Dagli Atti della XCIII Riunione Annuale dell’Associazione Elettrotecnica Italiana, Maratea (PZ), Settembre 1992. CARATTERIZZAZIONE DELL’ESPOSIZIONE AL CAMPO MAGNETICO A 50 HZ NEGLI AMBIENTI CONFINATI D.Andreuccetti, M.Bini e R.Olmi SOMMARIO. L’esposizione al campo magnetico a 50/60 Hz, che alcuni studi epidemiologici hanno messo in relazione con l’insorgenza di determinate patologie umane, è al centro dell’attenzione della comunità scientifica che si occupa della protezione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici a bassissima frequenza ELF. Viene anche prospettata una preminenza delle esposizioni croniche a livelli relativamente bassi, rispetto a quelle acute. Per contribuire a chiarire la questione, abbiamo intrapreso lo sviluppo di metodi per la valutazione dell’intensità del campo magnetico negli ambienti confinati (abitazioni, uffici etc.)., con lo scopo, tra l’altro, di fornire agli epidemiologi strumenti per la valutazione quantitativa delle esposizioni croniche e la ripartizione della popolazione in categorie di esposizione. In particolare stiamo realizzando un programma di calcolo per la caratterizzazione di ambienti confinati intesa come determinazione della distribuzione dell’intensità del campo magnetico generata dalle sorgenti che (*) (*) vi operano. Per l’implementazione del programma è necessario procedere ad un’opera di caratterizzazione delle sorgenti stesse, consistente nello sviluppo di modelli fisico-matematici traducibili in algoritmi di calcolo in grado di determinare il campo prodotto in qualsiasi punto dello spazio circostante. INTRODUZIONE L’esposizione cronica a campi magnetici a 50/60 Hz relativamente deboli, che in base a controversi studi epidemiologici si è ipotizzato essere la causa dell’insorgenza di determinate gravi patologie nell’uomo, è da tempo al centro dell’attenzione di chi, nella comunità scientifica internazionale, si occupa della protezione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici a bassissima frequenza (ELF). Data la rilevanza del problema, si avverte l’esigenza di condurre ricerche accurate per avvalorare o confutare una volta per tutte queste ipotesi. Daniele Andreuccetti, Marco Bini (socio AEI) e Roberto Olmi - Istituto di Ricerca sulle Onde Elettromagnetiche del CNR - Via Panciatichi, 64 - 50127 Firenze. Tra le critiche mosse agli studi passati, una delle più ricorrenti è la insufficiente caratterizzazione dell’agente fisico sospetto, cioè dell’intensità del campo magnetico cui sono stati esposti i soggetti delle indagini: molto spesso si è ricorso soltanto a qualitative valutazioni indirette sul tipo dello wiring code [1]. Per contribuire a chiarire questi punti, che tra l’altro stanno creando notevoli apprensioni nell’opinione pubblica italiana, è stata attivata alla fine del 1991 una specifica Linea di Ricerca nell’ambito dell’ampia Convenzione quadro per lo studio dell’impatto ambientale dei sistemi energetici recentemente stipulata tra CNR ed ENEL [2]. Come Unità Operativa IROE all’interno di questa Linea di Ricerca abbiamo intrapreso lo sviluppo di metodi per la valutazione dell’intensità del campo magnetico negli ambienti confinati (abitazioni, uffici etc.), col triplice scopo di (1) aumentare la conoscenza dell’ambiente elettromagnetico in cui devono operare gli individui; (2) costituire una base-dati che risulterà indispensabile per predisporre, qualora risultasse necessario, interventi mirati di abbattimento dell’intensità del campo; (3) fornire agli epidemiologi strumenti per la valutazione quantitativa delle esposizioni croniche e la ripartizione della popolazione in categorie di esposizione senza che sia necessario compiere dettagliate campagne di misura per ciascun soggetto di una indagine. In questa comunicazione viene presentata l’impostazione generale adottata dalla Linea di Ricerca, descrivendo in particolare le iniziative intraprese dal nostro gruppo all’IROE, delle quali si riportano i risultati fin ad oggi conseguiti, illustrati anche mediante un esempio concreto. MATERIALI E METODI Impostazione metodologica L’obbiettivo che stiamo perseguendo, assieme agli altri gruppi che nell’ambito della Convenzione sopra citata operano in modo coordinato su questo argomento, è stabilire se sia possibile valutare l’esposizione al campo magnetico a 50 Hz subita dai soggetti di una indagine epidemiologica mediante uno