Scarica il file PDF - Medicina di Frontiera

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direttore responsabile: Vera Paola Termali
ISBN: 978-88-98371-02-0 - ISNN: 2282-0183
Rivista Scientifica di: MEDICINA - RICERCA - STANDARD DI QUALITA’ - EUROPROGETTAZIONE
Anno 5 Nr.1
Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale - 70% DCB Perugia
Una donna come direttore di una
rivista cosi delicata come quella che
tratta la Medicina di Frontiera.
Una sfida che ormai è al quarto
anno di vita
www.dsmm.it
Mediazione e futuro
Neuroscienze
Neurospiscologia
conflittuale al via
Medicina di Frontiera
Iscrizione al Tribunale di Como N° 3/2011
Direttore responsabile:
Vera Paola Termali
Editoriale:
Siamo donne e abbattiamo le frontiere
di Federica Sciacca pag. 3
Redazione:
Federica Sciacca
Responsabile di redazione
Libera università, scuola di alta formazine: chi può
erogare diplomi e master
di Federica Sciacca pag. 4
Federica Peci
Copertina dedicata a:
Il direttore e fondatore
della testata
Samorindo Peci
Vaccinazioni:
di Giovanni Greco pag. 6
Miele infusione
di Giorgio Capoterra pag. 8
Neuroni Specchio
di Federica Peci pag. 9
Direttore scientifico
Comitato scientifico
Massimo Saita
Sergio Pandolfi
Fabio Catalano
Concetto Battiato
Giovanna Sartor
Emanuela Cafiso
Anna Frisinghelli
Gioacchino Giugliano
Paolo Ferroli
Massimo Lemma
David satanassi
Fabio Ghigi
Vitamina D
di Giuseppe Realdi pag. 13
Test C4D
di Samorindo Peci pag. 16
Formazione in Neuropsicologia conflittuale
di Vera Paola Termali pag. 17
AllergoAtp Processo
di Federica Peci pag. 20
La mediazione: la strada buona e “civile” per risolvere
le controversie da danno medico e sanitario
di Vera Paola Termali pag. 22
Collaboratori
Giorgio D’alessandro
Michela Palvarini
Melina Castiglione
Fracesco Acerbi
Morgan Brogi
Giovanni felisati
Mauro Arcicasa
Alberto Maccari
Stefano Giraudi
Donatella Vasaturo
GIOVANNi GRECO
Elisabetta Montano
AllergoAtp Autovaccino
di Vera Paola Termali pag. 24
Immunità delle mucose
Pubblicazione scinetifica Peci et al. pag. 27
Cerifos è anche questo addio
di Vera Paola Termali pag. 32
Lettera alla redazione
pag. 33
Psiconcologia: intercettare i bisogni psicologici del
paziente
Addetto stampa: [email protected]
Editing - Grafica - Impaginazione: Cerifos
Tel. 02 26416162 - Fax 02 89038641
Email: [email protected]
sito: medicinadifrontiera.cerifos.it
Flipping: ebook.cerifos.it
Amministrazione: Via Paisiello 24 20131 Milano
Editore: Cerifos
Stampa: Litograf editor srl Citta di Castello Pg
Info pubblicità: [email protected]
ISBN: 9788898371051
ISNN: 2282-0183
di Federica Sciacca pag. 34
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Siamo donne e abbattiamo le frontiere
Federica Sciacca
Una formazione germanista, uno spirito da combattente e una curiosità
insaziabile.
Alla guida dei Medicina di Frontiera non poteva che esserci
una donna che le frontiere è abituata ad abbatterle
Interprete, naturopata, Bach Foundation Registered Practitioner, presidente del S.I.H.eN, Sindacato Italiano Heilpraktiker e
Naturopati, presidente della Federazione per il Diritto alla Libertà di Cura, Fe.Di.l.Co, giornalista scientifico, oltre che
mediatrice civile nel “tempo libero”, la dottoressa Vera Paola Termali, tra molti impegni, è soprattutto alla guida di
Medicina di Frontiera, l’avventura edita da Cerifos giunta ormai al suo quinto anno di vita.
Il titolo della rivista si deve a lei, voluto
temi scottanti come la libertà di morire. Medicina di Frontiera,
perché così evocativo da racchiudere in
cuore pulsante del Centro di Ricerca e Formazione Scientifico
nuce l’obiettivo che il progetto editoriale
Cerifos, per volontà del suo Direttore da cinque anni diffonde
si poneva, di fronte all’alba della prima
tutto ciò che i medici di frontiera odierni portano avanti con
copia stampata: “Questo nome Medicile loro ricerche, tutto ciò che nel settore della salute è poco
na di Frontiera contiene il concetto di
conosciuto, ma vicino al paziente, e lo sa senza reticenze né
valicare un limite, saltare un ostacolo,
asservimenti, per informare i pazienti sulle verità nel mondo
lo stesso che, siamo convinti, ostacodella salute e per stimolare la discussione tra gli addetti ai lali troppo spesso la realizzazione di una
vori, attingendo soprattutto da loro, professionisti sanitari, risocietà più sana e più giusta spiegava la
cercatori e professori, nuova linfa per nuovi temi da mettere
dottoressa Termali in uno dei suoi primi
sotto i riflettori.
editoriali. Siamo coscienti di quanto il
Tutto, con un mix di sensibilità e competenza che, forse, solo
limite sia troppo spesso mentale, fatto
una donna che si descrive come una che “coltiva la capacità di
di pregiudizio e di senso di imprigionaindignarsi per sentirsi minimamente libera” poteva realizzare.
mento in un sistema che frustra lo spirito
La copertina è dedicata al direttore della rivista Medicina di
primigenio della ricerca scientifica, diriFrontiera e, attraverso di lei, in qualche modo anche a tutto lo
gendola verso risultati interessati delle
staff di Cerifos, anche questo prevalentemente in rosa. Ma che
aziende finanziatrici e per questo la nocon le quote rosa, davvero nulla ha a che fare...
stra è una rivista libera che sostiene la ricerca italiana indipendente,
trattando temi che valicano “Mi piace osservare e
i confini degli studi
cercare di capire la gente,
scientifici per sbarcare
scrivere e fare il pane in
anche in terreni più
casa, perché ci sono gesti
pragmatici, come
che hanno
l’europrogettazione
un’intrinseca saggezza.
e l’economia sanitaria”.
E soprattutto coltivo la
Dalle prime battute e
capacità di indignarmi che
dalla prima pubblicazione, mi permette di sentirmi
ormai, sono passati tre
minimamente libera”
anni e la rivista ha portato
avanti, in un misto altalenante di soddisfazioni, rallentamenti, ma soprattutto
fatica, passione e tenacia, esattamente i
temi che si proponeva di trattare: dalla
ricerca scientifica nel campo dell’immunologia, endocrinologia e della medicina
rigenerativa, alle novità metodiche chirurgiche e terapeutiche.
Un centro di ricerca come editore
Dall’economia sanitaria all’europrogettazione, passando per le inchieste e per
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Libere università, accademie, scuola di alta formazione: chi può
erogare diplomi e master?
Guidati da un’esperta del Miur ci inerpichiamo nel fitto ginepraio
della formazione superiore per capirci di più
Che differenza c’è tra i corsi di perfezionamento e i corsi per master. Cosa è una libera università? Chi può
rilasciare un diploma? A volte, diciamolo pure, il settore formazione sembra una fitta giungla in cui il cittadino rischia di essere abbagliato da dizioni che lasciano intendere ciò che poi non è. Nel settore medico e
sanitario la cosa è particolarmente evidente e induce in errore coloro i quali sono disperatamente alla ricerca
di un “titolo”.
Fa chiarezza sull’argomento la dottoressa Vanda Lanzafame, dirigente della Direzione generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore del MIUR.
Che differenza c’è tra corsi di perfezionamento e
corsi per Master?
Entrambi sono corsi post-laurea di alta formazione finalizzati allo sviluppo di specifiche competenze professionali, ma naturalmente ci sono differenze: i corsi
di perfezionamento sono corsi di alta formazione finalizzati all’acquisizione e allo sviluppo di particolari
competenze in determinati settori tecnici e professionali; hanno una durata compresa tra 3 mesi e 1 anno e
non danno diritto al conseguimento di alcun titolo. Al
termine del corso agli iscritti è rilasciato un attestato
di partecipazione con l’indicazione dei crediti (CFU)
acquisiti, che devono essere comunque inferiori a 60.
I corsi per master universitari, invece, sono strutturalmente più complessi: prevedono obbligatoriamente
uno stage, hanno durata non inferiore a un anno, danno
diritto al titolo di Master Universitario, nonché all’acquisizione di almeno 60 crediti (CFU).
Quindi chi ha una laurea o un titolo equivalente si può iscrivere ad un Master di 1° livello, chi una laurea magistrale o un
titolo equivalente, ad un Master di 1° o di 2° livello.
I Master universitari possono essere erogati solo dalle strutture accreditate dal Miur.
Unica pecca burocratica, se così la si può chiamare, è che, a differenza dei corsi di laurea di primo e secondo livello e dei dottorati,
i master possono venire liberamente attivati o disattivati annualmente dagli atenei a seconda delle esigenze e delle richieste degli
studenti, cioè non devono essere programmati molto tempo prima, hanno una certa flessibilità, insomma, e questo a volte genera
confusione. In più il titolo è spesso abusato. Cioè esistono dei master che sono erogati da enti non accreditati al Miur, ma attenzione
perchè in questo caso non sono master universitari e non hanno valore legale.
Cioè, ad esempio, anche le associazioni culturali possono erogare dei master?
Ma non sono master universitari e non hanno valore legale, cioè non lo hanno a fini concorsuali
nè professionali. Un master attivato da un istituzione privata scientifica, per fare un esempio,
può conferire dei crediti ECM, se approvato dal
Ministero della Salute e può valere anche come
formazione continua, a cui molte categorie professionali sono obbligate. Nel caso di associazioni culturali può trattarsi di corsi di approfondimento culturale ma, ancora una volta, non sono
titoli che hanno valore legale.
Il titolo di master in questo momento è il più gettonato; tutti li vogliono erogare, tutti li vogliono
frequentare e questo crea confusione per la richiesta elevata che causa un’offerta spesso non
conforme né alle leggi, né alle aspettative dei di-
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scenti. I master sono stati inseriti nell’ordinamento italiano abbastanza
recentemente e hanno anche un diverso valore rispetto ad un master
straniero, visto che negli altri paesi il titolo di master è equiparabile alla
nostra laurea magistrale e quindi tutto questo spesso ci pone un po’ in
difficoltà anche per quanto riguarda l’equiparazione dei titoli stranieri.
Per attivare un corso con l’etichetta “di alta formazione” è necessario essere tra gli Atenei riconosciuti dal MIUR?
Non c’è una protezione del titolo di “alta formazione”, cioè questa
viene indicata anche da enti che non sono universitari, ma in questo
caso i documenti finali
che rilascia non hanno
valore legale, non a
fini concorsuali o professionali.
Per il MIUR l’Alta
Formazione è sinonimo di alta formazione
universitaria.
Come
ad esempio lo sono il
conservatorio o l’Accademia delle Belle
Arti. Per sapere se un
ente, accademia o università, può rilasciare
un titolo con valore legale, si può andare sul
sito del MIUR www.
istruzione.it cliccando
“università”.
Un centro di ricerca può rilasciare il titolo di Alta Formazione?
Non esattamente. Un centro di ricerca può consorziarsi con un ateneo
o un’università italiana e proporre un corso di dottorato o di alta formazione, ma il titolo deve essere sempre rilasciato dall’Ateneo, tra le
strutture accreditate dal MIUR.
Un centro di ricerca può dunque collaborare nella parte pratica con le
strutture del MIUR che fanno da garante, ma non direttamente rilasciare un titolo e parlo sempre di titoli con valore legale.
Tuttavia, ci sono delle norme che consentono agli istituti di ricerca, con
determinate caratteristiche, di attivare dei corsi di perfezionamento. La
normativa di riferimento è il dpr. 382 dell’80, art. 74.
Chi non è ateneo, può usare questa dizione?
No. Sia la denominazione di Accademia che di Ateneo o Politecnico
è protetta. È vietato l’uso di questa etichetta a chi non ha superato la
prova di accreditamento presso il MIUR.
Qualora il MIUR ne venga a conoscenza denuncia al garante chi fa una
promozione ingannevole e un uso illegittimo di questo titolo perché si
tratta di una violazione delle norme.
Cosa è una libera università? Può essere un’associazione culturale pura e semplice?
La libera università è un’università privata. Se la dizione
è “Libera università Riconosciuta e il nome dell’Istituto”, significa, salvo false etichette, che è un’università
privata che, dopo aver seguito un iter di riconoscimento
che poi ha portato a un decreto del ministro e alla pubblicazione in gazzetta, è riconosciuta dal MIUR.
Per farlo bisogna avere particolari requisiti di struttura
e di docenza. Va presentato lo statuto, il regolamento
didattico dell’ateneo, insieme ad altra documentazione,
che poi viene vagliata dal CUN (Consiglio universitario nazionale) e dall’ANVUR (l’Agenzia per la valuta-
zione del sistema universitario e della ricerca, istituito
nel 2012), che sono rispettivamente l’organo interno e
esterno preposto alla valutazione.
Accreditiamo sia gli istituti sia gli enti sia i corsi. E
tutti e tre seguono diversi iter burocratici. (Legge 140
del 2010).
