Metodi e tecniche della ricerca psicosociale

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Metodi e tecniche della ricerca
psicosociale
Prof. Zira Hichy
Testo: Di Nuovo, S. & Hichy, Z. (2007). Metodologia della
ricerca psicosociale. Bologna: Il Mulino.
1
Come nasce una ricerca
Quando si conduce una ricerca bisogna seguire delle
regole precise.
Le fasi della ricerca sono:
•
•
•
•
•
•
•
•
Identificazione del problema di ricerca;
Studio delle teorie;
Definizione delle variabili;
Pianificazione del disegno di ricerca;
Osservazione;
Analisi dei dati;
Interpretazione dei dati;
Comunicazione dei risultati.
2
Identificazione del problema di ricerca
Interessi personali del ricercatore. Questi sono
molto importanti perché stimolano l’individuazione dei
problemi, suggeriscono la direzione del lavoro di
ricerca e aiutano a perseguire tale lavoro. Gli interessi
riguardano vari campi, ad es., le emozioni, la
creatività, particolari abilità, aspetti della propria vita
etc. Ad esempio, l’interesse di Pavlov per le “secrezioni
psichiche” lo portarono a scoprire i riflessi condizionati.
3
Fatti paradossali e fortuna. Un evento paradossale
può dare vita ad un nuovo problema di ricerca. Ad
esempio, Darley e Latané trassero spunto dal caso di
Kitty Genovese per teorizzare il concetto di
“responsabilità diffusa”.
Per quanto riguarda il caso o la fortuna, si parla di
serendipità, che indica la capacità di fare scoperte utili
alle quali non si mirava. Ad esempio, Alteman e
Szechtman hanno scoperto che pizzicando lievemente
la coda di un topo, nel 90% dei casi i topi mangiavano.
Ora si usa questa tecnica per indurre l’obesità nei ratti.
4
Tentativi di risolvere problemi pratici. In questo
caso, il ricercatore ha un problema, derivato dalla
realtà che lo circonda, che vuole risolvere.
Gli esempio sono vari: trovare le tecniche per guarire i
bambini autistici, incentivare l’utilizzo dei mezzi
pubblici.
Teorie e risultati delle ricerche. Tutte le teorie
psicologiche fanno sorgere nuove problematiche, che
possono essere il punto di partenza per nuove
ricerche. Ad esempio, l’ipotesi del contatto di Allport
ha fatto sorgere numerosi problemi, generando molte
ricerche.
Anche i risultati di precedenti ricerche possono far
sorgere nuovi problemi. Un esempio è il modello di
Hinkle e Brown.
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Studio delle teorie
Prima di condurre una ricerca è indispensabile
analizzare le teorie che si sono occupate di quello
specifico argomento.
Lo studio della teoria consente di:
• Definire l’argomento di ricerca
• Conoscere i risultati già ottenuti e le concordanze e le
discordanze.
Lo studio della letteratura giustifica l’argomento
generale della ricerca e le ipotesi specifiche.
6
Teoria
Modello
Ipotesi
Non
è
possibile
dedurre
ipotesi
empiriche
direttamente dalla teoria, ma è necessario avvalersi di
un modello che specifichi le condizioni in cui le
assunzioni della teoria funzionano.
7
Teoria
Modello
Modello
Modello
Ipotesi Ipotesi Ipotesi Ipotesi Ipotesi
Ogni teoria può generare più modelli, ognuno dei quali
può dare vita a più ipotesi.
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Le variabili
Una variabile è qualsiasi caratteristica (fisica o
psichica) che può assumere valori diversi in un
dato intervallo. Una variabile, quindi, è qualsiasi
caratteristica che, almeno teoricamente, può essere
misurata.
Le variabili possono essere distinte in base a:
• il livello di misurabilità;
• l’oggetto a cui sono associate;
• il ruolo che assumono nella ricerca.
9
Per quanto riguarda il livello di misurabilità, le
variabili si distinguono in continue e discrete.
• Si dice continua una variabile che, in teoria, può
assumere qualsiasi valore della serie numerica
compresa tra due punteggi. L’altezza di una
persona, ad esempio, può essere di 160 cm, 161
cm, ma anche di 161,23 cm.
• Una variabile è discreta, invece, quando non può
assumere qualunque valore tra due punteggi. Ad
esempio, il numero di figli di una famiglia può
essere 3 o 4, ma non 3,25.
10
In base all’oggetto a cui sono associate, le variabili
possono essere comportamentali, organismiche (o
soggettive).
•
•
Per variabile comportamentale si intende ogni
risposta osservabile di un organismo. Esse riguardano
comportamenti sia semplici sia complessi. Un esempio
di variabile comportamentale può essere la pressione
di un pulsante quando compare una luce.
Le variabili organismiche o soggettive riguardano
le caratteristiche della persona. Ad esempio, l’età, il
genere, il nevroticismo, il razzismo.
Alcune sono direttamente osservabili (variabili
organismiche osservabili), ad esempio, il peso o
l’altezza; altre, invece, non si possono osservare
direttamente, ma vengono inferite dal comportamento
dei soggetti (costrutti), ad esempio, l’intelligenza o il
11
razzismo.
Per quanto riguarda il ruolo che assumono nella
ricerca, le variabili si distinguono in variabili
dipendenti, indipendenti e intervenienti (o di disturbo).
• Le variabili indipendenti sono gli stimoli (eventi)
che si ipotizza causino dei cambiamenti su un
comportamento.
• Le variabili dipendenti sono le variazioni del
comportamento che si suppone dipendano dalle
modifiche delle variabili indipendenti.
• Le variabili intervenienti o di disturbo sono
variabili che disturbano la relazione tra la variabile
dipendente e quella indipendente.
12
Le variabili indipendenti e dipendenti vengono anche
definite ripettivamente variabile stimolo e variabile
risposta.
• Le variabili stimolo sono gli eventi che causano un
effetto su un organismo (ad es., cibo).
• Le variabili risposta sono le reazioni che un
organismo ha in seguito alla stimolazione (ad es.,
salivazione).
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Esistono due tipi di variabili indipendenti: manipolate e
non manipolate.
• Le variabili manipolate sono quelle che lo
sperimentatore controlla e modifica attivamente.
• Le variabili non manipolate sono quelle che non
possono essere controllate a piacere dal ricercatore.
Queste sono prevalentemente variabili oranismiche,
come l’intelligenza, il genere, etc. In questo caso, il
ricercatore può solo dividere i soggetti in base a
queste variabili. Ad esempio, se si vuole studiare
l’atteggiamento nei confronti degli extracomunitari
in base all’appartenenza politica, il ricercatore può
dividere i soggetti secondo le idee politiche e
verificare se vi sono differenze nell’atteggiamento
verso gli extracomunitari.
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Il ricercatore, di solito, ipotizza una relazione
causale tra le variabili indipendenti e dipendenti,
ipozizza, cioè, che i cambiamenti apportati alla
variabile indipendente causino cambiamenti nella
variabile dipendente.
Non è possibile sostenere l’esistenza di una
relazione causale tra due variabili senza
manipolare direttamente una di esse.
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Le ipotesi della ricerca definiscono la relazione tra le
variabili indipendenti e dipendenti.
Le procedure metodologiche servono a controllare gli
effetti delle variabili intervenienti.
Il disegno della ricerca coordina questi due elementi.
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Pianificazione del disegno
In questa fase il ricercatore compie una serie di scelte
che portano a delineare il disegno di ricerca. Esse
riguardano:
•
•
•
•
•
i soggetti da sottoporre alle prove,
le condizioni in cui condurre le osservazioni,
gli strumenti di misura più affidabili,
i metodi più appropriati per codificare i dati,
i test statistici per analizzare i dati.
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La possibilità di manipolazione e di controllo delle
variabili definisce il piano della ricerca.
• Piani di ricerca in cui è possibile la manipolazione
delle variabili indipendenti e il controllo delle
variabili intervenienti: studi di laboratorio, studi di
psicofisiologia clinica, uso di test psicodiagnostici
standardizzati, simulazioni su computer.
• Piani di ricerca in cui non è possibile la
manipolazione
delle
variabili
indipendenti:
sperimentazioni applicative, ricerche su gruppi
precostituiti.
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• Piani di ricerca in cui è possibile una manipolazione
delle variabili, ma il grado di controllo delle variabili
intervenienti è limitato: ricerche demoscopiche,
metodo osservativo stimolato, ricerche mediante
role-playing.
• Piani di ricerca in cui non è possibile alcuna
manipolazione
né
controllo
delle
variabili
intervenienti:
ricerche
di
osservazione
delle
interazioni sociali, analisi di videoregistrazioni,
ricerche etologiche.
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Conduzione delle osservazioni
In questa fase il ricercatore mette in atto le procedure
stabilite nella fase precedente e raccoglie i dati che
saranno oggetto di studio nelle tappe successive.
Analisi dei dati
Le osservazioni effettuate, di solito, vengono codificate
in forma numerica e disposte in un determinato
ordine, per permettere l’elaborazione statistica. Su
questi numeri si applicheranno i test statistici più
appropriati, sia in base al tipo di dati sia in base allo
scopo della ricerca.
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Interpretazione dei dati
In questa fase il ricercatore deve verificare se i risultati
danno una risposta all’ipotesi di ricerca e se tale
risposta contribuisce ad approfondire la conoscenza
del problema.
Comunicazione dei risultati
I risultati della ricerca vanno comunicati al pubblico
tramite convegni, articoli su riviste scientifiche e libri.
Il resoconto della ricerca deve contenere una
descrizione dettagliata non solo dei risultati ottenuti,
ma anche delle procedure utilizzate per condurre la
ricerca.
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Le condizioni sperimentali
Quando si conduce un esperimento, una delle prime
scelte che bisogna effettuare riguarda il numero delle
condizioni sperimentali, ovvero, quanti e quali sono i
livelli della variabile indipendente.
Ogni variazione della variabile indipendente crea una
condizione sperimentale:
• Una variazione = due condizioni (assenza vs. presenza
di trattamento)
• Due variazioni = tre condizioni (assenza di
trattamento vs. trattamento A vs. trattamento B)
Quindi, per creare le condizioni sperimentali è necessario
manipolare la variabile indipendente, ovvero, è
necessario che la variabile indipendente assuma diversi
22
livelli.
Quando si conduce un esperimento bisogna avere ameno due
condizioni sperimentali, ovvero, almeno una variazione della
variabile indipendente.
Esempio. Disegno con un’unica condizione sperimentale.
Condizione 1
Trattamento
Post-test
Film violento
Livello di aggressività
Con questo tipo di disegno è impossibile trarre alcun
tipo di conclusione relativa alla relazione tra la
variabile indipendente (esposizione a modelli violenti)
e la variabile dipendente (aggressività).
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Esempio. Disegno con due condizioni sperimentali.
Trattamento
Post-test
Condizione 1
Film violento
Livello di aggressività
Condizione 2
Film neutro
Livelo di aggressività
Con questo tipo di disegno, se troviamo una differenza nel livello
di aggressività, ovvero, se troviamo che nella Condizione 1 il
livello di aggressività è più elevato rispetto alla Condizione 2,
possiamo concludere che l’esposizione a modelli violenti provoca
un aumento dell’aggressività.
24
Quando bisogna decidere circa il numero delle
condizioni sperimentali, bisogna tenere presente il
principio della parsimonia: bisogna ridurre il numero
delle condizioni al minimo indispensabile per poter
verificare le ipotesi.
Poche condizioni sperimentali possono non essere in
grado di cogliere tutti gli aspetti dell’ipotesi.
Molte condizioni sperimentali
l’interpretazione dei dati.
possono
complicare
25
Esempio.
Condizione 1
Trattamento
Post-test
Film violento
Livello di aggressività
Condizione 2 Videogioco violento Livello di aggressività
Condizione 3
Film neutro
Livello di aggressività
In questo disegno, l’aggiunta di una condizione in cui
si utilizza un videogioco violento, è inutile ai fini
dell’ipotesi “l’esposizione a modelli violenti provoca un
aumento dell’aggressività”.
26
Esempio.
Condizione 1
Trattamento
Post-test
Film violento
Livello di aggressività
Condizione 2 Videogioco violento Livello di aggressività
Condizione 3
Film neutro
Livello di aggressività
Condizione 4
Videogioco neutro
Livello di aggressività
Questo tipo di disegno è utile per verificare un’ipotesi
che preveda una differenza tra l’esposizione a film
violenti e l’utilizzo di videogiochi violenti.
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Manipolazione delle variabili indipendenti
Non è possibile manipolare tutte le variabili indipendenti.
