Il Capobranco

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IL
CAPOBRAN
CO
La tendenza comune è quella di pensare che il capobranco sia colui che impone la sua supremazia
gerarchica tramite la violenza e la paura.
Quest’idea di leadership è nata dall’osservazione di branchi di lupi in cattività, ovvero di branchi
costituiti da lupi appartenenti a gruppi differenti, che sono stati prelevati dal loro ambiente naturale
ed inseriti forzatamente in un ambiente estraneo, assieme ad altri lupi estranei, verso i quali non
provano alcun rispetto e con i quali non avevano nulla in comune.
Dallo studio del comportamento di questi branchi innaturali, in particolare dall’osservazione del
modo in cui i lupi all’interno del gruppo si contendevano le risorse, gli studiosi arrivarono a trarre le
seguenti conclusioni:

Il capobranco è sempre il soggetto più forte, quello che esce vincitore anche dalle lotte
più cruente, quello che impone la sua dominanza sugli altri, sottomettendoli.

Poichè solo il capobranco ha diritto ad accedere per primo alle risorse presenti nel
territorio (cibo e possibilità di accoppiamento), molto spesso i gregari tentano di “spodestare”
il capobranco di turno, anche attraverso violente e sanguinose risse.
Questo “modello di dominanza” è stato eletto come “modello guida”, ed è stato applicato anche
all’interno del branco famiglia-cane, con la convinzione che il padrone, debba diventare capobranco
sottomettendo il suo cane, adottando metodi di addestramento coercitivi, ed utilizzando minacce,
forzature e punizioni!
Tuttavia, quello che si ottiene in questo modo, è che il cane obbedisca al suo padrone solo per
paura di essere punito o sgridato.
Ma il vero modello di leadership, di capobranco, non è questo.
Nei branchi naturali, infatti, i lupi si conoscono da intere generazioni, ed è impensabile (salvo
rarissime eccezioni) che un lupo estraneo possa essere ammesso all’interno di un altro branco.
Nei branchi naturali ognuno ha un ruolo ben definito: c’è chi si occupa della caccia, chi della difesa
del territorio, chi della protezione dei cuccioli, eccetera.
In realtà essi raggiungono tale posizione semplicemente accoppiandosi con un membro del sesso
opposto, con il quale generano una prole che andrà a formare il resto del branco ed è così che
diventano i leader naturali; proprio come una coppia di umani che mettono su famiglia e ne
risultano naturalmente i capofamiglia.
Invece di usare il termine “alfa”, cioè, anziché dire “maschio alfa” o “femmina alfa”, gli scienziati
tendono ormai a definire i lupi di tale rango “maschio riproduttore” e “femmina riproduttrice”;
oppure possiamo definirli “mamma lupa” e “padre lupo” e non c’è proprio nulla che stoni in queste
definizioni: sono senz’altro migliori del termine “alfa”, più precise e più adeguate.
Il maschio e la femmina ricoprono e conservano tale posizione perché si dimostrano continuamente
capaci di essere molto abili in ognuna delle attività del branco, (nella caccia, nella risolvere o
evitare situazioni di pericolo, nella gestione della risorsa cibo, nell’affidabilità, nel prevenire
l’insorgere di risse o nel saperle risolvere nel modo migliore e così via).
C’è un grande equilibrio e le risse, differentemente da quanto accade tra lupi in cattività, sono poco
frequenti. Sono limitate a sporadici tentativi da parte di alcuni giovani esemplari, soprattutto
maschi, di strappare all’elemento alfa il ruolo di capobranco. Questi episodi sono davvero molto rari
perché solitamente questi giovani esemplari, sia maschi che femmine, quando compiono circa un
anno e mezzo o due di di vita, scelgono di allontanarsi dal branco originario, per accoppiarsi e dar
vita ad un nuovo branco, di cui saranno la coppia alfa.
Molto diversa è la situazione nei branchi di lupi in cattività dove non c’è nè armonia nè equilibrio,
non solo per quanto riguarda la gerarchia o la possibilità di accoppiarsi, ma anche in riferimento al
differente modo in cui le due tipologie di branchi si comportano di fronte alla risorsa cibo.
Infatti, mentre in un branco in cattività il capobranco mangia per primo e i gregari mangiano solo
dopo che lui (loro) abbia (abbiano) terminato il pasto, (indipendentemente dalla quantità di cibo
presente), in un branco di lupi naturale, se il cibo a disposizione è sufficiente per sfamare l’intero
branco, tutti i lupi mangiano assieme! La situazione cambia soltanto nel caso in cui la risorsa
cibo non sia sufficiente a sfamare tutti. In questo caso, i primi a mangiare saranno i cuccioli (così da
salvaguardare la prosecuzione della specie), poi la madre e il padre (coppia alfa), ed infine il resto
del branco.
Poichè il modello di “capobranco” è stato acquisito dall’osservazione dei lupi in cattività, ne è
conseguita la convinzione che anche all’interno del branco costituito da famiglia/cane, il
proprietario, per mantenere il ruolo di capobranco, debba mangiare per primo. (o ancora: che il cane
non debba stare allo stesso livello delle persone, quindi giù dal letto e dal divano, o che debba
camminare sempre al fianco o un passo indietro, o che debba vivere fuori casa e così via)
Ma la verità sul principio di capobranco /leadership è la seguente:
1.
un branco di lupi naturale è costituito dalla coppia alfa e dalla sua prole,
2.
il capobranco mantiene il ruolo mostrandosi abile in ogni attività,
3.
i gregari accettano il loro ruolo e rispettano il leader,
4.
le risse cruente tra i componenti del gruppo sono limitate a sporadici episodi.
Da qui la conclusione che:
1.
La leadership non si ottiene con la forza e non si impone.
2.
La posizione gerarchica più elevata viene riconosciuta ad un individuo/animale da
parte degli altri membri del gruppo, poiche questi ha dimostrato di avere le maggiori abilità e
capacità e anche grazie ad un legame di sangue.
3.
Il capobranco sa mantenere il ruolo nel tempo, mostrando le sue potenzialità e facendo
in modo che anche i componenti sviluppino le loro potenzialità, assegnando ad ognuno il ruolo
più adatto, suddividendo le attività e sapendo gestire le risorse.
Nel caso del cane domestico,e del branco costituito da un proprietario e dal suo cane, il proprietario
deve fare in modo che il proprio cane gli riconosca il ruolo di leader non perché intimorito
da punizioni, perchè venga forzato ad obbedire, o perché gli venga imposto tutto con le minacce,
ma perché il proprietario si dimostri capace di:

Comunicare correttamente

comprendere il linguaggio del cane e i segnali calmanti

soddisfare i suoi bisogni

accrescere l’autostima del cane

sviluppare le capacità cognitive, sociali e motorie del cane,

Gestire, o meglio evitare, eventuali situazioni di pericolo

Proteggere il cane

Mettere in mostra grandi abilità (nel gioco, nella gestione delle attività giornaliere,
nella socializzazione con altri cani e umani, ecc)

Creare serenità e armonia

entrare in empatia e sintonia con il cane
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