Stampa articolo - La scuola possibile

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Articolo tratto dal numero n. 27 novembre 2012 de http://www.lascuolapossibile.it
La decrescita: intervista a Serge Latouche
Per lo sviluppo sostenibile, per un'abbondanza frugale
L'intervista - di Riccardi Barbara
"Anni fa ho incontrato un contadino laotiano.
Stava seduto sul bordo di un campo e non faceva nulla.
Gli ho chiesto: che fai? Ha risposto: ascolto il riso che cresce".
L'écoute le riz pousser - Ritroviamo il piacere della vita, prima dell'ansia di fare
Serge Latouche
"La sola regola è la gioia di vivere"
Nel 2011, noi ex 143° C.D. Spinaceto, oggi I.C. Frignani: "Energia ed Entropia c'è un futuro da salvare, impariamo dalla lumaca", precursori di un tema da grandi trattato da
bambini all'interno della XIV Edizione del MUSIS - Settimana Scientifica.
Il 5 novembre 2012 all'Auditorium Parco della Musica ad inaugurare la IV Edizione di Libri come. Festa del libro e della Letteratura - Fondazione Musica per Roma, il
Professore di Scienze Economiche e filosofo, tra i principali sostenitori del pensiero della decrescita nel mondo, Serge Latouche. Decrescita come conseguenza della crisi
della civiltà, della cultura, dell'economia occidentale e della necessità di una riconversione ecologica.
Per nulla al mondo posso perdermi un'occasione del genere, offerta su un vassoio d'argento, nei panni di inviata speciale possibile inizia la mia avventura...
Mentre tutti dicono che per uscire dalla crisi economica bisogna far ricorso alla crescita, nella sua ricetta per la ripresa, l'ingrediente principale è invece la
decrescita?
Importante è stato il mio percorso di studio/ricerca da Marx a Illich. Ci sono due correnti della decrescita: la bioeconomia, l'economia ecologica, la termodinamica, corrente di Georgescu-Roegen, una corrente composta da
economisti che mettono in discussione l'economia attraverso l'ecologia. L'altra corrente è l'anti-sviluppo, esperti che
hanno vissuto nel terzo mondo e che hanno rimesso radicalmente in questione la crescita dello sviluppo ispirandosi
al filosofo e pedagogista Ivan Illich. Nel 1964/66 ho realizzato la mia tesi sullo Zaire, una tesi marxista: "La
pauperisation à l'echelle mondiale", basata su uno sviluppo pianificato attraverso un'accumulazione del capitale più
rapida e la scorciatoia tecnologica.
Oggi denuncio la schizofrenia di allora, della quale eravamo affetti fino ad essere intossicati dalla crescita e dallo
sviluppo e ne denuncio allo stesso tempo i danni e le catastrofi provocati. Mi ero resoconto chiaramente che lo
sviluppo stava e sta per distruggere la nostra società.
Da qui è iniziata la mia crisi: ho perso la fede nell'economia, nell'idea di crescita, di sviluppo e ho cominciato il
mio cammino di Damasco. Così dopo il '68 ho cominciato ad insegnare la decostruzione critica dell'economia
politica, compresa quella di Marx. Se da un lato l'Africa rappresenta il 2% del Pil mondiale, dall'altro alti sono i suoi
livelli nella capacità di produzione della gioia di vivere, mentre noi siamo sempre meno capaci di "fabbricarla". In
quei posti si sopravvivere grazie alla solidarietà, mettendo a disposizione di tutti il poco che si ha, arrivando a
produrre la ricchezza attraverso la "grande ricchezza relazionale". Questo dovrebbe guidarci e far riflettere su ciò
che potrebbe essere un'idea di soluzione per la crescita: con meno beni materiali e più beni capaci di portare gioia di
vivere si può giungere alla ripresa. A quel punto ho pensato che se si rigetta lo sviluppo e la crescita, la decrescita
diventa un'alternativa. La decrescita non significa crescita negativa, è uno slogan che vuole rompere gli stereotipi
della crescita, del fondamentalismo basato sullo sviluppo e dell'economicismo. Si dovrebbe parlare di a-crescita,
come si parla di a-teismo, più che di de-crescita. Si tratta proprio di abbandonare una fede o una religione, quella
dell'economia, del progresso e dello sviluppo, di rigettare il culto irrazionale.
Il suo impegno sta entrando sempre più in contrasto con lo sviluppo e il suo approccio ecologista delle
cose?