Prima di poter manipolare una variabile indipendente è necessario
operazionalizzarla, ovvero, tradurla in una definizione concreta.
Bisogna, quindi, avere una chiara definizione della variabile
indipendente.
Esistono vari modi per manipolare una variabile indipendente.
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In alcuni casi è possibile variare direttamente il livello della
variabile indipendente (ad es., illuminazione di una stanza).
Esempio. Ricerca di Zajonc (1968) sulla mera esposizione.
Ipotesi: la familiarità di uno stimolo (variabile indipendente)
determina un aumento della sua piacevolezza (variabile
dipendente).
La familiarità viene operazionalizzata come il numero di volte in
cui il partecipante viene esposto ad uno stimolo. La variabile
indipendente può assumere tutti i valori che vanno da zero a
infinito.
29
Numero di
presentazioni
Post-test
Condizione 1
1
Valutazione
Condizione 2
2
Valutazione
Condizione 3
5
Valutazione
Condizione 4
10
Valutazione
Condizione 5
15
Valutazione
Condizione 6
20
Valutazione
Condizione 7
25
Valutazione
30
Per decidere quali sono i valori da assegnare alla
variabile indipendente il ricercatore può:
• Cercare in letteratura manipolazioni simili o uguali a
quella che vuole effettuare;
• Effettuare uno studio pilota, cioè uno studio
precedente alla ricerca, che ha come scopo quello di
individuali i livelli pertinenti della variabile
indipendente.
31
In alcuni casi non è possibile manipolare direttamente il
valore della variabile indipendente, ma si può comunque
modificarne il livello.
Esempio. Ricerca di Tajfel e Wilkes (1963) sugli effetti
della categorizzazione.
Ipotesi: quando esiste una categorizzazione (variabile
indipendente) si tende a sovrastimare le differenze
intercategoriali
e
sottostimare
le
somiglianze
intracategoriali (variabile dipendente).
La categorizzazione viene operazionalizzata presentando
lettere diverse per categorie diverse. La variabile
dipendente, viene operazionalizzata come lunghezza
percepita.
32
Categorizzazione
Post-test
Condizione 1
Sistematica
Lunghezza
Condizione 2
Casuale
Lunghezza
Condizione 3
Nessuna
Lunghezza
In questo caso, non è possibile variare i valori della
variabile indipendente, tuttavia è possibile fare in
modo che la variabile assuma livelli diversi nelle varie
condizioni.
33
Per manipolare la variabile indipendente è anche
possibile variare le istruzioni date ia partecipanti.
Esempio. Ricerca di Bettencourt et al. (1992) sugli
effetti del tipo di orientamento sulla discriminazione
intergruppi.
Ipotesi:
L’orientamento
di
tipo
interpersonale,
piuttosto che l’orientamento al compito (variabile
indipendente), dovrebbe ridurre la discriminazione
intergruppi.
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Orientamento
Post-test
Condizione 1
Interpersonale
Valutazione
Condizione 2
Al compito
Valutazione
Condizione 3
Nessuno
Valutazione
Orientamento interpersonale: durante il compito
bisogna
formarsi
un’accurata
impressione
dei
compagni di gruppo.
Orientamento al compito: durante il compito bisogna
formarsi un’accurata impressione del compito che si
deve svolgere.
Nessun orientamento: non vengono date istruzioni.
35
Una variabile indipendente può essere manipolata in
vari modi.
È possibile utilizzare più manipolazioni nella stessa
ricerca, purché siano le stesse per tutte le condizioni.
Esempio. Ricerca di Gaertner et al. (1998) sugli effetti
della presenza di un ingroup comune sulla
discriminazione intergruppi.
Ipotesi: Quando si percepisce la presenza di un
ingroup comune dovrebbe diminuire la discriminazione
intergruppi.
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Gruppi
Post-test
Condizione 1
Un gruppo
Valutazione
Condizione 2
Due gruppi
Valutazione
Condizione 3
Individui singoli
Valutazione
disposizione
identità
Un gruppo
Due gruppi
Individui separati
A
A
A
B
A
B
B
A
A
B
Nuovo
nome per
il gruppo
B
A
B
B
A
Nomi di
gruppo
precedenti
B
B
A
Nick
individuale
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Un gruppo
Tipo di
Tutti insieme
discussione
Scopo
Inter
dipendenza
Soluzione
comune
Ricompensa
per la
migliore
soluzione
comune
Due gruppi
Separatamente
per i due
gruppi
Individui separati
Separatamente
per ogni
individuo
Due
soluzioni
Soluzione
individuale
Ricompensa
per la
migliore
soluzione tra
i due gruppi
Ricompensa
per la
migliore
soluzione
individuale
38
La rilevazione delle variabili dipendenti
Le variabili dipendenti servono a valutare gli effetti
della variabile indipendente.
Esempio. Ricerca di Tajfel e Wilkes (1963).
Stimoli
1
2
3
4
5
6
7
8
Valori reali 16.2 17.0 17.9 18.8 19.7 20.7 21.7 22.8
C
17.1 17.9 18.6 19.1 21.4 22.0 22.8
24.2
R e NC
16.9 18.1 18.6 19.8 20.4 21.2 22.2
23.8
C = condizione “categorizzazione sistematica”
R = condizione “categorizzazione casuale”
NC = condizione “nessuna categorizzazione”
39
Anche
la
variabile
dipendente
deve
essere
operazionalizzata, ovvero deve essere tradotta in una
definizione operativa, per poter essere utilizzata.
Qualunque strumento si utilizzi, questo deve
rappresentare solo ed esclusivamente la variabile che
si intende misurare.
Nelle ricerche si possono utilizzare
dipendenti, che possono essere:
più
variabili
• Rappresentative di costrutti diversi.
• Rappresentative dello stesso costrutto.
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Le procedure di controllo
Le procedure di controllo riguardano tutti i procedimenti che si
mettono in atto per neutralizzare o controllare gli effetti delle
variabili intervenienti.
Di distinguono due aspetti del controllo che insieme possono
eliminare le spiegazioni alternative dei risultati.
• L’esperimento di controllo permette di stabilire che
la variabile indipendente ha causato i cambiamenti
della variabile dipendente.
• Il controllo sperimentale limita il numero di variabili
che possono intervenire nella ricerca.
41
Esperimento di controllo
L’esperimento di controllo serve a stabilire che la
modifiche rilevate nella variabile dipendente siano
dovute alla variabile indipendente. Esso consiste nel
utilizzare un secondo campione di soggetti (gruppo di
controllo) che è omogeneo a quello utilizzato per
condurre l’esperimento (gruppo sperimentale).
Il gruppo di controllo serve ad avere un punto di
paragone fisso per verificare gli effetti della variabile
indipendente: se abbiamo due gruppi sperimentali che
differiscono solo per la variabile indipendente, allora è
possibile attribuire a questa variabile le differenze
trovate nella variabile dipendente nei due gruppi.
È possibile procedere in tre modi.
42
Controllo del trattamento nel gruppo sperimentale
mediante un altro gruppo
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo sperimentale
Si
Si
Si
Gruppo di controllo
Si
No
Si
In questo caso, si confronta il livello della variabile
dipendente del gruppo sperimentale che riceve il
trattamento con quello del gruppo di controllo che non
lo riceve.
Se i due gruppi erano uguali prima del trattamento,
rispetto alla variabile dipendente, le differenze trovate
dopo il trattamento possono essere attribuite all’effetto
della variabile indipendente.
43
Controllo con due gruppi, di cui uno di confronto
(diverso tipo di trattamento)
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo 1
Si
a1
Si
Gruppo 2
Si
a2
Si
Si confronta il livello della variabile dipendente del
gruppo sperimentale che riceve un livello del
trattamento con quello del gruppo di controllo che
riceve un livello diverso.
Anche in questo caso, se i due gruppi erano uguali
prima del trattamento, le differenze riscontrate dopo il
trattamento possono essere attribuite alla variabile
indipendente.
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Nei due casi che abbiamo appena visto il controllo è avvenuto
tra i gruppi (between groups): ogni gruppo è sottoposto ad
un’unica condizione sperimentale, ovvero, ogni gruppo riceve un
unico livello della variabile indipendente.
Il controllo può anche avvenire entro il gruppo (within group):
abbiamo un unico gruppo che viene sottoposto a tutte le
condizioni sperimentale, ovvero, che riceve tutti i livelli del
trattamento.
45
Controllo entro un unico gruppo.
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo 1
Si
a1
Si
Gruppo 1
Si
a2
Si
In questo caso, si confronta il livello della variabile
dipendente nello stesso gruppo quando viene
sottoposto a diversi livelli del trattamento.
46
Controllo sperimentale
Il controllo sperimentale serve a controllare i possibili
effetti di disturbo della ricerca.
Le strategie di controllo sperimentale si possono
distinguere in:
• Strategie generali, che hanno lo scopo di effettuare
un controllo generale della ricerca;
• Strategie specifiche, che riguardano gli aspetti più
specifici della ricerca.
47
Strategie generali di controllo
• Situazione di ricerca come “preparato”. Questo tipo di controllo
fa riferimento al fatto che il primo controllo riguarda
l’organizzazione della ricerca, ovvero, la scelta del contesto,
della manipolazione e degli strumenti. Non esistono indicazioni
generali, ma un aiuto può venire dalla letteratura.
Ad esempio, se si vuole studiare l’apprendimento degli animali
si può utilizzare la gabbia di Skinner.
48
• Controllo di laboratorio. Si riferisce al luogo della ricerca che
deve permettere di eliminare o, comunque, tenere sotto
controllo le variabili di confusione. In questo senso, qualunque
luogo che assolve a tale funzione può essere considerato un
laboratorio.
Le varabili di disturbo dipendono dal tipo di ricerca.
Il vantaggio del laboratorio sta nel fatto che questo permette
di mantenere costante l’ambiente in cui si svolge la ricerca. In
questo modo si elimina l’ambiente come fattore di disturbo.
Il contesto in cui si svolge la ricerca deve essere in grado di
controllare le caratteristiche di richiesta, ovvero tutti gli indizi
presenti nella situazione di ricerca tramite i quali i partecipanti
tentano di capire cosa si vuole da loro.
49
• La strumentazione. Questa riguarda le caratteristiche
degli strumenti di misura. La scelta dello strumento di
misura dipende dal tipo di variabile che vogliamo
misurare. Per scegliere è possibile fare riferimento alla
letteratura.
Le caratteristiche indispensabili che gli strumenti di
misura devono avere sono:
- Oggettività: la somministrazione e l’interpretazione
dei
punteggi
devono
essere
indipendenti
da
interpretazioni soggettive.
- Affidabilità: lo strumento deve dare gli stessi risultati
a prescindere da variazioni momentanee dei soggetti o
della situazione.
- Validità: lo strumento deve misurare la variabile per
cui è stato creato e non altre.
- Sensibilità: lo strumento deve essere in grado di
cogliere i diversi livelli della variabile in esame.
50
• La ripetizione della ricerca. Consiste nel ripete la ricerca, per
aumentarne l’affidabilità.
Si distinguono due tipi di ripetizione:
- La ripetizione esatta, che consiste nel ripete la ricerca nel
modo più simile all’originale,
- La ripetizione sistematica, che consiste nel ripetere la ricerca
apportando delle modifiche (ad es., strumenti, soggetti,
contesto). È importante modificare un solo aspetto alla volta,
per evitare effetti di confusione.
51
Strategie specifiche di controllo
La selezione dei soggetti
Quando si conduce una ricerca, difficilmente è possibile
esaminare tutti i casi disponibili, ovvero tutta la popolazione di
riferimento, ma soltanto una parte di essa, ovvero il campione.
La scelta dei soggetti (campione) garantisce l’equivalenza dei
gruppi e la possibilità di generalizzare i risultati alla
popolazione.
52
La popolazione, o universo, è costituita da tutti gli elementi
esistenti.
La popolazione bersaglio indica tutti gli elementi di interesse
cui si rivolge il ricercatore per condurre la sua indagine.
La popolazione accessibile è quella parte della popolazione
bersaglio che può essere effettivamente raggiunta.
Il campione è quella parte limitata della popolazione
accessibile che viene presa in esame.
Affinché sia possibile estendere i risultati ottenuti dal campione
all’intera popolazione, il campione deve essere rappresentativo
della popolazione oggetto di indagine, deve cioè rispecchiare le
caratteristiche della popolazione.
Tramite le procedure di campionamento è possibile individuare
un campione che sia rappresentativo della popolazione. In
generale, più numeroso è il campione maggiore sarà la
probabilità che sia rappresentativo.
