro Elevata prevalenza in tutte le forme di demenza (>60%) Perdita di interessi Tristezza Demotivazione Lamentosità Allucinazioni Disperazione Deliri Bassa autostima Disturbano sia il paziente che il caregiver (Burn-out) Misidentificazioni Ansia ‘Psicosi’ Aumentano il tasso di ospedalizzazione Colpa Incrementano la spesa sanitaria ‘Depressione’ Costituiscono la prima causa di istituzionalizzazione McShane R. Int Psychogeriatr 2000 Storia naturale della DA 30 Pre-DA Lieve-Moderata 25 Grave Sintomi cognitivi Disturbi del comportamento 17 MMSE Intermedia Segni Neurologici 10 Perdita dell’autosufficienza 5 Ricovero in strutture sanitarie Morte 0 0 2 4 6 8 10 Anni Adattata da Gauthier S. ed. Clinical Diagnosis and Management of Alzheimer’s Disease. 1996. DEMENZE: UN PROBLEMA EMERGENTE 70 million 67.9 60 million 50 million 40 million 36.7 30 million 20 milion 13.5 10 milion 8.6 2000 Developing nations Industrialized nations 2050 DEMENZA E DEPRESSIONE La demenza La depressione Si può presentare con Sintomi affettivi Si può presentare con Sintomi cognitivi Evidente ritiro dai Rapporti sociali Difficoltà nel gestire Attività quotidiane La depressione è un sintomo prodromico della demenza La depressione è un fattore di rischio della demenza La depressione è un fattore causale della demenza Importanza del fattore tempo nel determinismo della comorbidità depressione-demenza •Se la depressione precede di poco tempo la demenza verosimilmente ne rappresenta un fattore causale e/o una manifestazione precoce, cioè un sintomo iniziale della demenza, già presente ma non ancora manifesta •Se la depressione precede di diversi anni la demenza verosimilmente è un fattore di rischio •La presenza di depressione raddoppia il rischio di sviluppare demenza in un arco di tempo variabile Malattia di Alzheimer e Depressione: Lo spettro AD senza aspetti depressivi AD con sintomi depressivi Pseudodemenza depressiva AD con Depressione maggiore Comorbidità demenza/depressione DEMENZA vs PSEUDODEMENZA DEPRESSIVA DEMENZA PSEUDODEMENZA DEPRESSIVA I sintomi cognitivi compaiono per primi I sintomi depressivi compiono per primi Perdita della memoria recente e remota Maggior compromissione della memoria recente Attenzione e concentrazione conservate. Tipica risposta: “non so” Attenzione e concentrazione non conservate. Paziente non cooperativo Marcata variabilità nella Scarsa variabilità nella esecuzione di esercizi di uguale esecuzione di esercizi di uguale difficoltà difficoltà Presenza di afasia e aprassia Assenza di afasia e aprassia Assenza di anedonia Presenza di anedonia I sintomi cognitivi non rispondono agli antidepressivi I sintomi cognitivi rispondono agli antidepressivi Demenza Insorgenza insidiosa Progressione lenta Paziente non consapevole Confabulazioni Il pz. sminuisce la disabilità Presente sundowning Umore incongruo (es. felicità) Non sintomi vegetativi Basso rischio di suicidio EEG abnorme Pseudodemenza Insorgenza improvvisa Progressione rapida Consapevolezza del deficit Disturbi della memoria Enfasi della disabilità Più grave al mattino Umore depresso Frequenti sintomi vegetativi Rischio di suicidio EEG normale Demenza fronto-temporale (Pick) Interessamento quasi esclusivo dei lobi frontali e parte dei temporali che appaiono atrofici con riduzione dei neuroni e gliosi di corteccia e sost. bianca sottocorticale Più interessato il sesso femminile.Esordio: 45-60 aa, insidioso, lento.Disturbi di personalità e comportamento Maggior compromissione dell’affettività e delle capacità di giudizio e decisionale. Scarso interessamento iniziale della memoria e delle funzioni matematiche. Comportamenti antisociali, impulsività, disinibizione, apatia, distraibilità, cambio nelle abitudini alimentari... Demenza di PICK (Fronto-temporale) La Faccia laterale dell’emisfero cerebrale mostra l’allargamento dei solchi e la netta separazione tra aree colpite ed aree indenni Faccia mediale dell’emisfero cerebrale dello stesso paziente Si noti il brusco passaggio tra zona atrofica e zona