Il nazismo in Germania SVE Z IA DANIMARCA M a re d el r M a No rd solidarismo: atteggiamento di collaborazione con gli altri e di condivisione delle responsabilità. «Votate Spartaco», manifesto di propaganda della Lega Spartachista, 1918. B a i c l t o LITUANIA Königsberg Prussia Orientale Danzica Lubecca Amburgo Brema PAESI BASSI Hannover Vist o la Varsavia Poznán Elb Essen Reno B E LG I O Prussia Occidentale Berlino P O L O N I A a G E R M A N I A Ruhr Colonia Dresda Lipsia Breslavia Coblenza Francoforte LUSSEM. Praga Magonza Norimberga CECOSLOVACCH IA Stoccarda Re n FRANCIA o Lorena Alsazia D anu bio Zone cedute dopo Versailles Monaco Zone occupate dagli alleati Occupazione francese della Ruhr AUSTRIA SVIZZE RA I confini della Germania nel 1918 6.1 La crisi della Repubblica di Weimar La Repubblica di Weimar, tra parlamentarismo e disordine sociale Nel 1918, dopo quattro anni di guerra, la popolazione tedesca era ridotta quasi alla fame. Il fallimento degli ultimi attacchi sul fronte occidentale e il continuo afflusso di nuove truppe americane rendevano ormai evidente l’impossibilità di raggiungere la vittoria. All’inizio di novembre, militari e civili esasperati avviarono una rivolta che si diffuse immediatamente nel paese. In molte città furono creati consigli degli operai e dei soldati sul modello di quelli russi. In questo clima incandescente, violentemente antimonarchico e che sembrava propizio alla rivoluzione, il Kaiser Guglielmo II decise di abbandonare il paese: il 9 novembre venne proclamata la repubblica e due giorni dopo, la Germania firmò l’armistizio con Francia e Regno Unito. La neonata repubblica – detta «di Weimar», dal nome della città in cui venne stesa la nuova carta costituzionale – si dimostrò però subito molto debole. I partiti politici principali erano il Partito socialdemocratico (Spd) e il Centro cattolico. La Spd era una forza di sinistra che rifiutava lo sbocco rivoluzionario e raccoglieva consensi soprattutto tra gli operai; il Centro cattolico era una forza moderata, radicata principalmente nelle campagne e tra la bor- ghesia urbana, e si ispirava al solidarismo cristiano. Si trattava di partiti con obiettivi assai diversi, e un’alleanza di governo era alquanto difficile. Il Parlamento appariva quindi diviso e incapace di fornire al paese maggioranze solide e durature. Non mancavano inoltre oppositori apertamente antidemocratici. I militanti della Lega di Spartaco, i cosiddetti «spartachisti», puntavano all’instaurazione di un governo rivoluzionario sul modello sovietico. Guidati da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, furono protagonisti all’inizio del 1919 di violente rivolte culminate nella «settimana di sangue» (6-13 gennaio) e soffocate con la forza dall’esercito. Liebknecht e la Luxemburg vennero fucilati, ma il Partito comunista tedesco, che loro stessi avevano contribuito a fondare, si oppose duramente al regime parlamentare per l’intera durata della Repubblica di Weimar. I nazionalisti, d’altro canto, non volevano assolutamente la repubblica. Essi consideravano il Trattato di Versailles un’onta che macchiava l’onore della Germania e si rendevano protagonisti di scontri quotidiani con gli operai. Il braccio militare della destra era costituito dai «corpi franchi», formazioni paramilitari composte in larga parte da ex soldati, reduci esasperati che al ritorno in patria non avevano trovato lavoro e una ricompensa per i sacrifici compiuti al fronte. Disoccupazione e inflazione colpivano l’economia, che doveva pure fronteggiare il gravissimo problema delle riparazioni di guerra da versare a Francia e Regno Unito: 132 miliardi di marchi-oro, una somma enorme, anche per un paese forte e sviluppato come la Germania, e destinata a ostacolarne la ripresa per molti anni. La nuova Costituzione democratica di Weimar Come accennato sopra, la Repubblica di Weimar prese il proprio nome dalla città che fu designata come sede dell’Assemblea costituente e nella quale la nuova Costituzione fu redatta. Weimar – che si trova in Turingia, in Germania centrale – fu scelta in ragione della sua lontananza da Berlino e dai disordini che agitavano la capitale. L’assemblea iniziò i suoi lavori all’indomani della «settimana di sangue» del gennaio 1919 e la carta costituzionale fu varata in agosto. A conferma del difficile clima in cui nasceva la repubblica, essa ottenne l’approvazione dei socialdemocratici, dei cattolici e delle formazioni liberali moderate, ma non dei partiti nazionalisti e dei comunisti. La nuova Costituzione democratica riconosceva la struttura federale dello Stato, diviso in diciassette Länder dotati di ampie autonomie, introduceva il suffragio universale e il sistema elettorale proporzionale, e stabiliva la natura parlamentare dello Stato tedesco: il Reichstag (il Parlamento) emanava le leggi e ad esso rendevano conto il cancelliere e il suo governo. Proprio per bilanciare il peso del Parlamento furono riconosciute importanti prerogative anche al presidente della repubblica. Eletto dal popolo, durava in carica sette anni, rappresentava il paese all’estero e fir- © Loescher Editore – Torino 112 1915 p. 168 Länder: è il plurale di Land, che in tedesco significa «Stato». La Costituzione di Weimar prevedeva