I MAGI NEL RACCONTO DI MATTEO1 1. PREMESSA Il presente strumento intende offrire una riflessione sul testo di Mt 2,1-12, che dovrebbe sostenere la proposta e l’itinerario formativo in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2005. La proposta si articola in tre momenti: il contesto: osservazioni generali sul Vangelo di Matteo. Con questo primo momento, brevemente si vogliono fare risaltare i punti salienti del Vangelo di Matteo; il testo: analisi del passo di Mt 2,1-12, facendone emergere l’articolazione ed il messaggio. Si evidenziano e sottolineano l’articolazione interna e la ricchezza che il testo propone; l’interpretazione: l’itinerario riportato dal testo. Il passo di Mt 2, 1-12 delinea un itinerario illuminante per le dinamiche della vita cristiana. Si propone quindi un possibile percorso, che tiene conto della realtà dei giovani e suggerisce dei passaggi che potrebbero compiere, guidati dal testo di Mt 2,1-12. 2. IL PASSO EVANGELICO 1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. 3 All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele. 7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. 9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. 1 A cura dello Studio Teologico Accademico Bolognese 3. IL CONTESTO: IL VANGELO DI MATTEO 3.1. La dinamica narrativa di Matteo L’elemento più visibile del Vangelo di Matteo, è l’abbondanza di spazio per le parole di Gesù, raccolte in cinque grandi discorsi: il discorso della montagna (capp. 5-7), il discorso apostolico (10), il discorso in parabole (13), il discorso comunitario (18), e infine il discorso escatologico (24-25). Attraverso di essi Matteo propone l'insegnamento di Gesù per la vita della comunità cristiana: il suo è per eccellenza il Vangelo della Chiesa. Più degli altri evangelisti, Matteo insiste sul compimento, nella persona di Gesù, delle profezie dell'Antico Testamento; non si deve attendere più il Messia, perché è già venuto: è Gesù di Nazaret. In lui le promesse fatte a Davide e ad Abramo si compiono (cf. 1,1); la legge e la parola dei profeti in Lui trovano pienezza e compimento (cf. 5,17-18), perché con Lui si inaugura il regno di Dio. Ma, se questi sono gli elementi più visibili della narrazione matteana, è possibile individuare un’articolazione più profonda, che permette di cogliere meglio il senso e la dinamica del Vangelo stesso. Infatti in Matteo è possibile individuare il ripetersi di una locuzione fissa in due momenti del Vangelo: 4,17 e 16,21: - Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (4,17). - Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno (16,21). La loro ripetizione indica l'inizio di una situazione che da lì in avanti comincerà a svilupparsi. In conseguenza del duplice ricorrere di questa formula fissa, la narrazione del ministero di Gesù secondo Matteo appare divisa in due parti principali. Ia parte - Attività di Gesù in Galilea per la proclamazione del regno dei cieli (4,17-16,20). Essa comincia con l'annunzio del regno dei cieli da parte di Gesù (4,17) e arriva fino all'annunzio della Chiesa e del potere delle chiavi date a Pietro, che collegano la terra e il cielo (16,18-20). IIa parte – Passione, morte. risurrezione del Figlio dell'uomo a Gerusalemme (16,21-28,20). Questa seconda parte comincia dal preannuncio di questi eventi, per il quale il cammino di Gesù appare ormai orientato verso Gerusalemme (in 16,21a) e arriva fino alla sua realizzazione, compiuta nella risurrezione e nella missione alle genti (28,16-20). La bipartizione del Vangelo di Matteo rivela un profondo senso ecclesiologico. Infatti entrambe le parti culminano in scene che presentano elementi centrali per l'ecclesiologia: In 16,13-20, che chiude il primo arco narrativo, Pietro riconosce Gesù come il Cristo, il Figlio del Dio vivente, e riceve l'annuncio dell'edificazione futura della Chiesa da parte di Gesù, oltre che la promessa dell'autorità delle chiavi. In 28.16-20, chiusura del secondo arco narrativo, Gesù risorto invia gli Undici discepoli in missione presso tutte le genti. Tali elementi sono presentati sempre in bocca a Gesù. Inoltre: mentre nella prima pericope il suo discorso termina al futuro (Su questa pietra edificherò la mia chiesa e A te darò le chiavi dei regno dei cieli), nella seconda abbiamo invece un comando al presente: Andando, fate discepole tutte le genti. 