04_Le_tachiaritmie

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LE TACHIARITMIE CARDIACHE
Quando si osserva un aumento anomalo della frequenza cardiaca si parla di
tachiaritmie. Siamo in presenza di un’alterazione del ritmo cardiaco (aritmia) che
deriva da irregolarità nel meccanismo di generazione degli impulsi elettrici che
determinano come loro conseguenza la contrazione cardiaca.
La tachiaritmia, come tutte le aritmie, può derivare da qualsiasi malattia del cuore
(cardiopatia) oppure anche da alcune malattie sistemiche, ma non sempre il
riscontro di un’aritmia è da considerarsi espressione di una cardiopatia: battiti
extrasistolici possono infatti comparire di norma sul tracciato elettrocardiografico
di persone sane, e la febbre o lo sforzo fisico possono portare fisiologicamente a
tachiaritmie.
Tachiaritmie di origine atriale
Se i ritmi rapidi anomali originano nelle camere cardiache superiori (gli atri), le
tachiaritmie che ne derivano sono raramente legate a cardiopatie concomitanti e sono, in
molti casi, asintomatiche. Vengono di norma curate con l’impiego di farmaci antiaritmici. Nei casi particolarmente resistenti può essere necessario interrompere l’aritmia
mediante procedure chirurgiche di ablazione transcatetere in radiofrequenza (energia
termica rilasciata sui tessuti endocardici), per alterare le caratteristiche elettriche dei
tessuti coinvolti, impedendo l’insorgere della tachiaritmia.
Tachiaritmie di origine ventricolare
Viceversa, se i ritmi rapidi anomali originano nelle camere cardiache inferiori (i
ventricoli), le tachiaritmie che ne derivano sono quasi sempre associate a cardiopatia e
possono a volte evolvere da forme “organizzate” – le tachicardie ventricolari, in cui la
frequenza cardiaca è piuttosto stabile ed il ciclo cardiaco tende a ripetersi uguale a se
stesso - verso forme “disorganizzate” – la fibrillazione ventricolare, un ritmo caotico in
cui l’attivazione elettrica delle cellule cardiache è talmente rapida da impedire al cuore
di contrarsi in modo organizzato, il che determina l’arresto cardiaco e la morte
improvvisa. È in questi casi indispensabile un intervento terapeutico: si ricorre in
particolare a:
-
i farmaci anti-aritmici, che svolgono un’azione preventiva (tendono a far sì che
le aritmie non si manifestino);
i defibrillatori cardioverter impiantabili (ICD), che interrompono le tachiaritmie
una volta che esse si manifestino.
Alcuni dettagli sulla fibrillazione ventricolare (FV)
Come detto, è una tachiaritmia che può originare dall’attivazione simultanea di diversi
“fuochi” (gruppi di cellule che si depolarizzano molto rapidamente) situati nei
ventricoli. Per dare maggiori dettagli, in caso di FV la frequenza cardiaca è
estremamente accelerata, sino a raggiungere e superare in media i 300 battiti/minuto (di
norma a riposo il ritmo cardiaco fa registrare 60-70 battiti/minuto). In questa situazione
le contrazioni cardiache non possono organizzarsi, le camere cardiache anziché
contrarsi “vibrano” e l’efficacia della contrazione è assolutamente nulla. Questa
condizione determina un arresto cardiaco. Se la FV non è interrotta in brevissimo
tempo, determina danni irreversibili ai tessuti cerebrali, cui consegue la morte.
Terapia delle tachiaritmie
La morte improvvisa dovuta ad arresto cardiaco colpisce circa 1 persona ogni 1.000
abitanti per anno (quindi all’incirca 57.000 decessi l’anno in Italia).
Per evitare o interrompere le tachiaritmie possono essere usati farmaci antiaritmici,
oppure si può ricorrere a procedure di tipo ablativo (vedere in riferimento il paragrafo
“Tachiaritmie di origine atriale”). In molti casi può essere utilizzato il defibrillatore
impiantabile (ICD). L’ICD riconosce la presenza di una tachiaritmia di origine
ventricolare ed è in grado di erogare energia elettrica all’interno del cuore per
interrompere l’aritmia e riportare il ritmo cardiaco alla normalità.
Gli ICD vengono solitamente impiantati per trattare aritmie cardiache troppo rapide, ma
tutti i moderni ICD possono contemporaneamente svolgere un’azione di tipo
antibradicardico, ossia impedire che la frequenza cardiaca scenda al di sotto di valori
troppo bassi (esattamente l’azione svolta da un comune pacemaker cardiaco).
Molte persone soffrono di aritmie pericolose. Non è sempre facile arrivare alla diagnosi
delle aritmie ventricolari. È possibile utilizzare inizialmente l’elettrocardiogramma, ma
solitamente sono necessari ulteriori test per determinare la causa o i possibili trattamenti
di TV o FV. Lo studio elettro-fisiologico, registrazione dell’attività elettrica cardiaca
endocavitaria effettuata in Ospedale ad opera di un elettro-fisiologo che posiziona dei
cateteri a livello del cuore tramite i quali registra i segnali elettrici cardiaci normali e la
reazione agli impulsi indotti, può essere estremamente utile.
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