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-Lo Psicologo, tra l'essere e il fare (43 pag)

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Lo Psicologo, tra
l’essere e il fare
Problemi di deontologia
applicata alla professione
psicologica
PARTE GENERALE
DIVAGAZIONI SULLA DEONTOLOGIA E DINTORNI
GIUSNATURALISMO E POSITIVISMO
 regole del Codice Deontologico appartengono al diritto naturale = diritto positivo
o diritto naturale = norme non scritte radicate nella natura  al di sopra della
volontà del legislatore
diritto positivo = norme scritte prodotte dall’uomo  negano la dipendenza
da una legge naturale più elevata
indeterminatezza della concezione giusnaturalistica
= arbitrarietà  riferimento a propria scala di valori e etica personale  interessi e
valori del gruppo che detiene il potere
diritto positivo non ha fondamenta sufficientemente solide
 si è sempre cercato di trovare qualcosa che operi come base etica delle norme
di condotta
maggiori filososi del diritto = giusnaturalisti + positivisti
 principi naturali tendono a tradursi in norme positive
 regole imperative non prescindono dal contenuto = realtà storico-sociologica
superamento antitesi giusnaturalismo – positivismo
= relativismo etico e giuridico = propensione verso un sistema aperto di valori
assoluti
diritto positivo attuale = regole + principi
o regole = norme legislative ordinarie  ci dicono come dobbiamo / non
dobbiamo / possiamo comportarci in determinate situazioni
o principi = norme costituzionali  ci danno criteri per prendere posizione
quando si determinano situazioni a priori indeterminate
o





LA “CONTINGENZA” DELLE NORME: “JUSSUM” E “JUSTUM”
 leggi ci sembrano giuste perchè ci appaiono giuste in un contesto culturale
specifico
 principi dipendono dal contesto culturale  l’insieme dei principi culturali
rappresenta il senso comune del diritto = condizione per la soluzione dei
contrasti per discussione  interpretazione delle Costituzioni risente dei
cambiamenti culturali e sociali (interpretazione evolutiva)  leggi appaiono
giuste quando rispecchiano i valori della comunità a cui sono rivolte
 Codice Deontologico è giusto quando rispecchia il comune sentire della comunità
professionale a cui è rivolto
 regole condivise e accettate da:
o gruppo professionale a cui sono dirette
o gruppo dei cittadini fruitori dell’opera del professionista  fanno parte
della comunità umana  un sistema di valori superiore deve presiedere
alle norme di comportamento
 Codice Deontologico è valido se concorda con sistema di valori della
comunità professionale + comunità dei cittadini  se muta il sistema di valori
muta deve mutare anche il Codice Deontologico
L’EVOLUZIONE DEI DIRITTI E LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE
 diritti dell’uomo = classe variabile
 si modifica con il mutarsi di:
o condizioni storiche
o interessi e mezzi per soddisfarli
o strumenti tecnici disponibili
 4 generazioni di diritti:
I.
riguardano le libertà fondamentali del cittadino
II.
riguardano gli aspetti economici e sociali
III.
riguardano gli aspetti solidaristici  carattere collettivo
riguardano i rapporti fra popoli e nazioni  non possono prescindere dalla
condotta di altri Paesi
riguardano la bioetica (chiedersi se c’entrino i diritti delle generazioni
precedenti)
 Stato permissivo per i diritti civili e politici
 spazio all’iniziatica dei singoli  interferisce il meno possibile negli affari privati
 Stato attivo per i diritti di generazioni successive
 interviene perché tali diritti siano usufruibili dalla collettività  Stato sociale per
garantire i diritti fondamentali
 diritti solidaristici
 autorità sovranazionali per mediare i rapporti tra gli Stati sovrani  rispetto di
principi di grado superiore per limitare il Legislatore  necessità di dare corpo a
regole che riposino su principi = norme positive  vissute come universalmente
giuste perché funzionali a una corretta convivenza fra uomini e fra popoli
IV.
VERSO LA COSTRUZIONE DI UN CODICE DEONTOLOGICO
 esigenze dei processi di professionalizzazione:
o regolare la pratica  principi morali
o disciplinare le condotte  standard comportamentali
 deontologia = prodotto dell’applicazione di norme morali all’attività professionale
 le deontologie professionali:
o esaltano le diversità di ogni singola professione  caratteri specifici che
la distinguono dalle altre professioni
o sono il tentativo di disegnare un modello ideale di professionista da
presentare alla società
o sono fattori di stabilizzazione della dinamica delle singole professioni 
concorrono a costruire l’identità del professionista
DEONTOLOGIA E ETICA DELLA RESPONSABILITÀ – LE RAGIONI DELLA
DEONTOLOGIA: I “VINCOLI AGGIUNTIVI”
 etica della responsabilità
 giusto e ingiusto dipendono dalle conseguenze dell’azione  evitare mali fisici e
dispiaceri morali = evitare l’azione ingiusta
 due pilastri fondamentali di ogni professione:
o competenza = possesso di abilità derivanti da una specifica formazione 
implica il possesso di determinate teorie della tecnica  compiere atti
professionali tecnici fondati su basi scientificamente accettate
o osservanza di norme di comportamento  descrivono liceità o illiceità del
professionista
 necessità di trovare norme specifiche per ogni professione in aggiunte a quelle che
vincolano l’intero corpo sociale
 l’esercizio di una professione comporta una serie di problemi che il
professionista si pone sulla correttezza di certi suoi comportamenti  non
trovano soluzione nelle leggi comuni  ulteriori limitazioni alla libertà dello
psicologo = obblighi specifici del suo status professionale
 Codice Deontologico:
o = insieme di precetti che attengono alla morale professionale  rivolto ai
professionisti di quella specifica professione
o = carta d’identità della professione  definisce un insieme di operatori
vincolati da una serie di regole di comportamento
GIURIDICITÀ DELLE NORME DI COMPORTAMENTO
 la natura delle norme deontologiche non si può derivare dai loro contenuti
 bisogna fare una distinzione tra contenuti e natura delle norme
la natura delle norme deontologiche è giuridica, perchè:
o
traggono origine da precise disposizioni di leggi
o
la loro violazione comporta precise sanzioni giuridiche previste dalla
legge
o
le sanzioni sono irrogabili solo a seguito di un procedimento disciplinare
prima del Consiglio dell’Ordine e poi del Tribunale ordinario
la giuridicità delle norme deontologiche è riconosciuta dalla Corte di
Cassazione con sentenza 8225/2002
LE LINEE GIUDA DEL CODICE: LE “FINALITÀ” E I QUATTRO IMPERATIVIGUIDA
 finalità:
o tutela del cliente (= persona o ente che entra in relazione con lo psicologo
per portargli la sua domanda tesa a soddisfare un suo o altrui bisogo) 
regole di correttezza professionale fondate sul rapporto di fiducia che
intercorre con il professionista
o tutela del professionista nei confronti dei colleghi  doveri di solidarietà e
colleganza
o tutela del gruppo professionale  regole che attengono a:
 decoro
 dignità della professione
 autonomia
obbligo di denunciare l’abusivismo
o responsabilità nei confronti della società  dovere di usare le conoscenze
del comportamento umano per promuovere il benessere psicologico
dell’individuo, del gruppo e della comunità
 imperativi-guida:
o meritare la fiducia del cliente  lo psicologo può fare solo ciò che viene a
vantaggio di chi richiede ed è destinatario della sua prestazione
professionale  ogni altra utilità o beneficio allo psicologo o a terzi non può
contrastare con i vantaggi al committente o utente  rapporto con lo
psicologo = rapporto professionale fiduciario
o possedere una competenza idonea a rispondere alla domanda del cliente
 obbligo di una formazione adeguata
 consapevolezza dei limiti del proprio sapere professionale  rifiuto di
compiere atti che esulino dalla preparazione personale  spesso
l’incompetenza si risolve nella violazione di una norma deontologica
connesso alla fiduciarietà del rapporto professionale
o usare con giustizia il proprio potere  il rapporto professionale è
asimmetrico (detentore di specifiche competenze vs. portatore di un bisogno)
 regolare la propria condotta professionale secondo:
 neminem laedere = non causare danno
 suum cuique tribuere = rispettare la personalità e l’autonomia
del cliente  non usandolo a proprio vantaggio
 honeste vivere = mantenere una condotta consona al decoro e
alla dignità della professione  nei confronti del proprio cliente,
dei colleghi e della società
o difendere l’autonomia professionale  ogni professionista possiede delle
competenze specifiche  esplicate nella scelta degli strumenti diagnostici e
di intervento e nella loro messa in atto
la violazione dell’autonomia comporta che gli atti professionali siano
eseguiti da chi non ne ha le competenze
 deontologia:
o stabilisce una serie di obblighi che chi non è psicologo non ha
o è un elemento fondativo della professione  costitutivo dell’identità
professionale

LA GENESI E LA NATURA DEL CODICE DEONTOLOGICO DELGI
PSICOLOGI
 il Codice di Deontologia è un obbligo discendente dalla legge
un Codice scritto dà alle norme disciplinari più precisione e conoscibilità
 il nostro Codice è stato predisposto dal Consiglio nazionale dell’Ordine e approvato
per referendum dalla maggioranza degli psicologi
maggior garanzia che le norme di deontologia professionale sono accolte dalla
comunità professionale
LE SANZIONI DISCIPLINARI
 sanzioni disciplinari nel caso di violazioni delle regole di deontologia:
avvertimento = diffida a non protrarre la condotta scorretta o ricadere nella
mancanza commessa
o censura = inibizione a esercitare la professione (periodo massimo di un
anno)
o radiazione = cancellazione dall’Albo  espulsione dal gruppo professionale
divieto di esercitare l’attività professionale
 discrezionalità nella determinazione della sanzione disciplinare da infliggere
 graduazione della pena lasciata all’Organo giudicante
 difficoltà a definire a priori e con esattezza tutti i parametri in base a cui
commisurare la sanzione
 parametri attengono a:
o elementi soggettivi
o elementi oggettivi
o autonomia dell’Ordine
o
LA SINTETICITÀ DELLE NORME – IL CASO DELLA “CONFLITTUALITÀ”: IL
PROBLEMA DEL SEGRETO PROFESSIONALE: REFERTO E DENUNCIA
 segreto professionale
o codice penale (art. 365): chi opera in casi che possono presentare i caratteri
di un delitto per cui si deve procedere d’ufficio, omette o ritarda di riferirne
all’autorità è punito con multa (non quando il referto espone la persona a
procedimento penale)
o codice penale (art. 362): dipendenti di ASL o ASO obbligati a denunciare un
reato perseguibile d’ufficio di cui si ha notizia nell’esercizio o a causa del
servizio, anche se ciò espone la persona assistita a procedimento penale (no
responsabili delle comunità terapeutiche socio-riabilitative)
caso di paziente che riferisce violenza carnale dal padre:
o compatibile con:
 fiduciarietà del rapporto psicoterapeuta / paziente?
 interesse alla tutela psicologica del paziente?
o mettendo paziente a conoscenza delle conseguenze delle
conseguenze della sua confessione  indotto a tacere il fatto? 
minare rapporto di piena confidenza con il teraperuta? 
compromettere l’efficacia del trattamento?