che i Länder fossero guidati da un Parlamento e da un governo locali. © Loescher Editore – Torino 1919 Gropius fonda la scuola di architettura Bauhaus 1922 La BBC inizia le trasmissioni radio 1929 Fleming scopre la penicillina 1942 Fermi realizza la prima pila atomica 1945 113 2 6 Totalitarismi e democrazie in conflitto Bambini giocano con fasci di banconote durante la riforma monetaria tedesca del 1924. mava i trattati diplomatici, era a capo delle forze armate e poteva licenziare il cancelliere. Soprattutto, in situazioni di emergenza, il presidente aveva il potere di sospendere i diritti costituzionali e di varare misure eccezionali di ordine pubblico, anche contro il parere del Reichstag. Il primo presidente fu Friedrich Ebert. La Costituzione di Weimar fu reputata dai contemporanei un ottimo esempio di ingegneria istituzionale, un valido compromesso tra poteri dello Stato. Ma proprio l’utilizzo accentuato delle prerogative presidenziali determinò uno sbilanciamento dell’equilibrio costituzionale a favore del presidente stesso. Col tempo ciò indebolì la repubblica, lasciando campo libero all’avvento del nazismo al principio degli anni Trenta. Quel che all’inizio sembrò a molti un elemento di forza si rivelò al contrario un fattore di profonda instabilità. [ I NODI DELLA STORIA p. 120] Gustav Stresemann rilancia la Germania All’inizio del 1923, in seguito a un ritardo nei pagamenti delle riparazioni di guerra, la Francia occupò il bacino carbonifero della Ruhr, appropriandosi delle enormi risorse minerarie della regione. La debole economia della Germania conobbe allora un crollo. Produzione e commerci calarono, l’inflazione iniziò a crescere in maniera incontrollata, alimentata dall’enorme quantità di banconote stampate e messe in circolazione dalla banca centrale tedesca: nel giro di pochi mesi, un chilo di pane arrivò a costare 400 miliardi di marchi, un litro di latte 360 miliardi, un chilo di burro addirittura 5000 miliardi. I tedeschi andavano a fare la spesa con sacchi pieni di carta moneta che perdeva valore dal mattino alla sera; milioni di cittadini persero i propri risparmi e furono ridotti in miseria. Divenne inoltre impossibile per la Germania pagare le riparazioni: nel novembre 1923, servivano 4000 miliardi di marchi per avere un solo dollaro. A risollevare la Germania fu il conservatore moderato Gustav Stresemann. A partire dall’agosto 1923, egli fu prima cancelliere e poi per diversi anni ministro degli Esteri. Sotto la sua guida e con l’aiuto degli Stati Uniti fu varato il piano Dawes (1924), che favoriva i prestiti e gli investimenti stranieri, soprattutto americani, e rendeva più sopportabile il peso delle riparazioni. Il paese conobbe allora qualche anno di pace sociale e politica, favorite dalla ripresa dell’economia e da una stabilizzazione delle relazioni internazionali. Con il Patto di Locarno del 1925, siglato insieme alle potenze europee vincitrici della guerra, Berlino si impegnò infatti a rispettare i confini con la Francia nati dal conflitto. L’anno dopo, la Germania entrò nella Società delle Nazioni. Gli sforzi per garantire una riappacificazione duratura con la Francia valsero a Stresemann il premio Nobel per la pace del 1926 (assieme al ministro degli Esteri francese Aristide Briand). La crisi del 1929 e la rapida crescita del Partito nazista Proprio quando la Germania sembrava avere risolto buona parte dei suoi problemi, il crollo della Borsa di New York fece scoppiare la crisi del 1929, che ebbe conseguenze Marcia delle SA presso Berlino nel 1928. H.O. Hoyer, In principio fu la parola, dipinto propagandistico che si trova ancora oggi, insieme ad altre 400, in custodia dell’esercito americano. 6.2 Hitler al potere in Germania Hitler diventa cancelliere Hitler raffigurato come il salvatore della Germania, personificata da una donna bionda. devastanti sull’economia tedesca. Gli Stati Uniti, l’epicentro della crisi, furono costretti a interrompere i prestiti e a ritirare i capitali investiti all’estero. La conseguenza fu che già nel 1930 tre milioni di tedeschi erano disoccupati, mentre il marco tornava rapidamente a perdere valore. Di nuovo, i governi della repubblica, deboli e litigiosi, non riuscirono a far fronte alle difficoltà economiche e sociali del paese. D’altro canto, il frequente ricorso alle elezioni non faceva che accrescere l’instabilità politica della Germania e l’estremismo di destra e di sinistra tornava a insanguinare le piazze. Della situazione approfittò il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, o Nsdap, una violentissima formazione politica nata nel 1920 e guidata da Adolf Hitler, un austriaco che aveva combattuto nell’esercito del Kaiser durante la Prima guerra mondiale. Egli aveva già tentato la presa del potere nel novembre 1923, a Monaco, con un fallito colpo di Stato che gli era costato una condanna a cinque anni di prigione. Il programma dei nazisti prevedeva: l’abolizione della democrazia e l’instaurazione della dittatura; la denuncia del Trattato di Versailles; il ritorno della Germania allo status di grande potenza; l’opposizione con ogni mezzo al comunismo, considerato responsabile di tutti i problemi del paese; l’affermazione della superiorità della razza «ariana». La