L’istituzione di nuove università private avviene ogni
3 anni con l’approvazione di un piano triennale di sviluppo dell’ateneo che va vagliato sempre da questi due
enti.
Chi può conferire un diploma alla fine di un percorso formativo?
Per avere un valore legale, sia da parte delle scuole che
degli enti universitari, deve essere erogato sempre da
un’istituzione riconosciuta dal MIUR.
Possiamo quindi concludere che la legge tutela la dizione di “ateneo”, “accademia” e “politecnico”, mentre non tutela il nome “master” o “diploma”, “corso di
alta formazione” o “di perfezionamento”.
Quando questi titoli vengono erogati da enti di formazione iscritti al MIUR, essi hanno valore legale. Negli altri casi ci troviamo difronte ad una dizione non
proibita, ma comunque inducente in inganno, se non
correttamente specificato altrimenti.
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a cura del Dott. Giovanni Greco
Calendario vaccinale
RAGIONATO
La questione dei vaccini è nell’occhio del ciclone
mediatico da mesi. Il dottor Giovanni Greco, pediatra, spiega quali sono i metodi per ottimizzare una
pratica, sulla quale si basa tanta parte della profilassi dello Stato.
Nei mesi scorsi si è fatto un gran parlare delle vaccinazioni obbligatorie, con prese di posizione talebane da parte dei fautori delle vaccinazioni e di chi
è contrario all’obbligo, quando in realtà la scelta se
vaccinare o meno i propri figli dovrebbe attenere a
quell’ambito dei diritti personalissimi del cittadino,
fatti salvi gli obblighi dello Stato alla tutela della salute pubblica.
L’allarme del Ministero della Salute è scattato a seguito di una minima flessione del trend vaccinatorio,
che si mantiene però ben al di sopra dell’85% di popolazione infantile vaccinata, ritenuto la soglia di
criticità.
Che il danno da vaccino esista è inconfutabile, tanto
che lo Stato ha istituito un fondo per risarcire le famiglie. È vero anche che le famiglie vorrebbero scegliere quando e contro cosa vaccinare, ma temono la
ricaduta economica di una scelta diversa e vengono
quindi poste davanti ad una scelta radicale: o sì e
tutto o no e niente.
Riteniamo quindi utile sottoporre all’attenzione del
lettore un calendario ragionato che aiuti il medico a
proporre qualcosa di sensato e le famiglie a scegliere
nei confronti di una sola e grave malattia alla volta, nel
con consapevolezza.
momento in cui il piccolo può essere a rischio.
Andrebbe pertanto eseguito una “studio” preventivo
Considerazioni sul calendario vaccinale
sul paziente, sui genitori e parenti prossimi: potremmo
a cura del Dott. Giovanni Greco, pediatra
perciò parlare di vaccinazione “ad personam”. Ovvero
il vaccino giusto, al momento giusto, per la persona
Una vaccinazione “ad personam”
L’idea di ridistribuire i vaccini in uno spazio tempo- giusta.
rale diverso, tenendo conto del soggetto da immuniz- Credo pertanto che un bambino, dopo una attenta visita
zare (se maschio o femmina) e dalla condizioni cli- ed anamnesi del proprio pediatra, debba essere vacciniche sue e dei suoi genitori è la corretta via per una nato dopo 15-18 mesi di vita.
Un sistema immunitario di due mesi di vita non può
vaccinazione sicura e più efficiente.
L’idea di fondo è quella di vaccinare un bimbo sano, essere aggredito con 19 antigeni contemporaneamente!
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Pertanto un possibile calendario potrebbe essere il seguente:
Il calendario per la prima dose
Antipolio: 15-18 mesi
Antitetanica: 18-24 mesi
Antipneumococco: 22 – 24 mesi (al momento della scolarizzazione)
Antidifterite 24 mesi (il bimbo vive in città o in campagna?)
Antimeningococco: 24 - 36 mesi (al momento della scolarizzazione)
Antiepatite B:
6 - 10 anni (è trasmessa per vie sessuali o trasfusionali)
Antirosolia: 10 – 12 anni (solo per le donne)
Le successive dosi dovrebbero seguire il normale regime di somministrazione previsto nei bugiardini dei produttori di vaccini. Resta soltanto il problema della pertosse,
una patologia seria nel primo anno di vita o poco più, per cui quando
effettuare il vaccino resta una questione di non facile soluzione che va
stabilita caso per caso.
Sarebbe auspicabile una nuova generazione di vaccini (per esempio un
nuovo vaccino anti-morbillo) con una diversa via di somministrazione
(orale è più fisiologica) e formulato in maniera differente.
In ultimo sarebbe necessaria maggiore trasparenza sugli effetti collaterali dei vaccini e sulla reale efficacia degli stessi. Qual è il reale rapporto rischio/beneficio?
La domanda resta aperta a risposte individuali basate su un serio approfondimento.
Vaccini, tutto quello che c’è da sapere
*Le vaccinazioni obbligatorie in Italia sono 4: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica, antiepatite virale B.
Tutti le altre sono facoltative.
*In 15 nazioni della Ue non esistono vaccinazioni obbligatorie, mentre in 14 ne esiste almeno una.
*Le vaccinazioni dell’infanzia andrebbero effettuate nel centro vaccinale della propria Asl, ma è comunque
possibile farle dal pediatra.
*Tempistica ed elenco delle immunizzazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale sono contenuti in un apposito
calendario vaccinale riportato e aggiornato nel “Piano nazionale prevenzione vaccinale”
*In Italia, dopo la riforma dell’articolo V della Costituzione, molte Regioni hanno regolamentato la materia: il Veneto
ha sospeso in via temporanea l’obbligatorietà, mentre Lombardia, Provincia di Trento, Piemonte, Toscana, Emilia
Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria, Sardegna, non sanzionano i genitori che non vaccinano i figli.
Miele infusione
Miele - 5ml soluzione sterile e filtrata di miele al 10% per iniezione
Produzione in proprio secondo §13 AMG Abs.2b
Cenni storici sull’utilizzo del miele iniettabile
Antinfiammatorio
Favorente la perfusione capillare
Sostegno alla rigenerazione cellulare
Miglioramento del metabolismo cellulare
A partire dall’uso esterno del miele quale favorente la guarigione delle ferite, uso tradizionale
conosciuto fin dall’antichità, più di cinquant’anIndicazioni:
ni fa l’azienda tedesca Woelm Pharma produce
Infiammazioni acute e croniche
va il „Melcain“ e il „Melcain forte“, una for
Terapia integrativa nei tumori
mula che univa miele, procaina, HCI.
Disturbi circolatori
Nella letteratura scientifica dell’epoca il pro
Difficoltà di guarigione di ferite
dotto veniva indicato per la distonia vegetativa,
Pulizia di ferite
la gastrite, ulcus ventriculis, angiospasmi, ipereCome collirio nella congiuntivite
mesi gravidica, disturbi post-comiziali.
Miglioramento dell’assorbimento cellulare
Nella rivista „Hippokrates“
a nome del
Uso e Dosi:
Dr. med. F. Hieber, Orthopädische Klinik St.
Prima somministrazione:
Paulsstift Landau/Pfalz appare l’articolo „Con2ml di soluzione diluita in 10ml -20ml di fisiologica, per endovenosa lenta
tributo della terapia locale e intravenosa di una
oppure come piccola infusione 5ml in 50ml NaCl 0,9% per 30 minuti.
soluzione di miele e procaina in ambito ortopeIn base all’occorrenza 1-2 Ampolle alla settimana.
dico“.
Effetti collaterali:
Questa formulazione permette il legame di parte
Sensazione leggera di calore oppure dopo una trentina di minuti sensazione di
della procaina libera con gli zuccheri del miele
freddo di breve e bassa entità.
con la formazione di procaingluoside. Più alta
A volte si riscontra una crisi di guarigione con immediata scomparsa di dolori
è la concentrazione di miele, più procaina viene
diffusi in ambito vascolare e nei distretti più deboli con sintomatologia leggera. legata. Questa formulazione ha un doppio vanConservazione: al riparo dalla luce, in frigorifero a circa 8/15°
taggio: la diminuzione notevole della tossicità
Durata: 1 anno
del procainglucoside e il prolungamento dell’effetto.
Provenienza del miele
548 pazienti con dolori cronici furono trattati
Esso proviene da azienda agricola biologica certificata della Germania meridio- con una tollerabilità assolutamente soddisfacennale e viene raccolto in primavera quando fiorisce l’arnica.
te, tranne in due casi in cui si riscontrò una caEsso viene gentilmente trasferito dalle arnie ai contenitori sterili attraverso aspi- duta pressoria.
razione, quindi congelato e consegnato sempre al riparo della luce.
Il miglioramento del dolore venne giudicato fra
buono e ottimo nel 77,2% dei casi, moderato nel
16% dei casi e nullo nel 6,8% dei casi.
utte le nostre produzioni sono accompagnate da certificazione del laboratorio
Nella rivista „Der Landarzt“ Zeitschrift für Allche ne attesta la purezza e la qualità di esecuzione.
gemeinmedizin, il Dr. med. Fink pubblica
„Trattamento di Herpes zoster con miele e procaina“
Egli descrive 36 casi, trattati con iniezioni endovenose di “Melcain forte”. Nella maggior parte
dei casi dopo 6 iniezioni si aveva la remissione
delle pustole erpetiche. Al prodotto Fink aggiungeva Vitamina B1 e un antidolorifico (Judolor®), sottolineando l’ottima tollerabilità e il
successo terapeutico.
Neuroni specchio
9
intervista di Federica Peci
10
Ripristino della fisiologia e
neuroni specchio:
la sottile linea della
riabilitazione di frontiera
La nuova frontiera della riabilitazione passa attraverso i neuroni specchio: neuroni bimodali, localizzati nella corteccia
premotoria e nel lobo parietale (aree prive di funzioni cognitive) che si attivano, sia quando compiamo una data azione, sia
quando vediamo eseguirla da altri.
L’ultimo lavoro made in Cerifos, a firma del dottor Samorindo
Peci, direttore scientifico del Centro di Ricerca e Formazione
Scientifica milanese, torna a puntare sul ripristino della fisiologia: il paziente può essere riabilitato, anche quando la malattia ha comportato una perdita funzionale, grazie ai neuroni
specchio, perché determinate competenze vengono apprese a
livello cerebrale, al di là di averle compiute o meno. Ne parliamo con lui.
Dottor Peci, come è possibile
quanto appena detto?
I neuroni specchio attivano
una rappresentazione interna dell’azione, svincolata da
qualsiasi tipo di esecuzione. Di
conseguenza attivarli può essere considerata una condizione
di facilitazione del processo
riabilitativo.
Se si osserva, ad esempio, la
corteccia pre-motoria di un
bambino che assiste ad un
cartone, in cui i personaggi
compiono dei movimenti mirabolanti, si vedrà che questa si
attiva freneticamente, preparando quei movimenti e, in qualche modo, eccitando il sistema nervoso centrale del bambino.
Come si è arrivati a tutto questo?
È da molti anni che vengono eseguite delle ricerche per cercare di approfondire questa correlazione.
In uno dei primi studi, alcuni ricercatori hanno osservato l’attività di 532 neuroni, localizzati nell’area F5 della corteccia
premotoria frontale dei primati.
Gli esperimenti consistevano nell’invitare la scimmia ad osservare determinate azioni eseguite nella sperimentazione,
come ad esempio la manipolazione di un
oggetto, e ad imitarle in un secondo momento.
La registrazione dell’attività neuronale
della scimmia è stata effettuata sia durante l’osservazione che durante l’esecuzione da parte di essa, ed è stato evidenziato
che 92 neuroni su 532 considerati, sono
stati attivi in entrambi le fasi di osservazione e di esecuzione dell’azione.
Ma quali stimoli
sono più significativi per l’attivazione
dei neuroni specchio?
Soprattutto le azione
di afferrare, posizionare e manipolare,
anche combinate tra
loro, e in misura minore quella di trattenere un oggetto.
A quale conclusione si può giungere,
quindi?
Lo stretto legame tra le risposte visive e
quelle motorie dei neuroni specchio sembra indicare che la mera osservazione
dell’azione compiuta da altri evochi nel
cervello dell’osservatore un atto motorio
potenziale analogo a quello spontaneamente attivato durante l’organizzazione
dell’effettiva esecuzione di quell’azione.
11
La differenza è che in un caso resta
il principio riabilitativo che disabilitativo.
allo stadio di atto potenziale, mentre nell’altro si traduce in una conQuindi tutti noi siamo provvisti di un sistema specchio ma non
creta serie di movimenti.
tutti riusciamo ad attivarlo?
Presupposto fondamentale per l’atSi, ma la soglia di attivazione può essere migliorata arricchendo il
tivazione dei neuroni specchio non
nostro vocabolario motorio.
