AssembleaDiocesana2002

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Dioc esi d i Tivoli
Lucedel
Mondoe
Saledella
terra
Missione e Vocazione
Assembl ea diocesana
19– 20 - 21 Set t embr e 2002
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Relatore: don ANTONIO LADISA
Centro Nazionale Vocazioni
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Ora va, io ti mando (ES 3,10)
Meditazione sulla vocazione
di P. Raniero Cantalamessa
“Ora va, io ti mando, fa uscire dall’Egitto
il mio popolo” questo è uno dei più belli invii
della Bibbia, ma in essa troviamo tutta una serie
di questi “va” creativi di Dio. Quando gli uomini
vengono eletti per qualche compito importante
occorrono firme e controfirme, documenti, atti. A
Dio basta una parola: “va” e viene creata una
nuova situazione, viene aperto un capitolo nuovo
nella storia della salvezza, una realtà immensa
segue a questo “va” di Dio che ricorda un po’
quello iniziale di “sia la luce”.
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Vogliamo passare in rassegna alcuni di
questi grandi “va” d Dio agli uomini. Il primo è
proprio questo che abbiamo ascoltato nella lettura
dell’Esodo, il “va” rivolto a Mosé, ma qui è
interessante, come sempre, vedere cosa precede.
“Va” non è mai la prima parola di Dio, è quasi
sempre la conclusione di un dialogo. Prima c’è
questo misterioso incontro di Dio nel roveto
ardente, un’esperienza bruciante della vivente
realtà di Dio. Questa pagina del roveto ardente è,
essa stessa, un roveto ardente. Ogni volta che la
apriamo ha questo potere di bruciare, di
illuminare, di far quasi sentire sulla propria pelle
la presenza di Dio. E’ un momento che cambia
completamente la persona di Mosè. Fino a quel
momento abbiamo sentito che Mosè è un uomo
che guida lui gli eventi: “voglio vedere perché” si
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pone domande, vuole spiegazioni perché il roveto
non brucia; poi dopo che ha sentito il suo nome
pronunciato due volte, cambia completamente, si
vela gli occhi, diventa sottomesso, remissivo,
diventa la creatura che si trova alla presenza del
Creatore.
Questo è importante perché, prima di ogni
invio, Dio ha bisogno di far fare un’esperienza di
se stesso. L’invio, la missione nasce da un
incontro per cui quello che poi questo inviato dirà
non sarà per sentito dire, non annuncerà una
dottrina, non porterà un messaggio scritto, ma
parlerà di una persona. Nella sua voce si sentirà
l’eco di un incontro personale con Dio.
Troviamo un’analogia con la chiamata di
Saulo. Tra l’altro sentiamo che anche qui Dio
pronuncia due volte il nome. Quando Dio
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pronuncia due volte il nome nella Bibbia c’è
sempre qualcosa di importante che segue. Dunque
la chiamata di Saulo ha qualcosa di analogo,
anche questa si conclude con “Vai, io ti mando,
egli sarà per me un inviato, un apostolo davanti ai
re e alle genti” ma prima c’è stato l’incontro sulla
via di Damasco. “Saulo! Saulo!”, Chi sei tu?” Qui
c’è un nome: “Io sono Gesù”. Che cosa è
avvenuto
in
quel
momento
nel
profondo
dell’essere di quest’uomo Dio solo lo sa, se anche
oggi noi viviamo della luce che sprigionò da
quell’incontro. Perché le Lettere di Paolo, tutta la
sua opera, è l’effetto di questo incontro bruciante
con la vivente persona del Risorto.
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1. MOSE’
Un’altra cosa importante che notiamo in
questa chiamata di Mosè è che il profeta deve
farsi partecipe, deve essere quasi contagiato dal
patos di Dio per la salvezza del popolo. Dio
comunica a Mosè la sua passione: “Ho visto la
sofferenza del mio popolo, ho sentito il suo grido”
e sarà proprio questa passione che farà di Mosè
non un mestierante in mezzo al popolo ma uno,
come una madre, che porta il bambino sulle
braccia perché Dio gli ha messo nel cuore un po’
di quello che è nel suo cuore, questa misteriosa
passione d’amore di cui già parlava Origene.
