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La stampa del ventennio (da cap 1 a cap 4)

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La stampa del ventennio
1. La repressione
La stampa italiana alla vigilia della marcia su Roma  ricca di contraddizioni  Mussolini prima della
marcia contava su un numero non trascurabile di sostenitori nel campo della stampa:




Vi era lo scontato appoggio del suo organo personale  il “Popolo d’Italia”
varie testate nate fasciste quali: il “Popolo di Trieste”, “Cremona Nuova”, la “Voce di Mantova”,
“Istria Nuova”
altre testate convertite al fascismo: “Il Resto del Carlino” di Bologna, il “Piccolo” di Trieste e la
“Gazzetta di Venezia”
godeva anche dell’avallo di una parte della pubblicistica liberale  che nella prospettiva di una
rivoluzione socialista un governo fascista sarebbe stato di stimolo e in un secondo momento si
sarebbe potuto costituzionalizzarsi
inizio ottobre 1922 (poco prima della marcia)  “Il Corriere della Sera” (organo dell’opinione pubblica
liberale) parlava dell’esigenza di un governo con lo spirito liberale e la risoluzione fascista  auspicando
esecutivo in grado di contrastare gli aspetti antilegalitari operanti nel fascismo e garantire spazio ai
tradizionali ceti dirigenti (idea che si rafforzò con la formazione del neogoverno che annoverava anche
rappresentanti del mondo liberale e cattolico
maggio 1925 a distanza di alcuni anni dalla marcia su Roma  Alberto Albertini direttore del “Corriere
della Sera”  ripercorrendo momenti che avevano preceduto l’ascesa mussoliniana  avrebbe scritto al
suo capo-redattore che “Il Corriere” avendo capito l’ineluttabilità del movimento aveva insistito perché il
ministro Facta si dimettesse e lasciasse posto a ministeri che potessero assorbire costituzionalmente le
forze che minacciavano di prendere vie illegali  questa ricostruzione trova conferma nei documenti di
quelle giornate, tra cui una lettera invita da lui stesso il 2 novembre 1922 al collaboratore del corriere Ugo
Ojetti che aveva manifestato la sua solidarietà per la sospensione del giornale per 24 ore  atteggiamento
che tenta di indirizzare per la via migliore il Governo Mussolini e nota che il primo Consiglio dei Ministri si
propone di attuare molte idee proposte dal Corriere
atteggiamento analogo è manifestato da altri organi di stampa non fascisti:
o
o
o
o
liberal-conservatrice “Nazione” di Firenze guidata dal futuro direttore del Corriere Aldo Borelli
la frassatiana “Stampa” di Torino  che lavorava per favorire l’ingresso del fascismo nell’alveo dei
poteri costituzionali
il “Corriere Mercantile” di Genova  da 1916 passato ai fratelli Perrone e alla Federazione degli
armatori liberi (che dal 1919 fu unica proprietaria)
maggiore accentuazione dei toni favorevoli al fascismo dell’“Idea Nazionale” (giornale nazionalista
fondato a Roma nel 1911) e della “Tribuna”;
Mussolini non si fece particolari remore di carattere morale o deontologico  aveva una visione ben poco
liberale del ruolo della stampa
2 novembre 1922  Lettera inviata da Mussolini al senatore Salvatore Barzilai (presidente della
Federazione nazionale della stampa)  non lasciava dubbi sulle sue intenzioni  dichiarò di voler
salvaguardare la stampa se essa si fosse dimostrata degna di un simile trattamento -> aggiunse inoltre che
la libertà di stampa non era un diritto, bensì un dovere
Fin dal novembre 1922  agli studi legge contro i possibili “abusi” della stampa  poi accantonata
Maggio 1923 capo Ufficio stampa della presidenza del consiglio  Cesare Rossi  dava il via a una prima
organizzazione “razionale della stampa filo-fascista e nazionale”
Ottobre 1923 lo stesso Rossi chiedeva ai prefetti di fornirgli un quadro dettagliato dei giornali diffusi in
ogni provincia, per inserirli in uno schedario che comprendeva informazioni su direttori, redattori, tendenze
politiche, finanziatori e composizione dei consigli di amministrazione
Mussolini nel frattempo ribadiva la sua filosofia di gestione del potere pubblicando sulla rivista di cui era
fondatore e direttore “Gerarchia”  articolo dal titolo “Forza e consenso”  evidenziava che il favore delle
masse fosse una variabile “mutevole” quanto “le formazioni della sabbia in riva al mare”  unico metodo
efficace per evitare il malcontento era la “forza”
Primi provvedimenti del suo governo, però, non presentavano un programma preciso  uso di strumenti
per la raccolta di informazioni sui giornali (a cui attribuiva esagerata importanza, forse per via del suo
passato giornalistico)  inizialmente si mosse cercando di ridurre al silenzio le voci contrastanti più che ad
alimentare consenso fascista
Giornate che seguirono marcia di Roma  evidente strategia della violenza fin dalla loro costituzione 
spesso rivolta a giornalisti e sedi di giornali che in quei giorni si inasprì molte sedi di giornali furono
visitate dalle camicie nere perché non venissero avanzate critiche o riserve es. sedi del “Paese, “Voce
repubblicana”, “Avanti!”, “Mondo”, “Rivoluzione Liberale”, “Ora”, “Comunista”, “Giornale di Sicilia”, “Vita
del Popolo”, “Epoca”… ecc
18 dicembre 1922 azioni squadre fasciste a Torino che lasciarono a terra 22 persone e non
risparmieranno la sede del gramsciano “Ordine Nuovo”
Alle opere di devastazione si aggiungeranno azioni ai danni di edicole che vendevano giornali di opposizione
 violenze scoordinate lasciate alla libera licenzia dei singoli fasci locali su cui persino il governo
dimostrava nei loro confronti uno scarso potere di controllo e influenza, con l’accondiscendenza delle forze
dell’ordine A prova di ciò corrispondenze tra il sottosegretario agli Interni Aldo Finzi, le prefetture del
regno e le gerarchie del partito nei giorni a seguire della marcia su Roma  si percepisce in esse il limitato
potere di controllo
Es: caso del bimestrale napoletano “La Scintilla” prefetto di Napoli ad Aldo Finzi invia risposta il 18
novembre 1922 in cui si dice impossibilitato di persuadere i fascisti sulla revoca dell’imposta sospensione
del giornale
Es: caso analogo per la “Gazzetta dell’Emilia” di Modena  locali non riuscirono ad essere sgomberati
dall’occupazione fascista
Prima fase caratterizzata da disordine e connivenza tra polizia e squadre fasciste  con il passare dei mesi
anche i toni di indole normalizzatrice delle direttive provenienti dal centro muteranno  intenzione del
governo di non reprimere le violenze ai danni dei giornali e anzi incoraggiarle
Cambio di prospettiva  si nota nell’analisi dei rapporti primavera-estate del 1923 che Mussolini aveva
iniziato a inviare ai prefetti  limitandosi all’attenzione di uno dei giornali d’opposizione sottoposti a
maggiore pressione (il socialista “Avanti!”), ma anche ad altri giornali critici quali “La Giustizia” e “Il Mondo”
Telegrammi di Mussolini al prefetto di Milano:
28 giugno 1923  Avanti! ha ripreso “certa baldanza imbecille”  invitando il prefetto a far sì che i
socialisti non nutrissero illusioni
Poi 6 ottobre 1923  Mussolini minaccia la chiusura del giornale attraverso il prefetto per misure di ordine
pubblico
Prima ancora di qualsiasi provvedimento legislativo  ruolo della stampa pesantemente limitato
dall’azione delle squadre, dall’avvallamento della polizia e dagli interventi delle prefetture della
magistratura e del governo
“Avanguardia”  organo della federazione giovanile comunista chiuso per ben 4 volte dalla questura della
capitale con ridicole motivazioni formali
Azioni di intimidazione che fece sì che moltissimi giornali minori che corressero la propria linea politica in
favore del fascismo  furono indotti anche a un atteggiamento critico verso quelle testate (seppur
moderate) come il “Corriere della Sera” e “La Stampa” che potevano permettersi maggior indipendenza e
riuscivano a interpretare sentimenti del pubblico borghese moderato
Violenza e minacce  provocarono allontanamento dai giornali di collaboratori e lettori e eventuali
finanziatori (soprattutto di testate minori) che si lasciavano intimidire da possibili ritorsioni
Es: “Il Popolo”  il direttore Giuseppe Donati scriveva a Luigi Alberini cercando sostegno economico in
quanto i suoi finanziatori erano “latitanti” per via dei timori inculcati dal governo
Si moltiplicarono inoltre le iniziative delle federazioni provinciali del Pnf che promossero inviti se non
obblighi dei propri iscritti di astenersi dalla lettura di giornali come il “Corriere della Sera” (10 luglio 1923 la
federazione del Pnf di Mantova obbligava i suoi iscritti a non leggere il Corriere per tre mesi; ma ancora più
rilevante fu quello fatto da gruppi di fascisti che la sera del 9 luglio presero di mira il furgone postale del
treno proveniente da Milano che conteneva copie del Corriere della Sera a cui diedero fuoco poi in piazza
Garibaldi a Parma e poi la cosa fu replicata il giorno dopo per “La Giustizia” e l’ “Avanti!” a Bologna
Mussolini voleva che molti giornali si sarebbero autosospesi per via di una crisi economica indotta dai
pochi finanziamenti e dal poco apprezzamento del pubblico
Infatti, in relazione all’ “Avanti!”  14 dicembre 1923 Mussolini invia telegramma al prefetto di Milano -
chiedendo che fosse necessario che il giornale continuasse a essere stampato e non avesse una morte
violenta
In un secondo momento  i controlli delle prefetture e del Pnf si sarebbero rafforzati per cogliere ogni
possibile espressione di debolezza o contraddizione es: gennaio 1925 linea di difesa contro “La Giustizia”
che cercava di riunire giornali antifascisti in difesa del Direttore del “Corriere della Sera” Albertini che fu
danneggiato in quanto venne fatta fallire la Banca Albertini in suo possesso  cercando di creare
campagna che veicolasse il messaggio che essa avesse danneggiato i piccoli risparmiatori
GLI INTERVENTI SULLE PROPRIETÀ
Dopo ascesa Mussolini aveva come obiettivo di far tacere i giornali di opposizione e riaffermare il suo
potere sulla stampa del Pnf  ma dopo nacque l’esigenza di conquistare appoggio incondizionato della
stampa liberale a maggiore tiratura
 per fare ciò cercò di favorire ascesa di nuovi proprietari che appoggiassero il fascismo e indurre i vecchi a
farlo in cambio di contropartite a livello politico
Gli editori delle principali testate (che erano anche tra i maggiori gruppi industriali e finanziari del paese)
abbastanza disponibile a conformarsi alle aspirazioni di Mussolini
Inoltre magri profitti e perdite per la gestione editoriale delle testate decurtati dall’aumento del costo della
carta, scioperi dei trasporti ecc  editori colsero segnali rassicuranti del fascismo che avrebbe impresso un
carattere regressivo alla politica fiscale, avrebbe dato slancio ai profitti delle imprese e avrebbe attenuato
la carica rivoluzionaria del movimento operaio
Giornale economico  “Il Sole”  principale portavoce delle rivendicazioni degli industriali lombardi 
poco dopo la marcia su Roma chiedeva al fascismo un “completo risanamento finanziario e un ritorno
deciso al privato”
Giugno 1923 uno dei proprietari del “Corriere della Sera” il senatore Mario Crespi  chiedeva a Luigi
Albertini di porre il giornale su una linea di prudente moderazione e indulgenza verso il nuovo governo
All’atto pratico -> rimescolamento dei pacchetti azionari non stravolse gli assetti proprietari  ma a
differenziarsi fu il carattere capillare degli interventi governativi  ruolo attivo del Pnf e i toni duri
manifestati dagli emissari dell’esecutivo nelle fasi delle negoziazioni
Serie di interventi  per la sistemazione della stampa filo fascista e nazionale alcuni di essi manifesti
nella lettera di Mussolini al capo ufficio stampa della presidenza del consiglio  Cesare Rossi:




aiuto a favore del “Resto del Carlino”
trattamento di benevolenza per il “Popolo d’Italia”, l’ “Impero”, l’ “Idea Nazionale”
la soppressione di “Epoca”, “Il Mondo” e “Nuovo Paese”
fondazione del nuovo quotidiano “Corriere Italiano”:
o creato a Roma nell’agosto 1923 da Filippo Filippelli e il coinvolgimento di alcuni grandi
industriali (Ilva, Terni, gruppo Odero e Fiat)
o sin dall’inizio linea normalizzatrice accanto alla “Stampa” e al “Resto del Carlino”
nell’auspicare una revisione in senso liberal-conservatore, ma anche come organo di esatta
interpretazione del pensiero di Mussolini
o precoce chiusura per via del coinvolgimento del suo direttore Filippelli nell’affare Matteotti
per la ridefinizione degli assetti proprietari  il fratello di Benito, Arnaldo (direttore del Popolo d’Italia)
svolse ruolo di intermediario tra governo e mondo degli affari
nel primo quadriennio del governo fascista, alla fine di una serie di complesse operazioni che portarono a
mettere nelle mani di proprietari e direttori filofascisti i principali giornali  Mussolini ottenne che erano
gli industriali ad aver bisogno del fascismo per crescere e sopravvivere in un vicendevole scambio tra
interessi pubblici del fascismo e interessi privati delle imprese.
In casi estremi saranno i proprietari dei giornali a consegnare a Mussolini le loro quote azionarie per
dimostrare il possesso dei requisiti morali e politici; in altri casi saranno i proprietari stessi a mettere alla
guida dei propri organi dei gerarchi fascisti
I PRIMI PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI: IL DECRETO DEL LUGLIO 1923
I primi provvedimenti erano di natura negativa tesi a ostacolare quanto di esistente potesse nuocere al
fascismo piuttosto che a sostituirlo con qualcosa di nuovo
12 luglio 1923  Mussolini dichiara uscita del decreto sulla stampa  firmato dal re tre giorni dopo 
provvedimento si proponeva di combattere gli “abusi” delle opposizioni nel campo dell’informazione e
riformava vecchio istituto dei gerenti (coloro che firmavano le testate diventandone responsabili di fronte
alla legge) chiedendo che essi dovessero essere o il direttore del giornale o uno dei principali redattori 
decreto che raccolse largo consenso anche tra opposizione, ma in realtà strumento di rafforzamento di
controllo sulle varie testate, tant’è che prefetto poteva diffidare o dichiarare decaduto il gerente di una
testata con potere d’arbitrio assoluto.
i principali organi di stampa di area cattolica e liberale (se si escludono il “Mondo” di Giovanni Amendola
e di Alberto Cianca, il “Corriere della Sera di Albertini e la “Stampa” di Frassati e Salvatorelli)  reagirono
minimizzando la portata e le conseguenze del decretoanche perché tra il pubblico di lettori molti non
vedevano negativamente una normalizzazione nel paese attraverso una costituzionalizzazione del fascismo
Vi era percezione nel pubblico che il fascismo potesse essere espressione di una nuova politica di governo
in grado di dare prestigio al paese al di fuori dei confini nazionali
22 luglio  l’Associazione della stampa romana (principale delle associazioni che aderiva alla Federazione
nazionale della stampa (la Fnsi))  rispose al decreto con un ordine del giorno di opposizione  ma venne
ripresa dalla Fnsi che chiedeva sospensione immediata del provvedimento  Federazione inviò
delegazione presso capo del governo che accordò una linea morbida  infatti sospese temporaneamente
pubblicazione del decreto sulla “Gazzetta Ufficiale” (anche indotto dal re)  ma si riservò la facoltà di
riproporlo non appena le circostanze fossero state più propizie
Dunque Mussolini ritenne che non fosse ancora conveniente uno stravolgimento della linea dei maggiori
giornali liberali e piuttosto fosse necessario mantenere un contatto mediato con l’opinione pubblica
borghese  anche perché molte testate intimorite cercavano autonomamente forme di convivenza con il
governo
L’UFFICIO STAMPA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
Gennaio 1923 prima riorganizzazione e ristrutturazione dell’Ufficio stampa della presidenza del consiglio
(nel 1925 ribattezzato Ufficio stampa del capo del governo)  che poi sarebbe stato principale centro di
emanazione della politica del regime in campo propagandistico e culturale
primo capo dell’ufficio dopo marcia su Roma fu Cesare Rossi
8 agosto 1923 Ufficio venne sganciato dalle dipendenze del ministero dell’Interno e posto sotto il
diretto controllo della presidenza del consiglio  svolse funzioni di raccolta di informazioni riservate  vi è
una documentazione risalente al biennio 1922-24 su presenza di informatori sul libro paga e sulla pratica
delle intercettazioni telefoniche
Compiti di raccolta di info  affidati a giornalisti di secondo piano (spesso precari presso agenzie di
stampa) senza scrupoli  infatti nel libro paga di Cesare Rossi nel primo biennio fu presente il nome dello
squadrista Amerigo Dumini  uno degli esecutori del rapimento e dell’uccisione di Matteotti.
Ufficio  avrebbe svolto ruolo primario negli interventi di soppressione di giornali e nella fondazione di
nuovi, ma anche di elargizione di finanziamenti a singole testate “amiche”.
Inizialmente finanziamenti dell’Ufficio stampa vennero corrisposti mensilmente attraverso i fondi segreti
che il ministero dell’interno elargiva tramite il sottosegretario Aldo Finzi  aiuti che finanziavano quotidiani
e periodici provinciali del Pnf (es “La Scure” del Pnf di Piacenza, “Polemica” di Napoli, “Costruire” di Pisa,
“L’assalto” di Perugia…) –> spesso finanziamenti rendevano vita difficile ad altri fogli fascisti locali meno
controllabili dal governo
Nei primi anni di potere mussoliniano  Ufficio stampa intensificò rapporti con le prefetture
Inoltre fin da marzo-maggio 1924 ordini inviati da Ufficio ai quotidiani ma solo dalla crisi Matteotti 
le disposizioni ai giornalisti (le cosiddette veline) avrebbero assunto caratteri significativi
Dopo allontanamento di Cesare Rossi (coinvolto nell’omicidio Matteotti) --> a capo dell’Ufficio messo il
conte Giovanni Capasso Torre di Pastene (fino al 1928)
Compiti di vigilanza e propaganda fino ad allora avevano solo due sezioni (Stampa interna e Stampa estera)
 ampliati  ruolo di pianificazione nelle strategie del fascismo in ambito propagandistico
Alla guida dell’Ufficio stampa  da settembre 1928 il giornalista Lando Ferretti e poi dal dicembre 1931
Gaetano Polverelli. Quest’ultimo si deve la decisione che si fece concreta nel 1934 di dare vita una Sezione
propaganda, con il compito di diffondere all’estero l’opera di regime.
Polverelli -> zelante fascista tra i fondatori del fascio di Roma  mirò al rafforzamento del mito del duce
e a costruire l’immagine di una “nuova Italia”  a partire da questo periodo gli interventi dell’Ufficio
stampa saranno frequenti e minuziosi in ogni aspetto dei fogli, non solo riguardo ai contenuti ma anche alle
dimensioni, la veste grafica, l’impaginazione, fotografie e disegni
Mussolini infatti per enfatizzare la propria figura si vantò di controllare ogni singolo foglio pubblicato sui
giornali nazionali anche se non del tutto vero  per lo più leggeva articoli principali e editoriali di
maggior prestigio
L’UFFICIO STAMPA DEL PARTITO NAZIONALE FASCISTA
Vi era anche un altro centro organizzativo e di controllo sulla stampa ovvero l’ufficio stampa del pnf la
cui presenza e ruolo ribaditi dopo il gran Consiglio del fascismo nell’ottobre 1923
Ufficio stampa del Pnf aveva struttura semplice:
o
o
o
si occupava della distribuzione di materiale propagandistico
si occupava della gestione amministrativa della stampa di partito, su cui esercitava anche funzioni
di controllo politico
si faceva carico di sostenere tutte le pubblicazioni legate ai ministeri, le corporazioni, ai gruppi
giovanili e universitari e alla Scuola di mistica fascista stampa di infimo genere e poco letta ma
capillarmente distribuita
alla fine degli anni Venti  2/3 dei quotidiani di provincia erano controllati dal Pnf o guidati dai segretari
federali del fascio (che usavano i giornali come strumenti per scalate personali ai vertici del regime)
gran parte dei fasci locali disponeva di organi propri  con tiratura di poche migliaia di copie 
limitatamente alla stampa quotidiana vi sono le statistiche relative al 1929 che forniscono un quadro
significativo: il “Popolo di Brescia” (uno dei principali quotidiani del Pnf) aveva una tiratura di 24mila copie
giornaliere, la “Gazzetta” di Messina di 12.300 fino ad arrivare al “Giornale del Friuli” di Udine e la
“Provincia di Bolzano” che arrivavano a 2400/2300 copie.
Eccessivo proliferare di fogli locale di partito  un problema per il fascismo  prima della marcia di Roma
in un convegno a Milano del 17 ottobre 1922 era stato auspicato un maggior controllo sulla stampa di
partito e venne stabilito il divieto di dare vita a organi senza la preventiva autorizzazione dei dirigenti
nazionali .
Nel 1923 il Gran consiglio del fascismo  decise che indipendentemente dalla natura del giornale a partire
dal 1° settembre 1923 si sarebbe dovuto pubblicare un solo giornale di partito per ogni provincia
Nel frattempo l’ufficio stampa del Pnf  aveva diramato un comunicato contenente la lista degli organi da
considerare “ufficiali” -> alla quale facevano riferimento i finanziatori che volevano entrare nelle grazie del
fascismo
1925organi ufficialmente riconosciuti dal Pnf erano un centinaio ma non vi furono soste nel fenomeno
di proliferazione di nuovi organi tanto che nel 1926 il segretario del partito Augusto Turati fu costretto a
ridimensionarli e nel giro di un anno fu attuata la soppressione di oltre 30 organi locali
Gennaio 1929 con una registrazione notarile venne affidata a Luigi Rezzola (amministratore del “Popolo
di Brescia”) -> la gestione amministrativa di tutti i giornali dipendenti dal partito  Rezzola assunse la
carica di “procuratore ispettore” ed era unico responsabile dell’Ispettorato giornalistico del Pnf:
o
ispettorato creato nel 1927 da Turati solo per risollevare le sorti di tre giornali del Pnf:
“Alpenzeitung”, la “Provincia di Bolzano” e “Il Brennero” di Trento
o
aveva inizialmente ruolo informale  ma poi con la registrazione del 1929 venne trasferito a Roma
e dotato di una struttura più organizzata  assumendo l’incarico della sistemazione delle aziende
giornalistiche acquistate dal partito, nella gestione di queste e nella cura del loro sviluppo 
garantendo ai singoli giornali i vantaggi di una direzione amministrativa centrale
Per risolvere i problemi della stampa di partito  fine anni Trenta  27 novembre 1939 con il nuovo
segretario Ettore Muti fu deciso di trasferire 15 quotidiani e 45 settimanali dipendenti dal partito sotto la
gestione finanziaria e organizzativa del ministero della Cultura popolare:
o
o
o
vi era la pratica da parte della segreteria di partito di inviare ordini non solo alla stampa di partito,
ma anche a quella di “informazione”
a partire dalla segreteria di Roberto Farinacci pratica consolidata nel tempo soprattutto con la
nomina di Achille Starace a segretario del partito (dicembre 1931)  che inondava le redazioni con
sue personali osservazioni
per risollevare il livello scadente della stampa di partito  4 aprile 1940 fu decisa la creazione di un
Ente stampa sotto le competenze del Minculpop -> presidenza affidata prima ad Andrea Bonomi e
poi a Carlo Scorza  ufficio di corrispondenza con sede a Roma serviva una ventina di quotidiani
minori come “L’Unione Sarda” di Cagliari o il “Popolo del Friuli” di Udine e una quarantina di
settimanali  svolse ruolo di agenzia di stampa per quei giornali i cui mezzi erano insufficienti e si
propose il compito di uniformare il livello della stampa (lettore di organi locali aveva stesse info del
lettore della stampa nazionale)
Ufficio stampa del Pnf  mai all’altezza delle aspettative  sia per sovrapposizione parziale di ruoli con
l’Ufficio stampa del capo del governo e con l’Agenzia Stefani sia per il livello mediocre dei responsabili alla
guida
LA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA E IL SINDACATO FASCISTA DEI GIORNALISTI
Al momento dell’ascesa del fascismo  i giornalisti italiani erano nella loro maggioranza organizzati in due
associazioni nazionali:



il piccolo Sindacato nazionale fascista dei giornalisti (il Snfg):
o nato a Bologna poco prima della marcia su Roma  iniziativa di un comitato di cui faceva
parte Giorgio Pini (futuro redattore capo del “Popolo d’Italia”
o la sezione romana (tra le principali) era stata fondata nel 1922 da un gruppo di giornalisti
fascisti tra cui: Giuseppe Bottai, Roberto Forges Davanzati ed Ermanno Amicucci
o inizialmente il Snfg non ebbe forza per contrastare con metodi legali il predominio della
Fnsi
la Federazione nazionale della stampa italiana (la Fnsi)
o nata nel 1908  con compiti di tutela della categoria
o formalmente nelle mani del segretario generale Giovanni Biadene
o da settembre 1920  guidata dal consigliere repubblicano Giuseppe Meoni
o riuscì a consolidare sua influenza nella categoria  grazie anche all’atteggiamento di
“benevola attesa” nei confronti del fascismo –> così forte che i membri della Snfg capirono
che per contrastarlo dovevano farsi strada al suo interno
vi era una terza associazione che si costituisce a Milano nel 1911 dal ruolo marginale 
Associazione della Stampa cattolica italiana
fine settembre 1923 per le elezioni del nuovo direttivo dell’Associazione della stampa romana  i
giornalisti fascisti presentarono un proprio candidato  il nazionalista Enrico Corradini  presentato con
una campagna di propaganda attuata da Cesare Rossi e i giornali da lui controllati e finanziati) 
ciònonostante venne sconfitto dal liberale moderato Alberto Bergamini (direttore del Giornale d’Italia)
27 gennaio 1924  Snfg tenne in Campidoglio il suo primo congresso nazionale con il comitato che
annoverava nomi come Gaetano Polverelli  il congresso fece registrare la partecipazione di 500
giornalisti, tra cui lo stesso Mussolini  in cui si assicurò al sindacato una maggiore legittimazione
Poco prima del delitto Matteotti  in occasione del rinnovo delle cariche direttive dell’Associazione della
stampa romana  i giornalisti fascisti tentarono di mettere un nuovo candidato nel posto lasciato libero da
Alberto Bergamini (che si era dimesso probabilmente a causa di un’aggressione subita un mese prima che
forse era a sfondo politico)  ma il nuovo candidato Vincenzo Riccio venne nuovamente sconfitto da un
candidato democratico, Roberto Bencivenga  non valsero a niente le proteste dei fascisti sul fatto che
Bencivenga fosse un generale in pensione e non un giornalista professionista
IL DELITTO MATTEOTTI E L’APPROVAZIONE DELLA NUOVA LEGISLAZIONE
Questione dell’applicazione del decreto 15 luglio 1923 che era stata accantonata da Mussolini venne
risollevata nelle settimane che seguirono l’assassinio di Matteotti  spartiacque decisivo per il processo di
fascistizzazione del settore stampa
10 giugno 1924  scomparsa del deputato socialista Matteotti e notizie sulla sua uccisione  portarono
governo sull’orlo della crisi
i giornali di opposizione appartenenti all’area socialista e comunista e alcune frange del Partito popolare
chiedevano le dimissioni di Mussolini
l’organo della stampa liberale per eccellenza  il “Corriere della Sera” (ma linea simile fu quella anche
della Stampa di Torino)  intraprese campagna di rivelazioni in cui veniva puntato indice su collusioni fra il
governo e gli ambienti in cui l’uccisione del deputato socialista era maturata
rimaneva comunque la pregiudiziale antisocialista e anticomunista del Corriere, che rendeva
difficile un fronte di opposizione coeso al fascismo  ma a ciò era comunque affiancata una forte matrice
antifascista che da quel momento si rinsaldò
Questo mutato atteggiamento che consisteva in una perdita della speranza di costituzionalizzazione del
fascismo  fu accolto prima con favore dai lettori tanto che crebbe la tiratura dei giornali non filo
governativi e calarono le vendite degli altri
es:
o l’“Unità” arriva a tirare 34000 copie (che a fine 1924 raggiungeranno le 40000)
o l’“Avanti!” arrivò a tirare 71.500 copie solo a Milano e 150.000 in tutta Italia
o “Il Mondo” di Alberto Cianca ben 110.000 copie  dato significativo in quanto il giornale si andava
distinguendo per alcuni scoop giornalistici tra cui i primi estratti del “memoriale” di Cesare Rossi
pubblicato il 27 dicembre 1924
Togliatti avrebbe sottolineato in una lettera del 7 ottobre 1924 al comitato esecutivo dell’Internazionale
comunista che prese corpo l’esistenza di un “fronte giornalistico borghese antifascista molto compatto”,
che sarebbe riuscita a conquistare consenso dell’opinione pubblica e di raggiungere centinaia di migliaia di
lettori  aggiungendo che se il blocco delle opposizioni avesse condotto un’azione politica contro il
fascismo della stessa ampiezza e con la stessa tenacia come quella condotta dalla campagna di stampa, la
situazione politica italiana sarebbe mutata
successe che anche la stampa combattentistica che inizialmente non avevano visto di cattivo occhio
l’ascesa di Mussolini iniziarono a manifestare maggiore distacco dal governo es “Il Mattino” di Napoli e “La
Nuova Sardegna” di Sassari
i giornali filo governativi quali “Gazzetta del Popolo”, “Messaggero”, “Resto del Carlino”, “Tribuna”,
“Popolo d’Italia”  si limitarono ad esprimere la condanna del delitto invitando Mussolini a un’azione
risoluta contro i responsabili, ma attaccando anche gli altri giornali che venivano accusati di approfittare
della vicenda per attaccare il governo.
Questa dura campagna giornalistica dell’opposizione di stampa spinse Mussolini ad applicare il decreto 15
luglio 1923 pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” dell’8 luglio 1924 con un ulteriore decreto pubblicato tre
giorni dopo che aggravava alcuni punti del precedente provvedimento come la facoltà di sequestrare un
giornale indipendentemente dal procedimento di diffida
conseguenza di ciò:
o
o
dal luglio al dicembre 1924 l’“Avanti!” fu sequestrato 36 volte e nel 1925 ben 62
l’ “Unità” fu sequestrata 23 volte nel 1924, 77 nel 1925 e 46 nel 1926 (anno in cui ebbe due periodi
di sospensione)
le misure approvate rimettevano in auge gli articoli 52, 58, 59 del vecchio Statuto albertino e l’articolo 3
della legge comunale e provinciale (applicata dal governo Di Rudinì durante le giornate di Milano del 1898)
 dunque prescrizioni che sono in realtà dirette derivazioni di marca conservatrice, elaborate
precedentemente  questi provvedimenti da un lato esprimevano il desiderio di Mussolini di sciogliere
tutte le principali associazioni regionali della stampa dall’altro manifestavano l’esigenza di mantenere in
vita un sistema che consentisse di agire di volta in volta (modulando in base alle circostanze)
22 luglio 1924  riunione del Gran Consiglio, di poco successiva al decreto  Mussolini disse che non si
mobilita un esercito per sfondare pochi fogli di carta
 reazione dell’opinione pubblica fu limitata  questione dell’informazione interessava nel complesso
poco ai non addetti ai lavori  infatti il ministro Federzoni inviò una circolare governativa (11 luglio 1924)
per aver notizie sull’impressione destata dall’entrata in vigore del decreto e su 70 risposte dei prefetti 
ben 37 ne attestavano un’ampia e diffusa indifferenza
sul fronte della reazione dei giornalisti  reazioni dure  il 17 luglio il comitato direttivo della Fnsi
sottoscrisse unanime sotto la presidenza di Meoni  un documento di forte critica al governo esprimendo
la loro intenzione di resistere -> anche le maggiori testate si mossero  contro il decreto si pronunciarono
esplicitamente “L’Italia” di Milano
il 23 luglio con l’adesione di 11 testate (tra cui il “Corriere della Sera”, la “Stampa” e il “Mattino” di
Napoli )  fu costituito un Comitato per la difesa della libertà di stampa  per la prima volta anche la
stampa di tendenza liberale si opponeva con decisione ai provvedimenti del governo
Come mai le reazioni furono timide inizialmente? Per spiegarlo bisogna ricorrere agli interessi di cui la
stampa era portavoce e alle rivendicazioni di cui la Fnsi si faceva portatrice



Nel primo dopoguerra il processo di acquisizione delle maggiori testate da parte dei grandi trust
economici e finanziari aveva raggiunto notevoli dimensioni
anche gli obiettivi delle associazioni federate alla Fnsi mutavano  concentrandosi su aspetti
previdenziali e retribuitivi (con minore interesse per le garanzie alla libertà di espressione)
i dirigenti della Fnsi (es uomini come Meoni e Bencivenga)  in stretti rapporti con i maggiori
gruppi finanziari e industriali del paese ed erano sensibili ai valori del patriottismo e dell’ordine
sociale
LA SVOLTA DEL 3 GENNAIO
Tra il 31 dicembre 1924 e il 1°gennaio 1925  quasi tutti i giornali di opposizione (“La Stampa”, “La
Giustizia”, l’ “Avanti!”, “L’Unità” e “Il Nuovo Paese”)  sottoposti a sequestro
3 gennaio 1925 Mussolini pronunciava alla Camera dei deputati un discorso, che annunciava nel giro di
48 ore l’avvio di un chiarimento “su tutta l’area”.
Anche nelle due settimane successive buona parte dei giornali di opposizione sequestrati, nonostante gli
strategemmi come quello de “L’Unità” di riportare stralci desunti da giornali fascistissimi come il “Popolo
d’Italia”.
Una delle conseguenze di questo clima  gravissimi danni economici a carico degli editori e anche per
direttori di testate che godevano di una quota azionaria rilevante (come Frassati e Albertini) fu difficile
perché dovevano rendere conto al consiglio di amministrazione che non poteva accettare le perdite di una
protratta sospensione
Contraccolpo alla stampa causato dal discorso di Mussolini riassunto dalla lettera di Alberto Albertini
inviata il 6 gennaio 1925 all’amico Ugo Ojetti in cui dice che hanno loro “mozzato la lingua” e non
potendo parlare a mezza voce preferiscono tacere
Un’altra risposta giornalistica fu una petizione al re promossa dalle tre principali testate (La Stampa, Il
Corriere della Sera e il Giornale d’Italia)  sulla base di un testo di Luigi Salvatorelli, sottoscritto poi dai
responsabili di 25 quotidiani.
Clima di tensione alimentato da campagne diffamatorie fondate su attacchi personali ai singoli direttori
attuata da vari giornali fascisti  ma non solo anche diversi interventi di censura e di sequestro attuati
dalle prefetture e dal segretario nazionale del Pnf e dai vari segretari federali
Convergere di interventi che impedirono ai giornali una qualsiasi forma di contromisura  inizio 1925
inizieranno a vedere la luce i primi fogli antifascisti clandestini  es “Non mollare!” a cui collaboreranno
Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei e i fratelli Nello e Carlo Rosselli
LA LEGGE 31 DICEMBRE 1925
Forti resistenze della Fnsi dopo discorso del 3 gennaio  convinsero deputato e giornalista fascista
Ermanno Amicucci (che intensificò la sua influenza all’interno del Snfg) di cercare di giungere al più presto a
una liquidazione della libera organizzazione di rappresentanza dei giornalisti
In una serie di colloqui svoltisi nell’estate del 1924  Amicucci espose al duce le riforme legislative che
aveva maturato per mettere in scacco il settore giornalistico
Amicucci pensò di contrapporre a un progetto di legge affidato ai ministri Federzoni e Oviglio un progetto di
natura politico-giuridica  per armonizzare la materia dei precedenti decreti
Il disegno di legge dei due ministri fu reso pubblico il 10 dicembre 1924  si caratterizzava per
un’impostazione sanzionatoria  esso sanciva il carattere delittuoso delle infrazioni commesse a mezzo
stampa e indicava le procedure contro i trasgressori
Sempre il 10 dicembre  Amicucci propose nel corso dell’assemblea dei deputati giornalisti il suo controprogetto :

esso ruotava attorno alla creazione dell’albo dei giornalisti (vecchia aspirazione della categoria) 
riproposta in un contesto di condizionamenti pesanti con obiettivo di pianificare la selezione
politica dei futuri professionisti