53
Esistono varie procedure di campionamento che possono essere
raggruppate in due tipologie:
• Campionamenti probabilistici: prevedono che ogni
elemento abbia la stessa probabilità di essere
scelto. Questi tipi di campionamento mirano ad
ottenere campioni rappresentativi della popolazione
rispetto alle sue caratteristiche essenziali.
• Campionamenti non probabilistici: si hanno quando
gli elementi della popolazione non hanno la stessa
probabilità di essere estratti. In questo caso si mira
a costruire campioni rappresentativi di categorie di
variabili che interessano il ricercatore.
54
Quando si effettua un campionamento non probabilistico è
possibile incorrere in un errore sistematico.
L’errore più frequente consiste nello scegliere i soggetti più
facilmente reperibili.
In
questo
caso,
bisogno
fare
attenzione
alla
generalizzazione dei risultati.
55
Campionamento casuale
Il campione si definisce casuale quando si estraggono
casualmente gli elementi del campione con la garanzia che
ogni elemento della popolazione abbia la stessa probabilità
di essere scelto.
Per effettuare questo tipo di campionamento si parte da
una lista completa di tutti gli elementi del campione.
Quindi, si dispongono tutti gli elementi in base ad un
ordine, e si procede con l’estrazione.
Perché tale campionamento sia affidabile è necessario che
la numerosità del campione oscilli tra il 5% e il 10% della
popolazione.
56
Campionamento casuale stratificato
Questo tipo di campionamento richiede una preliminare
suddivisione della popolazione in strati o sub-popolazioni, in
base a una o più variabili di rilievo per l’indagine. All’interno
di questi raggruppamenti si estraggono in maniera casuale
gli elementi che faranno parte del campione.
57
L’assegnazione dei soggetti
Una volta scelto il campione bisogna assegnare i
soggetti alle varie condizioni.
• Assegnazione casuale o randomizzata. In questo
caso si assegnano i soggetti alle varie condizioni
sperimentali in maniera casuale. Questo tipo di
assegnazione controlla gli effetti delle variabili di
disturbo facendoli incidere allo stesso modo nei due
gruppi.
Si effettua creando una lista di tutti i partecipanti e
estraendo casualmente i partecipanti.
È anche possibile stratificare questo tipo di
assegnazione, dividendo i soggetti in gruppi, in base
alle variabili da controllare, e, all’interno di questi,
estrarre i soggetti.
58
• Il pareggiamento. Si utilizza questo metodo quando
il campione è piccolo e le variabili da controllare
sono tante.
Il procedimento per pareggiare un campione
consiste nel disporre in ordine crescente o
decrescente i soggetti in base alla variabile ritenuta
influente (ad es., l’età); si formano delle coppie (ad
es., i due più giovani); si assegnano casualmente ai
gruppi i due membri della coppia.
In alcuni casi, può essere necessario esaminare i
soggetti prima di effettuare l’assegnazione.
59
• L’appaiamento.
È
un
particolare
tipo
di
pareggiamento che consiste nel appaiare uno a uno
i soggetti rispetto alle variabili da controllare.
Si procede dividendo i gruppi in base alle variabili di
interesse, ed estraendo casualmente gli elementi
all’interno di ogni gruppo.
Esempio. Campione di 80 soggetti (40 sperimentale,
40 controllo). Variabili da controllare: genere, età,
livello di istruzione della famiglia.
60
Soggetti per gruppo
Variabili da controllare
Sperimentale
Controllo
Genere
Età
Liv. Istr. Fam.
5
5
m
6
E.M.
5
5
m
6
D.L.
5
5
m
9
E.M.
5
5
m
9
D.L.
5
5
f
6
E.M.
5
5
f
6
D.L.
5
5
f
9
E.M.
5
5
f
9
D.L.
61
• Soggetti come controllo di se stessi. Questo metodo
consiste nel sottoporre ogni soggetto a ciascuna
condizione sperimentale. Si tratta di un metodo di
controllo entro il gruppo.
In questo caso, bisogna controllare gli effetti di
ordine e sequenza. Infatti, poiché i soggetti
svolgono in sequenza i vari compiti, è possibile che
il compito svolto per primo influenzi il secondo.
62
Controllo degli effetti di ordine e sequenza
• L’effetto dell’ordine o di pratica. Si riferisce all’ordine
in cui i soggetti sono sottoposti alle prove. Questi
effetti dipendono dalla pratica, dall’apprendimento,
dalla fatica e dal tempo.
• L’effetto della sequenza o contrasto è dovuto alla
parziale dipendenza di una condizione sperimentale da
quella che l’ha preceduta. Esso indica un cambiamento
del comportamento del soggetto a causa di una
precedente esposizione ad uno o più trattamenti.
Per
controllare
questi
effetti
di
usa
il
controbilanciamento, che consiste nel controbilanciare
l’ordine delle condizioni, per cui quella che è presentata
per prima a metà dei soggetti, sarà presentata come
seconda all’altra metà.
63
Disegni sperimentali monofattoriali
I disegni monofattoriali sono disegni sperimentali che hanno
una sola variabile indipendente (fattore).
Questi possono essere:
• Tra i gruppi, ogni gruppo viene sottoposto ad una sola
condizione sperimentale;
• Entro il gruppo (disegni a misure ripetute) ogni gruppo
viene sottoposto a tutte le condizioni sperimentali.
64
Disegno sperimentale classico
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo A
Si
Si
Si
Gruppo B
Si
No
Si
In questo tipo di disegno entrambi i gruppi completano
sia il pre-test sia il post-test, ma solo uno dei due
gruppi (gruppo sperimentale) riceve il trattamento.
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo A
Si
X1
Si
Gruppo B
Si
X2
Si
È anche possibile sottoporre i due gruppi a due livelli
diversi del trattamento.
65
Disegno con due gruppi randomizzati e una sola prova
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo A
No
Si
Si
Gruppo B
No
No
Si
In questo disegno manca il pre-test, tuttavia,
l’equivalenza dei gruppi è garantita dall’assegnazione
casuale dei soggetti alle due condizioni.
66
Disegno con tre livelli della variabile indipendente
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo A
Si/No
X1
Si
Gruppo B
Si/No
X2
Si
Gruppo C
Si/No
X3
Si
In questo disegno la variabile indipendente ha tre livelli.
67
In tutti i casi:
•Se il disegno è tra i gruppi, avremo bisogno di tanti
gruppi quanti sono i livelli della variabile indipendente.
•Se il disegno è entro il gruppo, abbiamo bisogno di
un unico gruppo di soggetti.
68
Esiti di un disegno monofattoriale
Se la variabile indipendente ha effetti, i livelli della
variabile dipendente nelle varie condizioni devono essere
significativamente diversi.
Esempio. Replica della ricerca di Liedert e Baron (1972).
Variabile dipendente: numero di insulti verbali.
Per ogni soggetto si conta il numero di insulti, quindi, per
ogni condizione si calcola la media degli insulti.
69
In questo caso, il numero di insulti è superiore nella
condizione sperimentale rispetto alla condizione di
controllo.
Si può concludere che la variabile indipendente ha
effetti sulla variabile dipendente.
70
In questo caso, il numero di insulti è uguale nella
condizione sperimentale e in quella di controllo.
Si può concludere che la variabile indipendente non ha
effetti sulla variabile dipendente.
71
In questo caso, il numero di insulti è inferiore nella
condizione sperimentale rispetto a quella di controllo.
Si può concludere che la variabile indipendente ha
effetti sulla variabile dipendente, ma tali effetti sono
contrari a quelli ipotizzati.
72
Disegni sperimentali multifattoriali
I disegni multifattoriali sono disegni sperimentali che hanno
due o più variabili indipendenti (fattori).
Tramite questi disegni è possibile analizzare sia l’effetto
principale di ogni variabile indipendente, sia l’interazione
tra le variabili indipendenti.
• L’effetto principale riguarda l’effetto che una variabile
indipendente ha sulla variabile dipendente, a prescindere
dagli effetti delle altre variabili indipendenti
• L’interazione riguarda il fatto che l’effetto della variabile
indipendente sulla variabile dipendente non è lo stesso
per tutti i livelli delle altre variabili indipendenti.
73
Disegno fattoriale 2x2
Variabile A
A1
Variabile B
A2
B1
A1B1
A2B1
B2
A1B2
A2B2
In questo disegno ci sono quattro condizioni
sperimentali, date dall’interazione dei due livelli delle
due variabili indipendenti.
Se il disegno è tra i soggetti abbiamo bisogno di
quattro gruppi.
Se il disegno è entro il gruppo dobbiamo sottoporre lo
stesso gruppo a tutte le condizioni sperimentali.
74
Esempio. Ricerca di Brown, Vivian & Hewstone (1999).
Variabile A
Tipicità
Atipicità
Omogeneità
Gruppo 1
Tipicità/
Omogeneità
Gruppo 3
Atipicità/
Omogeneità
Eterogeneità
Gruppo 2
Tipicità/
Eterogeneità
Gruppo 4
Atipicità/
Eterogeneità
Variabile B
Variabile dipendente: valutazione dell’outgroup.
75
Ipotesi:
• Se la tipicità ha effetto sulla valutazione dell’outgroup, i
gruppi 1+2 dovrebbero avere, nella variabile dipendente,
un punteggio più elevato rispetto ai gruppi 3+4.
• Se l’omogeneità ha un effetto sulla valutazione
dell’outgroup, i gruppi 1+3 dovrebbero avere, nella
variabile dipendente, un punteggio più elevato rispetto ai
gruppi 2+4.
• Se la tipicità e l’omogeneità interagiscono, la valutazione
più positiva dovrebbe essere nel gruppo 1 e quella più
negativa nel gruppo 2.
76
I disegni multifattoriali diventano più complicati con
l’aumentare delle variabili indipendenti e dei loro
livelli.
Disegno fattoriale 2x2x2
In questo caso abbiamo
ognuna con 2 livelli.
3
variabili
indipendenti
77
Disegno fattoriale 3x2
In questo caso abbiamo 2 variabili indipendenti, una
con 3 livelli e una con 2 livelli.
78
In ogni caso i disegni possono essere sia tra i gruppi
sia entro il gruppo.
Quando i disegni sono entro il gruppo, è sufficiente un
unico gruppo che partecipa a tutte le condizioni
sperimentali. Insorgono problemi di ordine e
sequenza.
79
Quando i disegni sono tra i gruppi abbiamo bisogno di
tanti gruppi quante sono le condizioni sperimentali (ad
es., 2x2=4 gruppi; 3x4=12 gruppi). Insorgono
problemi di assegnazione dei soggetti alle condizioni.
Inoltre, tenendo presente ogni gruppo deve essere
costituito da almeno 10 persone, all’aumentare delle
condizioni sperimentali aumenta anche il numero di
partecipanti.
È possibile ovviare a questo problema con i disegni
incompleti, in cui si omettono alcuni livelli della
variabile indipendente o in cui la numerosità dei gruppi
è diversa. Insorgono problemi nell’analisi dei dati e
nell’interpretazione dei risultati.
80
Disegni misti
I disegni misti sono disegni in cui alcune variabili sono tra i
soggetti e altre entro i soggetti.
Esempio. Ricerca sulle abilità cognitive.
Questo è un disegno 2x2, in cui una variabile (il genere) è
tra i gruppi e l’altra (tipo di compito) è entro il gruppo.
Avremo bisogno di due gruppi, ognuno dei quali svolge
prima un compito e poi l’altro.
81
Esiti di un disegno multifattoriale
Se le variabili indipendenti hanno effetti principali, i livelli
della variabile dipendente nelle varie condizioni devono
essere significativamente diversi.
Se c’è un effetto dell’interazione, le differenze tra i livelli
delle variabili indipendenti dovrebbero essere diversi.
Esempio. Replica della ricerca di Brown, Vivian &
Hewstone (1999).
Variabile dipendente: atteggiamento.
82
Da un punto di vista grafico, se le due linee non sono
parallele è possibile che via sia un’interazione tra le
due variabili.
In questo caso, entrambi i fattori e l’interazione sono
significativi.
83
Da un punto di vista grafico, se le due linee sono
parallele o sovrapposte, non ci sono effetti
dell’interazione.
In questo caso, gli effetti principali di entrambi i
fattori sono significativi, ma non l’interazione.
84
Metodi descrittivi di ricerca
I metodi descrittivi di ricerca sono tecniche che servono per
identificare e descrivere le variabili di un comportamento o di
un fenomeno e le loro eventuali relazioni.
Sono molto utili nelle analisi preliminari di un’indagine.