Diceva che Dio ha sofferto una passione d’amore
per gli uomini prima ancora della passione di
Cristo, anzi la passione di Cristo è l’effetto di
questa passione invisibile di Dio per il popolo.
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Adesso Mosè può andare e sarà un’altra
persona. Mosè, abbiamo sentito in questo
momento sperimenta la sua fragilità la sua
inadeguatezza. Il Faraone, l’Egitto erano le cose
che in quel tempo evocavano la massima potenza,
il massimo prestigio e Mosè, quest’uomo che era
lì a pascolare le pecore, deve sfidare il Faraone e
l’Egitto e la risposta di Dio non gli toglie la sua
balbuzie, la sua incapacità di parlare, gliela lascia
ma gli dice una cosa: “Io sarò con te” ed è la
parola che Dio dice costantemente a quelli che
manda. Quando sarà Gesù, il Verbo fatto carne,
Dio reso visibile a inviare, questa stessa idea è
espressa nel verbo che non sarà più “va” ma
“seguimi” come dire “Io sono qui, non ti mando
da solo”.
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Questa è l’anima della missione, la
missione sarà andare verso il popolo non
asetticamente ma portando la passione di Dio,
facendosi eco della passione di Dio per la
salvezza degli uomini, per la miseria del popolo.
2. OGGI
…Se oggi stiamo assistendo a una specie di
sollevazione silenziosa di ostilità contro il clero
c’è dietro tanta parte misteriosa che fa parte del
mistero
dell’iniquità.
C’è
anche
tanta
speculazione ma forse un elemento di spiegazione
è anche questo: che il mondo è contento e felice di
prendere in fallo coloro che si ritengono giusti
moralisti degli altri. Questo va evitato e noi
dobbiamo aiutare a dissipare questo equivoco.
Sempre gli inviati, a qualsiasi titolo, andranno con
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questo spirito di essere uomini come gli altri. Dice
la lettera agli ebrei: “Ogni sacerdote è scelto in
mezzo al popolo e inviato al popolo. In tal modo
egli è in grado di sentire giusta compassione per
quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore
essendo anche egli rivestito di debolezza”. Questa
è una provvidenza di Dio e noi dobbiamo
assecondarla assumendo sempre questo stile come
chi parla sempre e sente che la parola lo ferisce,
come chi brandisce la spada a doppio taglio ma
nel senso che taglia davanti e dietro, verso chi la
impugna e verso chi è protesa. Quindi anche
quando dobbiamo puntare il diro, che si senta che
prima lo abbiamo puntato contro di noi. Se Pietro
il giorno di Pentecoste potrà dire: “Voi avete
crocifisso Gesù di Nazaret” senza che alcuno
reagisse, era perché prima aveva detto a se stesso
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“Tu hai tradito il sangue innocente, tu hai tradito
il giusto” e si sentiva, nella voce di Pietro, che lui
era uno dei convinti di peccato che adesso aiutava
i fratelli a fare lo stesso.
Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile
e debole per confondere i forti e perché si veda
che la potenza della parola di Dio, la potenza della
luce che accompagna la missione viene da lui, non
da noi. Diceva uno scrittore scozzese: ”Gesù, da
buon falegname che era, nella sua vita ha messo
insieme dei pezzetti di legno i più bitorzoluti e
sgangherati che ha trovato e con essi ha fabbricato
una barca che tiene il mare da duemila anni”. Ma
noi siamo questi pezzetti di legno bitorzoluti e
nient’altro e si deve sentire. E tanto più la nostra
voce di inviati sarà dentro questa fiamma
dell’esperienza
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di
Dio,
sarà
caratterizzata
dall’esperienza del roveto ardente o di Isaia nel
tempio, tanto più oggi riusciremo a convincere il
mondo di peccato. Il mondo d’oggi è diventato
così tetragono, così corazzato, così disincantato
che non bastano le parole, non bastano i
ragionamenti, non bastano i mass media, non
basta che gli allestiamo la parola di Dio su un
piatto attraente. Bisogna che si senta dentro
un’altra parola e questa la dobbiamo recuperare
sempre dall’origine della missione, dalla voce da
cui è venuta la missione.
