Rhome for Dencity, la gestione energetica

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Rhome
for
Dencity,
gestione energetica
la
Quali sono le strategie energetiche che hanno consentito al
prototipo Rhome, ideato, disegnato e realizzato da nostro
team, di vincere a Versailles l’edizione 2014 del Solar
Decathlon?
Per essere estremamente sintetici potremmo dire che la
strategia adottata è una sola: massima sinergia.
Per molto tempo si è pensato che la chiave dell’efficienza
energetica di un edificio si dovesse cercare nelle prestazioni
del suo involucro. Anni fa si pensava principalmente a un
involucro capace di evitare le dispersioni termiche perché il
problema più sentito era quello della bolletta energetica in
regime invernale.
Poi si è cominciato a pensare l’involucro come un sistema
complesso, capace di gestire gli scambi termici in entrambe le
direzioni, ma anche di ottimizzare la luce naturale, evitare
eccessivi carichi termici in estate ma favorirli in inverno,
garantire la ventilazione naturale ecc.
Altri
progettisti
ritengono
invece
che
l’aumento
dell’efficienza
energetica
risieda
essenzialmente
nell’evoluzione dei sistemi impiantistici e forse ancora di
più nei sistemi di gestione automatizzata del comfort, mentre
progettisti più attenti alle questioni ambientali puntano
sulla morfologia dell’edificio e sul suo corretto
orientamento.
Certo tutti questi elementi sono estremamente importanti per
realizzare edifici efficienti, ma personalmente ritengo che la
reale efficienza si possa raggiungere solo con un delicato
gioco di equilibri.
In quattro anni di lavoro sui due progetti di SD a cui abbiamo
partecipato, abbiamo delineato una strategia di efficienza
articolata su 5 punti che ha avuto come banco di prova le due
competizioni del 2012 e del 2014 e che si è dimostrata assai
valida consentendoci di ottenere il terzo posto la prima volta
e di vincere la competizione del 2014 a Parigi.
1) usare la massa per ottimizzare il comportamento passivo
2) concentrare gli impianti per diminuire le dispersioni
3) concepire il sistema impiantistico come integrazione al
funzionamento passivo della costruzione
4) usare solo materiali a basso contenuto di energia primaria
inglobata
5) rendere l’utente informato e consapevole del rapporto tra i
consumi energetici e le sue azioni
Al centro della strategia c’è naturalmente l’ottimizzazione
del funzionamento passivo della costruzione attraverso il
controllo della morfologia e dell’orientamento, ma anche
attraverso un uso “calcolato” della massa utilizzata non per
aumentare lo sfasamento dell’onda termica che attraversa
l’involucro, ma come un vero e proprio “ammortizzatore”
termico, capace di stabilizzare la temperatura dell’ambiente
interno sia in regime invernale sia, cosa per noi ancora più
importante, in regime estivo, scaricando durante la notte
l’energia termica accumulata durante il giorno.
Il sistema impiantistico a PdC con pannelli radianti è pensato
per lavorare di concerto con la massa. In regime invernale,
infatti, il sistema di riscaldamento viene attivato durante le
ore diurne quando il campo fotovoltaico è in grado di fornire
sufficiente energia gratuita. La massa presente nella
costruzione è in grado di assorbire l’energia termica prodotta
restituendola in serata quando l’impianto si disattiva dopo il
tramonto per non assorbire energia dalla rete.
Il captatore fotovoltaico, leggero e flessibile, che fornisce
energia alla casa è anche il sistema di ombreggiamento ad
assetto variabile che garantisce la difesa delle vetrature
meridionali da eccessivi guadagni termici in estate.
Tutti i sistemi impiantistici sono concentrati in un “box”,
interamente realizzato in stabilimento, che contiene bagno,
cucina, locale tecnico, VMC e sistemi di controllo. La
concentrazione degli impianti è pensata per ridurre i costi di
cantiere attraverso la prefabbricazione spinta, ma consente
anche notevoli riduzioni di consumo in fase di esercizio, dal
momento che il ridotto sviluppo delle tubazioni e delle
canalizzazioni diminuisce le dispersioni e gli sprechi.
Il progetto è stato realizzato quasi esclusivamente con
materiali naturali. Non ha senso infatti concepire costruzioni
che consumano poco in fase di esercizio, ma utilizzano
materiali e processi ad alta energia inglobata o che avranno
un alto costo ambientale in fase di dismissione.
Le costruzioni che abbiamo concepito per la competizione SD
sono delicate e difficili da pilotare, un po’ come barche da
regata, ma io penso che qualsiasi progetto di casa ad alta
efficienza abbia la necessità di essere gestito con grande
attenzione per saper sfruttare a fondo tutte le sue
potenzialità.
Per questo, nel corso di questi anni di lavoro ci siamo
convinti che non esiste efficienza energetica senza la
collaborazione piena dell’utente e abbiamo quindi elaborato un
sistema di interfaccia capace di dare all’utente la massima
consapevolezza del rapporto tra le sue azioni e i consumi
della casa, utilizzando come modello concettuale il cruscotto
di una moderna automobile.
I successi ottenuti dai prototipi Med in Italy e Rhome for
denCity hanno dimostrato che utilizzare strategie energetiche
capaci di lavorare in completa sinergia, sia una soluzione
vincente che speriamo di poter presto sperimentare in un
edificio multipiano.
L’autore
Gabriele Bellingeri
Architetto, professore di Tecnologia dell’Architettura presso
la Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, Gabriele
Belligeri è responsabile dei corsi di: Innovazione tecnologica
per edifici ad alta efficienza e del Laboratorio di
costruzione dell’architettura. Si interessa da anni
dell’utilizzo dell’energia solare per edifici residenziali e
dell’involucro dell’edificio e di tutti gli aspetti
costruttivi legati al controllo e all’ottimizzazione del
comportamento energetico passivo e attivo delle costruzioni. È
responsabile delle strategie energetiche, tecnologiche e
costruttive del prototipo Med in Italy, classificatosi terzo
al Solar Decathlon 2012, a Madrid, e del prototipo RhOME,
vincitore del Solar Decathlon 2014.
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