I metodi descrittivi di ricerca sono:
•
•
•
•
•
•
•
le ricerche correlazionali,
l’osservazione naturalistica,
lo studio dei casi singoli,
la ricerca d’archivio,
gli studi longitudinali e trasversali,
l’inchiesta,
la meta-analisi.
85
Le ricerche correlazionali
La ricerca correlazionale ha lo scopo di determinare la
relazione tra due variabili, che non sono né manipolate
né controllate in senso stretto.
In una ricerca correlazionale
• si seleziona il campione di soggetti,
• si misurano le variabili di interesse e
• si procede con le analisi per verificare se esiste una
relazione sistematica tra le variabili.
Questo tipo di ricerca presenta alcuni problemi.
86
La terza variabile. Questo problema riguarda il fatto che a
volte la correlazione trovata tra due variabili non dipende
dalla loro reciproca relazione, ma dall’influenza di una terza
variabile.
Ad esempio, la relazione tra atteggiamento verso gli
immigrati e emozioni provate nei loro confronti potrebbe
dipendere dalla quantità di contatto che si ha con gli
immigrati.
La direzionalità. Questo problema riguarda il fatto che
stabilire l’esistenza di una relazione tra due variabili non
dice nulla riguardo quale delle due variabili causi l’altra.
Ad esempio, se si trova che gli studenti migliori provengono
dai licei, non è possibile stabilire se sono i licei a dare la
formazione migliore o se sono gli studenti più intelligenti a
scegliere i licei.
87
Le ricerche correlazionali non sono in grado di fornire
informazioni di natura causale, tuttavia, sono utili:
• nelle fasi pre-sperimentali, per rilevare la relazione
tra le variabili o per identificare un problema,
• quando non si possono effettuare esperimenti.
88
La ricerca d’archivio
La ricerca d’archivio consiste nell’analizzare dati d’archivio,
cioè, osservazioni, misure o rilevazioni già precedentemente
raccolte da altre persone (che non sono il ricercatore).
Esempi di dati d’archivio sono le informazioni anagrafiche,
l’incidenza di alcuni fenomeni sociali, dati relativi alla
mortalità, ai matrimoni, alla disoccupazione, etc.
89
Due sono gli scopi principali della ricerca d’archivio.
• Esse vengono effettuate per descrivere un particolare
fenomeno (ad es., crescita della popolazione, diffusione
delle malattie).
• Le ricerche d’archivio vengono anche effettuate per
delineare la relazione esistente tra alcune variabili, senza
comunque stabilire un rapporto di causalità (ad es., la
relazione tra il lavoro che si svolge e l’incidenza di alcune
malattie).
90
Vantaggi della ricerca d’archivio
• Questo tipo di ricerca non produce l’effetto di reattività
nei partecipanti, poiché i dati sono stati registrati al di
fuori del contesto di ricerca.
• La ricerca d’archivio è l’unico metodo disponibile per
verificare le ipotesi relative ad alcuni fenomeni, come ad
esempio, quelli accaduti in passato.
• Non richiede molte risorse, come apparecchiature
costose o laboratori sofisticati. Sono sufficienti le
autorizzazioni per accedere ai dati.
91
Limiti della ricerca d’archivio
• La ricerca d’archivio può rispondere solo a poche ipotesi,
quelle, cioè, per cui si hanno dati a disposizione.
• La ricerca d’archivio dipende dalla selettività dell’archivio.
Negli archivi non si trovano tutte le informazioni che
possono essere utili, ma solo quelle che sono state
raccolte.
92
• Inoltre, non tutte le informazioni vengono conservate per
lungo tempo, dopo un determinato periodo di tempo le
informazioni ritenute inutili vengono distrutte.
• Un altro limite dipende dall’accuratezza con cui sono
state raccolte le osservazioni. La ricerca d’archivio è
affidabile solo se i dati sono stati raccolti con precisione.
93
La ricerca di Philips (1977) sugli incidenti automobilistici
mortali.
Le autorità della California sospettavano che molti
incidenti automobilistici mortali fossero in realtà dei
suicidi.
Philips ipotizzò che le persone che si suicidano ricorrono
a questo gesto dopo la divulgazione di fatti analoghi.
La sua ipotesi era che il numero di incidenti
automobilistici doveva essere correlato positivamente
con le notizie di suicidio divulgate dai media.
Per verificare questa ipotesi Philips studiò tutti gli
incidenti automobilistici mortali avvenuti in California
durante la settimana successiva alla diffusione di una
94
notizia di suicidio.
Confrontò, quindi, il numero di questi incidenti con quelli
avvenuti negli stessi giorni di un altro anno (periodo di
controllo).
I risultati mostrarono un aumento degli incidenti
automobilistici del 9%, con una punta massima del 30%
il terzo giorno dopo la diffusione della notizia relativa al
suicidio.
In questo modo Philips dimostrò che l’aumento di
incidenti mortali era correlato con le notizie diffuse dai
media.
Egli, inoltre, trovò che esistevano delle somiglianze tra i
dettagli diffusi dai media e quelli degli incidenti.
95
L’osservazione naturalistica
L’osservazione naturalistica, o etologica, rientra nel
campo dell’osservazione diretta del comportamento che
è sempre stata una delle principali tecniche utilizzate
dalla psicologia.
L’osservazione è una tecnica di rilevazione del
comportamento umano che consiste nel “guardare” cosa
succede ad un determinato soggetto, in una determinata
situazione.
Nell’osservazione naturalistica, il ricercatore raccoglie
dati sul comportamento dei soggetti senza interferire con
il loro comportamento.
Tale tecnica è quella che rispetta maggiormente il
naturale fluire del comportamento ed è, quindi,
consigliabile quando si desidera raccogliere descrizioni
96
delle sequenze comportamentali.
Le caratteristiche dell’osservazione naturalistica
• La non intrusività. Questo comporta che l’osservatore
non manipoli le variabili che interessano e che rimanga in
disparte.
Poiché il comportamento delle persone risulta modificato
quando sanno di essere osservate, la presenza
dell’osservatore, in questo tipo di tecnica, deve essere
vissuta come parte dell’ambiente naturale.
I metodi per preservare la non intrusività sono: lo
specchio unidirezionale, gli ambienti ben mimetizzati, gli
strumenti di registrazione audio e video.
97
• La mancanza di artificiosità. Nell’osservazione
soggetti sono osservati nel loro ambiente naturale.
i
• La sistematicità. Il ricercatore, quando conduce
un’osservazione, deve selezionare i comportamenti da
osservare, scegliendo quelli che suppone siano più legati
all’ipotesi che vuole verificare.
98
Limiti dell’osservazione naturalistica
• Tale tecnica non è utilizzabile quando si vuole individuare
le cause di un comportamento. Infatti un comportamento
può essere prodotto da più variabili, e con l’osservazione
non si è in grado di isolarle o controllarle.
• L’osservazione, inoltre, richiede tempi molto lunghi.
99
La ricerca di Jones
Jones ha analizzato un gruppo di bambini di quattro
anni di età mentre giocavano insieme.
Il comportamento di ogni bambino è stato osservato
per diversi periodi, applicando uno schema di codifica
comprendente
22
unità
di
comportamento
precedentemente definite (ad es., picchia, sorride,
corre, piange).
In questo modo Jones è riuscito ad individuare alcuni
comportamenti compositi, ovvero costellazioni di
unità comportamentali che tendono a verificarsi
contemporaneamente.
Uno di questi riuniva le unità ride-faccia giocosasalta-colpisce-lotta, ed è stato definito gioco
turbolento.
100
Quando si conduce un’osservazione bisogna delimitare
l’oggetto da osservare.
L’ipotesi della ricerca funge da primo delimitatore,
tuttavia, essendo questa per sua natura vaga, bisogna
attenersi anche ad altre regole.
Le regole di conduzione sono:
• la categorizzazione,
• l’unità di tempo,
• la registrazione.
101
La categorizzazione
Il
primo
modo
per
delimitare
l’oggetto
dell’osservazione è la categorizzazione. Essa consente
di ridurre la complessità del fenomeno osservato,
raggruppando i suoi elementi in classi, per poi agire su
queste classificazioni.
Prima di cominciare un’osservazione, bisogna stilare un
elenco dei vari comportamenti possibili e raggrupparli
in categorie.
Ad esempio, osservando il gioco di alcuni bambini,
attività come correre, salire o saltare, possono
rientrare nella categoria “attività motoria”.
102
Le categorie devono essere definite chiaramente,
poiché la collocazione di un comportamento nella
categoria sbagliata può compromettere la verifica delle
ipotesi e la successiva interpretazione dei dati.
Inoltre, alcuni tipi di comportamento sono classificabili
solo a posteriori, ovvero, dopo averli messi in relazione
con altri elementi che ne chiariscono la natura.
Ad esempio, se vediamo una persona correre non
possiamo sapere se lo fa perché ha fretta, perché
fugge da qualcosa o semplicemente per il gusto di
correre,
se non mettiamo in relazione questo
comportamento
con
altri
elementi
presenti
nell’ambiente.
103
Il tempo di osservazione
Il tempo di osservazione indica la quantità di tempo da
dedicare ad una ricerca. Esso varia in base al tipo di
ricerca da eseguire e può durare da pochi giorni a
qualche anno.
L’unità di tempo, invece, si riferisce alle ripartizioni
temporali effettuate all’interno dall’osservazione. La
lunghezza dell’unità di tempo dipende dal grado di
continuità o discontinuità con cui si conduce l’indagine.
Più il ricercatore è attento alla continuità di un
comportamento, più lunga sarà la durata dell’unità di
tempo.
104
Per capire la rilevanza di un comportamento bisogna
prendere in considerazione tre fattori, all’interno
dell’unità di tempo.
• Frequenza. Indica il numero di volte, all’interno
dell’unità di tempo, in cui si verifica un
comportamento.
• Latenza. Indica il tempo che intercorre tra l’inizio
dell’unità
di
tempo
e
il
verificarsi
del
comportamento.
• Intervallo. Indica il tempo che trascorre tra la fine
di un comportamento e l’inizio del successivo.
105
Una delle maggiori difficoltà delle analisi temporali
consiste nello stabilire l’inizio e la fine di un
comportamento e l’importanza della sua durata.
Da un punto di vista concettuale i comportamenti si
suddividono in molari e molecolari.
Prendendo,
invece,
in
considerazione
l’aspetto
temporale, i comportamenti si suddividono in stati ed
eventi puntuali.
• Stato. Comportamento che ha una durata
significativa.
• Evento puntuale. Comportamento che ha una
durata irrilevante.
Di solito i comportamento molari sono stati mentre i
comportamenti molecolari sono eventi puntuali. 106
• Comportamento
molare.
Questo
tipo
di
comportamento è visto dall’osservatore come dotato
di senso e intenzionalità, anche quando non è
consapevole per il soggetto. Sono attività che si
protraggono nel tempo e che hanno un fine. Alcuni
esempio sono: leggere un libro, scrivere una lettera.
In questo caso non è possibile delimitare
temporalmente un comportamento, poiché alcuni
possono avere una durata molto lunga (ad es.,
risparmiare dei soldi).
• Comportamento molecolare. Questo tipo di
comportamento è caratterizzato da immediatezza.
Sono comportamenti che iniziano e finiscono nel giro
di pochi secondi. Un esempio può essere un colpo di
tosse o un sorriso. In questo caso occorre definire il
107
limite temporale di ogni comportamento.
La registrazione
La registrazione di un’osservazione, a prescindere dal
mezzo utilizzato, deve riguardare i processi e non i
contenuti. Non si può, ad esempio, registrare
l’intelligenza (contenuto), ma solo le modalità di
risoluzione di un compito (processo).
Questo è importante perché bisogna mantenere
separata l’osservazione di un comportamento dalla sua
interpretazione.
Le interpretazioni o le riflessioni sui comportamenti
vanno comunque annotate, ma tenute separate dal
comportamento oggettivo osservato. Queste vengono
108
definite note di osservazione.
Le note di osservazione comprendono:
• eventi precedenti ricordati in un secondo momento,
• concetti e deduzioni analitiche,
• impressioni e sensazioni personali,
• note per informazioni aggiuntive.
La registrazione di queste note non deve mai essere
fatta contemporaneamente all’osservazione.
109
La ricerca di Corsaro
Un esempio di osservazione etnografica è lo studio
condotto da Corsaro sulle relazioni tra bambini in età
prescolare e la cultura infantile, in una scola materna
americana.
Nel definire il proprio ruolo di osservatore, Corsaro
utilizza una strategia di accesso reattiva, che lascia
ai bambini il tempo e la voglia di accettare l’osservatore
e di lasciarlo entrare lentamente nel loro mondo, con il
ruolo che essi decidono di assegnargli.