è un input sensoriale, ma la nostra
Ora sappiamo che le relazioni sociali sono determinate prima che
conoscenza motoria. Anche se predall’intelletto, dalla capacità corporea di risuonare con gli altri. Quesente un input sensoriale, infatti,
sto non significa che lo sportivo sappia risuonare meglio di un altro
come ad esempio l’abbaiare di un
che non lo è: il motorio è una complessa serie di strutture funzionali
cane, i neuroni specchio non si attiche compongono ogni strato comunicativo.
vano perché tale atto non ci apparIn uno studio di fMRI Calvo-Merlino e coll. del 2005 è stato dimotiene, cioè perché non è incluso nel
strato, ad esempio, come la vista di atti eseguita da altri, comporti
nostro bagaglio motorio.
una diversa attività cerebrale, a seconda delle competenze motorie
L’area F5, cioè la corteccia motospecifiche dei soggetti in questione.
ria, in pratica, consente una sorIl campione dei volontari comprendeva danzatori classici, maestri di
ta di vocabolario di atti motori, le
ballo latino americano e persone che non avevano mai preso lezioni
cui parole sono rappresentate da
di ballo. Bene, la proiezione di video in cui venivano rappresentati
popolazioni di neuroni. Dagli atti
passi di danza classica attivava il sistema dei neuroni specchio dei
più naturali e elementari, come afdanzatori classici più di quello dei ballerini e, naturalmente, dei prinferrare del cibo con la mano o con
cipianti, e viceversa.
la bocca, a quelli più sofisticati, che
Se il nostro vocabolario motorio è ben fornito si riesce ad instaurare
richiedono particolari abilità, come
uno spazio di azione condiviso. Mi spiego: gli atti osservati hanno
eseguire un passo di danza, i neuroun significato immediato per l’osservatore, senza far ricorso a nesni specchio consun ragionamento, se essi sono insentono al nostro
seriti nel vocabolario motorio, ogni
“Stamattina ho avvertito una strana
cervello di correatto ed ogni catena di atti, nostro o
sensazione che si è trasformata in una
lare i movimenti
altrui, appaiono immediatamente
grande gioia: ho percepito che la mia mano iscritti e compresi, senza che ciò riosservati a quelli
propri, e di rico- destra non era più legata. Ora non sento chieda alcuna esplicita o deliberata
noscere così il più impedimento e i miei movimenti sono operazione conoscitiva.
significato. Essi
Facciamo un esempio: se vediamo
fluidi, anche se ancora lenti”.
riconoscono lo
qualcuno afferrare con la mano del
L’intervista per comprendere come e
scopo dell’atto
cibo o una tazzina, comprendiamo
perché è cambiata (e migliorata) la
motorio e codiimmediatamente quello che sta fariabilitazione
motoria
ficano l’organizcendo. Che egli lo voglia o meno,
zazione temporale dei movimenti
nell’istante in cui percepiamo i primi movimenti della sua mano,
utili all’atto stesso.
essi ci comunicano qualcosa, ovvero il significato d’atto.
Questo sistema specchio geneQuesto è quello che conta, ed è proprio quello che, grazie all’attivara una rappresentazione interna
zione delle nostre aree motorie, condividiamo con colui che agisce.
dell’azione osservata: in altri terSi tratta quindi di un meccanismo che consente di comprendere immini, seleziona nel “vocabolario”
mediatamente il significato delle azioni degli altri e persino delle
motorio dell’individuo la “parola”
loro intenzioni, senza ricorrere a nessun tipo di ragionamento.
corrispondente all’azione. E questo
vocabolario di atti offre al sistema
Ma questo ribalta un po’ il legame corpo-mente.
motorio un “serbatoio” di azioni
Per molti anni le aree motorie della corteccia cerebrale sono state
che è alla base delle funzioni coassociate a funzioni attuative, operative e a funzioni cognitive.
gnitive tradizionalmente attribuite
La maggior parte degli studiosi era concorde a ritenere che l’azione
ai sistemi sensoriali, perciò il ricofosse preceduta dalla sensazione. Ogni azione era la risultante genoscimento degli altri e delle loro
nerata da un modello ritenuto assiomatico: Percezione-cognizioneazioni e perfino delle loro intenziomovimento.
ni, dipende, in prima istanza, dal
Uno schema del genere poteva essere convincente, però, finché del
nostro patrimonio motorio, sia per
sistema motorio si aveva un’immagine estremamente semplificata.
12
In particolare, è stato visto che la rappresentazione del
Dopo la scoperta dei neuroni specchio, il modelmovimento induce un’intensificazione dello scambio
lo potrebbe essere così formulato:
gassoso, un’accelerazione della respirazione e della freConoscenza motoria- cognizione.
quenza cardiaca, l’aumento della pressione sanguigna,
Processi di solito considerati di ordine superiore
una maggiore sensibilità della visione periferica, e l’aue attribuiti a sistemi di tipo cognitivo, come ad
mento dell’eccitabilità dei nervi periferici.
esempio, la percezione e il riconoscimento deIl terapeuta mostrava al paziente un movimento da esegli altri, ma anche l’imitazione e le stesse forme
guire con l’arto sano e, una volta eseguito, veniva redi comunicazione gestuale o vocali, possono rimandare al sistema motorio e troAzioni osservate
Numero di neuroni gistrato dai sensori. Poi,
provava a farlo eseguire
vare in esso il proprio substrato
attivati
anche con l’arto paretico,
neuronale.
Afferrare
30
seguendo nel modo più
Ecco perché se si arricchisce il
Posizionare
7
fedele possibile quello virvocabolario di atti motori e quinManipolare
7
tuale.
di il sapere del corpo, si porta al
Interazioni di amni
5
Sapete la sua reazione
miglioramento dell’attivazione
Trattenere
2
dopo? “Stamattina ho avdei neuroni specchio.
Afferarre posizionare
20
vertito una strana sensaAfferarre interazione
3
zione che si è trasformata
Quindi si può sfruttare questo
Afferrare/trattenere
5
in una grande gioia” ha
meccanismo per migliorare e
Afferare con la bocca
3
detto. “Ho percepito che
rendere più rapida la riabilitaPosizionare/trattenere
1
la mia mano destra non era
zione motoria?
Interzioni
di
mani
1
più legata. Ora sento che
Certamente. Tradizionalmente in
Afferare/manipolare
1
la mia mano non è più un
riabilitazione motoria gli stimoli
Afferare/posizoione/trat4
impedimento e i miei moutilizzati sono vestibolari, visitenere
vimenti sono fluidi, anche
vi, propriocettivi, tattili e uditivi.
se ancora lenti. È una senDopo le ultime acquisizioni vansazione
strana,
ma
molto
piacevole”.
no considerati invece anche l’azione osservata e
l’immagine motoria.
Sì, ma come?
Ad esempio sottoponendo i pazienti a stimoli
visivi appositamente costruiti in forma di videoclip: si possono proiettare immagini di azioni
di vita quotidiana, anche banali, ad esempio afferrare una tazza di caffè, mettere lo zucchero,
mescolare e portare la tazza alle labbra e dopo
chiedere al paziente di ripetere il gesto.
I risultati?
Ottimi. Recentemente, ad esempio, diversi studi
hanno messo in luce il ruolo svolto dall’immagine motoria nella riabilitazione dei movimenti
dell’arto superiore in pazienti che avevano subito un danno cerebro-vascolare.
13
Vitamina D
a cura del Prof. Giuseppe Realdi
A cosa serve, quando si dice carente e come si può integrare: il focus su questa preziosa vitamina condotto
attraverso la lente del professor Giuseppe Realdi, professore di Medicina interna dell’Università di Padova
Cos’è la vitamina D e quali sono i suoi effetti benefici?
La vitamina D è una vitamina liposolubile, cioè che
viene assorbita nell’intestino con i grassi.
Il suo effetto è ottimale sullo scheletro, sul metabolismo del calcio e a livello di molti tessuti dell’organismo. Inoltre è oggi riconosciuto il ruolo importante e significativo che ha
nel ridurre il rischio di molte
malattie croniche dell’organismo, anche invalidanti,
compresi i tumori e nell’aumentare significativamente
la spettanza di vita. Gli effetti benefici però sussistono
quando la sua concentrazione
nel sangue è superiore a 75
nanomoli/L, corrispondenti a
30 nanogrammi /ml.
Come si fa a sapere quanto ne abbiamo?
L’elemento che consente con certezza di stabilire
i livelli ematici di tale vitamina nell’organismo è
il dosaggio della calcidiolo (25-idroissi-vitamina
D3). I valori ottimali sono uguali o superiori a 75
nanomoli/L, o 30 nanogrammi /ml: la dose giornaliera raccomandata per un bambino è di 600 UI, per
un adulto di 1500-2000 UI al giorno, in gravidanza
almeno 2000 UI/die, durante l’allattamento 40006000 UI/die.
Mentre valori superiori a 375 nanomoli/L o a 150
nanogrammi/ml suggeriscono una stato di intossicazione, che va evitato, e valori inferiori, indicano
insufficienza.
Entrando nello specifico, a livello internazionale, si
parla di carenza quando i livelli sono inferiori a 50
nanomoli/L (20 nanogrammi /ml) e insufficienza,
con livelli compresi tra 50 e 75 nanomoli/L (20-30
nanogrammi /ml).
E purtroppo, si parla di questo in moltissimi casi:
la vitamina D è infatti il fattore nutrizionale più carente a livello mondiale, sia nel bambini, sia negli
adulti. Un deficit, tra l’altro molto spesso ignorato
per la mancanza di sintomi e segni tipici, almeno
fino a quando non diventa grave e prolungato.
Perché si registra così frequentemente?
La tabella 1 propone una sintesi di questo problema.
L’unica sorgente di vitamina D è stata per millenni la
luce solare. Infatti, le risorse di tale vitamina contenute negli alimenti naturali sono oltremodo scarse (circa
il 10% del fabbisogno) e tali ridotte quantità non sono
assolutamente sufficienti a fornire dosi adeguate di vitamina per i bisogni dell’organismo.
I cibi con presenza (peraltro
insufficiente ai bisogni dell’organismo) di vitamina D sono il
pesce grasso, come il salmone
selvatico, le sardine, lo sgombro,
m anche tonno e merluzzo, ed i
funghi secchi, mentre quantità
molto più basse si trovano nei
derivati del latte intero e nelle
uova.
A causa dello scarso contenuto nei cibi, così, i diversi popoli hanno provveduto all’arricchimento in diversi modi:
negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei, ad esempio,
lo si è fatto con l’aggiunta di vitamina D al latte, contribuendo così alla sostanziale eradicazione del rachitismo,
mentre nei paesi in cui questa pratica non prese piede,
tra cui l’Italia, con la somministrazione di olio di fegato
di merluzzo, ricchissimo in vitamina D.
Tuttavia, a partire dagli anni 50 e 60, questa consuetudine economica per irrobustire le ossa dei bambini divenne via via sempre meno frequente, fino a diventare
desueta, con la conseguenza, anche se parziale, di aumentare l’incidenza di rachitismo nei bambini e di osteomalacia negli adulti.
Inoltre va aggiunto che le creme solari a protezione 8 o
30, non aiutano in questo perché riducono la produzione
di vitamina D, rispettivamente del 92 e 95%, e che la
produzione si riduce anche con l’età: per intenderci, a
70 anni è inferiore del ben 70% rispetto ai giovani. Altre
cause rilevanti nel determinare carenza sono, poi, l’inquinamento atmosferico, il malassorbimento, le malattie
croniche epatiche e renali e l’uso dei cortisonici.
Quali sono le conseguenze dell’insufficienza di vitamina D?
Nei bambini la conseguenza principale del deficit di tale
vitamina è il rachitismo con ridotto assorbimento di calcio, ipocalcemia, (la carenza di calcio e di fosforo causa
un difetto di mineralizzazione della matrice collagena),
14
iperparatiroidismo secondario, ridotto riassorbimento
di fosfato nel rene e sua eliminazione con le urine.
Nell’adulto, invece, il deficit di vitamina D causa aumento di PTH, con aumento dell’attività osteoclastica e rimozione della matrice ossea e di sali minerali
dallo scheletro e come conseguenza si può avere una
riduzione del contenuto minerale
osseo, osteopenia
e osteoporosi, fino
all’osteomalacia
(ridotta mineralizzazione).
In questi ultimi
anni, poi, si è assistito a un drammatico aumento
del numero e della gravità delle
fratture da fragilità, in particolare negli anziani, con
aumento soprattutto delle fratture vertebrali, presenti
anche nei trapiantati renali, mentre studi controllati e
randomizzati hanno dimostrato che la vitamina D è in
grado di ridurle in modo significativo. Per tale motivo,
infatti, ad esempio in molte regioni del mondo e nel
Veneto in particolare, si va attuando la prevenzione
delle fratture negli anziani con dosi annuali di vitamina D.
Oltre alle manifestazioni ossee, la carenza di vitamina
D si associa negli anziani a una riduzione della forza
muscolare, atrofia delle fibre muscolari di tipo II, perdita della massa muscolare (sarcopenia), aumento del
rischio di cadute.
La carenza di vitamina D è correlata anche con altre malattie?
Sì, molti studi osservazionali condotti in quest’ultimo
decennio hanno evidenziato una correlazione tra bassi valori di vitamina D e un aumentato rischio di varie malattie ad evoluzione cronica e di alcuni tumori,
come riportato nella tabella 1, anche se va precisato
che solo pochi studi condotti con metodologia adeguata hanno dato risultati convincenti circa l’efficacia
della vitamina D nella prevenzione primaria di alcune
malattie croniche e tumorali. Altri studi randomizzati
e controllati sono attualmente in corso per verificare
l’efficacia della vitamina D in malattie a larga diffusione, come le patologie cardiovascolari, i tumori, le
malattie autoimmuni.
Un dato particolarmente interessante riguarda la riduzione della mortalità grazie all’impiego di vitamina D:
si tratta dl risultati di metanalisi e pertanto affidabili.
Il più recente riguarda una metanalisi effettuata su 56
trials randomizzati, comprendenti oltre 95.000 pazienti, seguiti con un follow-up medio di 4.4 anni, ai quali
era stata somministrata vitamina D3 per compensare
situazioni di insufficienza o di carenza, verificate all’inizio dello studio. La maggior parte dei pazienti arruolati negli studi aveva un’ età superiore a 70 anni, e il
77% era di sesso femminile.