preservata DEMENZA A CORPI DI LEWY (LBD) La forma degenerativa più frequente dopo quella di Alzheimer(10-15%) Corpi di Lewy: inclusioni citoplasmatiche eosinofile (frammenti proteici fosforilati) non patognomiche, presenti talvolta anche in altre forme di demenza (AD, Parkinson, VD) Nel Parkinson: presenti nei nuclei del tronco (S. Nera, Meynert, L. Coeruleus) Nella LBD: presenti diffusamente anche nella corteccia ed ippocampo CLINICA Esordio subdolo ma rapidamente evolutivo,fluttuazioni della performance cognitiva e funzionale: episodi improvvisi di disinteresse agli stimoli esterni con sopore. Variabilità dello stato di vigilanza e della durata di tali episodi (minuti o ore). Stato pseudo-catatonico Deficit visuo-spaziali: allucinazioni visive Alterazioni dellle capacità esecutive:Alterazioni motorie Parkinsonismo: bradicinesia,rigidità,tremore Disturbi dell’umore: ansia, depressione, angoscia Diagnosi differenziale (MA/MP/LBD): Nella MA iniziale più rari i sintomi psicotico-allucinatori Nella MP i sintomi cognitivi molto più tardivi Criteri diagnostici della Demenza a Corpi di Levy Caratteristica centrale: Demenza decadimento cognitivo progressivo, deficit attentivo, delle funzioni esecutive, delle abilità visuo-spaziali, in seguito anche della memoria Caratteristiche “Core”:fluttuazioni cognitive con deficit di attenzione e vigilanza; allucinazioni visive; parkinsonismo Caratteristiche di supporto : cadute e sincopi ricorrenti; Disfunzione autonomica severa (ipotensione ortostatica, IU) Minore atrofia del lobo temporale (RM) rispetto alla MA Malattie con corpi di Lewy Motori PD Disturbi Cognitivo-comportamentali LBD Demenza di Parkinson (PD) 8 – 80% dei casi di morbo di Parkinson. Grave impoverimento cellulare e gliosi reattiva della substanzia nigra e testa del caudato. Grave deficit di: dopamina, noradrenalina, serotonina, acetilcolina Dopamina: Inibizione delle strutture extrapiramidali. Noradrenalina: Regolazione del tono dell’umore Serotonina: Azione analgesica, regolazione del tono dell’umore tono vascolare, ritmo sonno-veglia… Acetilcolina: Elaborazione della memoria e delle funzioni cognitive Sintomatologia: bradipsichismo, deficit funzioni esecutive, diminuita attenzione e concentrazione, alterata capacità di critica e giudizio, allucinazioni, depressione Motilità: rigidità, tremore, bradicinesia IDROCEFALO NORMOTESO 1-6% di tutte le demenze. Netta predilezione età avanzata (>70) Alterato riassorbimento del liquor ad opera dei villi aracnoidei. Inizialmente: Aumento della pressione endocranica Successivamente: Progressiva dilatazione compensatoria delle cavità ventricolari. Triade sintomatologica: Disturbi dell’andatura (Atassia, retropulsione. Andatura sempre più lenta, incerta, a zig-zag). Incontinenza urinaria (talvolta doppia) Deterioramento mentale ( deficit della memoria, disturbi comportamentali : apatia, indifferenza emotiva, ostilità, aggressività, ansia fino a psicosi) Differenze tra demenze corticali e sottocorticali Funzioni D.Corticali Linguaggio Afasia Motilità normale Affettività Disinibizione o Indifferenza Cognitività Deficit corticali Giudizio critico Pensiero astratto D.Sottocorticali Disartria, ipofonia Precoce compromissione Sintomi extrapiramidali tremore rigidità acinesia Apatia Bradifrenia DEMENZE VASCOLARI Classificazione delle Demenze Vascolari Requisiti di base Infarti lacunari Assenza di storia di stroke Criteri NINDS-AIREN Demenza diagnostici progressiva con deficit focali o demenza a tipo frontale Presenza demenza Infarto singolo di strategico Improvvisa sintomatologia afasica, agnosica, amnestica o frontale Evidenza di malattia cerebrovascolare Correlazione dei due disturbi Infarti multipli Deficit cognitivi e motori progressivi ‘a scalini’ Malattia di Binswanger Demenza, apatia, agitazione, segni cortico-spinali/bulbari NEUROIMAGING IN PAZIENTI AFFETTI DA DEMENZA VASCOLARE Infarti multipli corticali e sottocorticali Lesioni ischemiche lacunari della sost. bianca sottocorticale Ipodensità della sost bianca