strumento che sia al tempo stesso più accurato degli indici indiretti utilizzati in passato, ma meno oneroso della misura diretta caso per caso; l’attenzione si è concentrata sulla possibilità di sviluppare ed utilizzare un questionario attraverso il quale far emergere gli aspetti più significativi dell’"ambiente elettromagnetico" in cui si muove il soggetto. Attraverso il questionario dovrebbe essere possibile (1) acquisire le abitudini di vita del soggetto e stabilire quantità e qualità delle sorgenti di campo a 50 Hz con cui esso interagisce e (2) descrivere gli ambienti reali in cui esso si muove ed identificarne le caratteristiche salienti dal punto di vista (elettro)magnetico. Parallelamente allo sviluppo del questionario viene compiuta un’opera di caratterizzazione generale delle sorgenti ELF e degli ambienti tipici in base alla quale elaborare i dati raccolti col questionario e ricavare una misura dell’esposizione subita dal soggetto indagato. L’approccio adottato dal nostro gruppo all’IROE parte dall’osservare che il campo magnetico prodotto da una sorgente a 50 Hz è molto poco influenzato dalla presenza di pareti, mobili ed oggetti comuni (in genere non ferromagnetici) e che l’interazione diretta tra sorgenti diverse può essere trascurata. Dal punto di vista elettromagnetico un ambiente viene quindi visto come una collezione di sorgenti (di date posizioni, orientamenti spaziali e caratteristiche elettriche) che operano nello spazio libero indipendentemente una dall’altra. "Caratterizzare l’ambiente" significa allora elencare le sorgenti che vi operano, specificando le caratteristiche di ciascuna di esse. Contemporaneamente è necessario avere disponibile una base-dati delle sorgenti esistenti attingendo alla quale sia possibile, idealmente, risalire dall’elencazione suddetta all’intensità del campo magnetico generato in qualunque punto dell’ambiente ed in qualsiasi istante di tempo; in altre parole la caratterizzazione ambientale presuppone una preventiva e dettagliata caratterizzazione individuale delle sorgenti di campo magnetico. Caratterizzazione delle sorgenti Caratterizzare una sorgente di campo magnetico significa sviluppare un modello fisico-matematico della stessa, che sia traducibile in un algoritmo di calcolo in grado di determinare il campo prodotto in qualsiasi punto dello spazio circostante. Nella maggior parte dei casi il punto di partenza è costituito dalla legge di Biot-Savart in forma differenziale [3] (1) che fornisce il campo magnetico gene- rato nel punto Q da un elemento di corrente di lunghezza dP ed intensità i, posto nel punto P, con r = Q-P. Per l’applicazione della (1) abbiamo individuato i seguenti possibili approcci. In un 1. Approccio analitico. ristrettissimo numero di casi, per sorgenti di geometria estremamente semplice, è possibile integrare analiticamente la (1) ed ottenere in forma chiusa l’espressione del campo generato. Abbiamo implementato in questo modo il modello del conduttore indefinito, utile a rappresentare i conduttori di eventuali elettrodotti che transitano nei pressi dell’ambiente considerato. In questo caso, se O è un punto qualunque del conduttore, u il vettore unitario parallelo ad esso e diretto nel verso della corrente e Q, come sopra, il punto dove calcolare il campo, si giunge facilmente a ritrovare la legge di Biot-Savart in forma integrale e vettoriale (2) Anche il campo della spira circolare può essere espresso analiticamente in forma chiusa. Questo però richiede l’uso di integrali ellittici la cui implementazione su calcolatore è di difficoltà paragonabile, se non superiore, a quella dell’integrazione numerica descritta nel paragrafo successivo. 2. Approccio numerico. L’integrazione richiesta per l’applicazione della (1) alla maggior parte delle sorgenti, anche strutturalmente molto semplici, non può essere eseguita analiticamente ed occorre far uso di metodi numerici. Allo scopo abbiamo sviluppato procedure di integrazione numerica basate sull’estensione del noto metodo di Simpson a funzioni vettoriali definite o su un intervallo dell’asse reale (funzioni R -> R3) o su un segmento dello spazio tridimensionale reale (funzioni R3 -> R3). Le sorgenti finora affrontate in questo modo sono il segmento di conduttore, il doppino (utili entrambi a modellare i cablaggi interni di un edificio) e la spira circolare (utilizzabile sia per schematizzare per esempio il filamento di una lampadina ad incandescenza, sia (soprattutto) come blocco elementare per modellare sorgenti più complesse: si veda il punto seguente). 