Oggi stiamo vivendo la sesta estinzione delle specie, la quale è provocata dall'essere umano e che l'essere umano
stesso rischia di esserne la vittima. Il mio slogan è: "Vivere con meno è facile. Persino divertente".
Ci sta dicendo quindi che stiamo arrivando alla fine della globalizzazione?
Io la considero una crisi di civiltà, della civiltà globale, ecologica, culturale e sociale.
Pensiamo all'Impero Romano nel V secolo quando ebbe un crollo, ma non morì, continuò a sopravvivere per centinaia di anni con Carlo Magno, però ci fu un declino nel
tempo. Ecco cosa succederà a noi. "Bisogna limitare i bisogni per soddisfarli davvero".
Quindi meno lavoro e più agricoltura?
Un mondo di abbondanza frugale. Una società capace di non creare bisogni inutili, ma di soddisfarli. E per
soddisfarli, bisogna limitarli. In una società sana non esiste questa forma di patologia dell'insoddisfazione. Ci può
essere una forma di seduzione, ma non un'insoddisfazione permanente. Questo fenomeno è esacerbato dalla
pubblicità, convincendoci che siamo insoddisfatti di ciò che abbiamo, per farci desiderare ciò che non abbiamo.
Ridefinire il fine della pubblicità è una delle prime misure della società della decrescita, non si tratta di cancellarla,
ma di tassarla fortemente, questo si, come strumento di manipolazione, il veicolo della colonizzazione
dell'immaginario.
L'unica via all'abbondanza è la frugalità, ma non è contraddittorio?
Sembra una contraddizione, anzi un ossimoro, perché abbiamo ancora il "software" della crescita. Siamo
totalmente colonizzati dall'ideologia della crescita che ci ha fatto credere che viviamo in una "società
dell'abbondanza", mentre invece viviamo in una società di scarsità. La società dei consumi è una società della frustrazione perché dobbiamo sempre consumare. L'unica
possibilità per limitare i nostri bisogni e desideri, si chiama frugalità. Se siamo frugali allora possiamo soddisfare i nostri bisogni. La "società della decrescita" presuppone la
drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e il ridurre il saccheggio dei nostri beni naturali/ambientali.
Professore ha fiducia nella ripresa?
C'è sempre speranza! La ripresa può essere attuata grazie alle 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte
insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica. Le R basilari, il Rivalutare: rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali
organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L'altruismo dovrà prevalere sull'egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo
libero sull'ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il Rilocalizzare: Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute
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dall'economia locale. Di conseguenza i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti infrastrutture, ma anche
inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico, il Ridurre: Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un'impronta ecologica per assicurare a tutti condizioni di vita
eque e dignitose.
La nostra quindi è una società di crescita senza crescita, in cui noi siamo gli artefici della distruzione dell'ambiente, della cultura, dell'educazione e per questo dobbiamo
uscire da questa società e inventare una società di prosperità senza crescita, questo dovrebbe essere il nostro massimo obiettivo. - "Dobbiamo essere come partigiani della
decostruzione, riconvertendo ogni cultura senza pesticidi, cibi stagionali, consumando cibi a km zero, usare l'energie rinnovabili, riducendo gli orari di lavoro per lavorare
meno e vivere tutti meglio, per ritrovare il senso del tempo libero e divenire cittadini soddisfatti. Essere libere volpi nel libero pollaio. Creare un'Europa delle piccole polis,
bioregioni democratiche con una medesima lingua in un sistema piramidale, confederazioni coerenti con la realtà locale -.
Come "Limite", il titolo dell'ultimo libro di Serge Latouche, così "Limitare" è il motto di rinnovamento iniziando fin da piccoli per consolidare il seme del vero cambiamento di
crescita, per i futuri cittadini della società ecologica di domani.
Un grazie enorme Prof. Latouche da parte di tutti noi suoi fans, piccoli e grandi!!
Barbara Riccardi, docente I.C. Frignani Spinaceto - Roma
Il Professor Serge Latouche, emerito dell'Università di Parigi, è stato ospite della Facoltà di Lettere e Filosofia per una conferenza - promossa e organizzata dagli studenti
dell'Università Roma Tre - sul tema "Quale rapporto fra economia, ecologia e filosofia? L'occasione della crisi" drammaticamente attuale.
Luca Mercalli parla del libro "Limite" di Serge Latouche
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