Codice Deontologico (art. 13): nel caso di obbligo di referto o denuncia
lo psicologo deve limitare allo stretto necessario il riferimento di quanto
appreso
 in ragione del proprio rapporto professionale
 ai fini della tutela psicologica del soggetto
non è compito degli psicologi verificare se i fatti riferiti dal paziente
sono realmente accaduti  scappatoia di fronte all’obbligo del codice
penale
o se psicologo apprende dal paziente l’intenzione di commettere un grave
reato / suicidio  Codice Deontologico (art. 13): fuori dall’obbligo di referto o
denuncia lo psicologo deve valutare con attenzione la necessità di derogare
totalmente o parzialmente alla propria riservatezza  se si prospettano gravi
pericoli per la vita o la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi
CONSIDERAZIONI A PROPOSITO DEI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI
 non sussiste la terzietà del Giudicante
o il Consiglio dell’Ordine ha sia la funzione requirente che la funzione
giudicante  affidare un giudizio in campo deontologico a persone estranee
alla professione può essere rischioso  non hanno la sensibilità
deontologica per valutare appienjo il comportamento professionale dello
psicologo
 si potrebbe affidare il giudizio disciplinare a un organo giudicante
composto da psicologi ma che non coincida con il Consiglio dell’Ordine nel
cui Albo è iscritto l’incolpato  il Consiglio dell’Ordine avrebbe la funzione
dell’accusa
 la persona offesa dal comportamento dello psicologo non è parte nel procedimento
disciplinare
 l’esponente non ha più coinvolgimento nel procedimento disciplinare (dopo
aver presentato l’esposto, essere ascoltato dal consigliere istruttore, aver
depositato eventuali difese scritte aggiuntive):
o non può contraddire l’incolpato durante il dibattimento davanti al
Consiglio
o non può impugnare la delibera che conclude il primo grado del
procedimento
si può ipotzzare il deferimento dell’incolpato a un organo costituito da
psicologi con la collaborazione di un consulente legale  istruire la pratica
disciplinare e celebrare il processo  posizione paritaria di incolpato e
esponente
sia l’incolpato che l’esponente dovrebbero avere la possibilità di
impugnare la delibera conclusiva del primo grado di giudizio
AMBITO CLINICO
RESPONSABILITÀ CLINICA E PROBLEMI DEONTOLOGICI
SPECIFICI IN PSICOTERAPIA DI COPPIA
LA RESPONSABILITÀ A LIVELLO EPISTEMOLOGICO
 dall’individuo al sistema di relazioni
 la domanda della coppia definisce il problema come riguardante la relazione
 le proprietà emergenti non sono direttamente deducibili dalle
caratteristiche degli individui coinvolti:
o ciascun partner racchiude in sé potenzialità esperienziali, emozionali
e comportamentali più ampie di quelle che esplorerà all’interno della
coppia  la relazione limita le potenzialità dei singoli
o la relazione di coppia offre a ciascun partner opportunità e potenzialità
nuove e sconosciute al singolo  la relazione amplifica le potenzialità
dei singoli
la relazione di coppia acquista proprietà sue proprie a un differente
livello logico
 la responsabilità del clinico è su un piano epistemico  passare da una
lettura individuale a una conprensione relazionale  adottare un punto di
vista coerente con la domanda, che non si concentri sulle caratteristiche
degli individui ma sulle caratteristiche della relazione  osservale le
caratteristiche di compolementarietà della relazione che tendono a innescare
e rinforzare in ciascuno atteggiamenti, vissuti e comportamenti individuali
 equidistanza emergente da un punto di vista sovraordinario
 responsabilità di evitare di schierarsi con uno dei due partner  posizione
equidistante = opzione epistemologica coerente alla domanda 
concentrarsi sulle caratteristiche della relazione (se si osservano due
individui piuttosto che una relazione si prenderanno le parti di uno o
dell’altro)  il clinico deve mantenersi super partes nella posizione
osservativa assunta
 lavoro sulle caratteristiche di relazione vs. sulle caratteristiche individuali
 intervento clinico è finalizzato a un cambiamento della relazione piuttosto
che a un cambiamento degli individui  obiettivo:
favorire circoli virtuosi = la reciprocità della relazione innesca
miglioramenti progressivi nelle caratteristiche relazionali emergenti e
solo di conseguenza negli atteggiamenti e comportamenti di entrambi
o interrompere circoli viziosi = la reciprocità della relazione peggiora le
caratteristiche della relazione che la coppia vuole modificare
anche dove c’è una sintomatologia diagnosticata in uno dei due
membri  il terapeuta lavorerà sul significato che la diagnosi ha nella
relazione e suglu effetti che ha nel comportamento e atteggiamento di
ciascuno  sintomo = comportamento-comunicazione tra gli altri
o
LA RESPONSABILITÀ NELLA PRATICA CLINICA
 definizione di un obiettivo comune
 a partire dagli obiettivi individuali  coppie che si presentano su iniziativa di
uno dei due che trascina l’altro poco convinto in seduta  responsabilità del
terapeuta esplicitare la profonda differenza di obiettivi  primo obiettivo:
confrontarsi sugli obiettivi di ciascuno per verificare se è possibile trovare un
obiettivo comune
 distinguere tra coppia coniugale e coppia genitoriale  se figli  distinguere
tra relazione emotivo-affettiva e relazione genitoriale  definire un obiettivo
che focalizzi l’uno o l’altro aspetto
 obiettivo del terapeuta
o fare chiarezza sulle dinamiche di coppia, formulare ipotesi sulle loro
caratteristiche, proporre letture alternative
 ridefiniscono ruoli e significati
 introducono narrazioni alternative
 ampliano il campo di osservazione
sbloccare situazioni relazionali in impasse
o favorire visioni o letture alternative rispetto a quelle che ha la coppia quando
viene in terapia  i significati e le interpretazioni che la coppia dà alla
propria crisi danno parte del problema e del suo perpetuarsi  evolvere
verso una separazione o un riavvicinamento della coppia resta responsabilità
dei partner
 problema della relazione con i singoli all’interno della relazione terapeutica con la
coppia
o uno dei due partner telefona al terapeuta tra un incontro e l’altro per ribadire
la propria visione dei fatti / per chiedere come comportarsi con il partner in
una situazione specifica  cerca di stabilire un’alleanza individuale con il
terapeuta  ricordare che la domanda e il setting sono di coppia  ricordare
che il partner deve essere messo a conoscenza della telefonata (invitare a
porre la questione all’incontro successivo)
o il partner che telefona si mostra insistente e la questione sembra urgente 
il terapeuta deve riconoscere l’urgenza della richiesta  ci deve riflettere per
poter dare una risposta in una successiva telefonata  l’altro coniuge deve
essere messo a conoscenza della chiamata e del contenuto
il partner che telefona rivela una notizia importante (relazione extraconiugale,
abuso nell’infanzia, suicidio in famiglia) e cerca di vincolare il terapeuta al
segreto  terapeuta deve ricordare che un segreto condiviso tra lui e uno
dei partner inficerà il lavoro terapeutico con la coppia  deve comunque
tenere il segreto ma il lavoro con la coppia ne sarà compromesso 
rivelazione del segreto = richiesta implicita di aiuto per svelare il segreto
all’interno della coppia
o uno dei due partner chiede un incontro individuale o il terapeuta stesso lo
ritiene utile  per non perdere l’equidistanza si fa un incontro individuale con
ciascuno dei due  esplicitare che se emerge un’informazione importante
che l’altro partner non conosce è suo obiettivo lavorare perché l’informazione
venga condivisa (fondamentale per l’evoluzione del processo)
o
COPPIA E RESPONSABILITÀ GENITORIALI
 responsabilità verso i minori
o uno dei due genitori accusa l’altro di un comportamentp genitoriale dannoso
per il minore  chiedersi se è utile prescrivere di comportarsi diversamente
 spesso il consiglio è inutile e dannoso  hanno bisogno di qualcuno che
cerchi di capire con loro:
 come e quando avviene
 quali possono essere i motivi non consapevoli o gli aspetti funzionali
di questo comportamento  per superarlo
riprendere i genitori su un comportamento che sanno già essere
inappropriato ha effetti negativi sulla relazione terapeutica  si sentono
giudicati cattivi genitori e si chiudono
o comportamenti genitoriali poco positivi per i minori che non sono veri e propri
maltrattamenti psicologici  saper aiutare i genitori è il miglior aiuto anche
per i figli
o il terapeuta di coppia deve cconsigliare i genitori rispetto alla genitorialità
quando
 il genitore non è consapevole che il suo comportamento può essere
negativo per il figlio
 si può dare un’indicazione concreta che il genitore possa mettere in
atto senza difficoltà
 si è consolidata una relazione terapeutica di fiducia tale da far
presupporre che l’indicazione venga accolta positivamente e messa in
atto  non sorgeranno difficoltà interne o relazionali a mettere in
pratica lindicazione
 il problema della segnalazione
 valutare se quanto emerge dal racconto della coppia faccia presupporre
situazioni di maltrattamento del minore / violenza assistita / abuso  valutare
se è possibile perseguire un cambiamento del comportamento genitoriale
se uno dei genitori accusa l’altro di alzare le mani coi figli:
 capire la caratteristiche e gravità di tale comportamento
 evitare atteggiamenti moralistici e giudicanti  ottenere la
collaborazione del genitore accusato  lavorare sulle sue
difficoltà genitoriali  superamento del comportamento
LA DICHIARAZIONE RELATIVA AL LAVORO CON LA COPPIA
 richiesta deve essere di entrambi
 per poter fornire una relazione scritta sul lavoro svolto con la coppia il
terapeuta deve ricevere una richiesta firmata da entrambi
 chi chiede la relazione è stato un paziente  il terapeuta gli deve rispetto e
attenzione
 evitare atteggiamenti polemici e dinieghi non adeguatamente motivati
o parlare con chi fa la richiesta
o comprendere il motivo della richiesta
o ascoltare con rispetto ed empatia il dramma della separazione
 la relazione deve attenersi a certi criteri:
o esplicitare in premessa che la terapia è stata di coppia, su richiesta di
entrambi e concordando un obiettivo comune
o esplicitare le date di inizio e fine e il numero di incontri
o esplicitare che si fornisce relazione o attestazione su richiesta congiunta e
che la relazione è indirizzata alla coppia
o dichiarare quanto osservato e compreso da
 dinamiche reciproche
 giochi relazionali
 conflitti
 difficoltà
mantenere il focus sulla relazione piuttosto che sugli individui permette di
mantenere la dovuta equidistanza
o evitare dichiarazioni relative all’individuo, alla sua personalità, a ipotesi
diagnostiche
 alcuni terapeuti propongono ai partner primaa dell’inizio del trattamento un contratto
terapeutico che espliciti l’impossibilità a richiedere in futuro attestazioni se la
richiesta non è firmata da entrambi o relative ai singoli
 rischio di un messaggio che veicoli implicitamente la previsione che il
trattamento condurrà a una separazione  valutare se proporre un impegno
di questo tipo prima dell’inizio della terapia possa influenzarne lo svolgimento
PROBLEMI DEONTOLOGICI E RESPONSABILITÀ CLINICA SPECFICI NEL
LAVORO DI MEDIAZIONE
 mediatore famigliare interviene nel percorso di aiuto alla famiglia
 prima, durante o dopo la separazione / il divorzio  obiettivo:
raggiungimento di accordi concreti e duraturi
 intervento di mediazione famigliare richiesto da una coppia di genitori riguardo:
o regolamentazione di incontri con i figli
o definizione di regole di comportamento con i figli
o scelte specifiche sulla loro vita
o scelte educative
tipo di affidamento e frequentazione tra figli e famiglie d’origine / nuovi
partner
o dimensione dell’assegno di mantenimento
o modalità di comunicazione della separazione
o suddivisione di beni comuni
o analisi ed elaborazione dei motivi della separazione
intervento paradossale
 due individui che hanno deciso di separarsi devono incontrarsi per guardare
al futuro e decidere per il bene proprio e dei figli  viene chiesto di aprire la
comunicazione con colui / colei con cui l’ostacolo maggiore è la
comunicazione stessa
dinamiche relazionali caratterizzate da tensione e conflitto
 il mediatore è un terzo che li aiuti a comunicare ed esporre i propri punti di