periventricolare, aumento delle dimensioni dei ventricoli laterali (S. di Binswanger) Ematoma cronico subdurale Infarto in posizione strategica L’infarto talamico di sinistra (freccia) determinò nel soggetto insorgenza improvvisa di demenza, con problemi di memoria e delle funzioni esecutive Caratteristiche della Demenza Vascolare DEFICIT DELLE FUNZIONI ESECUTIVE •Difficoltà nell’organizzare pensieri, il proprio tempo, cose materiali, effetti personali •Difficoltà ad intraprendere nuove attività, iniziare l’esecuzione di compiti •Difficoltà nel passare da un compito all’altro, nel mantenere l’attenzione su aspetti rilevanti. •Scarsa capacità di giudizio e di astrazione •Miglior conservazione della memoria di riconoscimento DV: Segni e sintomi frequentemente presenti • Alterazioni delle funzioni esecutive • Modificazioni della personalità e tono dell’umore • Alterazioni dell’andatura (lenta e instabile) • Iperreflessia, risposta estensoria plantare • Emiparesi, incluso astenia della musc. facciale inf. • Problemi visivi (campo visivo, diplopia) • Deficit monolaterali della sensibilità • Incontinenza urinaria • Sindrome pseudobulbare(disartria,disfagia, incontinenza emotiva) Demenza vascolare vs Demenza di Alzheimer Demenza vascolare • • Improvvisa o progressiva; può essere correlata all’ictus Improvviso declino cognitivo, fluttuazioni, andamento a scalini Insorgenza • Lenta, graduale Progressione • Declino cognitivo/funzionale continuo, irreversibile • Precocemente compromesse • Può sembrare normale: eventuale atrofia ippocampale • Usualmente normale (precoce) • Meno comune (ad eccezione della demenza mista) Funzioni • Inizialmente conservate • Uno o più infarti nelle aree che influiscono sulla cognizione • Precocemente compromessa • Anamnesi di attacchi ischemici transitori, ictus remoti o fattori di rischio vascolare Demenza di Alzheimer mnesiche Neuroimaging Marcia Anamnesi CV HACHINSKI ISCHEMIC SCORE CARATTERISTICHE ESORDIO IMPROVVISO DETERIORAMENTO A GRADINI DECORSO FLUTTUANTE CONFUSIONE NOTTURNA RELATIVA PRESERVAZIONE PERS. DEPRESSIONE SINTOMI SOMATICI LABILITA’ EMOTIVA IPERTENSIONE STORIA DI STROKE EVIDENZA DI ATEROSCLEROSI SINTOMI FOCALI SEGNI FOCALI Punteggio 0 – 4 = Probabile AD 4 – 6 = Probaile forma mista 6 –14 = Probabile VD SCORE 2 1 2 1 1 1 1 1 1 2 1 2 2 La Progressione dei Disturbi Neuropsicologici MMSE 30 Disturbo di Memoria MCI 25 Disturbo di Attenzione Disturbo Visuo-Spaziale 20 Disturbo di Astrazione 15 Disturbo di Linguaggio Aprassia 10 Agnosia visiva 5 Normale MCI CDR 0.5 Demenza di Alzheimer IL MCI èMild caratterizzato da: Cognitive Impairment (MCI) • un deficit cognitivo di severità non sufficiente …Lo stato di transizione tra invecchiamento a stabilire diagnosi di demenza cognitivo normale e demenza. Caratterizzato da disturbi mnesici normalità delle altre • Un declino delleprogressivi, funzioni cognitive funzioni cognitive, completa sproporzionato all’età ed al autosufficienza. livello di di demenza. istruzione delAssenza soggetto Petersen et al Arch Neurol 2001 Marta, non riesco a ricordare come si chiamava quel tedesco per cui ho perso la testa… ALZHEIMER, NONNA Mild Cognitive Impairment (MCI) Progression to dementia MCI AD 12%/yr Control AD 1-2%/yr 100 100 90 90 80 80 70 70 60 60 50 50 Initial exam 12 24 36 Months MCI AD 48 Initial exam 12 24 36 Months Controls AD 48 Criteri diagnostici e relativi strumenti per Mild Cognitive Impairment (MCI) 1. Disturbo di memoria definito come la presenza di almeno uno dei seguenti: a) riferito direttamente dal soggetto b) riferito dal familiare del soggetto c) riferito dal medico curante 2. Presenza di tutte le seguenti caratteristiche: a) assenza di impatto funzionale b) test di cognitività globale normali (entro 0.5 deviazioni standard dalla media di soggetti di controllo di pari età e scolarità) c) test di memoria anormali per l'età (1.5 deviazioni standard al di sotto della media di soggetti di controllo di pari età e scolarità) d) assenza di demenza 3. La diagnosi viene raggiunta