3. MARIA
Nella Bibbia abbiamo un modello unico di
una persona che ha mangiato il rotolo e se ne è
riempite le viscere: Maria. Non ha letto la parola
di Dio, non l’ha studiata, l’ha accolta nel cuore, se
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ne è riempita le viscere e l’ha data al mondo, in
silenzio, senza parole di accompagnamento. Lei
dunque
può
essere
dell’evangelizzazione
davvero
perché
ci
la
stella
presenta
la
caratteristica essenziale dell’annuncio: aver prima
mangiato, digerita la parola, averla incarnata nella
propria vita. Aveva ragione Paolo VI di dire che il
mondo non ha bisogno solo di maestri ma
soprattutto di testimoni. Testimone è colui che
prima la parola l’ha vissuta, si è sforzato di
viverla. Nessuno riuscirà mai a vivere prima tutta
la parola di Dio, altrimenti dovremmo tacere tutti
e nessuno dovrebbe mai predicare perché mai
nessuno può dire di avere già messo in pratica.
Però
ci
sforziamo,
ci
lasciamo
giudicare,
sappiamo che quello è il nostro punto, il nostro
metro di giudizio, e per il Signore è sufficiente
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questo, che non ci riteniamo già come degli
inviati, dei mestieranti che esportano una parola
che non hanno prima vissuto.
4. I DISCEPOLI
Nella Bibbia c’è un altro “va” al plurale
che voglio leggere. Non è quello solito che
aspettiamo noi alla fine (Matteo 28) “Andate in
tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni
creatura”. Si trova alcuni versetti prima: “Ma
l’angelo disse alle donne: non abbiate paura voi,
so che cercate Gesù il crocefisso. Non è qui, è
risorto come aveva detto. Venite a vedere dove
era deposto. Presto andate e dite ai suoi discepoli
che è resuscitato dai morti”. Anche qui come si fa
ad andare avanti come se fosse una parola, una
riga di un libro come un’altra? La prima volta che
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questo verbo è risuonato nel mondo, al passato “è
risorto” il mondo cambiava, quella parola
spalancava un mondo nuovo. Non è difficile
immaginare quello che segue: queste donne che
dopo essersi guardate l’un l’altra capiscono che è
vero e si slanciano per la collina a raggiungere il
Cenacolo e quando arrivano, non ci vuole
fantasia, prima che le donne dicano quello che è
successo, i loro occhi avevano già proclamato la
resurrezione di Cristo.
Questa sera c’è un dettaglio che deve
essere precisato: tutti i “va” che abbiamo
menzionato e molti altri ancora sono rivolti agli
uomini. Questo “va” o “andate” viene rivolto a
delle donne, ed è fondamentale. E’ rivolto a delle
donne perché vadano dagli apostoli. Questo è un
“va” che costituisce le donne evangelizzatrici
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degli evangelizzatori. Questo ci spinge a vedere la
missione in un orizzonte più ampio. Non come
una scelta di alcune persone di un sesso solo, per
alcune mansioni di uno stato unico. Ci aiuta a
vedere che la missione di Dio anche quando è
rivolta ad una sola persona è rivolta a tutta la
comunità, a tutto un popolo. E’ il corpo che è
mandato, è la Chiesa che è mandata, forse anche
per questo Gesù dirà agli apostoli “Andate in tutto
il mondo” ma è chiaro che quell’andate si rivolge
a tutta la Chiesa perché tutta la Chiesa è inviata.
Dice Paolo che nel corpo ci sono varie
membra: gli occhi, le mani, i piedi. Ma gli occhi
non vedono solo per loro vedono anche per la
mano, la mano non agisce solo per se, agisce
anche per gli occhi infatti se gli occhi vedono
arrivare un sasso la mano si alza a difenderli.
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Questo è vero, diceva Agostino, a livello dei
carismi. Il carisma di uno è il carisma di tutti. Se
tu bandisci l’invidia, sarà tuo il carisma mio. La
chiamata mia sarà tua e se io bandisco l’invidia, il
dono tuo, la chiamata tua sarà mia perché
apparteniamo allo stesso corpo.
