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Bergson
Nacque a Parigi nel 1859, dove morì nel 1941; l'influenza del suo pensiero sull'arte, la psicologia, la letteratura e la religione fu tale da fargli attribuire, nel 1928, il premio Nobel.
Pur appartenendo alle correnti di pensiero dell'antipositivismo e dello spiritualismo, Bergson
non sminuisce l'importanza del mondo materiale e della scienza che lo studia, proprio sulla base
dei cui risultati afferma l'indipendenza da essi della coscienza (o spirito): questa e la scienza, infatti, sono caratterizzati da differenti tipi di temporalità.
Il tempo della scienza è quello degli esperimenti condotti in laboratorio, che possono essere ripetuti infinite volte: una "reversibilità" che rende gli istanti che lo compongono non successivi
fra loro, ma "contemporanei", tutti uguali e posti gli uni accanto agli altri come i punti di una linea, lungo la quale ci si può muovere liberamente; Bergson definisce perciò questo tempo "spazializzato".
Il tempo della coscienza, invece, proprio della vita, è orientato in avanti, cioè non può ripetersi; ogni suo momento è diverso dagli altri, e le loro durate non sono paragonabili: un'ora di
sofferenza dura per noi molto di più di un'ora di piacere, e così un mese di lavoro rispetto ad uno
di vacanza, nonostante un cronometro ne constaterebbe l'identica lunghezza fisica.
L'impossibilità di misurare i nostri stati d'animo porta Bergson ad affermare la differenza della coscienza dai fenomeni naturali, consistente nella sua essenziale libertà; la quale però non fa
tutt'uno con il "libero arbitrio" della religione tradizionale (che trascura il fatto che ciascuno di
noi non è certo autore delle proprie caratteristiche), e non nega che nell'esistenza vi siano impulsi
materiali o momenti ripetitivi ed abitudinari, implicando solo che non è costituita soltanto da
essi, come pretendono i sostenitori del determinismo fisico o sociale.
Infatti, ogni qualvolta affermiamo noi stessi creativamente, realizzando la nostra personalità,
in modi nuovi ed imprevedibili, scegliendo fra le varie alternative e potenzialità che di volta in
volta ci si pongono, si manifesta la nostra libertà, secondo il principio dello "slancio vitale", in cui
si realizza quell' "evoluzione creatrice" che per Bergson costituisce, almeno tendenzialmente, il divenire della realtà intera.
a cura del prof. Vinicio D’Intino – per contatti [email protected]
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