Pontificia Università Urbaniana

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PONTIFICIA UNIVERSITÀ URBANIANA
Tesi di Laurea
Facoltà di Filosofia
Martedi 15 maggio 2007 alle ore 15.30
Sala Newman
LA PRESENTAZIONE DELLA TESI DOTTORALE
DI STJEPAN RIBIĆ
che ha esposto durante la difesa pubblica della sua tesi dal titolo:
FEDE E RAGIONE
NELLA VITA E NEL PENSIERO DI IVAN MERZ
Commissione: Proff. Onah Godfrey Igwebuike, Nagy Božidar, Ndreca Adrian
I.
Motivi della scelta del tema
Ho deciso di scrivere su Ivan Merz per la prossimità culturale e storica
che ci unisce. Merz è un giovane che, vivendo le specificità del suo contesto
storico e sociale, ha cercato di costruire un dialogo tra la propria fede e il
pensiero filosofico sviluppato durante la sua formazione. La sua ricerca della
verità, del senso della vita, dello spirituale in relazione all’uomo nella sua
vocazione e a Dio, avvalendosi degli elementi appartenenti alla religione, alla
filosofia e alla stessa esperienza di vita, offre secondo me un particolare
contributo al rapporto fede-ragione. La beatificazione stessa di Ivan Merz,
voluta dal Papa Giovanni Paolo II, conferma l’attuale interesse per la sua figura.
II.
L’originalità del lavoro
L’originalità di questo lavoro consiste proprio nella tematica che nessuno
finora aveva elaborato: il pensiero di Merz dal punto di vista della filosofia, con
riflessioni che lo mettano in relazione con il mondo del pensiero a lui
contemporaneo e con le difficoltà e le problematiche che la modernità ha
presentato all’uomo dell’inizio del XX secolo, da un punto di vista sia
esistenziale sia spirituale. Il presente lavoro vuole contribuire alla continuazione
del dialogo tra fede e ragione, nella loro unicità, specificità e complementarietà
favorendo ulteriormente un avvicinamento alla filosofia cristiana.
1
III.
Fonti
Innanzitutto ho studiato il materiale che lo stesso Merz ha lasciato in soli
trentadue anni di vita: si contano più di quattromila pagine tra i diversi elaborati
e appunti scritti. Il documento principale è costituito dal suo diario nel quale
riporta tutti i tipi di riflessioni personali. A questo si aggiungono i suoi circa
centoottanta articoli e saggi, pubblicati in una ventina di giornali e riviste ed altri
lavori rimasti manoscritti. Oltre a ciò, ho preso in considerazione le
pubblicazioni scritte in italiano e altre lingue europee, a volte più biografiche,
talvolta a carattere tematico, redatte sia dai contemporanei di Merz sia dai
posteri. Fino a questo momento esistono tre tesi di dottorato che
approfondiscono sotto i diversi punti di vista la figura di Ivan Merz, nessuna
delle quali da un punto di vista filosofico. Un’ulteriore fonte, importante per lo
svolgimento del mio lavoro, è offerta dalla posizione1 di Mons. Fabijan Veraja,
dalla quale ho tratto quasi tutte le citazioni del diario tradotte in italiano. Un
aiuto prezioso mi è stato dato dall'esistenza dell’archivio di Merz2, che contiene
numerosi documenti del suo tempo.
IV.
Il metodo di lavoro
Da un punto di vista del metodo di lavoro, vorrei chiarire i diversi
passaggi: inizialmente mi sono dedicato ad uno studio dettagliato del pensiero di
Merz attraverso la lettura del suo diario, fonte per eccellenza per comprendere
meglio il suo modo di pensare e conoscere senza mediazioni le sue riflessioni.
Quindi, ho effettuato una suddivisione delle tematiche ritenute più importanti
dallo stesso Merz; le ho poi sviluppate da un punto di vista contenutistico
avvalendomi di altri suoi articoli e saggi. Per una lettura più completa del suo
pensiero ho utilizzato anche i lavori (biografie, commenti, tesi di laurea) di
coloro che si sono interessati a lui. Infine, dopo aver delineato una sequenza ai
temi da presentare, che hanno definito la struttura in capitoli e sottocapitoli della
mia tesi, ho voluto arricchire il pensiero di Merz, tramite alcune riflessioni
comparative con il pensiero di altri filosofi.
