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Tipologia: articolo di giornale Destinazione: lettore quadratico medio di quotidiano generalista Titolo: Andiamo a conoscere i nostri vicini di pianeta “Se non esistessero i pesci, riusciresti a immaginarli?” con queste parole i Bluvertigo ci mettono una grossa pulce nell’orecchio. Quante forme di vita diverse da quelle che stanno sulla Terra ci possono essere nella sterminata estensione dell’Universo? Centinaia di miliardi di galassie, ciascuna formata da centinaia di miliardi di stelle, e noi qui, sul nostro piccolo pianeta, in orbita intorno a una piccola stella alla periferia di una galassia come tante altre, e siamo stati in grado di visitare un solo altro corpo celeste, la nostra Luna, e con uno sforzo immane. In questi ultimi anni, però, abbiamo imparato molto sugli altri pianeti, sui corpi rocciosi del Sistema Solare, e sui pianeti che orbitano intorno alle altre stelle. Sappiamo che c’è stata (e che forse c’è ancora) acqua sulla superficie di Marte, per esempio, pensiamo che sotto gli oceani gelati di Europa, uno dei più grandi satelliti di Giove, ci sia acqua liquida, e nella sua atmosfera abbiamo osservato una grossa percentuale di ossigeno. Misurando la luce filtrata dalle atmosfere di pianeti in orbita intorno ad altre stelle abbiamo visto che la presenza di acqua e ossigeno non è nemmeno così rara in altri sistemi planetari in giro per la galassia. Tutto questo lo abbiamo visto da qui, dal nostro confortevole “veicolo planetario”, ma il sogno, prima o poi, è di andare in qualcuno di questi luoghi di persona, e di persona constatare se ci può vivere qualcosa, in questi mondi lontani. La corsa allo spazio è iniziata appena la tecnologia è stata matura per consentirci di uscire dalla morsa della gravità terrestre: le grandi potenze hanno usato le missioni spaziali come strumento di propaganda, e con il crollo dell’Unione Sovietica anche l’evoluzione dell’astronautica ha avuto un forte rallentamento. Oggi, a un paio di decenni di distanza, grandi progetti di respiro planetario stanno riaccendendo le nostre speranze di veder raggiunto, nell’arco delle nostre vite, qualche traguardo finora solo sognato. In particolare, Marte non sembra più così lontano. Sul pianeta rosso Schiaparelli osservò dei canali e chi tradusse in inglese le sue osservazioni, invece che scrivere channels, che sono canali naturali, scrisse canals, che sono artificiali: nonostante il malinteso sia stato risolto da moltissimi anni, la fama del nostro vicino come candidato perfetto per essere un mondo abitabile perdura intramontabile. Pochi mesi fa abbiamo seguito la partenza dell’orbiter di ExoMars, che l’anno prossimo entrerà in orbita marziana. Tra pochi anni partirà il lander, che lo raggiungerà e andrà a cercare segni di forme di vita, attuali o recenti, in giro per la superficie del pianeta. Nel frattempo, sulla Stazione Spaziale Internazionale proseguono senza sosta gli studi sulla vita in assenza di gravità, sulla possibilità per gli esseri umani di affrontare un viaggio che duri mesi, sulle capacità tecniche che abbiamo sviluppato per costruire mezzi in grado di resistere anni nello spazio, su tutto ciò che può servire per partire con la ragionevole speranza di arrivare e magari anche di poter tornare indietro. Chi avesse visto il film “The Martian” potrà pensare che sì, sono scenari fantascientifici, ma non così surreali, anzi. Ci sono ancora molte cose su cui dobbiamo lavorare, e su cui le agenzie spaziali lavorano alacremente, come per esempio gli scudi per radiazioni che dovranno proteggere gli astronauti nel lungo viaggio interplanetario. La ISS è ancora protetta dal campo magnetico terrestre, ma già dovendo andare verso la Luna il suo effetto svanisce, e Marte è centinaia di volte più lontano della Luna. Anche sui motori, sui metodi di propulsione e di immagazzinamento dell’energia, sulla conservazione o l’eventuale produzione di cibo nello spazio il lavoro è grande e continuo. Non possiamo ancora dire di essere pronti, né “quasi” pronti, ma i progressi ci sono e, forse, c’è anche la volontà politica di perseguire questo sogno. Potranno passare ancora molti anni, o decenni, ma la strada sembra tracciata: durante il cammino scopriremo sicuramente ancora un sacco di difficoltà che per ora non immaginiamo nemmeno, ma il bello di un’avventura come un viaggio su Marte è anche affrontare problemi, risolverli e imparare qualcosa nel frattempo, e di solito quello che si impara ci aiuta a vivere meglio tutti quanti, non solo gli astronauti. Un altro aspetto importante di questo sogno è che non è più figlio della contrapposizione tra potenze militari, ma della collaborazione tra molti paesi che, anche in tempi piuttosto recenti, si sono fatti la guerra tra loro. Questo cambio di paradigma è altrettanto importante rispetto al fine di tutto questo lavoro: i risultati che già negli ultimi anni in molti ambiti scientifici stanno rivoluzionando la nostra visione della natura sono ottenibili solo grazie a questa collaborazione. Per ora quindi lasciamo lavorare tecnici e scienziati, nell’attesa che riusciamo a costruire una nave in grado di portarci su qualche pianeta vicino… e fantastichiamo su una possibile nuova strofe per i Bluvertigo, “se non esistessero i marziani, riusciresti a immaginarli?” 
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