preparazione fisica 2

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I.I.S. “E. Bona” sede di Mosso
Educazione Fisica 2014/15
Classe 5^
Respirazione
Le vie respiratorie sono formate da: cavità nasali e orali, faringe, laringe, trachea, bronchi, alveoli
polmonari.
Le cavità nasali hanno una superficie meno ampia rispetto a quelle orali, però presentano al loro
interno una mucosa dotata di ciglia vibratili e ghiandole che secernono muco, oltre a una fitta rete di
capillari. Questo permette di: purificare l’aria inspirata per mezzo del tessuto cigliare, riscaldarla
per mezzo del sangue dei capillari, inumidirla attraverso il muco per evitare l’irritazione delle altre
vie, percepire odori tramite le terminazioni nervose olfattive poste nella parte superiore, rafforzare
la muscolatura respiratoria in quanto la maggiore ristrettezza dei passaggi favorisce una maggiore
resistenza. Per questo motivo la respirazione nasale va consigliata, in quanto favorisce lo sviluppo
della gabbia toracica, soprattutto ai bambini, anche perché in tali fasce di età è più facilmente
educabile; negli atleti, quando attraverso la cavità nasale non penetra aria a sufficienza, il corpo
passa automaticamente alla respirazione orale.
Nella faringe si incrociano le vie respiratorie e quelle
digestive. Durante la deglutizione, l’inspirazione e
Faringe
l’espirazione si interrompono al fine di permettere al cibo di
entrare nell’esofago.
Laringe
La laringe è l’organo della fonazione per la presenza delle
Trachea
corde vocali, e il suo interno, come tutte le cavità respiratorie,
è ricoperta da una mucosa con tutte le proprietà di quella
Bronchi
nasale.
La trachea, lunga 10-15 cm, è resa più rigida da anelli
Alveoli
cartilaginei a forma di ferro di cavallo. All’altezza dello sterno
si divide in due rami, bronchi, che a loro volta si dividono
ulteriormente in bronchioli che sfociano negli alveoli, che
formano la massa principale del tessuto polmonare.
I polmoni hanno una forma conica e riempiono la maggior
parte dello spazio toracico.
L’apparato respiratorio ha essenzialmente il ruolo di rifornire di O2 a tutti i tessuti viventi
dell'organismo, e allontanare la CO2 prodotta dai meccanismi di ossidazione all’interno delle
cellule.
Le sue funzioni principali sono:
ventilazione polmonare: consta di inspirazione ed espirazione, e dipende dalla differenza di
pressione: l’aria penetra all’interno dei polmoni solo se in essi vi è una pressione minore, ed esce
solo se è maggiore che all’esterno. Questa differenza di pressione è provocata dai movimenti dei
muscoli respiratori: diaframma, intercostali, addominali.
Nell’inspirazione il diaframma si contrae abbassandosi, gli intercostali esterni sollevano le costole e
le fanno ruotare verso l’esterno. Aumentano così i diametri verticali e orizzontali della gabbia
toracica, creando così una diminuzione di pressione. Per ottenere un’inspirazione maggiore si
possono far intervenire anche i muscoli del cingolo scapolo-omerale e si raddrizza la colonna
vertebrale. Nell’espirazione il diaframma si rilassa risalendo nella gabbia toracica, e le costole
tornano alla posizione di partenza. Per aumentare l’espirazione si contraggono gli addominali che
comprimo gli organi addominali contro il diaframma, si contraggono gli intercostali interni che
spostano le costole verso l’interno, e si piega in avanti la colonna vertebrale.
scambio gassoso: reso possibile dallo stretto contatto tra gli alveoli e i capillari che li avvolgono
(negli adulti la superficie totale degli alveoli è di circa 130 m2)
trasporto di O2 e CO2, tramite il sangue, dai polmoni ai tessuti e viceversa.
Respirazione durante l’attività fisica
La respirazione può essere definita come la variazione periodica del volume della cassa toracica, ed
è fondamentalmente di tre tipi: toracica, diaframmatica, mista.