3. Composizione di più sorgenti elementari. Alcune sorgenti reali potranno essere convenientemente modellate come combinazione di un certo numero di sorgenti elementari, caratterizzate secondo uno degli approcci dei punti precedenti. Il campo magnetico generato è dato evidentemente dalla somma dei campi prodotti dalle singole componenti elementari. 4. Approccio empirico. Nei casi non trattabili con i metodi sopra esposti, potrà convenire rinunciare ad applicare direttamente la (1) e basarsi invece su misure strumentali, sviluppando il modello per mezzo di funzioni interpolatrici in grado di riprodurre con sufficiente accuratezza i dati sperimentali. In questo processo ci si potrà eventualmente avvalere di metodi consolidati con base fisica, come quello noto come espansione in multipoli [4]. A titolo di esempio citiamo l’applicazione di quest’ultimo metodo, in occasione di una nostra recente indagine protezionistica [5], alla valutazione del campo magnetico generato da una bobina di geometria sconosciuta. In tutti e quattro gli approcci descritti è evidente la necessità di integrare il lavoro teorico con quello strumentale; alle misure è delegato infatti il compito di verificare e convalidare i modelli sviluppati puramente "a tavolino" e di fornire la base-dati da cui partire per l’elaborazione di quelli empirici. Per questo motivo notevoli risorse dovranno essere dedicate nell’immediato futuro all’acquisizione o allo sviluppo della strumentazione necessaria, della quale abbiamo delineato le specifiche minime: elevate sensibilità (0.1 µT) e risoluzione spaziale (3 cm), rilevazione di ampiezza e fase delle tre componenti del campo, interfacciabilità a personal computer per acquisizione dati e controllo remoto. Caratterizzazione degli ambienti In base all’impostazione da noi adottata, la "caratterizzazione degli ambienti" (intesa come determinazione della distribuzione dell’intensità del campo magnetico) consiste come si è detto nella definizione di una collezione di sorgenti e nel calcolo del campo totale come sovrapposizione dei contributi di ciascuna di esse, pensata operante nello spazio libero. Con questo presupposto stiamo sviluppando un programma di calcolo che permette all’utilizzatore di (1) descrivere l’ambiente da caratterizzare, cioè specificarne le sorgenti presenti; (2) definire i siti dove determinare il campo e (3) calcolare e presentare i valori di campo magnetico presenti nei siti prescelti. Il programma, scritto in linguaggio C++, fa uso delle tecniche di programmazione object oriented che consentono un approccio ottimale al problema e favoriscono l’eventuale suddivisione del lavoro di caratterizzazione delle sorgenti tra più unità operative. Ciascun tipo di sorgente viene rappresentato da una specifica classe del linguaggio, derivata da una generica classe "sorgente" da cui eredita le funzionalità di base; queste consistono essenzialmente nella disponibilità di due metodi fondamentali, da usarsi il primo per definire nei dettagli ciascuna istanza della classe ed il secondo per calcolare il campo magnetico da essa generato in ogni dato punto; naturalmente l’implementazione specifica di questi due metodi è diversa per ciascuna classe. Nell’attuale configurazione minima del programma l’interfaccia utente è di tipo alfanumerico, sia in ingresso (accettazione dei dati delle sorgenti) che in uscita (visualizzazione dell’intensità del campo); l’opportunità di utilizzare interfacce più avanzate sarà valutata in futuro. Il programma è strutturato in un numero ristretto di procedure fondamentali, che implementano le funzionalità sopra elencate, e cioè: 1. Descrizione dell’ambiente. Questa procedura permette all’utente di attivare un qualunque numero di sorgenti scegliendone il tipo tra quelle presenti in libreria (cioè tra quelle per le quali sia già stato sviluppato il modello), fino ad un massimo di 100 sorgenti contemporaneamente attive; per ciascuna istanza viene chiesto, oltre al tipo di sorgente in questione (cioè la classe cui l’istanza si ascrive), un insieme di dati necessari a posizionare ed orientare la sorgente in un sistema di riferimento cartesiano ortogonale tridimensionale arbitrariamente definito dall’utente stesso; altri dati vengono richiesti per la definizione delle caratteristiche elettriche della sorgente. E‘ già prevista la possibilità di elencare le sorgenti attivate e disattivare singolarmente qualunque sorgente attiva, mentre è in corso di sviluppo la possibilità di salvare e rileggere da disco la configurazione delle sorgenti attivate. 