vista  facilitando la ricerca di possibili soluzioni e accordi che rispondano a
interessi e bisogni di tutti i coinvolti  obiettivo finale: raggiungere un
accordo
o volontario
o mutualmente accettabile
o durevole nel tempo
imparzialità ed equidistanza
 cuore del processo di mediazione famigliare = opportunità data alle parti di
poter esprimere la propria posizione e sentirsi accolte in un contesto
caratterizzato da:
o ascolto
o contenimento delle ostilità
o attenzione ai problemi concreti
o promozione della decisionalità autonoma e responsabile dei partner /
genitori
pregiudizi, pensieri e considerazioni personali fanno parte del sistema
relazionale che si costituisce durante il percorso di mediazione famigliare
 il mediatore fa analisi e lettura della situazione conflittuale:
o proprio giudizio valoriale
o propria esperienza personale e professionale
o propri principi morali
non dovranno essere d’intralcio al lavoro che farà
 equidistanza = garanzia alle parti che:
o entrambi avranno lo stesso spazio di espressione, ascolto ed
esplicitazione dei propri bisogni
o gli accordi che verranno raggiunti saranno frutto di un percorso
condiviso
 è centrale il concetto di autoriflessività = interrogarsi, entrare in contatto con
le proprie emozioni e i propri pregiudizi e domandarsi quali sono le emozioni
e i pregiudizi presenti nelle parti  consapevolezza e conoscenza di sé per
evitare sbilanciamenti, favoritismi e squilibri nella distribuzione di potere
coinvolgimento dei figli in mediazione
o non incontrare mai i bambini  tutelarli da triangolazioni, conflitti di lealtà,
responsabilizzazione rispetto a scelte non adeguate all’età  presenza dei
o




bambini attraverso la loro personificazione in seduta (narrazione dei genitori
stimolata dal mediatore)  emergere i bisogni dei bambini  spostare il
focus dell’attenzione dal conflitto di coppia alle esigenze dei figli
o invitare i bambini:
 dar voce ai loro bisogni reali
 permettere loro di avere un quadri realistico di ciò che sta accadendo
in famiglia
 constatare direttamente lo sforzo dei genitori a collaborare avendo in
mente il loro bene
importante non escludere a priori la possibilità che nel percorso di
mediazione famigliare vengano coinvolti i figli (saranno gli attori principali
degli accordi presi dai genitori)  essenziale riflettere sul momento in cui
questo possa avvenire e sulla modalità attraverso cui i figli possano
esprimere il loro punto di vista  salvaguardarli da assunzione di ruoli
che il conflitto genitoriale impone
figli adolescenti  partecipazione necessaria  fase evolutiva
caratterizzata da bisogno di maggiore chiarezza, indipendenza e
responsabilizzazione
 rispettare i confini della mediazione
 rischio che il mediatore faccia interventi o assuma un ruolo che non è quello
che del mediatore  abbandono dell’impostazione terapeutica +
riconoscimento di dover gestire il conflitto riferendosi alla sua dimensione
oggettiva e concreta = sbloccare situazioni altrimenti troppo confuse per non
non risultare nocive alle parti
fondamentali:
o supervisione e aggiornamento professionale:
 condivisione esperienza professionale
 mantenere il focus nello svolgimento della propria pratica
professionale
o co-mediazione (modello d’intervento) = conduzione in coppia del
percorso di mediazione famigliare  rischi (scivolamento verso altri
interventi professionali, collusione o triangolazione con uno dei
genitori, eccessiva esternazione dell’emotività) ridotti dalla continua
interazione comunicativa, relazionale ed emotiva che si costruisce tra
i due mediatori
LA TUTELA DEI PAZIENTI NELLA TERAPIA DELLA COPPIA E
DELLA FAMIGLIA
FREUD E L’INTRUSIONE DEI CONGIUNTI
 grande scoperta della psicanalisi:
o il soggetto umano è inconcepibile senza l’esistenza degli altri
o l’intrapsichico deriva direttamente dall’interpersonale
o le caratteristiche psichiche di ogni individuo sono frutto del rapporto con
l’altro
la famiglia è il sistema relazionale primario in cui ogni individuo costruisce il
proprio sé  all’interno del contesto famigliare e attraverso esso il bambino
piccolo
 sperimenta la propria separatezza
 apprende il funzionamento dei meccanismi relazionali con gli oggetti
interni = realtà
la famiglia fornisce l’imprinting con cui l’individuo farà i conti per tutta la
sua vita
 Freud esclude i famigliare dal setting:
o è un medico  cura = prassi esclusivamente individuale
o parola = strumento cardine della terapia  solo con pazienti adulti  si
esprimono in modo sofisticato e recepiscono le interpretazioni sofisticate del
terapeuta
o opera sui fantasmi e non sulla realtà  la presenza di una coppia in seduta
indurrebbe la messa in scena di una nevrosi in atto  impossibile trattarla
terapeuticamente  la terapia psicanalitica esprimeva la sua efficacia grazie
alla nevrosi di transferti (non con la nevrosi in atto)  non era necessaria la
presenza fisica della famiglia in seduta (bastava il terapeuta)
o
L’INCONSCIO E I SUOI VUOTI
 Freud: colpa del terapeuta:
o fallimenti terapeutici
o non aver saputo scavare in modo sistematico e completo nell’inconscio del
paziente  aver lasciato zone d’ombra che in futuro potrebbero condurre a
nuove affezioni  l’inconscio contiene vuoti  inutile sollecitare la memoria
 problema: se e come è possibile accedere ai vuoti
 ruolo dell’analista: coautore attivo della riscrittura della storia  tentativo di
accedere ai vuoti attraverso:
o proprie emozioni e propri sentimenti
o proprio preconscio e proprio inconscio
cercare le strade che consentono di raggiungere i buchi neri nella
storia del paziente  interpersonale = strumento indispensabile per poter
accedere all’intrapsichico  bambini, adolescenti e famiglie
contribuiscono di più a questa nuova tendenza della psicanalisi
IL ROMANZO FAMIGLIARE
 il termine “romanzo” è indice del cambiamento in atto
= racconto variabile in cui la memoria cambia e si adatta al qui ed ora  in
adolescenza l’Ideale dell’Io è alla base della formazione di un Sé stabile ed elastico
 adeguarsi alle prove di realtà con cui l’individuo adulto dovrà confrontarsi
 Freud sottovaluta il romanzo famigliare
 inizia a comparire nella pre-adolescenza = fantasticheria con cui si usano
eventi famigliari contingenti per sostituire i propri genitori con altri idealizzati
- oggi saoouamo che il romanzo famigliare è il modo con cui il soggetto
rinegozia il proprio posto nella linea delle generazioni che convergono in lui =
rinegozia il proprio ruolo all’interno del più ampio romanzo famigliare
costituito da tutte le figure parentali appartenenti a più generazioni
LA FUNZIONE MITOPOIETICA
 romanzo famigliare = strumento attraverso cui l’intera famiglia stabilisce l’immagine
del proprio Sé
= contenitore per i singoli membri della costellazione parentale che li tiene uniti
o caratteristiche protettive + costrittive
o si costruisce e alimenta con l’adattamento funzionale dei miti famigliari
funzione dei mitopoietica è una delle principali della struttura famigliare
 la coppia riscrive la storia mitica  la temporalità circolare si apre
all’avvenire
ciascun membro può creare i propri miti individuali ( = le proprie versioni
del rispettivo mito famigliare)
 mito
o = insieme di credenze ben strutturate e condivise da tutti i membri della
famiglia riguardo i loro ruoli reciproci e la natura del loro rapporto  danno
significato e continuità a domande su origine, nascita, trasmissione, morte,
identità famigliare e suoi ideali
o = veicolo attraverso cui vengono trasmessi i contenuti psichici
o stabilisce le modalità e le caratteristiche dei rapporti interni alla costellazione
parentale + forgia i meccanismi e i sistemi comunicativi e relazionali con la
realtà esterna
 attraverso il mito si innescano processi di identificazione con figure degli antenati
o valenza positiva  mito come stimolo che alimenta l’Ideale dell’Io
o fornire una spiegazione a lutti non sufficientemente elaborati  prevalgono
gli aspetti proibitivi e rigidi del Super Io che conducono a un Io ideale
famigliare narcisistico
 ruoli dei personaggi, loro caratteristiche e loro funzioni
 attribuiti a seconda delle esigenze a mantenimento e conservazione dell’Iopelle della famiglia  ruolo del capro espiatorio = portatore del disagio
famigliare  malato per cui viene chiesta una terapia per impedire che si
laceri l’immagine del Sé che la famiglia ha costituito con l’uso del mito e la
scrittura del romanzo
LA TERAPIA INDIVIDUALE E LE RESISTENZE FAMIGLIARI
 terapia individuale del membro su cui si è concentrato il disagio = paravento dietro
cui la famiglia nasconde il suo desiderio di mantenre immutata la propria identità
 l’effettiva guarigione del singolo pregiudicherebbe l’involucro contenitivo della
famiglia e comporterebbe una riscrittura radicale del romanzo  gli eventuali
progressi di un singolo membro raggiunti in una terapia individuale spesso
sono vanificati dal contesto famigliare (guarigione = tradimento o perdita
irrimediabile)  solo una terapia famigliare che comporti l’accettazione
condivisa di una riscrittura radicale del romanzo consente di uscire da questo
circolo vizioso
 alternative alla terapia famigliare:
o il malato riesce a guarire  viene espulso  il suo ruolo nel romanzo rimane
vagante
il malato viene ringlobato nel vecchio romanzo con il carico di sofferenza 
torna a rioccupare il ruolo che gli era stato assegnato nel romanzo
o ripetizione transgenerazionale  apparentemente riguarda un solo membro
della famiglia ma in realtà ha valenza collettiva
 famiglia non patogena  continua evoluzione del romanzo famigliare
 uno o più personaggi danno vita ad altri romanzi in cui ciascuno di loro
cambia ruolo  il nuovo romanzo reca l’eredità dei distinti romanzi
precedenti da cui provengono i singoli componenti della coppia  armonia
della coppia
o deriva dalla capacità dei due partner di armonizzare le saghe
famigliari da cui provengono
o improbabile se anche uno solo dei due componenti ha un romanzo
che presenta aspetti patogeni  infettano il nuovo romanzo con la
cazione a ripetere  impedito lo sviluppo di una trama adeguata alla
nuova realtà esterna con cui la famiglia deve confrontarsi  immagine
del Sé autonoma ed elastica solo con una rottura con la trama del
romanzo famigliare da cui si proviene
o
L’ADOLESCENZA E LA ROTTURA DEL ROMANZO FAMIGLIARE
 durante l’adolescenza si rimettono in discussione i traumi infantili e le identificazioni
con gli oggetti parentali che costituiscono l’immagine del Sé infantile
 personaggio imposto in funzione di un Ideale dell’Io famigilare che
l’adolescente ha introiettato  la crescita fisiologica adolescenziale lascia il
soggetto senza i panni identificativi  l’Ideale dell’Io famigliare si riduce ad
essere solo un Super Io costrittivo nei confronti del quale esplodono moti di
ribellione  non riconoscendo più se stesso non riconosce più nemmeno i
personaggi dei genitori all’interno del romanzo  sensazione di vivere in un
romanzo che sente estraneo  costretto a difendersi e sopportare i
rimproveri di altri personaggi (sempre più insofferenti per i comportamenti
eccentrici rispetto alla trama stabilita)
 l’adolescente si trova di fronte a una svolta:
o sotto la pressione parentale torna ad indossare i panni del personaggio che
gli era stato imposto durante la fancuillezza  destinato a un’esistenza
atrofizzata  portatore di miti estranei trasmessi con la coazione a ripetere
o cerca nuovi panni  inoltrarsi nel territorio sconosciuto che lo porterà alla
formazione di un nuovo Sé  creare un nuovo personaggio da cui trarre
spunto per scrivere un nuovo romanzo  attraverso tentativi spesso
fallimentari e frustranti  il motore di questo flusso è il proprio Ideale dell’Io
 ricerca di oggetti esterni con cui identificarsi e da introiettare
 all’inizio si tende a costruirsi un Io ideale fittizio (unico sbocco possibile:
costituzione di un Falso Sé narcisistico)  la costituzione di un vero Sé
passa attraverso prove di realtà + capacità di imparare dall’esperienza
 nell’instaurare rapporti con gli altri l’adolescente tende inizialmente a
usare i codici e le griglie che ha esperito nell’ambito parentale ( = coazione a
ripetere)  solo attraverso il rapporto con l’altro esterno alla famiglia impara
quali sono le proprie fattezze reali  costruisce un’immagine del Sé
autentica, stabile ed elastica
CONSIDERAZIONI DEONTOLOGICHE (riguardo “Una vignetta clinica: La
famiglia G.)