per consenso tra il neurologo, il geriatra, il neuropsicologo, l'infermiere e le altre figure professionali che hanno valutato il soggetto attraverso i seguenti strumenti diagnostici: a) valutazione clinica anamnesi (con paziente e familiare) esame obiettivo neurologico Short Test of Mental Status Geriatric Depression Scale di Yesavage Hachinski Ischemic Score Record of lndipendent Living b) valutazione neuropsicologica Wechsler Adult Intelligence Scale-Revised Wechsler Memory Scal~Revised Auditory Verbal Learning Test Wide-Range Achievement Test-III c) esami di laboratorio emocromo VES vitamina B12 e acido folico, funzione tiroidea TPHA d) esami strumentali TC o RM encefalica se indicati: puntura lombare, EEG, SPECT Da Petersen et al, 1999 The pre-clinic assessment of AD during the MCI stage may be based on detection of temporo-parietal and hippocampal perfusion levels using SPECT or glucose metabolism rate using PET in subjects complaining only of memory problems. (Morris et al Arch Neurol 2001) Subjects with memory complaints not meeting criteria for AD underwent SPECT and PET study: The majority of patients reporting: • significant hypoperfusion of the hippocampalamygdaloid complex (areas linked with memory and learning function ) • Significant decline of hippocampal glucose metabolic rate utilization converted to AD within 3 yrs, while patients with a normal perfusion or glucose metabolic pattern of these areas did not. Johnson et al Neurobiol Aging 2000 Fino al 90% dei pazienti con malattia di Alzeheimer presenta un interessamento patologico cerebrovascolare e circa un terzo dei pazienti con demenza vascolare presenta alterazioni anatomo-patologiche proprie della malattia di Alzheimer Kalaria RN. Neurobiol Aging 2000 The Rotterdam Study …more than 7000 elderly subjects studied since 1990 in a series of reports consisting of demented subjects and non-demented age-matched controls… Dementia group Alzheimer D Vascular D …It was concluded that vascular risk factors and indicators of vascular disease, have an established association with AD Breteler MM. Ann NY Acad Sci. 2000 From The Rotterdam Study: Reported risk factors for AD Aging Atherosclerosis Diabetes High Fibrinogen levels High Colest Depression Apo-E4 Cardiac disease Thrombotic episodes Hyper-Homocysteine Hypertension Hypotension Stroke Alcoholism Migraine Menopause Lower education Smoking Most of these conditions are vascular related, impair or reduce cerebral perfusion and are also risk factors for VD De La Torre JC . Ann NY Acad Sci. 1997 AD Probabile Mista AD/VD Probabile VD Placche amiloidi Deg. neurofibrillare Placche amiloidi Fattori genetici Deg. neurofibrillare Fattori genetici Ictus/TIA Ipertensione Diabete Ipercolesterolemia Fibrillazione atriale Altri Ictus/TIA Ipertensione Diabete Ipercolesterolemia Cardiopatia Current based on AD, Vascular and Mixed DEFICIT classification DELLE FUNZIONI ESECUTIVE dementia is a simplification. The pathological basis ofpensieri, dementia seems tempo, to derive •Difficoltà nell’organizzare il proprio from interaction pathological changes, cose materiali, effetti among personali compensatory mechanisms andattività, synapticiniziare disfunction. •Difficoltà ad intraprendere nuove Cognitive decline is affected by genetic, l’esecuzione di compiti social and educational, •Difficoltà nel passare da unlifestyle, compito vascular all’altro, factors andl’attenzione compensatory mechanisms. nel mantenere su aspetti rilevanti. The diverse interplay of such accounts for the •Scarsa capacità di giudizio e difactors astrazione variation in cognitive outcome. •Miglior conservazione della memoria di riconoscimento Savva Gm et al, NEJM 2009 TERAPIA DELLA Malattia Di ALZHEIMER Obiettivi • Trattamento sintomatico del declino cognitivo, dei disturbi comportamentali e psichici, e riduzione della disabilità nelle attività quotidiane. • Prevenzione della malattia o rallentamento considerevole dell’evoluzione. I trattamenti possono essere farmacologici e