Hume : Il barattolo delle idee : http://ilbarattolodelleidee.org

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IL BARATTOLO DELLE IDEE
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OTTOBRE 19, 2016 BY IL BARATTOLO DELLE IDEE LEAVE A COMMENT
Hume
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LA SCIENZA DELLA NATURA UMANA:
Il filosofo intende elaborare una “scienza” della natura umana, ovvero,
riproporre uno studio antropologico su base sperimentale. In questa sua
intenzione è già evidente tutta la portata anti-metafisica ed empiristica del suo
pensiero, che finirà per mettere capo ad una forma di scetticismo nel quale le
pretese conoscitive della natura umana risultano fortemente limitate.
Hume infatti giungerà a radicalizzare l’impostazione empirista di Locke, che
pure accettava, almeno come ipotesi ragionevoli, l’idea di Io, di Dio e del
mondo, ovvero delle sostanze in sé e per sé, che pur essendo alla base
dell’esperienza, non si rivelano mai in essa. Il filosofo arriverà a sostenere che
solo ciò che è testimoniato dalla percezione può essere assunto come criterio
di verità, senza con ciò riconoscere alcun presupposto aggiuntivo.
IMPRESSIONI ED IDEE:
– Hume divide perciò la percezione in due classi: le impressioni e le idee (o
pensieri). Le prime costituiscono l’immediato rapporto con la realtà, le secondo
una riproduzione pallida delle impressioni. Non esistono idee che non siano
il risultato di impressioni. La realtà, il mondo e l’io, per Hume possono
dunque essere spiegati solo a partire dalle impressioni, le idee e i loro rapporti.
– Critica alle idee generali: L’empirismo di Hume è tuttavia radicale, e ciò lo
porta ad escludere l’esistenza di idee astratte o di concetti generali..Per Hume
quando abbiamo scoperto una certa somiglianza tra le idee (es. diverse
idee, dei diversi tavoli percepiti), noi adoperiamo un unico nome per
indicarle. SI forma così l’abitudine di considerare in qualche modo unite fra
loro le idee designate da un unico nome; sicché il nome stesso risveglierà in
noi, non una sola di quelle idee, ma l’abitudine che abbiamo di considerarle
tutte assieme.
IL PRINCIPIO DI ASSOCIAZIONE:
– Hume chiama immaginazione la facoltà di stabilire relazioni fra le idee sulla
base del principio di associazione, che rende l’attività della mente spontanea,
ma non arbitraria. Essa funziona come la gravità per gli oggetti, come una
“dolce attrazione” attraverso la quale le idee vengono legate le une alle altre. I
tre criteri fondamentali di tale “associazione” di idee sono: 1) la somiglianza,
2) la contiguità nello spazio e nel tempo, 3) la causalità. 1) un ritratto per
esempio riporta alla mente l’originale, 2) il ricordo di un appartamento porta a
discutere di altri appartamenti della stessa abitazione, 3) una ferita fa pensare
al ricordo di un dolore.
Verità di ragione e di fatto: – Per Hume si possono mettere in relazione idee o
proposizioni che concernono fatti, e avremmo nel primo caso verità di ragione,
nel secondo verità di fatto. Le verità di ragione, si fondano sul principio di noncontraddizione, trovano in loro stesse la loro validità, in quanto non fanno che
mettere in relazione le idee (per esempio il triangolo), con le loro proprietà
interne (ha tre angoli). Le verità di fatto invece concernono dati empirici, non
sono fondate sul principio di non contraddizione, giacché data un’esperienza
accaduta (il sole sorge), la proposizione contraria (il sole non sorge), non è in
contraddizioen con la prima (come lo sono invece le proposizioni il triangolo ha
e non ha due lati).
– L’associazione sta alla base delle idee complesse. Fra queste le più
importanti sono quelle di spazio-tempo, di causa ed effetto e di sostanza.
Il tempo e lo spazio non sono impressioni, maniere di “sentire le impressioni”,
ovvero modi con cui le impressioni si dispongono dinanzi allo spirito.
IL PRINCIPIO DI CAUSA: Il rapporto di causa ed effetto è per Hume il risultato
di un’associazione, fra idee, prodotto dell’immaginazione, e non una relazione
reale sussistente tra due cose. Se è infatti vero che sussiste una relazione
necessaria tra un concetto e i suoi attributi fondamentali, per cui dato il
concetto, vengono dati con essi i suoi attributi, lo stesso non può dirsi di due
elementi che stanno i rapporto di causa e di effetto fra loro: i essi non
condividono alcunché fra loro, e si trovano in relazione fra loro in quanto li
abbiamo percepiti come tali.