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La regolazione nervosa della respirazione è estremamente complessa, in quanto i muscoli interessati
sono striati, vale a dire volontari, e quindi è possibile aumentare la frequenza (iperapnea) o
rallentarla (apnea), ma per un tempo limitato, in quanto poi riprende indipendentemente dai nostri
tentativi. C’è quindi una parte del Sistema Nervoso preposta alla regolazione del ritmo e della
frequenza respiratoria, autonoma dal controllo volontario. Inoltre, la respirazione è controllata
anche da processi chimici innescati dal livello di O2 e CO2 presenti ne sangue.
Nel neonato la frequenza respiratoria è di 30/40 atti al minuto, poi si abbassa fino a 13-16 a 14 anni
per rimanere pressoché costante in seguito con un volume corrente (cioè di ogni singolo atto) di
350-500 ml, e quindi una ventilazione polmonare di 6-8 litri/min.
Durante il lavoro muscolare si possono raggiungere anche frequenza di 30/min, volume corrente di
3-4 l/min, e una ventilazione di 100-120 l/min.
Questo provoca, in soggetti allenati, una diminuzione della frequenza respiratoria a riposo, dovuta
ad un aumento del volume corrente, e un aumento della capacità vitale, in quanto aumenta la
quantità d’aria che il soggetto può mobilitare con un’inspirazione ed espirazione forzate.
Una grande capacità vitale non è però necessariamente sintomo di una grande capacità prestativa, in
quanto poi altri fattori influiscono sulla disponibilità d’O2 (trasporto d’O2 del sangue) e sulla
prestazione (fattori muscolari e nervosi), certo è che una maggiore capacità vitale è un fattore a
favore degli atleti che ne sono in possesso.
Solitamente ad essa non viene però dedicata molta attenzione durante l’allenamento, considerandola
un elemento trascurabile per l’ottenimento della prestazione, tutt’al più viene curata dai tecnici della
corsa consigliando agli atleti di parlare tra di loro durante la corsa lenta; con questo semplice
accorgimento si realizza un’esercitazione che consente all’atleta di acquisire padronanza
respiratoria rendendola armonica e sinergica con la corsa, questo non permette però di acquisire
padronanza quando l’andatura aumenta, cioè durante le competizioni, ecco quindi la necessità di
inserire esercitazioni specifiche.
La combinazione della respirazione con i movimenti avviene in due modi:
 anatomico, nel quale l’inspirazione viene eseguita durante i movimenti che favoriscono
l’aumento del volume della gabbia toracica (estensione del busto, distensione delle gambe…)
 biomeccanico, l’espirazione viene eseguita durante i movimenti nei quali l’atleta sviluppa la
maggior forza d’azione (estensione delle braccia nella panca, o delle gambe nello squat), mentre
l’inspirazione con le fasi relative all’indebolimento (piegamento delle braccia e delle gambe…)
Nel caso della corsa l’inspirazione dovrebbe avvenire nella fase di volo, l’espirazione durante quelle
di appoggio-spinta. Durante la corsa a velocità elevata l’espirazione forzata avviene anche grazie
alla violenta contrazione dei muscoli obliqui, del trasverso e del retto dell’addome; motivo per cui è
fondamentale una buona muscolazione di quel settore corporeo.
Esercizi respiratori
Gli esercizi utilizzabili possono essere suddivisi in:
1° tipo: inspirazione-espirazione (due movimenti attivi)
2° tipo: inspirazione-pausa-espirazione (due movimenti attivi e uno passivo)
3° tipo: inspirazione-pausa-espirazione-pausa (due movimenti attivi e due passivi)
La profondità e la durata determinano il ritmo respiratorio: in questi esercizi esso è volontariamente
controllato imponendo una precisa durata in secondi alle due fasi respiratorie. L’espirazione deve
sempre essere più lunga dell’inspirazione, in quanto i muscoli interessati alla espirazione
consentirebbero una contrazione rapida che viene, invece, volontariamente contrastata.
