SCHEDA 3

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SCHEDA N. 3
Fecondità spirituale della coppia e della famiglia
1. Dalla fedeltà a Dio alla fecondità spirituale.
La “fecondità spirituale”, oggetto di riflessione della presente scheda, è la vera e autentica fecondità
in quanto è quella che dà contenuto e sviluppo sia alla “identità feconda” dell’essere uomo-donna (I
scheda), sia alla “fecondità fisica” (II scheda).
Come sappiamo, infatti, il Dio che ha creato l’uomo-donna a sua immagine e somiglianza li
ha creati per “fare coppia con sè”. La coppia è chiamata alle nozze con Dio e in questo “fare
coppia” dell’umanità con Dio scaturisce la vocazione sponsale dell’uomo-donna e la vera pienezza
della fecondità. Tutto l’Antico Testamento mostra come la stessa fecondità nelle cose, negli animali
e nelle persone scaturisce dal rapporto di fedeltà con Dio. Quando non si realizza questa fedeltà ne
proviene carestia e sterilità “Maledette saranno la tua cesta e la tua madia. Maledetto sarà il frutto
del tuo seno e il frutto del tuo suolo”. (Dt 28,17)
Quando invece Israele suo popolo è fedele diviene pienamente fecondo “La tua sposa sarà
come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti di ulivo attorno alla tua
mensa” (Sal 128,3). La fecondità scaturisce non soltanto dall’unione dell’uomo e della donna ma è
soprattutto dalla loro unione con Dio che può fluire la vita ed esserci crescita e futuro.
Questa prospettiva di fecondità che origina dal rapporto con Dio non va intesa solamente
come numero di figli o come ricchezza.
Per fecondità non si intende qualcosa di quantitativo e di numerico. Israele, infatti, “è il più
piccolo tra tutti i popoli” (Dt 7,7), ma proprio per questo Dio lo sceglie; pur rimanendo una nazione
tra le più piccole sulla terra per essa avviene la fecondità più eccelsa e numerosa. Abramo è padre
nella fede di una moltitudine di figli più numerosi della sabbia del mare e delle stelle del cielo ( Gen
15,5) .
La Bibbia perciò pone l’accento sulla fecondità che viene dalla relazione sponsale con Dio,
dalla fedeltà al patto d’amore. Questa è l’autentica fecondità, la fecondità che tutto precede, che
rimane per sempre e dalla quale scaturisce ogni altra fecondità. Le altre fecondità ne sono solamente
conseguenza e segno.
Lo stesso Dio vuol aiutare Israele a comprendere in che cosa consista questa autentica
fecondità. Quando Isaia riferisce la delusione di Dio per la sua vigna che non produce uva buona
non si sta lamentando del fatto che in Gerusalemme non ci sia vino (dal cap V si capisce che ce
n’era così tanto che molti potevano ubriacarsi fino al mattino); così quando Dio si lamenta per
l’infedeltà del suo popolo non vuol dire che si lamenta per i pochi sacrifici nel tempio, ma significa
che Israele vuol far da solo, vuol produrre da sè i frutti che sono utili, vuol vincere con le sue forze.
Dio si lamenta del fatto che Israele rimane in superficie, esternamente unito a Lui, sposa di
Lui sulla carta, ma dentro nell’intimità del suo talamo nuziale ella risparmia il suo cuore. “Tu sei
vicino alla loro bocca, ma lontano dai loro cuori” (Ger 12,2). Israele è rimasto con il cuore di
single, questo è il motivo della sterilità, della rottura dell’alleanza. Dio non cerca la fecondità delle
cose e degli animali, Dio cerca la fecondità del cuore, la fecondità che scaturisce dal rapporto con
Lui. È in questa ottica che il profeta Isaia annuncia “ nuove nozze” (Is 61,10). “Nessuno ti
chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai detta Mio
compiacimento e la tua terra, Sposata, perché si compiacerà di te il Signore e la tua terra avrà uno
Sposo. Si, come un giovane sposa una vergine così ti sposerà il tuo creatore, come gioisce lo sposo
per la sposa così gioirà il tuo Dio”. (Is 62,4-5).
La faticosa ed altalenante risposta del popolo di Israele all’alleanza con Dio è divinamente
superata e resa stabile per sempre perché lo Sposo divino fa coppia con l’umanità in Maria ed inizia
un’eterna alleanza, inizia un eterno sposalizio che si concretizza già qui sulla terra nella relazione
d’amore tra Cristo e la sua Chiesa.