La normativa di Amicucci prevedeva inserimento dei giornalisti nella categoria delle libere
professionisti sebbene essi fossero subordinati agli editori e non avevano una specifica
preparazione
A questa contraddizione  creò una seconda proposta  creazione di un corso di studi che
formasse i futuri giornalisti per abilitarli all’esercizio della professione
Progetto prevedeva anche la codificazione del contratto di lavoro giornalistico  per dare tutela
giuridica al contratto nazionale di categoria
Infine stabiliva obbligo per ciascun giornale di chiarare al governo e ai lettori quali fossero i suoi
proprietari
Buona parte ci queste proposte si muoveva sul terreno che sarebbero state accettate con un
atteggiamento meno rigido da parte dei giornalisti verso il governo  valide ragioni per giustificare
una scelta di collaborazione
Il progetto cercava di squilibrare a favore del sindacato i termini del compromesso tra regime e i
proprietari delle testate e ritagliare al Snfg prerogative nell’inquadramento della categoria  forma
di controllo sindacale sui giornalisti implicava significativi risvolti sulla gestione degli albi e sulla
selezione e la preparazione dei futuri professionisti
Obiettivo di Amicucci  non era di salvare i giornalisti da una fascistizzazione autoritaria, ma di
porre il sindacato al centro di un processo di riforma come esempio qualificante di quello stato
sindacale che il fascismo si proponeva di realizzare
La risposta di Mussolini al progetto giunse quasi subito  dicendosi disponibile ad accogliere tutti
gli emendamenti  dicendo anche di considerare da ora in poi il progetto sulla stampa un
argomento di carattere tecnico
18 dicembre 1924 commissione parlamentare incaricata dell’esame del disegno di legge OviglioFederzoni di cui Amicucci fu membro -> voto unanime per lo stralcio sulle disposizioni relative ai reati a
mezzo stampa e il loro passaggio al processo di riforma dei codici  legge ridotta a 8 articoli su aspetti
tecnici:
o
o
Creazione albo dei giornalisti
Nascita della figura del direttore responsabile riconosciuto dal procuratore generale presso la
Corte d’appello e dalla pubblica schedatura dei proprietari  economicamente responsabili per i
danni arrecati a terzi dai loro giornali
transizione relativamente morbida (non che non avesse usato violenza e coercizione negli anni
precedenti) ma forse condusse questa linea anche per timore di vedere un abbandono in massa dei
quadri giornalistici con le inevitabili ripercussioni sull’opinione pubblica borghese  ad ogni modo
strategia non priva di incertezze, che si desume dai tempi lunghi che intercorsero tra l’annuncio di ogni
misura e la loro effettiva applicazione:



Un anno tra la presentazione del primo decreto (luglio 1923) e la sua applicazione (luglio 1924);
6 mesi tra il disegno di legge governativo (dicembre 1924) e la sua approvazione alla Camera
(giugno 1925)
Altri 6 mesi per trasferimento e approvazione in Senato insieme alla conversione in legge dei
precedenti decreti (dicembre 1925)
Con questa legge Mussolini tentava di mostrare il suo volto acquiescente così da ottenere senza grosse
coercizioni l’appoggio di cui necessitava per legittimare il suo potere di fronte all’opinione pubblica
moderata
Idea di Amicucci era che il sindacato di categoria, attraverso un processo di autofascistizzazione, avrebbe
potuto autonomamente trasformare il giornalismo italiano in un costruttore di consenso in ambito
nazionale e veicolo propagandistico in ambito internazionale  vedendola così legge 31 dicembre 1925 
segna passaggio da arbitraria applicazione di strumenti classici dell’autoritarismo a un tentativo di controllo
alla base  sorta di autodisciplina di categoria
Le reazioni della Fnsi al disegno Oviglio-Federzoni --> furono molto negative e si espressero con appello
della Fnsi a deputati e senatori proprio il 3 gennaio 1925 nel giorno del discorso di Mussolini  ma anche il
progetto Amicucci fu accolto da malcontento sia per imposizione di un possesso di titoli minimi per
esercitare sia per la sua impostazione generale che per la Fnsi mirava a inserire i giornalisti in un
meccanismo che avrebbe assoggettato le loro prestazioni agli scopi fascisti
Ciononostante, il 10 febbraio 1925 il consiglio nazionale della Federazione della stampa  respingevano
il progetto Oviglio-Federzoni (38 voti contrari, due favorevoli e 1 astenuto) ma fu vicino ad accogliere
alcune proposte di Amicucci
Dunque Amicucci pensò che il passo successivo fosse quello di liberarsi della Fnsi  togliendo la terra sotto
ai piedi a varie associazioni regionali per conquistare la maggioranza nel direttivo nazionale  cercando di
approfittare delle propensioni opportunistiche dei giornalisti che respingevano gli attacchi alla libertà di
espressione ma non erano insensibili all’offerta di alcuni vantaggi a cui da sempre aspiravano  e infatti
molti giornalisti accettarono senza troppo entusiasmo ma non inconsapevolmente il compromesso offerto
dal fascismo
Informativa di polizia del 22 novembre 1926 si documentava il fatto che molti giornalisti, fascisti
dell’ultima ora, che tentavano di nascondere il proprio antifascismo ma non vi rinunciavano  così nella
situazione giornalistica a Roma su 100 giornalisti militanti solo il 40% vantava una fede pura, la restante
parte era sospetta o avversa
Esame della nuova legge sulla stampa trasferito in aula il 20 giugno 1925  con annuncio di Mussolini che
era deciso a chiudere entro l’anno il ciclo di provvedimenti in “difesa dello stato” (discussione parlamentare
preceduta di qualche giorno da raduno di aderenti al sindacato fascista che volevano nuove norme
sull’istituzione dell’ordine professionale)  approvazione rapida in quanto i rappresentanti della residua
opposizione disertarono l’aula in segno di protesta
Convertiti in legge i decreti 15 luglio 1923, n.3288 e 10 luglio 1924, n.1081  la nuova legge inoltre male
armonizzava in alcuni passaggi con i decreti appena votati
Il ministro della Giustizia Rocco (successore di Oviglio) si disse favorevole alla proposta di Amicucci di tutela
legislativa del contratto di lavoro giornalistico promettendo la presentazione di un apposito disegno di
legge
Emendamento relativo alla creazione dell’ordine  recepito nell’articolo 7  sanciva l’istituzionalizzazione
di un ordine dei giornalisti in ogni sede di corte d’appello e permetteva esercizio della professione ai soli
iscritti all’albo
Per quanto riguardava il regolamento ai requisiti d’iscrizione  ministro dell’Interno Federzoni assicurò
Amicucci che prima di ogni decisione sarebbe stato consultato il sindacato o una rappresentanza di
parlamentari giornalisti
Il principio di trasparenza sul finanziamento ai giornali fu recepito nell’articolo 3  anticipata una regola di
garanzia (in ben altro contesto) riproposta in Italia nel 1981 con la legge 416 di “riforma dell’editoria”
Venne fatta cadere invece la proposta sull’istruzione professionale
La nuova legge fu approvata con 261 voti favorevoli e 5 contrari
Mussolini decise di non forzare i tempi al Senato e voleva aspettare di vedere gli effetti concreti  ma 16
dicembre 1925 definitivamente approvata con 150 voti favorevoli e 46 contrari  pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale il 5 gennaio 1926.
Ciò avvenne solo dopo l’estromissione degli Albertini dal Corriere della Sera grazie a un cavillo legale (22
novembre 1925) e dopo il fallito attentato a Mussolini dell’onorevole Tito Zaniboni
LA LIQUIDAZIONE DELLA FEDERAZIONE DELLA STAMPA
Parte normativa della rivoluzione giornalistica realizzata con l’approvazione della legge 31 dicembre 1925
n.2307 intitolata “Disposizioni sulla stampa periodica” ciò avvenne anche grazie alla conquista della Fnsi
avvenuta pochi mesi prima
2 ottobre 1925  beneplacito alle azioni dei prefetti nei capoluoghi regionali dopo firma del patto di
Palazzo Vidoni (che sanciva rappresentanza esclusiva dei lavoratori da parte dei sindacati fascisti)
Decisione di riconoscere un solo sindacato per ogni impresa di lavoratori  ha conseguito un rapido
scioglimento delle associazioni giornalistiche di Roma, Milano, Genova, Torino e il loro commissariamento
 dei 40 delegati regionali componenti il consiglio generale della Fnsi  solo 9 mantennero il posto ad
ogni modo i fascisti si presentavano in maggioranza schiacciante
Il 6 dicembre  si dimessero Meoni e il direttivo federale lasciando posto ai giornalisti Ermanno Amicucci,
Gastone Gorrieri, Telesio Interlandi e Giorgio Pini  governo della federazione formato da Raffaello Nesti,
Garzia Cassola e Fausto Boninsegni
26 maggio 1926  fusione tra la Fnsi e la Snfg  soggetto che prese il nome di Sindacato nazionale fascista
dei giornalisti italiani  nel dicembre 1926 in seguito al riconoscimento giuridico dei sindacati fascisti,
l’organizzazione venne inquadrata nella Federazione nazionale dei sindacati fascisti intellettuali
Fine 1926 al termine le gestioni commissariali delle Associazioni regionali di stampa  nomina dei nuovi
dirigenti sindacali locali da parte della Confederazione nazionale dei sindacati fascisti
In gennaio  convocato a Roma il direttorio del Snfg composto dai segretari freschi di nomina  a
febbraio venne nominato Amicucci come segretario nazionale
da queste basi il tentativo di autofascizzazione dei giornalisti italiani grazie al supporto di Amicucci che
avrebbe tentato di sancire il diritto ad organizzarsi con relativa autonomia  usando questo spazio il Snfg
avrebbe espresso nei 5 anni successivi al 1927 il suo massimo sforzo di razionalizzazione del settore
GLI ULTIMI AGGIUSTAMENTI AL CORRIERE E ALLA STAMPA
Relazione del comandante della compagnia carabinieri di Asti  23 luglio 1924  elenco dei quotidiani
maggiormente diffusi:
o
o
o
o
o
Gazzetta del Popolo  liberale-filofascista
La Stampa  democratica d’opposizione
Il Secolo di Milano  democratico filofascista
Il Corriere della Sera  liberale d’opposizione
Il Mondo di Roma  democratico d’opposizione
In particolare, il Corriere e La Stampa godevano di un prestigio anche internazionale e di buon seguito
nell’opinione pubblica moderata  motivo per il quale il fascismo non aveva osato sopprimerle con un atto
di imperio  senza contare le ricadute economiche che questo avrebbe portato
Mussolini non avrebbe potuto godere di credito a livello internazionale fino a che non avesse avuto
esplicita approvazione di un giornale come il Corriere della Sera
La situazione del Corriere conobbe una prima svolta nel novembre 1925  quando i fratelli Crespi con un
pretesto formale sciolsero il sodalizio degli Albertini  riscattando le quote sociali e affidando la direzione
a Pietro Croci  soluzione di transizione che accontentava Mussolini, non umiliava gli Albertini e non
sollevava eccessive obiezioni
Dopo Croci, Ugo Ojetti (storico collaboratore del giornale, futuro direttore e ormai da tempo avvicinatosi al
fascismo) aveva cercato di orientare il nuovo direttore parlando di un alleggerimento di linea da parte del
governo nei confronti del Corriere e così il Corriere avrebbe dovuto essere tranquillo e signorile
Marzo 1926 avvicinamento di Croci con Ojetti  non soddisfece del tutto il governo  anche se Ojetti
protestava il fatto che il Corriere fosse utile al governo, ma lui non poteva essere un giornalista soltanto
ufficioso alle dipendenze della prefettura
 con Ojetti il Corriere era diventato un giornale abbastanza asettico per quanto allineato al regime 
aveva ridotto gli editoriali per puntare su resoconti elogiativi e cronachistici delle azioni governative
Settembre 1928  direzione ormai passata al fascistissimo Maffio Maffii  i fratelli Crespi grazie ai buoni
uffici dell’amministrazione del giornale (Eugenio Balzan e il fratello del duce Arnaldo) parteciparono alla
corresponsione di un contributo di un milione di lire come offerta pro erario e pro famiglie numerose 
offerta che fece godere al Corriere (dopo le accuse di antifascismo da parte di Giuseppe Bottai) di un anno
di vita tranquilla
questa fu la prima di una serie di offerte elargite dai Crespi grazie ad Arnaldo Mussolini offerte che
Farinacci avrebbe chiamato “trionfo del compromesso”
Per quanto riguarda la Stampa dopo il 3 gennaio 1925 aveva ridotto all’osso la parte editorialistica
circoscrivendola alla poidlitica internazionale o economica
29 settembre 1925 aveva dovuto comunque subire una sospensione a causa di un intervento prefettizio 
potendole riprendere solo 34 giorni dopo (il 3 novembre)  senza considerare gli effetti in termini
economici
9 novembre Salvatorelli e il direttore Frassati (a cui fu liquidata la quota azionaria) lasciarono il giornale
 e la gerenza del quotidiano fu affidata a un uomo meno sgradito al regime  Gigi Michelotti
Ottobre 1926 la Fiat diede vita alla Società editrice La Stampa sotto la guida diretta di Giovanni Agnelli 
alla direzione del giornale venne chiamato Andrea Torre (ministro della Pubblica istruzione nel secondo
governo Nitti e candidato nel listone del 1924)  Torre era persona di complesso moderata ma prescelto
per il suo gradimento presso la famiglia Agnelli e negli ambienti governativi ma anche per i suoi propositi
di non fascistizzare con troppa virulenza un giornale che era stampato in un centro ad elevata presenza
operaia
LA FINE DEL DISSENSO
19 marzo 1926  governo dava l’annuncio di un provvedimento che avrebbe pesato su tutti i giornali 
nell’ambito della politica protezionistica del ministro delle Finanze Giuseppe Volpi  aumento dal 1°aprile
del 1926 del dazio sulle importazioni di carta da due a cinque lire-oro al quintale  due conseguenze:
o
o
Aumento del prezzo dei quotidiani da 25 centesimi a 30  riduzione della concorrenza interna 
che porta a favorire il maggior produttore di carta italiano  le Cartiere Burgo
Decisione del governo di ridurre a un massimo di sei il numero di pagine dei quotidiani  per
imprimere alla stampa un carattere sobrio e riducendo gli spazi per i sensazionalismi e per la
cronaca nera  invitando i giornalisti ad assumere un approccio più asciutto e fascista e meno
retorico
numero di quotidiani esistenti in Italia  durante il Ventennio sarebbe sceso da 120 nel 1919 a 110 nel
196 a 73 nel 1933 per risalire leggermente solo nel 1938 (con 76)
Numero della pagine  lenta ripresa  decreto del regime approvato il 18 giugno 1935 con le nuove
politiche autarchiche  lo fissa a sei pagine per 5 giorni alla settimana e otto per i restanti che avrebbe
indotto a passare dalle 7 alle 8 colonne per pagine e a ridurre il corpo dei caratteri utilizzati
31 ottobre 1926  Anteo Zamboni  attentò la vita del duce  scatenando feroci rappresaglie delle
squadre fasciste contro i pochi giornali e giornalisti in grado di opporre una qualche resistenza
Giorno successivo 1° novembre Federzoni ordinava ai prefetti di sospendere le pubblicazioni di
numerosi giornali, tra cui “Il Mondo”, “La Voce Repubblicana”, “L’Avanti!”, “L’Unità”, il “Gazzettino di
Venezia” e alcuni fogli cattolici
5 novembre  Consiglio dei ministri  nel procedere allo scioglimento dei partiti antifascisti e dichiarare
decaduti i 120 deputati aventiniani  deliberava anche la revoca della gerenza per tutti i giornali
d’opposizione sancendone la soppressione  per i giornali sospesi si avviarono trattative per una
sistemazione definitiva es: per il Gazzettino di Venezia  si impose al proprietario e direttore Giampiero
Talamini un codirettore vicesegretario della federazione veneziane del Pnf  ovvero Giuseppe Toffano 
soluzione che avrebbe fatto tornare il giornale in edicola il 18 novembre 1926 e avrebbe permesso
un’epurazione interna
“Il Lavoro” di Genova tornò in edicola il 5 maggio 1927 mantenendo il vecchio direttore Giuseppe Canepa
 con le assicurazioni del presidente della Società editrice Lodovico Calda sulle intenzioni del giornale di
non disturbare il regime  “Il Lavoro” nel 1932 tirava 60mila copie e godette per lunghi periodi di
moderata indipendenza dal regime  caso anomalo  Mussolini concesse questo trattamento per
dimostrare all’opinione pubblica che il regime poteva tollerare un giornale timidamente “critico” a patto
che si compensassero le critiche con esplicite adesioni
“Il Lavoro” di Genova e il piccolo “Corriere dello spettacolo” di Roma  nel 1929 unici due giornali
etichettati dal Pnf come apolitici
Ad ogni modo insieme ai giornali fascistissimi  il regime avrebbe tollerato anche giornali meno allineati in
quanto Mussolini sapeva che il lettore borghese avrebbe digerito il fascismo fattosi stato ma non avrebbe
accettato la violenza verbale di certi suoi fogli
Fine 1925 Mussolini ha ordinato al corrispondente politico del Corriere Aldo Valori di “non mettere il
Corriere in camicia nera” e lo stesso vvalori nel 1927 avrebbe confidato a Ojetti che la maggior parte dei
dipendenti non erano fascistissimi, ma questo non era neanche richiesto e utile
Nelle città in cui si stampavano due quotidiani  non fu mai organo vicino al partito a detenere il primato
delle tirature  es “Il Lavoro” nel 1936 tirava 70mile copie a differenza del filofascista “Il Giornale di
Genova” che ne tirava 32mila.
Emblematico anche il caso del “Popolo d’Italia” –> inizio anni Trenta si manteneva sulle 100mila copie
quando il Corriere ne tirava 600mila o giornali come due quotidiani del pomeriggio come l’”Ambrosiano” e
“Il Secolo-La Sera” ne tiravano oltre 100mila
In Germania in cinque anni i quotidiani controllati dal partito nazionalsocialista raggiungono cifre di
diffusioni soddisfacenti  in Italia le dirette emanazioni del partito non conseguiranno mai percentuali di
vendita superiori al 10% della tiratura complessiva nazionale
2. La formazione di un nuovo modello di giornalista
5 marzo 1927 --< Mussolini disponeva divieto di dare vita a nuovi giornali, quotidiani o periodici  scopo
del provvedimento era quello di tranquillizzare gli editori dei giornali sopravvissuti e si affiancava con il
ridimensionamento della stampa del Png  inoltre si volevano evitare altre possibili fonti di
preoccupazione dati i difficili raddrizzamenti della stampa già esistente
Febbraio 1927  fratello Arnaldo confida a Mussolini di auspicare una sostanziale sistemazione del settore
della stampa
Lo stesso Mussolini avrebbe parlato in un telegramma a Farinacci del 1927  di abuso della critica libera 
riguardo un articolo definito “democratoide massonizzante aventinesco”
Rimaneva irrisolto il fatto che molti elementi nelle redazioni non fossero allineati al regime  tutti i
giornalisti scrivevano con la mente rivolta a un solo lettore, Mussolini  agosto 1927 lettera ai direttori del
capo Ufficio stampa della presidenza del consiglio Giovanni Capasso Torre: dove invitava i direttori a non far
ricadere in eccesso le descrizioni del Duce
A questo punto doveva intervenire il Sindacato fascista con i provvedimenti che erano stati presi dal
punto di vista organizzativo la struttura del Snfg era stata ridisegnata dal neo-segretario Amicucci:




25 associazioni di stampa della vecchia federazione sostituite da 11 sindacati regionali e
interregionali
Consiglio generale formato da 42 membri  sostituito da un direttorio nazionale composto dagli
11 segretari regionali, un rappresentante dell’Associazioe mutilati e un amministratore
Alla base della riforma  obiettivo di semplificare la struttura del sindacato  allineandosi alla
politica di subordinazione della legge 3 aprile 1926  maggiori controlli
Decreto n1130 del 1 luglio 1926  diritto di iscrizione alle associazioni sindacali ai cittadini che
avevano dimostrato una buona condotta morale e politica  tutti gli altri avrebbero dovuto
dichiarare pubblicamente dei loro precedenti atteggiamenti politici  nuova legge vietava la
costituzione di nuovi ordini professionali e delegava loro prerogative al sindacato a cui
competevano decisioni sulle ammissioni agli albi (requisito fondamentale per esercitare la
professione)  in tal modo allontanamento inevitabile dei giornalisti non graditi al regime
Regio decreto del 26 febbraio 1928 stabilì che:


l’albo dei giornalisti fosse formato da tre elenchi: professionisti, praticanti e pubblicisti
non potevano essere iscritti all’albo i giornalisti che si sono macchiati di comportamenti in
contraddizione con gli interessi della Nazione
Ridefinita la figura del direttore responsabile giornalista perché doveva essere iscritto all’albo  dunque
garantendo una giusta selezione anche dei futuri direttori
Decretata istituzione della Commissione superiore per la stampa  ufficialmente insediatasi nelle sue
funzioni il 1°maggio 1929  organo giurisdizionale che avrebbe riesaminato i ricorsi contro il deliberato dei
comitati regionali del sindacato
I CRITERI DI SELEZIONE DEI GIORNALISTI
Esiti dell’opera di epurazione contraddittori
Una delle principali cause dell’esclusione dagli albi fu ad esempio la trascorsa militanza nelle file di partiti
democratici  valutati riverberi che tale militanza avesse negli effetti presenti  opzione obbligata perché
azione diversa sarebbe stata facilmente contrastata data l’ex militanza socialista del duce stesso
Durezza per i corrispondenti italiani all’estero e meccanismo di censura occulta per i corrispondenti
stranieri dall’Italia (che dovevano rivolgersi a professionisti non sgraditi al regime e essere iscritti
all’Associazione della stampa estera)
Febbraio 1928 primi casi di esclusione per assenza di titoli scolastici e professionali minimi
Inoltre, maggiore accanimento verso quei giornalisti che avevano assunto atteggiamento critico verso il
fascismo dopo il delitto Matteotti o che nel maggio 1925 avevano firmato il “Manifesto degli intellettuali
antifascisti” (di Benedetto Croce in risposta a quello degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile)
Laboriosa dialettica  che coinvolse da un lato le prefetture del partito e del sindacato con propositi
favorevoli a un’epurazione e dall’altra i direttori dei giornali che seppur zelanti fascisti non volevano privarsi
di uomini di valore su accuse indimostrabili
si aggiunsero a ciò i problemi di contabilità e amministrazioni legati all’attuazione di procedure di
licenziamento in massa
Giornalisti risposero per lo più con atteggiamento remissivo  es dicembre 1927  il corrispondente del
Corriere della Sera rivelava al direttore che gran parte dei collaboratori anche quelli non fascistissimi
finirono per adattarsi al nuovo stato di cose accettando di lavorare in modo conformista
Molti giornalisti la cui posizione verso il fascismo era più ambigua tentarono di ingraziarsi i dirigenti del
sindacato mettendo accento su un passato scevro di passioni politiche  emblematici alcuni casi, con il
redattore capo della Stampa Gino Pestelli che avrebbe dato tributo professionale al fascismo o Arrigo
Cajumi, Giuseppe Cassone (che dichiarò poi adesione incondizionata al fascismo) e Fulvio Rossi (non
negando degli alti e bassi nei confronti del Regime, ora aveva deciso di firmare la dichiarazione di fedeltà)
anche loro della Stampa
Cajumi scrisse il 4 maggio 1927 a Turati una memoria difensiva per attenuare preclusioni verso di lui del
sindacato e ancora un anno dopo si dichiarava favorevolissimi al Regime fino a dire che avrebbe voluto
ottenere la tessera del Partito Nazionale Fascista
Il corrispondente romano del “Giornale di Sicilia” Achille Mango si spinse a rinnegare il proprio
atteggiamento passato
Le dichiarazioni di pubblica ritrattazione si intensificarono con il procedere del lavoro del sindacato 
giornalisti sì erano in un’atmosfera di intimidazione, ma per molti l’esigenza era di mantenere la loro
professione che unica fonte di reddito
Vi saranno anche casi di opposizione o significativo silenzio  come Giuseppe Scalarini, Giovanni
Amendola, Piero Gobetti  pagheranno le loro scelte con pestaggi, umiliazioni e con la vita
Diversa la posizione dei giornalisti pubblicisti che non rischiavano la loro immediata esclusione, al massimo
un declassamento dal sindacato all’albo
LA POSIZIONE DEGLI EDITORI E DEI DIRETTORI
Prima fase -> obiettivo del Snfg era di escludere giornalisti con minimo sospetto di antifascismo
A parte le discussioni con i vari direttori e editori  spesso venne messa in dubbio la pretesa del sindacato
di rappresentare tutta la categoria
25 giugno Ugo Ojetti di fronte all’intervento del segretario del sindacato lombardo Landro Ferretti 
chiedesse al segretario del partito Turati di interporre i propri uffici per consentire a lui e ai suoi
collaboratori di lavorare in pace
Un mese dopo il segretario nazionale del Snfg Amicucci in una lettera a Turati dipingeva la situazione
della Stampa di Torino che faceva sentire la sua organizzazione come impotente  in quanto Torre e
Agnelli dichiarassero che la lista dei redattori della Stampa fosse stata approvata dal Capo del Governo e
non accettassero le deliberazioni del sindacato
da notare che fascismo non poteva permettersi un muro contro muro con gli editori per assicurarsi
completa nazionalizzazione della stampa con rischio di doversi accollare gli oneri economici della
gestione  tutt’al più un radicale cambiamento avrebbe portato minori tirature che avrebbero avuto senza
dubbio ricadute negative
Al contrario era stato deciso di consolidare rapporti con i grandi potentati finanziari ed economici  dopo
essersi assicurato il potere di condizionare direttori responsabili delle testate  tale compromesso non
garantiva a Mussolini invadenza assoluta nelle questioni interne ai vari organi di stampa limitava anche le
aspirazioni di intransigenza del sindacato così Amicucci voleva proporre questione al Gran consiglio del
fascismo
Infatti, 16 novembre 1927  dichiarazione in cui era riaffermata la funzione educativa della stampa ed era
manifestata l’esigenza che i posti di direzione e di comando all’interno delle singole testate fossero affidati
a Camicie Nere fedelissime  epurazione notevole
28 novembre Amicucci si premurò di inviare a tutti i segretari generali del sindacato un telegramma in cui
chiedeva che gli fossero inviati gli elenchi dei giornalisti antifascisti rimasti nei giornali che sarebbero dovuti
essere allontanati
Ugo Ojetti del Corriere venne sostituito dall’allora direttore della Gazzetta del Popolo  Maffio Maffii
Amministrazione della Stampa fu costretta a licenziare Luigi Michelotti e assumere al suo posto l’onorevole
Vincenzo Buronzo e Luigi Collino a fianco del direttore Andrea Torre
Notevole il caso di Arrigo Cajumi  impiegato come corrispondente politico da Roma e da Ginevra 
accuse di aver valorizzato due redattori antifascisti e perché in un articolo aveva fatto tagliare frasi come il
“miglioramento che tutto il popolo desidera”  accuse totalmente ridicole
Ad ogni modo  nonostante dichiarazioni del Gran consiglio  molti proprietari di testate rimarranno
insofferenti alle ingerenze del sindacato  Agnelli grazie alle sue pressioni riuscì a farsi assicurare da
Mussolini che La Stampa si sarebbe potuta mantenere su una linea moderata  con il passare del tempo
anche Agnelli avrebbe ammorbidito la linea allineandosi alle maggiori garanzie di ortodossia politica che il
fascismo richiedeva ai giornali
Tra il bivio di dare battaglia in difesa del valore professionale di alcuni giornalisti o garantirsi il sostegno
politico e anche finanziario del governo  quasi tutti i proprietari optarono per la seconda ipotesi 
disfavore del pubblico avrebbe danneggiato a poco a poco ma ostilità di Mussolini avrebbe potuto recedere
il tutto dalle basi.
Inizio 1928  gran parte delle testate erano affidate a uomini fidati e gli incarichi di carattere politico delle
singole redazioni erano di fascisti di piena ortodossia
Mussolini ringrazierà Amicucci sostenendo che il giornalismo fascista deve essere strumento della
Rivoluzione fascista  nel 10 ottobre 1928 convocò direttori di 70 quotidiani  in cui disse che il problema
della stampa era ormai incanalato nel fascismo in modo positivo e che avrebbe rivendicato per il suo
regime l’aggettivo di totalitario  inoltre sostenne che la stampa nazionale era come un’orchestra, in cui il
“la” (ovvero la direttiva generale era uguale per tutti) ma la diversità degli strumenti (ovvero il tono
multiforme dei giornali) era garantita  ciò avrebbe garantito una divina armonia
LE DIMENSIONI DELL’EPURAZIONE
Biennio 1927-28 -> epurazione del Sindacato fascista 1893 giornalisti su un totale di 3736 fu loro negata
l’iscrizione all’albo  se si limita il calcolo dei giornalisti propriamente detti (professionisti) il numero è
sensibilmente inferiore e inoltre a fine 1929 gli iscritti all’albo era salito a 4116  anche grazie a dei rientri
di giornalisti allontanati
1931  rientro di 124 giornalisti  abbastanza moderazione
Parecchi giornalisti non fascisti riuscirono ad evitare la radiazione ricorrendo a dichiarazioni di resipiscenza,
altri difesi da finanziatori di testate, altri fecero valere le amicizie tra le gerarchie fasciste, inoltre spesso vi
era esigenza di mantenere delle firme rinomate per l’opinione pubblica colta come quella di Sibilla Aleramo
che si era mostrata avvicinarsi al fascismo e infatti Mussolini scrisse al direttore del Corriere Maffio Maffii
che la reintegrasse
Il sindacato però rimarcava la linea dura per attuare un’opera di ripulitura  es Giorgio Pini (direttore del
Resto del Carlino) scrisse a Turati che i giornali fascisti accettavano la collaborazione di ex antifascisti anche
firmatari del manifesto
I giornalisti rimasero intrappolati in quel meccanismo perverso che Filippo Sacchi (critico cinematografico
del Corriere escluso dall’albo e dal sindacato) battezzò come “automazione dell’entusiasmo”  consenso si
trasformava in una secrezione organica che viene fuori senza bisogno che ci pensi
Chi aspirava a una carriera e chi voleva tenersi il posto doveva accettare l’adulazione e la menzogna e per la
vergogna sarà attenuata in qualche modo dal non essere da soli o attuando qualche piccola azione di
sabotaggio come il taglio di una riga o la sostituzione di un sinonimo
IL SINDACATO ANCORA PROTAGONISTA
Politica di Amicucci del do ut des  passante per forme di garanzia quali l’albo e la codificazione del
contratto nazionale di lavoro ma anche vantaggi nel campo mutualistico e previdenziale e per il
trasferimento dalla sfera privata a quella pubblica di molti interessi organizzati della categoria, come
l’Istituto di previdenza e l’Ufficio di collocamento per giornalisti.
Il primo  eretto a ente morale il 25 marzo 1926 ebbe competenze quali assicurazioni sulla vita e sugli
infortuni, assistenza fiscale e medica  anche creazione di casa di cura per giornalisti bisognosi di una
lunga convalescenza
Il secondo  creato sulla base di una convenzione firmata il 22 febbraio 1929 dall’Associazione nazionale
fascista editori di giornali e del Snfg compito di mantenere stretti i rapporti tra sindacato e segretario
generale del partito
Tra aspetti qualificanti del Snfg di Amicucci fu la firma del 5 marzo 1928 a un innovativo contratto nazionale
di categoria di 27 articoli e di un regolamento integrato di tre convenzioni speciali tra le sue
caratteristiche fu lo sforzo di attenersi allo spirito della bottaiana Carta del lavoro e adeguare vecchi
parametri contrattuali al nuovo ordinamento fascista
1930  Bottai definì il contratto nazionale dei giornalisti il primo fra i collettivi di categoria a essere
conforme alla Carta del lavoro  al contrario della legislazione e la prassi corporativa fascista in generale
Contratto prevedeva:
o
o
risarcimento per i giornalisti in caso di licenziamento equivalente a un anno di retribuzione per i
direttori e sei mesi per i redattori (a cui si aggiungeva un mese per ogni anno di servizio prestato)
pensione a sessant’anni
o
o
somma da destinare agli eredi in caso di morte prematura  grazie a somma versata dagli editori
all’Istituto nazionale delle assicurazioni
agevolazioni in caso di infortuni su lavoro, malattia e disoccupazione
categoria dei giornalisti  formalmente inquadrata nella Confederazione dei professionisti e degli artisti
nell’ambito del lavoro autonomo  equivoco mai pienamente risolto dal fascismo  il teorico di regime
Arturo Assante coniò la figura del libero professionista addetto ad una pubblica funzione
inizio 1927 come base di partenza  diminuzione di tutti gli stipendi di tutti i lavoratori dello stato 
influenzata da contesto economico sfavorevole seguito alle politiche di rivalutazione della lira
LA SCOMMESSA DELL’ISTRUZIONE PROFESSIONALE
Snfg si propose di organizzare la professione giornalistica a partire dalla formazione tecnico-professionale,
culturale e politica dei propri associati
Risultati immediati, ma di minor peso della strategia furono l’apertura di nuovi circoli della stampa presso le
sedi regionali del sindacato e la pubblicazione di alcuni manuali e opuscoli per migliorare lo stile, il
linguaggio e la preparazione politica dei giornalisti
Intervento che avrebbe dovuto ridisegnare figura del giornalista  la scuola professionale  per ovviare
all’inadeguatezza del sistema che da un lato prevedeva iscrizione all’albo per esercitare la professione e
dall’altro non indicava un corso di studi per accedervi
la proposta inoltre dava vita a un meccanismo che assegnasse al sindacato un ruolo primario nel
collocamento della manodopera (ponendo limiti al potere dei finanziatori sulle assunzioni).
Premessa ideale per la creazione della scuola  data dal regolamento sull’albo professionale del febbraio
1928  che imponeva il possesso di una licenza di scuola media superiore per l’accesso alla professione
giornalistica  necessari dunque requisiti scolastici minimi
Proposta per preparazione tecnica e professionale dei giornalisti avanzata in occasione del congresso
nazionale del Snfg svoltosi a Roma il 10 marzo 1928  decisa istituzione di due insegnamenti universitari
in storia del giornalismo e in legislazione della stampa  con sede presso facoltà di Scienze politiche di
Perugia  a cui poi se ne aggiungeranno degli altri  tra cui presso atenei di Trieste (affidato a Francesco
Fattorello), ateneo di Ferrara (al direttore del Corriere Padano Nello Quilici) e Università cattolica di Milano
(conte Giuseppe Della Torre, direttore dell’Osservatore Romano).
Obiettivo prioritario del sindacato  scuola  che avrebbe presentato elementi di forte innovazione e
porsi in antitesi alla tradizionale impostazione accademica della scuola del periodo liberale  bollata da
Amicucci come formalistica e cristallizzatrice
Luglio 1928 - articolo pubblicato sulla Nuova Antologia  Amicucci esprimeva giudizi severi su limiti e
arretratezza dell’intero complesso giornalistico nazionale  e sull’indole pseudo-letteraria di quasi tutti i
giornalisti  scuola che si sarebbe dovuta organizzare come una sorta di antiscuola  con il compito di
combattere l’inerzia fisica e mentale del giornalista  puntando a creare dei veri reporters formati alla
cultura del fascismo
Amicucci inoltre non trascurava dibattito sulla modernizzazione degli strumenti di raccolta e di
interpretazione delle notizie e sulle strategie di ampliamento del pubblico dei lettori  forzando il dibattito
alle esigenze propagandistiche del regime
Molto apprezzate da Amicucci  scuole di stampo americano sul modello di quella creata da Pulitzer
presso la Columbia University  anche se anomala l’ammirazione per il modello americano disprezzato
dagli altri fascisti
Modello americano idealizzato dal segretario per la Scuola fascista di giornalismo era espediente tecnico
per meglio controllare i giornalisti, ma soprattutto era l’espressione di un atteggiamento culturale di una
corrente fascista che voleva mostrare il proprio approccio razionale per risolvere i problemi in campo
formativo nella speranza che il giornalismo fascista assumesse uno spessore scientifico e ideologico
Reazioni alle proposte di Amicucci poco entusiastiche  non per quanto riguarda gli insegnamenti
universitari, piuttosto per la Scuola di giornalismo  avversione verso un progetto totalmente teorico,
scolastico e dall’altro timore dei giornalisti senza titoli di essere declassati  inizialmente cauto sostegno di
Mussolini, in un secondo momento si convincerà che non sarebbe stato utile insistere su aspetti dagli esiti
incerti
Ad ogni modo  novembre 1929  dietro se pressioni approvato decreto che modificava articolo 4 del
regio decreto 26 febbraio 1928  stabilendo equivalenza tra diploma rilasciato da scuola professionale e
pratica professionale di 18 mesi
Inaugurazione della scuola  21 gennaio 1930  classificata come “istituto di cultura superiore, abilitato a
rilasciare un diploma equivalente ad una laurea per l’esercizio della professione”  programma ispirato a
modello Pulitzer  insegnamenti erano sia teorici sia pratici con prevalenza dei secondi  previste visite
alle redazioni
Es materie  nozioni generali su notizie giornalistiche o di cronaca concittadini, resoconti giudiziari,
fotografie, disegni caricature poi corrispondenze all’estero, informazioni politiche, critica letteraria e
artistica, arte di scrivere articoli
programma modificato dando prevalenza ad aspetti teorici  curriculum diviso in 4 grandi tipologie
didattiche  Politica, Istituzioni militari, Letteratura e Tecnica giornalistica.
Attestato finale permetteva l’iscrizione all’albo dei professionisti senza bisogno dei 18 mesi di pratica
redazionale