Per esempio, per esercizi di 1° tipo 6-10, si intende 6” inspirazione e 10” espirazione
A riposo, in condizioni di buona ventilazione, si usano tre posizioni: supini, seduti, in piedi; il fine è
quello di abituare l’apparato respiratorio alle nuove tecniche, allungando e approfondendo l’atto
respiratorio.
1° tipo: 6”-10” x 8-20 volte
2° tipo: 8”-4”-12” x 10-15
3° tipo: 8”-4”-12”-4” x 8-10
Quando l’esercitazione non presenti più problemi, si può passare al seguente schema
1° tipo: 12”-24”x18-20
2° tipo: 12”-6”-24” x 15-20
3° tipo: 12”-6”-24”-6x15-20
Bisognerebbe ripetere gli esercizi 2-3 volte al giorno in modo da accelerare l’apprendimento
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Camminando e/o correndo, il ritmo respiratorio viene scandito dal numero dei passi.
In
una
prima
fase,
camminando:
1° tipo: 6p-8p x 300/400 mt
2° tipo: 6p-2p-8p x 300 mt
3° tipo: 6p-4p-10p-4p x 400/500 mt
Quindi,
camminando
o
correndo
lentamente
1° tipo: 8p-12p x 600-800 mt 2° tipo: 6p-4p-8p x 600 mt
3° tipo: 8p-6p-10p-6p x 600 mt
In una terza fase gli esercizi andrebbero effettuati durante le normali sedute di allenamento
dedicando alcune prove al controllo degli atti respiratori, tenendo presente che la loro effettuazione
ad inizio, metà, o termine lavoro, quindi in condizioni diverse di fatica fisica e mentale, comportano
adattamenti specifici diversi.
Sistema Nervoso
Costituisce il punto di partenza, la via di transito e di ritorno di tutti gli impulsi motori, sensitivi, e
sensoriali.
Ha un ruolo predominante nel controllo e nella regolazione di tutti i processi fisiologici, e nei
rapporti tra l’organismo e l’ambiente.
Agisce in stretta relazione con gli organi di senso che raccolgono le informazioni dal mondo esterno
e le trasmettono al cervello che elabora le risposte.
Qualità fondamentali dei nervi sono eccitabilità e conduttività, cioè la capacità di reagire ad uno
stimolo e di propagare l’eccitazione a tutte le cellule e ai rispettivi prolungamenti.
Il sistema nervoso è unico ma diviso in:
Centrale rappresenta la centrale di comando e si trova nella cavità cranica e
nel canale vertebrale Encefalo è il centro di regolazione della maggior parte
delle attività del cervello, ed è composto da varie parti:
Telencefalo (1) (emisferi cerebrali) in esso sono state individuate diverse aree
tra cui quella motoria. L’area sx regola il lato destro del corpo e viceversa, in
quanto i fasci nervosi si incrociano a livello del bulbo rachideo; inoltre ogni
zona sovraintende una determinata parte del corpo.
Mesencefalo (2) contiene i centri della respirazione e dell’apparato
cardiovascolare.
Cervelletto (4) pur non dando avvio a movimenti volontari, è responsabile della
loro regolazione, coordinazione e precisione: inoltre è importante per la
regolazione del tono muscolare.
Midollo spinale (6) è contenuto nella colonna vertebrale, è collegato al cervello
tramite il midollo allungato e termina a livello lombare.
Periferico (SNP) é delegato alla trasmissione degli impulsi, ed è composto da tutte le strutture
nervose (gangli e nervi) che si trovano fuori dal cervello e dal midollo spinale.
Fa parte di esso anche il cosiddetto sistema nervoso Autonomo (SNA) o vegetativo, che possiede
speciali fibre che corrono nel SNP e servono quasi tutti gli organi di cui regola le funzioni, e i suoi
centri sono generalmente collocati nella parte inferiore del cervello.
Partecipa agli adattamenti al carico fisico durante gli allenamenti, ed è suddiviso in simpatico e
parasimpatico che hanno effetti antagonisti sugli organi che innervano: il simpatico intensifica
l’attività, il parasimpatico la rallenta. Inoltre si inibiscono a vicenda (cioè inibiscono gli organi
eccitati dall’altro sistema). Solitamente vi è equilibrio tra simpatico e parasimpatico, con prevalenza
dell’uno a seconda delle necessità. Un eccesso di carico può alterare questo equilibrio facendo
prevalere il simpatico.