2. Definizione dei punti dove determinare il campo. Questa procedura consente di definire il luogo dei punti dove sarà calcolato il campo magnetico complessivo generato dalle sorgenti attivate. Allo stato attuale può essere specificato o un singolo punto o un segmento comunque disposto. 3. Calcolo e presentazione dell’intensità del campo. Una volta completata l’immissione dei dati descrittivi dell’ambiente, può essere attivato il calcolo dell’intensità del campo magnetico nei punti richiesti. La procedura di calcolo invoca, per ciascuna sorgente attivata, il metodo per il calcolo del campo contenuto nell’implementazione della classe della sorgente; i contributi di tutte le sorgenti vengono quindi sommati vettorialmente in ampiezza e fase ed i valori calcolati vengono presentati all’utente come lista alfanumerica e/o salvati su disco in formato ASCII. La codifica del programma risulta notevolmente avvantaggiata dalla disponibilità di un pacchetto di calcolo vettoriale da noi precedentemente sviluppato. Questo pacchetto si avvale della possibilità, offerta dal linguaggio C++, di introdurre nuovo tipi di dati nel linguaggio stesso e di ridefinire su di essi il comporta- mento degli operatori aritmetici fondamentali. E‘ stato così possibile realizzare un insieme di procedure che permette di operare sui vettori (a due o tre componenti, reali o complesse) in modo del tutto naturale; oltre a buona parte delle operazioni e delle funzioni algebriche impiegate nel calcolo vettoriale, fanno parte del pacchetto anche le procedure per l’integrazione vettoriale numerica cui abbiamo accennato sopra. Un semplice esempio dimostrativo delle possibilità offerte del programma è riportato nel seguito. Valutazione dell’esposizione La possibilità di effettiva applicazione ad una indagine epidemiologica reale degli strumenti di valutazione del campo magnetico descritti nei paragrafi precedenti è condizionata allo sviluppo di algoritmi per il calcolo di un parametro riassuntivo dell’esposizione subita. Questo parametro, spesso denominato "dose" (con termine mutuato da altre discipline), deve essere determinato combinando l’intensità del campo con altri parametri caratteristici sia delle sorgenti (forme d’onda o cicli di lavoro) sia delle modalità di esposizione (tempi, posizione e spostamento del soggetto). Sulla base della dose assorbita i soggetti di una indagine epidemiologica possono essere ripartiti in categorie di differente esposizione, in modo che sia possibile analizzare statisticamente l’incidenza della patologia esaminata nelle varie categorie ed evidenziare e quantificare eventuali correlazioni. Il dibattito su come debba essere definita la dose nel caso del campo magnetico a frequenza di rete è anco- ra aperto all’interno della Linea di Ricerca. Senza poter entrare nei dettagli in questa sede, accenneremo ad alcune tra le linee guida da noi proposte. 1. La dose complessiva viene valutata come somma dei contributi delle singole sorgenti; se la generica sorgente i-esima genera un campo magnetico di intensità Bi a cui il soggetto è esposto per un tempo ti, appare ragionevole (seppure del tutto convenzionale) prendere come contributo di questa sorgente alla dose totale una grandezza proporzionale al prodotto Bi ti. 2. Considerato che la maggior parte delle attività umane hanno una periodicità settimanale, è opportuno riferire a questa scala la misura dei tempi. 