esternalità e efficienza - Università degli studi di Pavia

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Esternalità
Si ha un’esternalità quando il comportamento di qualcuno influisce sul benessere degli altri in modo diretto e non attraverso variazioni dei prezzi di mercato. Il fatto che un’impresa, aumentando la
propria produzione, possa far scendere il prezzo di mercato del suo bene e quindi il profitto dei concorrenti non è, dunque, da considerarsi un caso di esternalità.
In particolare, si ha un’esternalità negativa quando il comportamento di qualcuno procura un danno ad altri e un’esternalità positiva quando procura un vantaggio ad altri. Poiché il comportamento
che procura il danno oppure il beneficio può essere la produzione oppure il consumo di un bene, vi
possono essere esternalità, positive oppure negative, dovute alla produzione ed esternalità, positive
oppure negative, dovute al consumo. Si ha un’esternalità negativa dovuta alla produzione, per esempio, quando la produzione di un bene comporta qualche forma d’inquinamento che danneggia
qualcuno, mentre si ha un’esternalità positiva dovuta alla produzione quando la ricerca scientifica
produce conoscenze che sono a disposizione di tutti. Si ha un’esternalità negativa dovuta al consumo quando qualcuno utilizzando la propria automobile emette gas di scarico in città, mentre si ha
un’esternalità positiva dovuta al consumo quando qualcuno acquista un nuovo prodotto, perché chi
lo acquisterà più tardi può imparare qualcosa sulle caratteristiche di quel prodotto.
Sappiamo che un mercato concorrenziale, quando non vi sono esternalità, è efficiente, perché il surplus sociale è il più alto possibile. Se vi sono esternalità, un mercato concorrenziale continua ad essere efficiente?
Consideriamo il mercato dei prodotti chimici, e supponiamo che ogni produttore del prodotto chimico arrechi, mentre produce, un danno esterno a qualche terzo (per esempio qualche agricoltore
che usa lo stesso corso d’acqua nel quale il chimico scarica qualche sostanza inquinante). Se il mercato dei prodotti chimici è concorrenziale, l’impresa chimica è così piccola che le sue decisioni di
produzione non influiscono sul prezzo. Se tutte le imprese chimiche, però, provocano un danno oppure procurano un beneficio ad altri soggetti, dobbiamo studiare cosa succede in tutto il mercato,
dove le decisioni di produzione di questa industria influiscono sul prezzo.
La situazione è rappresentata nella Fig. 1a, dove è illustrato il mercato dei prodotti chimici quando
la produzione di tutte le imprese chimiche procura un danno ad altri soggetti nella forma di qualche
aumento dei loro costi marginali. La curva CMaP rappresenta il costo marginale sostenuto privatamente dalle imprese chimiche: come sappiamo (vedi il documento “surplus e efficienza” nella parte
“asimmetria” dei materiali del corso), la curva del costo marginale dei produttori in concorrenza
perfetta è anche per definizione la loro curva di offerta, chiamata S (“supply”) in figura. La curva
BMaP rappresenta invece il beneficio marginale ottenuto privatamente dai consumatori di prodotti
chimici: come sappiamo (vedi di nuovo il documento citato prima) questa curva corrisponde con la
loro curva di domanda, D.
Quando non consideravamo la presenza di esternalità, queste due curve corrispondevano anche, rispettivamente, alle curve di costo marginale di beneficio marginale sociale, perché si supponeva
che nessun altro nella società, oltre ai produttori chimici, sostenesse costi marginali in seguito alla
produzione chimica; inoltre supponevamo che nessun altro nella società, oltre ai consumatori dei
beni chimici, ricevesse un beneficio dal consumo di quei beni. Ora, invece, stiamo supponendo che
qualcun altro (gli agricoltori) sopporti dei costi marginali in seguito alle decisioni dei chimici di
produrre il prodotto chimico: ne segue che il costo marginale sociale delle produzione chimica è
maggiore del costo marginale privato sostenuto dai chimici: bisogna infatti sommare a quest’ultimo
il danno marginale arrecato agli agricoltori. Per non complicare le cose, immaginiamo che questa
sia l’unica forma di esternalità presente nell’esempio della Fig. 1a: vale a dire, il beneficio marginale privato e quello sociale coincidono tra loro.