Le fibre del s. simpatico hanno origine nelle regioni toraciche e lombari, mentre quelle del s. paras.
dalla
base
del
cervello
e
dalla
regione
sacrale
Effetti principali del sistema simpatico:
aumento della frequenza cardiaca, afflusso sanguigno dai depositi, apertura capillari, pressione del
sangue, dilatazione vasi sanguigni, livello glicemico, dilatazione dei bronchi, capacità visive
(dilatazione delle pupille)
Effetti principali del sistema parasimpatico:
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è importante soprattutto nella fase di recupero in quanto rallenta i battiti cardiaci e fa accumulare
glicogeno
nel
fegato
Adattamento
L’allenamento porta ad un
 maggior equilibrio ed economia dei processi nervosi a seguito dello sviluppo di automatismi e
azione riflesse condizionate.
 miglioramento dell’ampiezza e rapidità dell’azione della corteccia cerebrale
 adattamento più rapido al carico per attivazione del sistema simpatico
 diminuzione dei tempi di recupero e ritorno ai valori normali per azione del parasimpatico
 aumento delle capacità funzionali del sistema nervoso e quindi dell’intero organismo
Coordinazione
La realizzazione di un qualsiasi gesto, dal più semplice al più complesso, è il risultato di un
processo di coordinazione che richiede, in pochissimo tempo, di elaborare moltissime informazioni
provenienti da svariati recettori, e di organizzare le risposte motorie più idonee utilizzando le abilità
motorie di base, tecniche e tattiche in possesso.
Abilità motorie di base: camminare, correre, saltare, lanciare, colpire, prendere, calciare, salire,
scendere, rotolare, schivare, cadere, ecc.
Abilità tecniche: specifiche di ogni disciplina sportiva
Abilità tattiche: capacità di scegliere ed utilizzare una abilità tecnica in situazioni non prevedibili
Ad esempio, il lanciare è un’abilità motoria di base, ma lanciare una palla utilizzando il palleggio
alto è un’abilità tecnica della pallavolo, effettuare un palleggio corto o lungo a seconda della
disposizione in campo degli avversari è un’abilità tattica
La coordinazione è quindi la capacità di eseguire un movimento semplice, o una serie di movimenti,
nella maniera più semplice ed essenziale, con il minor dispendio di energie, senza eventuali
interferenze negative di movimenti accessori e secondari.
Dipende dal sistema nervoso centrale e nasce dalla combinazione di tre diversi fattori:
 La capacità di sentire la posizione del corpo e dei vari segmenti rispetto allo spazio circostante
(sensibilità profonda)
 La capacità di inserire al tempo giusto, e nell’esatta successione, e con la giusta intensità, lo
stimolo di contrazione per i muscoli interessati (tempismo motorio)
 La capacità di saper comprendere qual è la giusta dinamica per realizzare nella maniera corretta,
e nel tempo più breve possibile, il gesto richiesto (intelligenza motoria)
Classificazione della coordinazione
In base al tipo di risposta può essere classificata come:
Riflessa quando deriva dalla risposta motoria riflessa ad uno stimolo. Per esempio se tocco con la
mano una superficie calda, reagisco immediatamente togliendo il contatto.
Automatica è quella che una volta imparata per ripetizione rimane nella memoria motoria, e viene
eseguita senza un intervento specifico della volontà. Esempi possono essere: scrivere, camminare,
correre, andare in bicicletta; dopo aver imparato il gesto, si riproduce meccanicamente l’azione e si
interviene solo se cambiano le condizioni od occorrono delle modifiche. Quando ci si alza dal letto
non è necessario pensare a tutti i movimenti necessari per camminare.
