Una pianta per il fegato

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PAGINE VERDI
allontana gli storni dai centri cittadini. Si tratta della
riproduzione
elettronica
del “grido di angoscia” che
normalmente viene emesso
da quegli uccelli che sono
in pericolo e che avvisano i
compagni di stormo di allontanarsi. Adottando questo grido nei punti nevralgici della città, i grandi e
composti stormi di storni
cercano nuovi territori più
“sicuri” che possano fare
da dormitorio.
In via sperimentale è
stato avviato anche un
nuovo metodo per il controllo della popolazione
dei piccioni, che utilizza
un approccio chirurgico
come la vasectomia per ridurre le potenzialità riproduttive dei maschi, senza il
quale in condizioni ottimali
l’incremento
demografico annuo è stimato del
200 per cento.
Tutti metodi non cruenti
che, oltre a
salvaguardare
l’uomo, facilitano
anche la ricostituzione della microfauna cittadina ormai
lesa
dalla
competizione con
le grandi colonie di
piccioni e storni.
Purtroppo,
però, si tratta ancora di palliativi dall’ef fetto
assai limitato. Nell’attesa
non resta
che continuare ad aprire
gli ombrelli sotto i viali alberati delle nostre città.
ERBORISTERIA
Una pianta per il fegato
di Giuseppe Chella
È
molto comune nell’Italia centrale e
meridionale, predilige la collina e si distingue
dagli altri cardi selvatici
per la presenza di macchie
bianche sulle foglie. È
chiamato cardo mariano
perché, secondo antiche
leggende, le suddette macchie simboleggiano il latte
caduto dal seno della Madonna mentre fuggiva in
Egitto con Gesù.
Originaria dell’area mediterranea, è una pianta
che appartiene alla famiglia
delle Composite, ricca di
circa ventimila specie.
Ha un ciclo biennale:
il primo anno infatti
sviluppa una rosetta
di foglie e solamente al secondo anno
forma i fiori
all’estremità
di fusti che
possono raggiungere l’altezza
di circa un metro.
Tali fiori sono riuniti in capolini, con
brattee esterne
appuntite da spine, hanno un
bel colore
rosso violaceo e si
formano
dalla fine
della primavera all’estate.
I1 cardo mariano è una pianta
molto ramificata con
foglie appuntite piut-
Il cardo mariano dalle
foglie con le tipiche
macchie bianche sembra
avere dei buoni effetti
medicamentosi.
tosto larghe, solcate da caratteristiche
nervature
bianche. I cardi selvatici
erano ben noti fin dalle
epoche più antiche ed erano apprezzati sia come alimento che per le proprietà
curative.
Nell’antica Grecia veniva
usato in decotti con il miele
per curare le bronchiti e fu
specialmente dal XV secolo
in poi che ebbe molti autorevoli riconoscimenti per le
sue proprietà disintossicanti. Oggi è stato accertato
che gli estratti dei suoi semi
svolgono una benefica
azione verso alcune forme
di intossicazioni epatiche,
calcoli biliari, itterizia e malattie della milza.
I più recenti studi hanno dimostrato che la silimarina, un estratto deriva77
to dai semi di questa pianta, svolge come il rinomato tè verde una notevole
attività antiossidante che
rallenterebbe il processo
dell’invecchiamento. L’ingrediente più attivo
contenuto nella silimarina è la silibinina, ritenuta efficace
per varie malattie
del fegato come
epatite, cirrosi e
danni epatici da
abuso di alcol e di
farmaci antinfiammatori. Il trattamento con silibinina è anche un fattore salvavita nella terapia standard di
casi di avvelenamento fungino da
Amanita phalloides.
In Germania, dove i
prodotti erboristici sono
sottoposti a numerose verifiche per stabilirne la validità, gli estratti di cardo
mariano sono stati ufficialmente approvati per il trattamento di diverse malattie epatiche sia acute che
croniche.
Una delle più recenti ed
importanti scoperte fatte in
quella nazione ha evidenziato che le sostanze contenute nei semi di questo cardo favoriscono la crescita di
nuove cellule epatiche dove
c’è bisogno di rigenerazione e potrebbero arrestare la
divisione cellulare in alcuni
tessuti cancerosi, probabilmente incrementando l’attività di certi enzimi e inibendo quella di altri.
In farmacia si vendono
diverse specialità a base dei
princìpi attivi di questo
cardo, da usare con il consiglio del medico, mentre
presso le erboristerie si
possono acquistare i suoi
semi per preparare facilmente dei decotti.
Città nuova - N.1 - 2002
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