La curva CMaS rappresenta quindi il costo marginale sociale, dato dalla somma del costo marginale
sostenuto dalle imprese chimiche, CMaP, e del danno marginale procurato ad altri soggetti dalla
produzione chimica. Come vedete, le due curve CMaP e CMaS sono state disegnate come parallele,
cioè la loro distanza verticale è sempre la stessa: questo significa che stiamo ipotizzando che il dan1
no marginale arrecato agli agricoltori sia lo stesso per ogni unità prodotta dai chimici (cioè la somma da aggiungere verticalmente ad ogni livello del CMaP per ottenere il CMaS sia sempre la stessa). Invece, la curva BMaS rappresenta il beneficio marginale sociale del consumo di beni chimici,
che coincide con la curva BMaP di beneficio marginale privato dei consumatori.
Le imprese chimiche produrranno la quantità che porta all’equilibrio del mercato, dove cioè la domanda è uguale all’offerta. Le imprese chimiche, quindi, produrranno la quantità EQ, che venderanno al prezzo P. La quantità socialmente ottima, invece, è quella dove il surplus sociale è massimo, cioè il beneficio marginale sociale è uguale al costo marginale sociale. La quantità socialmente
ottima, quindi, è EF. Anche se il mercato è concorrenziale, dunque, quando la produzione di un bene comporta un’esternalità negativa la quantità prodotta è troppo alta rispetto a quella socialmente
ottima.
Vediamo meglio a quanto ammonta il surplus sociale in corrispondenza della quantità di equilibrio
EQ. Come sappiamo (vedi ancora il documento citato prima) il surplus dei consumatori è dato
dall’area fra la loro curva di domanda e la linea orizzontale del prezzo in vigore, e l’area va misurata da zero sino alla quantità effettivamente prodotta e consumata EQ: quindi, nella figura 1a il surplus dei consumatori è pari ad A + B. Il surplus dei produttori è dato dall’area fra la linea orizzontale del prezzo e la curva di offerta, dunque è l’area C + D. Ma le cose non finiscono qui, perché Nella società ora appare un terzo soggetto, i danneggiati, i quali hanno un surplus negativo, il loro danno, appunto: il loro danno complessivo può essere valutato considerando che ogni unità provoca un
danno marginale pari alla distanza verticale, cioè un segmento, fra le curve CMaS e CMaP, e sommando tutti questi segmenti tra loro vicinissimi. Il danno totale è allora l’area tra le due curve, e nella Fig. 1a esso corrisponde all’area C + B + D + E, e il loro surplus è pari al negativo di tale valore.
Allora il surplus sociale è la somma dei surplus delle tre parti: A+B+C+D−(C+B+D+E) = A−E.
Questo stesso risultato si poteva ottenere semplicemente osservando che, come già sappiamo (solito
documento citato prima) il surplus sociale è individuato dall’area fra le curve BMaS e CMaS, considerando però che le parti di area che si situano a destra della loro intersezione hanno segno negativo
(infatti corrispondono a unità di produzione e consumo che arrecano alla società un beneficio aggiuntivo inferiore al loro costo aggiuntivo).
Lo stesso argomento appena utilizzato ci fa capire che, invece, in corrispondenza della quantità efficiente EF il surplus sociale sarebbe maggiore, cioè pari all’area A>A−E.
Figura 1
Il mercato con un’esternalità negativa che ricade sui costi marginali di qualcuno (a),
e con un’esternalità negativa che ricade sui benefici marginali di qualcuno (b)
P
CMaS
a
P
S = CMaP
B
E
A
B
P
C
S = CMaP
= CMaS
b
P A
D
D = BMaP
= BMaS
D
E
C
D = BMaP
BMaS
EF
EQ
Q
EF
2
EQ
Q
Una esternalità negativa può avere luogo anche quando il consumo di un bene, per esempio la benzina da parte di automobilisti, provochi una riduzione di beneficio di qualche terzo, per esempio i
pedoni. In tal caso, il danno, o minor beneficio, arrecato ai terzi implica che la curva di BMaS sia
ora più bassa di quella del BMaP dei soli consumatori di benzina: infatti il beneficio marginale sociale si compone del beneficio marginale privato dei consumatori di benzina più il danno maginale,
contabilizzato come beneficio marginale negativo, dei pedoni. Si veda la parte b della precedente
figura.