 ruoli di testimone e regista non impositivo del terapeuta
 art. 4: la tutela del paziente deve essere prioritaria  tutti i pazienti hanno
diritto alla tutela  fondamentale la neutralità del terapeuta
 mantenere la neutralità = uno degli aspetti più difficili della terapia famigliare
 ciascuno dei partecipanti tende ad instaurare un rapporto privilegiato col
terapeuta / un rapporto conflittuale
 astensione del terapeuta dal ruolo di giudice che stabilisce chi è colpevole e chi
innocente
= difficile e faticosa  le dinamiche interne al gruppo famigliare suscitano in lui
sentimenti di adesione / contrasto  alcuni tratti della sua storia famigliare vengono
rimessi in scena = controtrasfert  analizzando il proprio controtranfert il terapeuta
accede davvero alle dinamiche patogene della relazione famigliare  art. 26: il
terapeuta non deve proseguire attività professionali in cui problemi personali
interferiscono con l’efficacia delle sue prestazioni e le rendono inadeguate alle
persone a cui sono rivolte  il ruolo interpretativo del terapeuta può essere messo
in atto solo quando la fiducia nella sua neutralità sarà accettata da tutti i membri
 non esistono distinzioni tra minori / adulti, committenti / destinatari nella terapia di
famiglia
 tutti nel setting hanno la stessa dignità  è difficile che il colpevole sia solo
uno dei membri  compito della terapia: indagare i lasciti transgenerazionali
all’origine dei rapporti patogeni  la trama del romanzo può essere rimessa
in discussione  ciascuno dei membri assume il ruolo che gli è più
congeniale  art. 3: è compito del terapeuta operare per migliorare le
capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in
modo consapevole, congruo ed efficace ( tutti possono godere della tutela
prevista dall’art. 4)
AMBITO MINORILE
LO PSICOLOGO INCONTRA L’ADOLESCENTE: UNA
RELAZIONE ETICA
TEORIA E PRATICA: UN MODELLO CLINICO D’INTERVENTO
PSICOLOGICO CON L’ADOLESCENTE SECONDO ETICA E
DEONTOLOGIA
 consultazione psicologica
 psicologo
o attento a dimensione intrapsichica + interpersonale
o usa nell’hic et nunc l’incontro con l’adolescente
o sguardo d’insieme a:
 compiti evolutivi dell’età
 focalizzazione delle risorse sane
 competenze presenti
 difficoltà e sofferenza
particolare importanza alla dimensione etica e valoriale:
o riconoscimento delle differenze intergenerazionali tra psicologo
e giovane
o potenzialità di esplorare in modo condiviso la formazione dei
valori e delle norme a livello intrapsichico, intrafamigliare e nel
mondo culturale e sociale di riferimento
teoria dei compiti evolutivi dell’adolescenza = processi di:
o soggettivazione
o costruzione dell’identità
o separazione e individuazione
o apertura
o nascita di nuovi oggetti d’amore
 psicanalista:
o modello semeiotico-clinico = ascolto e osservazione attenta di:
o complesso scenario della pluralità dei sé evocato dall’adolescente
o suoi movimenti di crisi evolutiva vs. movimenti di interesse
psicopatologico
prospettiva soggettiva = si condensano:
o declinazioni intrapsichiche e culturali dello psicologo
o sue esperienze di apprendimento con pazienti e colleghi
 adolescente propulsivo
= ricercatore di soggettivazione rivolto al futuro  guardando in avanti è in grado di
lasciare l’infanzia alle proprie spalle  bisogno di cure parentali non impellente e
obbligatorio + crescente autonomia di movimento e azione  bisogno di costruirsi
un’identità psichica su misura (partendo dalla revisione del suo Sé bambino)
o
 aree da indagare nei primi incontri:
o esplorazione sicurezza / fragilità narcisistica = quanto il sé rischia di essere
invaso in senso mortifero / persecutorio / di vergogna o quanto sente sicuro il
proprio assetto valoriale
o rischio di scacco evolutivo = corpo sessuato non mentalizzato e integrato /
separazione e individuazione dello scenario parentale bloccate / nascita
sociale inibita
o quanto grave predittivamente può essere il rischio = attacchi al corpo /
tentativi suicidari / quanto l’attrazione per la morte è pervasiva superando il
Sé ideale
 incontri con i genitori o altri adulti significativi in parallelo alla prima consultazione
con l’adolescente per completare l’assetto conoscitivo delle condizioni del giovane
 preziosi:
o per il progetto terapeutico
o qualora si debbano manifestare eventi che obblighino a interessare
l’Autorità Giudiziaria
patto relazionale di alleanza fiduciaria con un soggetto adolescente =
processo di ritualizzazione delle comunicazioni intergenerazionali e delle
rispettive assunzioni di responsabilità verso la terza parte  gestito nella
dimensione spazio-temporale e fisica del setting che possa mettere in
moto legami, pensieri e valori:
 riferiti all’interesse del soggetto in crescita che si avvale dello
psicologo
 ispirati al benessere collettivo
 caratteristiche dell’area genitoriale:
o fase esplorativa:
 raccolta di vissuti e rispettive rappresentazioni che i genitori hanno del
figlio
 comprensione dei miti su maternità e paternità circolanti nella struttura
famigliare
 osservazione codici affettivi relazionali
aiuta lo psicologo verso un’identificazione non banale e
sufficientemente empatica con il giovane
o fase restitutiva e progettuale:
 comunicare ai genitori il senso dei messaggi e la sua valutazione del
figlio
 riabilitare (non antagonista) funzione materna e paterna
 ricollocare le proiezioni reciproche e le aspettative negative per la
crescita psicologica
 riattivare i processi di simbolizzazione dell’esperienza  invita i
genitori a riflettere sulla specificità della fase adolescenziale della vita
in cui si colloca la crisi del figlio
 genitori degli adolescenti spesso antagonisti dei compiti educativi del figlio
o compiti materni:
 accettazione del distanziamento
 risimbolizzazione non idealizzante e castrante del legame  in
accordo con la nascente identità di genere del figlio
compiti paterni:
 ritirare anticipazioni e aspettative
 sintonizzarsi  risimbolizzando il legame con il figlio in funzione della
dialettica con il mondo extra-famigliare
 giovane incontra lo psicologo senza manifestare una domanda personale
o far capire che non può rimanere all’oscuro delle reali motivazioni dell’adulto
in merito alla sua situazione
o esplicitare le condizioni e le regole deontologiche a cui lo psicologo si attiene
riguardo consenso e riservatezza professionale a garanzia dell’adolescente
e della sua provacy
il rapporto problematico con i genitori potrebbe estendersi a un rifiuto degli adulti
in generale (colpevolizzati per una mancanza di comprensione e fiducia, visti come
attentatori all’individualità)  più difficile la costruzione del rapporto con lo
psicologo
 la norma etica fonda il rito dell’incontro
o = valore interiormente assunto, vincolo forte, imprescindibile e sacralizzato
dallo psicolgo
o = tensione ideale, via via esternalizzata nelle sue declinazioni e forme più
specifiche (legate a età, condizioni psichiche, contesto e finalità della
relazione con lo psicologo e con gli altri adulti)
o
CONTESTI DELLA RELAZIONE PROFESSIONALE
 ambiti naturali di relazione dell’adolescente:
o famigliare
o amicale
o coppia
o gruppo
o area di terzietà prossimale
 contesti di relazione professionale dello psicologo con l’adolescente:
o scuola
sanità
comunità
corti di aggregazione sociale o di mediazione culturale / associazioni
tribunali / istituti di pena
studi / centri privati
 la contestualizzazione modifica le condizioni in cui si avvia l’incontro adolescente –
psicologo:
o possibilità o meno di un accesso autoreferenziale dell’adolescente
o finalità, procedure e mission istituzionale del centro e dell’equipe in cui lavora
lo psicologo / autonomia dello studio professionale
o esistenza eventuale di un conferimento d’incarico professionale da parte di
un magistrato
 ambiti di intervento psicologico diversi
 setting, finalità e metodologie diverse:
o ascolto
o prevenzione e promozione alla salute
o consulenza scolastica ai singoli o alle classi
o sostegno
o educazione alla sessualità e all’affettività
o consulenze e supporti per specifiche condizioni patologiche / di
disabilità / traumatiche
o valutazione e trattamenti con finalità riabilitative, di diagnosi e cura
o audizioni e processi in sedi penali o civili
o incontri di mediazione vittima – autore di reato
o interviste e test in sede CTU
o colloqui con l’adolescente ospite di una struttura / detenuto
 psicologo lavora in collaborazione e in corresponsabilità multiprofessionale 
seguendo i vigenti protocolli istituzionali nei percorsi specifici
 integrandoli e interpretandoli alla luce del Codice Deontologico:
o quattro principi basilari del Codice:
 meritare la fiducia di chi si affida allo psicologo
 rispondere a una domanda di aiuto per cui si ha la debita
competenza professionale
 testimoniare l’autonomia e indipendenza di giudizio
professionale
 fare un uso etico del potere derivante dall’esercizio
professionale
o consenso informato = obbligo etico dello psicologo di saper rendere
edotto il giovane del significato e degli obiettivi delle proposte
diagnostiche / psicoterapeutiche  stimolare un percorso di
individuazione sin dal primo colloquio  introdurre nel campo
relazionale due intersoggettività potenzialmente libere e aperte
o
o
o
o
o
CONDOTTE ETICHE DELLO PSICOLOGO NEI CONTESTI PUBBLICI E
NEL PRIVATO
 psicologo deve anche rispettare norme superiori (Convenzione ONU sui diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza, Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei
fanciulli, Carta di Noto III, Codice Civile e Penale, Protocollo di Milano, Leggi
nazionali o regionali, Decreti, Direttive, Linee guida, direttive interne dell’Ente a cui
appartiene, norme contrattuali del rapporto di lavoro)
o valore più che altro generale o formale
o importanza sostanziale in situazioni specifiche critiche e decisionali 
psicologo deve saper coniugare conoscenza clinica e tecnica, deontologia
sua propria professionale e cornice normativa per lui cogente in quanto
pubblico dipendente con responsabilità specifiche di salute e tutela dei propri
assistiti
 psicologo che lavora con adolescenti deve contemperare il bisogno di rendere
conto ai loro genitori del lavoro che sta portando avanti con la necessità di tutelare
la riservatezza della persona
 obbligo di trasgredire alla riservatezza professionale in virtù di principi
superiori:
o minori tossicodipendenti / coon infezioni trasmissibili  la
comunicazione è dovuta ai genitori + invio ai Servizi sanitari
competenti
o minori in gravidanza  situazioni ben normate
o minori in pericolo di vita o a rischio di attentare all’incolumità altrui 
avvisare l’adolescente del suo obbligo + segnalare all’Autorità
Goiudiziaria Minorile + valutare come e quando informare i genitori
o minori vittime o autori di reati punibili  attivarsi a tutela del proprio
cliente + altri minori coinvolti  sceglie come segnalare + aiuta
l’adolescente a comprendere i mitovi
o minori in stato di abbandono  situazioni ben normate
o minore vittima di maltrattamenti / violenza / violenza assistita / abusi
 procedure penali molti diversificate tra loro
 se si apprendono notizie sensibili riguardo un diciassettenne che ha un rapporto
sessuale con una dodicenne
 consultarsi con un Collega esperto in materie giuridiche / con un consulente
legale  sapersi muovere con cognizione di causa nei confronti del
paziente, prevedendo e valutando con anticipo gli scenari civili e penali in cui
dovrà rispondere
 omissione di denuncia / referto = reato
 se giovane ultraquattordicenne è autore di abusi:
o chiedere la consulenza di un Collega
o consultare o informare il Servizio sociale di zona / un Procuratore o un
Giudice Minorile
rimanendo sempre in trasparenza con l’adolescente  si aprono due
questioni:
 tutela del proprio assistito di fronte a un sospetto di reato da lui
commesso e punibile con procedimento penale
 valutazione della prossimità e affidabilità di una figura adulta