V.
La struttura del lavoro
VERAJA FABIJAN, Ivan Merz Pioniere dell’Azione cattolica in Croazia (1896-1928), Libreria
editrice Vaticana, Roma 1998.
2
L’Archivio consta di due sedi: in Croazia, a Zagabria in Via Ksaverska n° 10, cap. 10 000, e
a Roma, in Via del Grano 35 cap. 00172; ho consultato il materiale di entrambe.
1
2
Ho suddiviso la tesi in tre capitoli. Il primo, ‘Prospetto biografico di
Merz’, vuol soddisfare un’esigenza di tipo storico-biografico: dove ho voluto
presentare dapprima i momenti ritenuti di maggior importanza nella vita di Merz
per aver influito sulla sua formazione, poi gli aspetti dell’ambiente socioculturale e storico della Bosnia ed Erzegovina. L’approfondimento di alcuni
aspetti della sua famiglia, della sua educazione e della sua carriera professionale,
ha permesso di strutturare una base alla quale rapportare le diverse riflessioni del
suo percorso speculativo. Nella seconda parte del capitolo, ho cominciato a
presentare quegli aspetti di contenuto che hanno influenzato Merz sia nelle
scelte esistenziali sia sulla sua maturazione di intellettuale, soprattutto il suo
rapporto privilegiato con la letteratura, tramite la quale Merz ha cercato le verità
filosofiche. Merz ritiene che “uno scrittore deve sempre rispettare la verità e la
morale se vuole creare un’opera d’arte”3. Secondo lui, anche i letterati sono
responsabili nel guidare l’uomo alla metafisica4. Le loro opere diventano
l’immagine riflessa della bellezza e della natura, dunque di valori superiori.
Merz, nell'età giovanile, è impressionato soprattutto dalla figura del Faust, di
Goethe, che gli manifesta il potere e la forza del pensiero; ritenendo il dubbio
stesso la strada verso la verità. Lo stesso Merz comincia a dubitare su tutto5.
Queste sue riflessioni accompagnano il pensiero del contemporaneo John
Dewey, secondo il quale il dubbio non scompare mai, perché la ricerca in sè
pone costantemente nuovi interrogativi6. Dunque, in un certo senso, non si può
arrivare ad una definizione che sia conclusiva, perché il dubbio ha sempre
ragione di esistere. Merz riesce a superare la posizione deweyana introducendo
l’elemento fede nelle sue considerazioni, affermando la certezza di un Dio
creatore7. Il primo capitolo prosegue anticipando in forma introduttiva il
rapporto che Merz ha avuto specificatamente con la filosofia ed il significato che
le attribuiva. Afferma:
Con l’aiuto della filosofia conosciamo le cose per quanto ci è possibile
conoscere con l’uso della ragione, e ne conosciamo le cause più profonde. La
materia della filosofia è enormemente vasta. Tutto quello che ci circonda, la
natura stessa è materia di studio per la filosofia. Se vogliamo comprenderla, e
cerchiamo le spiegazioni per tutte le apparenze della natura, è necessario
conoscere la filosofia8.
Merz intitola uno dei suoi numerosi articoli Philosophia perennis9, nel quale
afferma:
3
Diario, 6. VII. 1914.
Cfr. Ibid.
5
Ibid, 17. V. 1915.
6
Cfr. JOHN DEWEY, Logica, teoria dell’indagine, a cura di A. Visalberghi, Einaudi, Torino
1949.
7
Vedi il paragrafo 1.6. Rapporto personale con Dio.
8
MERZ, Philosophia perennis, in Đački orao, n. 4. 1926. p. 12.
9
Cfr. Ibid, pp. 9-12.
4
3
Chiamiamo la Filosofia di Aristotele e san Tommaso con il nome di
philosophia perennis. Questa è la filosofia della ragione sana, che immutabile,
si è fatta strada durante secoli. Nulla la può distruggere o la può far tremare,
nemmeno una corrente di pensiero o un cambiamento sociale. Questa filosofia
è immutabile come è immutabile lo stesso intelletto umano10.