violenza era considerata un metodo di lotta politica e le milizie del partito, le SA e le SS , si rendevano responsabili di aggressioni e assassini degli oppositori nel silenzio delle autorità. Ma la Nsdap faceva anche efficacemente appello al malcontento delle masse. E all’inizio degli anni Trenta, i nazisti conobbero una serie di straordinari successi elettorali. [Testimonianze documento 4, p. 171] Alle elezioni politiche del 1928, il Partito nazista aveva ottenuto appena il 2,6% dei voti. Ma già nel 1930, mentre le difficoltà economiche cominciavano ad acuirsi e riprendevano le violenze tra estremisti di destra e sinistra, i nazisti raccolsero il 18,3% dei consensi, diventando la seconda forza del Parlamento, con 107 seggi, dietro ai socialdemocratici. Negli stessi anni, gli uomini di Hitler entrarono nei governi regionali dei Länder. Nel 1932, la crisi aveva ormai ridotto in miseria milioni di persone e nessun esecutivo poteva o voleva adottare le impopolari misure necessarie a risanare le finanze della Germania. In queste condizioni i nazisti guadagnarono ulteriori consensi: Hitler, candidatosi alle elezioni presidenziali di marzo, fu sconfitto dal presidente uscente, il maresciallo Paul von Hindenburg, ma solo al ballottaggio. Alle amministrative di aprile, la Nsdap divenne invece la prima forza in diversi parlamenti regionali; alle elezioni politiche di luglio, infine, i nazisti ottennero il 37,3% dei voti e 230 seggi, diventando il primo partito del Reichstag. razza: termine spesso utilizzato per indicare popoli ritenuti diversi tra loro per capacità fisiche e intellettive. Tuttavia, le uniche differenze genetiche riguardano l’aspetto fisico (per esempio il colore della pelle, il taglio degli occhi). Manifesto di propaganda nazista. © Loescher Editore – Torino 114 1915 Il nazismo in Germania SA e SS: SA era la sigla di Sturmabteilungen («squadre d’assalto»). Erano dette anche «Camicie brune» e persero importanza dopo la metà degli anni Trenta. SS era invece la sigla di Schutzstaffeln («reparti di difesa»). Le SS erano la milizia personale di Hitler, e acquisirono con gli anni sempre più potere. © Loescher Editore – Torino 1919 Gropius fonda la scuola di architettura Bauhaus 1922 La BBC inizia le trasmissioni radio 1929 Fleming scopre la penicillina 1942 Fermi realizza la prima pila atomica 1945 115 2 6 Totalitarismi e democrazie in conflitto Nonostante il suo estremismo politico, Hitler godeva dell’appoggio di oltre un terzo degli elettori e guidava un partito che appariva ai grandi industriali, ai proprietari terrieri e all’esercito l’unico in grado di riportare l’ordine nel paese. Ma molto alto era anche il consenso di cui i nazisti godevano tra ceto medio e operai. Così, il 30 gennaio 1933 il presidente Hindenburg si decise a nominare Adolf Hitler cancelliere, conferendogli l’incarico di formare un nuovo governo. I nazisti erano giunti al potere legalmente, con una vittoria che pochi anni prima nessuno avrebbe creduto possibile. Il nazismo impone la dittatura alla Germania p. 166 I conservatori tedeschi speravano che, una volta al governo, il nazismo sarebbe rientrato nei canoni della democrazia parlamentare, abbandonando i suoi tratti più aspri. Al contrario, Hitler iniziò subito ad attuare il suo programma politico antidemocratico: abbattere la repubblica e instaurare sulla Germania la sua dittatura personale. Tutto avvenne molto rapidamente. Il 27 febbraio 1933 un incendio doloso avvolse il Reichstag. La responsabilità dell’attentato fu falsamente attribuita ai comunisti; subito i nazisti avviarono una caccia all’uomo contro gli oppositori, adottarono misure d’ordine pubblico straordinarie e sospese- ro il diritto alla difesa per gli arrestati. Il 5 marzo, in un clima di violenza e intimidazione, nuove elezioni politiche diedero alla Nsdap il 44% dei suffragi e il controllo del Parlamento. Il 23 marzo, con il voto contrario dei soli socialdemocratici, il Parlamento concesse al governo di Hitler i pieni poteri, compreso quello legislativo e quello di modificare la Costituzione. Nei mesi seguenti la carta costituzionale fu sospesa, tutti i partiti – eccetto il Partito nazista – vennero sciolti e messi fuori legge, e il diritto di sciopero e di associazione sindacale furono soppressi: le libertà democratiche erano state così abolite e un’ulteriore tornata di consultazioni elettorali, tenutosi il 12 novembre senza oppositori, diede alla Nsdap il 92% dei voti. Nel gennaio del 1934 furono sciolti i governi e i parlamenti dei Länder e il potere dello Stato venne fortemente accentrato. Il 30 giugno, nella cosiddetta «notte dei lunghi coltelli», Hitler fece uccidere o imprigionare i capi delle SA (che avevano acquistato troppa forza e si mostravano troppo indipendenti rispetto alle sue direttive) e molti altri oppositori del regime. Infine, nell’agosto dello stesso 1934, alla morte di Hindenburg, Hitler assunse anche la carica di capo dello Stato, sommandola a quella di cancelliere. Quest’ultima svolta, sanzionata da un trionfale plebiscito popolare, pose definitivamente la Germania sotto il totale controllo di Hitler. L’incendio del Reichstag, 27 febbraio 1933. A. Janesch, La gara sulle canoe, 1936. Il nazismo in Germania Giovani della Hitlerjugend con bandiere durante una parata. 