La rvoluzione russa 1905 - "E. Fermi"

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Il 22 gennaio (9 gennaio calendario giuliano) 1905, a Pietroburgo, il pope (sacerdote ortodosso)
Georgij Apollonovic Gapon si mise a capo di oltre centomila lavoratori alla volta del Palazzo
d’inverno per chiedere allo zar Nicola II una serie di riforme che migliorassero le condizioni di vita
degli operai che lavoravano in condizioni misere nelle nuove fabbriche sorte nella città. Altrettanto
difficili le condizioni di vita dei contadini, che, nonostante l’abolizione della servitù della gleba ad
opera di Nicola I nel 1861 e l’assegnazione delle terre, poco o nulla ricavavano da terreni
improduttivi (le terre migliori erano rimaste in mano ai nobili). Il dispotismo assoluto dello zar si
era indebolito in seguito alla sconfitta militare nella guerra russo-giapponese, e venne messo in crisi
da una serie di manifestazioni popolari iniziate appunto il 9 gennaio, quando l'esercito aprì il fuoco
sui dimostranti nonostante non si trattasse di una rivolta antizarista. Ne scaturirono scioperi e
rivolte in tutta la Russia, l'ammutinamento dei marinai dell'incrociatore Potëmkina a Odessa e della
guarnigione della fortezza di Kronstadt, e insurrezioni a carattere nazionalistico in Polonia e
Finlandia. Si formò un fronte antizarista anche tra la borghesia liberale (medici, intellettuali,
ingegneri) che non sopportavano il potere reazionario dello zar. L’opposizione si organizzò in
diverse fazioni: l’unione della liberazione (partito dei cadetti); partito socialista – dichiarato illegale
in Russia – a sua volta diviso in bolscevichi (rivoluzionari, con a capo Lenin, in esilio) e
menscevichi. La rivolta popolare fu provocata anche dalla difficile situazione economica interna e
un notevole apporto venne dall'azione dei gruppi socialisti che, agendo soprattutto nelle grandi città
e tra le masse operaie, tentarono di trasformare la rivolta in rivoluzione socialista: fu in questa
occasione che vennero fondati i primi soviet operai che sarebbero poi cresciuti per diventare il
luogo privilegiato d'azione dei bolscevichi. Per salvare il proprio potere lo zar promise l'elezione di
un parlamento legislativo (Duma) e in ottobre emanò una costituzione. La rivoluzione del 1905
inaugurò un decennio di conflitti politici e sociali - che il regime zarista non riuscì mai a controllare
in maniera definitiva - e pose le basi per le rivoluzioni del 1917.
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