Merz crede che la filosofia non sia un aspetto astratto ed esterno alla vita, ma
uno strumento reale che rende l’uomo capace di relazionarsi alle problematiche
della vita, aiutandolo a viverle, cioè a superarle, per il proprio bene. Merz ha
valorizzato così tanto il ruolo della filosofia nella vita dell’uomo che si è
permesso di definire cieco “l’uomo che non sa la filosofia”11. In questa prima
parte della tesi troviamo anche le citazioni che riportano chiaramente cosa Merz
pensasse del ruolo della ragione e della fede e della loro relazione: egli è
consapevole di un loro dialogo e le vede in un rapporto di sostegno reciproco.
Dichiara che: “la fede e la ragione sono due buone compagne, che vanno
d’accordo e si aiutano… solo la ragione senza la fede si smarrisce; e la fede per
la ragione è una potente aiutante”12. Questa citazione è per me molto importante
perchè diventa in un certo senso una definizione concisa del contenuto del mio
lavoro. Merz non solo mette in rapporto fede e ragione, ma vede in questo
rapporto una complementarietà, fede e ragione agiscono in sinergia. Al termine
del primo capitolo ho voluto rilevare il rapporto personale di Merz con Dio, che
ho poi approfondito con riflessioni più filosofiche alla fine del terzo capitolo.
Il secondo capitolo, ‘La ricerca della verità e del senso della vita’, affronta
diverse questioni che ho cercato di affrontare in modo separato. Merz vuole
conoscere la verità e sa che per riuscirci non può chiudersi solo in se stesso, ma
è necessario osservare, e osservare consiste nel mettere in relazione, s’innesca
così un processo di comprensione delle dinamiche. Osservando cerca il principio
primo dell’armonia e della bellezza; trovando la sorgente da dove tutto proviene,
egli pensa di arrivare alla verità. I concetti di armonia e di bellezza lo portano a
indagare nell’ambito artistico. Merz considera legittima l’importanza dell’analisi
formale: la materia dell’opera, nella sua visibilità, diventa strumento che
conduce all’idea13. In modo simile, osserva che anche la verità, al pari di
un’idea, secondo Merz, può esser resa visibile e trasmettibile nella forma. Il
rapporto tra forma e pensiero, così come tra opera e idea, trova senso proprio nel
rendersi visibile, quindi nel comunicarsi. Questa stessa visibilità consente di
avvertire una continuità nell’evoluzione formale quale ricerca dell’eterna
armonia14. L’uomo vive una tensione di tipo spirituale che sembra condurlo
verso un’unica direzione alla ricerca della verità, verso una realtà immutabile
10
Ibid.
Ibid.
12
Ibid, pp. 2 - 3.
13
Vedi il paragrafo 3.2.2. Rivalutazione del concetto classico di bello
14
Cfr. Diario, 18. VI. 1915.
11
4
che stabilizzi in qualche modo la transitorietà della sua stessa vita. Merz
riconosce che si deve andar oltre l’aspetto animale15 che limita l’uomo alla sola
fisicità. Egli ne dichiara semplicemente l’esistenza dell’anima.
Sento direttamente che esiste l'anima. Mi meraviglio che il mio "io", quello che
mi rende tale, sia chiuso nel corpo, attraverso il quale il mondo mi conosce.
Qualsiasi corpo io abbia, col volto di P., di X. o di Y., rimango sempre lo stesso.
Proprio sento questo. Osservando gli uomini non dovrei affatto guardare
l'esterno, bensì dovrei penetrare nell'anima. Pare che lo sguardo, la bellezza del
volto rispecchino l'anima16.
Per Merz, proprio ciò che è nel corpo, più che il corpo stesso, è ciò che rende
tale l’Io. La vita dell’anima è ciò che Merz considera come la vera vita,
immutabile ed eterna, che non conosce né tempo né fine17. Accettando
l’esistenza dell’anima, è naturale chiedersi da dove essa provenga, visto che pare
più importante dello stesso uomo fisico. Egli afferma oltre all’esistenza
dell’anima anche l’esistenza di Dio, Colui che crea l’anima. Scrive:
E' un fatto che Egli [Dio] esiste, che io lo sento intorno a me, in me, qui, là,
dappertutto. Le melodie divine sostengono e riempiono tutto l'universo. Ogni
uomo sente il respiro di qualche cosa di più grande e di eterno… Dunque Dio
esiste… Colui che sentiamo intorno a noi, che la nostra intelligenza percepisce
come eterno, al Quale l'anima tende involontariamente18.