6.3 I tedeschi al tempo del nazismo La vita dei tedeschi sotto il nazismo Come già per i fascisti in Italia, anche per i nazisti era essenziale ottenere il controllo totale della vita e del pensiero delle masse; obiettivo fu perseguito innanzi tutto inquadrando l’intera società nelle organizzazioni di partito. I giovani maschi dai 10 ai 18 anni vennero inseriti nella Hitlerjugend («gioventù hitleriana»): due o tre volte alla settimana gli adolescenti erano istruiti ai principi fondamentali del nazismo e ai voleri di Hitler, sperimentando la vita all’aria aperta e un cameratismo di tipo militare. Le ragazze invece vennero inquadrate nel Fronte delle giovani tedesche, con analoghe finalità. Nelle scuole, inoltre, vennero imposti nuovi programmi di storia che iniziavano da Hitler stesso e, procedendo a ritroso nel tempo, arrivavano a celebrare la lotta delle tribù germaniche contro gli antichi Romani. Gli insegnanti furono irreggimentati e costretti a unirsi alle associazioni di categoria naziste. Grazie all’organizzazione chiamata «Forza attraverso la gioia», anche il tempo libero venne poi disciplinato e controllato. Il partito organizzava e pagava a tutti vacanze e svaghi culturali, favorendo così la promozione sociale della popolazione più povera. Fu infine fondato il Fronte tedesco del lavoro. Come le corporazioni fasciste, esso radunava lavoratori e datori di lavoro e li impegnava a perseguire di comune accordo il bene della nazione: un atto di responsabilità verso la Germania, che aveva bisogno dell’aiuto di tutti i tedeschi per ridiventare una potenza mondiale. Infatti, grazie a un poderoso piano di lavori pubblici e soprattutto a una massiccia politica di riarmo, l’economia tedesca nel 1938 superò i livelli produttivi precedenti la crisi del 1929. Questa ripresa impetuosa permise a Hitler di incrementare il consenso fra le masse dei lavoratori tedeschi. Nel 1939 venne lanciata la Volkswagen, l’«automobile del popolo» a basso prezzo, che divenne allo- Propaganda nazista: manifesto del film di propaganda nazista Triumph des Willens di L. Riefenstahl, 1935. Strumenti di controllo e mobilitazione utilizzati dai regimi totalitari Strumenti Terrore (anche tramite i Lager) D. Rivera, Hitler parla al microfono mentre le squadre naziste reprimono gli oppositori, 1933. Propaganda (radio, stampa, cinema, sport, slogan, «liturgie» di massa, arte «educativa», ecc.) Organizzazione sociale (per bambini e giovani, donne, dopolavoro, assistenza, ecc.) Controllo e uso dell’arte Controllo e uso dello sport © Loescher Editore – Torino 116 1915 © Loescher Editore – Torino 1919 Gropius fonda la scuola di architettura Bauhaus 1922 La BBC inizia le trasmissioni radio 1929 Fleming scopre la penicillina 1942 Fermi realizza la prima pila atomica 1945 117 2 6 Totalitarismi e democrazie in conflitto Terzo Reich: in tedesco Reich significa «impero». Il Primo Reich era stato il Sacro romano impero fondato da Carlo Magno nell’anno 800 e scomparso nel 1806. Il Secondo Reich era stato invece quello creato dalla Prussia nel 1871 e caduto nel 1918 con l’abdicazione di Guglielmo II. Album p. 122 Tweet Storia p. 430 ra l’emblema della nuova Germania, prospera e sicura di sé. Hitler tuttavia perseguiva con determinazione un solo obiettivo: mobilitare una nazione intera in vista della futura guerra che avrebbe decretato l’affermazione del «Reich millenario» (il Terzo Reich ). Propaganda capillare e dura repressione poliziesca Nella Germania nazista, l’opinione pubblica era formata dal ministero per la Propaganda. Creato già nel 1933, era guidato da Joseph Goebbels ed esercitava un controllo strettissimo su stampa, radio e cinema. Ogni giorno Goebbels e i funzionari del ministero decidevano quali notizie diffondere e quali tacere, sotto quale luce esaminarle, le personalità o i temi da esaltare e i nemici contro cui scagliarsi. La radio divenne Adolf Hitler, copertina di Mein Kampf. lo strumento privilegiato per diffondere i discorsi, le opinioni e la volontà di Hitler. Sottoposti ad anni di martellante e incontrastata propaganda del partito, i tedeschi persero progressivamente la propria libertà di pensiero e l’indipendenza di giudizio. Il dissenso residuo venne soffocato brutalmente tramite la Gestapo – la polizia segreta di Stato, incaricata di individuare gli oppositori – e le SS. A capo di questo apparato repressivo fu posto uno dei principali collaboratori di Hitler, Heinrich Himmler. Gestapo ed SS erano organizzazioni temutissime, che agivano nell’ombra e al di fuori di ogni regola. Subito dopo l’ascesa di Hitler al cancellierato, alle SS furono affidate la creazione e la gestione dei campi di concentramento, o Lager. In essi furono dapprima imprigionati gli oppositori politici (comunisti e socialisti), ma in seguito anche omosessuali, zingari, testimoni di Geova e, infine, gli ebrei: tutti coloro che il nazismo considerava pericolosi per la nuova Germania. Il primo campo di concentramento fu aperto il 22 marzo 1933 a Dachau, vicino a Monaco di Baviera. A Il Führer, il suo popolo, il Reich Hitler prova la mimica ascoltando un suo discorso registrato, 1925, Londra, The Hulton Getty Picture Collection. H. Himmler ispeziona un campo di