3.2. Il Vangelo dell’infanzia in Matteo La narrazione di Matteo si apre con una serie di materiali (capp. 1-2), comunemente riconosciuti come “Vangelo dell’infanzia”.2 Il capitolo primo raccoglie il “Libro della genesi di Gesù Cristo Figlio di Davide e figlio di Abramo” (1,1-17) ed illustra il modo della nascita di Gesù Cristo, con il primo sogno di Giuseppe (1,18-25). Nel capitolo secondo si narra la venuta dei Magi dall’oriente e il rifiuto di Gerusalemme (2,1-12), insieme al secondo sogno di Giuseppe, con la conseguente fuga in Egitto, la strage degli innocenti, cui segue il ritorno ed il dimorare a Nazareth (2,13-23). La narrazione di Matteo, così dispiegata sembrerebbe indicare il tentativo di rispondere a quattro domande:3 - chi è Gesù? È figlio di Davide e di Abramo, come dimostra la tavola dei nomi dei suoi antenati (1,1-17); - come si determina l’identità di Gesù? Egli è figlio di Davide tramite la paternità legale di Giuseppe discendente di Davide, ma è concepito dallo Spirito santo (1,1825); - dove è nato? Egli nasce a Betlemme, in quanto figlio di Davide, ma adorato dai Magi comincia a rivelarsi come figlio di Abramo (2,1-12); - da dove viene? A causa della fuga in Egitto per sfuggire ad Erode, egli diventa il “figlio chiamato dall’Egitto” e non potendo ritornare in Giudea egli diventa il “Nazareno” (2,13-25). 3.3. L’identità di Gesù in Mt 1-2 Secondo alcuni autori, i versetti finali dei primi due capitoli del Vangelo di Matteo presentano un rimando significativo ed interessante. Il primo termina infatti con l’imposizione del nome di Gesù da parte di Giuseppe (… che egli – Giuseppe - chiamò Gesù: 1,25); il secondo termina con Giuseppe, che, conducendo il bambino a Nazareth, rende possibile che sia chiamato Nazareno (appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: Sarà chiamato Nazareno: 2,23 ). Nel primo capitolo anche nei versetti 21 e 23 è usato lo stesso verbo del versetto 25 (chiamare). Entrambi i passi mostrano l'interesse a dichiarare come il nome di Gesù sia stato indicato e interpretato dall'angelo nel corso del primo sogno (1,21), prima di essere effettivamente imposto dal "Figlio di Davide" al bambino nato dalla Vergine (1,25). Il nome che compare nel testo centrale (Emmanuele) non ha un significato anagrafico, ma contiene il riconoscimento di ciò che Gesù è, rispetto alle attese maturate nella Bibbia (Mt 1,23 è citazione da Is 7,14). Anche nel secondo capitolo il verbo “chiamare” riferito a Gesù appare sempre nel contesto di due citazioni di compimento. Il valore semantico del verbo è però diverso nei due casi, oltre che differente dall'uso riscontrato nel capitolo precedente. In 2,15 il verbo “chiamare” non significa tanto “dare nome”, quanto “far venire”. In questo caso il senso risulta molto vicino a quello di 2,7, dove Erode convoca gli scribi. Anche il “nome” qui usato (mio figlio) non ha un valore di nome proprio, ma serve a riflettere su Gesù la luce dell'avvenimento dell'Esodo. In 2,23 invece si torna al significato anagrafico. L’uso è molto vicino a quello di 1,23. Il soggetto, in entrambi i casi, resta piuttosto velato: il significato sembra sempre orientato a intendere un riconoscimento attraverso un nome. Dal punto di vista del significato dei nomi i passi del secondo capitolo indicano delle caratteristiche che sono attribuite a Gesù. L'analisi proposta porta a questa possibile sintesi degli obiettivi dei cinque passi di Mt 1-2 che hanno a che fare con i nomi di Gesù. C'è anzitutto l'interesse a mostrare da 2 Per la questione della designazione di Mt 1-2 cf. E. MANICARDI, Il Vangelo secondo Matteo. I due capitoli dell’infanzia, Vangelo e cultura 31, Bologna 1999, p.4. 3 Cf. R.E. BROWN, La nascita del Messia, Cittadella, Assisi, 1981, pp. 55-56. dove deriva il nome Gesù e che cosa significa ( 1,21. 