Merz afferma: “In questo sta la filosofia della felicità: bisogna che il nostro
punto centrale sia nell'aldilà”19, cioè dove si trova il Dio principio primo e
ultimo. Continua: “La vita è la lotta per la verità”20. Con tale assioma Merz
conferma che l’uomo trova la forza necessaria per vivere se è consapevole di
questa tensione verso la verità. In Merz prevale la certezza che, oltre alla
fugacità delle cose, c’è qualcosa a cui non è dato di passare, “La verità rimarrà
intatta”21. Dunque, se alla vita è dato di intuire l’eternità cui è chiamata, anche il
pensiero è legittimato a continuare a credere nel raggiungimento della verità.
Scrive: “Negli uomini più cattivi c'è ancora molto di bene. Da queste particelle
di bene che si trovano negli uomini si può concludere sull'essenza di un'unica
verità”22. Il bene presente negli uomini cattivi consente di provare l’esistenza di
un’unica verità universale, superiore al contingente, raggiungibile da tutti gli
15
Vedi il paragrafo 2.1.1. Una ricerca agli inizi
Diario, 4. III. 1915.
17
Cfr. MERZ, Novo doba, in Luč n. 9-10. (1919) p. 214.
18
Diario, 17. V. 1915.
19
Archivio di Merz a Zagabria, Lettera da Merz ai genitori, Parigi, 5. X. 1921.
20
Diario, 4. VII. 1914.
21
Ibid, 26. VII. 1914.
22
Ibid, 13. XII. 1914.
16
5
uomini, buoni o cattivi che siano. Attraverso deduzioni logiche, giunge a
ricercare la verità fino all’alveo della verità cristiana. Creare un legame tra il
tema della verità, ed elementi cristiani, fa progredire la ricerca della verità
permettendo a Merz di trovarla nella Chiesa cattolica. Chiesa diventa il percorso
privilegiato che conduce a Cristo, e il Cristo è l’unica via per conoscere la verità.
Cristo stesso è Dio, la sua verità è per tutti gli uomini ed è la stessa verità che dà
senso alla loro vita. Per Merz la Chiesa non è un ente solamente spirituale ma è
promotrice della cultura, dell’unione e dell’amore fra gli uomini. Ad ogni
generazione essa può “indicare il vero senso della vita”23. Merz si rende conto
“che essa è l’unica che tira l’umanità in avanti”24, si convince che la Chiesa
cattolica è la vera Chiesa25, l’unica Chiesa di Dio26, i cui dogmi sono “viva,
salvifica verità”27. Si riferisce ad essa come custode e possessore di questa verità
e dichiara che: “Il cristianesimo ha dato la soluzione di tutti i problemi sotto
ogni aspetto”28. Proprio perché possiede la verità, anche la Chiesa “in ogni
secolo mostra all’umanità il vero senso della vita”29. Il secondo capitolo
prosegue con l’analisi del concetto del ‘senso della vita’, in questa parte
possiamo vedere riflessioni di Merz sul perché della vita. Spesso ripete: “La vita
per me è un grande punto interrogativo”30. Il suicidio di Greta (il suo primo
amore) e di un commilitone (un compagno dell’Accademia militare), inducono
Merz ad interrogarsi più volte sui motivi che possono portare l’uomo a scegliere
deliberatamente la propria morte. Ribalta la spontanea domanda al negativo:
“Perché non suicidarsi?”. Immediatamente riscontra la propria risposta nel
sapere che esiste il senso della vita31; se non lo si conosce si diventa molto fragili
ed incapaci di affrontare le difficoltà. La vita senza la speranza diventa
insopportabile, ed il suicidio permette così di porre fine alla propria esistenza in
modo definitivo. Con lucidità Merz sa che: “La vita è terribile. Se in fondo
all'anima non avessi speranza e fede in qualche cosa di eterno, non avrei più
voglia di vivere”32. Merz presenta la forza data dalla speranza grazie alla quale
anche la vita presente ha senso in vista del futuro. Nel suo articolo ‘Novo
Doba’33 afferma che chiunque desideri comprenderne il senso deve soffrire
fisicamente e spiritualmente34. Senza la croce, cioè senza il dolore fisico e la
sofferenza, si nega l’essenza della vita35. Merz afferma che: “Invano infatti è
23
Ibid, 12. II. 1921.