La relazione causale, non è necessaria, ma il prodotto di un’associazione, di un
abitudine, di una credenza. Essa è applicabile solo al passato e non al futuro.
Nella nostra esperienza vediamo due fatti che si susseguono l’un, l’altro e
siccome li vediamo susseguirsi sempre, siamo portati credere che essi siano
legati da una relazione necessaria. E tuttavia dal fatto che il sole è sorto ieri e
che sorge oggi, per Hume, non possiamo dedurre che sorgerà anche domani.
L’abitudine spiega la congiunzione che noi stabiliamo tra i fatti, non la
loro connessione necessaria.
IL MONDO E L’IO: Ci si riferisce al mondo in sé e all’Io quali sostanze in sé
(ovvero indipendenti dalla mia percezione). Tali sostanze vengono
abitualmente poste quale perno della percezione interna (l’Io) ed esterno (Il
mondo). L’oggetto esterno è anch’esso il risultato di un’abitudine. Siamo infatti
portati a credere che l’esistenza delle cose sia continua e ininterrotta, mentre
di fatto le nostre percezioni sono discontinue e interrotte. Ecco perché poniamo
l’esistenza di oggetti esterni la cui esistenza è concepita come indipendente
dalle nostre percezioni. Questo piano appartiene ala parte irriflessiva e
afilosofica del genere umano. Mentre filosoficamente, possiamo solo supporre
l’esistenza dell’esperienza e null’altro, l’idea ingiustificata i che all’esperienza
corrisponda una realtà, fa parte della credenza, di un’istinto inalienabile
nell’uomo.
Lo stesso vale per il “mondo interno” l’Io. Noi non abbiamo esperienza del
nostro io, quale realtà unitaria ma solo dei nostri stati d’animo successivi l’un
l’latro. Anche l’Io al pari della realtà è una supposizione, mentre di fatto si hanno
un fascio di impressioni che si susseguono l’un l’altro
RIFLESSIONI CHE CONUCONO A KANT:
In generale l’empirismo considerando come fonte di verità l’esperienza, finisce
con il negare realtà oggettiva a tutto ciò che esiste fuori di essa (L’IO, DIO e IL
MONDO) e che pure ne costituisce la condizione fondamentale. Abbiamo
esperienza, perché c’è un soggetto che percepisce, un oggetto percepito e una
ragione ultima causa tanto del soggetto quanto dell’oggetto (DIO o causa
prima).
Eppure l’empirismo tanto nella versione debole di Locke, quanto in quella
radicale di Hume, proprio nel tentativo di dare credito all’esperienza, ovvero
portare a conseguenza l’ideale di verità scientifico, finisce col negare necessità
alle “verità di fatto”, quelle percepibili.
Le uniche verità necessarie sono quelle di ragione ovvero quelle proposizioni
(tautologiche) che mettono in relazione l’idea con i suoi attribuiti. Se tuttavia,
come fa l’empirismo, si rifiuta l’innatismo. L’idea che la conoscenza parta da
concetti innati e si sviluppi a partire da quelli per sillogismi interni), allora le
verità di ragione, sono necessarie, ma non producono conoscenza, ovvero, non
ampliano il ventaglio delle cose conosciute.
L’empirismo in altri termini mette in luce le difficoltà che sorgono dalla rinuncia
alle interpretazioni metafisiche del mondo, che ponevano la verità nell’in sé
delle cose, attingibile tramite l’intelletto (spesso si è parlato di una scintilla che
innesca l’esperienza in grado si stimolare una conoscenza che però è
intellettiva).
Infine occorre precisare che all’empirismo, manca ancora l’acquisizione della
componente soggettiva, come origine dell’oggettività. Se si guarda bene le idee
complesse, in quanto manipolazione del soggetto, risultato tanto in Locke,
quanto in Hume meno certe delle idee semplici, meno “vere”. Bisogna
guadagnare consapevolezza del fatto che è il soggetto stesso che pone le
condizioni della certezza e che non li riceve dall’eterno.
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DI ASSOCIAZIONE, PRINCIPIO DI CAUSA ED EFFETTO
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