Approfondimenti - Policlinico News

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trapianto da vivente:
Sebbene la maggior parte degli organi da trapiantare provenga da donatori cadavere, negli ultimi
anni è possibile prelevare organi da donatori viventi nel caso di trapianto di rene, polmone, fegato.
Il prelievo di organi da vivente è un atto volontario, attuato senza nessuna costrizione e soprattutto
senza nessun compenso. Per questo motivo solitamente si preferisce effettuare il trapianto da
vivente tra componenti dello stesso nucleo familiare. Si tratta di un modo per essere certi che non ci
sia scopo di lucro nella donazione stessa.
Il trapianto da vivente ha numerosi vantaggi. Primo fra tutti, può essere pianificato, evitando così al
ricevente l’ansia dell’attesa; inoltre, potendo pianificare l’intervento, è possibile accertare con
sicurezza il momento migliore, in cui il paziente ed il donatore sono al meglio della forma fisica.
Con un donatore cadavere questo non è possibile, poiché la disponibilità dell’organo è improvvisa,
quindi tutto va effettuato nel momento in cui il donatore si rende disponibile, ed anche le condizioni
di salute del donatore possono essere state modificate dalla terapia intensiva a cui è stato sottoposto
in ospedale.
Cirrosi epatica:
La cirrosi epatica è il risultato di un processo di continuo danno e riparazione del parenchima
epatico con formazione di ponti fibrosi tra le unità elementari che costituiscono il fegato: i lobuli.
Questo disordine architetturale conduce ad un malfunzionamento del fegato sia dal punto di vista
metabolico che dal punto di vista sintetico.
La cirrosi epatica è il risultato di un processo di continuo danno e riparazione del parenchima
epatico con formazione di ponti fibrosi tra le unità elementari che costituiscono il fegato: i lobuli.
Questo disordine architetturale conduce ad un malfunzionamento del fegato sia dal punto di vista
metabolico che dal punto di vista sintetico.La principale causa di cirrosi è rappresentata dalle
infezioni da virus dell’epatite C, B e, in misura minore, D. Frequente è lo sviluppo di cirrosi anche
nei forti bevitori in quanto nel metabolizzare l'alcol il fegato produce composti tossici che
danneggiano le cellule epatiche.Anche l'esposizione a sostanze tossiche, di origine sia naturale
(funghi velenosi) sia industriale, può provocare danni che evolvono in cirrosi.C’è anche un discreto
numero di farmaci potenzialmente epatotossici, dannosi soprattutto se assunti a dosaggi elevati.La
cirrosi può a volte rappresentare la complicanza di una steatosi epatica non alcolica (condizione
detta anche “fegato grasso”); di patologie biliari come l'ostruzione prolungata delle vie biliari, la
cirrosi biliare primitiva, la colangite sclerosante primitiva; dell'ostruzione cronica del deflusso
venoso dal fegato e di alcune malattie ereditarie (emocromatosi, malattia di Wilson, deficit di alfa1-antitripsina, galattosemia).La cirrosi può restare asintomatica per molti anni. Quando inizia a
rendersi manifesta si osserva perdita dell'appetito, stanchezza (astenia), nausea, calo di
peso.Successivamente possono intervenire ittero (colorito giallastro della pelle e delle sclere degli
occhi), prurito e, negli stadi più avanzati, ascite (raccolta di liquido nel peritoneo con rigonfiamento
dell’addome) e stati di confusione mentale.Specie quando all'origine della cirrosi c’è una epatite B o
C, aumenta il rischio che si sviluppi un carcinoma. La cirrosi è una patologia che tende a progredire
nel tempo e non esiste una terapia efficace per trattarla in modo radicale. Può essere compensata
anche per anni, quando si associa un quadro di insufficienza d’organo severo può essere preso in
considerazione il trapianto di fegato.
Epatite fulminante:
L’epatite acuta fulminante è la forma più grave di epatite, con quadro anatomo-patologico di
necrosi epatica (in alcuni casi con distruzione quasi completa dell’organo in brevissimo tempo) e
atrofia giallo acuta. Il quadro clinico è aspecifico e simile a quello delle altre epatiti, ma
l’insorgenza è più rapida e più veloce l’evoluzione. Determina una necrosi massiva delle cellule del
fegato, gli epatociti, che supera la cosiddetta minima massa critica di epatociti in grado di
conservare la funzionalità dell'organo. Il malato presenta segni di danno encefalico a rapida
ingravescenza (encefalopatia epatica) conseguente all’edema cerebrale che determina un quadro
ischemico importante, in quanto crea un blocco della circolazione cerebrale. Si tratta dell'evento più
grave che possa occorrere al fegato, soprattutto in termini di rapidità con cui evolve la situazione.
Gli agenti in grado di dare questo genere di problema sono diversi:

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virus epatitici;
abuso acuto di alcol;
sostanze tossiche, comprese le droghe ricreative come l'ecstasy e la cocaina;
alcuni farmaci specialmente in caso di abuso: è il caso del comune paracetamolo, che in
dosaggi particolarmente elevati può causare questa situazione.
Un’epatite fulminante ha un altissimo tasso di mortalità e pochi trattamenti terapeutici efficaci. Il
trattamento di scelta è attualmente il trapianto di fegato. Una strada promettente, anche se ancora in
via sperimentale, per trattare le crisi epatiche acute è quella del fegato artificiale (MARS), un
supporto che sostiene il metabolismo in attesa di poter eseguire il trapianto o, nei casi più fortunati,
sostituendo per il tempo necessario il fegato in attesa del recupero di una funzionalità sufficiente.
epatocarcinoma:
Nel mondo, l’epatocarcinoma è, per frequenza, la quinta neoplasia nell’uomo e l’ottava nelle donna,
e rappresenta la terza causa di morte per tumore. Si tratta di una patologia estremamente complessa
e dalle numerose sfaccettature, che si sviluppa generalmente su un organo già colpito da una
malattia cronica, la cirrosi. La gestione di un paziente affetto da epatocarcinoma è, pertanto, un
processo articolato, che comprende la diagnosi, la valutazione dello stadio della malattia, la
selezione della terapia (chirurgica o meno) più adeguata per il paziente e la valutazione degli effetti
del trattamento in un paziente che risulta affetto da due patologie concomitanti. L'epatoncologia
prevede un approccio coordinato e integrato tra i diversi specialisti (epatologo, oncologo, radiologo
interventista, chirurgo) per personalizzare al massimo la diagnostica e l'intervento sulla persona.
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