Ibid, 30. I. 1921.
25
Cfr. MERZ, Lurd, in KL n. 28. (1924) p. 461.
26
Cfr. Ibid, n. 41. (1924) p. 504.
27
Ibid, n. 37. (1924) p. 442.
28
Diario, 29. XI. 1918; la parola tutti è stata sottolineata da Merz
29
Ibid, 1. II. 1921.
30
Ibid, 17. V. 1915.
31
Cfr. Ibid, 2. VIII. 1914.
32
Ibid, 22. VI. 1915.
33
Cfr. MERZ, Novo doba, in Luč n. 9-10. (1919) p. 210-214.
34
Ibid, p. 210.
35
Ibid, p. 213.
24
6
filosofare in una comoda stanza al chiaro di luna, così non si può scrutare la
sfinge della vita”36. Secondo Merz l’uomo che pensa nella sua stanza è degno di
farlo solo se ha già affrontato la complessità della vita; altrimenti, ciò che dice o
scrive è superficiale, distante dalla verità che rimane come un’entità
assolutamente teorica, distante dal profondo senso della vita. Merz elabora una
propria riflessione rispetto al concetto di superuomo e afferma: “Il superuomo di
Nietzsche è giustificato nella misura in cui di fatto l'aspirazione al superuomo è
un assioma dell'anima”37. È l’anima quella che tende verso la perfezione, cioè
verso Dio38, e non il superuomo per se stesso. Merz può accettare la concezione
del superuomo di Nietzsche solo in conformità con l’esistenza dell’anima. Egli
trasforma il desiderio originario nietzschano degli uomini di diventare dei nella
realtà del pensiero cristiano di essere figli di Dio. Secondo lui il cristianesimo è
in grado di rispondere in modo geniale “all’ardente desiderio di ogni uomo di
diventare egli stesso figlio di Dio”39. Il vero senso della vita, per Merz, si trova
nella spiritualità. Nella spiritualità si trova la carità. La carità esige di
manifestarsi con gli atti e Merz né fa esperienza nel periodo della guerra.
Avverte nell’etica l’unico aspetto veramente importante per la generazione che
vive lo spirito del suo tempo40. La vita dell’altro dà senso alla propria vita. Per
concludere il secondo capitolo affronto il tema ‘Il senso del dolore e della
sofferenza’ nel quale riscontriamo che per Merz il dolore in se stesso ha un
significato profondo, che va oltre l’esperienza di una sola vita, “il dolore ha
creato e crea nuove generazioni”41. Merz dichiara che senza dolore non c’è la
vera vita42. Il dolore è uno strumento privilegiato di conoscenza e non può esser
sostituito da nessun’altra forma intellettuale o logica. Merz arriva alla
conclusione che, penetrando nell’anima, il dolore permette di documentare la
sostanza dell’etica43. Ma il dolore è un mistero, e di questo Merz ha piena
consapevolezza: senza l’apporto della fede, che fa uno scarto in avanti rispetto
alla sola ragione, non si può superarlo e dunque scoprirne il senso. Per questo il
cristianesimo aiuta l’uomo che soffre donandogli la forza della fede, la fiducia e
la speranza di accettare la presenza del dolore in vista di un senso più profondo,
che va oltre una comprensione immediata. Merz sa che all’uomo non è concessa
la possibilità di evitare il dolore, che non è qualcosa che si può decidere, ma
accade. La libertà dell’uomo si esprime nella sua reazione al dolore: accettarlo,
attribuendogli un significato, oppure negarlo e subirlo in tutta la sua portata. La
36
Ibid.
Archivio di Merz a Zagabria, Lettera di Merz al padre, Parigi, 24. XII. 1920.
38
Vedi il paragrafo 2.1.3. L’esistenza dell’anima nell’uomo
39
Archivio di Merz a Zagabria, Cfr. Lettera di Merz al padre, Parigi, 24. XII. 1920.
40
Cfr. MERZ, Novo doba, in Luč n. 9-10. (1919) p. 213.
41
Ibid, p. 213.
42
Ibid, p. 210.
43
Cfr. Diario, 23. XI. 1916.