Aggiungeva Agostino che a volte un
pagano può incontrare un cristiano e dirgli perché,
dato che ha ricevuto lo spirito Santo, non parla
tutte le lingue. E il cristiano può rispondere che
certamente parla tutte le lingue perché appartiene
a quel corpo che in tutte le lingue proclama il
messaggio di salvezza.
La missione dunque è di tutti, ci coinvolge
tutti e abbiamo bisogno delle donne. Questa sera
mi sento spinto a dire “Donne Gesù ha bisogno di
voi oggi. Che siate come l’elemento portante di
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tutti gli invii, di tutte le chiamate”. Diceva
Claudel: “Non è permesso alla donna di diventare
sacerdote ma non le è proibito di essere vittima”
io aggiungerei ma non è proibito di essere
evangelizzatrici, e Gesù le ha costituite così. Lui
fa delle donne le messaggere dei futuri apostoli.
Questo ha un senso, gli apostoli dovranno andare
in tutto il mondo ma hanno bisogno di qualcuno
che prima dia loro l’annuncio e che sempre
richiami questo annuncio.
“Il Signore ha bisogno di voi” diceva
Teresa di Gesù Bambino che un giorno era presa
da quest’ansia di avere tutti i carismi e anche dal
dispiacere e dalla frustrazione di non potere avere
tutto e avrebbe voluto essere il missionario che
cammina, la suora di carità che cura i malati. Poi
di colpo la parola di Dio le rivela, ma nel corpo
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della Chiesa c’è il cuore, se si ferma il cuore si
ferma tutto. “Nel corpo della Chiesa io sarò il
cuore”. Questa è la missione universale della
donna che nessuno può togliervi ed è la missione
fondamentale.
La grande piccola parola che Dio si aspetta
da coloro che chiama, da colui a cui ha rivolto
questo suo invito “va” “andate”, in ebraico suona
“ineni”(?) “Eccomi”. La sentiamo sulle labbra di
Abramo,
sulle
labbra
di
Mosè,
sentiremo
Samuele, Isaia, ecc. E’ come quando si fa un
appello ed ognuno scatta in piedi dicendo
“presente!”. Cosa ha di misterioso questa parolina
che sembra aprire il cuore di Dio, che sembra la
risposta sufficiente a Dio? Per il resto ci pensa Lui
ma ha bisogno prima di sentire questo “eccomi”.
Vuol dire “Signore sono qui, non fuggo dalla tua
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presenza, sono disponibile, ti ascolto, il mio cuore
è pronto” come dice un Salmo: “Il mio cuore è
pronto per te Signore”.
5. ECCOMI
Ogni “eccomi” è un miracolo della grazia di Dio,
è la libertà che misteriosamente si apre alla grazia
e oggi questo miracolo è più che mai evidente.
Che oggi il Signore chiami con modi più che mai
tenui, misteriosi, rispettosi, e che un giovane o
una ragazza abbiano il coraggio di chiudere le
orecchie a tutte le attrattive del mondo e
rispondere “eccomi” è un miracolo. Quando mi
capita di vedere una vocazione o di sentire il
racconto di una vocazione, dentro di me dico
“Complimenti Gesù, sei forte oggi come quando
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sulla sponda del lago di Tiberiade dicevi “eccomi”
e la gente veniva”.
Questo dei chiamati deve essere, e dunque
anche il nostro, un “eccomi” gioioso, entusiastico,
stupito perché dentro ci deve essere il senso di
essere scelti, di essere stati individuati da Dio,
oggetto di una predilezione di Dio e quindi un
privilegio personale che rende più preziosa la
risposta. Ma vorrei esortare questi giovani a non
avere paura. Spesso quando si profila una
vocazione la prima reazione è di spavento.
Bisogna ascoltare la grazia. Qui sta la differenza
tra la vocazione sacerdotale, religiosa, a speciali
stadi
di
consacrazione e quella vocazione
anch’essa degnissima, mobilissima al matrimonio.