È in questa luce che gli sposi cristiani sono chiamati a guardare alla loro fecondità come
ciò che scaturisce da questo loro far coppia con Dio e dall’essere sacramento dell’amore di Cristo
per la Chiesa.
Così risuonano nel nuovo rito del matrimonio le invocazioni proposte quando gli sposi fanno
memoria del loro battesimo: “Padre, nel battesimo del tuo figlio Gesù al fiume Giordano hai
rivelato al mondo l’amore sponsale per il tuo popolo. Cristo Gesù dal tuo costato aperto sulla
croce hai generato la Chiesa tua diletta Sposa. Spirito Santo potenza del Padre e del Figlio oggi fai
risplendere in questi sposi la veste nuziale della Chiesa”.
Gli sposi, fatti una carne sola, sono chiamati a realizzare una relazione sponsale con Cristo
unico sposo e da questa fedeltà di rapporto scaturisce la loro fecondità spirituale. Essi per il
sacramento sono resi partecipi di una fedeltà che non verrà mai meno “come Cristo ha amato la
Chiesa” (Ef 5,25), ma questa fedeltà ricevuta dalla grazia dello Spirito Santo attende l’adesione del
cuore di ciascuno dei due sposi e di ambedue.
La relazione sponsale dei due con Cristo tocca il suo vertice nel formare in Lui, nell’Eucaristia, una
sola carne. Da questa divina unità feconda scaturisce ogni altra fecondità.
La stessa fecondità fisica dei figli acquista il senso dell’origine e del destino. Una fecondità
degli sposi che faccia a meno del legame con Dio è pretesa solitaria della coppia che genera figli a
prescindere dall’Altro dal quale vengono ed al quale sono destinati. Ma la stessa coppia che
presume di vivere la fecondità fondandosi solo sulla propria autoproduzione di energia è destinata al
fallimento. È la fedeltà nel far coppia con Dio che porta gli sposi oltre la fertilità, che è solo propria
di una stagione della vita, rendendoli capaci di una fecondità che riempie tutto il tempo della vita e
oltre la vita. Se la coppia non realizza la relazione con “l’Alterità assoluta” che è il suo Sposo, il
Signore, essa finisce per vivere nella modalità del single anche avendo figli. Non avrà la fecondità
che va oltre la casa, oltre i figli, oltre la famiglia nella capacità di abbracciare la Chiesa, la società, il
mondo.
La coppia che desidera la fecondità spirituale deve accettare talora di essere condotta nel
deserto, nella solitudine: “La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16).
2. Dalla fedeltà come dono alla fedeltà come risposta.
La coppia è stata fatta per vivere le sua relazione profonda con Dio ed ogni famiglia può essere
ancora oggi il luogo dove Dio torna a passeggiare (Gen 3,8)). Con il sacramento del matrimonio
essa partecipa del rapporto fedele e fecondo di Cristo con la sua Chiesa.
Ma come vivere questo far coppia con Dio perché ne scaturisca una fecondità spirituale?
Vivendo la presenza di Dio ed acquistando la consapevolezza che Dio è di casa nella famiglia.
Egli è l’interlocutore permanente del vivere di coppia e di famiglia. Lo si invoca e gli si
parla come Dio Trinità, ma se ne scandisce anche tutto il suo essere in tre persone. Ciascuno dei tre
viene chiamato per nome: il Padre perché come sposi si è anche figli di Lui, ma come genitori si è
padri e madri come Lui e tutti insieme sposi e figli siamo generati da Dio che forma la famiglia dei
figli di Dio.
Non può mancare il rivolgersi a Gesù al quale gli sposi sono assimilati nel suo amore verso
la Chiesa. Lui, Gesù, ha legato la sua presenza in forma stabile alla relazione di coppia e come
“venne ad abitare in mezzo a noi in carne umana” (Gv 1,14), così ora continua da abitare nella
relazione dei coniugi per avere ancora “carne” che esprima il suo amore per la Chiesa e per ogni
uomo.
Pure lo Spirito Santo va riconosciuto presente, va chiamato per nome ed invocato. Lui è dal
principio nel cuore dell’uomo/donna. È Lui quel soffio divino che abitò la creazione (Gen 1,2).
È per la forza dello Spirito che si rende possibile l’impossibile: una tenera e fragile relazione
sponsale uomo/donna viene abitata dal fuoco d’amore di Cristo per la sua Chiesa.
È lo Spirito Santo che, invocato, ripete in ogni coppia il prodigio del roveto ardente per il
quale semplici rovi rimangono tali mentre sono avvolti dalle fiamme di Dio.