Volontaria implica un intervento cosciente che seleziona il tipo di esecuzione e le modalità del
gesto, facendo riferimento anche alle coordinazioni già acquisite. Un esempio può essere eseguire
dei movimenti diversi con gli arti superiori, magari camminando (coordinazione già acquisita)
Come migliorare la coordinazione
Il periodo migliore per sviluppare la coordinazione va dai sei ai tredici anni; questo non vuol dire
che dopo non possa più essere sviluppata, ma solo che se opportunamente stimolata in tale periodo
può raggiungere anche livelli molto elevati, in caso contrario possono permanere delle carenze
difficili da colmare.
In ogni caso, negli anni seguenti occorre continuare ad esercitarle perché i cambiamenti di peso e
statura, modificando i rapporti tra i segmenti corporei impegnano l’adolescente a continui
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aggiustamenti rispetto alle coordinazioni preesistenti e lo obbligano ad un sensibile sforzo nel
raggiungimento di quelle nuove o più differenziate.
Se si vuole migliorare la coordinazione si devono eseguire movimenti combinati, che uniscono
dapprima movimenti elementari riguardanti più segmenti ossei poi movimenti sempre più complessi
e variati.
Secondo Le Boulche, per migliorare la coordinazione generale occorre:
 Sottoporsi a stimoli sempre nuovi e diversificati
 Risolvere problemi nuovi senza avere indicazioni per la soluzione
 Effettuare percorsi misti con piccoli e grandi attrezzi
 Continue variazioni che stimolino l’intelligenza motoria (riconoscere il problema-impostare una
soluzione-risolvere il problema)
 Allenamento ideo-motorio (pensare alle possibili soluzioni che si potrebbero attuare, a quelle che
si adotterebbero, e le possibili conseguenze)
 Allenamento simmetrico (utilizzare entrambi gli arti). È un grande stimolo per il sistema nervoso
e l’apparato muscolare, e migliora anche le prestazioni dell’arto dominante (miglioramento della
lateralità)
Possibili esercitazioni
Es. coordinazione delle mani:
partendo con entrambe le mani chiuse a pugno, stendere 1 o più dita di entrambe le mani; partendo
con una mano chiusa a pugno e l’altra aperta, stendere 1 o più dita della mano chiusa e piegare
quella/le della mano aperta
Es. coordinazione degli arti superiori:
spinte o slanci simmetrici nelle varie direzioni, e ritorno; spinte o slanci asimmetrici nelle varie
direzioni, e ritorno; circonduzioni in direzione opposta
Es. coordinazione degli arti inferiori:
saltelli in divaricata frontale; saltelli in divaricate sagittali successive (dx avanti-sx dietro, sx avantidx dietro); saltello giro 90°-180°-360°
Es. coordinazione delle mani e arti superiori:
effettuare gli esercizi per le mani mentre eseguo quelli per le braccia
Es. coordinazione arti superiori e arti inferiori:
effettuare gli esercizi per le braccia mentre eseguo quelli per le gambe
Es. coordinazione delle mani, arti superiori e arti inferiori:
effettuare contemporaneamente gli esercizi per le mani, per le braccia e per le gambe
Coordinazione oculo-muscolare: è il tipo di coordinazione più utilizzata, anche nella vita di tutti i
giorni, quando si utilizzano le informazioni visive per organizzare i possibili movimenti da eseguire
con le mani o altre parti del corpo.
Avremo quindi esercizi di coordinazione oculo-manuale, oculo-podalica, oculo-differenti parti del
corpo, utilizzando piccoli attrezzi quali bacchette, cerchi, clavette, palle, ecc
Utilizzando un pallone: farlo rotolare con le mani, i piedi, la testa…; lanciarlo con le mani, i piedi,
la testa…; fermarlo con le mani, i piedi, la testa…
Apparato Cardiocircolatorio
Il corpo umano, per svolgere le sue funzioni, si avvale di organi e apparati formati da milioni di
cellule, ognuna specializzata per un suo compito. Ognuna di queste cellule, per lavorare, deve
essere raggiunta da sostanze chimiche e deve poter eliminare le sostanze di rifiuto prodotte dal suo
lavoro. Questa funzione di rifornimento e ricambio è svolta dal sistema cardiocircolatorio.
