Presentazione campagna

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Un mondo di parole
Il mondo è fatto di parole. Non neutre. Né senza storia. La storia delle parole fa la storia di molte persone. A
volte le parole segnano. Altre volte salvano, oppure condannano. Le parole hanno sesso, colore, nazionalità,
cultura, religione e sentimenti. Hanno più o meno potere o sono indifese. Hanno diritti. Ci sono parole che
vengono da lontano, ma non hanno diritti, e quindi sono parole senza parola. Ci sono invece quelle che si
impongono. Parole su tutte le altre. Ma le parole si possono cambiare, inventare, scambiare.
Chi lavora nell’informazione, lavora con le parole. Con le immagini delle parole. L’informazione che rispetta,
usa parole che rispettano.
Le parole sono come le persone. Le donne e gli uomini di cui spesso l’informazione racconta, vengono
seppellite dalle parole, usate dalle parole. Migrante è una parola, che ne richiama altre: viaggio, ricerca,
fuga, diritti, lavoro, felicità, novità. Extracomunitari ne richiama altre ancora: diversità, alieno, straniero, al
di “fuori”. Clandestino: fuorilegge, criminalità, pericolo.
Vogliamo chiedere a chi fa informazione, a chi lavora nell’informazione di non usare con leggerezza parole
ambigue, irrispettose, offensive. Vi chiediamo di trovare le parole appropriate, per raccontare rappresentare
i migranti.
Le parole ci fanno conoscere gli uni con gli altri. Per conoscerci bisogna trovare le parole giuste.
Vogliamo aiutarvi: vi suggeriamo alcune parole, che non feriscono, non condannano, non emarginano. Che
non umiliano. Le potete, le dovreste, utilizzare al posto delle parole ingiuste
Le parole lasciano impronte.
Non dimenticatelo.
Care amiche e cari amici
Da tempo ormai, chiunque lavori nel mondo dell’informazione prova un profondo disagio per
la consuetudine con cui vengono usati termini discriminanti verso culture o persone provenienti da
altri paesi.
Continuiamo a non voler abdicare al ruolo anche educativo dell’informazione ma, come diceva un
pensatore tanti e tanti anni fa, anche l’educatore deve essere educato. L’educazione nasce dalla
relazione, dal costante confronto con i soggetti di cui si dà una rappresentazione.
Le nostre società sono sempre più complesse e sempre più complesso il ruolo di chi informa.
Oggi un elemento assolutamente inedito per il nostro paese, per dinamiche e contesti di provenienze,
sono le migrazioni. Inedito, ma non nuovissimo. Sono ormai decenni che le nostre città sono
multiculturali. Questo non solo per la presenza di migranti, ma per la ricchezza di possibilità di scelta
culturali e per le differenze tra individui e gruppi che esistono nelle società contemporanee. Ciò non
garantisce uno scambio e un riconoscimento reciproco tra culture e tra soggetti che le incarnano, né
tanto meno il rispetto tra persone differenti. Va allora costruito intenzionalmente uno spazio
interculturale, cioè un luogo di incontro e confronto che fondi nuove forme di convivenza, cioè un
nuovo sistema di diritti. I diritti all’informazione corretta e plurale, alla comunicazione, al poter
accedere ai sistemi di comunicazione di massa, sono ormai diritti fondamentali che definiscono un
paese come democratico o meno. Nell’informazione, come nella politica, possiamo iniziare dagli
strumenti immediati del nostro agire: le parole.
Troppo spesso i media trattano di immigrazione solo nei fatti di cronaca, aumentando, più o meno
coscientemente, un immotivato allarme sociale. Inoltre anche in quel contesto il linguaggio utilizza
parole immediatamente connotanti come negative.
Intendiamo porre all’attenzione il fatto che esistono e vengono comunemente usate, parole sbagliate,
che non dovrebbero essere utilizzate da chi correttamente vuole informare.
Ci sono parole più ambigue che il tempo e i processi sociali e culturali trasformeranno, ma adesso
queste parole hanno bisogno di una definizione maggiore per essere usate.
Infine ci sono parole che sarebbe bene utilizzare perché sono parole che possono mettere in moto
processi culturali positivi e che possono sostituire facilmente quelle sbagliate.
Vi chiediamo di prestare attenzione e ascolto alle parole migranti. Parole che ci portano verso un
nuovo senso di cittadinanza e partecipazione. Chiunque voglia aderire a questa campagna può
contribuire a dar vita ad un piccolo vocabolario, patrimonio comune di chi vorrà, parlando dei
migranti e con i migranti, usare parole giuste.
Non vogliamo costruire un decalogo delle parole o una lista nera di quelle da non usare. Oppure un
approccio politically correct, ma una relazione e uno scambio da cui scaturiscano le buone parole.
Una relazione tra chi lavora nel mondo dei media e i migranti.
Vi chiediamo di aderire come associazione o come singoli a questa prima iniziativa pubblica che si
svolgerà Mercoledì 23 marzo dalle ore 10.00 alle ore 12.00, presso la sala della Federazione
Nazionale della Stampa, Corso Vittorio Emanuele II, 349 Roma.
Buon lavoro.
Prime adesioni alla Campagna:
Agenzia Migra news, Archivio Immigrazione, agenzia Amisnet, Peacelink, Carta-Cantieri sociali,
giornale “il Manifesto”, giornale “Liberazione”, Lettera 22, Cospe, Cooperativa Sesamo, rivista
Segni e Sogni, centro interculturale di donne Trama di terre, De.Mo.T.E., Informazione al futuro,
rivista “Altri”...
Potete mandare le vostre adesioni all’indirizzo: [email protected]
.
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