La differenza è che nella chiamata al matrimonio
si coniugano due appelli: la natura e la grazia. La
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grazia è potenziata ed ampliata dalla natura perché
nel cuore umano c’è il desiderio naturale di
trovare nel matrimonio un compimento con l’altro
sesso. La chiamata a questi stadi invece è solo
grazia e bisogna stare attenti a non sbagliarsi, a
non richiedere la stessa intensità, lo stesso
entusiasmo, lo stesso trasporto che si ha in chi è
chiamato al matrimonio. Sarebbe un errore
aspettarsi di avere questo trasporto perché qui c’è
la grazia. Allora un grammo di questo tipo di
chiamata vale un quintale di altre evidenze.
Un
“eccomi”
gioioso
stupito.
Nel
frontespizio del libretto delle preghiere di questa
sera c’è riprodotta la chiamata di Matteo del
Caravaggio e forse il dettagli più geniale di questo
quadro è quel dito puntato di Matteo sul petto che
vuole dire “Me Signore?”. Lui sta trattando soldi,
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lui che nella sua vita non ha pensato ad altro che a
fare il pubblicano è pieno di stupore ma sappiamo
che lascia tutto e segue il Signore. Dunque questo
“eccomi” deve essere accompagnato da senso di
stupore, di gioia, di predilezione di Dio. C’è un
canto molto bello di origine spagnola: “Signore
mi hai guardato negli occhi sorridendo hai
pronunciato il mio nome, sulla spiaggia ho
lasciato la barca e insieme con te ora navigherò
verso altri mari”. Anche le strofe sono bellissime:
“Tu sei venuto alla spiaggia, non hai cercato
sapienti e ricchi, hai cercato solo che io ti dica
eccomi. Tu lo sai che cosa ho, nella mia barca non
c’è né oro né spade, solo le reti e il mio lavoro”.
La chiamata è questa: Dio che ti guarda
negli occhi come fece Gesù quel giorno con il
giovane ricco.
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….Voglio leggere il testo di un chiamato,
un domenicano: Lacordaire “Vivere in mezzo al
mondo senza alcun desiderio per i suoi piaceri,
essere membro di ogni famiglia senza appartenere
ad alcuna di esse, condividere ogni sofferenza,
essere messo a parte di ogni segreto, guarire ogni
ferita, andare ogni giorno dagli uomini a Dio per
offrirgli la loro devozione e le loro preghiere e
tornare da Dio agli uomini per portare ad essi il
suo perdono e la sua speranza, avere un cuore di
acciaio per la castità e un cuore di carne per la
carità. Insegnare e perdonare, consolare e
benedire, ed essere benedetto per sempre. O Dio,
che genere di vita è questa? E’ la tua vita,
sacerdote di Gesù Cristo!”.
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 NOTE
26
Giovedì 19 settembre
LA VOCAZIONE E
LA MISSIONE
DEI
SACERDOTI E
CONSACRATI
PER UNA
CHIESA
MISSìONARIA
Premessa
1.
Missione e vocazione: due realtà che si
illuminano reciprocamente
· La missione è vocazione e la
vocazione è missione
27
· Mc. 3,13-14
· La celebrazione eucaristica è
incorniciata da con-vocazione e
missione
2.
Missione e vocazione: due realtà che
guidano la vita e l'agire della Chiesa
· "La Chiesa èper sua natura
missionaria" (AG 2)
· La missione della Chiesa consiste
nell 'annunciare il Vangelo di Dio
· L 'annuncio del Vangelo in un
mondo che cambia
· La missione esige la conversione
pastorale
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3.Missione e vocazione: due realtà che
interpellano la vita dei Presbiteri e dei
Consacrati
·Il ministero si radica nel Mistero e il Mistero
chiede di manftstarsi nel ministero
·I Consacrati segno luminosi del primato di Dio
·Fresbiteri e Consacrati a servtio della comunÙà
cristiana
4.
Missione e vocazione: dono e impegno per
tutti i battezzati
· Tutti i battezzati sono chiamati
partecipare alla missione della
Chiesa, anche se con modalità
diverse
· "Ogni vita è vocazione e tutta la
vita è vocazione"
29
· Le vocazioni di speciale
consacrazione: segno di una
comunità capace di presentare
Cristo come il Signore della vita
· Il Presbitero: "coltivatore diretto"
di tutte le vocazioni
· Il Prestitero chiamato ad
esercitare il ministero della sintesi
nella comunità cristiana, "casa e
suola di comunione"
5.L'annuncio e la proposta vocazionale per una
Chiesa missionaria
·"Una comunità non la si organizza, ma la si
genera...
