ai pellegrini diocesani a roma

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AI PELLEGRINI DIOCESANI A ROMA
Il significato di un incontro
Basilica di San Pietro in Vaticano, 23 marzo 2006
«Mi rallegrai quando mi dissero: andremo alla casa del Signore» (Sal 122, 1).
Carissimi fedeli, come non citare il versetto di questo Salmo, oggi, riuniti in questa
splendida basilica di San Pietro! La gioia che ci pervade è la stessa che ci ha accompagnati durante
lo speciale Anno Giubilare che Giovanni Paolo II ha benevolmente concesso alla nostra diocesi di
Ventimiglia - Sanremo. Ci rallegriamo per essere qui dove, da duemila anni, la Chiesa di Cristo si
ritrova attorno alla persona del Papa per risentire la promessa di Gesù fatta all’apostolo Pietro: «Io ti
dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno
contro di essa» (Mt 16,18). Qui , dunque, c’è la parola sicura del Papa; qui si attinge, con particolare
vigore, la forza di vivere, di testimoniare e di annunciare il Vangelo.
Con particolare commozione riecheggiano in noi le parole che Giovanni Paolo II ci ha
inviato nello speciale Messaggio, firmato di suo pugno dal Policlinico Gemelli, il 4 marzo dello
scorso anno, a poche settimane, quindi, dal suo glorioso passaggio alla pienezza di vita. Ha il sapore
di un affettuoso testamento che non possiamo non riascoltare e portare sempre nel nostro cuore.
Ho appreso con compiacimento che codesta diocesi di Ventimiglia-San Remo
intende commemorare, con uno speciale Anno Giubilare, il 150° anniversario della
devozione popolare all’Immagine della Vergine Santa custodita nella chiesa dei santi
Filippo e Giacomo in Taggia. Per tale significativa ricorrenza sono lieto di inviare a
Lei, venerato Fratello, al Presbiterio, all’intera Comunità diocesana e a quanti
prendono parte in diversi modi alle celebrazioni giubilari, il mio cordiale e bene
augurante saluto.
Dopo aver richiamato le cronache di quell’11 marzo del 1855, il Santo Padre continuava:
Venerato Fratello, auspico di cuore che le iniziative liturgiche e pastorali
programmate per ricordare tale giubileo contribuiscano ad un profondo rinnovamento
spirituale del popolo di codesta terra. Siano per la comunità diocesana uno stimolo e un
incoraggiamento a porsi docilmente alla scuola della Vergine Immacolata per
comprendere, con il suo aiuto, quanto grande sia l’amore misericordioso di Dio per
ogni essere umano. Sotto il suo amorevole sguardo ogni credente e ogni comunità siano
pronti a “prendere il largo”, affrontando senza esitazione né paure le sfide sociali e
religiose del nostro tempo, per far sì che, con il suo materno sostegno, giunga a tutti,
anche a coloro che sono “lontani”, l’annuncio di Cristo, Salvatore del mondo.
Continui a vegliare questa Madre premurosa su ciascuno di voi, cari Fratelli e
Sorelle della Diocesi di Ventimiglia-San Remo; protegga le vostre famiglie, gli
ammalati, i poveri, i giovani e i bambini; rivolga su ciascuno i suoi occhi dolci e
misericordiosi.
Accompagno questi miei voti con una speciale Benedizione, che imparto con affetto
a Lei, venerato Fratello, al Cardinale Tarcisio Bertone, mio inviato alle celebrazioni
giubilari, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai fedeli e all’intera comunità
diocesana, affidata alle sue cure pastorali.
Dal Policlinico Gemelli, 4 Marzo 2005
Giovanni Paolo II
In queste commoventi parole c’è tutto il significato del nostro incontro; c’è il senso della
1
Chiesa locale che, in comunione con quella universale, cammina incontro al Signore. Qui vi è pure
la ragione dei nostri “giubilei” diocesani.
Se è vero che «La storia della Chiesa è il diario vivente di un pellegrinaggio mai terminato»
(Incarnationis mysterium, n. 7), noi vogliamo che questo nostro camminare sia sorretto dagli
insegnamenti che Giovanni Paolo II ci ha consegnato:
1 - Una vera conversione per un autentico rinnovamento spirituale.
2 - Mettersi alla scuola di Maria, maestra di ogni virtù umana e cristiana.
3 - Prendere il largo affrontando, senza esitazioni né paure, le sfide sociali e religiose del nostro
tempo.
Cari fedeli, la nostra società si sta allontanando vertiginosamente dai valori evangelici; forze
oscure lavorano, in maniera subdola e ambigua, per una società senza Dio. La “dittatura del
relativismo etico”, sempre più diffuso, vuole eliminare dalla coscienza dell’uomo ogni riferimento
ai principi morali, seppur a volte solo apparentemente affermati. Le conseguenze, già molto gravi,
diventeranno gravissime se non rispondiamo, da subito, con generosità agli appelli del Papa e dei
Vescovi che invitano tutti a lavorare per una pace che trova il suo vero fondamento nella giustizia e
nella verità; che invitano tutti al rispetto degl’intangibili valori umani e cristiani, come la vita, la
famiglia, la libertà religiosa e di educazione, la liberazione dalla violenza, dal terrorismo e dalle
moderne forme di schiavitù, come la droga e la prostituzione. La lista, ovviamente, non è finita!
I tre obiettivi, indicatici da Giovanni Paolo II nel suo Messaggio, si armonizzano
perfettamente con il pensiero del Papa attuale, Benedetto XVI. Ancora cardinale, Joseph Ratzinger,
intervistato sulla crisi attuale della Chiesa, affermava:
Dobbiamo prendere atto dell’assottigliarsi delle nostre fila, ma dobbiamo parimenti
rimanere una Chiesa aperta. La Chiesa non può essere un gruppo chiuso,
autosufficiente. Dobbiamo essere missionari innanzi tutto nel senso di riproporre alla
società quei valori che dovrebbero informare di sé la sua coscienza ....
La Chiesa - continuava l’allora cardinale Ratzinger - ha una responsabilità
universale. Responsabilità missionaria significa appunto, come dice il Papa, tentare
davvero una nuova evangelizzazione. Non possiamo accettare tranquillamente che il
resto dell’umanità precipiti nel paganesimo di ritorno, dobbiamo trovare la strada per
portare il Vangelo anche ai non credenti.
La Chiesa deve ricorrere a tutta la sua creatività per far sì che non si spenga la
forza viva del Vangelo. Per plasmare le masse, pervaderle del suo messaggio e agire in
loro come il lievito… La definizione di «lievito» presuppone la dimensione molto piccola
da un lato, ma anche l’universalità della responsabilità (J. RATZINGER, “Dio e il
mondo”, ed. Paoline, 2001, pp. 403 - 406).
Carissimi fedeli, guardiamo avanti con fiducia e coraggio. Di ritorno alle nostre case, alle
nostre parrocchie non dovremmo più essere gli stessi. Rinvigoriti dall’incontro di ieri con il Santo
Padre Benedetto XVI, confortati dalla visita alla tomba di Giovanni Paolo II che tra poco faremo,
vogliamo davvero “prendere il largo”, facendo propositi di autentico impegno cristiano. Maria,
Stella dell’evangelizzazione e Madre della Chiesa, non cessa di rivolgere a noi i suoi occhi pieni di
misericordiosa tenerezza, rafforzandoci tanto nella nostra adesione a Cristo, quanto nella nostra
fedeltà quotidiana al suo Vangelo.
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