non. TERAPIA FARMACOLOGICA substrato fisiopatologico della malattia • L’ AD è caratterizzata soprattutto dalla progressiva perdita di neuroni colinergici della corteccia e dell’ippocampo il deficit predominante è quello di Ach. • Esistono evidenze che anche i disturbi comportamentali siano correlati alla riduzione dell’attività colinergica • In accordo con tale ipotesi la riduzione di sintesi e secrezione di Ach avrebbe un ruolo centrale nel deterioramento della memoria e delle altre funzioni cognitive TERAPIA FARMACOLOGICA substrato fisiopatologico della malattia • Attualmente, i trattamenti farmacologici piu’ utilizzati per l’AD sono il gruppo degli inibitori delle AchEsterasi che ritardano il turnover dell’Ach a livello delle sinapsi. • Farmaci che agiscono sulla formazione di beta-amiloide e corpi neurofibrillari sono per ora impegnati in trials clinici. • Trattamenti finalizzati alla riduzione del danno assonale e alla limitazione dei processi di ossidazione sono ancora in fase preclinica. Categorie di farmaci utilizzate Farmaci che agiscono sul sistema colinergico Farmaci che agiscono sul sistema glutammatergico Agenti antinfiammatori Estrogeni Antiossidanti e inibitori delle MAO Statine Farmaci agenti sul sistema colinergico aumento di disponibilità di Ach a livello sinaptico 1) PRECURSORI DELL’Ach 2) AGONISTI COLINERGICI (recettori pre e post-sinaptici, nicotinici e muscarinici) 3) INIBITORI DELLA DEGRADAZIONE DELL’Ach (ACHE): Farmaci agenti sul sistema colinergico Precursori dell’Acetilcolina Fostatidilcolina (lecitina) e colina. Hanno limitato indice terapeutico, non forniscono risultati clinicamente significativi in quanto sono in grado di aumentare scarsamente l’attività colinergica centrale. Agonisti colinergici (recettori pre e post-sinaptici, nicotinici e muscarinici) • tra questi: pilocarpina, betanecolo e selettivi come xanomelina. • Stimolano i recettori M1 e inibiscono i rec. M2; hanno tuttavia limitato indice terapeutico poiché sono scarsamente selettivi; Altri composti di più recente sintesi (milamelina, sabcomelina) agiscono sui dist. comportamentali e sono in fase di studio. Farmaci agenti sul sistema colinergico Inibitori delle AchE • Possono essere suddivisi i 3 categorie in base alla struttura ed al meccanismo d’azione: -inibitori reversibili tacrina, donepezil, galantamina -inibitori pseudorevers Fisostigmina, eptastigmina, rivastigmina - inibitori irreversibili metrifonato Farmaci agenti sul sistema colinergico Inibitori reversibili delle AchE Donezepil (Aricept e Memac ®): • • • • Derivato della piperidina Inibitore selettivo di AchE nel SNC minori effetti su AchE e BuchE dei tessuti periferici. Lunga emivita plasmatica (~70h) possibilità di monosomministrazione. La dose consigliata è di 5 mg/die. Nelle forme di AD di grado lievemoderato gli studi hanno dimostrato, a 6 mesi, un miglioramento statisticamente significativo delle funzioni cognitive globali. Farmaci agenti sul sistema colinergico Inibitori reversibili delle AchE Galantamina (Reminyl ®) Doppio meccanismo d’azione sul sistema colinergico: inibizione reversibile e competitiva delle AchE; modulazione allosterica dei recettori nicotinici pre-sinaptici; • in particolare la modulazione allosterica potenzia farmacologicamente la risposta presinaptica all’Ach ( anche qualora i livelli di quest’ultima siano bassi, come accade nell’ AD). • Viene inoltre incrementato il rilascio di altri neurotrasmettitori, quali il glutammato. • I farmaci modulatori allosterici nicotinici non determinano la desensibilizzazione indotta dagli agonisti recettoriali, pertanto non sono responsabili di tolleranza o perdita di efficacia terapeutica. Farmaci agenti sul sistema colinergico Inibitori reversibili delle AchE Farmaci agenti sul sistema colinergico Inibitori pseudo-reversibili delle AchE Rivastigmina (Exelon e Prometax ®): • • Inibitore non selettivo blocca AchE in neuroni con sinapsi Ach e BuChE che si trovano nella glia ( in corso di AD). Ha un breve emivita plasmatica (1-2 h), ma