Questo permette di partecipare alle attività dei bambini
senza alterarle e, inoltre, di accedere al loro mondo
interno.
L’osservazione è stata condotta con una routine tipica,
che si può riassumere con le parole dello stesso autore.
110
Entravo a scuola ogni mattina poco dopo l’ingresso
dei bambini, guardavo l’eventuale emergere di un
episodio e poi mi andavo a mettere dove l’episodio si
stava svolgendo. Il termine migliore per qualificare la
mia partecipazione alle attività dei bambini può
essere quello di “periferica”. Entravo nell’area
ecologica, mi spostavo quando era necessario,
rispondevo quando ero interpellato e occasionalmente
davo il mio contributo verbale quando mi sembrava
appropriato. La mia attività era periferica, nel senso
che non ho mai tentato: a) di iniziare o terminare un
episodio, b) di ricostruire un’attività quando veniva
interrotta, c) di comporre le dispute o d) di
coordinare o dirigere l’attività. Ciò che ho fatto è
stato tentare di giocare, diventare una parte
dell’attività senza influenzare la natura o l’andamento
degli episodi.
111
Il processo di accettazione risultò piuttosto lento e
graduale. All’osservatore furono poste una serie di
domande, in seguito fu invitato a prendere parte ad
alcuni giochi e gli venne attribuito un soprannome. Egli
evitò accuratamente di assumere qualunque ruolo
adulto; ciò nonostante, nelle rare occasioni in cui gli
capitò di raccomandare i bambini di stare attenti, essi
gli ricordarono che non era il loro insegnante e non
poteva dire loro cosa dovevano o non dovevano fare.
La strategia utilizzata da Corsaro non è l’unica possibile,
ma una delle migliori, poiché è a metà strada tra quella
di comportarsi come un bambino, assumendo il ruolo
meno adulto possibile, e quella di farsi accettare
come un adulto familiare, ma non interessato a
partecipare, alla cui presenza i bambini tendono con
l’abituarsi come a un pezzo di arredo.
112
La tecnica di registrazione nell’osservazione etnografica di
Corsaro
La tecnica di osservazione adottata da Corsaro consiste
nello scrivere delle note che rilevano a più livelli ciò che
viene osservato.
• Le note di campo (Nc) registrano ciò che avviene in
modo letterale, dettagliato e senza interpretazioni.
• Le note personali (Np) registrano le reazioni
dell’osservatore alle caratteristiche specifiche degli eventi
osservati, incluse le sue risposte ai sentimenti e ai
comportamenti dei bambini.
• Le note metodologiche (Nm) precisano gli aspetti
dell’osservazione da modificare.
• Le note teoretiche (Nt) colgono gli aspetti del
comportamento
dei
bambini
interessanti
per
l’interpretazione.
La registrazione di questi diversi livelli permette
all’osservatore di mantenere distinti i dati dai commenti.
113
Esempio di registrazione con i quattro tipi di note
Data: 29 ottobre
Scena: Sabbiera all’aperto
Partecipanti: Rita (R), Barbara (B), Bill (Bi), Linda (L), Richard
(Ri), Jack (J).
Nc: Cinque bambini (R, B, L, Ri, J) giocano intorno alla sabbiera
che si trova in giardino. I bambini fanno finta di preparare
dolci, torte, ecc., mettendo la sabbia dentro le scodelle e altri
utensili da cucina. Vicino alla sabbiera si trovano anche un
lavandino giocattolo con un rubinetto e un forno giocattolo.
Per la maggior parte del tempo i bambini sembrano coinvolti
nel gioco in parallelo, ma ci sono anche scambi verbali
quando hanno bisogno di condividere gli utensili o altri
oggetti necessari per il gioco.
114
B-Bi: Ho bisogno di un po’ d’acqua (Bi sta in piedi
davanti al lavandino e si sposta al lato non appena
B si avvicina).
Bi-B: Non c’è acqua qui (riferendosi al fatto che il
rubinetto non è quello vero).
B-Bi: Certo, è un acqua per finta.
Bi-B: OK.
B-Bi: Tutti quanti dobbiamo condividerne uno soltanto.
Successivamente si verifica un altro episodio di
cooperazione e condivisione.
B-J: Jack?
J-B: Che cosa c’è?
B-J: Sto mettendo questo nel forno.
J-B: OK (B mette la scodella nel forno).
B-J: Ecco qua, questa è la mia, Jack (J ora tiene in
mano una scodella e B la riempie di sabbia).
115
(J ora afferra un cucchiaio che sta nella sabbiera)
J-B: Mio.
B-J: No, puoi prendere questo (B allunga a J un cucchiaino).
(Poco dopo questo scambio B lascia l’area del gioco senza
annunciarlo ed entra in classe)
Ora soltanto R, J e L restano a giocare introno alla sabbiera. Ri
si avvicina e guarda gli altri bambini per qualche minuto. Ri va
poi da J e dice:
Ri-J: È ora di lavarsi!
Poi Ri afferra la scodella di J piena di sabbia e cerca di
rovesciarla. J fa resistenza e la rovescia per suo conto. Poi
entra in classe. Ri resta lì per pochi minuti, gioca nella
sabbiera e poi se ne va. R e L giocano (ci sono diversi scambi
verbali) fino a che un educare non annuncia che è ora di
lavarsi.
116
Np: Mi ero reso già conto che qualunque tentativo di registrare
ogni cosa che i bambini dicevano era infruttuoso. Pertanto,
qui mi sono basato soltanto su un riassunto. Mi era sembrato
che Richard avesse detto che era ora di lavarsi e per questa
ragione avesse cercato di svuotare la sabbia di Jack, ma era
chiaro che Jack non era caduto nella sua trappola.
Nm: Farò in modo di osservare l’interazione soprattutto intorno
alla sabbiera. Non dovrebbe essere difficile, perché potrei
sedermi sotto la sabbiera ed essere alla stessa altezza dei
bambini. L’intrusione potrebbe essere minore intorno alla
sabbiera che nell’area del “gioco della casa”.
117
Nt:
1. Il fatto che i bambini passassero da un gioco
apparentemente parallelo all’interazione, per negoziare la
condivisione di oggetti, è interessante e dovrebbe essere
esaminato ulteriormente. Questo fatto suggerisce che i fattori
contestuali sono importanti nell’uso che i bambini fanno del
linguaggio sociale ed egocentrico.
2. Così come era avvenuto in episodi precedenti, i bambini
non hanno usato marcatori linguistici per annunciare che
lasciavano l’area e dopo che se ne erano andati non
sembravano essere fraintesi dagli altri bambini.
3. Il gioco introno alla sabbiera è simile a quello nell’area del
“gioco della casa” nel senso che i bambini allestiscono le
routine domestiche (ad es., cuocere, lavare ecc.). Tuttavia,
nel gioco intorno alla sabbiera, non vengono assegnati
specifici ruoli (ad es., madre, padre, bambino, ecc.) come
spesso avviene nel gioco di ruoli che viene fatto nell’altra
area.
118
Tecniche di registrazione
Le due principali tecniche di registrazione sono la
videoregistrazione e il metodo carta e matita.
La videoregistrazione offre la possibilità di
riosservare i comportamenti e di rendere visibili
movimenti troppo veloci per l’occhio umano. Inoltre,
elimina la selettività dei comportamenti e consente a
più osservatori di studiare lo stesso materiale.
Tuttavia, la presenza della telecamere può causare
reattività nei soggetti, inoltre, il campo visivo della
telecamera è inferiore a quello dell’occhio umano.
119
La
registrazione
carta
e
matita
consente
all’osservatore di spostare la sua attenzione sui
comportamenti o sui soggetti che ritiene più
interessanti, ma questo costituisce anche un suo limite.
Il modo ideale per condurre un’osservazione è di
utilizzare entrambe le tecniche, purché gli osservatori
siano due, uno impegnano alla macchina e uno
impegnato con carta e matita.
120
L’inchiesta
L’inchiesta consiste nel porre un certo numero di domande
ad un campione rappresentativo della popolazione.
L’inchiesta può essere condotta in vario modo, ad esempio,
mediante questionario postale, tramite intervista, per
telefono.
In questo tipo di studi, le risposte alla maggior parte delle
domande sono precodificate, i soggetti, cioè, devono
scegliere tra le alternative di risposta proposte.
121
Caratteristiche dell’inchiesta
• La realizzazione nello stesso momento, la raccolta dei
dati, cioè, avviene nel più breve tempo possibile.
• L’utilizzazione di un insieme ordinato di domande.
• La possibilità di avere una classificazione precisa delle
risposte, che consente confronti quantitativi.
122
Casi in cui si utilizza l’inchiesta
• Quando si vuole conoscere le condizioni o gli stili di vita, i
comportamenti, le opinioni, i valori degli individui.
• Quando si vuole analizzare un fenomeno sociale.
• Quando è necessario interrogare molte persone perché si
pone il problema della rappresentatività.
123
Vantaggi dell’inchiesta
• Possibilità di quantificare i dati raccolti e di effettuare
molte analisi statistiche.
• Facilità con cui si ottiene la rappresentatività del
campione.
Limiti dell’inchiesta
• Difficoltà e costo elevato.
• Superficialità delle risposte.
• Fragilità e debolezza dello strumento (affinché lo
strumento
sia
affidabile
è
necessario
scegliere
accuratamente le scale di misura, formulare chiaramente
le domande, somministrare lo strumento in un clima di
fiducia).
124
Studi longitudinali e trasversali
Lo scopo di questi studi è analizzare i cambiamenti che si
verificano con il passare del tempo.
Nello studio longitudinale, si sceglie un solo gruppo di
soggetti e si rileva la variabile di interesse a intervalli
prefissati.
Nello studio trasversale, invece, si scelgono due o più
gruppi di soggetti, con livelli di età diversi, in cui si rileva la
variabile di interesse.
Entrambe le tecniche possono essere utilizzate anche per
condurre esperimenti.
125
Queste due tecniche possono essere usate in maniera
indifferente per studiare lo stesso problema.
Tuttavia, a volte i risultati cui giungono possono essere
diversi. Questa discrepanza dipende dall’effetto della
coorte di età.
Gli studi longitudinali analizzano lo stesso gruppo di
soggetti a intervalli di tempo regolari, per cui, tutti gli
individui di un campione sperimentano gli stessi eventi
ambientali.
Gli studi trasversali, invece, studiano gruppi diversi e, per
questo motivo, gli individui del campione sono esposti a
esperienze diverse.
126
Lo studio di casi singoli
Lo studio dei casi singoli consiste nell’analizzare in maniera
intensiva il comportamento, o parte di esso, di una
persona. Non va confuso con gli esperimenti sui casi singoli.
I dati, di solito, vengono raccolti tramite colloqui, in cui il
ricercatore registra le osservazioni mentre il soggetto
manifesta i propri comportamenti e sentimenti.
Una volta completata la raccolta dei dati, il ricercatore deve
costruire una struttura per organizzarli.
In questo tipo di studi, il comportamento da osservare, la
codifica e la successiva analisi dei dati dipendono dalla
teoria di riferimento del ricercatore.
127
Questa tecnica è molto utile quando:
• il caso da studiare è unico (ad es., un paziente con una
personalità multipla),
• si vogliono verificare punti teorici (ad es., le differenze
tra i vari approcci terapeutici),
• si vogliono illustrare tecniche terapeutiche (ad es.,
terapia comportamentista per il trattamento delle fobie).
128
Vantaggi dello studio di casi singoli
• Consentono la descrizione in profondità di un
comportamento.
• Permettono di analizzare gli individui nella loro
complessità.
• Permettono di raccogliere molte informazioni.
Limiti dello studio di casi singoli
• I risultati non sono generalizzabili.
• Sono soggetti alla selettività del ricercatore.
129
La metanalisi
La meta-analisi può essere definita come una metodologia che
consente di sintetizzare e confrontare, in maniera sistematica, i
risultati ottenuti da più studi.
In uno stesso ambito di ricerca sono stati prodotti numerosi studi,
che si differenziano per il campione, la procedura, le variabili
prese in considerazione, etc. Attraverso la meta-analisi è possibile
effettuare una valutazione complessiva degli studi che hanno
verificato una determinata ipotesi, stabilire l’entità dell’effetto
trovato, verificare se l’effetto può dipendere da artefatti
metodologici (ad es., il campione utilizzato, o lo specifico
strumento) o da specifici fattori predittivi, e generalizzare i
risultati ottenuti.