Così è la famiglia qui sulla terra che rispecchiando la Trinità, la prega, la benedice, la loda e,
segnandosi con il segno della croce, la nomina nelle sue singole persone perché nello svolgersi del
giorno non senta mai la solitudine, ma viva la pienezza della comunione ad immagine di quella
trinitaria.
La fedeltà al “far coppia con Dio” diventa la fedeltà ad un dialogo permanente con Lui per
lodarlo, ringraziarlo, invocarlo, ma si traduce anche coinvolgendolo nelle decisioni, negli
orientamenti di famiglia fino alla condivisione dei sentimenti di gioia e di dolore. Ci sono testimoni
molte famiglie della Bibbia su come hanno vissuto queste varie declinazioni del rapporto con il
Signore: dalla sterilità di Sara alla disperazione di Tobia; dalla gioia di Tobi ai dubbi di Zaccaria.
Segno di questa fedeltà a far coppia con Dio è la presenza ed il riferimento alla Parola di
Dio, la Bibbia, fino al momento celebrativo più alto di unità che è l’Eucaristia.
3. Cosa significa fecondità spirituale? Quali le conseguenze della fecondità spirituale?
La fedeltà al patto d’amore tra la coppia ed il suo Signore genera una fecondità spirituale della
quale la fecondità umana è solamente segno perché la anticipa e la oltrepassa in numero e qualità.
a) La prima conseguenza dell’unità della coppia con Dio è il collocare gli sposi e la famiglia in un
orizzonte ben preciso dal quale essi ricevono il senso stesso della vita e dei figli.
È l’orizzonte dell’origine e del destino della coppia e dei figli. Nessuno di essi viene dal
nulla, ma ciascuno di essi è stato pensato per amore, chiamato a vivere l’amore qui sulla terra per
goderlo infinitamente nell’eternità. Così si esprime il salmo 138: “Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno
visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati quando ancora non ne
esisteva uno”. Così si legge nella quarta formula di epiclesi del nuovo rito del matrimonio: “Il loro
amore, Padre, sia seme del tuo Regno. Custodiscano nel cuore una profonda nostalgia di te fino al
giorno in cui potranno, con i loro cari lodare in eterno il tuo nome”.
È per la coppia fecondità di eterno: i giorni che passano non spengono l’amore ma aprono
alla Vita.
b) La seconda conseguenza dell’unità di coppia con Dio è vivere l’umano maschile e femminile
non più solamente mossi dall’istinto unitivo ma animati dall’amore divino che in esso abita per la
forza dello Spirito Santo. Questa fecondità spirituale consente di guardare attraverso gli occhi del
corpo con il cuore di Dio, nel suo Spirito. È il Dio che dopo aver fatto l’uomo e la donna “vide che
era una cosa molto buona”. È il saper cogliere la verità più profonda e la bellezza più intima del
proprio corpo ed oltre il corpo della moglie, del marito, dei figli. Significa lasciarsi stupire dalla
bellezza della celebrazione unitiva dei corpi, ma anche dalla distinta bellezza di lui, di lei fino a
cogliere l’infinitezza dell’amore genitoriale e la capacità di passare da una conoscenza solo
intellettuale di queste verità ad una esperienza mistica. È l’esperienza di chi non soltanto ri-conosce
la presenza del divino nell’umano, ma di chi vi si sente immerso come protagonista.
Così gli sposi sono l’uno per l’altro l’abbraccio dell’infinito amore del Padre ed insieme
sono di Lui l’abbraccio ai figli ed alla comunità.
È conseguenza logica, perciò, parlare di fecondità come chiamata alla santità, cioè
possibilità di far fruttificare in pienezza il dono ricevuto che è la grazia del sacramento del
matrimonio. Questa fecondità del sacramento deriva direttamente dalla consacrazione nello Spirito
Santo del vincolo coniugale che rende ogni gesto sponsale e genitoriale santificato e santificante.
c) Un’altra conseguenza della fecondità spirituale è evidente nell’educazione dei figli.
Gli sposi, che hanno legato la loro vita di coppia a Dio con un vincolo indissolubile, sono
consapevoli che la crescita di un figlio non è solamente la crescita di un corpo dentro le coordinate
di una buona maturità umana e nelle regole della convivenza civile, ma si tratta di far crescere
“un’anima”. È quell’anima immortale che porta inscritta intimamente l’origine ed il destino eterno
dei quali è espressione. Questa sottolineatura non deve farci pensare ad una separazione tra anima e
corpo, ma piuttosto ad una unità inscindibile dove non è mai separabile l’una dall’altro.