protettiva per l’adolescente che possa essere subito coinvolta a
supporto della tutela quotidiana e del percorso di segnalazione
all’Autorità Giudiziaria
due principi per lo psicologo italiano:
 obbligo di essere informato di leggi e norme che si
applicano in tali situazioni
 obbligo di agire sempre nel bene supremo del suo
paziente  valutare con lui in anticipo gli atti dovuti e
scelti dello stesso psicologo
AMBITO DELLA SALUTE
CONTESTUALIZZAZIONE DELLA DIMENSIONE
PROFESSIONALE DELLO PSICOLOGO NELL’AREA DELLA
NEUROPSICOLOGIA
PRINCIPALI QUESTIONI ETICHE E DEONTOLOGICHE RICORRENTI E
SPECIFICHE NELL’OPERATIVITÀ PROFESSIONALE DELLO PSICOLOGO
NEL CONTESTO DELLA NEUROPSICOLOGIA
 diversi articoli del Codice Deontologico possono essere letti in chiave
neuropsicologica
o art. 5:
 mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento
professionale (con particolare riguardo nei settori in cui si opera)
 riconoscere i limiti della propria competenza  usare solo strumenti
teorico – pratici per cui si è acquisitia adeguata competenza e formale
autorizzazione  impiegare metodologie di cui si è in grado di
indicare fonti e riferimenti scientifici
 non suscitare attese o aspettative infondate nel cliente  conoscere
quali sono le possibilità di recupero e i tempi necessari per
raggiungere obiettivi prefissati  se no potrebbe trasmettere
informazioni sbagliate al paziente  frustrazione crescente
(peggioramento del quadro sintomatico)
art. 37: accettare il mandato professionale solo nei limiti delle proprie
competenze  se è richiesto il ricorso ad altre specifiche competenze si
invia ad altro collega / altro professionista
o art. 26: astenersi dall’intraprendere o proseguire attività professionale dove
problemi o conflitti personali interferiscono con l’efficacia delle prestazioni 
rendendole inadeguate o dannose alle persone a cui sono rivolte
o art. 22: adottare condotte non lesive per le persone di cui si occupa
professionalmente + non usare proprio ruolo e propri strumenti professionali
per assicurare a sé o ad altri indebiti vantaggi  il corpo del paziente non è
un campo di sperimentazione
 consenso informato dell’utente
= il professionista deve ottenere un preliminare consenso informato ( = volontà
esplicitata e dichiarata del paziente di sottoporsi volontariamente a un certo
trattamento, essendo stato precedentemente informato di tutti gli aspetti che
concernono il trattamento proposto) dagli utenti e dai committenti in attività
individuali / di gruppo / di ricerca
o se paziente autonomo, cosciente e consapevole, padrone pieno delle proprie
facoltà e non ha una tutela di un famigliare  neuropsicologo deve
informarlo in modo chiaro e comprensibile in cosa consiste il lavoro +
ricevere un formale consenso a partecipare
o se paziente non è in grado di comprendere chiaramente per gravità dei
deficit / compromissione del livello di consapevolezza  consenso informato
fornito da un famigliare o dal tutore
 segreto professionale
= vieta allo psicologo di fornire a terzi le informazioni sensibili riguardo gli utenti
seguiti (tutela dell’anonimato anche nel caso di relazioni scientifiche e di ricerca)
o se compromesse capacità di comprensione e consapevolezza: comunicare
al caregiver le informazioni su percorso riabilitativo, modalità d’intervento,
scopi di ricerca  non è violazione del segreto professionale perché le
comunicazioni vengono attuate nel solo interesse del paziente e per
coordinare una buona collaborazione di intervento neuropsicologico
o se contesti di riabilitazione di gruppo: mantenere il segreto sulla condizione
del paziente con gli altri pazienti
 art. 17: proteggere e custodire in modo appropriato documentazione /
appunti / test utilizzati in fase di valutazione sui singoli pazienti  le cartelle
private non devono essere consultate da terzi
 punti importanti dal punto di vista puramente etico:
o evitare di somministrare troppi test al paziente con lesione cerebrale
 test non sono sufficienti per una valutazione che rispecchi davvero le
capacità residue del paziente cerebroleso  completare il risultati
quantitativo del test e pervenire a una valutazione valida anche
qualitativamente con:
 relazione terapeutica
 colloquio clinico
 esperienza del neuropsicologo e sue capacità di osservazione
 troppi test: rischio di essere sommersi da una quantità non necessaria di
dati  perdere di vista il paziente (diventa una serie di numeri)
o
evitare diagnosi troppo precoci che possono stigmatizzare l’evoluzione della
riabilitazione
 troppa fretta / estrema sicurezza e fiducia negli strumenti utilizzati:
perdere di vista l’obiettivo primario = aiutare il paziente a recuperare dove ce
ne sia la possibilità / aggirare i deficit con strategie o capacità residue
 sottostimate risorse personali, supporto famigliare e motivazione: diagnosi
precoce negativa diminuisce le risorse per il recupero funzionale del paziente
o capacità di intendere e volere del paziente cerebroleso / valutazione delle
capacità lavorative / valutazione delle capacità genitoriali
 in molte situazioni alcune funzioni cognitive sono più preservate di altre e
spesso le prestazioni sono fluttuanti a seconda di prestazioni + presenza o
meno del caregiver / di persone significative  neuropsicologo schiacciato
tra due pressioni:
 paziente  pretende di ritornare rapidamente e completamente alla
vita che gli apparteneva prima dell’evento traumatico
 società  impone di limitare la libertà del paziente per evitare che
metta in pericolo se stesso o chi gli sta vicino
o
IL CASO CLINICO
 necessità di considerare la prima valutazione cognitiva di un paziente il cui quadro
è in evoluzione come strumento operativo per la definizione di un trattamento
 funzionale a un processo terapeutico-riabilitativo  diagnosi in fase postacuta può modificare il futuro del paziente:
o se troppo pessimista: scarsa motivazione nel soggetto (può addirittura
convincersi che la situazione in cui si trova dopo il trauma sia
irrimediabilmente compromessa  depressione) + sconforto nella
famiglia  rallentamento del percorso riabilitativo e del reinserimento
nel contesto sociale
o se troppo ottimista: agire senza le necessarie cautele + sottovalutare
l’importanza del percorso riabilitativo  frustrazione / situazioni di
pericolo difficili da affrontare
 comunicazione delle informazioni importanti al paziente e restituzione ai parenti
 art. 11: psicologo tenuto al segreto professionale (non rivela notizie, fatti o
informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale e non informa
sulle prestazioni professionali effettuate o programmate)  spesso non è
possibile concordare queste decisioni con il paziente  importante
un’attenta valutazione della situazione complessiva  al centro deve esserci
sempre il bene del paziente (ogni informazione che si decide di comunicare
sarà unicamente funzionale al suo benessere nella vita quotidiana)  se c’è
tutore legale del soggetto traumatizzato deve essere informato sulla
situazione clinica del suo assistito
 valutazione clinica / valutazione forense utilizzate in sede legale
o oggettiva
o individuare nessi causali di differenziazione tra pre- e post-lesione ed
eventuali successive modificazioni
o delineare un quadro verosimile delle successive modificazioni
 art. 12:
o astenersi dal rendere testimonianza sui fatti di cui è venuto a
conoscenza in ragione del suo rapporto professionale
possibilità di derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale
esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del
destinatario della sua prestazione
o valutare l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando
preminente la tutela psicologica dello stesso
complesso decidere cosa comunicare e cosa no  spesso le
informazioni ottenute con il percorso valutativo possono danneggiare il
paziente  all’interno della relazione con il paziente e la famiglia si riesce
a individuare quale sia la strada giusta da percorrere
 cosa si può comunicare al datore di lavoro circa la situazione del soggetto che ha
subito un trauma
 buona relazione terapeutica  necessario un lungo e faticoso lavoro di
mediazione e consapevolezza che permetta al paziente di rendersi conto dei
prorpi limiti
o
 fondamentale non essere soli  lavorare in un’equipe che possa valutare di volta in
volta quali siano le migliori soluzioni da sottoporre a paziente e famiglia
 la decisione finale è frutto di una mediazione tra:
o varie figure professionali
o paziente
o caregiver
ETICA DELLE DEMENZE
L’ETICA APPLICATA ALLE DEMENZE
 aderenza ai principi cardine dell’etica biomedica:
 importante quando il clinico incontra popolazioni fragili (minori, anziani,
persone cognifivamente compromesse)  richiedono un’attenzione ancora
più rigorosa e possono rappresentare terreno fertile per l’emergere di conflitti
etici e medico-legali
 difficoltoso nel paziente con diminuzione delle capacità mentali
 raccomandazioni bioetiche sul tema delle demenze:
o adottare un apporoccio case-based
o dare importanza alla natura della demenza
o dare priorità alla qualità della vita del demente
o affiancare all’attenzione per il malato la tutela delle persone che se ne
prendono cura
o sottolineare l’importanza di agire secondo solidarietà
o riconoscere l’identità, i valori e l’individualità
AMBITI DI POSSIBILE CONFLITTO ETICO E DEONTOLOGICO NELLA
DEMENZA
 comunicazione della diagnosi
 quando le capacità del malato sono preservate si contrappongono due





bisogni:
o mantenimento dell’autonomia decisionale e necessità di essere
informato
o diritto a non sapere e non essere inutilmente sottoposto a un dolore
che potrebbe non giovare a un benessere psicofisico
verità = bene in sé  mancata comunicazione della diagnosi = inganno del
clinico verso il paziente  non viene riconosciuta alla persona il diritto di
autoderminarsi e autogovernarsi  limitando la possibilità del paziente di
agire e perseguire i propri obiettivi
 rispettare l’autonomia del paziente nel prendere decisioni rispetto alla
propria persona:
o necessità di informazioni veritiere e il più possibile complete 
un’informazione non vera o incompleta diminuisce la possibilità della
persona di essere autonoma
o rispetto del desiderio della persona di non essere informata  nomina
di un fiduciario che gestisca gli aspetti clinici
particolare attenzione alla competenza del paziente  calibrare le
emozioni in base alle capacità emotive e di comprensione del paziente e
coniugando diritto al sapere + diritto alla non informazione  comunicazione
della diagnosi facilita l’instaurarsi di un rapporto di fiducia tra clinico e malato
(necessaria a migliorare l’adesione consapevole del paziente ai trattamenti)
rispettare la riservatezza del paziente  il clinico può scegliere di
comunicare in primo luogo al famigliare  la deontologia medica prevede il
consenso espresso dal paziente a informare terze persone
privilegio terapeutico = se la comunicazione della diagnosi può causare un
danno diretto e immediato alla persona è nel suo interesse e del suo
progetto di cura omettere l’informazione  in linea con i principi di
beneficialità e non maleficienza  favorisce il benessere dell’individuo e non
gli causa sofferenza
valore della comunicazione e desiderio delle persone malate di sapere =
artefatto culturale  da una maggiore sensibilità dei Paesi di cultura
anglosassone
se la comunicazione della diagnosi di una malattia ingravescente e a
prognosi infausta genera sconforto al malato e alla sua famiglia: particolare
attenzione a contenuti e modalità con cui la comunicazione viene effettuata
 è necessario:
o fornire supporto
o dare informazioni sul decorso della patologia
o rassicurare il paziente e i famigliari
o fornire informazioni su servizi e trattamenti disponibili
Bauckman: percorso in 6 stadi per comunicare le cattive notizie:
1. avviare il colloquio, predisponendo un contesto idoneo, in
2.