ha una durata d’azione di circa 10 h necessita di almeno 2 somministrazioni giornaliere. • Dimostrata efficacia significativa nel miglioramento delle funzioni cognitive, alle dosi di 2-12 mg/die. • Efficace nel 35-50% dei casi. • Effetti collaterali colinergici. Ipotesi glutamatergica della demenza Il Glutammato è: – il principale neuromodulatore eccitatorio del cervello; – è presente a livello della corteccia cerebrale e dell’ippocampo. – Nell’ AD, il glutammato può agire come “eccitotossina”, determinando morte neuronale in seguito ad iperstimolazione recettoriale cronica, per rilascio eccessivo e continuo. Ipotesi glutamatergica della demenza Gli agonisti glutamatergici, come N-metil-D-aspartato (NMDA), possono indurre sperimentalmente modificazioni neurochimiche ed alcuni sintomi clinici caratteristici della demenza (distruzione dei neuroni del nucleo basale di Meynert, decadimento delle funzioni di apprendimento e memoria). Farmaci che agiscono sul sistema glutamatergico Antagonisti MEMANTINA (Ebixa) Agisce come antagonista non competitivo del recettore NMDA. Venne inizialmente commercializzata come agente antispastico Clinicamente ben tollerato Esplica un’attività protettiva a dosi terapeutiche e non scatena effetti indesiderati osservati con altri antagonisti del recettore NMDA. Farmaci che agiscono sul sistema glutamatergico Antagonisti MEMANTINA Il trattamento con memantina protegge dal danno indotto dal glutammato e corregge i deficit di memoria. Studi preclinici con iniezione diretta di NMDA nel nucleo basale di Meynert (implicato nel processo di apprendimento) hanno dimostrato che: • l’ eccitotossicità è attenuata dopo somministrazione di Memantina • attenuata anche la distruzione dei neuroni colinergici parallelamente con il deficit di memoria. CLINICAMENTE: Miglioramenti significativi in pazienti con demenza grave alla dose giornaliera di 10 mg. Antinfiammatori non steroidei (FANS) • Meccanismi dell’infiammazione ruolo importante nella patogenesi dell’AD. • E’ possibile che siano coinvolti anche nella patogenesi delle altre forme di demenza. • E’ verosimile che il cervello generi una risposta di tipo infiammatorio nei confronti del processo di malattia sottostante, contribuendo alla progressione del processo neurodegenerativo. • Studi epidemiologici, in patologie quali AR, suggeriscono che l’uso di FANS conferisca una protezione contro l’AD e possa anche ridurre il declino cognitivo in pazienti con la malattia. Antinfiammatori non steroidei (FANS) Diversi studi sperimentali hanno confermato il coinvolgimento dei processi infiammiammatori e immunitari: • Proteine di fase acuta (1-antichimitripsina) risultano presenti nelle placche neuritiche • trovate inoltre alcune citochine, componenti del complemento, in particolare la proteina C1q, associata ai depositi di amiloide. Studi retrospettivi umani post-mortem: FANS (non selettivi come ibuprofene) diminuita attivazione della microglia associata all’amiloide. Studi prospettici in topi transgenici: FANS (ibuprofene) infiammazione, deposizione di placche amiloidi. Studio durato 6 ms, in doppio cieco, con indometacina 100-150 mg/die evidenziato miglioramento in una batteria di test cognitivi. Antinfiammatori non steroidei (FANS) Attualmente trials clinici di diversi agenti sono in progressione. • In particolare l’attenzione si sta focalizzando sugli inibitori delle COX-2 (COX-1 integrità della mucosa gastrica; COX-2 attività infiammatoria). Tra questi il nabumetone, l’etodolac e il meloxicam. •Il supporto all’uso di questi ultimi viene anche dall’evidenza che la COX2 è sovraespressa in corso di AD. ESTROGENI La terapia con estrogeni è attualmente oggetto di studio quale potenziale sistema per prevenire e/o trattare l’AD. • Diversi studi epidemiologici indicano che nelle donne l’uso di estrogeni dopo la menopausa riduce il rischio di sviluppare l’AD, ne ritardano l’esordio, e migliorano le funzioni cognitive in quelle con AD. • Gli estrogeni giocano un ruolo significativo neuromodulazione e