37
7
religione diventa un aiuto necessario alla sua sopportazione perché capace di
dargli un senso44.
Anche il terzo capitolo, ‘L’uomo e l’apertura alla trascendenza’ è
suddiviso in tre parti. La prima parte è dedicata al concetto di perfezione umana
che secondo Merz è giustificato dal profondo desiderio che l’uomo avverte
dentro di sè provocato da Dio stesso. L’uomo si sforza di seguire l’imperativo
morale di fare il bene45. Il ruolo della ragione è di scoprire il bene come il fine
delle inclinazioni iscritte nella stessa natura umana, e di formulare la legge sulla
base di questo fine46. L’aspirazione verso la perfezione diventa per lui il senso
stesso della vocazione umana. In una situazione interiore pacifica, che può esser
estesa a quella di un’intera nazione, l’uomo può cominciare a filosofare e
meditare, dando inizio alla cultura. Proseguendo la tesi do particolare attenzione
al tema dell’estetica e dell’arte in rapporto alla religione. Merz sostiene che sia
necessario il legame tra arte e morale47, afferma che “solo con la bellezza si
giunge alla Sorgente”48. La bellezza dell’arte è necessaria per il fatto di poter
essere da guida verso la verità e la pienezza della nostra esistenza. La bellezza non
è il fine ultimo, ma solo il tramite. L’opera d’arte, portatrice della bellezza,
diventa il mezzo per conoscere l’invisibile della natura che riconduce a quel
grande, eterno senso49. Il connubio armonico dei tre elementi, il buono, il bello e il
vero, diventa dimostrazione dell’eterno. La tendenza all’armonia conferma
all’uomo di essere spirituale e non un semplice animale. Gli artisti con la loro
personalità, possono creare forme che nel tempo e nello spazio noi raggruppiamo
sotto la definizione di arte e che facilitano gli uomini ad intuire l’Idea eterna che
oltrepassa il tempo. Per Merz: “l’arte non deve essere senza un valore pratico”50,
ma anch’essa deve avere il proprio fine. Merz, facendo una similitudine con
l’amore, che se considerato divinità fine a se stessa è psicologicamente un
assurdo51, sostiene che anche l’arte, se è solo per l’arte, diventa assurda; se
l’amore può portare verso un progetto più alto, anche l’arte dovrebbe condurci ad
una cosa più grande, alla religione. Merz riconosce che la vita è qualcosa più
dell’arte e che la religione dovrebbe essere la guida della vita. La religione,
avvalendosi anche dell’arte52, è il mezzo per giungere alla sorgente di tutto, cioè
Dio. Solo Dio mostra di essere la perfezione della bellezza, della bontà e della
verità. Per Merz assume un significato particolarmente importante la liturgia,
quale espressione visiva del mistero. La liturgia si deve avvalere di una propria
estetica, necessaria affinché l’uomo, a causa della sua natura fisica, possa
44
Ibid, 26. XI. 1916.
Ibid, 4. III. 1914; 5. III. 1914; 5. VI. 1914.
46
Ibid, 31. VII.1914.
47
Ibid, 18. VI. 1915.
48
Ibid, 17. I. 1915.
49
Cfr. Ibid, 11. XII. 1915.
50
Ibid, 6. IV. 1916.
51
Cfr. Ibid, 13. VI. 1919.
52
Ibid.
45
8
partecipare sensibilmente alla natura divina. “La liturgia è l'arte centrale. Essa è
del tutto oggettiva e corrisponde all'ideale di Wagner, il quale ha voluto unire tutte
le arti in una sola”53. Proprio per questa sintesi, la liturgia è il miglior mezzo per
elevare la nostra immaginazione alla vita del cielo e prepararci ad essa. È “l’arte
per eccellenza”54. La liturgia diventa luogo privilegiato dove l’uomo entra in
vivo contatto col mondo soprannaturale; essa presenta una speciale forza
apologetica: conduce gli uomini alla vera fede. Merz afferma: “la liturgia è la
più grande opera d’arte che esiste in questo mondo, per di più essa è opera d’arte
centrale perché raffigura in modo artistico la vita di Cristo, il quale è il centro
della storia”55. La scelta della liturgia quale ‘arte per eccellenza’ non è avvenuta
a priori o sulla base della sola fede, ma è il frutto di un’elaborazione operata nel
tempo, in cui si osserva l’influenza dell’arte e del suo significato. Concludo il
terzo capitolo con una parte dedicata in specifico al pensiero di Merz nei
confronti di ‘Dio’. Possiamo distinguere sinteticamente quattro tipi di
considerazioni che egli sviluppa sul concetto di Dio: la prima riguarda Dio nel
cosmo, subentra poi la questione di Dio creatore dell’universo, quindi Dio e
l’uomo e infine il rapporto personale di Merz stesso con Dio. Scoprendo
l’esistenza di Dio, Merz conclude:
Egli esiste ed io anche nei momenti delle più gravi prove e dubbi credo
fermamente che Egli è l'unico eterno, grande Dio. Se Egli esiste, ne consegue
che la nostra vita ha uno scopo56.