3.
4.
5.
6.
presenza del paziente e di chi desidera  scopo: mostrare
interesse e disponibilità all’ascolto
esplorare che cosa sa il paziente con opportuni quesiti 
interrogare il paziente per scoprire qual è il suo livello di
conoscenza del problema sanitario, quale stile comunicativo
utilizza, quali emozioni manifesta
capire quanto il paziente desidera sapere  alcuni desiderano non
essere informati  il colloquio verterà su proposte terapeutiche 
messaggio di disponibilità ad affrontare l’argomento
condividere le informazioni con il paziente  inizialmente si usa la
tecnica dell’allineamento per proseguire con la fare informativa 
fornire informazioni a piccoli passi con una verifica della reazione
provocata nell’assistito
rispondere ai sentimenti del paziente  gestire in modo adeguato
le diverse situazioni, contenendo le reazioni socialmente
inaccettabili e cercando di distinguere emozioni adattative da
disadattative
pianificare e accompagnare  sintesi, possibilità di ulteriori
richieste di chiarificazione e stesura di un accordo sul prosieguo
delle cure
 consenso informato
 persone affette da patologie mentali sono considerate in grado di decidere
autonomamente circa qualunque questione fino a prova contraria 
autonomia decisionale = concetto dinamico  valutata nelle diverse fasi
della malattia + in relazione al tipo di decisione da assumere  presunzione
di competenza = dopo una diagnosi di Alzheimer la persona non può essere
automaticamente esclusa dalle decisioni che la riguardano  prima di
ottenere il suo consenso ad atti clinici invasivi / all’inclusione in
sperimentazioni cliniche le sue capcità mentali devono essere valutate con
stumenti standardizzati e replicabili
 Appelbaum: parametri necessari per per poter esprimere un consenso
informato consapevole  valutazione della capacità necessaria per stabilire
se la persona con demenza possa esprimere o meno il proprio consenso
informato:
o creare strumenti ad hoc
o adattare batterie di test neuropsicologici normalmente usati nella
pratica clinica per la valutazione del deterioramento cognitivo
 direttive anticipate
 = documento con cui una persona con piene capacità esprime la sua volontà
circa trattamenti a cui desidera / non desidera essere sottoposto nel caso in
cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più
in grado di esprimere il proprio consenso / dissenso informato  ogni
persona ha diritto di esprimere i propri desideri anche in modo anticipato
riguardo i trattamenti terapeutici e gli interventi medici  garanzia del
principio di autonomia
 rifiutare un determinato trattamento non significa rifiutare ogni tipo di
trattamento  il clinico deve illustrare la molteplicità di cure disponibili 
offrire un percorso terapeutico il più possibile confacente alle esigenze del
paziente (nel rispetto del massimo standard di efficacia clinica)  proposta
di cure palliative = riduzione dei sintomi e complessivo miglioramento della
qualità della vita
 numerose discussioni:
o astrattezza del contenuto  in genere le direttive anticipate non
indicano dettagliatamente trattamenti che si vorrebbero ricevere /
rifiutare  esprimono orientamenti generici e talvolta delegano ai
famigliari il compito di scegliere
o quando si renda necessario ricorrere alle direttive anticipate il
progresso scientifico potrebbe aver aperto possibilità diverse rispetto
a quelle ipotizzabili al momento della stesura
o se paziente demente: impossibilità del soggetto di rinnovare o
modificare le proprie volontà con il progredire della malattia  ridotto
lo spazio di libertà dell’individuo  impossibile assumere le decisioni
quando i trattamenti devono essere effettivamente somministrati
 Italia:
o attraverso le dichiarazioni anticipate il paziente non può chiedere ed
ottenere interventi eutanasici
o la sottoscrizione di una direttiva anticipata non ha valore legale 
l’attuale ordinamento legislativo sostiene che non può costituire un
vincolo assoluto  spetta al famigliare / tutore utilizzare le direttive
per orientare le decisioni sul trattamento e la salute del paziente non
più capace autonomamente
 guida dell’automobile
 = attività complessa che richiede molte abilità:
o rapidi tempi di reazione
o attenzione divisa tra più stimoli + suo mantenimento nel tempo
o capacità di giudizio
o memoria dei segnali e dei percorsi
o adeguate capacità uditive e visive
 alcuni pazienti con diagnosi di demenza mantengono la capacità di guidare
 in ogni caso la demenza determina:
o riduzione attenzione
o riduzione capacità di orientamento
o riduzione capcità di giudizio
o difficoltà visuospaziale
 non esistono valutazioni standard che permettono un monitoraggio di queste
abilità  se si ha il sospetto fondato (sulla base di dati clinici osservati o
della storia) che la guida possa essere pericolosa: va proibita
LO PSICOLOGO E L’INCONTRO ALLA FINE DELLA VITA
L’UOMO E LA MORTE
 bisogno dell’uomo di porre distanze tra sé e la morte
 rituali religiosi hanno significato protettivo  nostro modo di vivere e pensare
+ nostra cultura ci spingono a negare la temporaneità dell’esistenza 
indifferenza generale di fronte a massacri o delitti efferati
 modelli con cui ci confrontiamo quotidianamente ci offrono un’immagine di essere
umano eterno che non invecchia e non soffre
 tutto ciò che ci ricorda la nostra temporalità è vissuto come minaccioso e
rifiutato  quando la minaccia diventa reale con la malattia la distanza posta
diventa maggiore  inizialmente si generalizza sulle informazioni fino a dire
il falso alla persona malata  non informare il malato della sua condizione
ma il parente più prossimo  bisogno di proteggerlo da:
o ulteriori sofferenze
o sua incapacità di sopportare un ulteriore peso
 proteggere chi assiste alle sofferenze altrui
LO PSICOLOGO ED IL CONTESTO
 art. 4: rispettare la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione e
all’autonomia del paziente, rispettarne opinioni e credenze astenendosi dall’imporre
il suo sistema di valori
 diritto all’autodeterminazione = diritto del malato di essere il solo titolare delle
informazioni che lo riguardano  psicologo:
o supporta i famigliari affinchè diventino consapevoli dell’utilità per il
malato di essere messo al corrente della sua reale condizione e
possa esercitare il suo diritto all’autodeterminazione ( = scegliere se,
dove e come essere curato)
o nell’incontro con il malato esercita funzione di:
 accogliere la persona con tutto il portato di sofferenza di cui è
carico
 ascoltare empaticamente, comprenderne il peso emotivo
affettivo della sua esperienza
 accompagnare la persona verso un graduale processo di
consapevolezza delle sue condizioni facilitandone
l’accettazione
senza alterare le aspettative e le speranze  evitare di essere causa o
promotore di ulteriori frustrazioni che portebbero la persona a soffrire
maggiormente
 art. 22: adottare condotte non lesive per le persone di cui ci si occupa
professionalmente
o condotta lesiva: imporre la propria opinione sulla gestione delle informazioni
al malato e famiglia che si comportano diversamente da come il
professionista ritiene essere più congruo
o non lesivo: operare con i propri clienti con l’obiettivo che possano elaborare il
loro agire ed eventualmente modificarlo
 intento dello psicologo: attivare un processo rielaborativo delle convinzioni
culturali che:
o promuova il cambiamento
o faciliti la relazione famigliari – persona malata
obiettivo: promuovere un nuovo senso etico nei confronti della vita e quindi
della morte  facilitare = permettere al sistema famiglia di comprendere
l’esperienza di malattia, sofferenza e morte all’interno della storia di quella
particolare famiglia
L’ESPERIENZA (alcune riflessioni)
 paziente consapevole pone innumerevoli domande sul decorso della propria
malattia
 psicologo ha necessità di conoscere il decorso delle malattie per poter
accompagnare al meglio la persona nel suo percorso  dovere di essere
consapevole del proprio portato personale (suo rapporto con vita e morte) 
analisi personale = dovere deontologico imprescindibile  psicologo deve
operare nei confronti dei famigliari e aiutarli a comprendere il senso delle loro
posizione + a identificarne la reale motivazione  astenendosi da proprie
posizioni e credenze
 setting inconsueto in cui le regole non possono essere predefinite (psicologo viene
a casa e il tempo del’incontro è stabilito dalle condizioni di salute al momento
dell’incontro)
o richiesta allo psicologo elevata professionalità  adattamento e plasticità
alle diverse situazioni che può incontrare
o passaggio da accolto a accogliente demarcato da una linea sottile  solo la
relazione con l’altro può renderle esperienza vivibile
 non c’è distanza / vicinanza stabilita a priori  regola del buon senso:
psicologo deve essere capace di leggere i dati offerti da contesto + sistema
umano che si incontra  dovere di astenersi dal giudizio e di porsi con
atteggiamento laico nei confronti di cultura, credenze e stili di vita del
sistema che incontra
AMBITO SOCIALE
IL CODICE DEONTOLOGICO: UNA BUSSOLA INDISPENSABILE
PER LA CRESCITA DELLA PSICOLOGIA SCOLASTICA
COSA SI INTENDE PER PSICOLOGIA SCOLASTICA
 psicologia scolastica tutela il benessere e favorisce la cura dei funzionamenti e
della relazioni a scuola
 aiutare persone e contesti a svolgere il compito scolastico (nel modo migliore
possibile in relazione alle risorse soggettive)
 rispondere alle diverse esigenze di un’istituzione complessa (scuola)
 integrare elementi di psicologia clnica individuale, gruppale e collettiva e
psicologia dell’organizzazione
 adeguare assetti e metodologie al contesto specifico e alla sua natura di
agenzia educativo-formativa  la scuola non deve essere un luogo di
terapia
 funzioni importanti della psicologia scolastica:
o individuazione tempestiva di stati di disagio
o supporto alle relazioni adulti – minori / scuola – famiglia
o contribuire alla messa a punto di un sistema organizzativo funzionale 
favorisca un clima scolastico sufficientemente buono
DIBATTITO SULLA PSICOLOGIA SCOLASTICA
 psicologo scolastico  controversie irrisolte riguardo:
o funzione
o modello di intervento
o formazione
o collocazione (posizione + amministrazione)
 in Italia l’aiuto psicologico a scuola è frenato:
o resistenze della comunità psicologica a elaborare un profilo
professionale che racchiuda competenze molteplici (da psicologia
dello sviluppo, a psicologia clinica, a psicologia delle organizzazioni)
 al momento prevale il modello clinico
o resistenze della scuola al cambiamento e al nuovo  strategie di
controllo sull’intervento dello psicologo  è altro = perturbante 
genera fantasie di esclusione e persecuzione
 contesto della scuola popolato da psicologi a bassa soglia professionale
 mancanza di:
o adeguato compenso
o linee guida
o preparazione specifica
funzione ricoperta da:
 insegnanti laureati in psicologia  doppio ruolo nell’istituto
 psicologi alle prime esperienze  senza formazione e
supervisione adeguate
professionisti di formazione clinica  non rielaborano approccio e
metodologie secondo le esigenze di un contesto educativo e
formativo
immagine dello psicologo svalutata e indebolita nel peso
contrattuale + nell’efficacia dell’agire
 bisogno enorme di psicologia nella scuola
 scuola = luogo d’elezione per promozione del benessere + prevenzione del
disagio
o cogliere tempestivamente segnali di malessere
o fornire aiuto mirato per far fronte alle difficoltà contingenti (legate a
apprendimento, educazione, relazioni)
o orientare verso supporti specialistici casi di disagio importante
 relazione scuola – famiglia = base del percorso educativo e formativo del minore
 ingresso a scuola = prima grande esperienza di confronto del bambino con
la realtà esterna alla famiglia  impatto con la terzietà = fonte di ansie e
contrasti con il nuovo interlocutore  dalle prime reazioni si delineano vissuti