Qiuindi?
È stato evidenziato che
la vitamina D3 associata
a calcio è responsabile di
un aumento della calcolosi renale, mentre l’impiego di calcitriolo, al posto
di colecalciferolo, è causa
di ipercalcemia. Questo
risultato, che assomma
molteplici studi precedenti, sottolinea il ruolo
metabolico rilevante della
vitamina D nel mantenere efficienti organi e appararti
e nel ridurre significativamente la mortalità globale.
Quando è bene fare un dosaggio?
Il dosaggio va effettuato in presenza di fattori di rischio suggestivi di insufficienza o carenza, quali lo
stato nutrizionale, l’uso di farmaci, specie steroidi, la
presenza di malattia cronica epatica o renale o metabolica, patologie granulomatose, patologie croniche
intestinali, patologie endocrine, in particolare tiroide
e paratiroidi, patologie neoplastiche, alterazioni del
calcio e fosforo sierici, alcune patologie scheletriche
e metaboliche ereditarie, l’obesità, la mancata esposizione alla luce solare.
Molto si è discusso sull’opportunità dello screening
nella popolazione generale asintomatica. Attualmente
non ci sono sufficienti prove scientifiche che suggeriscano tale valutazione nella popolazione generale.
Come si spiegano gli effetti multisistemici della vitamina D nell’organismo?
Per comprendere le molteplici conseguenze dell’ipovitaminosi D è importante considerare sinteticamente
il suo metabolismo (Tabella 2).
La vitamina D3, derivante dall’azione dei raggi UV
sulla cute o dall’alimentazione (ancheintegrata con
prodotti farmacologici), viene convertita nel fegato
a calcidiolo che rappresenta la forma circolante nel
sangue e dosabile. A livello renale il calcidiolo è convertito a calcitriolo (1,25 diidrossi-vitaamina D3), che
è la forma attiva a rapido metabolismo (emivita 6-8
ore). Gli enzimi coinvolti in questo metabolismo sono
espressi non solo nelle cellule dei tubuli renali, ma anche in molti altri tessuti (intestino, cute, cuore, vasi,
mammella, osso, polmone, linfonodi e macrofagi).
Il calcitriolo poi si lega a recettori intracellulari, tramite un recettore della vitamina D (VDR),
15
universalmente espresso sulle cellule nucleate dell’organismo, compresi i linfociti T e B e i macrofagi. Il suo ruolo è di regolare la trascrizione genica. Questi dati spiegano la molteplicità degli effetti metabolici della vitamina
D nell’organismo.
La sua funzione biologica maggiore è di promuovere la
differenziazione degli enterociti el’assorbimento intestinale del calcio e dei fosfati, fattori indispensabili alla
formazione e metabolismo dell’osso. Inoltre sopprime
direttamente il paratormone (PTH), regola la funzione
degli osteoblasti e l’attivazione degli osteoclasti indotta
dal PTH e il conseguente riassorbimento osseo.
Come si effettua la prevenzione e la cura?
In Italia sono disponibili alcuni alimenti contenenti integrazione con vitamina D. Conviene peraltro ricorrere
ad alcuni farmaci, seguendo strettamente il consiglio del
medico, allo scopo di assumere quantità ben definite di
vitamina, onde evitare situazioni di sovradosaggio. Tali
farmaci sono a base di: Colecalciferolo, soluzione e fiale
per os; calcidiolo, soluzione; Ergocalciferolo, fiale per os
o im; Calcitriolo, compresse.
Quali sono le raccomandazioni che può dare a chi è in
terapia con vitamina D?
È opportuno ripetere il dosaggio sierico di 25-idrossi-vitamina D (calcidiolo) dopo almeno tre mesi di terapia per
assicurare la correzione del deficit. L’obiettivo è quello di
raggiungere i valori considerati ottimali, come sopra riportato. Successivamente si dovrà provvedere all’assunzione di una dose di mantenimento che assicuri i dosaggi
giornalieri precedentemente indicati, anche con assunzioni settimanali o mensili. Risulta opportuno, specie nei
soggetti con fattori di rischio, un controllo della vitamina
D annuale.
Oltre all’assunzione del farmaco,
pazienti e persone sane sono incoraggiati alla esposizione alla luce
solare (braccia e gambe) per almeno
20-30 minuti nelle ore di mezzo della giornata, e per almeno 2 o 3 volte
alla settimana.
Ai genitori è raccomandata la somministrazione di vitamina D, specie
ai bambini allattati al seno, mentre
a quelli più grandi una integrazione
adeguata anche con calcio.
[email protected]
Bibliografia
Adami S, Romagnoli E, Carnevale A et al. Linee guida su prevenzione e trattamento dell’ipovitaminosi D con
colecalciferolo. Reumatismo, 2011; 63: 129-147
Leyssen C, Verlinden L, Verstuyf A. Antineoplastic effect of
1,25(OH)2D3 and its analogs in brest, prostate and
colorectal cancer. Endocrine-Related Cancer 2013; 20, R31-R47
Bjelakovic G, Gluud LL, Nikolova D, et al. Vitamin D supplementation for prevention of mortality in adults. Cochrane
Database of Systematic Reviews 2014, Issue 1. Art. No.:
CD007470. DOI: 10.1002/14651858.CD007470.pub3
Chowdhury R, Kunutsor S, Vitezova A, et al. Vitamin D and risk
of cause specific death: systematic review and metaanalysis of
observational cohort and randomised intervention studies. BMJ
2014; 348:g1903
Manson JE, Bassuk SS. Vitamin D Research and Clinical Practice
At a Crossroads. JAMA 2015; 313:1311-1312
LeFevre ML, US Preventive Services Task Force. Screening for
Vitamin D Deficiency in Adults: US preventive Services
Task Force Recommendation Statement. Ann Intern Med 2015;
162:133-140
Pazirandeh S, Bums D. Overview of vitamin D. In: UpToDate,
Post TW (Ed), UpToDate, Waltham, MA. Accessed on November
25, 2015
16
17
Deutsche Schule M
Cos’è la Scuola di Medicina Conflittuale secondo i Codici Biologici?
Dopo vent’anni di esperienza clinica con i Codici Biologici, il Dott. Samorindo Peci e il suo gruppo di ricerca sono in grado di offrire la più completa scuola di formazione in medicina conflittuale esistente sul territorio.
La collaborazione clinica che accomuna i docenti italiani e tedeschi della DSMM ha portato all’elaborazione di modelli operativi innovativi, specifici dell’approccio della Medicina Conflittuale.
Partendo dai principi diagnostici elaborati dal Dott. Ryke Geerd Hamer negli anni 80, basato
comunque sugli studi di neurologi più anziani che hanno inciso il loro nome su aree specifiche
del cervello, e le neuroscenze, si parte per un viaggio entusiasmante verso la medicina del futuro.
Dall’andamento bifasico della malattia, alla manifestazione della conflittolisi, alla risoluzione conflittuale, alla meravigliosa capacità di dare una prognosi certa, alle terapie, convenzionali e non,
alla tempistica della loro introduzione, agli effetti del corretto utilizzo delle diverse metodiche
integrative fino al concetto e alla pratica della riabilitazione funzionale, alla continua scoperta del
senso biologico della malattia e della sua risoluzione.
Il tutto sulla base del progresso delle neuroscienze che permettono oggi di supportare scientificamente ciò che prima potevamo soltanto constatare con l’empirismo.
Tutti gli argomenti vengono analizzati attraverso la lente dei Codici Biologici e così parleremo
di embriologia, di filogenesi e patogenesi, di disturbi del comportamento finora letti in chiave
psicologica, ma realmente biologici, delle malattie di questi anni come l’autismo, il Parkinson,
l’Alzheimer.
A chi si rivolge la Scuola di Alta Formazione in Neurospicologia?
TAC Encefalo
La Scuola di Alta Formazione in Codici Biologici propone un corso di perfezionamento
a medici, professionisti sanitari, naturopati e cultori della materia che vogliono acquisire un approccio innovativo che integri il loro lavoro dalla diagnosi alla riabilitazione.
Il percorso formativo si compone di:
•
1 seminario propedeutico
•
7 seminari di Codici Biologici
•
4 giorni di laboratorio didattico
•
2 settimane di tirocinio finale
Il corpo docenti è coordinato dal fondatore, il Dott. Samorindo Peci, Medico Chirurgo,
Endocrinologo e Psiconcologo. Dottore in ricerca in scienze metaboliche ed endocrine,
con oltre 20 anni di esperienza clinica in Medicina Conflittuale secondo ì Codici Biologici. La collaborazione clinica che accomuna i docenti italiani e tedeschi della DSMM
ha portato all’elaborazione di modelli operativi innovativi, specifici dell’approccio della
Medicina Conflittuale
Creare una squadra per la medicina del futuro
Ce.Ri.Fos è un centro di ricerca e formazione scientifica nato nel 2006 con l’obiettivo
principale di approfondire la ricerca nel campo dell’immunologia, dell’endocrinologia e
della medicina rigenerativa, sempre considerando gli aspetti conflittuali della malattia.
Intento non secondario della vocazione formativa di Cerifos è creare un gruppo di professionisti che si confronti sulla propria esperienza clinica, al fine di sviluppare insieme
approcci sempre più divulgabili alle patologie prese in esame.
I risultati delle ricerche verranno pubblicati su Medicina di Frontiera,
il trimestrale edito da Cerifos.
18
Metabolische Medizin
PROPEDEUTICO
IL PROGRAMMA FORMATIVO
Il corso propedeutico fornisce il quadro logico in cui si innestano teoria e pratica clinica in Medicina Conflittuale.
Il corso propedeutico non è quindi soltanto per chi è digiuno della materia, ma costituisce un valido ripasso e un
ampliamento della base concettuale anche per i più esperti.
7 SEMINARI DI CODICI BIOLOGICI
-LETTURA ESAMI DI LABORATORIO: Senso biologico del risultato degli esami di laboratorio. Relazioni di causa-effetto. Strategie funzionali e compensative per ottenere esami di laboratorio che evidenzino la vera funzionalità
dell’organo. Rivalutazione esami delle urine.
-LETTURA DELLA TAC: Saper individuare i conflitti su una Tac; riscontri visibili e sovrapponibili con le conoscenze che ci derivano dalle neuroscienze.
-MAPPATURA CEREBRALE E SUE EVOLUZIONI -CERVELLO ANTICO, TRONCO E CERVELLETTO: La
mappatura è indispensabile per comprendere la fase espansiva della malattia, quali relè toccherà e quindi quali sintomi aspettarci e persino quali manifestazioni comportamentali.
-MAPPATURA CEREBRALE E SUE EVOLUZIONI-CERVELLO GIOVANE, MIDOLLO E CORTECCIA: La
mappatura è indispensabile per comprendere la fase espansiva della malattia, quali relè toccherà e quindi quali sintomi aspettarci e persino quali manifestazioni comportamentali.
-IL RUOLO DEI NERVI CRANICI NELL’ACCESSO CONFLITTUALE: La percezione del mondo esterno avviene
attraverso le 12 paia di nervi cranici ed è attraverso di esse che il conflitto si fa strada. Sviluppo embrionale e nervi
cranici. Mutazione nell’arco dello sviluppo. Modelli riabilitativi.
-FUNGHI, BATTERI E VIRUS: Funghi, batteri e virus: una famiglia di alleati, se non patogeni. Ogni foglietto
embrionale lega con il saprofita di riferimento. Conoscere l’alleato o il patogeno in base al foglietto embrionale ci
consente un approccio clinico più sicuro.
-LE COSTELLAZIONI SCHIZOFRENICHE: Le costellazioni schizofreniche come progetto biologico sensato per
salvaguardare la salute. Spiegazione di come due aree conflittuali contemporaneamente attive possano interagire,
generando una patologia completamente diversa dall’origine delle singole aree: Parkinson, Autismo, Alzheimer, ecc.
LABORATORIO DIDATTICO: Il laboratorio didattico offre agli allievi gli strumenti indispensabili all’applicazione
dei Codici Biologici nella pratica clinica. In questa fase si affrontano le metodiche terapeutiche, convenzionali e non,
analizzate secondo Codici Biologici. Il laboratorio didattico avrà struttura residenziale ed una durata di 4 giorni
consecutivi durante il periodo estivo.
TIROCINIO: L’ allievo verrà affiancato da un tutor medico nell’elaborazione di un processo riabilitativo di un paziente.
A completamento del percorso verrà rilasciato un attestato di Alta Formazione in Codici Biologici,
ed un certificato di qualità professionale emesso della Deutsche Schule für Metabolische Medizin,
riconosciuto in Italia e Germania.
19
AllergoAtp
20
Le mucose costituiscono l’ingresso principale per la
maggior parte degli agenti patogeni microbici, ma anche
per antigeni innocui derivati dal cibo ingerito.
Un sistema immunitario innato della mucosa, vasto ed
altamente specializzato, protegge le superfici delle mucose ed il corpo interno da potenziali lesioni dall’ambiente. Il sistema immunitario della mucosa ha sviluppato una varietà di meccanismi immunitari
in grado di discriminare invasori non patogeni e patogeni.
È in grado di mantenere la tolleranza contro la pletora di antigeni ambientali e di indurre potenti
immunità protettive al fine di evitare la
colonizzazione della mucosa e l’invasione dell’organismo da parte
di patogeni microbici pericolosi. L’immunizzazione
della mucosa
con elementi
anticorpali ed antigeni appropriati
immunostimolanti inducono ad immunità contro agenti
patogeni dannosi.