·il problema delle vocazioni non riguarda solo il
Seminario o gli Istituti di vita
consacrata; è un problema di tutta la Chiesa.
30
·Quale salto di qualità è richiesto nell 'annuncio e
nella proposta vocazionale?
6.L'annuncio e la proposta vocazionale nella
vita ordinaria di una comunità cristiana
·"La pastorale vocazionale non consiste in
qualche cosa in più da fare, ma è l 'anima
stessa di tutta l 'opera evangelizzatrice della
Chiesa" (PVI 26)
·Catechesi, liturgia e testimonianza della carità
attraversate dalla dimensione vocazionale
·Il coraggio di chiamare!
·La riscoperta della Direzione Spirituale
·La testimonianza
Conclusione
31
Venerdì 20 Settembre
LA COMUNITA' CRISATIANA
GREMBO FECONDO DI TUTTE LE
VOCAZIONI
PER UNA CHIESA MISSIONARIA
Premessa
· Perché parlare di vocazioni?
· La necessaria media:ione della
(Chiesa per i/fiorire delle
vocazioni
1. "Le vocazioni nascono dal mistero della
Chiesa e si pongono al servizio di essa"
·La Chiesa mistero
·La Chiesa comunione
·La Chiesa missione
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2. I percorsi fecondi della Pastorale vocazionale
· Pregare
· Testimoniare
· Evangeli::are
· Chiamare
3. I luoghi vocazionali
·La famiglia
·La comunità cristiana
-I/ Seminario
·Gli Istituti di vita consacrata
· la strada
4. Un'attenzione particolare ai giovani e alla
famiglia
·"Il tema della vocazione è de/tutto
centrale per la vita di un giovane - "(Cvmc 51)
33
·"Dobbiamo far sì che ciascun
giovane giunga a discernere la «forma di vita» in
cui è chiamato a spendere la propria
libertà e creatività" (Cvmc 51)
·"Per ciascuno la fede si traduce in
vocazione e sequela del Signore Gesù" (Cvmc
51)
·"Avvertiamo la necessità di favorire
un maggiore coordinamento tra la pastorale
giovanile, quella familiare e quella
vocazionale" (Cvmc 51)
Conclusione
34
Sabato 21 settembre
I CATECHI~ E GLI INSEGN~ DI
RELIGIONE
A SERVIZIO DELLA VOCAZIONE E
MISSIONE
DI TUTTI I flATmZZAfl
Premessa
·
a partire da un 'esperienza
personale
-
Obiettivo della Catechesi
· Metodo della catechesi
1. In quale contesto culturale risuona
l'annuncio del Vangelo?
Luci
V La religiosità
35
V Armonia interiore e
solidarietà
V Forte appartenenza
familiare e sociale
i
Ecologismo pac41sta ed
estetico
V Capacità di iniziativa e
ed ombre
i
Zainetto
i
Walkman
i
Panino con i 'hamburger
i
Foto difamiglia
i
Immobili di fronte al
i
Motorino
i
Giaccone "dontieface"
i
Swatch
bivio
36
2. Pastorale giovanile e Pastorale vocazionale
insieme: senza separazione e senza conflisione
- No! Ad una PG
dell'utilizzo
fatta di iniziative slegate
del numero
-
Si! Ad una PG
con un progetto
ben delineato
che propone
scelte coraggiose
capace di
investire sui
formatori
della candela
37
3. Punti nodali di un cammino di fede attento
alla dimensione vocazionale
· La scelta di Cristo
· Un incontro che cambia la vita
· Dentro una comunità
4. Quali esperienze?
· Una preghiera che crea le
condizioni per la risposta
vocazionale
· Una catechesi che aiuta a
comprendere il valore inestimabile
delle vocazioni al sacerdozio e alla
vita consacrata
-
38
Un mistero che trasforma la vita
5. Favorire l'incontro con la Parola e la
Vita
Conclusione
39
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