La crisi petrolifera del 1973

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La crisi petrolifera del 1973 Nell’ottobre del 1973 un gruppo di paesi arabi decideva di muovere guerra contro Israele in occasione della festività religiosa ebraica di Yom Kippur. Le operazioni belliche furono brevi e l’esito interamente a favore di Israele. In seguito si aprì un importante processo di pacificazione, guidato dall’Egitto. Le conseguenze economiche della vittoria di Israele furono clamorose: l’Opec decise, nel giro di due mesi, di quadruplicare il prezzo del petrolio – da 3 a 12 dollari al barile ‐ e di ridurne l’offerta sui mercati internazionali. Finiva, probabilmente per sempre, l’era dell’energia a buon mercato e si apriva una fase completamente diversa della vicenda energetica. I paesi importatori di petrolio – europei occidentali, Giappone e molti appartenenti al cosiddetto terzo Mondo ‐ furono drammaticamente danneggiati, molto più di quanto non subirono gli Stati Uniti, dal passo voluto dalla principale organizzazione petrolifera internazionale. L’aumento del prezzo del petrolio – ripetuto negli anni immediatamente successivi e ulteriormente accentuato in occasione della guerra fra Iraq e Iran nel 1979, che provocò il secondo shock petrolifero ‐ mandò completamente in crisi i bilanci dei paesi obbligati a ricorrere al mercato per gli approvvigionamenti di petrolio, ma li costrinse anche a migliori prestazioni energetiche. La lunga crisi degli anni Settanta e la profonda ristrutturazione industriale avvenuta nel decennio successivo trovano in gran parte origine nel mutato prezzo del petrolio. Meno esposti alla crisi furono Stati Uniti e Unione Sovietica, grandi produttori e tendenti all’autosufficienza, che li preservò in buona parte dall’onda di piena costituita dall’accresciuto prezzo del petrolio. La crisi indusse a ripensare la questione energetica, introducendo il tema del risparmio e dei consumi limitati – industriali, per illuminazione, per riscaldamento e per la circolazione automobilistica ‐ e dell’uso di energie alternative. Dall’altra parte i paesi produttori si trovarono nelle proprie casse un ammontare enorme di extraprofitti – i famosi petrodollari – che depositarono in gran parte in grandi istituzioni bancarie internazionali. Tommaso Fanfani, Storia Economica, McGraw‐Hill, © 2010, ISBN 6608‐7 
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