Cornea nuova in provetta

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Cornea nuova in provetta
I risultati dei primi esperimenti sono incoraggianti. Evitati i rischi di rigetto
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na cornea artificiale ma completamente bio. È il risultato
ottenuto per la prima volta in laboratorio esclusivamente
con fibre di collagene umano, prodotte in provetta e poi
modellate per formare il tessuto corneale. L’esperimento,
condotto dall’équipe di May Griffith dell’università di Ottawa e pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, non offre ancora
una tecnica perfezionata ma apre il campo a una possibile alternativa
rispetto al trapianto corneale da donatore. Lo
studio riguarda dieci pazienti svedesi trattati
presso l’università di Linkoping affetti da
cheratocono in stato avanzato, una malattia
che determina l’assottigliamento e l’incurvatura della cornea con problemi visivi come
la distorsione delle immagini e un senso di
abbagliamento alla luce del sole. A distanza
di due anni e mezzo dal trapianto bioartificiale, che ha permesso di sostituire lo strato
lamellare anteriore della cornea, esistono
buon
buoni indicatori: l’impianto si è ben integrato evitando la vascolarizzazion
zione, le cellule circostanti del paziente hanno cominciato a rigenerarsi e
così i nervi, mentre la lacrimazione dell’occhio è ripresa naturalmente. La
vis
vista tuttavia è stata ripristinata in sei pazienti su dieci, e la metodica
rrichiede quindi ulteriori migliorie. «Si tratta comunque di un esito
in
interessante, perché la tecnica permette di produrre in laboratorio
un
una cornea corrispondente a livello ottico a quella umana, riducendo
il rischio di rigetto verificabile invece quando si utilizzano impianti di
ccornea umana», ha commentato il professor Aldo Caporossi, direttore
d
dell’Oculistica al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, «bisogna
per
però riconoscere che il trapianto corneale da donatore ha compiuto
note
notevoli progressi negli ultimi anni. La percentuale di casi di rigetto è
bass
bassa ed esiste una buona disponibilità di tessuti da donatori».
La ccornea è la porzione trasparente della tunica esterna dell’occhio che,
cons
consentendo il passaggio dei raggi luminosi sulla retina, permette la
I FATTI SEPARATI DALLE OPINIONI
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messa a fuoco delle immagini. Varie patologie di natura infiammatoria,
traumatica o genetica possono condurre alla sua opacizzazione e alla
deformazione della curvatura, con progressiva riduzione della vista. «Se
in passato il trapianto corneale era sempre perforante, ovvero coinvolgeva
tutti e cinque gli strati corneali, oggi è invece possibile intervenire con
la cheratoplastica lamellare, meno invasiva», ha spiegato Caporossi. «In
particolare si utilizza la lamellare profonda anteriore quando l’alterazione
riguarda solo gli strati corneali superficiali (cheratocono, opacità infiammatorie ectasiche), mentre si ricorre alla lamellare posteriore quando il
danno colpisce il foglietto interno, endotelio. È
quasi superfluo sottolineare l’enorme progresso apportato da queste due soluzioni».
Il Policlinico senese è un centro all’avanguardia dove è stata introdotta, per la prima volta in
Italia, la terapia del cross-linking sempre per la
cura del cheratocono. «Grazie al cross-linking,
tecnica nata in Germania e da noi standardizzata, si può prevenire la progressione della
malattia e ridurre fino al 50% il numero dei
pazienti che devono ricorrere al trapianto di
cornea se si interviene in fase iniziale», ha proseguito Caporossi. «Questa
metodica mira a indurire il collagene corneale migliorando la resistenza
biomeccanica della cornea, che nel cheratocono si riduce sensibilmente.
Dopo la rimozione di una piccola parte di epitelio corneale, lo strato
cellulare più superficiale, si impregna la cornea di una sostanza fotosensibilizzante (riboflavina, vitamina B2) e poi la si mette a contatto con
una radiazione ultravioletta. Ne deriva una reazione fotochimica che
induce la formazione di ponti di tessuto nel collagene corneale. Aumenta
quindi lo spessore delle fibre di collagene e viene così contrastato l’assottigliamento strutturale della cornea». L’apparecchio per l’emissione dei
raggi Uva, perfezionato al Policlinico senese, garantisce il controllo della
messa a fuoco mediante una microtelecamera e monitora la correttezza
del trattamento. Il cheratocono si manifesta di solito prima dei 18 anni
e con il cross-linking è ora possibile intervenire tempestivamente anche
in età infantile, intorno ai 10 anni. (riproduzione riservata)
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