È facilmente intuibile questa fecondità spirituale se guardando al futuro del figlio si risponde
a queste domande: Come mio figlio saprà amare ed essere amabile; Come mio figlio saprà decidere
tra ciò che è bene e ciò che è male? Quale valore darà mio figlio al tempo ed alle cose quando avrà
scoperto la bellezza del suo corpo? Saprà coglierne il senso più profondo? Avrà imparato il senso
profondo della vita che va oltre le gioie ed i dolori di ogni giorno?
Far crescere la vita, essere fecondi spiritualmente, va ben oltre il non far mancare nulla ai
figli o educarli alle buone maniere della convivenza sociale.
Fecondità spirituale significa far respirare a loro l’odore di casa, il profumo delle singole
stanze, dove l’aria conserva il segno della presenza di Dio Padre,Figlio e Spirito Santo. Questa
fecondità spirituale non può essere legata solo a qualche gesto religioso da porre in alcuni momenti
della vita, ma fa parte strutturale dell’educazione anche se poi va accolta e confermata dalla scelta
dei figli divenuti più consapevoli. Sono assai frequenti oggi i casi in cui la crescita dei figli porta il
segno della delusione, delle tragedie immeritate. È qui che i genitori dicono ancora una fecondità
spirituale imponendosi una disciplina del silenzio e del rispetto, accettando l’umiliazione dei figli e
che contraddicendo i valori trasmessi nella famiglia sembrano smentirne la fecondità spirituale.
In ordine ai figli la fecondità spirituale non si ferma sulla porta di casa, ma li conduce passo
passo a condividere la fede con gli altri fratelli ed a celebrarla gioiosamente nel giorno del Signore
costituendo tra tutti una famiglia più grande, la famiglia dei figli di Dio.
d) Fecondità spirituale e pesantezza umana.
Quando si parla di fecondità spirituale sembra si prospetti un cammino contrapposto alla vita
concreta e banale di tutti i giorni, quasi che il peso specifico del vivere umano sia in contraddizione
con la vita spirituale. Essa è crescere in un corpo concreto, in una relazione uomo-donna, che resa
partecipe della grazia dello Spirito Santo si trasforma e fa crescere con Lui l’intimo fermento
divino. Nel nuovo rito del matrimonio così si invoca nella quarta formula : l’azione della grazia
“trasfiguri quest’opera che hai iniziato in loro e rendila segno della tua carità. Scenda la
benedizione su questi sposi perché, segnati col fuoco dello Spirito diventino vangelo vivo tra gli
uomini”.
Non vi è situazione umana di coppie e famiglie che non possa essere feconda spiritualmente:
malattie, problemi educativi, morali, parentali, economici fino alla difficoltà più significativa che è
dove un solo coniuge ha come obiettivo la fecondità spirituale. Ma rimandiamo per queste ultime
riflessioni all’ottava scheda dello scorso anno intitolata Cristo Sposo: La Via Oblativa della Pasqua.
Va solo ricordato che la fecondità spirituale non ha i tempi ritmati dalle stagioni, ma ha bisogno di
tempi lunghi di attesa e gestazione legati alla crescita delle persone ed alla azione dello Spirito.
4. Fecondità spirituale dono per la Chiesa e per la società.
Il nuovo rito del matrimonio nella quarta formula di invocazione dello Spirito usa questa
espressione, precedentemente citata, per gli sposi: “il loro amore Padre, sia seme del tuo Regno”.
La famiglia ha questa specifica fecondità essere seme di Chiesa. Paolo VI in una meditazione alle
Famiglie nel 1970 diceva: “quale grazia essere accolti in questa piccola Chiesa, entrare nella sua
tenerezza, scoprire la sua maternità, sperimentare la sua misericordia, tanto è vero che un focolare
cristiano è il volto ridente e dolce della Chiesa”. Nel documento ufficiale Evangelii Nuntiandi
Paolo VI scriveva: “ La famiglia , come la Chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è
trasmesso e da cui il Vangelo si irradia”.
Questa fecondità della famiglia è chiaramente rilevabile fin dagli inizi del cristianesimo.
Sulla base di molte testimonianze apostoliche è facile accorgersi quanto sia stato importante la
famiglia all’origine ed alla costruzione della Chiesa primitiva.