3. Unicamente per scopi di standardizzazione e compatibilità con strumentazione esistente [6] si è trovato utile normalizzare l’intensità di campo al valore convenzionale B0 = 1600 µT, esprimerla in parti per milione e definire come misura della dose un "Indice di Esposizione" I.E. dato dal logaritmo in base 4 dell’espressione risultante dall’applicazione delle linee guida sopra esposte: (3) con B0 = 1600 µT e T0 = 1 settimana. Per applicare la (3) riteniamo vantaggioso ripartire gli apparecchi elettrici (sorgenti di campo magnetico) in due categorie, che potremo definire sorgenti personali e sorgenti autonome. La prima categoria comprende gli apparecchi il cui normale funzionamento è vincolato all’utilizzo (e quindi alla prossimità) da parte di una persona, come per esempio gli apparecchi per igiene personale e domestica, gli attrezzi per impiego manuale, le macchine da ufficio ed i piccoli elettrodomestici. Nella seconda categoria porremo gli apparecchi che, una volta accesi, funzionano e svolgono il loro lavoro senza richiedere alcuna presenza personale, come la rete di trasmissione e distribuzione elettrica esterna all’edificio, l’impianto elettrico interno, i grandi elettrodomestici, i ricevitori radiofonici e per filodiffusione, gli impianti stereo, gli apparecchi per la climatizzazione ambientale ed i dispositivi di illuminazione centrale. Questa classificazione non è purtroppo univoca, nel senso che la collocazione di alcune sorgenti in una o nell’altra categoria può essere problematica o dipendere dalle abitudini del soggetto: si pensi per esempio, tra i possibili casi ambigui, al televisore e alle lampade da tavolo. L’applicazione della (3) alle sorgenti personali è immediata; è sufficiente usare per Bi il campo generato alla distanza normale di utilizzo e per ti il tempo settimanale di impiego: per esempio, un asciugacapelli che generi un campo magnetico di 30 µT (valore tipico a 20 cm [7]) e venga utilizzato dal soggetto per 5 minuti due volte alla settimana darebbe luogo, se fosse l’unica sorgente da considerare, ad un Indice di Esposizione pari a 18.6. Questo procedimento non è immediatamente applicabile alle sorgenti autonome, poiché per esse non ha senso parlare di "distanza normale di utilizzo". Qui l’approccio completo richiederebbe che si caratterizzassero con grande dettaglio, anche in funzione del tempo, gli ambienti in cui opera il soggetto e se ne ricostruissero accuratamente le successive posizioni e posture; data l’i- nattuabilità pratica di un simile procedura, occorre ricorrere a surrogati fondati su (1) la valutazione del campo mediata nello spazio (in aree circoscritte) e nel tempo, (2) la stima dei tempi di permanenza del soggetto nelle varie aree e (3) la combinazione statistica delle due informazioni precedenti. Il rischio è che in questo modo il contributo delle sorgenti autonome risulti pressoché uguale per tutti i soggetti. Per rendere l’analisi più acuta si potrebbe tentare di vedere se qualche sorgente, autonoma per natura, divenga in pratica personale a causa delle modalità di esposizione: useremo il termine pseudopersonali per le sorgenti coinvolte in situazioni di questo tipo; esse sono individuate dall’esistenza di siti che verifichino contemporaneamente le due seguenti condizioni: (1) il soggetto trascorre in essi una quantità significativa di tempo (esempio più tipico: il letto dove dorme) e (2) il sito è in prossimità di una sorgente autonoma significativa. Per queste sorgenti potrà essere applicato il calcolo della dose come descritto per le sorgenti personali, utilizzando per ti il tempo tipico di permanenza del soggetto nel sito in esame, se necessario moltiplicato per il ciclo di servizio della sorgente per tenere conto di un eventuale funzionamento intermittente della stessa. La valutazione complessiva della dose risulterà tanto più accurata quante più sorgenti pseudopersonali sarà possibile individuare, in modo da ridurre l’incertezza proveniente da una troppo grossolana valutazione del "fondo" di esposizione dovuto alle sorgenti autonome. ESEMPIO L’esempio che segue ha lo scopo di illustrare l’applicabilità del programma di caratterizzazione ambientale da noi in corso di sviluppo e contemporaneamente mostrare gli ordini di grandezza dei tipici livelli di campo magnetico e indici di esposizione in gioco nelle situazioni reali. L’esempio si riferisce ad un ambiente estremamente semplice costituito, come mostrato in Figura 1, da una cameretta di circa 3 metri x 4 metri x 3 metri; in figura abbiamo riportato, in proiezione schematica, il pavimento e due delle pareti della stanza. Supporremo presenti nell’ambiente le seguenti sorgenti, mostrate schematicamente in figura: 1. una lampada a muro a filamento da 100 W, posta nei pressi della testa del letto, a circa 1.7 metri da terra; 2. il cablaggio per il funzionamento di detta lampada, che inizia alla scatola posta nei pressi della porta e comprende due deviatori, uno presso la porta e uno presso la lampada stessa; 