In alternativa, si genera la tolleranza muco indotta contro auto antigeni o allergeni per mezzo della somministrazione per via mucosa di tali antigeni o anticorpi autologhi da soli o con immunomodulatori, potenziando le
risposte regolatorie.
L’autovaccino AllergoAtp è composto da 10 fla-
coni, numerati dal numero 1 al numero 9. Un fla
cone è numerato 0 rappresenta la matrice, utilizzabile per la ripetizione dell’autovaccino.
La somministarzione sublinguale dell’autovaccino parte dal flacone 9 fino al flacone
5, seguendo la tabella di seguito (tabella
n°1).
Il flacone 4 sarà somministrato dopo
l’incontro con il medico che deciderà in base al raggiungimento
degli obiettivi dell’autovaccino.
I flaconi 3 e 2 saranno utilizzati come sommnistrazioni in caso di ripresa della
reazione allergica.
La somministrazione dovrà essere fatta
lontano dai pasti e direttamente in bocca senza diluire
le gocce.
Non ci sono controindicazioni alcune alla
somministrazione; bisogna; avere soltando, accortezza di prelevare il plasma nei giorni successivi
alla reazione e non oltre i 30 gg .
Flacone
Quantità
frequenza
9
15 gtt
tre volte/giorno
8
15 gtt
una volta/giorno
7
10 gtt
due volte/giorno
6
5 gtt
due volte/giorno
5
5 gtt
una volta/giorno
4
5 gtt
una volta/giorno
Nel grafico sono descritte le proprietà del sistema immunitario della mucosa riguardo i progressi nello sviluppo di vaccini della mucosa per la protezione contro
le infezioni e per il trattamento di disturbi infiammatori,
come le malattie autoimmuni o allergie di Tipo I.
Nel tracciato in tabella, monitorando la sintomatologia su 20 pazienti, si evidenzia in modo
marcato che l’assunzione dal 9° all’8° flacone
ha come unico scopo la preparazione alle somministrazioni successive. Mentre i flaconi dove
si manifesta una riduzione marcata della sintomatologia sono il 5° ed il 4°.
Atp GmbH Germany
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Tel. 02 70635354
21
CODICI BIOLOGICI – SCUOLA DI
NEUROPSICOLOGIA CONFLITTUALE
IL PROGETTO
Operatori della riabilitazione motoria, psicologi, medici, infermieri e logopedisti, a seguito di un percorso di alta formazione
mirato, avranno l’opportunità di entrare a far parte del circuito
Cerifos e integrare il gruppo di ricerca, mirato alla riabilitazione
del paziente attraverso il sistema encefalico.
La plasticità del cervello è tale da permettere la riabilitazione del
danno cerebrale anche a lungo termine e la long term rehabilitation acquisisce, nell’ottica interpretativa dei Codici Biologici,
la sua eccezionale pregnanza e valenza terapeutica, per garantire
una ripresa funzionale anche a chi dopo i primi mesi di tentativi
veniva abbandonato a sé stesso.
LA FORMAZIONE
Le figure sanitarie saranno integrate al
gruppo di ricerca a seguito di un percorso formativo all’interno della Scuola
di Alta Formazione in Neuropsicologia
Conflittuale il cui obiettivo formativo
non è il mero passaggio di conoscenze
e competenze, ma la creazione di una
squadra di ricerca che sia traghettatrice
verso la medicina del futuro.
Il percorso formativo prevede un seminario propedeutico che ha l’obiettivo di
fornire un quadro generale della conflittualità neuropsicologica ed esplorare il
punto in cui si innestano teoria e pratica
clinica, a cui seguiranno 7 seminari di
Codici Biologici, 4 giorni di laboratorio
didattico e 2 settimane di tirocinio finale
per imparare a conoscere gli strumenti
mentali e tecnologici, indispensabili
all’applicazione dei codici biologici
nella pratica clinica.
Le basi di Embriologia e Filogenesi
resteranno il filo conduttore di questo
innovativo approccio diagnostico, al
quale, dopo anni di pratica clinica, si è
riusciti a conferire valore prognostico e
terapeutico.
LE TECNOLOGIE D’AVANGUARDIA E
I CODICI BIOLOGICI
Oggi le neuroscienze offrono nuovi strumenti per mettere
in atto i principi della riabilitazione conflittuale secondo i
Codici Biologici. È più che chiaro ormai che la plasticità
del cervello è tale da permettere la riabilitazione del danno
cerebrale anche a lungo termine. L’essenziale è affiancare
ai concetti, tecnologie innovative che vadano a stimolare le
aree giuste, intercettando il senso biologico della lesione.
Tutto parte dai neuroni specchio: essi sono scientificamente
dimostrati presenti nelle aree motoria e pre-motoria, mentre l’evidenza clinica li colloca in tutte le aree del cervello,
aprendo un mondo ai nostri principi riabilitativi.
Tradizionalmente gli stimoli utilizzati per riabilitare un
paziente dopo un danno motorio, erano vestibolari, visivi,
propriocettivi, tattili e uditivi, ma oggi, dopo le acquisizioni
e gli studi del sistema neurologico, è impensabile limitarsi a
questo e non sfruttare anche l’azione osservata e l’immagine motoria che fanno da stimolo (non cognitivo) per eseguire determinati gesti.
Sottoponendo i pazienti a stimoli visivi appositamente
costruiti con le nuove tecnologie, sappiamo che il paziente
prova ad eseguire movimenti anche con l’arto paretico, seguendo nel modo più fedele possibile quello virtuale. Ecco,
il fine del nuovo gruppo di ricerca è approfondire aspetti
come questi e portare avanti di pari passo studi e clinica
www.dsmm.it
22
La mediazione: la strada buona e "civile"
per risolvere le controversie da danno
medico e sanitario
Avv. Demetrio Calveri
Cosa è la mediazione civile? E perché può essere utile a un medico
accusato di danno professionale, prima ancora di finire in giudizio?
Ne parliamo con l’esperto, l’avvocato Demetrio Calveri, presidente
dell’Associazione Professionale A.I.R.A.C. (Associazione Italiana per la
Risoluzione Alternativa dei Conflitti) e responsabile della formazione della
Camera di Mediazione Nazionale
di Vera Paola Termali
Gli ultimi dati disponibili, che fanno riferimento allo scorso
anno, parlano di circa sei milioni di cause civili all’anno, in Italia. Un numero che, oltre a lasciare di stucco, a leggerlo in trasparenza, fa da specchio alle difficoltà relazionali con cui oggi
facciamo i conti un po’ tutti, specialmente nei campi in cui c’è
di mezzo il portafoglio, in cui la relazione gioca un ruolo fondamentale e in cui, soprattutto, c’è in ballo la salute di qualcuno,
così fertile terreno di scontro.
Non a caso, nella top-ten delle controversie a essere protagonisti
sono spesso medici e pazienti, schierati su fazioni opposte, proprio come, idealmente, non dovrebbe mai essere.
Eppure è, perché nella realtà, evidentemente, qualcosa può andare storto: un’incomprensione, una distrazione o uno sbaglio
possono infatti rompere, a volte irreversibilmente, questo equilibrio delicato, con le annesse conseguenze, per entrambe le parti
coinvolte, a più livelli, fisico, emotivo e anche legale.
In questo senso, la Mediazione civile, assume l’aspetto della via
d’uscita, della strada
più facile per dimenticare rapidamente l’intoppo e proseguire le
proprie vite con maggiore serenità. Cerchiamo di capirne di più.
Avvocato
Calveri,
cosa s’intende con
Mediazione civile?
“Per mediazaione civile intendiamo l’attività svolta da un soggetto imparziale, - il mediatore appunto - finalizzata ad assistere
due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la
risoluzione di una controversia. L’obiettivo è quello di evitare
la lite nelle aule giudiziarie, con le comuni conseguenze che ne
derivano in termini di costi, spesso elevati, di energia spesa e
soprattutto di tempo, e di arrivare ad una ricomposizione bonaria
della lite.
Si tratta di un istituto piuttosto giovane, introdotto con l’entrata
in vigore del D. Lgs. 28/2010, la cui diffusione, però, è già ca-
pillare: soltanto il nostro organismo, la Camera di Mediazione Nazionale, infatti, si
avvale ormai di oltre 700 esperti mediatori
in tutto il territorio che, nelle oltre 180 sedi
accreditate al Ministero della Giustizia, si
impegnano a dirimere ogni tipo di controversia relativa ai diritti disponibili, mettendo a disposizione competenza, strutture e
personale per risolvere in via stragiudiziale
il contenzioso”.
Per quali tipi di controversie è utile?
Oggi la mediazione deve essere esperita,
a pena di improcedibilità, nei casi di controversie relative a diritti reali, divisione,
successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di azienda, contratti assicurativi,
bancari e finanziari, risarcimento del
danno derivante
da responsabilità
medica e sanitaria,
da diffamazione
a mezzo stampa
o altro mezzo di
pubblicità e condominio.
Questo significa che prima di rivolgersi al
giudice, se l’oggetto della lite riguarda le
materie su indicate, è obbligatorio cercare
di dirimere la controversia avvalendosi del
Mediatore.
Si stima, infatti, che siano fra 900.000 e
1.000.000 le liti civili che quest’anno dovranno “passare” obbligatoriamente per la
mediazione.
Quali vantaggi presenta?
23
Prima di tutto un notevole risparmio di riceve da parte del paziente
tempo per entrambe le parti, perché per che si reputa danneggiato,
legge il procedimento di mediazione, a la diffida/lettera di messa in
differenza di quello legale tradizionale, mora, può contattare l’organon può durare più di 3 mesi, (un perio- nismo di mediazione.
do, tra l’altro, non soggetto a sospensio- Questo, a sua volta, convone feriale) e il primo incontro delle parti cherà la controparte per avdeve essere fissato entro 30 giorni dal viare la procedura di mediadeposito della domanda.
zione, nella sede più vicina
Poi, altro aspetto fondamentale, oltre al al luogo di residenza del mefatto di poter scegliere un percorso con dico. In questo caso si parla
procedure chiare e definite, libero dalle di mediazione proattiva e il
solite incognite e dall’alea che caratte- nostro organismo prevede
rizza ogni giudizio civile e penale, è che facilitazioni e sconti per il
la Mediazione civile consente di gestire personale sanitario che decile controversie, coinvolgendo sin dall’i- de di rivolgersi a noi per dinizio tutti i soggetti potenzialmente re- rimere le controversie relatisponsabili e instaurando un rapporto che ve a presunte responsabilità
sia il meno conflittuale e il più coopera- mediche-professionali”.
tivo possibile con le controparti.
Anche dal punto di vista economico, in- Si può optare volontariafine, i vantaggi sono notevoli: innanzi- mente per questa via antutto i costi della mediazione sono noti che per le controversie già
fin dall’inizio, in quanto determinati per in corso?
legge; inoltre l’art.17 del citato decreto, “Sì, è possibile avviare una
prevede che tutti gli atti, i documenti e procedura di mediazione ani provvedimenti relativi al procedimen- che per quelle già pendenti
to siano esenti dall’imposta di bollo e nei tribunali. Peraltro, in qualsiasi grado di giudizio è sempre più
da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi frequente il caso in cui il giudice dispone la procedura di mediazione anche a procedimento iniziato.
specie e natura.
È contemplata poi, anche l’esenzione Insomma, la mediazione può essere promossa “prima”, al fine di
dall’imposta di registro del verbale, en- evitare il passaggio alla fase contenziosa; “durante”, perché potrebtro il limite di valore di 50.000,00 euro, be risultare conveniente raggiungere un’intesa con la controparte
nell’ipotesi in cui si
alla luce di particolari elementi
raggiunga l’accordo.
(perizie, documenti di varia natuI vantaggi della Mediazione civile
Infine, il costo legara, testimonianze) prima del giuRapidità:
l’Organismo
organizza
il
primo
incontro
ento alla procedura per
dizio sconosciute; “dopo” l’emistro 30 giorni dal deposito della domanda di mediazione.
cui è previsto un cresione del lodo o della sentenza,
La procedura ha una durata non superiore ai 3 mesi.
dito di imposta fino a
perché può servire a precisare o
Certezza dei costi: Il costo della mediazione è fissato
500,00 euro.
modificare concordemente le moda tabelle stabilite dal Ministero della Giustizia ed
è a corpo, non dipendente cioè dal numero
dalità di esecuzione di quanto stadegli
incontri
necessari.
Poniamo il caso di un
bilito dall’arbitro o dal giudice”.
Elasticità: la procedura può essere adattata dal mediamedico che scopre di tore e dalle parti in base alle esigenze del caso e non vi Se il medico sceglie la strada delessere stato accusato è un limite minimo o massimo al numero degli incontri
la mediazione, può fare a meno
per qualche presundell’avvocato?
tra le parti in causa e il mediatore.
Riservatezza: il mediatore, le parti, e chiunque prenta imperizia: qual è
“Si, scegliendo volontariamente
da
parte
alla
procedura
o
presti
la
propria
attività
per
il momento giusto
la mediazione, con un taglio sil’Organismo, sono tenuti al più stretto riserbo su tutto
per scegliere la stragnificativo dei costi sostenuti per
quanto avviene durante le sedute. Le informazioni
da della mediazione
risolvere le problematiche proacquisite non possono essere utilizzate nell’ambito di
civile?
fessionali che lo riguardano”.
un’eventuale successivo procedimento giudiziale.