La quantità di equilibrio, come prima, è EQ, e il prezzo di equilibrio P. Resta confermata la conclusione che in caso di esternalità negativa la quantità prodotta in equilibrio è superiore a quella socialmente ottima. Si valuta facilmente, poi, il surplus delle parti coinvolte, produttori, consumatori e
danneggiati: per i consumatori è A + B; per i produttori è C + D; per i danneggiati è −(B + D + E).
Il totale è A+B+C+D−(B+D+E) = A+C−E. Invece, se si producesse la quantità socialmente efficiente, il surplus sociale sarebbe A+C>A+C−E.
Si noti che, in caso di esternalità negativa, una situazione socialmente ottima comporta che vi sia
ancora del danno a carico di terzi, perché prevede che vi sia ancora produzione e consumo del bene
da cui origina l’esternalità (bene chimico o benzina, a seconda dell’esempio). Per eliminare il danno
sarebbe necessario impedire la produzione e il consumo del bene, ma ciò comporterebbe la rinuncia
al surplus che la società ottiene quando le imprese producono, e i consumatori consumano (traendone beneficio), la quantità socialmente ottima.
Come abbiamo detto all’inizio, non tutte le esternalità sono negative, potendovene essere di positive. Nella Figura 2a si rappresenta la situazione di tanti produttori di un bene chimico che si trovano
nei pressi di corsi d’acqua inquinati, ma che per la propria produzione necessitano di acqua pura.
Costoro devono allora procedere a disinquinare i corsi d’acqua, ma così facendo arrecano benefici
agli agricoltori che utilizzano quegli stessi corsi d’acqua per l’irrigazione, in quanto gli agricoltori
ora non devono più sopportare in proprio i costi di disinquinamento. Si verifica allora che il costo
marginale sociale della produzione chimica è inferiore a quello sopportato privatamente dai chimici, in quanto si verifica nel contempo una riduzione di costo per dei terzi (gli agricoltori).
Nonostante l’esternalità sia positiva, questo crea comunque un problema di efficienza.
Figura 2
Il mercato con un’esternalità positiva che ricade sui costi marginali di qualcuno (a),
e con un’esternalità positiva che ricade sui benefici marginali di qualcuno (b)
P
P
a
b
S = CMaP
A
CMaS
C
P
B
A
D
D
P
C
S = CMaP
= CMaS
D = BMaP
= BMaS
BMaS
B
D = BMaP
EQ
EF
EQ EF
Q
Q
Le imprese chimiche, infatti, produrranno la quantità che porta all’equilibrio del mercato, dove cioè
la domanda è uguale all’offerta. Le imprese chimiche, quindi, produrranno la quantità EQ, che ven3
deranno al prezzo P. La quantità socialmente ottima, invece, è quella dove il surplus sociale è massimo, cioè il beneficio marginale sociale è uguale al costo marginale sociale. La quantità socialmente ottima, quindi, è EF. Anche se il mercato è concorrenziale, dunque, quando la produzione di un
bene comporta un’esternalità positiva la quantità prodotta è troppo bassa rispetto a quella socialmente ottima.
Sulla base dell’analisi precedente, possiamo ora svolgere rapidamente lo studio del surplus delle
parti coinvolte, consumatori e produttori del bene chimico e “beneficiati” (agricoltori), in corrispondenza della quantità e del prezzo di equilibrio: consumatori = A; produttori = B, beneficiati = C
e il totale del surplus sociale è A+B+C (si noti che il surplus dei beneficiati è ora, appunto, positivo
e non negativo come prima). Se però si potesse produrre e consumare la quantità socialmente efficiente, il surplus sociale aumenterebbe, in quanto si aggiungerebbe anche la parte D.