25). Il nome di Gesù, collocato al culmine del primo capitolo, viene poi accostato strutturalmente a quello di Nazareno, collocato al termine del capitolo secondo. Nel rapporto tra i due capitoli emergono anche, con riferimento a un soggetto indeterminato e come ripresa di passi profetici, due altri "nomi" biblici: Emmanuele (1,23 citazione di Is 7,14) e Nazareno (2,23 con allusione a Gdc 13,5.7 e Is 11,1). Il quinto testo non ha a che vedere con un nome, ma esprime il singolare rapporto di Gesù con Dio: egli occupa il posto del figlio amato, Israele (2,15: citazione di Os 11,1). In occasione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, Matteo riprenderà tale identità: Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: “Chi è costui? ”. E la folla rispondeva: “Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea” (21,1011). All’inizio del suo Vangelo, quindi, Matteo narra l’origine umana e divina di Gesù (capitolo 1) e prospetta la vicenda futura di Gesù (capitolo 2), accolto dai lontani e non dai vicini. 4. IL TESTO: IL RACCONTO DELLA VENUTA DEI MAGI (Mt 2,1-12) 4.1. L’articolazione del racconto Dopo aver presentato Gesù nel mistero della sua persona, attesa da generazioni e inserita nel mirabile contesto della santa famiglia, (cap. 1), si passa a considerare l'accoglienza che a lui riservano gli uomini (cap. 2). Qualcuno lo accetta favorevolmente, riconoscendolo nella sua dignità; altri preferiscono ignorarlo o addirittura tentano di eliminarlo. La benevola accoglienza è visualizzata nella persona dei Magi, il rifiuto nella persona di Erode. Si profila fin dai primi giorni di vita il destino di Gesù e la diversa reazione degli uomini a contatto con la sua persona. Il lettore, seguendo la vicenda, apprende un modo corretto e uno sbagliato di relazionarsi a Gesù. È quindi stimolato a prendere decisioni pertinenti. Il racconto offre un quadro letterario completo della visita dei Magi, che arrivano, adempiono il loro programma e ripartono. Il brano risponde ad un'intima struttura interna che alterna, intorno al centro teologico che è Cristo, la duplice relazione GerusalemmeBetlemme e Erode-Magi. La struttura evidenzia bene la centralità di Cristo, trovato dai Magi e non da Erode. Questi, vistosi beffato, causerà la drammatica sequenza della fuga in Egitto e dell'uccisione dei bambini di Betlemme (cf. 2,13-18). L’articolazione del testo si muove sullo sfondo di due scenari diversi: Gerusalemme (2,1-8) e Betlemme (2,9-12). Nel primo quadro, i Magi arrivano a Gerusalemme e chiedono dove è nato il re dei Giudei, motivando lo scopo e la causa della loro venuta (2,1-2). Ciò genera lo sconcerto di Erode e della città; Erode convoca i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, che offrono la loro risposta, facendo risuonare la profezia del profeta Michea (Mic 2,3-6). Erode convoca di nascosto i Magi e li invia a Betlemme (2,7-8). I Magi riprendono il loro cammino con la guida della stella, verso il luogo dove si trova il bambino (2,9-10). Entrati nel luogo indicato dalla stella, adorano il bambino e offrono i doni (2,11). Infine, un sogno informa i Magi di non tornare da Erode e ritornano al loro paese, per un’altra strada (2,12). L’articolazione del testo si presente molto chiara: al centro c’è Gesù, intorno al quale ruota l’intero episodio che è giocato scenicamente tra Gerusalemme e Betlemme; sfondo nel quale si sviluppa la dinamica di ricerca dell’uomo (i Magi ed Erode), chiamato a rapportarsi al figlio di Dio. 4.2. La dinamica del racconto I personaggi Nel racconto emergono diversi personaggi: Gesù, i Magi, il re Erode, Maria, i sommi sacerdoti e gli scribi, la cittadinanza di Gerusalemme. Tra questi personaggi, alcuni hanno un ruolo principale, altri sono funzionali alla narrazione del fatto. I personaggi principali sono Gesù, il re Erode e i Magi. Gesù, come già accennato, è al centro del racconto e tutto ruota intorno a Lui. Il brano si apre con l’informazione temporale (al tempo del re Erode) e geografica (a Betlemme di Giudea). È questo avvenimento che determina la ricerca dei Magi e il relativo turbamento di Erode e dell’intera città. Il re Erode, il Grande, nacque verso il 73 a.C.. Era figlio di Antipatro maggiordomo di Giovanni Ircano II. Fu nominato nel 47 stratega della Galilea e poi della Celesira. Nel 41 divenne tetrarca della