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Principi di linguistica - l'origine del linguaggio

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La linguistica è una scienza descrittiva che descrive una serie di fenomeni, i quali permettono di capire
i meccanismi che sottostanno alla produzione linguistica.
Studio scientifico studio che spiega i fenomeni dal particolare al generale, che è verificabile e che
è sempre uguale
Linguaggio  codice di comunicazione. Serve per comunicare esperienze, atti…
Il linguaggio si divide in:
 Linguaggio naturale: (solo al singolare) quello che abbiamo per natura, che viene applicato
solo ed esclusivamente alla razza umana.
 Linguaggi non verbale: serve sempre per comunicare, ma ha qualcosa in meno rispetto al
linguaggio verbale.
o Sensoriali: ottici (alfabeto morse), acustici (musica), tattili (braille, baci, carezze,
pugni), olfattivi (profumi, odori  tabuizzati, come il sudore), gustativi (gusto)
o Altri linguaggi: LIS (linguaggio ciechi), linguaggio delle api. Gli animali comunicano
attraverso linguaggio non verbali.
La linguistica ha qualcosa in più che il linguaggio non ha, la possibilità teorica di costruire frasi
interminabili. Il nostro linguaggio naturale è scomponibile in elementi che non hanno significato, ma
che lo acquistano nel contesto.
Lingua  attuazione di un sistema astratto. Una lingua è utilizzata finché c’è almeno un parlante che
la usa. Secondo la rivista specializzata Ethnologue le lingue parlate sono 7102. La lingua più parlata al
mondo è il cinese mandarino, la seconda è lo spagnolo.
Origine del linguaggio
Sono tante le ipotesi, ora non sono più accettate teoria sull’origine del linguaggio.
Se diciamo che il linguaggio si è sviluppato con la diaspora dell’homo sapiens (sviluppo di 200 mila
anni), si ha un ambiente proficuo per la differenziazione del linguaggio.
La maggior parte delle lingue in Europa sono lingue indoeuropee di seconda generazione. Nel 6000
a.C. si ha un’unione di persone (nelle steppe a sud della Russia). Non sono stabili, grazie
all’addomesticazione del cavallo. Questo porta allo spostamento veloce, che porta alla colonizzazione
di paesi come l’india e partono le lingue. Da qua la denominazione lingue indoeuropee. Nel 1700 un
viaggiatore si rende conto che il greco, il sanscrito, il latino sono uguali. Da qua nasce la linguistica
storica e una protolingua.
Se in due aree lontane e nell’area centrale troviamo due lingue identiche, allora si suppone che tutte
le lingue indoeuropee ne possiedano una.
Re: cetico rix, latino rex, sanscrito raja
Noi definiamo le lingue indoeuropee e le altre sono “figlie”. Dal latino (indeoeuropea) nsce l’italiano
( lingua “figlia”, quindi di seconda generazione). Ci sono lingue isolanti (che non cambiano,
monosillabi, come il cinese) a agglutinanti (che usano dei prefissi o suffissi che sono fissi e vengono
aggiunti alle parole per identificare plurale, singolare, modi e tempi. La più caratteristica è il turco).
Ci sono tre modi per identificare le lingue: genealogico , tipologica (agglutinante, flessiva e isolante),
areale.
Le lingue germaniche sono quelle che hanno subito più mutamenti delle altre lingue. Si dividono in
diversi gruppi (gotico, tedesco, olandese…). Ad un certo punto si ha un’innovazione (nuovo modo di
pronunciare un suono) che ha successo. Noi la interpretiamo come innovazione fonetica. Tutte le “p”
delle lingue indoeuropee si trasformano in “f” nelle lingue germaniche (rotazione consonantica).
Pesce in latino si dice “piscis”, in tedesco “Fisch”. Questo è spiegato nella legge di Grimm.
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