È un sistema a circuito chiuso formato da:
Arterie vasi che partono dal cuore e raggiungono i vari tessuti
Capillari sono vasi più sottili che collegano la rete arteriosa e quella venosa, dove avviene lo
scambio tra sostanze nutritive e di rifiuto con le cellule dei muscoli,
Vene che dai tessuti tornano al cuore
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Cuore vero motore del sistema, funzionante come una pompa che, contraendosi ritmicamente,
assicura il rifornimento alle cellule e lo scarico delle sostanze di rifiuto.
È un muscolo cavo di forma conoide, la cui grandezza è normalmente rapportata a quella del pugno,
e si trova al centro della gabbia toracica, in mezzo ai polmoni, in uno spazio detto mediastino, e
poggia sul muscolo diaframma. Diviso in quattro cavità: due atri e due ventricoli (superiori e
inferiori), ogni atrio è collegato al corrispondente ventricolo attraverso delle valvole che
possono essere aperte o chiuse regolando in tal modo l’afflusso del sangue; altre valvole, le
semilunari, si trovano all’origine delle arterie.
Il cuore è composto da tre strati: endocardio è lo strato interno e forma le valvole; miocardio lo
strato muscolare vero e proprio, le cui cellule sono striate ma involontarie, e possiedono dei
prolungamenti che le collegano con quelle vicine, così da formare un tutt’uno; pericardio è una
sacca che avvolge il cuore ed è composta da due pareti, una corrispondente alla pleura che avvolge i
polmoni, mentre l’altra si confonde con la superficie esterna del cuore, e quindi è chiamata anche
epicardio. Tra le due pareti è contenuto un liquido che svolge la funzione di lubrificante della
superficie esterna del cuore.
Il rifornimento di sangue al cuore avviene attraverso una rete propria: i vasi coronarici (arterie)
Contrazione muscolare cardiaca
L’eccitazione che permette al muscolo cardiaco di contrarsi arriva dal sistema nervoso autonomo
(vegetativo) che lo adatta, tramite il rallentamento o l’accelerazione dell’attività, a tutti gli influssi
esterni: stress, fattori climatici, attività muscolare…
Il primo segnale arriva al nodo atriale (atrio dx) da cui si propaga in maniera concentrica a tutte le
pareti degli atri. Giunge quindi al nodo atrio-ventricolare da cui si dirama nel fascio di His
arrivando ai due ventricoli. Questa eccitazione può essere amplificata e registrata con
l’elettrocardiogramma da cui si possono controllare eventuali anomalie.
La contrazione cardiaca è chiamata sistole e la decontrazione diastole; la successione di queste due
fasi dà vita al ciclo cardiaco.
Il sangue arriva agli atri tramite le vene cave (superiore e inferiore) per quanto riguarda la parte
destra, e tramite le vene polmonari per la parte sinistra; viene pompato nei ventricoli, e quando
questi sono pieni inizia la sistole. Dapprima i ventricoli aumentano la tensione senza avere
accorciamento delle fibre, questa pressione fa sì che le valvole atrio-ventricolari si chiudano
impedendo il riflusso del sangue; questa tensione, abbinata alla chiusura delle valvole, provoca il
primo tono cardiaco (sistolico). Aumentando ancora la tensione, la pressione esistente nei ventricoli
supera quella delle arterie facendo così aprire le valvole che le collegano e il sangue viene pompato
in circolo (eiezione). Una volta pompato il sangue, la muscolatura dei ventricoli si rilassa,
diminuisce la pressione interna, e le valvole si richiudono per impedire il riflusso del sangue.
Questo provoca il 2° tono (diastolico) in questo momento la pressione negli atri è maggiore e quindi
si riaprono le valvole atrio-ventricolari permettendo il riempimento dei ventricoli.