Libertà: le parti sono libere di trovare o meno un
“Suggerirei un apaccordo... Soprattutto sono libere nel ricercare la
proccio
pro-attivo.
soluzione che più le soddisfa, senza essere “legate”
Appena il medico o la
www.cameradimediazionenazionale.it
alla domanda iniziale.
struttura in cui opera
[email protected]
24
AllergoAtp
AllergoAtp, la scie
L’autovaccino è una preparazione farmaceutica laboratoristica che si può produrre partendo dal materiale biologico di ogni individuo.
Nel mondo germanico esso ha una lunga tradizione alle spalle sia per quel che riguarda le malattie croniche, sia per impedire il
ripresentarsi continuo di recidive o di infezioni diverse.
Nella pratica medica sappiamo bene quanto le affezioni croniche siano difficili da trattare, quanto invalidanti possano essere per il
paziente, quanto i più anziani mal sopportino il carico collaterale sugli emuntori che le terapie tradizionali portano con sé.
Ciò è particolarmente vero in caso di allergie e di patologie per le quali esista anche soltanto il sospetto di una reazione autoimmune.
Allergie ambientali
Patologie autoimmuni
Multi allergie
AllergoAtp
Reazioni dermiche
Infezioni recidivamti
www.curaleallergie.it
Autovaccino Allergo Atp la soluzione
alle patologie allergiche multiple
25
enza dice che:
Autovaccino ematico in sintesi
Indicazioni:
Allergie
Asma bronchiale
Malattie autoimmuni
Vantaggi:
Non è necessario conoscere antigene e allergene
Non è necessario fare un test allergologico
L’inizio della terapia è possibile anche in fase acuta
Mancanza di effetti collaterali
Nessun limite d’età
Trattamento anche delle malattie autoimmuni
Trattamento di pazienti con allergie multiple
In pratica la procedura per la preparazione
La procedura per la preparazione di un autovaccino
ematico:
Il medico preleva 3 cc di sangue venoso e lo spedisce al
laboratorio con apposito conservante (nel caso di altri
elementi biologici sufficiente pochi ml).
Il momento migliore per effettuare il prelievo in caso di
malattie acute è proprio quello dell’apice sintomatico,
che presenta un alto titolo di anticorpi patogeni. Nel
caso si rendesse necessario un intervento urgente con
immunosoppressivi, il prelievo deve essere fatto prima
della prima somministrazione.
Nelle malattie croniche il momento migliore per il prelievo è quello della poussé acuta.
Se il paziente è sotto terapia cortisonica, essa dovrebbe essere ridotta a 5 mg/die prima di effettuare il prelievo.
Dopo 30-40 giorni il medico riceve 10 flaconi, di cui uno contiene la matrice e gli altri le diluizioni.
Pazienti trattati con allergoAtp
1400
1200
1000
800
600
400
200
0
Rinite allergica
Asma bronchiale
Numero casi
Neuro dermatiti
Esito positovo
Nessun esito
Dermatiti
La tabella mostra i risultati ottenuti dal Dott. Heiss con pazienti affetti da diversi quadri allergici nel corso di due anni.
Alle voce “altre allergie” sono stati inseriti pazienti in cui l’allergia era soltanto sospetta.
I risultati si riferiscono ad un solo ciclo di terapia senza ulteriori medicamenti.
La tabella che segue mostra i risultati ottenuti dal Dott. Peci, affiancando all’autovaccino una cura di supporto fitoterapico.
Sono state considerate senza esito le terapie in cui i pazienti non mostravano miglioramento o risultati perduranti.
Sono state considerate con esito positivo le terapie in cui i pazienti mostravano miglioramento o addirittura scomparsa totale
della sintomatologia.
La comparazione fra le due tabelle mostra che è possibile aumentare il già buon risultato dell’autovaccino con un’ adeguata
terapia fitoterapica e stili nutrizionali.
27
IMMUNITÀ DELLA MUCOSA E VACCINAZIONE
Review
Peci et al.
ABSTRACT
Le mucose costituiscono l’ingresso principale per la maggior parte degli agenti patogeni microbici, ma
anche per gli antigeni innocui derivati dal cibo ingerito, dall’inalazione o da batteri simbionti. Un sistema
immunitario innato della mucosa, vasto ed altamente specializzato, protegge le superfici delle mucose ed
del corpo interno da potenziali attacchi dall’ambiente. Il sistema immunitario della mucosa ha sviluppato
una varietà di meccanismi in grado di discriminare invasori non patogeni e patogeni. Esso è in grado di
mantenere la tolleranza contro la pletora di antigeni ambientali e di indurre potenti immunità protettive,
al fine di evitare la colonizzazione della mucosa e l’invasione da parte degli organismi patogeni microbici
pericolosi. L’immunizzazione della mucosa con antigeni appropriati e con molecole immunostimolanti
può indurre a prospettive di immunità contro gli agenti patogeni dannosi. In alternativa, potenziando le
risposte regolatorie per mezzo della somministrazione per via mucosa di tali antigeni da soli o con immunomodulatori, può essere generata una tolleranza muco-indotta contro gli auto- antigeni o gli allergeni.
Nel presente, sono state prese in esame le proprietà del sistema immunitario della mucosa e si è discusso
brevemente riguardo i progressi nello sviluppo dei vaccini della mucosa per la protezione contro le infezioni e per il trattamento di disturbi infiammatori, come le malattie autoimmuni o le allergie di Tipo I.
Immunità della mucosa e lo sviluppo dei vaccini
Le mucose offrono una superficie di contatto di
circa 400 m2 con l’ambiente esterno, costituendo
la porta d’ingresso principale per il cibo, ma anche per gli agenti microbici. Esse sono caratterizzate da proprietà meccaniche, fisico-chimiche ed
immunologiche, che agiscono sinergicamente per
evitare l’invasione da parte di corpi estranei. Il sistema immunitario associato alle mucose (SIAM)
è un complesso altamente specializzato, e ha delle
caratteristiche che lo distinguono dal sistema immunitario generale. Queste proprietà uniche hanno attirato l’interesse degli esperti in vaccinologia
nell’ambito dello sviluppo di vaccini della mucosa
contro vari agenti patogeni microbici. Inoltre, esso
può indurre un fenomeno di annullamento sistemico denominato tolleranza orale a causa della
somministrazione di alcuni immunogeni per via
mucosa. Questa caratteristica è stata sfruttata per
sviluppare vaccini terapeutici contro alcune malattie autoimmuni e contro le allergie di Tipo I.
Le mucose offrono una copertura del tratto aerodigestivo ed urogenitale, della congiuntiva, della parete dell’orecchio interno e dei canali delle
ghiandole esocrine. Le superfici delle mucose
sono protette dalle aggressioni esterne da meccanismi di difesa fisico-chimiche e da un sistema
immunitario innato delle mucose specifiche e specializzate.
Il sistema immunitario associato alla mucosa
(SIAM) (mucosa associated lymphoid tissue,
MALT) comprende circa l’80% delle cellule im-
munitarie dell’organismo e costituisce il più importante sistema linfoide dei mammiferi [1]. Esso
ha tre grandi funzioni: (1) proteggere le superfici
della mucosa contro la colonizzazione e contro
l’invasione da parte di agenti patogeni microbici;
(2) impedire l’internalizzazione dei batteri commensali o antigeni non degradati come le proteine
derivate dal cibo e dall’ambiente; ed (3) impedire
lo sviluppo di reazioni infiammatorie indesiderate
contro alcuni antigeni che attraversano la barriera
epiteliale.
Il tessuto linfoide associato alla mucosa
Il SIAM ha dei siti induttori, dove i linfociti nativi
vengono attivati dalle cellule presentanti antigene
(CPAg), e dai siti effettori, dove le cellule effettrici
(linfociti attivati e cellule dell’immunità innata)
controllano localmente agenti estranei. Ad esempio, il tessuto linfoide associato al tratto digerente (gut-associated lymphoreticular tissue, GALT)
comprende le placche di Peyer, i gangli mesenterici, l’appendice o ancora le tonsille, gli organi linfoidi organizzati, i quali sono i principali siti di induzione delle risposte immunitarie intestinali [2].
I siti effettori della mucosa consistono nell’epitelio
di rivestimento in cui si concentrano le cellule T
intraepiteliali (LIE) e gli anticorpi secretori, particolarmente secretori IgA (S-IgA). Il vano sottoepiteliale, o la lamina propria, è un diffuso del sito
in cui si accumulano le cellule effettrici (cellules
NK-like, i macrophages, lymphocytes B et T). Le
CPAg tra le cellule dentritiche (CD), le sentinelle
del sistema immunitario, sono presenti anche nel
28
tessuto linfoide associato della mucosa, pronto a
catturare agenti estranei.
Meccanismi induttori
Gli antigeni presenti sulla superficie della mucosa possono essere catturati dalle cellule epiteliali
o dalle cellule M presenti in alcuni tessuti delle
mucose e specializzati nel campionamento degli
antigeni (Per la review, vedi [3]). In breve, gli antigeni in questo modo assorbiti, o i loro derivati,
sono trasmessi alle mucose CPAg (cellule B, i
macrofagi, CD). Tra questi CPAg, i CD sono in
grado di catturare direttamente anche gli antigeni
alla luce della mucosa, grazie all’estensione dei
loro dendriti tra cellule epiteliali. Quindi, i CPAg
migrano verso i siti induttori per attivare i linfociti
T CD4+ e CD8+ nativi. Alcuni antigeni possono
essere presentati anche dalle cellule epiteliali alle
vicine cellule T intraepiteliali (cellule Γδ, cellule
NKT ...). La natura degli antigeni, la loro concentrazione e la loro biodisponibilità, il tipo di CPAg
coinvolti ed il microambiente sono parametri che
influenzeranno una risposta immunitaria indotta.
Così, la presentazione dell’antigene da parte delle
mucose CD, la maggior parte delle molecole estranee non patogene, porta ad un fenomeno di immunosoppressione chiamato tolleranza orale. Questo
tipo di risposta è principalmente spiegato dalla
generazione dei linfociti T helper di tipo 2 (Th2)
e dei linfociti T regolatori che producono IL-10 o
TGF-β [4]. Al contrario, gli antigeni e le molecole
immunostimolanti costituiscono la maggior parte degli agenti patogeni, i quali sono portatori di
modelli molecolari specifici o PAMP (pathogenassociated molecular patterns), che costituiscono
segnali di pericolo. I PAMP sono riconosciuti dai
recettori specifici o da sensori di pericolo (compreso il tipo di recettori Toll-like) espressi dalle
cellule epiteliali, da alcuni macrofagi o da CD.
L’attivazione di questi diversi rivelatori di pericolo scatenano una cascata di segnalazioni che portano all’apertura di risposte immunitarie umorali e
cellulari anti-infettive, ed al controllo della tolleranza orale [2, 3]. I linfociti B e T attivati migrano
all’interno della circolazione sanguigna attraverso
la via linfatica efferente e si disperdono in modo
selettivo nei tessuti effettori della mucosa, per poi
differenziarsi nelle cellule effettrici (plasmacellule
secernenti anticorpi, le cellule citotossiche, cellule
regolatorie). Un contingente dei linfociti attivati
nei siti induttori si converte in cellula di memoria
che circola tra i differenti siti induttori.
La migrazione delle cellule effettrici verso la mucosa si ha in risposta a fattori chemiotattici (chemiokines) e/o dei prodotti infiammatori dal microambiente della mucosa. La loro domiciliazione
della mucosa è coordinata da meccanismi molecolari di riconoscimento limitato alle mucose, che
coinvolge le integrine e le addressine specifiche
[5] (Tabella I). I CD dei siti induttori della mucosa
sembrano giocare un ruolo importante nella migrazione selettiva dei linfociti delle mucose. Pertanto, le murine CD isolate dai gangli mesenterici
e dalle placche di Peyer aumentano l’espressione
dell’integrina α4β7 e del recettore CCR9 per che-
miochina CCR9 sulla superficie dei linfociti T, che attivano una firma
molecolare di un’evoluzione intestinale [6, 7]. L’acido retinoico prodotto da alcune popolazioni di CD intestinali sembra essere coinvolto
in questo effetto [8]. Di recente, è stato dimostrato anche come CD
intestinali che esprimono l’integrina αEβ7 (CD103) fossero responsabili per la differenziazione delle cellule T CD4 e CD8 nelle cellule
effettrici nel diventare mucosa [9, 10]. Tutti questi dati spiegano in
parte il concetto di compartimentazione del SIAM, suggerito dall’esame di una redistribuzione preferenziale dei linfociti attivati a livello
di una mucosa di origine o di una mucosa distante, piuttosto che un di
organo sistemico.
Questo implica che, in un approccio vaccinale, il percorso verso l’immunizzazione è selezionata in funzione del sito dove deve essere
espressa la risposta effettrice. Come mostrato nella Figura 1, mentre
l’immunizzazione per via orale può
indurre notevoli risposte anticorpali nell’intestino crasso, nel colon
ascendente e nelle ghiandole salivari
e mammarie, questo percorso è inefficace per la produzione di anticorpi
del tipo IgA a livello del segmento
distale del colon, delle tonsille e
della mucosa genitale femminile
[13, 14]. L’immunizzazione nasale
induce risposte di anticorpi preferibilmente nel tratto mucose del tratto
respiratorio e delle secrezioni respiratorie regionali (nasale e salivari)
[14, 15]. Inoltre, l’immunizzazione
per via nasale può indurre risposte
anticorpali nella mucosa cervicovaginale, un’osservazione particolarmente interessante per lo sviluppo di vaccini contro le malattie
sessualmente trasmissibili [14, 15].