130
Quasi esperimenti
I disegni quasi-sperimentali (ex post facto) possiedono
alcune caratteristiche dei veri esperimenti:
• un’ipotesi di tipo causale da verificare;
• la possibilità di manipolare la variabile indipendente.
Tuttavia, non consentono
variabili di disturbo perché:
di
controllare
tutte
le
• non è possibile manipolare a piacimento la variabile
indipendente;
• non si possono scegliere casualmente i partecipanti;
• non si possono assegnate i partecipanti ai gruppi in
maniera casuale.
131
Disegni con un gruppo di controllo non equivalente
Questo tipo di disegno è uguale al disegno classico dei veri
esperimenti, tranne che per il fatto che i soggetti non sono
assegnati in maniera casuale alle condizioni.
Quindi,
subisce
gli
effetti
della
mancanza
di
randomizzazione. In questo caso il confronto, per verificare
le ipotesi si effettua tra le differenze tra pre-test e post-test
dei due gruppi.
Pre-test
Trattamento
Post-test
Gruppo A
Si
Si
Si
Gruppo B
Si
No
Si
132
Possibili esiti
In questo caso, i due gruppi
hanno lo stesso livello iniziale
della variabile di interesse. La
prestazione
del
gruppo
sperimentale
migliora
in
seguito al trattamento, mentre
quella del gruppo di controllo,
che non riceve il trattamento,
rimane invariata. Anche se non
possiamo escludere eventuali
effetti dovuti ad altre variabili
non
considerate,
possiamo
comunque confrontare i due
gruppi,
poiché
il
loro
rendimento iniziale è uguale.
133
Possibili esiti
Anche in questo caso possiamo
concludere, che il trattamento
ha avuto effetto. Infatti, la
prestazione del gruppo di
controllo rimane invariata nelle
due rilevazioni, mentre la
prestazione
del
gruppo
sperimentale, peggiore rispetto
a quella del gruppo di controllo
nella prima rilevazione, diventa
migliore nella seconda.
B
Pre-test
Post-test
134
Possibili esiti
In questo caso il livello iniziale
e quello finale della variabile in
esame è lo stesso per i due
gruppi, inoltre, in entrambi c’è
stato
un
aumento
del
rendimento. In questo caso è
possibile concludere che il
trattamento non ha avuto
effetto e che il cambiamento
del rendimento, nei due gruppi,
sia dovuto a variabili non
considerate.
C
Pre-test
Post-test
135
Possibili esiti
In questo caso i due gruppi
hanno prestazioni diverse sia
prima sia dopo il trattamento,
inoltre,
l’aumento
della
prestazione, dal pre-test al
post-test, è proporzionalmente
uguale. Il risultato non dipende
dal
trattamento
perché
l’aumento è uguale in entrambi
i gruppi e, quindi, è più
probabile che il miglioramento
dipenda da altre variabili non
considerate.
D
Pre-test
Post-test
136
Possibili esiti
In questo caso il rendimento
iniziale e quello finale dei due
gruppi
è
diverso,
ma,
all’interno di ciascun gruppo,
non
c’è
stato
alcun
cambiamento
tra
le
due
rilevazioni. In questo caso,
anche se il rendimento iniziale
dei due gruppi era diverso, è
comunque possibile concludere
che il trattamento non ha avuto
effetto, poiché non c’è stato
alcun miglioramento nel gruppo
sperimentale.
E
Pre-test
Post-test
137
Possibili esiti
In questo caso i livelli di partenza dei
due gruppi sono diversi, inoltre, le
prestazioni del gruppo sperimentale
migliorano, mentre quelle del gruppo di
controllo rimangono invariate. In
questo caso sembrerebbe che il
trattamento abbia avuto effetto, tuttavia,
è possibile che questi risultati siano
dovuti a fattori di confusione.
138
Disegni con regressione discontinua
In questo tipo di disegno si valuta l’effetto del trattamento su due
gruppi già diversi in partenza. Il presupposto è che vi sia una
correlazione fra i risultati precedenti e quelli successivi al
trattamento.
Esempio
Rileviamo l’ansia in un gruppo di soggetti e ne ricaviamo dei
punteggi che vanno da 1 a 10, rispettivamente il livello più basso
e quello più alto di ansia (prima rilevazione). Successivamente, in
base a questa rilevazione creiamo il gruppo sperimentale e quello
di controllo, assegnando i soggetti più ansiosi (ad es., quelli che
hanno un punteggio uguale o superiore al 7) al gruppo
sperimentale e tutti gli altri al gruppo di controllo. A questo
punto, sottoponiamo solo il gruppo sperimentale al trattamento e,
quindi, rileviamo di nuovo il livello di ansia nei due gruppi
(seconda rilevazione).
139
Possibili esiti
Nel grafico A si vede un’unica retta continua di regressione, ovvero,
la correlazione tra livelli di ansia della prima e della seconda
rilevazione è la stessa per entrambi i gruppi. Nel grafico B, invece, si
notano due rette, una a sinistra, relativa al gruppo di controllo, e una
a destra, relativa al gruppo sperimentale, abbiamo, cioè, una retta di
regressione discontinua. Dato che l’andamento dei dati è diverso nei
due gruppi, possiamo concludere che il trattamento ha influenzato il
livelli di ansia del gruppo sperimentale.
140
Disegni a serie temporali interrotte
Questi disegni assomigliano ai disegni con un solo
gruppo e due prove, tuttavia, invece di una singola
rilevazione prima e dopo il trattamento, si effettuano
più rilevazioni.
Le misurazioni che precedono il trattamento servono
per evidenziare la tendenza dei dati prima del
trattamento, che viene chiamata linea di base
(baseline).
La linea di base serve da punto di paragone fisso per i
dati raccolti dopo il trattamento.
141
• Disegni a serie temporali interrotte semplici
Prima serie di
misure
Y1
Y2
Y3
Trattamento
Y4
X
Seconda serie di
misure
Y5
Y6
Y7
Y8
In questo tipo di disegni si ha un solo gruppo di
soggetti, sottoposto a più rilevazioni prima e dopo il
trattamento e al trattamento.
Questi disegni subiscono gli effetti della storia e della
strumentazione.
142
Possibili esiti
Nel caso A, la tendenza dei dati è discontinua e rimane tale
anche dopo il trattamento. In questo caso, non è possibile
interpretare i dati, poiché le rilevazioni non sono stabili.
Nel caso B la linea di base è piatta e stabile prima del
trattamento, ma anche in seguito al trattamento, la tendenza
dei dati non cambia, quindi, il trattamento non ha avuto
143
alcun effetto.
Possibili esiti
Nel caso C si può concludere che il trattamento non è stato
efficace, infatti, la tendenza dei dati è in aumento, con la
stessa intensità, sia prima sia dopo il trattamento.
144
Possibili esiti
Nel caso D, dopo il trattamento la tendenza dei dati inizia ad
aumentare e l’aumento rimane costante.
Nel caso E, invece, la tendenza aumenta in seguito al
trattamento e poi si stabilizza ad un livello più alto di quello
precedente.
In entrambi i casi possiamo concludere che il trattamento ha
145
avuto effetto.
• Disegni a serie temporali interrotte multiple
Gruppi
Prima serie di
misure
Trattamento
Seconda serie di
misure
Sperimentale
Y1
Y2
Y3
Y4
Si
Y5
Y6
Y7
Y8
Controllo
Y1
Y2
Y3
Y4
No
Y5
Y6
Y7
Y8
In questo tipo di disegni si hanno due gruppi di
soggetti, sottoposti a più rilevazioni prima e dopo il
trattamento, ma solo uno riceve il trattamento.
Questo disegno controlla gli effetti della storia.
146
Disegni con trattamenti ripetuti
Un altro tipo di disegno che si può applicare quando non si
dispone di un gruppo di controllo è il disegno con
trattamento ripetuto, in cui il trattamento viene
somministrato più volte.
R-Pre = Rilevazioni prima del trattamento
R-Post = Rilevazioni dopo il trattamento
147
Possibile esito
I cambiamenti riscontrati tra R-Pre1 e R-Post1 dovrebbero andare
nella stessa direzione dei cambiamenti riscontrati tra R-Pre2 e RPost2, inoltre, ci dovrebbe essere un’inversione di tendenza tra RPost1 e R-Pre2.
R-Pre = Rilevazioni prima del trattamento
R-Post = Rilevazioni dopo il trattamento
148
Effetti di disturbo
Effetti di disturbo dovuti alla situazione di ricerca
• L’ambiente fisico come oggetto stimolo. Sono vari i fattori
dell’ambiente in cui si svolge la ricerca che possono creare
effetti di disturbo.
- Il contesto generale in cui si svolge la ricerca influenza i
soggetti, dando indicazioni sulle garanzie scientifiche, sulla
possibile utilizzazione e sull’utilità della ricerca.
- La caratteristiche fisiche del laboratorio possono provocare
nei soggetti: tensione, benessere, curiosità, assecondamento,
boicottaggio.
- Le caratteristiche di richiesta sono indizi dell’ambiente in
base ai quali i soggetti cercano di comprendere cosa si vuole
da loro. Le caratteristiche di richiesta possono riguardare
anche il comportamento del ricercatore, le domande che pone,
il modo in cui è vestito.
149
Procedure di controllo
• Tenere costanti le condizioni della ricerca per tutti i soggetti.
• Randomizzare tra i gruppi le inevitabili differenze dell’ambiente
di ricerca.
• Ridurre la reattività alla situazione di laboratorio conducendo la
ricerca in un ambiente naturale,
• Utilizzare apparecchiature non appariscenti,
• Far abituare il soggetto all’ambiente o alla presenza
dell’osservatore.
• Raccogliere i dati prima che i soggetti si rendano conto che
l’esperimento è iniziato.
• Utilizzare la procedura del singolo cieco.
150
È
importante
conoscere
l’impatto
delle
diverse
caratteristiche di richiesta.
Tramite l’intervista post-sperimentale il ricercatore può
chiedere ai soggetti informazioni sulla loro percezione
dell’esperimento.
Questa intervista può essere condotta da un secondo
ricercatore, in modo da diminuire l’imbarazzo o l’ansia dei
soggetti.
151
• Il tempo. Il tempo influenza i dati della ricerca in tre modi.
- La durata nel tempo degli effetti del trattamento o
stabilità dei risultati della ricerca. I risultati possono
cambiare con il passare del tempo
- L’ora del giorno in cui si svolge la prova. È bene tenere
costante l’ora del giorno i cui si svolgono le prove, oppure
variarla sistematicamente sia per le prove sia per i soggetti,
oppure, se i soggetti sono molto numerosi, è possibile
variarla in modo casuale.
- La durata della prove viene intesa sia come lunghezza
della prova sia come lunghezza degli intervalli tra le
sessioni sperimentali.
Per quanto riguarda la lunghezza della prova, essa influisce
sulla stanchezza dei soggetti e si rilevano effetti quando
sono presenti misure ripetute.
Per quanto riguarda la lunghezza degli intervalli tra le
sessioni sperimentali è possibile che intervengano gli effetti
di maturazione, storia e mortalità.
152
Procedure di controllo per la durata degli effetti del
trattamento.
• Effettuare ripetizioni esatte o sistamentiche della ricerca
Procedure di controllo per la lunghezza della prove
• Controbilanciamento
• Disegno tra i soggetti
• Variare il materiale utilizzato per le prove
Procedure di controllo per la stanchezza
• Introdurre brevi intervalli tra le prove
Procedure di controllo per la maturazione
• Evitare gli intervalli
• Riempire gli intervalli con un compito interposto, ovvero
un compito che serve a tenere impegnata la mente con
materiale diverso da quello elaborato.
153
• Le istruzioni. Le istruzioni possono fornire
informazioni riguardo alle ipotesi della ricerca. Su
queste può influire anche il ricercatore (ad es., con
il tono di voce).
È preferibile fornire le informazioni in forma scritta.
Le istruzioni possono non essere chiare.
Procedure di controllo
• Eseguire una replica sistematica variando la forma
delle istruzioni
• Esplicitare il più possibile le istruzioni
154
Effetti di disturbo dovuti al soggetto
• Selezione dei soggetti. Di solito, nelle ricerche si usano
studenti di psicologia, pazienti di vario genere e
scolaresche, poiché sono di facile reperimento.
• Soggetti volontari e non volontari. Si considerano
volontari tutti i soggetti che non rifiutano di partecipare
all’esperimento,
pur
avendone
la
possibilità,
a
prescindere dal fatto che siano pagati o meno per la
partecipazione. È possibile che tali soggetti differiscano
dalla popolazione normale.