detenzione per prigionieri di guerra in Russia, 1940-41. Fin dal 1923, Adolf Hitler aveva illustrato chiaramente la sua visione del mondo: il nucleo della sua ideologia e il suo programma politico erano contenuti nel Mein Kampf (La mia battaglia), libro scritto mentre scontava i cinque anni di carcere per il fallito colpo di Stato a Monaco di Baviera. Secondo Hitler, i tedeschi formavano una «comunità di popolo» cui poteva appartenere solo chi era di puro «sangue ariano». E ariani erano i discendenti delle antiche tribù indoeuropee, provenienti dall’Asia, che avevano abitato il nostro continente dalla notte dei tempi. Agli ariani spettava la missione storica di civilizzare il mondo. Hitler inoltre prevedeva l’espansione della Germania verso est: per affermare la propria civiltà, infatti i tedeschi avevano bisogno di «spazio vitale», il Lebensraum, e potevano ottenerlo solo sottomettendo gli slavi, considerati una razza inferiore. A questo fine tutto doveva essere sacrificato: la vita dell’individuo, la democrazia e le libertà personali non contavano più nulla; contava solo il Terzo Reich, il «terzo impero», fondato dal nazismo, che sarebbe durato millenni. Giunto al potere, Hitler si pose alla guida dei tedeschi per assolvere la propria missione. Fu presto chiamato Führer, ossia «capo»: a lui era dovuta obbedienza indiscussa, la sua volontà personale coincideva con la volontà della nazione e diventava immediatamente legge. Per favorire la perfetta identificazione di Hitler con la nazione tedesca furono organizzate periodiche adunate di piazza, studiate da un’attenta regia e arricchite da una scenografia perfetta: quando il Führer parlava ai tedeschi, la folla rispondeva entusiasta rinnovando l’unione indissolubile tra il popolo, il Volk, e il suo capo, entrambi tesi alla realizzazione del Reich. Volk, Reich e Führer divennero così i simboli su cui si fondavano il regime nazista e la nuova Germania hitleriana. Il razzismo: la persecuzione degli ebrei Al fondo alla gerarchia razziale teorizzata dal nazismo erano collocati gli ebrei, popolo senza una sua terra e un suo Stato. Essi erano considerati da Hitler responsabili dello scoppio della Prima guerra mondiale, dell’avvento del bolscevismo in Russia e della decadenza della Germania. E contro di essi si scagliava in ogni suo intervento pubblico. Al pari degli slavi, gli ebrei andavano eliminati. Appena preso il potere, i nazisti avviarono una spietata persecuzione della minoranza ebraica tedesca, composta da 500.000 persone bene integrate nella società e spesso occupate nelle libere professioni, nell’industria o nella finanza. Dapprima, nel 1933, venne imposto il boicottaggio dei negozi e dei commerci ebraici. Poi nel 1935 furono approvate le Leggi di Norimberga, che negavano agli ebrei il diritto di voto e la cittadinanza tedesca, li escludevano da ogni ufficio e ne vietavano il matrimonio con i non ebrei. Successivamente si mirò a separarli rigidamente dal resto della popolazione e ad espropriarne le ricchezze, riassegnandole a cittadini e imprese «ariani». [Testimonianze documento 5, p. 172] La violenza del regime si scatenò nella notte tra 8 e 9 novembre 1938, quando decine di ebrei furono uccisi, quasi 200 sinagoghe date alle fiamme, oltre 7000 negozi ebraici distrutti e saccheggiati (per questo venne chiamata Kristallnacht, «notte dei cristalli», in riferimento alle vetrine infrante dei negozi). Inoltre, più di 30.000 ebrei maschi furono fermati e imprigionati in campi di concentramento: fu l’inizio del cammino che durante della Seconda guerra mondiale avrebbe portato allo sterminio di milioni di ebrei in Europa. Vetrine di negozi ebrei distrutte durante la «notte dei cristalli». © Loescher Editore – Torino 118 1915 Il nazismo in Germania © Loescher Editore – Torino 1919 Gropius fonda la scuola di architettura Bauhaus 1922 La BBC inizia le trasmissioni radio 1929 Fleming scopre la penicillina 1942 Fermi realizza la prima pila atomica 1945 119 2 6 Totalitarismi e democrazie in conflitto Il consenso dei tedeschi ai crimini di Hitler Gli storici generalmente condividono l’opinione che senza l’appoggio pieno e consapevole della popolazione tedesca, Hitler non avrebbe potuto attuare con efficacia la propria politica criminale. Basti pensare al profondo coinvolgimento dell’appara- Grande raduno nazista dell’esercito tedesco a Norimberga, 1936. to burocratico nell’emanazione delle leggi antiebraiche o alla prontezza con cui il ceto imprenditoriale tedesco seppe approfittare della spoliazione dei beni ebraici. Ma fu l’asservimento delle coscienze dei cittadini tedeschi a consentire al nazismo di sopprimere senza opposizione l’intera etnia ebraica, presente e viva da secoli sul territorio nazionale. In questo quadro, è importante il rapporto che il regime hitleriano instaurò con le Chiese cristiane. Già nel luglio 1933 la Chiesa cattolica firmò con Berlino un concordato che assicurava libertà di culto e la non ingerenza delle autorità civili negli affari ecclesiastici. Una prima presa di distanza dal regime nazista arrivò solo nel 1937, quando con l’enciclica Mit brennender Sorge («Con viva preoccupazione») papa Pio IX condannò duramente la svolta «neopagana» della Chiesa cattolica tedesca. Tuttavia, nel 1938 i pastori protestanti accettarono di prestare giuramento al Führer. Tranne rare e straordinarie eccezioni, i principali rappresentanti delle due confessioni non manifestarono alcuna opposizione al regime e al programma di annientamento degli ebrei. 