e relazioni genitori – docenti (spesso caratterizzano tutto il cammino
scolastico)
 complessità del contesto scolastico
 scuola = sistema complesso in cui la relazione educativo-formativa docente
– discente si svolge in una rete intricata di relazioni e dinamiche:
o determinano clima e funzionamento dell’istituto
o incidono sulla vita scolastica del minore
studenti = gruppo-classe; docenti: devono gestire il gruppo-classe e
lavorano in situazioni di gruppo  il clima nei gruppi è determinato da
caratteristiche dei componenti + funzionalità dell’assetto organizzativo
efficienza e produttività di un’organizzazione legate alla capacità
lavorativa dei gruppi
ogni ruolo nell’istituzione scolastica richiede una competenza
organizzativa

LO PSICOLOGO SCOLASTICO
 finalità
o obiettivo primario: tutela del benessere del minore  con miglioramento vita
scolastica + supporto a istituzione e famiglia
o disegni di legge del 2001 della Commissione Rubini: psicologo scolastico
contribuisce a:
 prevenzione disagi della personalità dell’alunno
 miglioramento qualità dell’organizzazione della vita scolastica
 complessivo benessere di alunni, operatori scolastici e famiglie
o protocollo d’intesa tra Ministero dell’Istruzione e Consiglio Nazionale
dell’Ordine: obiettivo generale = promozione di salute, educazione,
benessere
 funzioni
 promozione dello sviluppo di identità + autonomia + competenza 
attraverso la costruzione dell’apprendimento + del saper stare al mondo
 compiti
 rilevazione e ascolto del disagio + manutenzione alle relazioni del contesto:
o individuare precocemente alunni in stato di disagio
o tutelare e sostenere il benessere psicologico dell’alunno 
o
o
o
o
o
accogliendo e orientando situazioni di disagio
fornire supporto psicologico alla famiglia in difficoltà nell’esercizio
della funzione genitoriale
sostenere e orientare il compito di docenti e personale scolastico
favorire i rapporti scuola – famiglia e mediare le situazioni conflittuali
facilitare processi di relazione e comunicazione tra i diversi soggetti
presenti a scuola
osservare e supportare funzionamenti di contesto:
 segnare confini e limiti
 rispecchiare identità di ruolo
 favorire distanze affettive adeguate
 rilevare nodi critici della situazione
 aree d’azione
o consulenza
o formazione
o orientamento e collegamento per e con la famiglia
o organizzazione
o valutazione
 assetto mentale fondato su:
o consapevolezza che la scuola non è un ambito clinico  non è luogo di
terapia:
azione psicologica sviluppata in sintonia con caratteristiche e finalità del
contesto
situazioni che richiedono un trattamento terapeutico inviate nelle strutture
preposte
o attenzione costante al posizionamento  il committente è un soggetto
diverso dal destinatario (inserito in una rete di relazioni)  ogni azione
accompagnata dall’attenzione a ambiente relazionale + a dinamiche in cui il
soggetto è immerso
o responsabilità = consapevolezza del peso del proprio ruolo e della
professionalità con cui si devono affrontare gli impegni  attenzione a:
 rigore tecnico e metodologico del lavoro
 destinatario dell’intervento
 ricadute che l’intervento può avere sul contesto
o mandato  psicologo deve mantenersi nei confini del proprio mandato
(concordato con il committente) senza colludere con le richieste
dell’ambiente  segnalare altre criticità alle figure responsabili e proporre
un’opportuna messa a punto del progetto d’azione
SOGGETTI COINVOLTI
 studente = protagonista principale





= soggetto in trasformazione  caratteristiche e bisogni diversi nelle diverse fasi
evolutive (apprendimenti / relazioni)
docenti
= categoria a cui sono richieste competenze sul piano della didattica + della
gestione delle relazioni individuali / gruppali  continue richieste di cambiamento +
assenza di adeguato supporto formativo  identità professionale in continuo
divenire ed esposta a forte stress  modalità difensive poco funzionali agli obiettivi
del loro lavoro
dirigente scolastico
 caratterizza funzionamento e clima dell’istituto  attraverso organizzazione
e cultura gestionale
personale non docente ( = personale amministrativo + operatori scolastici)
 lavoro invisibile quando le cose funzionano ma si palesa quando qualcosa si
intoppa  lavoro faticoso e poco valorizzato  rischio di frustrazione e burnout
famiglie
 incidono massicciamente sulla vita scolastica
o attivamente: coinvolgimento negli organi scolastici
o passivamente: aspettative + modalità di supporto e collaborazione
con l’impegno scolastico dei figli
strutture del territorio, servizi sanitari, sociali e del privato sociale
 eventuali supporti accessori al lavoro didattico e educativo
OGGETTO D’INTERVENTO
 affrontare una vasta gamma di situazioni e problematiche
o processi di apprendimento e DSA
o processi di integrazione etnica / della disabilità / delle diverse forme di
o
o
o
o
o
o
o
o
o
o
o
disabilità
relazioni di diverso tipo (docenti – studenti, scuola – famiglia, genitori – figli,
docenti – docenti)
situazioni di crisi e disagio
fasi di passaggio
educazione affettivo-sessuale
prevenzione di situazioni di rischio (come droga / problematiche alimentari)
orientamento
dispersione scolastica
bullismo
dinamiche dei gruppi
dinamiche istituzionali
gestione dei conflitti
STRUMENTI E METODOLOGIE
 strumenti fondamentali della professione
o colloquio
o osservazione
o conduzione di gruppi per diverse finalità (ascolto / sensibilizzazione /
informazione / formazione)
mediazione in casi di difficoltà di comunicazione / comprensione tra più
soggetti
 strumenti di valutazione e misurazione (per lavori di indagine e ricerca)
o attività di screening
o questionari
o interviste
o focus-group
 strumenti devono essere:
o adattati al contesto
o accompagnati da buona dimestichezza con i meccanismi di:
 indagine della domanda
 progettazione
 valutazione
 monitoraggio
o
COMPORTAMENTI ATTESI
 analisi della domanda
 fondamentale per decodificare e riconoscere i bisogni in gioco  chiedersi
quali siano i bisogni in gioco + di chi siano  committente e destinario sono
due soggetti diversi  frequente che il committente sia anche portatore di
esigenze proprie
 decidere cosa è opportuno fare e cosa proporre
 tener conto delle caratteristiche e dei limiti di contesto / tempo / risorse per
garantire un intervento sostenibile ed efficace
o art. 3: psicologo è responsabile dei propri atti e delle loro prevedibili
conseguenze ed è tenuto a fare solo quanto rientra nelle sue capacità
professionali
o art. 5: riconoscere i limiti della propria competenza e usare solo
strumenti tecnico-pratici per cui ha acquisito adeguata competenza 
concordare con il committente il coinvolgimento di colleghi con
specifica competenza sulle quesioni in oggetto
il progetto deve essere:
 concreto
 con obiettivi chiari e precisi
 con metodi e strumenti ben definiti
 con puntuale modulazione di setting e condizioni di lavoro
professionista esprime la propria comprensione di problematiche
e bisogni in questione e fornisce un primo segno della sua
competenza
 negoziazione con il committente
 i rappresentanti scolastici hanno già una loro idea su come sia opportuno
intervenire (non sempre adeguata alle caratteristiche della situazione)  non
deve ledere l’autonomia dello psicologo  garantire l’adeguatezza
dell’intervento solo se orientato da criteri e metodi professionali  art. 6: lo
psicologo accetta solo condizioni di lavoro che non compromettano la sua
autonomia professionale e salvaguarda la propria autonomia nella scelta dei
metodi delle tecniche e degli strumenti psicologici e del loro utilizzo  non
può accogliere richieste di intervento:
o contrarie alle sue valutazioni professionali
o che non tutelino il destinatario dell’intervento
 tener presente la tutela di confini di ruolo  evitare commistioni tra attività
professionale specifica con utenti con cui intrattiene relazioni professionali di
altra natura (insegnanti-psicologi)
 definizione del compenso
 art. 23: pattuire nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso
professionale  attraverso la definizione del compenso esprime una
valutazione di sé e delle proprie competenze:
o cifre troppo elevate: eticamente poco apprezzabili
o cifre troppo basse: alimentare un senso di qualifica della personalità e
dell’intervento + sospetto di obiettivi secondari
 avvio dell’azione
o responsabilità
 art. 3: considerare proprio dovere utilizzare le conoscenze per
promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della
comunità
 art. 34: impegnarsi a comunicare i progressi delle proprie conoscenze
e tecniche
realizzare il proprio intervento mantenendo un’attenzione indiretta a
quanto succede intorno  cogliere bisogni e stati di disagio da
segnalare a chi di dovere
o posizione operare nella tutela del destinatario mantenendo una posizione
terza  riconoscere tutti i soggetti e bisogni gioco, rispettarne le esigenze e
non derogare alla sua autonomia professionale  posizione terza
fondamentale per tutelare dai rischi di collusione e manipolazione
o corretta informazione e consenso informato  art. 32: nei rapporti triadici è
necessaria la corretta informazione al committente destinatario, chiarendo
con le parti in causa la natura e le finalità dell’intervento  se l’intervento
riguarda i minori: genitori informati e danno il consenso  se sportelli
d’ascolto o interventi in classe: consenso preliminare alla possibile fruizione
del servizio da parte dei minori
o segreto professionale
 durante l’attività  necessario scambiare informazioni con gli
interlocutori del destinatario
 al termine dell’attività  è dovuta una restituzione / l’invio ad altri
specialisti
tener presente confini e limiti + tutelare l’utente con la consapevolezza
di dover fornire rimandi a genitori, al committente o all’inviante (scegliere
quanto dire nella tutela del soggetto)
CODICE DEONTOLOGICO, CODICE DEL GRUPPO
IL GRUPPO NEL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI
 art. 3: accrescere le conoscenze sul comportamento umano  utlizzarle per





promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità
 gruppo = snodo tra dimensione individuale e comunitaria
art. 14:
o nel caso di inrervento su o attraverso gruppi informare nella fase iniziale
sulle regole che governano l’intervento
o impegnare i componenti del gruppo al rispetto del diritto di ciascuno alla
riservatezza
emergere elementi di rilevanza deontologica specifici del lavoro con e nei
gruppi  esplicitare con chiarezza le regole dell’intervento ai partecipanti e
l’estensione agli stessi del vincolo alla riservatezza suille informazioni emergenti
nel gruppo
art. 11: psicologo tenuto al segreto professionale
o non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto
professionale
o non informa sulle prestazioniprofessionali effettuate o programmate
 il riferimento alla riservatezza non vincola i partecipanti del gruppo su un
piano etico  ma li riconduce alla fondazione del rapporto di fiducia e
reciproco rispetto
art. 24: psicologo nella fase iniziale del rapporto fornisce all’individuo, al gruppo o
alla comunità informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le loro
finalità e modalità, e il grado e i limiti giuridici della riservatezza
art. 4: psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione
e all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni, ne rispetta opinioni
e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori, non opera
discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, astrazione sociale, stato
socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità
 impegnare i partecipanti al gruppo al medesimo rispetto in virtù della tutela
del gruppo  avvalendosi della propria responsabilità + della trama di
relazioni reciproche che costituiscono il codice del gruppo
art. 5:
o mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento
professionale con particolare riguardo ai settori dove opera