“Le case” sono centri propulsivi del vangelo, luogo di incontro per lodare e ringraziare il
Signore, per ascoltare la parola degli apostoli, per la condivisione e l’aiuto fraterno. Sono
“l’ambiente umano” che ha reso possibile la Chiesa e la sua visibilità. Una citazione fra tante la
prendiamo da Romani 16,3: “salutate Priscilla ed Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, per
salvarmi la vita essi hanno arrischiato la loro testa e ad essi io soltanto sono grato, ma tutte le
chiese dei gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella sua casa”. È la stessa famiglia
che offre il suo linguaggio di casa per esprimere la nuova realtà dell’essere chiesa. L’apostolo Paolo
chiama Tito “mio vero figlio nella comune fede” (Tt 1,4); raccomanda Onesimo alle cure di
Filemone dicendo “ti prego , dunque, per il mio figlio che ho generato in catene, te l’ho rimandato,
lui mio cuore” (Fm 10.12); chiama Febe “nostra sorella, che è diaconessa nella chiesa che è in
Cencre (Rm 16,1).
Ogni famiglia perciò è in grado di far assaporare non soltanto l’originalità di un cognome o
lo stile di vita di una coppia, ma assai di più: può far gustare l’essere un sol corpo nel Signore.
Quale potenza e gioia emana dal fatto di essere coppia di sposi che “fa coppia” con il suo
Signore. Potremmo definire la famiglia chiesa in stato diffusivo nel territorio. È essa infatti che
viene a contatto con la realtà del mondo, con non credenti e non praticanti ed a tutti, per contagio
può far assaporare il mistero grande nascosto nella realtà sacramentale del matrimonio e della
famiglia. È ovvio che parlare di questa fecondità della famiglia non significa più contare i numeri
dei partecipanti nella pastorale, ma la qualità di famiglie che raggiungono la fecondità più alta solo
attraverso la via della formazione , della conversione, dell’eucaristia vissuta.
Accanto a questa fecondità non va trascurato il fatto che una famiglia, che sa vivere l’amore
dentro i problemi di tutti i giorni, è “bella” e diventa testimonianza esplicita della verità della Parola
dove si afferma dopo la creazione dell’uomo-donna: “ e Dio vide che aveva fatto una cosa molto
buona”. Ma il risultato che ne consegue è che il matrimonio può tornare a costituire un vero ideale
di vita per i giovani, un riferimento concreto per i valori.
Non va trascurata la conseguenza nel tessuto sociale di questa fecondità spirituale della
presenza nel territorio di famiglie che vivono le dimensioni più significative della vita cristiana.
Basti questa espressione dalla Familiaris consortio al n. 43: “Di fronte ad una società che rischia di
essere sempre più spersonalizzata e massificata, e quindi disumana e disumanizzante… la famiglia
possiede e sprigiona ancora oggi energie formidabili capaci di strappare l’uomo dall’anonimato,
di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di profonda umanità e di
inserirlo attivamente con la sua unicità e irrepetibilità nel tessuto della società”.
Preghiera
Grazie Trinità Santissima a Te lode e gloria,
perché manifestandoci la Tua divina ed attuale fecondità
ci coinvolgi in orizzonti che oltrepassano ogni nostra aspettativa.
Ciò che ai nostri occhi
sembra un dovere da compiere,
è in realtà un ricevere nuovi doni.
Mentre discutiamo
sui percorsi talora stretti dell’amore di coppia,
Tu ci proponi di “far coppia” con Te.
Quando noi misuriamo la nostra fedeltà reciproca
Tu ci superi divinamente
offrendoci una fedeltà già oltre i nostri tradimenti
ed oltre la morte,
con un Amore capace di riempire ogni desiderio,
senza più nostalgia di altri amori.
Chi conoscendo Te Signore
è così piccolo da non desiderare
di fare alleanza,
di far coppia con Te?
In Te Unità Tripersonale
è coinvolta la dinamica d’amore dell’unità e distinzione in famiglia.
In Te eterna fonte attuale di vita
siamo coinvolti
per dar vita ai figli ed a chiunque incontriamo.
Non ci rendi trasmettitori
solo della nostra vita fisica,
ma trasmettitori della Tua stessa vita.
Sorpresa infinita,
non facciamo figli per la morte
ma figli per la vita,
l’eternità che già ora è cominciata.
Così Tu trasformi la nostra vita di coppia
In Tue braccia d’amore
per ogni figlio;
trasformi la nostra casa
in una periferia trinitaria
dove si possa respirare l’aria del Tuo amore,
della Tua misericordia,
della Tua generosità.
O Trinità beata
che vuoi essere presente nel cuore di chi Ti ama,
Ti offriamo la nostra casa
per manifestarTi ancora,
come nella casa di Nazareth,
come alle nozze di Cana.
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