Di nuovo, anche un’esternalità positiva potrebbe derivare dall’attività di consumo e ricadere sul beneficio di terzi, facendolo aumentare. Per esempio, se le famiglie di una certa zona comprano vasi
di gerani per metterli sui davanzali, allora anche il beneficio dei passanti aumenta. La parte b della
Figura 2 illustra appunto il caso del mercato dei vasi di gerani, dove il beneficio marginale sociale
(incluso quello dei passanti) è maggiore del beneficio marginale privato delle famiglie che acquistano vasi di gerani. Si lascia a voi di vedere la quantità di equilibrio, quella socialmente efficiente,
e i surplus delle parti coinvolte e quello sociale nei due casi (si osservi che di nuovo la quantità efficiente è maggiore di quella di equilibrio).
Come si potrebbe risolvere il problema di inefficienza generato dalle esternalità? La proposta più
diffusa tra gli economisti è che occorre un intervento dell’autorità, nella forma di tassazione o sussidio di ogni unità prodotta (oppure consumata) del bene che è fonte dell’esternalità. Qui consideriamo solo il caso di esternalità negativa che provoca un aumento del costo marginale sociale, cioè
il caso della precedente Figura 1a, che ora riportiamo lievemente modificata nella Figura 3.
Figura 3
Una tassa per ogni unità prodotta può risolvere il problema di una esternalità negativa
P
CMaS = CMaP + T = S1
CMaP = S0
A
P
B
C
D = BMaP
= BMaS
T
EQ0
EQ1=EF
Q
Inizialmente la curva di costo marginale privato è CMaP e, data la curva di domanda, la corrispondente quantità di equilibrio è EQ0; ma, data la curva di BMaS, la quantità socialmente efficiente è
EF. Ora l’autorità fa pagare ai chimici una tassa pari a T per ogni unità prodotta dai chimici stessi:
se ci pensate bene, T è pari al danno marginale provocato dalla produzione chimica, essendo la distanza verticale fra CMaS e CMaP. Ora, però, il costo marginale dei chimici si innalza, perché devono pagare anche la tassa oltre ai costi che già pagavano prima per la loro produzione. La nuova
4
curva del loro costo marginale dei chimici diventa dunque a CMaP + T, che quindi diventa la nuova
curva d’offerta, cioè il prezzo (maggiore di prima) che pretendono di incassare per vendere le diverse quantità. Data questa nuova curva di offerta e quella di domanda, la nuova quantità di equilibrio
diventa EQ1, e il prezzo di equilibrio è P. La nuova quantità di equilibrio coincide finalmente con la
quantità socialmente efficiente.
Qual è il surplus delle parti coinvolte? Notate che ora le parti coinvolte sono quattro: consumatori e
produttori del bene chimico, agricoltori danneggiati, e infine l’autorità che incassa le tasse trasferendo a sé parte del surplus dai produttori. Il surplus dei consumatori è A, quello dei produttori è B,
quello dai danneggiati è −C; le tasse incassate dall’autorità, cioè il suo surplus, è ancora C: infatti
per ogni unità prodotta l’autorità incassa un segmento verticale pari a T, e la somma di tanti segmenti verticali tra loro vicini e di quell’altezza è proprio l’area C.
Quindi il surplus sociale è A + B − C + C = A + B, e maggiore di così non può essere, perché la
quantità considerata è quella socialmente efficiente.
Si noti che non abbiamo detto nulla circa l’uso che l’autorità può fare del surplus incassato.
L’obiettivo era semplicemente far aumentare il costo marginale privato dei chimici per indurli a
produrre meno, e ciò è stato ottenuto imponendo la tassa. Ovviamente, non sarebbe male se
l’autorità usasse l’introito per compensare i danneggiati, i quali allora subirebbero sì il danno C, ma
riceverebbero anche una compensazione di pari ammontare.
Infine, si noti che il prezzo di equilibrio è ora maggiore rispetto a quanto sarebbe stato in assenza di
intervento. Quindi i consumatori del bene chimico ora stanno peggio di prima. “Poveri consumatori”, si vorrebbe dire, ma ciò sarebbe sbagliato. I consumatori, infatti, non sono i danneggiati della
situazione, anzi con la loro domanda di beni chimici contribuiscono indirettamente a causare il danno; non c’è nulla di male, allora, che parte dell’onere di risolvere il problema ricada anche su di loro.
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