1918 Proclamazione della Repubblica di Weimar 1925 Stresemann ottiene il Patto di Locarno 1929 Grande crisi 1932 Il Partito nazionalsocialista raggiunge la maggioranza relativa in Parlamento 1933 Hitler cancelliere 1933 Goebbels ministro della Propaganda I NODI DELLA STORIA La Germania di Weimar: laboratorio della modernità? Gli anni della Repubblica di Weimar furono, come abbiamo visto, molto difficili per la Germania uscita sconfitta dalla Grande guerra. Eppure il paese fu, nei quattordici anni che andavano dalla pace di Versailles all’ascesa al potere di Hitler, uno straordinario laboratorio di modernità. E questo non avvenne solo sul piano politico, con il varo di un’ambiziosa e democratica Costituzione, della quale, peraltro, approfittarono spietatamente i nazisti, ma soprattutto sul piano culturale e dell’evoluzione degli stili di vita. Le donne tedesche, abituate negli anni duri della guerra e della mobilitazione totale maschile al lavoro di fabbrica e impiegatizio, non accettarono di ritornare alla precedente condizione di subalternità. Ai progressi dell’emancipazione femminile si aggiunsero le conquiste notevoli delle classi lavoratrici sul piano del welfare e delle condizioni contrattuali. L’iperinflazione della prima metà degli anni Venti e la devastante crisi del ’29, però, si rivelarono fatali nel generare lo scollamento tra la grande parte dei tedeschi e i gruppi dirigenti della Repubblica. E tuttavia, se pensiamo agli anni precedenti alla vittoria nazista in Germania, non possiamo non notare l’incredibile vivacità della sua cultura. È la Germania di scrittori come T. Mann (che nel 120 © Loescher Editore – Torino 1924 scriveva la Montagna Incantata, uno dei suoi capolavori); di B. Brecht e della sua Opera da Tre Soldi. Di filosofi come E. Husserl e M. Heidegger, destinati a scrivere pagine tra le più profonde del pensiero novecentesco. Nello stesso periodo, A. Einstein diffondeva la versione definitiva della sua Teoria della relatività, già formulata prima della guerra e W. Eisenberg enunciava uno dei principi fondamentali della nuova fisica quantistica, quello di «indeterminazione». Artisti come P. Klee definivano i contorni della nuova pittura astratta; così come F. Lang e F.W. Murnau firmavano alcuni dei capolavori del cinema di tutti tempi. Particolarmente significativa era l’esperienza del gruppo della Bauhaus, guidato da W. Gropius, il cui intento era di rinnovare profondamente l’architettura e il design all’insegna del nuovo credo modernista. Si trattò di un capitale di conoscenze, di idee e di vitalità culturale immenso e, per certi versi, insuperato. Eppure bastò la combinazione feroce tra gli effetti devastanti della crisi e la rozza demagogia di un grottesco caporale austriaco autoproclamatisi Führer dei tedeschi, per fare precipitare la più progredita delle nazioni europee nell’abisso del più feroce totalitarismo. 1933 Dachau primo campo di concentramento per gli oppositori politici 1934 Hitler Capo di Stato 1935 Leggi razziali Il nazismo in Germania 1 Dalla Prima guerra mondiale nasce in Germania la Repubblica di Weimar, che ha vita breve e travagliata. In Germania la sconfitta nella Prima guerra mondiale portò alla caduta dell’impero: il Kaiser Guglielmo II abbandonò il trono nel novembre 1918 e lasciò il posto alla repubblica. Ma dalla nuova Costituzione di Weimar nacque un regime parlamentare debole. I due principali partiti della Repubblica di Weimar, il Partito socialdemocratico e il Centro cattolico, raramente riuscirono ad allearsi per dare al paese un governo stabile, mentre i nazionalisti e i comunisti lottavano contro il consolidamento democratico della Germania. Le pesanti riparazioni di guerra dovute alla Francia indebolirono l’economia, che al principio degli anni Venti entrò in gravissima crisi. Inflazione e disoccupazione gettarono sul lastrico milioni di famiglie. La situazione migliorò nella seconda metà del decennio, sotto la guida del conservatore moderato Gustav Stresemann. Con l’aiuto finanziario degli Stati Uniti egli stabilizzò l’economia e firmò nel 1925 il Patto di Locarno, impegnando la Germania a rispettare i confini usciti dalla guerra. Poco prima della fine degli anni Venti, Berlino sembrava aver risolto buona parte dei suoi problemi. 