Giudea; poi re della Giudea, con nomina del senato romano. S’impadronì di Gerusalemme nel 37. Politico abile, grande costruttore, si appoggiò al partito dei farisei. La sua morte è datata nel 4. a.C.4 Per quanto riguarda i Magi occorre innanzitutto fare alcune precisazioni rispetto alla nostra attuale immaginazione popolare: non sono tre (il numero è ricavato dai tre tipi di doni) e non sono re (dato ricavato dall’influenza di alcuni testi profetici, come Is 60, e dal Sal 72). Chi sono i Magi? Il termine è ambiguo, perché oscilla tra un significato negativo, che lo rende sinonimo di stregone o incantatore, che pratica attività illecite o fortemente dubbie (cf. At 13,6.8), ed un significato positivo, che lo identifica con un erudito, esperto, tra l'altro, di astronomia. Come scrive lo storico Erodoto, il loro nome si riferiva originariamente a una tribù dei Medi che si sviluppò in casta sacerdotale. La loro presenza è attestata anche in Babilonia, Persia, Cappadocia e altrove. L'evangelista Matteo considera i Magi senza dubbio in una luce favorevole. Le sue informazioni sono sobrie, quasi castigate, perché li presenta in modo generico. Di loro fornisce con una certa approssimazione la provenienza, «da oriente» (2,1). Il che non esclude che si possa intendere l'Arabia o le zone confinanti, tutte genericamente a oriente della Palestina. Si può pensare che “essi rappresentano il meglio della dottrina pagana e della sensibilità religiosa che è stata capace di ricercare Gesù, affidandosi alla rivelazione scritta nella natura”.5 Gli altri personaggi proposti sulla scena dall’evangelista sono di contorno e arricchiscono la narrazione, favorendone lo sviluppo. I sommi sacerdoti e gli scribi sono gli esperti che interrogati danno una risposta ai dubbi di Erode. Lo stesso gruppo compare anche in 21,15, dopo l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Anche la reazione della cittadinanza di Gerusalemme, per molti aspetti imprevedibile, richiama l’agitazione della città all’ingresso di Gesù in Gerusalemme (21,10). Infine il richiamo di Maria è probabilmente funzionale alla sottolineatura del concepimento verginale. Anche la disposizione dei personaggi conferma la centralità di Gesù, intorno al quale ruotano due tipi di umanità: i Magi, tipo dell’uomo in ricerca, ed Erode, tipo dell’uomo chiuso nelle proprie certezze e pretese. I segni Nel racconto emergono due segni, entrambi riconducibili ai Magi: la stella, che guida il cammino dei Magi, e i doni offerti a Gesù. Nell’interpretazione della stella sono state proposte tre spiegazioni astronomiche: I magi videro una “nova”. La proposta è di Keplero. Gli astronomi chiamano stella nova (in senso improprio) un fenomeno di nuova luminosità osservato nel cielo. Può succedere che su una stella, di luce debole o da noi molto distante, avvenga un'esplosione per cui, per un certo tempo, viene emanata una grande 4 5 Cf E. MANICARDI, Il Vangelo..., p.51. R.E. BROWN, La nascita..., p.214. quantità di luce. In conseguenza perciò dell'esplosione, la stella, prima non osservata, diventa visibile talvolta anche di giorno. Si dice che talvolta una stella nova possa essere, di notte, più luminosa della luna. Non abbiamo, però, notizia di stellae novae negli anni interessati. I Magi videro una stella cometa: Una cometa è un corpo celeste che ha orbite ellittiche intorno al sole; talvolta con code di gas. La cometa più celebre è quella di Halley che compare ogni 77 anni. La sua comparsa nel nostro emisfero (1911) fu osservata da P. Lagrange, a Gerusalemme: la vide venire dall'oriente, scomparire gradualmente quando fu in alto, ricomparire quando iniziò a tramontare a occidente. La cometa di Halley apparve anche nel 12/11 a. C. Non è del tutto probabile che "la stella" menzionata in Mt 2 sia questa cometa, soprattutto perché ci sono difficoltà di datazione (Gesù nasce circa nel 6 a. C.). La cometa viene ritenuta comunemente come segno di cattivo augurio. I Magi videro e interpretarono una congiunzione di pianeti. La congiunzione di pianeti è un fenomeno legato alla diversa lunghezza temporale delle orbite dei pianeti. Per es. Giove ha un'orbita di dodici anni, Saturno