3. un cablaggio relativo ad un carico da 1 kW il cui utilizzatore è posto in posizione remota fuori della stanza; 4. una linea ad alta tensione (non mostrata in figura) che trasporta una corrente di 500 A e transita ad una distanza di 50 metri dalla stanza, dalla parte del letto, parallelamente al lato lungo; la linea è supposta avere la struttura tipica degli elettrodotti da 380 kV a semplice terna a Y impiegati in Italia. Dette sorgenti sono state modellate rispettivamente per mezzo di una spiretta circolare di 1 cm di raggio (il filamento della lampada), un insieme di segmenti e doppini conduttori opportunamente disposti (il cablaggio interno) ed una terna di conduttori indefiniti (l’elettrodotto); le correnti attraverso tutte le sorgenti interne sono state supposte in fase tra loro e con quella sul conduttore centrale dell’elettrodotto esterno. Il campo magnetico è stato calcolato in corrispondenza del punto centrale del cuscino del letto (indicato con una crocetta in figura). Figura 1 I risultati del calcolo possono essere così riassunti (viene indicato il modulo del vettore induzione magnetica): - campo generato dalla lampada col suo cablaggio (sorgenti 1 e 2): 0.8 nT; - campo generato dal cablaggio per il carico remoto (sorgente 3): 3 nT; - campo totale dovuto alle sorgenti interne (sorgenti 1, 2 e 3): 2.6 nT (la parziale cancellazione è dovuta alle reciproche direzioni e versi dei vettori); - campo generato dal solo elettrodotto esterno (sorgente 4): 470 nT. Per quanto riguarda la dose, supporremo che il soggetto trascorra a letto 8 ore ogni giorno, di cui 1 ora con la lampada accesa, che non sia esposto ad altre sorgenti per le rimanenti 16 ore della giornata e che questa situazione si ripeta inalterata per 7 giorni alla settimana; supporremo inoltre che il carico remoto da 1 kW abbia un ciclo di servizio del 50%. In queste condizioni, senza il contributo dell’elettrodotto esterno, l’indice di esposizione calcolato con la (3) risulta pari a 0.83; se teniamo conto del contributo dell’elettrodotto esterno (supposto costante per tutte le 8 ore) l’indice passa a +3.3, e le sorgenti interne risultano del tutto ininfluenti (nota: un incremento di 1 punto nell’indice di esposizione equivale a moltiplicare per 4 la dose). Già da questa simulazione minima si evidenzia quello che ci aspettiamo essere un elemento ricorrente del problema: l’esiguità del contributo alla dose proveniente dai cablaggi dell’impianto elettrico e, più in generale, da tutte le sorgenti autonome interne; il motivo risiede nel rapido decadere dell’intensità del campo da esse generato con la distanza. A parte le eventuali sorgenti esterne, contributi significativi alla dose ci si devono aspettare principalmente dalle sorgenti perso- nali e pseudopersonali. Le prime perché, essendo impiegate a distanza molto ravvicinata, danno luogo a campi spesso così intensi da compensare per la breve durata delle esposizioni: per esempio, se il soggetto analizzato usa tutte le sere per cinque minuti l’asciugacapelli precedentemente citato (30 µT a 20 cm), l’indice di esposizione senza il contributo "esterno" diviene pari a +3.0. Le seconde perché ad intensità spesso rilevanti possono abbinare prolungati tempi di esposizione. Questo studio è stato svolto nell’ambito e col parziale finanziamento del Progetto CNR-ENEL - Interazione dei sistemi energetici con la salute dell’uomo e con l’ambiente - Roma. BIBLIOGRAFIA [1] [2] [3] N.Wertheimer and E.Leeper: E l e c t r i c a l w i r i n g configurations and childhood cancer - "American Journal of Epidemiology", Vol.109, No.3, 1979, pp.273-284. Convenzione CNR-ENEL per ricerche su "Interazione dei sistemi energetici con la salute dell’uomo e con l’ambiente" - Sottoprogetto 1 "Epidemiologia" Linea di ricerca 1.3 "Campi elettromagnetici", Aprile 1989. J.D.Kraus: Electromagnetics McGraw-Hill, 1984, eq.(3) [4] [5] [6] [7] pag.152. J.Van Bladel: Electromagnetic Fields - McGraw-Hill, 1956, pag.152 e seguenti. D.Andreuccetti e M.Bini: Valutazione del rischio da esposizione ai campi elettrici e magnetici dispersi da una sigillatrice industriale ad induzione, Relazione Tecnica IROE-CNR, Aprile 1992. P.Héroux: A dosimeter for assessment of exposures to ELF fields - "Bioelectromagnetics", Vol.12, 1991, pp.241-257. J.R.Gauger: Household appliance magnetic field survey - IEEE Trans. PAS-104, No.9, 1985, pp.2436-2444.