Meccanismi effettori
Le membrane delle mucose sono
dotate di tre livelli di difesa contro
gli agenti estranei, che si attivano
sulla base del livello di pericolo:
(1) le cellule epiteliali prodotte dal
muco e dai fattori anti-microbici o difensori; (2) le cellule del sistema
immunitario innato (neutrofili, macrofagi, cellule NK-like, mastociti,
CD) reclutati a livello delle mucose possono innescare una risposta
immunitaria aspecifica immediata contro gli agenti patogeni; (3) i CD
sono il collegamento tra immunità innata ed immunità specifica e sono
coinvolti all’inizio delle risposte immunitarie specifiche anti-infettive
e regolatorie.
Risposte immunitarie protettive
Le difese immunitarie umorali specifiche delle superfici delle mucose
immunitarie sono controllate principalmente da immunoglobuline di
secrezione del tipo IgA (S-IgA), dagli anticorpi predominanti delle secrezioni umane (Tabella II). La produzione di IgA specifiche si dirige
contro i patogeni delle mucose o contro gli antigeni proteici solubili
T-dipendenti. [16]. Le citochine, tra cui TGF-β e IL-10 prodotte dalle
diverse cellule del tessuto della mucosa (cellule epiteliali ma anche
fibroblasti e cellule dell’immunità innata) contribuiscono, insieme
alle cellule T helper, alla commutazione isotipa dei linfociti B della
mucosa e alla loro differenziazione in cellule del plasma secretorie
di IgA. Ciò suggerisce l’importanza del microambiente della mucosa
in questo fenomeno [17]. Le immunoglobuline di tipo IgM o IgG di
origine mucosa o di origine sierica contribuiscono anche alle difese
immunitarie della mucosa urogenitale e del tratto respiratorio.
29
I linfociti T citotossici (CTL) della mucosa sono
delle cellule effettrici importanti per la difesa immunitaria contro alcune infezioni da parte di agenti
patogeni (virus e parassiti intracellulari) [18, 19].
Così, dopo una vaccinazione orale, nasale, rettale
o vaginale con tali antigeni, in presenza di molecole immunostimolanti, i cosiddetti adiuvanti,
essenziali risposte CTL, si esprimono localmente, ed in alcuni casi in modo sistemico [20, 21].
I patogeni, o i vettori vivi attenuati, inducono in
modo più efficace risposte T citotossiche nei tessuti delle mucose. Le tossine batteriche native o i
loro derivati detossificati possono stimolare anche
l’induzione CTL [22]. La generazione dei linfociti
T CD4+ ausiliari
che potrebbe attivare i fagociti durante un’infezione
virale o batterica o
dopo un’immunizzazione della mucosa con adiuvanti, sembra essere
indispensabile per
la difesa immunitaria contro alcuni virus o batteri.
Pertanto, i topi
deficienti al complesso maggiore
di istocompatibilità di Classe II, immunizzati per via
nasale, non sono
protetti da infezione da H. Pylori
[23].
Risposte immunitarie regolatorie
Inoltre, il SIAM ha sviluppato proprietà di tolleranza immunologica che permettono di controllare le reazioni infiammatorie contro la pletora
di antigeni non patogeni presenti nell’ambiente.
La tolleranza della mucosa è indotta da differenti
meccanismi regolatori, che includono la delezione o l’anergia dei linfociti attivi, o l’induzione dei
linfociti T regolatori [24]. Diversi tipi di linfociti
regolatori possono partecipare al controllo delle
risposte della mucosa: (1) i linfociti T specifici
dell’antigene1; (2) i linfociti T CD4+ CD25+ naturali (Treg) che controllano la proliferazione per
contatto cellulare. Queste sembrano giocare un
ruolo centrale nella differenziazione delle cellule
T di tipo Tr1 o Th3-tipo [25]. Si noti che i linfociti
Tγδ intraepiteliali ed i linfociti intraepatici possono partecipare in egual misura, rispettivamente
alla regolazione delle risposte immunitarie indotte
per inalazione o per fagocitazione di antigene [26,
27]. Oltretutto, alcuni macrofagi intestinali possono controllare anche l’infiammazione legata alla
presenza di agenti patogeni attraverso un meccanismo di anergia innato anti-infiammatorio, pur mantenendo l’attività battericida [28, 29].
L’attivazione, l’espansione e la sopravvivenza di diversi linfociti effettori (protettori e/o regolatori) sono controllati dai CPAg. Tra questi,
infine, i CD che si trovano nel tessuto della mucosa svolgono un ruolo
determinante. Come illustrato nella Figura 2, il grado di differenziazione e la localizzazione dei tessuti di questi CD della mucosa, così
come la natura dell’antigene che catturano e dopo espongono ai linfociti, hanno un effetto maggiore sul/ sui tipo/i delle risposte immunitarie indotte, i quali agiscono sulle risposte produttive o sulle risposte
di tolleranza [4, 30]. Questa nozione è importante per lo sviluppo dei
vaccini per la somministrazione alla mucosa, che non solo inducono al
reclutamento, ma anche la maturazione CD della mucosa.
Vaccini anti-infettivi
La maggior parte delle infezioni comincia con il contatto delle mucose
e richiede spesso l’applicazione di un vaccino nel sito di penetrazione del patogeno per l’induzione di immunità protettiva. Questo è il
caso delle infezioni gastrointestinali causate da H. pylori, V. cholerae,
E.coli, Shigella spp, Clostridium difficile, rotavirus e calicivirus, per
le infezioni respiratorie causate da Mycoplasma pneumoniae, per il
virus dell’influenza e per il virus respiratorio sinciziale e, infine, per
le infezioni genitali sessualmente trasmissibili causate da HIV o virus
herpes, Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae. Si noti, tuttavia, che in alcuni casi, anche non proteggendo l’ingresso dal patogeno,
le IgG sistemiche sono sufficienti per la protezione (per esempio per
il poliovirus).
La sfida della vaccinazione della mucosa è ottenere una barriera immunitaria della mucosa adatta al patogeno, costituito da S-IgA neutralizzati e/o linfociti T helper e citotossici. Gli anticorpi secretori
possono bloccare la colonizzazione dell’epitelio della mucosa dai batteri non invasivi, o prevenire la fissazione di tossine microbiche sulle
cellule epiteliali, i linfociti T citotossici possono eliminare le cellule
infette ed impedire la moltiplicazione microbica. Ad esempio, nel casi
di infezioni gastrointestinali causate da V. cholerae ed ETEC (Enterotoxigenic E. coli, responsabile delle diarree da viaggio), la produzione locale di S-IgA è fondamentale per la protezione dell’ospite e
per indurre alla memoria immunologica. Nonostante il potenziale di
attrazione della vaccinazione della mucosa, lo sviluppo di tale vaccini è limitato dalla mancanza di adiuvanti idonei per gli esseri umani
in grado di indurre risposte secretorie e cellulari soddisfacenti. Oggi
soltanto sei vaccini vengono comunemente somministrati attraverso la
mucosa (Tabella III) (per recensione vedi [31]).
Vaccini anti-infiammatori
Il sistema immunitario si è evoluto per evitare reazioni infiammatorie
indesiderate attraverso diversi tipi di meccanismi di regolazione. La
proprietà di tolleranza della mucosa si dimostra una strategia interessante per il controllo di patologie associate a risposte infiammatorie
contro gli allergeni o contro i propri antigeni.
I vaccini contro le malattie autoimmuni
L’induzione di tolleranza della mucosa è specifica per l’antigene utilizzato, ma può avere un impatto non specifico localmente, quando è
dovuto alla produzione di citochine regolatrici quali TGF-β e IL-10. In
diversi modelli animali, è possibile impedire o ritardare l’insorgenza
di malattie autoimmuni sperimentali, l’artrite reumatoide o il diabete
tipo I [31, 32]. La dose di auto-antigene utilizzato, così come l’itinerario e la frequenza di somministrazione, influenza la natura della
risposta. Così, i linfociti sintetizzati IL-10 sono prodotti in risposta ad
un antigene somministrato a basse dosi per via nasale, mentre lo stesso antigene stimola preferibilmente i linfociti produttori T di TGF-β
quando somministrato per via orale. Tuttavia, grandi dosi di antigeni
favoriscono l’anergia delle cellule T specifiche o addirittura
30
la morte. Tale approccio terapeutico si è tuttavia
dimostrato deludente negli esseri umani, in diversi
studi clinici di fase III di induzione alla tolleranza per via orale, per esempio nel diabete di tipo I
[33] o nella sclerosi multipla [34]. È difficile in
questa fase comprendere se la natura e/o le dosi
di autoantigeni usati sono responsabili dei risultati
negativi ottenuti, o se questi risultati indicano che
la tolleranza orale è inducibile rispetto al soggetto
non sensibilizzato. Date le diverse osservazioni,
quest’ultima possibilità sembra essere improbabile. In effetti, la co-somministrazione per via orale
o nasale di autoantigeni legati alla subunità B della
tossina del colera (CTB), vettori target cellulari a
proprietà tollero-geniche, nelle condizioni sperimentali prestabilite promuove la tolleranza delle
mucose in diversi modelli animali [32]. È interessante notare che il trattamento orale nei pazienti
con malattia di Behcet da CTB, accoppiato con
un peptide immunodominante dell’HSP 65, (heat
shock protein) (fase I Clinical Trial / II di cui 8 pazienti) è efficace come suggerito dalla mancanza
di uveite. [35] L’efficacia clinica di questo approccio deve essere confermata da uno studio di Fase
III effettuato su un numero maggiore di pazienti.
Vaccini anti-allergici
Le allergie Tipo I sono dovute all’attivazione delle
cellule T helper CD4+ specifiche di allergeni coinvolti nella differenziazione dei plasmociti IgE,
queste immunoglobuline sono responsabili della
patologia allergica. La strategia terapeutica attualmente utilizzata, chiamata immunoterapia antiallergica specifica o desensibilizzazione, consiste
nel somministrare per via sottocutanea, con dosi
crescenti e ripetute, gli allergeni per ridurre la produzione di IgE, eliminando o deviando le risposte
patologiche T CD4. L’immunoterapia per somministrazione di allergene sublinguale utilizzata nello
studio fase clinica II / III, si è dimostrata efficace
nei casi di rinite ed asma (Tabella IV). Questa nuova strategia è non invasiva e permette l’auto-somministrazione di allergeni. Inoltre, è interessante
notare che, non si ha nessuno shock anafilattico
segnalato, anche quando sono somministrate alte
dosi di allergeni per questa via. L’immunoterapia
sublinguale è quindi un approccio raccomandato
dalle linee guida dell’OMS dal 1998.
Gli estratti di allergene somministrati a dosi elevate, sono stati utilizzati nella maggior parte degli
studi clinici. Nuovi approcci stanno utilizzando la
vaccinazione con analoghi peptidi di allergeni, in
combinazione con composti immunomodulanti
somministrati per via mucosa, i quali potrebbero
aumentare la sicurezza e l’efficacia di immunoterapia anti-allergia.
Ottimizzazione vaccini della mucosa
I vaccini della mucosa, preventivi o terapeutici,
devono essere progettati per indirizzare il sistema immunitario locale. Il vaccino ideale deve: (1)
conservare gli antigeni del vaccino dalla degradazione enzimatica o chimica e limitare la loro eliminazione o la diluizione eccessiva; (2) le cellule
bersaglio devono essere in grado di catturare l’an-
tigene, le cellule epiteliali cella o le cellule dendritiche; (3) stimolare
adeguatamente l’immunità innata e specifica al fine di indurre l’immunità specifica adatta.
Il sistema del targeting degli antigeni cellulari al momento della somministrazione della mucosa
Sono stati utilizzati una moltitudine di sistemi di targeting cellulari
antigene, inclusi i vettori inerti (rivestimento dei vari complessi lipidici antigeni, particelle biodegradabili a base lattico o acido glicolico,
proteine di trasporto che mirano alle cellule epiteliali o dendritiche),
i vettori virali (adenovirus, virus del morbillo o il vaiolo) o vettori
batterici attenuati (derivato da S. typhi, B. pertussis o batteri commensali) [32]. Nonostante la loro efficacia su diversi modelli animali, non
è stato ancora approvato nessuno di questi vettori per l’applicazione della terapia all’uomo. Si noti che l’utilizzo di pseudovirus o VLP
(particelle virali privi di acido nucleico), è potenzialmente utile come
vettori di target cellulari di antigeni proteici o DNA, ma anche come
molecole immunostimolanti, indotti da risposte IgA secretorie e da
risposte delle cellule T citotossiche della mucosa protettiva in diversi
sistemi sperimentali di infezione della mucosa [36].
Adiuvanti della mucosa
La tossina del colera (CT) o l’enterotossina dell’E. coli (LT) termolabile sono gli adiuvanti della mucosa più potenti conosciuti fino ad
oggi [32]. Molte opere hanno cercato di sviluppare tossine detossificate per mantenere un potere adiuvante accettabile ed utilizzabile negli
esseri umani. Tra questi derivati, il ricombinante CTB viene utilizzato
per aumentare l’immunità secretoria o per indurre la tolleranza della
mucosa contro autoantigeni o allergeni. Le mutazioni della subunità A
tossiche permettono di comprendere le mutazioni CT e LT che hanno
un citotossicità ridotta, ma il loro potere adiuvante è inferiore. Inoltre, il potere adiuvante delle molecole contenenti PAMP, di cui sopra,
sono in corso di valutazione, i quali potrebbero diventare la prossima
generazione di adiuvanti. Tra questi PAMP, i DNA batterici non metilati (CpG) specifici del recettore TLR-9 sono promettenti, e stimolano
l’immunità innata e l’immunità specifica dopo la vaccinazione per via
nasale, per via orale e per via genitale. È interessante notare che, l’attività adiuvante delle molecole di tipo CpG in risposta alla mucosa
può essere altamente amplificata dal loro accoppiamento di CTB. [32]
Conclusioni e prospettive
I progressi metodologici degli ultimi dieci anni hanno permesso una
migliore comprensione del SIAM. Tali progressi dovrebbero facilitare
lo sviluppo di vaccini della mucosa anti-infettivi ed anti-infiammatori.
