"La cattedrale sommersa" di Debussy

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Claude Debussy
(1862-1918)
Preludi per pianoforte
(brevi brani pianistici)
Preludio tratto dal primo libro: “La cattedrale sommersa”
Le opere di Claude Debussy si collocano tra Ottocento e Novecento rinnovando sostanzialmente il modo di
scrivere la musica. Lo svolgimento musicale simmetrico, tipico della musica sinfonica classico-romantica,
cede il passo ad atmosfere rarefatte, che, modificando le tecniche compositive e i contenuti espressivi,
assegnano uno spazio sempre più preponderante all’uso delle dissonanze.
L’uso di accordi dissonanti, la frammentazione delle linee melodiche intese come svolgimento logico di un
pensiero musicale, la rivisitazione delle forme, conferiscono alle composizioni di Debussy quel tipico
carattere evanescente più volte ricondotto alle opere dei contemporanei pittori impressionisti.
La cattedrale sommersa è il decimo dei 24 preludi, contenuti in due libri, scritti dal musicista francese tra il
1909 e il 1913.
La descrizione musicale di Debussy si ispira ad un’antica leggenda della Bretagna (regione nel nord ovest
della Francia): “in un lontano giorno, a causa della cattiveria degli uomini, una enorme quantità di acqua
inondò completamente un piccolo paese e la sua chiesa. Da allora dei rintocchi di campane si odono in
lontananza come severo monito contro ogni crudeltà umana”.
Il preludio si apre con rintocchi di campane affidati alla magica tastiera del pianoforte:
La fantasia creativa di Debussy descrive il sinistro suono delle campane con accordi di semibreve ripetuti
nella prima e nella terza battuta di questo inizio “profondamente lento”. Le semiminime, anch’esse in forma
di accordi, rappresentano invece i sordi rintocchi soffocati dalle acque.
Nella parte centrale si leva una melodia, interrotta, a tratti, dal suono delle campane.
L’atmosfera torna poi a chiudersi su se stessa, rievocando magicamente l’immagine della misteriosa
cattedrale.
Nella sua produzione artistica Debussy non disegna l’opera musicale attraverso contorni netti e precisi, ma
cerca di annotare le sensazioni della realtà che descrive. L’emotività dunque occupa lo spazio
precedentemente destinato alla costruzione logica del pensiero musicale. Questa nuova sensibilità apre la
strada a tutta una serie di innovazioni del linguaggio, che determineranno profondi cambiamenti in tutta la
musica del XX secolo.
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