I soggetti volontari sono, di solito, più istruiti, più
socievoli, più ansiosi, più giovani, più intelligenti, più
anticonvenzionali, meno autoritari e più bisognosi
dell’approvazione sociale, rispetto ai soggetti non
volontari.
155
Dalla disponibilità dei soggetti proviene la desiderabilità
sociale, ovvero la tendenza a dare una buona immagine
di sé, a fare bella figura, ad accordare le richieste del
ricercatore.
I soggetti volontari, inoltre, sono più desiderosi di
provare sempre nuove emozioni rispetto ai non volontari.
I soggetti non volontari si dividono in:
- Soggetti non reperibili (di cui non si può sapere
nulla).
- Soggetti che rifiutano di partecipare (che hanno
caratteristiche speculari a quelle dei soggetti volontari).
- Soggetti che non si presentano pur avendo accettato
di partecipare (è più probabile che appartengano al
gruppo di controllo).
156
Procedure di controllo
• Utilizzare persone che non sanno di partecipare alla
ricerca
• Usare misure non intrusive
• Usare l’inganno
• Fare in modo che la ricerca sia attraente,
ricompensando i soggetti
• Destare l’interesse dei soggetti
157
• Conoscenze e aspettative del soggetto. Le conoscenze
del soggetto influenzano i risultati della ricerca perché
possono produrre risposte che vanno in direzione
dell’obiettivo della ricerca, o, al contrario, possono
spingere il soggetto a non collaborare o essere ostile.
Le conoscenze del soggetto possono esser di vario tipo.
- Vere e proprie conoscenze psicologiche, che siano o
meno corrette. Per evitare che interferiscano è possibile
dare istruzioni che spingano il soggetto a evitare di fare
inferenze.
Inoltre,
dopo
l’esperimento
è
bene
somministrare
un
questionario
per
raccogliere
informazioni sulle competenze del soggetto.
158
- Conoscenze generiche sulle procedure sperimentali. Per
limitarne gli effetti è possibile: fornire più informazioni
possibili per evitare che il soggetto tenti di andare oltre
le
cose
dette,
comprendendo
la
vera
natura
dell’esperimento; instaurare un clima di fiducia;
rassicurare il partecipante sul fatto che alla fine
dell’esperimento verrà informato di tutto e che può
ritirarsi in ogni momento.
- Conoscenze relative alla procedura o al contenuto della
ricerca. È possibile che i soggetti comunichino ad altri
soggetti le procedure o il contenuto della ricerca. Per
evitare questo è necessario invitarli a mantenere la
riservatezza sul contenuto della ricerca. È anche possibile
tenerli fisicamente separati da coloro che devono ancora
partecipare alla ricerca.
159
• L’effetto Harwthone. Tale effetto si riferisce al fatto che il
soggetto della ricerca si rende conto di essere osservato
e per questo motivo modifica il suo comportamento.
Questo effetto è stato rilevato la prima volta in
un’azienda elettrica di Harwthone, in cui si conduceva
una ricerca per verificare gli effetti di alcune condizioni di
lavoro sulla produttività. I risultati mostrarono che non vi
era alcuna differenza tra le varie condizioni di lavoro, ma
che vi era stato un aumento generale della produttività.
In realtà, le operaie che avevano partecipato
all’esperimento, sapendo di farne parte, avevano
modificato il loro comportamento, producendo di più.
160
Effetti di disturbo dovuti allo sperimentatore
Questa facilita
l’emissione delle risposte semplici e la produzione di
risposte già apprese, ma intralcia l’apprendimento
del
soggetto.
Questi
effetti
sono
dovuti
all’interazione tra l’ansia del soggetto e la difficoltà
dal compito.
• Le caratteristiche individuali dello sperimentatore.
Per quanto riguarda le caratteristiche fisiche,
troviamo: il sesso, l’età, l’appartenenza etnica, la
condizione sociale.
Per quanto riguarda le caratteristiche di personalità,
abbiamo: il bisogno di approvazione, l’esperienza, il
calore umano, la conoscenza che ha dei soggetti.
• La
presenza
fisica
dell’osservatore.
161
• Le aspettative dello sperimentatore. Queste producono
l’effetto di attesa, dovuto al fatto che lo sperimentatore
che si aspetta di trovare differenze tra i gruppi, può
inconsapevolmente trattare i gruppi in maniera diversa o
valutare diversamente il loro comportamento. Tali
aspettative,
insieme
alle
conoscenze
dello
sperimentatore, possono influenzare i risultati in tutte le
fasi della ricerca.
- Nella fase di pianificazione della ricerca, il ricercatore
può
commettere
degli
errore
(ad
es.,
nel
campionamento) in modo da confermare le proprie
ipotesi.
- Quando è in relazione con i soggetti, lo sperimentatore
può comunicare ai soggetti come comportarsi tramite il
sorriso, lo sguardo, i cambiamenti nella postura, il tono
della voce, etc.
162
- Nella fase di rilevazione dei dati, le aspettative del
ricercatore possono influenzare l’esito della ricerca
rendendo selettive o distorte le sue percezioni.
- Nella fase di interpretazione dei dati, il ricercatore può
interpretare i dati in modo che confermino le proprie
ipotesi (ad es., non dando rilevanza ai dati contrari).
Procedure di controllo
• Automazione
• Procedimento del doppio cieco
163
La validità della ricerca
La validità si riferisce alla solidità e all’attendibilità di un’indagine,
indica, cioè, la corrispondenza tra mondo reale e conclusioni cui
arriva la ricerca.
Esistono cinque tipi di validità.
• Validità interna
• Validità esterna
• Validità di costrutto
• Validità statistica
• Validità ecologica
164
La validità interna
La validità interna si riferisce alla relazione tra la
variabile indipendente e quella dipendente.
Vi è validità interna quando la relazione tra questa due
variabili è di tipo causale, cioè quando si può provare che
le modifiche apportate alla variabile indipendente (VI)
causino quelle rilevate nella variabile dipendente (VD).
La relazione per essere causale deve avere due requisiti:
• La direzione della relazione, viene dedotta dalla
sequenza temporale tra VI e VD, se la manipolazione
di VI precede i cambiamenti di VD, allora si può dire
che VI determina VD.
• L’esclusione di fattori di confusione si riferisce al
controllo delle variabili che possono influenzare la
relazione. Bisogna, quindi, eliminare tutte le minacce
dalla validità interna.
165
Minacce alla validità interna
• Storia reale. Si riferisce ad ogni evento che, durante
il corso dell’esperimento, produce un effetto che si
sovrappone a quello di VI. Si verifica soprattutto nei
disegni con due misurazioni (pre-test e post-test).
• Processi
di
maturazione.
Si
riferiscono
ai
cambiamenti sistematici, biologici (ad es., età,
fame) e psicologici (ad es., noia, motivazione), che
avvengono con il passare del tempo. Si verifica
soprattutto nei disegni longitudinali.
• Effetto delle prove. Si riferisce al fatto che la
partecipazione all’esperimento può influenzare le
successive prestazioni a causa dell’apprendimento o
dell’impratichimento. Si verifica soprattutto nei
disegni con pre-test.
166
• Strumentazione. Essa si riferisce al fatto che gli
strumenti o il ricercatore possono modificarsi.
• L’effetto della regressione statistica. Nelle prove
ripetute sugli stessi soggetti e sulla stessa variabile,
i punteggi estremi tendono a regredire verso la
media. Gli individui che hanno ottenuto punteggi
estremi nella prima prova, nelle successive
otterranno punteggi più vicini alla media. Si verifica
soprattutto nei disegni con misure ripetute.
• Selezione. Si riferisce ai fattori che possono
minacciare l’equivalenza tra i gruppi che partecipano
alla ricerca.
• Mortalità. Essa si riferisce al fatto che alcuni
soggetti possono ritirarsi durante l’esperimento.
167
Metodi per ridurre le minacce alla validità interna
• Per ridurre le differenze tra i gruppi si usa il
bilanciamento, che si ottiene con: la randomizzazione,
il pareggiamento e l’uso dei blocchi.
• Per controllare gli effetti della storia si usa:
- il controllo della costanza (si mantengono più
possibili costanti le condizioni della ricerca, per tutti i
soggetti e per tutto il periodo dell’esperimento),
casualizzazione
delle
condizioni
sperimentali
(distribuire le varie fonti di errore, ad es., momento
del giorno, tra i gruppi),
- unica sessione e stessa situazione (si esegue
l’esperimento in un’unica sessione e nello stesso
ambiente),
- abbreviazione dell’intervallo di tempo tra le prove.
168
• I processi di maturazione si eliminano usando
misurazioni ripetute ad intervalli costanti, con la
presenza di un gruppo di controllo.
• Gli effetti delle prove di neutralizzano:
- eliminando il pre-test,
- facendo passare il pre-test come un evento
ordinario.
• La variabilità dovuta alla strumentazione si evita
mantenendo
costanti
tutte
le
variabili
della
sperimentazione.
• Gli effetti della regressione si neutralizzano estraendo
a caso, dalla stessa popolazione estrema un gruppo di
controllo.
• Per quanto riguarda la mortalità, non vi sono
procedimenti efficaci, se non l’effettuazione delle
prove in tempi molto ravvicinati.
169
La validità esterna
La validità esterna riguarda l’applicabilità dei risultati a
soggetti, situazione, tempi e luoghi diversi da quelli della
ricerca,
ovvero,
si
riferisce
alla
possibilità
di
generalizzare i risultati.
Le basi filosofiche della validità esterna:
• L’ordine della natura. Se si rileva un effetto in un
particolare gruppo di soggetti, l’ordine della natura
permette di dire che tale effetto di troverà anche in
altre situazioni e con altri soggetti.
• Il determinismo. Tutti gli eventi naturali sono
determinati da precedenti eventi e il loro accadere
obbedisce a leggi naturali universali.
• L’assunzione di parsimonia. A parità di condizioni, tra
due spiegazioni è migliore la più semplice.
170
Le basi empiriche della validità esterna
Il modo migliore per ottenere la validità esterna consiste
nella ripetizione sistematica della ricerca, ovvero nel
ripetere la ricerca modificando sistematicamente una o più
variabili dell’esperimento e/o dei soggetti.
Tale processo, comunque, è complicato, quindi per
raggiungere la validità esterna i ricercatori utilizzano la
validità di popolazione e la validità temporale.
171
• La validità di popolazione. Si riferisce alla capacità
di generalizzare i dati del campione alla popolazione,
ovvero all’universo di persone su cui si focalizza lo
studio.
Per ottenere la validità di popolazione è fondamentale
la selezione dei soggetti (campionamento casuale) e
l’ampiezza del campione (più grande è il campione
maggiore è la sua rappresentatività).
• La validità temporale. Si riferisce al fatto che i
risultati di una ricerca debbano rimanere costanti nel
tempo.
172
Minacce alla validità esterna
• Minacce alla validità di popolazione. La maggior parte
delle ricerche in campo psicologico vengono condotte su
studenti di psicologia o con soggetti volontari, che non
sempre sono rappresentativi della popolazione.
• Minacce alla validità temporale. Queste possono derivare
da:
- Variazioni
stagionali, che rappresentano quei
cambiamenti che avvengono nella popolazione a intervalli
regolari. Questa variazioni possono essere a tempo fisso
(quando avvengono in un determinato e prevedibile
momento) o a tempo variabile (quando non si possono
prevedere).
- Variazioni cicliche, che dipendono dall’organismo dei
soggetti (ad es., ritmo cardiaco, temperatura).
- Variazioni personologiche, che si riferiscono al
cambiamento delle caratteristiche degli individui 173che
avviene con il passare del tempo.
• Le caratteristiche di richiesta. Riguardano la tendenza
dei soggetti a rispondere a sottili indizi della procedura
di ricerca.
• Parametri associati alle caratteristiche delle persone.
Riguarda il fatto che alcune caratteristiche delle
persone rimangono sconosciute quando si effettua una
ricerca.
• La struttura del disegno. Riguarda il fatto che il tipo di
disegno può interferire con la generalizzazione dei
risultati.
• Disegni con misure ripetute. Minacciano la validità
esterna a causa degli effetti dell’ ordine in cui sono
effettuate le misure e della sequenza delle misure.
174
Metodi per aumentare la validità esterna
• Usare misurazioni non intrusive, ad es., linguaggio
del corpo.
• Raccogliere i dati prima che i soggetti si rendano
conto che è iniziata la ricerca.
• Evitare di spiegare il vero motivo della ricerca.
• Condurre la ricerca in situazioni naturali.
• Utilizzare disegni complessi.