nella neuroprotezione. • nella ESTROGENI I numerosi effetti estrogenici nel cervello includono: • • • Modulazione della sinaptogenesi (promozione dell’attività colinergica, stimolando la sintesi dell’Ach) Incremento del flusso sanguigno cerebrale (previene l’ischemia) Protezione contro apoptosi, con prevenzione dell’atrofia neuronale (ippocampo) • Attività come cofattore degli effetti del NGF • Azione antinfiammatoria • Proprietà antiossidante (modificazione delle lipoproteine) • Azione sul rilascio di APP (stimolando -secretasi) Tali azioni sul SNC supportano gli estrogeni come potenziali trattamenti per il declino cognitivo associato all’AD. ESTROGENI • • • • Recentemente, trials clinici controllati non hanno mostrato consistenti effetti benefici degli estrogeni sulle funzioni cognitive nelle donne con AD. Ricerche future potrebbero focalizzare l’attenzione sull’influenza dei mediatori multipli della terapia sostitutiva con estrogeni come la via di somministrazione, la forma di estrogeno (estrogeno coniugato o estradiolo), durata del trattamento etc.. Al momento non viene raccomandato l’uso degli Estrogeni, per la prevenzione o il trattamento dell’ AD. Inoltre, l’esistenza di valutazioni neuropsicologiche sempre più sensibili potrranno dare informazioni più dettagliate sugli effetti degli estrogeni sul declino cognitivo. TERAPIA ANTIOSSIDANTE • Si ipotizza che le lesioni istopatologiche tipiche della AD siano anche conseguenza dello stress ossidativo e dell’accumulo di radicali liberi che incrementano la perossidazione lipidica, con danno delle membrane. • Inoltre è stato constatato che nei pazienti con AD, l’attività delle MAO-B risulta aumentata nelle piastrine e nel tess. cerebrale. • E’ stato stabilito che l’inibizione delle MAO, il livello delle catecolamine (migliorando le funzioni cognitive) e agisca come antiossidante, per inibizione della deaminazione ossidativa. TERAPIA ANTIOSSIDANTE: Vitamina E (-tocoferolo) La vitamina E è una sostanza presente nella dieta con azione antiossidante sui radicali liberi. Diversi studi mostrano che i radicali liberi contribuiscono ai processi patologici nell’AD. La vit. E è una vit. liposolubile che intrappola i radicali liberi dell’ ossigeno e interrompe la catena di reazioni che conducono alla neuro-degenerazione. Dai risultati di studi recenti non emergono sufficienti evidenze di efficacia della Vit. E nel trattamento di individui con AD. Ci sono comunque evidenze sufficienti di un possibile beneficio da giustificare ulteriori studi. TERAPIA ANTIOSSIDANTE: SELEGILINA (Seledat e Jumex®) • Da una revisione dei dati di letteratura (1996) che indagava il miglioramento delle funzioni cognitive e comportamentali dei pazienti con A.D, sarebbe emerso che la selegilina risulterebbe utile nel trattamento, e pertanto dovrebbe essere presa in considerazione nei pazienti che non possono assumere inibitori delle AchE. • Un trial multicentrico a doppio cieco controllato mediante placebo, e vit.E + selegilina ha dimostrato che l’effetto combinato dei 2 composti non mostrava risultati migliori. Vista la maggiore tollerabilità della vit. E rispetto alla selegilina la condotta più razionale è quella di usare la vit. E in monoterapia o in combinazione con altri farmaci quali gli inibitori delle AchE. STATINE Le statine sono farmaci ipocolesterolemizzanti • L’allele apoE4 del gene delle apolipoproteine è associato con alti livelli di colesterolo e aumentato rischio di sviluppare la malattia. Evidenze Due recenti studi epidemiologici retrospettivi indicano che c’è una diminuzione di demenza associata all’uso di farmaci ipocolesterolemici Esperimenti in colture cellulari ed in animali hanno dimostrato che trattamento con farmaci ipocolesterolemizzanti riducono la produzione di A ( -secretasi, proteine ricche di domini di colesterolo). • E’ possibile quindi che riducendo i livelli di A, le statine abbiamo effetti neuroprotettivi nei pazienti con AD. Cara, non offenderti ma dimmi: noi siamo parenti, amici, o marito e moglie?