invece una di trenta anni. In conseguenza di questa diversa velocità di corsa, Giove e Saturno, girando intorno al Sole, si passano accanto ogni venti anni. Molto più raro è che anche Marte passi durante la congiunzione tra Giove e Saturno. Tale triplice congiunzione avviene ogni ottocentocinque anni! Keplero, osservando tale triplice congiunzione nel 1604, computò che lo stesso fenomeno accadde anche nel 7-6 a. C. Sembra che due testi uniformi attestino questo stesso evento: la Tavola di Berilino (scritta su papiro), che abbraccia gli anni 17 a.C. - 10 d. C. e l’Almanacco astrale di Sippar (su terracotta), che prevede i movimenti dei pianeti dal 7 d. C. Risulterebbe che all'inizio del 6 a.C. Giove, Saturno e Marte si congiunsero nella costellazione Pesci. Tentiamo di applicare qualche categoria "zodiacale": Giove, molto osservato in Persia, è legato all'idea della regalità; Saturno è l'astro degli Amorrei siropalestinesi; i Pesci sono associati ai tempi ultimi e agli Ebrei. Astrologi persiani avrebbero potuto 'leggere' che tra gli Ebrei nasceva un re degli ultimi tempi. Molti esegeti ritengono questa terza interpretazione del fenomeno astrale osservato dai Magi, come quella più importante e verosimile, pur annotando che la congiunzione dei pianeti, in senso stretto, non è una "stella". Per quanto riguarda i doni offerti dai Magi, si possono comprendere come un prolungamento dell’azione di adorazione da loro compiuta. Nessuno si presentava ad una persona di riguardo a mani vuote. Il dono serviva a riconoscere, e in parte a colmare, la distanza tra chi offriva e chi riceveva; in questo senso è da interpretare la disposizione di Es 23,15b: Non si dovrà comparire davanti a me a mani vuote. Quando poi si considerano i tre doni, notiamo il loro valore intrinseco e simbolico. L'oro è il metallo prezioso, tanto più in Palestina, che non aveva miniere di sfruttamento; l'Arabia, per esempio, era una delle zone di estrazione (cf. Sal 72,15). L'incenso era una resina profumata estratta da varie piante, probabilmente non presente in Palestina, sicuramente importato anche dall'Arabia (cf. Is 60,6). Era uno dei grandi elementi del culto divino, usato dai sacerdoti (cf. Es 30,34-38), posto alla presenza divina (cf. Lv 24, 7), espressione della preghiera che sale a Dio (cf. Sal 141,2). La mirra era un'altra resina profumata, presente in Arabia e in Etiopia, impiegata come profumo (cf. Est 2,12), come componente per l'olio santo dell'unzione e come aroma sepolcrale (cf. Gv 19, 39). I doni sono per la prima volta interpretati anche simbolicamente, sotto l'influsso di Is 60, 6 e del Sal 72, da Giustino Martire: essi simboleggiano la regalità, la divinità e l’umanità di Gesù. Le parole Nella dinamica del testo, le parole ricorrono solo nel primo quadro a Gerusalemme; nel secondo, a Betlemme, non sono riportate parole, ma solo azioni. Le parole sulle quali fermare l’attenzione sono quelle pronunciate dai Magi (la dichiarazione dei loro intenti), le parole degli esperti ed infine l’affermazione di Erode che privatamente incontra i Magi e li invia (con una motivazione che risulterà falsa alla luce di 2,13-18). La risposta degli esperti (2,5-6) è una composizione di citazioni dell’AT, infatti in 2,6 confluiscono Mi 5,1 e 2Sam 5,2, che mettono in risalto il carattere davidico della regalità di Gesù, e soprattutto identificano Gesù come figlio di Davide; così come il riferimento alla stella e ai doni mettono in risalto il riconoscimento di Gesù figlio di Abramo, in cui sono benedette tutte le genti. Le azioni Le azioni più significative si riferiscono ai Magi: il movimento (che contrasta con la staticità di Erode), il vedere, l’adorare e l’offrire, infine la partenza. Culmine di queste azioni dei Magi è un atteggiamento interiore rappresentato dalla gioia, che chiaramente contrasta con il timore provato da Erode e da tutta la città di Gerusalemme (2,3). Sono azioni che testimoniano un coinvolgimento completo e totale dei Magi rispetto alla persona di Gesù. Per quanto riguarda l’adorazione, essa è l’azione centrale di tutto il brano. Un gesto che indica sottomissione davanti a qualcuno. È un verbo particolarmente amato da Matteo, che lo usa in 28,9: adorazione del Risorto da parte delle donne; in 28,17: adorazione del Risorto in Galilea da parte degli Undici; prima ancora in 14,33: adorazione e riconoscimento di Gesù nella barca da parte dei discepoli. 