I parametri che misurano l’attività cardiaca sono:
Gittata pulsatoria (o sistolica) che è la quantità di sangue espulsa ad ogni contrazione ventricolare
Gittata cardiaca che è la quantità di sangue espulsa in 1’ (gittata sistolica x frequenza cardiaca)
La gittata cardiaca aumenta con una temperatura esterna oltre i 30°C, dopo i pasti, in condizioni di
ansietà, con bassa pressione di O2 e alta pressione di CO2, mentre l’esercizio fisico provoca aumenti
che possono arrivare a 5-6 volte il valore di base misurato a riposo, supini.
Durante l’attività muscolare aumentano sia la gittata sistolica (fino a 200 cc) che la frequenza (sino
a 180-200 battiti/min).
Il cuore di soggetti allenati ha una gittata sistolica maggiore mentre diminuisce la frequenza
cardiaca a riposo, riuscendo a pompare una maggiore quantità di sangue ogni volta. Il controllo
delle frequenza è assicurato da fattori nervosi e ormonali.
Grande circolazione
Inizia nel ventricolo sx dove il sangue arterioso, rosso, ricco di O2, passa nell’aorta; attraverso le
arterie, che si ramificano nel corpo diventando sempre più piccole, giunge ai capillari dove avviene
lo scambio con i tessuti che cedono CO2 e altre sostanze di rifiuto. I capillari si uniscono a formare
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le vene che trasportano il sangue, più scuro di quello arterioso, per riunirsi poi nelle vene cave
superiore e inferiore che finiscono nell’atrio destro.
Piccola circolazione
Dal ventricolo dx porta il sangue venoso ai polmoni per mezzo dell’arteria polmonare; qui avviene
lo scambio tra CO2 ed O2, e il sangue arterioso ritorna all’atrio sx del cuore con la vena polmonare.
Circolazione portale
Inizia con le arterie che portano il sangue agli organi della digestione dove si suddividono in
capillari che raccolgono le sostanze nutritive. Questi capillari si riuniscono nella vena porta che
giunge al fegato dove si ramifica in altri capillari dove gran parte di queste sostanze vengono
assimilate, trasformate e immagazzinate. I vasi sanguigni che escono dal fegato si riuniscono nelle
vene epatiche che finiscono nella vena cava inferiore.
Il fegato, organo principale del metabolismo, svolge molte funzioni, tra cui quella di impedire che
subito dopo la digestione vi sia un eccesso di sostanze nutritive nel sangue, e quella di
disintossicazione dalle sostanze nocive eventualmente assunte con il cibo.
Adattamento
Ogni tipo di sforzo comporta un aumento dell’attività muscolare e di conseguenza del metabolismo
basale; in condizioni anaerobiche questo può funzionare per un periodo breve, dopo di ché è
necessario l’apporto di O2; compito del sistema cardiocircolatorio è quindi un maggior trasporto di
O2 e sostanze nutritive, nonché l’asportazione delle sostanze prodotte dal metabolismo.
La perdita di funzionalità del sistema cardiocircolatorio, provocato da vita sedentaria, si traduce in
pratica in una diminuita capacità di svolgere sforzi fisici, anche non intensi.
L’attività muscolare raggiunge rapidamente il livello necessario a ogni carico, anche elevato,
attraverso il controllo nervoso, ma il sistema circolatorio ha bisogno di qualche minuto per far
fronte al fabbisogno di O2, così si verifica il cosiddetto debito d’O2, che deve essere poi compensato
nella fase di recupero. Lo stato di equilibrio che si raggiunge si chiama steady-state e dipende
dall’età, dall’allenamento, e dal carico.
In ogni modo la frequenza cardiaca si adatta relativamente presto ad un carico fisico, ed il suo
aumento dipende soprattutto dall’intensità dello sforzo e dallo stato dell’allenamento. Individui più
allenati hanno valori inferiori a parità di carico (vuol dire maggiore economia del lavoro del sistema
cardiocircolatorio), ma possono raggiungere anche valori massimi di oltre 200 battiti/min.
L’allenamento alla resistenza provoca un aumento delle cavità cardiache, in particolare dei
ventricoli, con conseguente maggiore gittata sistolica, quindi il cuore ha bisogno di un minor
numero di contrazioni per espellere la stessa quantità di sangue; questo provoca un diminuzione
della frequenza a riposo, riscontrabile anche dopo poche settimane di allenamento. Un allenamento
della potenza invece provoca un ispessimento delle pareti cardiache.