Negli studi clinici sugli esseri umani sono stati sviluppati dei metodi
analitici per monitorare le risposte immunitarie secretorie ed umorali.
Al contrario, la scarsità o l’assenza di tecniche affidabili permettono
di valutare l’attività tollerogenica di formulazioni di vaccini, o la capacità di un determinato vaccino di indurre risposte CTL, costituisce
uno dei maggiori ostacoli per lo sviluppo di vaccini anti-infiammatori
ed anti-virali. Lo sviluppo di un numero maggiore di vaccini della mucosa richiede l’accesso a vettori di trasporto e la consegna di antigeni
ed adiuvanti che permetteranno di stimolare e di guidare con precisione risposte immunitarie, al fine di ottenere l’effetto desiderato. Gli
sviluppi recenti in questi due settori dovrebbero facilitare lo sviluppo
di nuovi vaccini della mucosa anti-infettivi ed anti-infiammatori. Queste formulazioni della mucosa devono però essere valutati sugli esseri
umani, nei quali la diversità genetica, come anche le differenze della
flora intestinale, delle abitudini alimentari e dell’anamnesi immunologica sono tutti testati per la sicurezza e per l’efficacia dei vaccini
proposti. In questo senso, alcuni vaccini della mucosa, come il vaccino
orale contro la poliomielite o i vaccini orali contro il colera o contro il
rotavirus e la febbre tifoide si sono dimostrati meno efficaci nei paesi
in via di sviluppo, piuttosto che in paesi industrializzati.
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31
32
Cerifos è anche questo addio
di Vera Paola Termali
Aveva occhi ancora vivi, verdi, guizzanti, ma scavati in fosse marroni; quel colorito lo avevo visto
già troppe volte e non era quello della salute.
Era arrabbiata Paola, tanto arrabbiata, mentre a fine novembre leggeva le sue poesie a tratti furiose,
a tratti struggenti, di donna malata, che ancora vuole mordere la vita, di poetessa che parla di sé in terza
persona e di lui che se la divora un organo alla volta.
L’aveva dovuta forzare l’amica Lina Luraschi per venire al reading di poesia contemporanea che Cerifos
ospita nei suoi locali di Milano, rassegna curata da Izabella Kostka e denominata
“Verseggiando sotto gli astri di Milano”.
Leggera nei suoi pochi chili, tenuta dritta dalla volontà, non voleva smettere di lottare Paola, perché
era ancora indomita, caparbia, volitiva e non voleva essere sconfitta dal dubbio che si fa strada nella
paura, nel mancato riconoscimento di sé, di lui, il tumore.
Voleva diventare l’eroina di chi ce l’aveva fatta, Paola, ma a stento superò Capodanno.
Come ci eravamo dette quella sera, sull’onda dell’emozione, ecco qua alcuni suoi scritti, frettolosi,
irriverenti della punteggiatura, suoi, chiusi in un pdf quella stessa sera, messaggio in bottiglia fra due
donne che si sono guardate nell’anima per una frazione di secondo.
DONNA....una forza della vita
Era tornato
non se lo aspettava
un vortice che ti risucchia....…
ma Donna non per niente…...
Donna vera resisti, prendi colpi
combatti ,anche false vittorie
prima con paura ,misto a speranza,
poi con
la consapevolezza
che mai più sarai come prima ma sempre Donna!
Che ama
che esulta ,che lotta, che piange ,che spera ,che non
molla...
La vita gira ,gira intorno
tu Donna ci sei sempre.........
appartieni a due mondi.............
la realta’.. il sogno...ti sostiene
Donna ti chiami !
La realta’ dove “la bestia” cerca di mangiarti la
vita.........
e tu Donna
tradita dal tuo seno
simbolo della tua femminilita’.
Tu Donna ,non gli permetterai mai.........
Io, noi ,tutte
Donne vere
darci per sconfitte
una sfida, una guerra
si combatte.....................
Paola de Piccoli
33
I pensieri
N fanno spazio
Al sonno
Rassegnarsi mai
Accettare la realtà
Quale?
N vedo le luci della festa
N mi appartengono
Combatto senza avere scelta
Mi domando che succederà
O meglio
Succeda quel che succeda?
Mi aggrappo con le unghie
Alla vita
Al massacro di sta cosa
Al massacro
L’urlo della battaglia.
Lettera di un paziente
Paola de Piccoli
@diritti riservati
L’amore che resta di noi tutto
Il tempo va oltre
La luna grande ti raccontera’ di me
Quando correvamo verso il futuro
Quando pensavamo che sarebbe stato infinito
E ti prendo le mani
E ti guardo negli occhi
Con lo sguardo stupendo
L’innocenza di noi
La luna nel cielo
Ti mostra una faccia Lei maliziosa e vanitosa
Ti raccontera’ di me
La nebbia sale lentamente
E n fa vedere nulla
Mi chiami non rispondo
Ma se ascolti ci sono
Torneremo a correre sulla spiaggia
Torneremo a sorriderci negli occhi
Prendimi le mani
Senti le mie mani
Si le sento lo so
Il mio sorriso e’ nelle stanze
Ascolta la mia musica
La mia musica
E danzero’ Danzero’
per tutta la notte
Sorgerà il sole
Sai che ci sono Allora sorridi sorridi e’ giorno
Resta tutto di noi
Amore che resta infinito Amore che tocchi
Sorridi son qui.
Paola de Piccoli
@diritti riservati
“Caro Dottor Samorindo (mi permetta questa
confidenza), l’autunno è ormai alle porte e il mio pensiero ritorna alla situazione che vivevo un anno fa, quando
gli specialisti consultati avevano emesso una sentenza
impietosa: Parkinson.
La mia situazione era drammatica e andava peggiorando
progressivamente. Sono un appassionato del gioco delle
carte, ma non riuscivo più neanche a tenerle in mano o
a mescolarle per via del tremore delle mani. Ogni piccola
cosa, persino la più banale, era diventata difficile: infilarsi
le calze, estrarre le banconote dal portafoglio, svitare
il tappo di una bottiglia d’acqua. Non guidavo più e mi
capitava di addormentarmi nel bel mezzo di una partita.
Il mio futuro si tingeva di nero nei miei pensieri e la
speranza di tornare a condurre una vita normale svaniva
giorno dopo giorno, non riuscivo più nemmeno a fingere
con i miei cari per rassicurarli.
Fino a quando mia figlia mi spinse ad un ultimo tentativo,
un ultimo consulto da uno specialista di cui aveva sentito
parlare: il dottor Samorindo Peci.
Oggi, ad un anno dall’inizio delle sue cure, dottore, mi
sento ringiovanito di 10 anni. Ho ripreso a guidare l’auto,
mi sono tornate le forze ed è svanito quel nero intorno a
me. Di certo non so cosa mi riserverà il futuro, ma oggi
mi sento di ringraziarla per questo anno di vita che mi è
stato regalato. Grazie”.
34
Psiconcologia: intercettare i
bisogni psicologici del paziente
oncologico
Il paziente,
il cancro e
quelli dall’altro
lato della barricata.
La più delicata tra le
imprese, che non può
prescindere da esperienza e competenza.
di Federica Sciacca
Un senso di confusione, di sbandamento, un vero e proprio shock.
La parola cancro è impossibile sussurrarla. Una volta detta, sfreccia alla velocità della luce e colpisce in
modo irrimediabile.
Benché la ricerca non faccia passi da giganti, ma voli in
questa branca, suona sempre e in ogni caso come una
specie di condanna a morte.
Sarà per questo che la comunicazione della malattia
tumorale rappresenta ancora uno degli eventi più stressanti per le figure sanitarie che si trovano ad affrontarla.
Bisogna trovare risposte a domande che spesso non
ne hanno alcuna, come “Perché è successo proprio a
me?”, “Cosa mi accadrà adesso?”, “Sarò in grado di
affrontare la malattia?, consci che da quelle risposte dipenderà anche l’andamento stesso della malattia.
qualità di vita successiva alla diagnosi, ma anche la
compliance ai trattamenti medici e il decorso biologico
della malattia.
È proprio da questi assunti, infatti, come una sorta di
auto-aiuto, che è emersa man mano la psiconcologia,
la disciplina a metà tra l’oncologia e la psicologia che,
dopo anni di clinica, si impone sempre più come imprescindibile in un percorso terapeutico oncologico.
Come ormai si sa, infatti, l’atteggiamento e lo stile di
coping utilizzato dai medici, paramedici e caregivers
nei confronti del paziente influenzano non solo la sua
Gli assunti di questa disciplina affondano chiaramente
le radici in quella concezione della malattia che vede
intrecciati psiche e soma. La malattia tumorale, quin
L’obiettivo è prendere in carico le complesse problematiche psicologiche ed emozionali che intervengono
in tema di cancro e porvi attenzione, focalizzando sia
gli aspetti più soggettivi espressi dal paziente attraverso i suoi sintomi e la sua sofferenza, sia quelli più oggettivi e tangibili dei medesimi sintomi, della medesima sofferenza.
35
di, inquadrata nell’ottica della centralità dell’ individuo, rivela come siano importanti i bisogni del malato e come si rivelino fondamentali per gli esiti stessi
dell’andamento clinico e terapeutico.
Formare adeguatamente a tutto ciò le figure sanitarie e
l’équipe medica che accompagnano il paziente, fornire
loro gli strumenti adatti per riconoscere i bisogni del
paziente e ad aiutarlo ad affrontare il grande percorso di cambiamento fisico e psicologico che lo attende
è, dunque, inevitabilmente un percorso che può essere
fatto solo dopo anni di esperienza clinica.
La Scuola di Alta Formazione in Neuropsicologia Conflittuale, secondo i Codici Biologici, l’unica in Italia a
dedicarsi a questi temi, conscia dell’approfondita competenza nella comunicazione con il paziente oncologico e i suoi familiari, ha per questo deciso di integrare
ai suoi corsi in calendario anche il corso di perfezionamento: Comunicazione con il paziente oncologico.
Un
percorso
formativo della durata di 2
giorni, durante
i quali, il Dott.
Samorindo
Peci, Medico
Chirurgo, Endocrinologo,
Psiconcologo e
Fondatore del
pensiero Nocebo, docente del
corso, introdurrà
psicologi,
psicoterapeuti,
medici, ma anche assistenti,
OSS e caregiver alle teorie
più recenti sulle modalità comunicative da mettere in atto, in relazione alle varie
fasi del percorso terapeutico.
Il corso, che partirà ad ottobre 2016, prevede un massimo di 20 iscritti per sessione (quella dedicata a psicologi, psicoterapeuti, medici e quella rivolta ad assistenti,
OSS e caregiver).
Per saperne di più, leggere il programma del corso e
scaricare il modulo di iscrizione, visitate il sito ufficiale
della scuola, all’indirizzo www.dsmm.it.
Corso di perfezionamento:
“Comunicazione con il paziente oncologico” DSMM
Programma Psicologi, psicoterapeuti e Medici
I giorno
- Cornice teorica di riferimento
- Teoria e tecnica della comunicazione
- La comunicazione di cattive notizie
- Esercitazione in gruppo
- La comunicazione con il paziente nelle varie fasi del percorso terapeutico: ingresso in reparto, iter diagnostico, diagnosi, momenti specifici del percorso terapeutico, stop therapy, progressione di malattia, recidiva, terapia palliativa
II giorno
- Comunicazione con i familiari
- Comunicazione con i figli
- Presentazione strumento per la comunicazione con i figli
minorenni
- Esercitazione in gruppo e tecniche di stimolazione.
Programma assistenti OSS e Caregiver
I giorno
- Cornice teorica di riferimento
- Teoria e tecnica della comunicazione
- La comunicazione con il paziente nelle
varie fasi di assistenza domiciliare o in
aree di lunga degenza, approcci stimolativi e tecniche di riabilitazione
II giorno
- Comunicazione e modelli comunicativi
relazionali di assistenza
- approcci di comunicazione e di disturbo al pensiero quotidiano
- Esercitazione in gruppo in tecniche non
psicologiche ma assistenziali
Certezza scientifica dal 2012
In Italia il Piano oncologico nazionale 2010-2012 per la
prima volta ha sottolineato in maniera specifica il ruolo e
l’importanza della psiconcologoia, indicando che “la rilevazione precoce delle dimensioni psicosociali (screening del
disagio emozionale, rilevazione dei bisogni del paziente e
della sua qualità di vita) rappresenta il presupposto per individuare le persone che necessitano di interventi mirati”.
Viene inoltre stabilito che “l’attivazione, nelle diverse neoplasie e fasi di malattia, di percorsi psico-oncologici di
prevenzione, cura e riabilitazione del disagio emozionale,
siano essi di supporto o più specificamente psicoterapeutici
(individuali, di gruppo, di coppia, familiari) risulta fondamentale per il paziente e per la sua famiglia”.
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