4.3 Bilancio per un rilancio Gesù è il dono divino all’umanità. Lo si può incontrare solo se si incrociano l’iniziativa divina e la risposta dell’uomo. L’itinerario dei Magi è l’esempio di una proficua ricerca, che culmina nel riconoscimento e nell’accoglienza del Dio che si è fatto uomo: essi sono capaci di percorrere tutte le tappe, cogliendo e interpretando i segni che incontrano sul loro cammino, nonostante le insidie rappresentate da Erode. Prima di rivelarsi nel suo Figlio, Dio si manifesta attraverso la mediazione della legge naturale e della Scrittura. Dio parla e comunica in diversi modi, uno di questi è la natura. Ecco la stella che, al pari di tutto il creato, è un messaggio di Dio all'uomo. I Magi si mettono in cammino sollecitati dalla stella, che rappresenta l'ordine naturale, il più semplice grado di comunicazione divina. Ma con la sola natura l'uomo non arriva a Cristo, proprio come i Magi non riescono a raggiungere il bambino. Occorre una mediazione importante e divina: la Scrittura, che per loro è interpretata dagli esperti di Erode. Il mondo pagano, impersonato dai Magi, ha bisogno di salire a Gerusalemme per farsi istruire e vedere illuminata la strada che conduce a Cristo. I Magi si presentano come uomini capaci di accogliere le sollecitazioni che vengono dall'interno e dall'esterno. Sono capaci di uscire dal grigiore dell’abitudine o della massificazione e prendono la decisione di partire. Sono uomini in cammino, pellegrini verso l'incognito ed anche verso l'assoluto. Audaci, ma non avventati: stanno rispondendo a una sollecitazione. Sono persone capaci di domandare, di sentirsi bisognosi, disposti a interpellare chi sa di più. Vivono il disagio del dubbio e dell'incertezza. Hanno la bella abitudine di mettersi in dubbio e di concepire la verità stessa come un viaggio e non come spiegazione posseduta una volta per sempre. La domanda iniziale è rivolta genericamente: non si vergognano di raccontare senza reticenze o pudori la loro esperienza. Diventano, senza rendersene pienamente conto, testimoni e collaboratori di Dio, svelando i cuori più malvagi, come Erode. Ricchi delle preziose informazioni raccolte, i Magi riprendono il cammino, senza pretese e senza trionfalismi. La comparsa della stella procura loro una gioia immensa. Questi uomini di scienza e di avventura si rivelano anche uomini di sentimento, capaci di emozioni profonde. L'incontro con il bambino è il coronamento del loro itinerario. Esso è caratterizzato da alcuni gesti: il primo è quello del prostrarsi in adorazione, per mostrare la sproporzione esistente tra loro e il neonato. É un atto di umiltà, e più ancora di fede nella grandezza del bambino. Il secondo gesto è l’offerta dei doni, che esprimono l’amore: è qualcosa di se stessi che si offre all'altro. Tanto più carico di amore risulta quel dono, quanto più si pensa alla fatica, alla preoccupazione, alle peripezie per portarlo, senza cedere alla tentazione di abbandonare il cammino nei momenti di crisi. Il dono rimane a testimoniare la presenza della persona, quando questa riparte. I Magi videro il bambino: Cristo è la risposta al desiderio profondo di ogni uomo, il dono perfetto che riempie di senso e di significato l’esistenza dell’uomo. I Magi tornano a casa e la vita riprende. L’incontro con Cristo non isola dal mondo e neppure colloca in una situazione privilegiata: semplicemente trasforma. 6. BIBLIOGRAFIA R.E. BROWN, La nascita del Messia, Cittadella, Assisi 1981. R. LAURENTIN, I vangeli dell’infanzia di Cristo, Paoline, Cinisello Balsamo 1985. E. MANICARDI, Il Vangelo secondo Matteo. I due capitoli dell’infanzia, Vangelo e cultura 31, Bologna 1999. C. NANNI - C. BISSOLI (a cura), Educazione religiosa dei Giovani all’alba del Terzo Millennio, LAS, Roma 2001. M. POLLO, Il volto giovane della ricerca di Dio, Piemme, Casale Monferrato 2003. R. BOUDON, Declino della morale ? Declino dei Valori?, Il Mulino, Bologna 2003.