2 La Grande crisi produce effetti terribili sulla società tedesca e favorisce l’ascesa del nazismo di Adolf Hitler, che conquista il potere nel 1933 e diventa in breve dittatore. Proprio allora la Grande crisi, scoppiata negli Stati Uniti nel 1929, produsse i suoi contraccolpi sulla Germania. Già nel 1930 tre milioni di tedeschi erano senza lavoro, mentre il marco tornava rapidamente a perdere valore. I governi della repubblica erano deboli e litigiosi. Il frequente ricorso alle elezioni non faceva che accrescere l’instabilità politica della Germania e l’estremismo, di destra e di sinistra, tornava a insanguinare le piazze. Approfittò abilmente di questa situazione il Partito nazionalsocialista di Adolf Hitler, che fece leva sul malcontento popolare e praticò senza remore la lotta violenta di strada. Nonostante il suo programma antidemocratico, razzista e bellicista, il nazismo crebbe velocemente, fino a guadagnare la maggioranza relativa dei voti nelle elezioni politiche del luglio 1932. Il 30 gennaio 1933, Hitler venne nominato cancelliere di Germania dal presidente Paul von Hindenburg e in pochi mesi trasformò il paese secondo le idee che aveva sempre pubblicamente professato. Salvo quello nazista i partiti politici vennero aboliti, i diritti di sciopero e sindacale ridotti, la libertà d’espressione annullata. Ottenuti i pieni poteri dal Parlamento, Hitler impose al paese la dittatura: tutto questo nel giro di un solo anno di governo. 3 Economia, società e vita quotidiana dei tedeschi vengono interamente piegate alla volontà di Hitler, il Führer, capo incontrastato della Germania nazista. In tempo brevissimo, la vita dei tedeschi fu uniformata ai voleri del nazismo. La gioventù e i lavoratori vennero irreggimentati nelle organizzazioni di partito, che educavano i ragazzi e contenevano le rivendicazioni dei salariati. La propaganda fu orchestrata abilmente da Joseph Goebbels e gli organi d’informazione diffusero solo le «verità» del regime. Polizia segreta ed SS ebbero il potere di agire incontrollate: arrestarono e uccisero gli oppositori, mentre prendeva forma la rete dei campi di concentramento nazisti. Hitler divenne il Führer, il capo incontrastato e idolatrato della nazione, il condottiero a cui era dovuta incondizionata obbedienza, e al quale il destino riservava il compito di riportare la Germania alla originaria grandezza. Per questo Hitler fece del piano di riarmo dell’esercito la sua principale opera politica. Nel contempo, fu scatenata la persecuzione razziale contro gli ebrei; nel 1935, con le Leggi di Norimberga, essi furono privati di ogni diritto di cittadinanza in vista della loro futura eliminazione fisica, che ebbe un tragico prologo nel novembre 1938 con la cosiddetta «notte dei cristalli». 1938 Notte dei cristalli © Loescher Editore – Torino 121 2 6 Totalitarismi e democrazie in conflitto L’universo concentrazionario: il gulag e il Lager Con l’espressione «universo concentrazionario» si intende il sistema di campi di internamento, lavoro e sterminio che caratterizzarono soprattutto i regimi totalitari del XX secolo, in particolare quello sovietico (soprattutto staliniano) e quello nazista. L’aspirazione dei regimi era quella di abbattere ogni confine tra Stato e società e tra sfera personale e collettiva, consegnando il potere assoluto a un partito unico rappresentato dal suo capo. Il gulag (in russo) e il Lager (in tedesco) furono utilizzati per diffondere il terrore di massa, e tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta divennero il mezzo principale per reprimere o assassinare milioni di persone. Le comuni immagini delle sofferenze che furono inflitte in questi luoghi non possono tuttavia nascondere quanto i gulag e i Lager fossero diversi per obiettivi, strutture, categorie di detenuti. Il nazismo in Germania I Lager: campi di internamento e sterminio I Lager erano campi di internamento: aperti in Germania nel 1933, si svilupparono durante la Seconda guerra mondiale, moltiplicandosi soprattutto in Europa centro-orientale e trasformandosi in campi di sterminio. I nazisti designarono il loro nemico su base essenzialmente razziale: il loro scopo principale divenne lo sterminio della popolazione ebraica europea insieme agli oppositori politici, agli zingari e agli omosessuali. Ciascun prigioniero era marchiato da un numero sul braccio e le diverse categorie dei prigionieri erano classificate attraverso simboli: gli ebrei portavano con sé la stella di David. La stella di David, che gli ebrei erano costretti a esibire cucita sui propri vestiti. I gulag: campi di lavoro forzato I gulag aperti nel 1919, e sviluppati in particolare dal 1930 al 1960, furono collocati prevalentemente in Siberia: erano campi di lavoro forzato, sotto il controllo diretto della polizia politica sovietica, dove i prigionieri erano costretti a vivere in baracche di legno, spesso a temperature rigidissime. La recinzione di un gulag in Siberia. I gulag: luoghi di reclusione per oppositori politici e sociali I detenuti erano costretti a costruire strade, dighe o canali, sfruttare miniere, tagliare e trasportare legname e che la mortalità fosse altissima era previsto e accettato dalle autorità sovietiche. I sovietici identificavano i loro nemici su criteri prevalentemente politici e sociali: si trattava di oppositori del regime staliniano (spesso a loro volta comunisti), di contadini «benestanti» o comunque ostili al nuovo sistema collettivista, di esponenti di spicco delle diverse nazionalità giudicate pericolose per l’Unione Sovietica. Forni crematori in un campo di concentramento nei pressi di Weimar. I Lager: la pianificazione dello sterminio Forzati al lavoro per la costruzione del canale tra Mar Baltico e Mar Bianco, primi anni Trenta. 