o riconoscere limiti della propria competenza  usare solo strumenti tecnicopratici per cui ha acquisito adeguata competenza e formale autorizzazione
 il gruppo è un’entità complessa con cui si è preparati a lavorare dopo una
formazione specifica e impegnativa
UNA PRIMA SGROSSATURA: IL CODICE, LA RADICE, IL GRUPPO, LA
MATRICE
 Codice = luogo elettivo del pensiero critico sulla propria identità professionale
 in esso è inscritta la storia della professione dello psicologo e i vincoli sono
epistemologici dell’agire
 si articola intorno a quattro imperativi-guida:
o meritare la fiducia del cliente
o possedere una competenza adeguata a rispondere alla domanda del
cliente
o usare con giustizia il proprio potere
o difendere l’autonomia professionale
 Bion identifica quattro modalità di funzionamento dinamico degli individui
all’interno di un gruppo:
o assetto di gruppo di lavoro
o dipendenza
o accoppiamento
o attaco-fuga
imperativi-guida di Bion per dare ragione del funzionamento degli
individui nei gruppi sono dialettici  rendono ugualmente l’idea di
individui che nel legarsi in gruppo generano codici che devono poi
assecondare
 matrice  il punto di riferimento è la matrice psichica del gruppo (Foulkes)
o matrice personale = riguarda l’individuo a partire dalla sua esperienza
costitutiva di componente di un gruppo (quello famigliare originario) in cui ha
incorporato l’intero insieme di rapporti
o matrice di base = rappresenta il presupposto della comunicazione all’interno
di un determinato grupo etnico, il sostrato accomunante la cui presenza
consente l’immediata possibilità di comprendersi (ad esempio attraverso la
gestualità)
o matrice dinamica = si costituisce all’interno della relazione gruppale come
fatto peculiare di quello specifico gruppo  rappresenta la visualizzazione di
quanto avviene nel qui ed ora in termini di comunicazione anche inconscia
ed è in perenne trasformazione
 nel gruppo confluiscono matrici personali + di base e attraverso le relazioni
interpersonali si realizza una nuova matrice condivisa  influenza come
imperativo-guida:
o il funzionamento del gruppo
o il comportamento dei singoli individui
 imperativi-guida del codice possono essere rivisitati immaginando il loro
corrispettivo nella genesi e nello sviluppo di un gruppo:
o meritare la fiducia del cliente = fase di fondazione del gruppo
 processo di formazione di una matrice comune
 lavoro di costruzione dei vincoli e delle tutele  permettono ai membri
del gruppo un sentimento di appartenenza
il gruppo attraversa continue rifondazioni
possedere una competenza adeguata a rispondere alla domanda del cliente
= sviluppo di una specifica competenza nella lettura dei processi sociali,
transpersonali, intrapsichici + di come questi si innestino simultaneamente
nelle trasformazioni del gruppo
o usare con giustizia il proprio potere = acquisizione di una posizione di
conduzione  conduttore ha responsabilità maggiore e differente rispetto a
ciascun membro del gruppo
o difendere l’autonomia professionale = dosaggio tra ingroup ( = elementi di
rafforzamento dell’appartenenza) e outgroup ( = possibilità di aprirsi ad altre
gruppalità)
o
UNA DEFINIZIONE RAGIONATA DI GRUPPO
 il gruppo compare in letteratura con accezioni eterogenee
o raggruppamento di individui
o individui legati emotivamente tra loro
o insieme artificiale di individui creato ai fini della ricerca in laboratorio
o strumento di cambiamento individuale e sociale
o articolazione strutturale delle organizzazioni sociali
o trattato in modo polarizzato come:
 strumento di intervento
 oggetto di studio
necessità di evitare polarizzazioni rigide  considerare entrambe le
posizioni come facce differenti e complementari della stessa medaglia
 gruppo si costituisce a specchio di una organizzazione mentale sia individuale che
collettiva, ontologicamente forgiata dal sociale
 la nascita del pensiero e delle rappresentazioni sociali si fondano entrambe
in una matrice germinativa transpersonale  l’uomo è ontologicamente
determinato ad una vita collettiva  la vita mentale si preforma in essa
 gruppo = specifico assetto di funzionamento mentale transpersonale
 gruppo = luogo mentale in cui la dinamica di decostruzione di un pensiero
saturo verso un pensiero del cambiamento può essere agita
mediazione tra concezione del gruppo come oggetto di studio e gruppo
come strumento  psicologo è soggetto al campo mentale
interpretare lo spirito del gruppo secondo il Codice Deontologico  non è
formulato per ripercorrere ogni casistica ma per essere uno strumento
flessibile e in progress al servizio della professione  si trovano indicazioni
di principio (non la definizione degli innumerevoli oggetti di lavoro che si
vanno via via riformulando)
PSICOLOGIA CONSULTORIALE: TUTELA DELLA SALUTE FRA
ETICA, NORMA E PRASSI
IL CONSULTORIO FAMIGLIARE
 art. 1 legge 405/1975 = scopi servizio consultoriale
o assistenza psicologica e sociale per:
 preparazione alla maternità / paternità responsabile
 problemi di coppia e famiglia (anche in ordine alla problematica
minorile)
o somministrazione mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente
scelte dalla coppia / dal singolo riguardo la procreazione responsabile  nel
rispetto delle convinzioni ertiche + dell’integrità fisica degli utenti
o tutela della salute della donna + del prodotto del concepimento
o divulgazione informazioni idonee a prevenire la gravidanza  consigliando
metodi e farmaci adatti a ciascun caso
 art. 4 legge 405/1975 = gratuità delle prestazioni del consultorio famigliare per i
cittadini italiani e stranieri
 volti diversi dalle etnie diverse, soprattutto donne  richiesta mediazione
 regioni italiane dettagliano ulteriormente compiti e onìrganizzazione dei consultori
famigliari con una propria normativa di riferimento
LO PSICOLOGO IN CONSULTORIO
 multidisciplinarietà alla base della struttura consultoriale
o ostetriche
o assistenti sanitarie
o infermiere
o medici ginecologi
o medici pediatri
o infermieri pediatrici
o puericultrici
o assistenti sociali
o mediatori linguistici e culturali
o consulenti legali
o educatori
o psicologi  la presenza dello psicologo è prevista per legge
 consultorio famigliare = servizio di base orientato alla prevenzione, informazione ed
educazione sanitaria  diagnosi e cura competenze primarie
 l’attività di un operatore consultoriale si declina lungo alcuni percorsi
istituzionalizzati:
o nascita  da fase preconcezionale (scelta di una coppia di avere un
bambino) a assistenza durante il puerperio (attenzione particolare a
gravidanze fragili e problematiche)
o neonatalità (  particolare riferimento alla promozione
dell’allattamento al seno)
promozione della salute sessuale  da interventi preventivi in ambito
scolastico e comunitario a consulenza in contesti più ginecologici
o prevenzione e diagnosi precoce dei tumori femminili
o domanda d’interruzione volontaria di gravidanza
o progetti d’integrazione socio-sanitaria legati agli Spazi Giovani 
universo adolescenziale e del giovane adulto
o consulenze a coppia e famiglia  da terapia sessuologica a
mediazione del conflitto
o protocolli d’intervento nel prevenire e assistere casi di maltrattamento
e violenza
 uscire dalla stanza  lavorare in un consultorio famigliare significa spesso
attraversare confini
o confrontarsi ed integrarsi con altre personalità  tradurre e duttilizzare il
proprio linguaggio e i propri codici interpretativi
o cercare ed accogliere nuovi interlocutori oltre il paziente  esigenza
imprescindibile quando la tutela della salute è così intessuta alla tutela delle
relazioni
o necessità di indirizzare verso altri servizi e interventi  analizzare una
domanda e saperla accompagnare verso luoghi idonei è una competenza e
un compito di primaria importanza  consapevolezza che alcune domande
non potranno trovare risposta entro i propri confini istituzionali
o esigenza di curiosità e attenzione alle culture-altre  ascoltare e tollerare
valori, accezioni, logicità, criteri e sensibilità che ci fanno sentire estranei
all’altro
o esplorare un mondo in cui il genere maschile è una minoranza  occasione
per superare eccessi di limitazione all’individualità + a un solo intervento di
genre
 uscire dalla propria stanza = presupposto etico teso all’assunzione del
paziente come persona, essenza ed esistenza  arrivo di un paziente in
consultorio = incontro tra molteplicità:
o della sua natura e suoi bisogni
o delle nostre professioni e nostro modo di guardare all’altro
 interruzione volontaria di gravidanza
 ampie e profonde implicazioni etiche e deontologiche
 art. 4 Codice Deontologico: psicologo rispetta la dignità, il diritto alla
riservatezza, all’autodeterminazione e all’autonomia di coloro che si
avvalgono delle sue prestazioni, ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi
dall’imporre il suo sistema di valori, non opera discriminazioni in base a
religione, etnia, nazionalità, astrazione sociale, stato socio-economico, sesso
di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità
 legge 194/1978  interruzione volontaria di gravidanza:
o entro i primi 90 giorni  circostanze per cui la prosecuzione della
gravidanza, il parto o la maternità comportano un serio pericolo per la
sua salute fisica / psichica: la donna si rivolge a un consultorio
pubblico / struttura socio-sanitaria abilitata / suo medico di fiducia
o dopo i primi 90 giorni  è possibile quando:
o
gravidanza o parto comportino un grave pericolo per la vita
della donna
 sono accertati processi patologici (tra cui anomalie o
malformazioni del nascituro) che determinino un grave pericoloi
per la salute fisica o psichica della donna
 ruolo dello psicologo: esplorazione con la donna e con la coppi delle
motivazioni che inducono alla scelta di abortire  quando possibile superare
le cause che potrebbero indurre la donna all’aborto  art. 2 legge 194/1978:
aiutare una donna a superare le cause che potrebbero indurla ad
interrompere una gravidanza = anche informarla su:
o suoi diritti di cittadina e lavoratrice
o servizi sociali / sanitari / assistenziali
o associazioni di volontariato
o possibili strade alternative all’aborto  parto segreto / portare a
termine la gravidanza ma non riconoscere il neonato
 età minima per dare proprio consenso a un rapporto sessuale in Italia: 14
anni  ruolo prioritario della tutela psicologica della persona (a scapito
dell’obbligo di denuncia?)
 art. 2 legge 194/1978: la somministrazione su prescrizione medica dei mezzi
sanitari per conseguire le finalità liberamente scelte sulla procreazione
responsabile consentita anche ai minori  eccezione di quanto disposto
nell’art. 31 del Codice Deontologico: prestazioni professionali a persone
minorenni o interdette sono subordinate al consenso di chi esercita la
potestà genitoriale o la tutela
 art. 12 legge 194/1978: la richiesta di interruzione di gravidanza secondo le
procedure legali è fatta personalmente dalla donna  se la donna è
minorenne: richiesto l’assenso di chi ne esercita la potestà o la tutela  nei
primi 90 giorni della gravidanza se ci sono seri motivi che sconsiglino la
consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela o se queste
rifiutino il loro assenso / esprimano pareri tra loro difformi: consultorio /
struttura sanitaria / medico di fiducia espleta i compiti e le procedure  il
giudice autorizza la donna dopo una relazione del consultorio / struttura
sanitaria / medico di fiducia
 parere dello psicologo = opinione capace di orientare la condotta
 art. 7 Codice Deontologico: esporre ipotesi interpretative alternative e
esplicitare i limiti dei risultati  giudizi professionali relativi (riconoscimento
del carattere probabilistico della scienza psicologica)  denuncia dei limiti
del proprio sapere (fondato comunque su informazioni valide e attendibili)

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