175
La validità di costrutto
La validità di costrutto si riferisce alla corrispondenza tra la
ricerca e la teoria. Una ricerca ha una buona validità di
costrutto se si possono escludere spiegazioni dei dati che
non siano quelle della teoria di riferimento.
La validità di costrutto dipende dagli indicatori che si
utilizzano
per
rilevare
i
costrutti,
ovvero
dall’operazionalizzazione dei costrutti teorici.
Per avere una buona validità di costrutto è necessario
definire chiaramente il costrutto astratto oggetto di
indagine.
176
Minacce alla validità di costrutto
• Carenza di una dettagliata analisi a livello
concettuale dei costrutti. Si riferisce al fatto che
bisogna identificare chiaramente i costrutti che si
vuole analizzare.
• Inadeguata definizione operazionale. Si verifica
quando la variabile da analizzare è molto
complessa, per cui la definizione operativa può
coglierne solo alcuni aspetti.
• Ambiguità delle variabili indipendenti. Si riferisce al
fatto che la variabile indipendente, non è quella
ipotizzata dal ricercatore.
177
Metodi per aumentare la validità di costrutto
Questi si definiscono manipulation checks (controllo
della manipolazione) perché sono delle verifiche sulla
manipolazione della variabile indipendente.
• Intervistare i soggetti dopo averli
all’azione della variabile indipendente.
sottoposti
• Utilizzare indicatori comportamentali per rilevare
l’effetto della manipolazione.
178
La validità statistica
La validità statistica ha l’obiettivo di verificare se il rapporto
tra la VI e la VD è di tipo causale. Una ricerca ha una buona
validità statistica se è possibile escludere che i risultati
dipendano dal caso.
Per escludere la possibilità che i risultati dipendano dal caso
è necessario avere delle ipotesi statistiche, che
attribuiscono determinate probabilità di comparsa ai singoli
valori si una variabile.
179
Le ipotesi statistiche sono di due tipi:
• L’ipotesi nulla si riferisce al fatto che i risultati sono
dovuti al caso.
• L’ipotesi alternativa, o ipotesi di ricerca, si riferisce al
fatto che i risultati non sono dovuti al caso, ma alla
manipolazione.
L’obiettivo è escludere al prima e accettare la seconda.
180
Minacce alla validità statistica
• Errore de 1° Tipo. Si ha quando si conclude che esiste
una relazione tra le variabili, quando invece non esiste.
Questo si verifica soprattutto quando non si hanno
ipotesi precise.
• Errore di 2° Tipo. Si verifica quando si conclude che il
risultato tra le variabili è di natura casuale, quando,
invece, esiste una relazione. Si verifica soprattutto
quando il campione è piccolo.
• Poca affidabilità degli strumenti di misura.
• Mancanza di standardizzazione nelle procedure di
manipolazione della VI. Si ha quando la VI viene
manipolata ogni volta in maniera diversa.
• Presenza di variabili di confusione.
• Eterogeneità dei soggetti. Si verifica quando i soggetti
sono diversi per caratteristiche che possono essere
importanti nella ricerca.
181
Metodi per aumentare la validità statistica
• Elevare il livello di significatività. In psicologia un
risultato è significativo quando si ha il 5% di
probabilità di commettere un errore (p < .05).
Elevare il livello di significatività, consiste nel
accettare come significativo un risultato che ha una
probabilità minore di essere sbagliato (ad es., p <
.01, 1% di probabilità di sbagliare).
• Aumentare la grandezza dell’effetto, elevando
l’intervallo tra i valori della variabile indipendente.
• Ridurre l’errore casuale, tramite il campionamento e
la randomizzazione.
182
La validità ecologica
La validità ecologica è un particolare tipo di validità esterna
e si riferisce alla possibilità di generalizzare i risultati dal
contesto di ricerca alla vita quotidiana.
Minacce alla validità ecologica
• Situazioni sperimentali troppo artificiali.
• Impossibilità di conoscere
effettivamente percepisce.
ciò
che
il
soggetto
183
Strumenti di rilevazione dei dati
Quando si conduce una ricerca è necessario avere
degli strumenti che siano in grado di rilevare le
variabili di interesse.
184
Interviste
L’intervista è uno strumento che consiste nel porre una serie di
domande ad un intervistato, il quale risponde liberamente alle
domande che gli vengono poste.
Le interviste di distinguono per il grado di strutturazione. Quanto
più un’intervista è strutturata, tanto più fisse sono le domande
che bisogna porre. Quanto più è libera, invece, tanto più
l’intervistatore è libero di scegliere le domande da porre, anche in
base alle risposte date dal soggetto.
L’intervista ha il vantaggio di consentire un notevole
approfondimento dell’argomento in oggetto, tuttavia, presenta dei
tempi di esecuzione molto lunghi e una codifica difficile.
185
Questionari
I questionari sono strumenti prevalentemente utilizzati per
rilevare atteggiamenti, opinioni, stili di vita, etc.
Essi sono composti da una serie di domande alle quali il soggetto
deve rispondere.
Le risposte di solito sono prefissate, il soggetto, cioè, può
scegliere solo tra le alternative proposte.
Le risposte possono essere del tipo vero/falso, oppure offrire una
gamma maggiore di possibilità, relative, ad esempio, alla
frequenza di un comportamento o all’intensità di un emozione.
In alcuni casi, il soggetto deve esprimere il proprio grado di
accordo o disaccordo con un affermazione.
186
Oltre alle domande chiuse, i questionari possono includere
domande aperte. In questo caso il soggetto è libero di esprimere
ciò che pensa su un argomento. In questo caso, però, la codifica
delle risposte risulta più difficile.
187
Esempi di strumenti di rilevazione dei dati
Domande chiuse (il soggetto deve scegliere una sola delle
alternative proposte)
• Come ti senti in questo momento
 Molto ansioso
 Abbastanza ansioso
 Poco ansioso
Domande aperte (il soggetto può rispondere liberamente)
• Cosa ne pensi della formazione in azienda
__________________________________________________
________________________________
188
Questionario tipo Likert (il soggetto deve esprimere il proprio
grado di accordo o disaccordo con l’affermazione, su una scala
a 5 o 7 punti)
• Sono orgoglioso di essere italiano
1
Completa
mente in
disaccordo
2
3
4
Né in
accordo né
in
disaccordo
5
6
7
Completa
mente in
accordo
189
Check-list (il soggetto deve scegliere tra le varie voci
proposte, anche più di una)
• In questo momento mi sento
 Teso
 Ansioso
 In forma
 Stanco
 Contento
 Sfiduciato
190
Self-ratings (il soggetto deve esprimere
valutazione su una scala prefissata)
• In questo momento mi sento ansioso
Livello 0
minimo
1
2
3
4
5
6
7
8
9
una
10 Livello
massimo
Oppure
Livello
minimo
Livello
massimo
191
Differenziale semantico. Questo strumento ha lo scopo di
quantificare le reazioni cognitive ed affettive suscitate da un
concetto-stimolo (ad es., la pace).
Il soggetto deve valutare ogni concetto-stimolo su una serie di
aggettivi opposti (ad es., bello/brutto), che vengono definiti
‘polari’.
Per ogni coppia di aggettivi il soggetto deve indicare a quale dei
due poli il concetto-stimolo si avvicina maggiormente, su una
scala a 7 gradi, il cui punto intermedio indica l’equidistanza tra i
due aggettivi polari.
Tramite questa tecnica è possibile ottenere indicazioni meno
razionali rispetto ai questionari.
192
Il sole
Bello
__
__
__
__
__
__
__
Brutto
Forte
__
__
__
__
__
__
__
Debole
Gradevole
__
__
__
__
__
__
__
Sgradevole
Attivo
__
__
__
__
__
__
__
Passivo
Giovane
__
__
__
__
__
__
__
Vecchio
193
Tecniche implicite: priming
Tale tecnica parte dal presupposto che gli stereotipi siano
costituiti da associazioni semantiche, quindi, ogni volta che la
categoria viene attivata saranno attivati anche gli attributi
stereotipici ad essa collegati: maggiore è la forza che lega gli
attributi alla categoria più facilmente questi attributi saranno
attivati quando si attiva la categoria.
L’attivazione degli attributi stereotipici è automatica, il soggetto
cioè non è consapevole di compiere queste associazioni. Inoltre,
quando si attiva la categoria, non vengono attivati solo gli
attributi stereotipici ad essa collegate, ma anche le sue
valutazioni generali.
194
Con questa tecnica si presenta, sullo schermo di un computer
un’etichetta (stimolo prime) rappresentativa dell’oggetto o della
categoria in esame (ad es., “eutanasia”, “immigrati”) a livello
subliminale.
Immediatamente dopo la presentazione dell’etichetta viene
presentato un aggettivo.
Il compito del soggetto è di indicare più velocemente possibile se
l’aggettivo presentato abbia valenza positiva o negativa.
Il tempo di risposta è utilizzato come indice della valutazione: se
la valutazione è positiva si risponderà più velocemente agli
aggettivi positivi che a quelli negativi; il contrario se la
valutazione è negativa.
È anche possibile utilizzare, invece delle etichette, delle foto
rappresentative delle categorie.
195
Tecniche implicite: IAT
Il Test di Associazione Implicita (IAT) prevede l’utilizzo di due
categorie (ad es., Italiani vs. Arabi) e parole con valenza positiva
o negativa.
Al soggetto compare sullo schermo una parola, che può indicare
una categoria (ad es., Italiani) o una valenza (ad es., “buono”).
Il compito del soggetto sarà di individuare a quale categoria
appartiene la parola presentata (si possono presentare al
soggetto una serie di nomi di persone e chiedergli di stabilire se i
nomi sono di Italiani o Arabi; ad es., Mario, Luigi, Mohammed,
Ali) o che valenza ha una parola (ad es., vomito, arcobaleno).
196
Le categorie e la valenze vengono incrociate, ad esempio, il
soggetto deve decidere se la parola presentata è un nome italiano
o un aggettivo negativo, oppure se è un nome extracomunitario o
un aggettivo negativo.
Anche in questo caso il tempo di risposta è utilizzato per rilevare
la valutazione. Se la valutazione di una categoria è negativa,
quando il soggetto deve dare la risposta nella condizione in cui i
concetti sono poco associati (ad es., nomi di arabi e parole
positive) i tempi di reazione saranno più elevati rispetto a quando
i concetti sono molto associati (ad es., nomi di arabi e parole
negative).
197
Problemi relativi all’uso degli strumenti
• Uno strumento di misura
cioè, una buona capacità
una strumento di misura
differenze esistenti tra i
interesse.
deve essere sensibile, deve avere,
discriminativa. Questo significa che
deve essere in grado di cogliere le
soggetti, rispetto alla variabile di
• Uno strumento deve valutare coerentemente e stabilmente la
stessa variabile, deve, cioè, essere attendibile.
• Uno strumento deve rilevare le variabili per cui è stato
costruito e non altre, deve, cioè, essere valido.
198
L’attendibilità
• L’attendibilità o affidabilità di uno strumento indica la
capacità dello strumento di essere risomministrato
sugli stessi soggetti, dando risultati simili.
In qualunque operazione di misura il punteggio
ottenuto può essere sempre influenzato da tre tipi di
errore:
• l’errore dovuto all’uso irregolare dello strumento (dà
luogo ad oscillazioni casuali);
• l’errore dovuto all’alterazione dello strumento (porta
a variazioni sistematiche);
• l’errore dovuto al fatto che lo strumento introduce
una distorsione sistematica (porta a variazioni
sistematiche).
199
Per stimare l’affidabilità di uno strumento si usano
tre procedimenti:
• Il test-retest, che consiste nel testare nuovamente
lo strumento a distanza di tempo (subisce gli effetti
della storia e della maturazione);
• Le forme parallele, che consiste nella messa a
punto di due versioni dello stesso strumento (è di
difficile realizzazione ed entrambe le forme possono
contenere lo stesso errore sistematico);
• Lo split-half, che consiste nel dividere a metà lo
strumento e somministrare separatamente le due
versioni.
200
La validità
La validità di uno strumento di misura indica la
capacità dello strumento di rilevare la variabile che si
intende rilevare e non altre.
• La validità di contenuto indica la misura in cui lo
strumento
in
esame
contiene
un
campione
rappresentativo del comportamento o atteggiamento
che si vuole misurare, indica, cioè la corrispondenza
dello strumento ad un preciso modello teorico.
• La validità convergente riguarda il grado di
concordanza tra lo strumento in esame ed un altro
strumento di provata validità.
• La validità predittiva indica il grado in cui una
variabile rilevata con lo strumento in esame è capace
di prevederne un’altra, che si suppone sia associata
201
con la variabile in oggetto.
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