Durante l’attività fisica arriva più sangue ai muscoli, con tutto ciò che ne consegue, per effetto
dell’aumentata attività cardiaca ma, a causa dei prodotti acidi del metabolismo, si ha una dilatazione
dei vasi sanguigni che potrebbe provocare un diminuzione della pressione. Per ovviare a ciò si ha lo
svuotamento degli organi che immagazzinano il sangue, come la milza, e una minor irrorazione dei
visceri, quindi la pressione non solo non diminuisce ma aumenta.
Il sangue
Funzione principale del sangue, come abbiamo visto, è il trasporto dei gas respiratori, sostanze
nutritive, prodotti di rifiuto, ormoni ed enzimi, ma ha anche funzioni di difesa.
Ammonta a circa il 7-8% del peso corporeo e perdendone più dei 1/3 si ha la morte; è formato per il
55% da sostanze fluide e il 45% da solide.
Componenti fluide
 Plasma: liquido giallastro vischioso, composto per il 90-92% da H2O, e per il resto da sostanze
organiche e inorganiche; la quantità di H2O è costante nonostante le continue perdite (urine, feci,
traspirazione…)
 Proteine: formano gli anticorpi contro le malattie infettive e/o servono come mezzi di trasporto
per grassi, zuccheri… e servono anche per la coagulazione (fibrinogeno)
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 Glucosio: determina il livello glicemico che viene mantenuto costante per via ormonale. Nel
diabete lo zucchero presente nel sangue supera il livello di normalità e viene eliminato attraverso
l’urina.
 Sostanze inorganiche: sono solo l’1% e sono composte da Sali minerali necessari per mantenere
costante la pressione osmotica, essenziale per tutti i processi di diffusione.
Componenti solide
 Globuli rossi: 5 milioni per mm3 nell’uomo e 4.5 milioni nella donna, contengono l’emoglobina
che trasporta l’O2, sono prodotti dal midollo osseo rosso e la loro vita è di circa 120 giorni;
vengono decomposti nella milza
 Globuli bianchi: 6-8.000 per mm3, si formano nel midollo osseo, milza e linfonodi; la loro vita
dura qualche ora e servono da difesa inglobando gli agenti patogeni penetrati nell’organismo.
Ciò facendo si distruggono trasformandosi in pus
 Piastrine: servono a far coagulare il sangue.
Effetti dell’allenamento sul sangue
Esistono differenze tra l’adattamento ad un carico breve o lungo, in genere cambiamenti che si
verificano subito tendono a scomparire dopo alcuni giorni o ore, mentre negli atleti che praticano
specialità di resistenza si evidenziano tardi ma durano a lungo, almeno finché dura l’allenamento;
quando questo si interrompe, questi fenomeni regrediscono.
Arrivando sangue oltre che dal cuore anche dagli organi (milza, fegato…) aumenta la quantità di
emoglobina in circolo e quindi la capacità di trasportare O2.
Il tasso glicemico è aumentato dalla secrezione di un ormone, l’adrenalina, prodotta dalle ghiandole
surrenali; dopo un breve periodo di carico si normalizza di nuovo a causa della riduzione a composti
più semplici. Nella spossatezza si arriva ad avere un tasso glicemico al di sotto della norma ed
allora bisogna reintegrare.
Con carichi molto intensi si ha un aumento di acido lattico, mentre è praticamente nullo con carichi
di lunga durata a bassa intensità, che viene neutralizzato da alcune sostanze alcaline (effetto
tampone).
Con un allenamento adeguato il sangue può passare da 6 a 8 litri, e i globuli rossi arrivare a 7
milioni con conseguente aumento della capacità di trasporto d’ O2, inoltre migliora anche la
capacità di trasporto della CO2 in quanto le sostanze alcaline di cui sopra, combinandosi con essa,
formano bicarbonato.
Tutte queste variazioni si presentano già dopo poche settimane di allenamento.
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