VI.
Le difficoltà incontrate e i limiti del lavoro
Chiaramente nello svolgere questo studio ho avuto modo di incontrare
diverse difficoltà, la prima delle quali è presentata proprio dall'uso della lingua
italiana, che non è la mia. Lo stesso materiale utilizzato è per la maggior parte
in croato, Merz scrisse persino la propria tesi dottorale in francese; dunque, ho
dedicato molto tempo per rielaborarli in italiano e costruire tutto il percorso
della tesi dottorale. Oltre a questo Merz, pur avendo conseguito il dottorato in
filosofia, non si è mai dichiarato filosofo, piuttosto un pensatore e studioso
letterario. Ho dovuto leggere con estrema attenzione gli appunti personali e gli
articoli pubblicati per riconoscere il percorso filosofico dei suoi pensieri, che
nella maggior parte non erano tra loro collegati. Riconosco che questo mio
lavoro non può esaurire la lettura del vasto materiale lasciatoci da Merz. Ci sono
ancora numerose pagine con le riflessioni più letterarie di Merz, che andrebbero
studiate e organizzate. Rivolgo dunque l’invito ad altri miei colleghi, a sostenere
53
Ibid, 5. IV. 1920.
MERZ, Razmatranja o rimskom misalu., in HP n. 3-4. (1922) p. 84.
55
Diario, 5. IV. 1920.
56
Ibid, 17. V. 1915.
54
9
ulteriore ricerche per contribuire ad una visione sempre più completa del
pensiero di Ivan Merz; ogni ulteriore approfondimento comporta nuove
riflessioni e considerazioni, personali e collettive, sull’essere uomo nel mondo.
RINGRAZIAMENTO
Ritengo un mio obbligo morale ringraziare tutti coloro che mi hanno
aiutato nel rendere possibile la stesura di questa tesi. Il mio sincero
ringraziamento va alla Pontificia Università Urbaniana, in forma speciale alla
Facoltà di Filosofia, con tutti i suoi professori e con a capo il decano Prof. Guido
Mazzota, i quali mi hanno offerto la possibilità di arrivare al punto in cui mi
trovo ora. Un ulteriore prezioso ringraziamento va al mio moderatore Prof.
Godfrey Igwebuike Onah, che mi ha guidato nella ricerca scientifica, aiutandomi
con le sue osservazioni, consigli e suggerimenti. Sono particolarmente grato
anche al mio correlatore Prof. Božidar Nagy S. J., postulatore della causa del
beato Ivan Merz. Ringrazio anche al Prof. Adrian Ndreca, per il suo contributo e
la sua presenza alla difesa pubblica di questa tesi dottorale. In modo speciale
ringrazio mia moglie Leonilda, la mia famiglia e tutti gli amici che mi sono stati
vicini in questi anni di vita. Ringrazio il Comitato della Domus Croata e il suo
presidente, che hanno avuto sempre pazienza e rispetto di me e dei miei studi;
inoltre rendo grazie a tutte le persone delle diverse istituzioni e a quelle di buona
volontà che mi hanno sostenuto e motivato nelle diverse forme per concludere
questo mio ciclo di studi.
Esprimo la mia più profonda gratitudine e riconoscimento a ciascuno di
voi, prego il Buon Dio di benedirvi per tutto ciò che mi avete donato a parole,
gesti, con la vostra preghiera e presenza.
Roma, 15 maggio 2007.
Stjepan Ribić
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