122 © Loescher Editore – Torino Gli ebrei, dopo che erano stati concentrati nei ghetti delle città dell’Europa centro-orientale, furono deportati nei campi e selezionati tra coloro che erano capaci di lavorare in fabbrica e coloro che erano destinati all’eliminazione immediata, tramite le camere a gas e i forni crematori. A differenza dei gulag, i Lager nazisti furono dunque caratterizzati dal carattere moderno, burocratico, industriale con cui fu pianificato e organizzato lo sterminio di milioni di ebrei. © Loescher Editore – Torino 123 2 6 Totalitarismi e democrazie in conflitto Ragiona sul tempo e sullo spazio Impara il significato 1 4 ATTIVITÀ 2 Osserva la cartina a p. 112 relativa alla Germania del 1918 e confrontala con una della Germania attuale: quali differenze si rilevano tra le due situazioni? 1 Il 9 novembre viene proclamata la costituzione di Weimar che fa della Germania una repubblica federale fondata sulla sovranità del Parlamento (Reichstag) 2 Nel il crollo della Borsa di New York fa scoppiare la crisi in tutto il mondo, colpendo in particolare la Germania 3 Nel , alla morte di Hindenburg, Hitler assume la carica di capo dello Stato, sommandola a quella di cancelliere 4 Dal 6 al 13 gennaio ha luogo la cosiddetta «settimana di sangue»: l’insurrezione dei militanti della Lega di Spartaco, guidati da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, viene soffocata con la forza dall’esercito 5 All’inizio del la Francia occupa il bacino carbonifero della Ruhr 6 Nel vengono approvate le Leggi di Norimberga, che stabiliscono che gli ebrei sono una razza inferiore e vietano loro qualsiasi rapporto con il resto della popolazione 7 La notte tra l’8 e il 9 novembre è passata alla storia come la «notte dei cristalli»: decine di ebrei vengono uccisi, centinaia di sinagoghe date alle fiamme e migliaia di negozi ebraici distrutti e saccheggiati 8 Il 30 gennaio il presidente Hindenburg nomina Hitler cancelliere del Reich 9 Nel Adolf Hitler fonda il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (Nsdap) 10 Nel viene varato il piano Dawes (dal nome del finanziere statunitense che l’ha proposto), che favorisce i prestiti e gli investimenti stranieri e rende più sopportabile il peso delle riparazioni 11 Nel viene istituito il Ministero per la propaganda, guidato da Joseph Goebbels, che esercita un controllo molto stretto su stampa, radio e cinema 12 Nel Stresemann riceve il premio Nobel per la pace, grazie ai suoi sforzi per garantire una riappacificazione duratura con la Francia Scrivi quale significato assumono i seguenti concetti nel periodo del nazismo. 1 2 3 4 5 6 7 8 Completa le frasi scrivendo l’anno esatto in cui accade l’evento; poi distingui con tre colori diversi gli eventi riconducibili alla Repubblica di Weimar, quelli che riguardano il periodo in cui Hitler ricopre l’incarico di cancelliere e quelli che si riferiscono alla dittatura nazista. 5 Il nazismo in Germania Diritti costituzionali Crollo della Borsa Risanare le finanze Plebiscito Cameratismo Sinagoga Spoliazione Asservimento delle coscienze Il programma politico di Hitler si basava su una ideologia: il popolo ariano aveva la missione storica di civilizzare il mondo; prova a riflettere sul significato di «missione»: da quale ambito è stato preso in prestito questo termine? Osserva, rifletti e rispondi alle domande 6 Osserva la mappa concettuale relativa al regime nazista. Poi rispondi alle domande. Le caratteristiche fondamentali del regime nazista Esplora il macrotema 3 Completa il testo. Il crollo della borsa del 1929 ha conseguenze devastanti per la Germania, la cui ripresa economica dipende dai capitali statunitensi. I governi della (1) non riescono a fronteggiare né la crisi economica né la grave tensione sociale che ne deriva. Di questa situazione approfitta il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori guidato da Adolf Hitler, il quale si fa portavoce dello (2) dilagante nel paese e promette di restituire alla Germania il ruolo di grande potenza mondiale che le spetta. Una volta giunto al potere, nel giro di pochissimo tempo (3) riesce a trasformare il nazismo in un regime totalitario, abolendo tutte le libertà (4) : i governi e i parlamenti dei Länder vengono sciolti; i partiti (eccetto il Partito nazista) messi fuori legge; il (5) di sciopero e di associazione sindacale soppressi, i mezzi di comunicazione posti sotto controllo e usati per ottenere il controllo totale della vita e del pensiero delle masse. Hitler diventa il Führer, ossia il «(6) », a cui è dovuta obbedienza indiscussa: la sua volontà personale coincide con la volontà della nazione e diventa immediatamente legge. Il dissenso viene domato attraverso una (7) capillare e soffocato brutalmente tramite la Gestapo e le SS. L’ideologia nazista, illustrata nel Mein Kampf, si basa sul principio razzista della superiorità della (8) ariana, alla quale spetta la missione di civilizzare il mondo e di conquistare lo «(9) »; le principali vittime delle pescuzioni sono, oltre agli slavi, gli ebrei, considerati una razza inferiore nonché responsabili della decadenza della Germania. 124 © Loescher Editore – Torino 1 Quali sono gli istituti politici e giuridici del regime? 2 Quali sono le caratteristiche della politica economica? 3 Che rapporto c’è tra politica sociale e privazione delle libertà? Mostra quello che sai 7 Osserva l’immagine a p. 115 (in basso): qual è il suo valore simbolico? © Loescher Editore – Torino 125