vita della scuola breve  chiuse nel 23 giugno 1933 su decisione del successore di Amicucci alla
segreteria del sindacato  Aldo Valori
o cause fallimento: limitati finanziamenti, inesistente insegnamento pratico di tecniche
giornalistiche e insufficiente preparazione di molti docenti
o nonostante  scuola avesse ottimi principi come ad esempio l’apertura della scuola a
molte donne in un sistema fascista e giornalistico prettamente maschilista
alcuni motivi ideali del progetto della Scuola di giornalismo si ritroveranno nella riforma della scuola voluta
da Bottai a fine anni Trenta  di adeguare le strutture educativi ai processi di modernizzazione economica
e tecnologica  e assicurare un approccio scientifico adeguato agli obiettivi che il fascismo si proponeva di
raggiungere sul piano formativo
in quegli anni rivista “Il Giornalismo”  trimestrale di studi sulla stampa periodica  pubblicato nel 1939
 attento alle metodologie didattiche e formativa della nuova scienza del giornalismo tedesca  nel cui
comitato di direzione facevano parte Amicucci, Giorgio Pini ad esempio
LA MARGINALIZZAZIONE DELLA CATEGORIA
Fino al 1931 la direzione di Amicucci alla guida del sindacato non fu oggetto di riserve, anche perché
incontrava il favore di Mussolini e delle gerarchie fasciste
Agosto 1931 ottenne la riconferma della guida  nonostante il 27 giugno 1931 (durante terzo congresso
nazionale) fosse stato lui stesso a manifestare intenzione di lasciare l’incarico per dedicarsi al rinnovamento
della Gazzetta del Popolo (di cui era direttore dal 1927)
Fine 1931  avvenne un fatto ricco di implicazioni  destituzione di Giovanni Giuriati dalla carica di
segretario del Partito nazionale fascista e la nomina al suo posto di Achille Starace  a cui corrispose con
tempismo il risollevamento della questione dei lauti compensi al direttore della Gazzetta  Amicucci fornì
chiarimenti  ma il nuovo segretario rispose con atteggiamento di totale freddezza
Inversione di tendenza  anche per via della Scuola di giornalismo che si manifestava sebbene illiberale ma
in una condizione di dinamicità nei confronti del giornalismo  non gradita a partito e governo
Infine congiuntura economica della crisi del 1929  alto tasso di disoccupazione in crescita 
controproducente con una struttura che ava illusioni di pieno impiego
Per finire vi fu di nuovo la voce che si levò da parte degli editori impotenti di poter assumere a loro
discrezione a causa della legislazione voluta da Amicucci
Nel periodo compreso tra 1929 e 1932  Mussolini estromise da posizioni di vertice alcune figure di
maggiore spicco del regime, tra cui Giuseppe Bottai e raffreddò interesse per le tematiche corporative
Maggiori teorici del corporativismo furono progressivamente emarginati e con loro alcuni esponenti come
Amicucci che avevano visto nel fascismo un mezzo per attuale cambiamento delle strutture economiche e
sociali esistenti
Dicembre 1931 al posto di Lando Ferretti a capo dell’Ufficio stampa del capo del governo subentrò
Gaetano Polverelli (dotato di rigidezza e pignoleria  intensificò volume delle intromissioni nella
compilazione dei giornali e vi furono istruzioni invasive che lasciarono residui margini di indipendenza dei
giornalisti)
Nuovo capo ufficio stampa  dispose elenchi di cose che andavano diffuse e cose da censurare,
imponendo contrazione della cronaca nera
Ciò creò proteste da parte degli editori come visibile da rapporto di gennaio 1932  in cui si dicono le
amministrazioni dei giornali furibonde per il nuovo capo che eccede i limiti della minimissima libertà
Aumento delle disposizioni ai giornali da parte dell’Ufficio Stampa si fondava su due ragioni:
o
o
diramazione di elementi per la propaganda d’Italianità e di Regime  iniziata con il Decennale
intensificata opera di controllo della stampa soprattutto sui periodici che ignorano il Regime
clima che condizionò anche il destino di Amicucci  5 dicembre 1932 costretto a rassegnare le dimissioni
senza nessun tipo di opposizione da parte sua nonostante fosse stata una sorta di destituzione
Ciò forse sia per un precedente desiderio di abbandono sia perché con la firma del nuovo contratto di
lavoro giornalistico del febbraio 1932  pensò di aver portato a termine la propria missione al sindacato 
garantendo ai giornalisti diritti quali il mantenimento del posto di lavoro in caso di chiamata alle armi
La segreteria fu affidata temporaneamente al commissario governativo ex nazionalista moderato Aldo
Valori  segnale di Mussolini di riportare sindacato nei limiti di una gestione meno invasiva delle
prerogative del governo
Nuova fase di riorganizzazione del settore giornalistico  coronamento ufficiale con approdo di Galeazzo
Ciano all’Ufficio stampa del capo del governo (agosto 1933) e con la propensione all’imitazione del modello
tedesco
Esplosione dello strumento delle veline  con accentuata deresponsabilizzazione del ruolo dei giornalisti
 sintomo di quanto Mussolini si fosse persuaso che le nuove leve di giornalisti (create con le strutture
educative del fascismo) non avrebbero saputo partorire una nuova stampa funzionale alla causa del regime
Pianificazione a priori delle informazioni  prevalse esigenza di ottenere dai giornalisti asservimento
gerarchico come richiesto dagli altri funzionari dello stato
Agosto 1933 nella stampa vi erano ancora figure di spicco della democrazia
Ottobre 1930  entrato in vigore il nuovo codice penale Rocco  che toccava questioni della stampa
integrando e aggravando norme della legge del dicembre 1925:
o
o
veniva gerarchizzata la struttura giornalistica  direttore diventava responsabile accanto all’autore
di ogni reato commesso a mezzo stampa
aggravate le pene  nel caso di vilipendio  imputato colpevole pena di minimo 1 e massimo 6
anni di carcere e multa da cento a 2mila lire
con il testo unico di pubblica sicurezza  approvato nel 1931  regolato lo strumento del sequestro in via
amministrativa  esteso a una serie di casi in modo tale che fosse permesso praticamente sempre
solo dopo un decennio dall’ascesa del fascismo, regime totalitario  si diede avvio alla trasformazione
dell’Ufficio stampa della presidenza del consiglio in una struttura autonoma e dotata di strumenti operativi
adeguati sul modello creato da Goebbels a due mesi dall’ascesa di Hitler.
3. La costruzione di un nuovo modello di stampa
Dato interessante  con prove con dati che hanno oscillazioni sensibili  ma tiratura dei principali fogli
nazionali negli anni Trenta è incrementata significativamente  incremento in contrasto con tendenza
precedente (probabilmente contrazione causata da rialzo dei prezzi, riduzione del numero delle pagine e
dal rifiuto di una parte dei lettori di attingere a organi prostrati totalmente al governo
Secondo le statistiche del ministero della Cultura popolare  i tre giornali che durante il fascismo
vantavano maggior diffusione:



il Corriere della Sera (1926= 440mila copie al giorno; 1930=580mila; 1939=680mila)
la Gazzetta del Popolo (1926=110mila; 1931=242mila; 1939=385mila)
La Stampa (1926=170mila; 1932=180mila; 1939=293mila)
Incrementi anche per altre due testate  Il Giornale d’Italia e Il Messaggero
Ragioni di questa espansione  influenzata anche dalla riduzione del numero complessivo di quotidiani 
furono anche il maggior numero di pagine dedicate agli eventi sportivi, introduzione alle edizioni
pomeridiane e serali, maggiore efficienza delle redazioni nel reperimento e nella divulgazione delle notizie
A ciò si aggiunsero avvenimenti di particolare rilievo  ascesa al poter di Hitler in Germania con le
conseguenze quali impresa coloniale italiana e guerra di Spagna
Assuefazione all’informazione politicamente monocorde  dunque interesse su rubriche di evasione e di
svago
IL “REGNO DELLA NOIA”?
Giornali del regime  strumenti prostrati al potere politico  per educare e inorgoglire ma gli strumenti
per fare ciò non brillanti retoricamente
A predominare  messaggi propedeutici all’azione e alla mobilitazione  con aggettivazione
sovrabbondante, abuso di superlativi, ricorso alla ripetizione e all’assonanza linguistica e ricerca del ritmo
 espedienti che derivavano anche dall’esigenza di nascondere una pochezza di contenuti
Espressioni di critica inesistenti o diluite in quadri magniloquenti che azzeravano qualsiasi ripercussione
negativa  figura del duce continuamente esaltata –> in ciò probabilmente si raggiunse apice del
servilismo e del ridicolo
Tutti i giornali si adegueranno a questa linea mistificante  veicolando immagine di un paese ideale non
corrispondente a quello reale  sforzandosi di veicolare immagine di un paese ideale non corrispondente a
quello reale e di liberare lettore dallo sforzo di autonoma interpretazione
Sulla rivista di Giuseppe Bottai “Critica Fascista”  articolo di agosto 1928  ascrivibile a Gherardo Casini
 intitolato il “regno dell’uniformità e della noia” -> in cui si faceva riferimento al tono “terribilmente”
uniforme della stampa fascista in cui si bandiva ogni tendenza al ragionamento
raccolse pochi consensi all’interno del mondo fascista, anche se alcuni teorici del giornalismo tra cui
Arturo Assante diceva che molti volevano adempiere all’idea di orchestra di Mussolini, per mantenere delle
voci difformi nella forma, ma che dovessero essere comunque uniformi ai precetti fascisti  motivo per cui
era accettato una sorta di pluralismo  ma secondo un modello di varietà concorde che non andasse
contro all’uniformità
Ad ogni modo  anche il modello della varietà concorde non fu mai in realtà perseguito  e quando vi
erano interpretazioni difformi erano più per l’inefficienza del sistema che per una scelta deliberata
Una parte dei lettori  pur non sapendo della macchinazione dietro alla stampa non credeva
spassionatamente ai passaggi edulcorati dipinti  ma il regime aveva i vantaggi di eliminare l’espressione
di una opinione pubblica e di limitarne alla base il processo di formazione ciò a maggior ragione con le
informazioni inventate di sana pianta o totalmente taciute
Un campo in cui il regime investì per forzare la realtà e ridisegnarla in base alle sue esigenze fu quello della
cronaca nera
Fin dal 1925 il ministro dell’Interno, Luigi Federzoni  aveva ordinato attraverso circolari ai prefetti di
sequestrare tutti i giornali che indugiavano su delitti di sangue, adulteri e simili  l’anno successivo
Mussolini impose ordine tassativo di smobilitare la cronaca nera  fascismo temeva che la cronaca nera
potesse distogliere l’attenzione dalle pagine politiche e poi era un tipo di notizia che danneggiava il
processo di creazione di una tensione positiva, in grado di generare coesione sociale e senso di
appartenenza a una grande nazione  la stampa non doveva farsi portavoce di messaggi negativi
soprattutto in vista dell’immagine esportata all’estero che non doveva mostrare una disgregazione sociale
nel paese
Direttore di un quotidiano non poteva muoversi agevolmente  come esplicitato nell’agosto 1929 dal
direttore del Resto del Carlino Giorgio Pini a Franco Ballarini (amministratore delegato della società che
pubblicava il giornale)  dove lamentava il fatto che siccome si dovessero eliminare polemiche, cronaca
nera, notizie tragiche ed emozionanti o scandalistiche e dunque non catturavano l’interesse del pubblico (o
come il Corriere che si salvava in quanto aveva i mezzi per permettersi servizi esteri e interni)
aggiungendo che senza soldi nessuno poteva fare un grande giornale di informazione
negati gli spazi di autonomia della stampa  conseguenza è la presenza di pagine (quelle meno
propagandistiche) che raggiungeranno durante il regime un livello in qualche modo superiore alle analoghe
pagine nel periodo liberale
maggiori testate reagirono di fronte ai vari limiti impostigli cercando seguito nella massa di lettori con la
trattazione di temi popolari  che trasmettevano valori positivi dell’ordine e del consenso percorrendo la
strada dell’intrattenimento  caso esemplare è quello della Gazzetta del Popolo di Torino diretta dal 1927
al 1939 da Amicucci
OLTRE LA POLITICA: LE NUOVE FUNZIONI DEI GIORNALI
Esperienza della Gazzetta del Popolo  condizionò rinnovamento di molti altri giornali fascisti  anche se
modello unico e livello ineguagliato
Gazzetta del Popolo  contraddistinta per allineamento alle direttive condotte con zelo talvolta eccessivo
ma al di fuori dell’ambito politico avrebbe promosso iniziative che sarebbero state di influenza anche
dopo il crollo del regime
una delle caratteristiche fu quella di contrapporre al modello Times senza fotografie e illustrazioni un
prodotto meno convenzionale  non legato alla tradizionale impaginazione verticale, spiccata asimmetria
delle pagine e titolazione accattivante e con notevole ricchezza e diversificazione di rubriche
Giulio De Benedetti (direttore del giornale fino al 1930)  definì il progetto un disegno di stampo
populistico che favorisse fenomeni di aggregazione sociale con il coinvolgimento del lettore nella vita del
giornale
significativa decisione di Amicucci e De Benedetti fin dal loro primo giorno di direzione di
pubblicare sulla pagina della cronaca cittadina la rubrica “Lettori interrogateci, noi vi risponderemo”  per
legare intimamente il giornale ai propri lettori
Amicucci ancora una volta propone le linee guida per il rinnovamento, in questo caso della stampa fascista
 linee colte da Mussolini solo a fine 1932 quando tramite una circolare predisposta dal capo Ufficio
stampa Polverelli e articolata in 37 punti di cui uno intitolato “Rinnovare il tipo del giornale”  diede prova
di aver colto esigenza di una svolta imponendo ai giornali rinnovamento per improntarli a ottimismo e
fiducia nell’avvenire
Iniziative della Gazzetta:







Una delle prime  Gara demografica piemontese  battaglia promossa anche dal regime
precedentemente --> intendeva dare nuovo vigore a tradizioni che l’urbanizzazione sembrava
minacciare  attraverso approccio emotivo e sentimentale
Organizzazione di gite ed escursioni all’aria aperta o di feste natalizie e pasquali per bambini
Soggiorni estivi in località marine e montane
Accordi con compagnie teatrali per offrire rappresentazioni a prezzi dimezzati
1929 giornale promosse concorsi a premi  come Concorso pronostici sportivi o dal 1932 Una
domanda al giorno (che aveva anche scopo educativo)
1929-1932 rubriche settimanali con divisione in settori da soddisfare tutte le categorie sociali e
tutta la famiglia
Trattazione di argomenti vari (evitando argomenti austeri come quelli proposti dalle riviste fasciste
“Il Balilla” o la “Rivista del Dopolavoro”, che in genere erano poco lette e ricevute per
abbonamento dagli enti pubblici)
o Modello Gazzetta del Popolo vicino alle riviste americaneggianti “Topolino”, “Il Monello” o
le riviste femminili “Annabella” e “Grazia”
o Evidente dai titoli di alcune rubriche: “La cucina e il focolare”, “Fuorisacco”, “Sezione per i
piccoli”, “Mamme per i vostri bambini” …
tentativo di colmare vuoto esistente tra stato e cittadini  e valorizzare ricorrendo a prassi educative
moderne tradizioni culturali, artistiche, turistiche prettamente italiane
sorta di contraddizione tra obiettivi tradizionalisti e metodi moderni usati per raggiungerli  nel tempo
avrebbe mostrato i suoi limiti
Gazzetta anticipatrice di un tipo di giornalismo leggero e vivace che si sarebbe sviluppato in Italia solo a
partire dal secondo Dopoguerra
Inoltre la Gazzetta  aveva puntato anche su un miglioramento della distribuzione
Il peso delle iniziative della Gazzetta costrinse al rinnovamento i quotidiani limitrofi, prima di tutto La
Stampa e poi anche i quotidiani milanesi che attuarono pesanti contromisure
Per quanto riguarda La Stampa, nel 1932 ha un nuovo direttore Alfredo Signoretti (direttore fino al crollo
del regime)  sotto il profilo tecnico il giornale riuscì a eguagliare il concorrente concittadino  anche su
volere della famiglia Agnelli che voleva rimanere al passo con i tempi
Al Corriere della Sera  rinnovamento con maggiori cautele
Settembre 1929 Aldo Borelli diventa nuovo direttore del giornale (lavorò in precedenza all’Agenzia
Stefani, fece il corrispondente politico del Mattino di Napoli e durante la Prima guerra mondiale fece il
corrispondente di guerra alla Nazione di Firenze e ne fu anche il direttore nel 1924 e infine fu anche
segretario regionale toscano del Sindacato fascista dei giornalisti)
sotto la guida di Borelli il Corriere venne completamente fascistizzato anche se il tono rimase abbastanza
sobrio  puntò sul livello elevato dei corrispondenti e sull’assenza ddi errori formali
Solo dal 1933 fu decisa introduzione delle prime illustrazioni e a fine 1934 inserite le prime fotografie legate
all’attualità (arricchimento di cui lo stesso Borelli ringrazierà personalmente Amicucci adulandolo)
Interessante anche il metodo usato dal Corriere per eludere i vincoli imposti dal governo sulla cronaca nera
 difficili da spiegare in uno spazio ristretto si decise di ricorrere alle “scenette”  ovvero di ricavare dai
commissariati di polizia serie di vicende derivanti da equivoci, piccoli litigi sedati o scherzi come detto dal
redattore capo del Corriere Oreste Rizzini al sottosegretario per la Stampa e la propaganda Dino Alfieri 
dunque scene che vengono alterate, sviluppate fatte sfociare in un roseo finale da cui trarne una morale
che ne giustificasse la pubblicazione  obiettivo duplice:
o
o
Soddisfare i lettori meno preparati a scritti più gravi e favorire la lettura degli articoli e della
propaganda politica inserendo vicino un’allegra narrazione
Diffondere la conoscenza dell’opera benemerita quotidianamente esplicata dai funzionari di
Pubblica Sicurezza
Questa fase caratterizzata dal problema dei giornali di cercare di distinguersi  in un secondo momento
interverrà anche la tensione che animava i rapporti tra le gerarchie fasciste e le intromissioni dei centri di
potere locali
LA STAMPA PERIODICA
All’interno della stampa fascista vi era una quasi totalità di giornali omologati al regime –> parziale
eccezione fu rappresentata dalla stampa periodica  unico campo in cui anche alcune riviste ufficiali
riuscirono a ottenere una relativa autonomia  forse per la minore diffusione e risonanza e obiettivi di
questo tipo di stampa legata meno a esigenze propagandistiche
Ad esempio  “Critica Fascista” che riuscì spesso a uscire dal grigiore di contenuti del panorama
pubblicistico di quegli anni
Sotto il profilo strettamente tipografico  anni Trenta approdo in Italia di un sistema di stampa che
avrebbe rivoluzionato intero mercato dei periodici  il rotocalco sistema che consentiva tempi molto
rapidi e meno costosi di riproduzione (soprattutto per le fotografie)
Due settimanali come “Omnibus” diretto da Leo Longanesi e “Tempo” su cui investiranno Rizzoli e
Mondadori  archetipi di questo nuovo modello di stampa dalla grafica seducente, impostazione brillante
e polemica e pagine arricchite da immagini e fotografia
“Omnibus”  a cui collaboreranno alcune tra le migliori firme dell’epoca si distinguerà per taglio
moderno e accattivante e per un atteggiamento irriverente e non totalmente acritico verso il fascismo tale
da causare irritazione e indurre il regime stesso di cessarne le pubblicazioni dopo solo due anni di vita
Anche la stampa periodica femminile  relativa autonomia che avrebbe proposto un’immagine della
donna maggiormente emancipata rispetto a quella monocorde e stereotipata della donna fascista divulgata
dalla propaganda di regime
o
o
Periodici come “Il giornale della donna” di Paola Benedettini Alferazzi o mensili come “Vita
Femminile” e “Italianissima”  ruolo di maggiore aderenza alla propaganda ufficiale ponendosi in
sintonia con le politiche sociali proposte dal regime
Altre riviste si dimostreranno invece poco legate a questi modelli come “Novella” (1920) “Gioia”
“Grazia” e “Eva”
 Periodici dedicati soprattutto alla moda, ai pettegolezzi, ai romanzi a puntate, a consigli
sulla casa e infarciti di fotografie delle star dello spettacolo o delle famiglie reali  modelli
di vita che non erano conformi ai modelli proposti dal regime
 Al proprio interno contenevano comunque riferimenti al modello di donna prediletto dal
regime  madre esemplare, casalinga, morigerata e parca
 Ma presenti molti richiami alla donna sportiva, alla donna letterata e alla donna
consumatrice di moda
Un posto di particolare rilievo occupato dai giornali satirici  “Il naso Rosso”, “La Galleria di Milano”, “Il
Codino Rosso”, “Monsignor Perrelli”, “Asino”, “Becco Giallo”
L’“Asino”  nato a Roma nel 1892 su posizioni socialiste-anticlericali sotto influssi di Guido Podrecca e del
caricaturista Gabriele Galantara che guidò la rivista dopo due anni di sospensione dal 1921  fu oggetto di
numerosi interventi di diffida e sospensione, frutto di un maggior tono di durezza antigovernativa, come
evidente da carteggio tra prefetto di Milano e organi di polizia nel 1923 dove si accusava l’Asino di
vignette caricaturali a discapito del duce  settimana dopo Mussolini chiese personalmente al prefetto di
Milano di agire con maggior durezza contro il foglio satirico e il prefetto disse che avrebbe minacciato di
chiudere la loro tipografia
Sotto nuova incitazione del duce che vide vignetta dell’Asino ripubblicata anche da Avanti! chiese di
procedere a provvedimenti  dove si chiese a Longoni di non stampare più il giornale
In realtà chiusura forzata del giornale avvenne nel settembre 1925 (siccome nel 1923 il giornale tirava
25mila copie)
Il Becco giallo invece nasce nel gennaio 1924 su iniziativa di Alberto Giannini, dapprima sostenitore della
causa antifascista che poi nel 1933 divenne sostenitore del regime creando anche giornale Il Merlo giallo di
natura filofascista
questo foglio satirico aveva molti esponenti dell’Asino, tra cui Galantara  e il giornale ebbe
subito un grande successo che lo portò a tirare da 50mila copie a 450mila  e fu chiuso forzatamente nel
1926
i collaboratori del periodico provarono una nuova pubblicazione  “Attaccabottoni” che ebbe
vita breve da giugno 1926 a ottobre di quell’anno
Vi furono anche esempi di stampa fascista  tra cui “Marc’Aurelio” nato nel 1931 a Roma su iniziativa del
redattore del “Popolo di Roma” Oberdan Cotone e redattore sportivo Vito De Bellis  collaboratori erano
quelli del Becco giallo tra cui Galantara  ormai però professionisti conformi al fascismo sebbene
mantennero un taglio non proprio su misura di Mussolini  ma approccio non fu mai polemico verso il
fascismo sebbene il tono disincantato non convinceva del tutto il regime  il tono dissacrante del giornale
sarà presto smorzato perdendo la sua vena satirica e con l’arrivo della guerra in Etiopia sarà la retorica della
guerra a farsi martellante tra le sue pagine forzandone gli accenti razzistici
1936  su successo del “Marc’Aurelio” nascerà “Bertoldo”  giornale piuttosto leggero
Giornali satirici  terreno abbastanza insidioso per i fascisti  unico luogo in cui inizialmente si riuscirono
a vedere ridicolizzati gli atteggiamenti del duce e il servilismo dei suoi gerarchi
evidente il timore del regime per questo tipo di stampa anche dopo la fascistizzazione piena 
promemoria di Alfieri del 1937 che voleva imporre bavaglio alla stampa satirica e date indicazioni ai
direttori dei giornali per evitare di sbagliare  queste indicazioni metteranno in gioco sia lo spirito sia la
ragion d’essere di questo tipo di stampa (infatti una delle indicazioni recitava l’invito a evitare ogni forma di
ironia a danno delle istituzioni o invito a combattere l’ibridismo di razza facendo apparire come inferiori
fisicamente e moralmente le razze di colore)
Per quanto concerne mondo del fumetto -> grande sviluppo in questo periodo -> proposto il modello
politicizzato, austero, retorico mondo fondato sul pregiudizio, sull’etnocentrismo, sull’esaltazione della
disciplina, sulla supremazia della razza italica, sull’intolleranza verso gli avversari politici e sul maschilismo
 espressioni di questo genere di stampa furono “Il Giornale dei Balilla” e “La Piccola Italiana”  periodici
che raggiungeranno ottima tiratura come il primo che raggiunse le 250mila copie (anche se questa
diffusione dovuta dall’obbligo delle scuole di abbonarvisi)
Tollerate alcune pubblicazioni che riprendevano modelli e eroi dei fumetti americani (perché non valutate
le ripercussioni politiche degli stessi) come “Topolino” giunto in Italia nel 1932 e nel giro di poco tempo
prese il sopravvento sugli eroi del “Corriere dei Piccoli” o come “L’Avventuroso” che riproduceva le strisce
di “Gordon Flash” e “Mandrake”  dal 1936 il ministero della Cultura popolare comprese il potere
destabilizzante di queste pubblicazioni ma solo nel 1938 furono banditi tutti i fumetti oltreoceano tranne
“Topolino”
Inconsapevoli che la caratterizzazione di questi eroi fosse inscindibile dai contenuti da loro espressi e dal
fatto che proprio nei contenuti risiedeva il loro successo  sostituirono tali personaggi con eroi autarchici
(goffi, ridicoli e patetici) che riscontreranno poco clamore negli adolescenti
1938 anno del “Manifesto della letteratura giovanile”  congresso di specialisti della letteratura per
ragazzi sotto la presidenza di Filippo Tommaso Marinetti  documento in 15 punti che indicavano agli
autori la linea a cui riferirsi per non incorrere nella censura del regime  valori ispirazioni: la fede in Dio,
l’orgoglio italiano, patriottismo assoluto, ottimismo giocondo e festoso, amore del pericolo e per la vita
militare, esaltazione della poesia della guerra, l’ambizione individuale e l’adorazione del nuovo
Vendite della pubblicistica per ragazzi subì un crollo a fine 1941 in coincidenza con le prime gravi sconfitte
militari delle truppe dell’Asse
LA NUOVA STAGIONE DELLA TERZA PAGINA
Anni Trenta  spazi di libertà nulli concessi ai quotidiani italiani  terza pagine assunse posizione di rilievo
 alcuni quotidiani si distingueranno per un ampio spazio riservato alle nuove tendenze letterarie
Ad esempio il “Corriere Padano” di Ferrara nato in aprile 1925 su iniziativa di Italo Balbo  il giornale era
espressione ufficiale del fascismo ferrarese, ma in ogni caso abbastanza indipendente dal punto di vista
politico  alla sua pagina culturale collaboreranno autori del calibro di Elio Vittorini, Giuseppe Ungaretti,
Salvatore Quasimodo e Giorgio Bassani e ampi spazi dedicati anche a opere di scrittori europei e americani
Un terza pagina di buon livello fu quella del Corriere della Sera  fedele a impostazione tradizionale ma
che si avvaleva di collaboratori di prestigio: Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Giovanni Papini, Ada Negri,
Emilio Cecchi e l’ex direttore Ugo Ojetti e firma storica del giornale Gabriele D’Annunzio
Discorso analogo per la terza pagina di La Stampa  che si propose di dare spazio non solo a temi letterari
ma arti figurative, teatrali, musicali avvalendosi delle firme di Leonello Vincenti e Emilio Cecchi
Maggior rilievo  terza pagina della Gazzetta del Popolo  che prese il nome di Diorama Letterario -> in
cui pubblicarono articoli, recensioni e stralci di opere autori come Ungaretti, Marinetti, Palazzeschi,
Montale, Quasimodo, Paul Valery, Umberto Saba, Moravia
curata da Lorenzo Gigli (intellettuale di formazione nazionalista e organico al fascismo fin dalla sua
ascesa)
 il Diorama avrebbe promosso una serie di inchieste volte ad ampliare gli orizzonti del mondo letterario
nazionale con la pubblicazione di pezzi e recensioni su numerosi autori stranieri tra cui Ezra Pound, Thomas
Mann, Marcel Proust e James Joyce
settembre 1931  danno vita a interessante “Inchiesta mondiale sulla poesia” a cui avrebbero
partecipato autori italiani come Ungaretti, Montale, Quasimodo e autori stranieri come Jean Cocteau e
Jacques Maritain
L’obiettivo del direttore Amicucci e del suo collaboratore Gigli  fu quello di rendere terza pagina della
Gazzetta un prodotto apprezzato da un pubblico amplio che non fosse solo composto da specialisti
Tentativo anche dei collaboratori di Diorama di presentarsi come un gruppo intellettuale autonomo se pur
dichiaratamente funzionale alla politica ufficiale  rilevante anche l’apertura dei fascistissimi Amicucci e
Gigli ad autori non pienamente consoni al regime come gli ex rondisti Vincenzo Cardarelli e Bruno Barilli e
collaboratori di Solaria come Aldo Capasso e Bonaventura Tecchi e infine ex collaboratori del Baretti quali
Umberto Saba e Eugenio Montale  ciò avvenne solo per assicurare al giornale collaborazione di autori di
valore  motivo per cui si possa spiegare presenza anche di Moravia i cui libri erano stati banditi dalla
Commissione per la bonifica libraria (di cui Amicucci era membro)
IL “POPOLO D’ITALIA”: IL GIORNALE DI MUSSOLINI
Ruolo particolare  rivestito da “Popolo d’Italia”  quotidiano nato a Milano il 15 novembre 1914 su
iniziativa di Benito Mussolini
Giornale  organo di battaglia a disposizione del capo del fascismo  usato dal duce per consolidare la
sua ascesa politica  è proprio nel suo ufficio da direttore che ricevette il 29 ottobre del 1922 il
telegramma dell’aiutante di Vittorio Emanuele III con l’invito a recarsi a Roma per ricevere l’incarico di
formare il nuovo governo
Giorno successivo alla guida posto il fratello Arnaldo Mussolini che mantenne incarico fino alla sua morte
nel 1931
Attraverso i suoi interventi, con pesanti interventi su tutta la stampa italiana  il giornale elaborava,
esponeva, enfatizzava le strategie del capo del fascismo mantenendo sempre vivo il mito  dal punto di
vista politico Arnaldo cercò di sostenere le ragioni del centrismo mussoliniano  si distinse per
atteggiamento di notevole prudenza verso la Chiesa cattolica, l’istituzione monarchica e i vertici del mondo
imprenditoriale
Sotto il profilo editoriale  giornale per tutto il ventennio ebbe caratteristiche e toni tipici delle
pubblicazioni ufficiali del regime, con quasi totale assenza di dialettica interna e un livello particolarmente
alto di militanza di collaboratori (da Polvereli a Podrecca tutti devotissimi al duce)  Popolo d’Italia organo
sempre uguale a se stesso
Da dicembre 1936 con arrivo di Giorgio Pini come capo redattore (ma praticamente come direttore) e su
stimolo del duce giornale subì processo di rinnovamento
Al Popolo d’Italia fecero capo numerose riviste fra cui “Gerarchia”, “La rivista illustrata del popolo d’Italia”,
“Historia”, “Il Balilla”, “L’illustrazione fascista”  gestione di queste pubblicazioni pesò notevolmente su
bilancio del giornale quadratura per cui contribuirono e le azioni di taglieggiamento operate dalle
gerarchie di partito ai danni di molte banche per obbligarle ad acquistare a tariffe sovrafatturate e
proibitive pagine pubblicitarie sulle colonne del giornale
Quasi tutte le testate nonostante le tirature del giornale non fossero delle migliori 92mila copie nel 1927
(34mila erano abbonati) mostrarono sempre grande deferenza nei suoi confronti  ma solo perché
sapevano degli stretti rapporti tra Arnaldo e il duce  per rientrare nelle grazie del direttore del direttore
Arnaldo - molti giornali consideravano un dovere morale offrire gratuitamente le loro primizie
giornalistiche al Popolo d’Italia  atteggiamento adottato dal direttore dell’Agenzia Stefani, Manlio
Morgagni  dove disse a Borelli (direttore del Corriere)che non avrebbe potuto dare a vantaggio di un
giornale l’opera dei collaboratori dell’agenzia e faceva unica eccezione per il giornale del Duce
Il Popolo d’Italia situazione privilegiata che nessuno avrebbe mai contestato pubblicamente anche se era
causa di malumori
1936 con Giorgio Pini  miglioramento del Popolo d’Italia  (negli anni Trenta tiratura arrivata a 140
mila copie) Pini si impegnò per ravvivare l’impaginazione del giornale, ricorrendo a corsivi e a editoriali
dal tono graffiante e in cui anche il duce avrebbe fatto sentire la propria voce
Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale il Popolo d’Italia avrebbe difeso strenuamente le scelte
del regime e gli sforzi bellici fino a concludere la sua esistenza in coincidenza con il primo crollo di Mussolini
nel luglio 1943
STAMPA NAZIONALE E STAMPA FASCISTA
Qualche limitato margine di manovra da parte di una parte della stampa dovuto a diversi elementi
Non privo di risvolti Il fatto che editori decidessero di porre alla direzione di una testata un uomo politico
e non un semplice giornalista
Da una parte la relativa differenziazione tra giornali fu in parte voluta, in parte tollerata, in parte subita dal
regime  sia per le influenze di particolari contesti ambientali sia per il diverso peso politico dei direttori
responsabili sia per scarsa coesione manifestata dagli organi periferici preposti al controllo
Spesso lamentele presso ufficio stampa del capo del governo riguardo prefetti e segretari federali che
davano diverse interpretazioni alla censura delle notizie  alcune testate un po’ più di franchigia rispetto
ad altre testate sotto controllo di prefetti più intransigenti
A ciò si sommavano a volte interventi fatti per capriccio o giochi di potere legati all’ambito locale
A peggiorare efficienza del sistema  disguidi di natura tecnica  frequente la dimenticanza di
contr’ordine su alcuni veti aboliti o sospesi  lamentato ad esempio da Maffio Maffii direttore del Corriere
in una lettera inviata nel 1928 a Lando Ferretti
Anche l’intransigente segretario nazionale del sindacato dei giornalisti Amicucci fu costretto ad ammettere
che l’azione di ripulitura aveva impedito diversificazione nell’impostazione politica dei giornali
La rivoluzione giornalistica operata dal fascismo secondo Amicucci era riuscita a far sopravvivere una
stampa nazionale che operava nell’orbita dello stato e di una stampa fascista che era il vero strumento
politico del Regime
Stampa fascista  non era emblema di un’assoluta coerenza di indirizzo come una stampa di un governo
totalitario dovrebbe imporre  esistenza di distorsioni e incongruenze avrebbe demotivato a lungo andare
i reporters alla ricerca di notizie
Molti cronisti finiranno per parafrasare quanto esposto nei comunicati dell’Agenzia Stefani da evitare
qualsiasi situazione di contrasto
Spesso riproposte metafore o perifrasi o addirittura messo a disposizione dei veri e propri prontuari che a
partire da qualsiasi avvenimento si potesse risalire a una qualche massima mussoliniana
Furono le pagine di intrattenimento che diedero migliori prove del giornalismo fascista giornalismo più
capace di distogliere l’attenzione del lettore dall’occuparsi di questioni politiche piuttosto che a
coinvolgerlo con la retorica di regime
LE LOTTE FRA QUOTIDIANI
I rinnovamenti dei quotidiani avviata negli anni Trenta non esenti da costi  il rinnovamento della Gazzetta
del Popolo pesò nelle casse della Società idroelettrica piemontese che era tra le proprietarie del giornale 
dopo il tentativo di scalata avviato da gruppo di industriali capitanato da Giovanni Agnelli per salvare la Sip
dal tracollo intervenne Mussolini stesso che nel novembre 1933 trasferì la società nell’Iri
Allo stesso tempo Agnelli e Frassati (ex direttore della Stampa)  entrarono nel nuovo consiglio di
amministrazione che avrebbe avuto riflessi sui rapporti fra i due giornali
Marzo 1935 su iniziative di Agnelli la Sip decise di proporre alla Stampa un accordo per raggiungere in
tempi stretti sensibili economie e per porre freno alla corsa al rinnovamento  patto di non belligeranza
tra i due giornali che si estese successivamente anche ai quotidiani milanesi e in particolare al Popolo
d’Italia e al Corriere della Sera
Il direttore della Gazzetta del Popolo Amicucci dopo l’approvazione della legge 5 febbraio 1934 che aveva
creato le corporazioni rivestì ruolo di vicepresidente della corporazione della Carta e della stampa -> decise
dunque di svolgere trattativa
Prima ricognizione presso direttore del Corriere, Aldo Borelli e presso Vittorio Valletta (membro del
consiglio di amministrazione della Stampa) coinvolgendo anche direttore amministrativo del Popolo d’Italia
Giulio Barella  descrizione del quadro non proprio edificante dello stato della distribuzione dei giornali 
e cercare un accordo per ridurre le spese esagerate e l’accanimento di una concorrenza cercando
convivenza sulla lealtà  punti posti per l’accordo da Borelli molti e a detta del direttore amministrativo
della Stampa Cesare Fanti erano penalizzanti per i giornali di Torino e fece ostruzione  quindi questioni si
allungarono fatalmente (es tra i punti abolizione totale di tutti i servizi di trasporto che non fossero quelli
ferroviari, abolizione della distribuzione gratuita, dello strillonaggio ecc)
Inoltre era prospettata un’anticipazione per i giornali milanesi che non avrebbe permesso ai giornali di
Torino di giungere in tempo
Amicucci convinse Fanti a limitare le richieste alla questione riguardante la tiratura del Corriere con edizioni
di sole 8 pagine per 3 giorni alla settimana  fino a cedere per 8 pagine due giorni alla settimana
Ad ogni modo sebben raggiunta la firma questione ebbe degli strascichi  i quotidiani milanesi chiesero
intervento governativo  che avvenne il 25 luglio 1936  circolare ai prefetti che dispose il divieto di usare
mezzi meccanici per trasporto dei quotidiani al di fuori dei comuni di pubblicazione  favore del governo ai
giornali milanesi
Molte distorsioni a livello di distribuzione continuarono ad operare  caso in cui Gazzetta del Popolo di
Amicucci durante la guerra di Spagna raggiungeva la vendita di 550 copie al giorno a Siviglia tra i reparti
italiani contro le 20 copie di Corriere e Stampa  ragioni della sproporzione emersero nella primavera
1937  fiduciario locale Miguel Garcia Palomo con compensi extra differenziava i prezzi dei giornali in
modo che la domanda si mantenesse nelle proporzioni desiderate
Tensioni fra giornali  non superate attraverso la concertazione corporativa ma dagli aiuti erogati dal
governo  anche in questo ambito prevalse l’obiettivo dell’esecutivo di garantirsi il sostegno dei maggiori
gruppi industriali e finanziari del paese
4. La svolta. In Italia come nel Terzo Reich?
Mussolini non raggiunse il risultato sperato per la manipolazione della stampa e la propaganda  sia per i
deboli fondamenti nel campo della sociologia e della psicologia della comunicazione sia in assenza di vere e
proprie esperienze simili a quella fascista  unica stampa analizzata era quella staliniana
Al contrario di Hitler che riuscì a far tesoro dell’esperienza e degli errori compiuti da Mussolini in un
decennio di potere
In primo luogo, Mussolini non godeva di un potere impositivo assoluto  doveva comunque subire una
forma di condizionamento da parte degli editori  perché non voleva e non poteva assicurarsi i pacchetti
di maggioranza dei principali giornali
Poi, la scelta di affidarsi per il confezionamento dei giornali almeno in parte allo spirito di iniziativa dei vari
direttori  che provocò discrepanze
Alcuni direttori ebbero accesso di ardore  rimproverato anch’esso dal regime  infatti duce mandò
telegramma al prefetto di Torino nel 1930 invitando a far moderare l’atteggiamento della Gazzetta del
Popolo che facendo intendere i miracoli finiva pe sabotare l’opera del governo
Aldo Valori disse che in genere i giornalisti si sono adattati al ruolo con indolenza e fiacchezza di carattere e
molti direttori sebbene di fede fascista avrebbero adottato linea di relativa tiepidezza
Significativo come il direttore del Corriere della Sera Ugo Ojetti scrivesse a Ferretti di evitare neologismi
come la parola totalitaria, parola ignota in Italia
Caso del “Lavoro” di Genova e la sua relativa indipendenza  vista favorito il covare di tendenze pericolose
come una linea di avversione alla struttura dello stato fascista (come espresso in un’informativa del 1932)
 piccoli segnali sintomatici dell’assenza di una pianificazione pienamente funzionale  che potesse
coordinare gli sforzi in maniera coerente
Carenze di un sistema che aveva coinvolto un numero eccessivo di centri di potere  apparentemente
animati da obiettivi comuni ma condizionati da equilibri interni alle gerarchie fasciste locali
Negli anni Trenta un qualsiasi quotidiano nella stessa giornata riceveva: i comunicati ufficiali dell’Agenzia
Stefani, le note del capo Ufficio stampa, quelle del prefetto e del segretario federale del Pnf e i telegrammi
dello stesso Mussolini  giornale in posizione complessa che doveva mediare tra esigenze localistiche e
quelle di carattere generale
a peggiorare la situazione si aggiungeva l’atteggiamento di un serie di soggetti la cui azione interferiva
con quella dell’Ufficio stampa del capo del governo  cui erano delegati i compiti di gestione nei campi
dell’informazione e della cultura es politica dinamica perseguita dal ministero dell’Educazione nazionale
sotto la guida di Giuseppe Bottai
Problemi che si riproponevano amplificati nella gestione della propaganda all’estero  di cui si occuparono
non solo organismi dipendenti dal ministero degli Affari esteri ma anche ambasciate, Pnf e vari enti culturali
Se il sistema di manipolazione dell’informazione fosse stato meglio coordinato avrebbe evitato il verificarsi
di quei sbandamenti che gli informatori del regime interpreteranno come latente tendenza antifascista
Agosto 1933 ascesa del genero di Mussolini  Galeazzo Ciano  come responsabile dell’Ufficio stampa
 segno di una svolta per l’organismo
I modi meno spigolosi crearono un’atmosfera migliore all’interno dell’Ufficio stampa
Una delle prime iniziative  predisporre una relazione sull’organizzazione del ministero per la Propaganda
e l’educazione popolare tedesco  con intenzione di crearne in Italia una analoga
Per migliorare la fase di raccolta e distribuzione delle informazioni  maggio 1934  fece distaccare dalle
prefetture dei sette maggiori centri italiani (Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo) 
altrettanti giornalisti con il ruolo di addetti stampa
6 settembre 1934 creazione del sottosegretariato per la Stampa e la propaganda alle dipendenze del
capo del governo  alla guida posto Galeazzo Ciano
Processo di ristrutturazione dell’apparto avviato  elevazione delle tre vecchie sezioni in cui era
organizzato l’Ufficio stampa del capo del governo (Stampa italiana, Stampa estera, Propaganda) al rango di
direzioni generali:
o
o
Direzione della Stampa italiana  espansione di funzioni e avvio di rapporti stabili con i principali
soggetti dell’organizzazione giornalistica: dal sindacato nazionale fascista dei giornalisti all’Istituto
di previdenza per giornalisti
Direzione generale della Stampa estera  estese notevolmente le sue funzioni  oltre a
raccogliere e vagliare materiale pubblicistico proveniente dagli altri stati e diffondere notizie
all’estero riguardanti l’Italia  si diede un’organizzazione che potesse aggiornare elenchi dettagliati
di tutte le pubblicazioni estere critiche verso il regime in modo da poterne vietare ingresso e
circolazione nel paese  impresse anche nuovo lancio alla sua azione di controllo sull’operato dei
giornalisti stranieri che lavoravano in Italia
Il nuovo sottosegretariato  avrebbe assorbito da altri ministeri prerogative e competenze, con la scontata
resistenza dei titolari delle stesse:



Dal ministero delle Corporazioni e dal ministero dell’Interno furono trasferite le competenze sulla
produzione e quelle sulla censura cinematografica
Dal Commissariato del turismo  trasferite le competenze sul turismo
Dai ministeri delle Corporazioni, dell’Educazione nazionale e dell’Interno  assorbite competenze
sul teatro, sulla musica e sulla censura teatrale
logica di ciò  per centralizzare il controllo coerente su tutto ciò che concerneva la propaganda (giornali,
radio), cultura (libri) e tempo libero (cinema e teatro)  dunque nuovo organo venne ad assumere
caratteristiche di un ministero  infatti Ciano ebbe il privilegio di partecipare alle riunioni del consiglio dei
ministri da settembre 1934  in base a decreto ministeriale firmato da Mussolini
24 giugno 1935 il sottosegretariato per la Stampa e la propaganda  promosso al rango di ministero:
o
o
Rimasero inalterate le funzioni del Pnf sui suoi giornali e quelle dell’Ente radio Rurale e del
ministero dell’Educazione nazionale sui programmi radiofonici per le scuole
Rimasero in mano al ministero dell’Interno le prerogative sulla censura e i sequestri di giornali
tutto ciò strideva con la pretesa del nuovo ministero di riunire in un’unica struttura sia funzioni
propagandistiche sia di repressione contro gli abusi

Questo problema superato solo nell’ottobre 1935 con l’attribuzione al ministero di Ciano della
facoltà di sequestrare in via amministrativa qualsiasi pubblicazione contraria agli ordinamenti
politici e sociali
posti ancora sotto il ministero  Istituto Luce, Discoteca di stato e gli enti provinciali per il turismo
Ministero delle Comunicazioni acquisizione delle prerogative di controllo sulla radiodiffusione e sulla
televisione  il successore di Ciano Dino Alfieri (aprile 1937)  creò l’Ispettorato per la radiodiffusione e la
televisione
25 ottobre 1936  regio decreto aveva stabilito una nuova ristrutturazione del ministero, ricalcando le 7
sezioni in cui era organizzato il ministero per la Propaganda e l’educazione popolare del Reich:

creazione di 6 direzioni generali:
o Stampa italiana
o Stampa estera
o Turismo
o Propaganda
o Cinematografia
o Teatro
o Direzione generale per i Servizi amministrativi, gli affari generali e il personale  settima,
creata poco dopo questo decreto
le ultime 4 sezioni riprendevano i nomi alla lettera dell’organizzazione tedesca
Stampa italiana ed estera  in Germania erano raggruppate con il nome di Stampa
mentre le competenze tedesche attribuite alla sezione Radio  delegate all’apposito Ispettorato
 Unica caratteristica che differenziava in maniera significativa i due organismi era la presenza in
Italia della direzione per il Turismo, che al suo posto in Germania invece vi era quella
dell’Educazione popolare (per Goebbels era uno strumento di Propaganda tra le masse
lavoratrici)
strategia di trasferimento  si riflesse sulla composizione dei quadri dirigenti del nuovo ministero --->
numero di dipendenti del dicastero fece registrare una crescita (1936 dipendenti ministero della Stampa e
propaganda: 183 impiegati; 1938: 800 impiegati)
Dicastero diventa nel 1937 ministero della Cultura popolare  con alla guida Dino Alfieri
nel 1938 il Minculpop ottenne prerogativa di trasmette tutti i comunicati predisposti dall’Agenzia
Stefani
1939-1940  in cui nel frattempo è passato sotto la guida di Pavolini  rileva le competenze su
controllo sull’Ente stampa e sull’Ente radio rurale dal Pnf
Attività di controllo e di censura  ministero della Cultura popolare  a fine anni Trenta si trovava a
vagliare massa enorme di materiale:
o
1937  direzione per la Stampa italiana controllava 81 quotidiani, 132 periodici politici, 3860
riviste e 7000 bollettini parrocchiali
o
Mole del lavoro di orientamento anche molto vasto  1937 1494 comunicati
dal punto di vista pratico la direzione generale della Stampa italiana si occupava di inviare richiami ai
giornali, tributare elogi scritti, diramare disposizioni telefoniche, emanare comunicati stampa, inviare
notizie desunte dalla stampa estera  rapporto giornaliero per il duce e attuava provvedimenti di
sequestro e censura (livello di zero evidente dalla censura ad esempio di Eva per alcune fotografie
considerate immorali)
24 ottobre 1936 siglato l’ Asse Roma-Berlino  avvicinamento tra Italia e Germania  rapporto
amichevole di Alfieri e Pavolini con Goebbels, il quale nel dicembre 1936 scrisse ad Alfieri che nel campo
della tecnica delle notizie i due governi avessero un comune interesse alla collaborazione
Maggio 1937  direzione per la Stampa italiana avviò esame su larga scala di alcune pubblicazioni di
propaganda pervenute dalla Germania per studiare qualcosa di analogo per le categorie popolari italiane
22 maggio 1939  sottoscritto Patto d’acciaio  nuovo rafforzamento legame anche per effetto di una
firma a Venezia nell’agosto 1939 di un accordo tra ministro della Cultura popolare Dino Alfieri e il capo
ufficio stampa del partito nazionalsocialista Otto Dietrich  costituita anche Unione della stampa tedescoitaliana  che permetteva ai due ministri di segnalare i temi da trattare e i toni da imprimere  questa
prerogativa con la guerra si trasformerà in una vera e propria ingerenza soprattutto dei tedeschi
Inoltre vi fu anche la pratica da parte dell’ambasciatore italiano a Berlino di inviare gli articoli di Goebbels
che saranno poi distribuiti ai vari organi di stampa italiani
LE RICADUTE SUI GIORNALI DEL PROCESSO DI CENTRALIZZAZIONE: L’ESPLOSIONE DELLE VELINE
Crescita ricorso alle veline  istruzioni scritte che proibivano la pubblicazione di una notizia, indicavano il
risalto da darle e proponevano ex novo temi e argomenti  precisandone impostazione, aggettivazione,
lunghezza, contenuti, veste grafico-tipografica e gli scopi da raggiungere
Verso le ore 13  Mussolini restituiva al capo Ufficio stampa i comunicati che gli erano stati
precedentemente consegnati e che non aveva provveduto personalmente a cestinare  il responsabile del
dicastero impartiva gli ordini necessari per diffondere il materiale all’Agenzia Stefani o ai giornali del
pomeriggio  materiale battuto rapidamente con macchine da scrivere in varie copie su carta velina
Molte disposizioni  indicavano addirittura titolo, carattere di stampa, numero delle colonne, frequenza
del ricorso alle lettere maiuscole, proporzioni nell’utilizzo dei sinonimi di ogni singolo articolo
Le direttive di massima erano impartite a voce ai giornalisti convocati quotidianamente al Viminale del capo
Ufficio stampa  di queste i singoli giornali  producevano diverse copie per uso interno
Le comunicazioni riservate a un singolo giornale  inviate per lettera o telegramma dal capo Ufficio
stampa  es reprimenda del ministro Alfieri al direttore del Corriere della Sera Aldo Borelli (del 17 ottobre
1937) consente di dedurre l’impostazione dura
A fine anni Trenta si giunse a 4000 ordini di censura e oltre 400 reprimende indirizzate ai singoli giornali in
un anno dai funzionari del ministero
I funzionari ministeriali erano persuasi dell’importanza della suggestione e del coinvolgimento emotivo sui
meccanismi di fabbricazione del consenso  ad esempio cercando di emulare su carta stampata il
simbolismo e l’enfasi dei discorsi del duce che coinvolgevano le masse
Difficile mantenere sempre viva la tensione attraverso i giornali a causa  la ripetizione ossessiva di
determinati messaggi per quanto fosse efficace rischiava di divenire un’accettazione passiva degli stessi,
che non era quanto auspicato in quanto si voleva elevare il livello di mobilitazione
Informazione impostata su titoli, frasi brevi e memorabili  che potessero liberare il lettore dalla fatica di
riflettere
Vi era anche una preoccupazione di non eccedere nei toni per non sfiorare nel ridicolo  a questo
proposito vi erano informatori del regime che riportavano umori e consenso e in base a questi si aggiustava
il tiro
Ad esempio resoconto sul fatto che ci fossero fatti menzogneri che non favorissero la benevolenza
dell’opinione pubblica, soprattutto all’estero
Interventi sulla stampa  riguardavano qualsiasi aspetto della vita quotidiana  foto o immagini (a prova
di quanto ci tenessero all’apparato iconografico)  es vennero vietate foro in cui si mostrava la tosatura
delle pecore o in cui apparivano persone che si stringono la mano
Divieto di dare corpo alla percezione che le cose non funzionassero all’interno del paese  es mostrare
code, notizie su parti in condizioni eccezionali..
Giornalisti obbligati a inventare fatti di sana pianta o ad obbedire a disposizioni che imponevano di scrivere
falsità –> su ciò Dino Alfieri nel 1936 disse che il Ministero non dava ordini segreti ma solo chiarimenti e
arrivò addirittura ad affermare che la stampa fascista diceva sempre la verità al contrario di quella
democratica che alterava la realtà
In quegli anni però interessante che il mestiere del giornalista fosse diventato a livello di salario
vantaggioso, ma anche per agevolazioni di carriera politica  ciò però doveva far i conti con l’accettazione
degli ordini centrali senza remore
1938  approvazione leggi razziali giornalisti costretti dal Minculpop a scrivere un articolo firmato sui
difetti della razza
Ad ogni modo sebbene il sistema fosse migliorato dopo Ciano  esso dava l’impressione di un intervento
meticoloso e pervasivo ma non sempre razionale e coerente  per quanto fossero zelanti spesso si
limitavano ad attendere disposizioni del duce o del ministro stesso
Molti dei funzionari in realtà non avevano appropriata preparazione nel campo delle teorie
dell’informazione a differenza dei colleghi tedeschi  dunque spesso dispensavano direttive banali o
contradditorie  ad es tra le figure di maggior rilievo, Celso Luciano  che era ufficiale dell’Esercito con
ottime capacità organizzative ma con una forma mentis da burocrate o l’addetto alla sezione Stampa
italiana Gastone Silvano Spinetti assunto per conto di Polverelli e non aveva preparazione per la
propaganda
I funzionari del Reich ritenevano infatti che i colleghi italiani fossero troppo permissivi nelle direttive alla
stampa  perché sostanzialmente non sufficientemente preparati  i funzionari italiani rispondevano che
il regime potesse permettersi di lasciare l’interpretazione ai giornali a differenza della Germania perché i
giornalisti italiani avevano lavorato per 17 anni nell’Era Fascista
In un rapporto della polizia politica del 1935  viene fatto notare come Alfieri fosse insicuro e non desse
disposizioni precise ai giornalisti, non comprendendo neanche le necessità del settore
Spesso vi erano anche fughe di informazioni date dall’inefficienza dei servizi della Stampa italiana  fughe
fatte notare anche dalla pubblicazione di alcune direttive riservate  come attestato da Dino Alfieri
scrivendolo a Ciano -> che scrive anche che il Duce ha detto di ridurre al minimo le direttive esercitando sui
giornali azione più repressiva che preventiva
IL RUOLO DELL’AGENZIA STEFANI
L’Agenzia Stefani fu la prima moderna agenzia di stampa in Italia  Nasce a Torino il 26 gennaio 1853 su
modello di altre agenzie  grande sviluppo soprattutto grazie all’esclusiva che le fu garantita durante la
prima guerra mondiale dei dispacci dello Stato maggiore dell’Esercito e dal 1920 il ruolo di tramite di tutte
le informazioni ufficiali dello stato  si sviluppò dunque sul modello atipico di impresa privata  tanto che
per la nomina di direttore e di alcune tipologie di corrispondenti all’estero fosse necessario l’assenso del
governo
Dall’8 aprile 1924  l’agenzia fu sottoposta al controllo di un fedelissimo di Mussolini  ovvero Manlio
Morgagni  all’epoca l’agenzia contava 14 uffici sparsi per l’Italia e circa 62 addetti, 160 corrispondenti
italiani e 12 all’estero
1939  aumento degli uffici  32 (di cui 16 all’estero) 261 corrispondenti in Italia e 65 all’estero
Dal punto di vista amministrativo l’agenzia rimase formalmente indipendente, ma di fatto fu posta al totale
servizio del fascismo che in cambio le garantì una serie di agevolazioni, finanziamenti, franchigie speciali
sulle trasmissioni telegrafiche  l’Agenzia inoltre poteva intervenire su indicazione del governo sulle info
raccolte attraverso i suoi canali e a trattarle secondo le esigenze della propaganda
Presenza di unica agenzia con tali prerogative  da un lato garantiva all’informazione la necessaria
uniformità dall’altra veniva meno esigenza di crearsi un’organizzazione di raccolta delle notizie  ma la
presenza di tale apparato rendeva il sistema macchinoso  infatti all’agenzia venne data anche la
prerogativa di diramare tutti i comunicati ufficiali e i discorsi del partito e le notizie sul duce (competenza
che prima spettava solo all’Ufficio stampa) se comunicato della Stefani giungeva in ritardo o non
giungeva  i direttori erano costretti a non pubblicare il servizio anche se già pronto  con i conseguenti
danni per giornale e lettori
Casi di inefficienza furono tali da indurre molti organi di stampa ad attrezzarsi per captare le agenzie estere
al posto dei comunicati Stefani e pubblicare il contenuto di queste in maniera mascherata
Notizia  subiva percorso macchinoso  sottoposta a meccanismo di autocensura del giornalista della
Stefani  poi giungeva alla sede romana dell’agenzia che operava rimaneggiamenti del caso e sottoponeva
nel caso il materiale al giudizio dell’Ufficio stampa  notizie trasmesse attraverso comunicati telegrafici
dove addetti giornali andavano a ritirarli  rielaborazione attuata dal giornalista a cui era affidata la
stesura dell’articolo  entrava in gioco la censura a posteriori esercitata da ministero per la Stampa e la
propaganda o delle prefetture che potevano impedire la sua pubblicazione o la distribuzione del giornale
LA CAMPAGNA ANTISEMITA
Inizialmente, fatta esclusione alcuni singoli esponenti  campagna antisemita  rilievo modesto
Le posizioni razziste certo non erano estranee al movimento  dopo ascesa di Mussolini  atteggiamento
dello stato verso gli ebrei era stato modificato ma su disposizioni vaghe  la posizione ufficiale si raggiunse
nel periodo 1936-1943
Stampa dopo approvazione delle leggi  compito di convincere i cittadini non solo dell’esistenza ma della
rilevanza di un problema ebraico  dunque richiesta massima mobilitazione  primo segnale dell’avvio di
una pianificata politica razziale fascista si ebbe in seguito la conquista dell’Etiopia
Tra 1936/1937 nei territori dell’Africa italiana  legislazione che imponeva separazione tra italiani e
indigeni
Furono decisivi i rapporti tra Germania e Italia sulla scelta della persecuzione antiebraica e la presenza
nell’entourage di Mussolini di una serie di personaggi di cui erano noti i sentimenti antisemiti  come
Achille Starace, Emilio De Bono, Galeazzo Ciano  ciò convinse Mussolini a dare rilievo alla questione
razziale come una lotta per la vittoria della civiltà greco-romana su quella giudeo-cristiana
Aprile 1937  uscita del libro di Paolo Orano “Gli ebrei in Italia”  dopo questo tutta la stampa si premurò
a pubblicare articoli antisemiti
A parte un piccolo momento di esitazione di Mussolini sull’effettiva attuazione della campagna dal 1938
tutti i quotidiani si attivarono su questo fronte (anche quelli a maggior tiratura come la Stampa e il Resto
del Carlino)  vennero boicottate notizie che mettessero in buona luce gli ebrei o che ascrivessero a loro
sentimenti e meriti patriottici
Quindi si misero ad attaccare chi mettesse in dubbio le ragioni ideali dell’antisemitismo  ad esempio il
direttore Rino Alessi del “Piccolo” di Trieste mise in dubbio l’approccio meramente biologico del razzismo
 attaccato duramente da “Il Regime Fascista” di Farinacci
Dal “Tevere” e dal “Resto del Carlino”  violenta campagna contro gli studenti ebrei profughi in Italia
14 luglio 1938 sul “Giornale d’Italia” di Roma pubblicato con titolo “Il fascismo e il problema della razza il
cosiddetto Manifesto degli scienziati razzisti  da questo momento stampa si fa dura contro gli ebrei e
contro chi li difende
Anche lo stesso Mussolini fece risentire la sua voce attraverso un suo articolo non firmato ma a lui
attribuibile del 26 luglio sul “Popolo d’Italia”
6 ottobre  seduta de Gran consiglio del fascismo  diede avallo politico alla persecuzione di stato contro
gli ebrei  salutata con entusiasmo da tutta la stampa nazionale  da allora ogni passo compiuto fu
sempre preceduto da violentissime campagne di stampa volte a sensibilizzare i lettori su quanto sarebbe
successo
Clima di martellanti pressioni sull’opinione pubblica  tra settembre e novembre 1938  configurazione
di una legislazione razziale compiuta e articolata  e così iniziano a esserci le prime pubblicazioni di
propaganda razziale  “Diritto razzista”, “razza e civiltà” e soprattutto “la difesa della razza” 
quest’ultimo diretto da Telesio Interlandi -> fu impostato sottoforma di rassegna con vantate pretese
scientifiche
Fu l’Ufficio studi e propaganda sulla razza  sotto il ministero della Cultura popolare a occuparsi della
battaglia giornalistica antisemita
Legge del 29 giugno 1939  stabilì radiazione dei giornalisti ebrei dall’albo  con divieto di esercitare
professione dopo la già avvenuta soppressione della stampa ebraica
11 settembre 1938  il Popolo d’Italia dichiarava la presenza di almeno 60 direttori ebrei su 530 giornali
stampati a Milano e veniva invocata l’epurazione  che diventò legge il 17 ottobre 1938  revoca di
gerenza a carico di tutti gli ebrei direttori
Settembre 1938  sotto la presidenza del ministro della Cultura Popolare Dino Alfieri  insediata la
Commissione per la bonifica libraria che fece ritirare le opere di circa 900 autori non solo ebrei ma
ritenute non compatibili con i nuovi valori espressi dal fascismo
LA MOBILITAZIONE PER LE GUERRE: DALLA CAMPAGNA D’ETIOPIA ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Mesi precedenti alla guerra d’Etiopia  migliori esperienze di controllo dell’informazione maturate dal
regime in oltre un decennio di potere
In questi particolari frangenti  obiettivi di Mussolini  contrastare la propaganda antifascista attiva su
piano internazionale e creazione di entusiasmo attorno all’impresa  perseguiti da un lato con un’azione di
denigrazione dell’Etiopia e un’opportuna dosatura dei giudizi anti-inglesi; dall’altro con un’operazione di
convincimento dell’opinione pubblica sulla certezza di una guerra giusta e necessaria  ricorso a pregiudizi
antiafricani
Opera dei colonizzatori italiani descritta con tinte edulcorate  uomini al fronte quando non in battaglia
sembrava si mobilitassero per la costruzione di ponti e infrastrutture per sollevare le popolazioni africane
dal loro triste destino  tacendo sull’uso di gas, violenze sommarie contro gli indigeni, sulle temporanee
sconfitte militari patite dalle truppe e ogni elemento non funzionale all’immagine di una guerra giusta e
giustificabile
Guerra d’Etiopia permetterà al ministero per la Stampa e la propaganda di perfezionare tecniche usate
durante la prima guerra mondiale  tanto che gli organismi della propaganda saranno abbastanza pronti
per il secondo conflitto mondiale  vi sarà poi solo la costituzione di un Ufficio di mobilitazione civile e di
un servizio di ascolto radiofonico e radiotelegrafico dall’estero
Interessante confezionamento di notizie attivate in occasione della guerra in Africa Orientale  preceduta
dalla trasformazione del sottosegretariato per la Stampa e la propaganda in ministero autonomo
Nelle fasi di preparazione delle operazioni militari il ministero predispose in loco  ad Asmara di preciso _> un apposito ufficio stampa  gestito da militari ma totalmente politico nei vertici direttivi  guida di
tale ufficio che fu operativo dal 1° settembre 1935  fu affidata a Raffaello Casertano
Fu predisposta la presenza al suo interno di due ufficiali superiori  uno del ministero della Guerra e uno
del ministero delle Colonie, di due redattori della Stefani e di due funzionari della direzione generale della
Stampa estera oltre ad alcuni radiotelegrafisti e alcuni dipendenti dell’Istituto Luce
20 settembre  fu affiancato un secondo ufficio stampa per le operazioni del fronte sud a Mogadiscio 
affidato a Domenico Pettini (deputato fascista)
All’Ufficio di Asmara  spettava la trasmissione al ministero per la Stampa e la propaganda di tutte le
notizie sulle operazioni italiane in Etiopia, raccolta di materiale fotografico e cinematografico, esercizio
della censura e inoltro ai quotidiani delle corrispondenze dei giornalisti accreditati e il supporto tecnico e
logistico a favore di questi ultimi
Dunque, i due uffici di Asmara e Mogadiscio  raccoglievano informazioni e le rimaneggiavano 
telegrafavano tre volte al giorno sotto forma di comunicati ufficiali al ministero delle Colonie
Ministero delle Colonie  sotto la supervisione del sottosegretario Alessandro Lessona (perché il titolare
era lo stesso Mussolini)  passava le informazioni ricevute al ministero per la Stampa e la propaganda 
che taglia e riformulava le informazioni in modo adeguato per darli ai quotidiani
Anche i giornalisti inviati sul luogo delle operazioni potevano predisporre le loro corrispondenze ai giornali
di appartenenza  limitata osservazione diretta degli avvenimenti consentita
comunicati ufficiali del ministero precedevano sempre le corrispondenze dal fronte  mentre la
struttura organizzativa a cui spettava il compito di produrre e divulgare l’immagine ufficiale rimase a Roma
Ad ogni modo sterile il ruolo dei corrispondenti  in quanto le notizie arrivate ai quotidiani dovessero
essere interpretate secondo le disposizioni provenienti dalle prefetture o direttamente dai ministeri
Numero elevato di centri di poteri interessati dal tragitto di notizie  sollevò una serie di conflitti di
competenza e la pretesa dei responsabili dei vari dicasteri di intervenire sui flussi di informazioni con
autonome indicazioni  carattere macchinoso del sistema
Vi fu anche la guerra di Spagna in cui il regime svolse la propaganda ponendo l’accento sull’enfasi e la
retorica per alimentare il mito della crociata cattolica e antibolscevica  anche il duce sarebbe intervenuto
con suoi articoli sul “Popolo d’Italia” da dicembre 1936  in ogni caso numero inviati in Spagna inferiore di
quelli in Africa  meno coinvolgimento emotivo per la guerra in Spagna rispetto che per quella africana
Fu con la Seconda guerra mondiale  che crolla tutta l’impalcatura retorica e propagandistica  fino a che
nel 1942 tutto il pubblico detesta la stampa fascista e i suoi giornalisti
IL BILANCIO DI UNA PROSPETTIVA
Organizzazione stampa  cammino ondivago e non sempre coerente
Primo triennio  Mussolini fece affidamento alle azioni di intimidazione, censura e rimaneggiamenti più o
meno forzati delle proprietà
Poi  approvazione di una legislazione che dimostrasse buona disposizione verso i giornalisti delegando
compito di un modello di stampa fascista a un organo di rappresentanza  il Sindacato nazionale fascista
dei giornalisti
Opera del Snfg del primo decennio  contraddittoria  da un lato i dirigenti del sindacato si proposero di
realizzare un miglioramento del prestigio sociale dei giornalisti (quasi come educatori) e dall’altro li
ingabbiarono in ogni sorta di restrizione
Conquiste come l’albo dei giornalisti, il contratto di lavoro corporativo, l’istituto di previdenza e l’ufficio
nazionale di collocamento -> in realtà funzionali a processo di assoggettamento più che di valorizzazione
Dichiarazioni di indipendenza dei giornalisti e dei direttori fascisti dalla grande industria e dal capitale
finanziario si scontreranno con l’esigenza per il regime di garantirsi l’appoggio dell’una e dell’altro per
conservare il potere
Inizialmente  modello di modoernizzazione che coniugasse svecchiamento dal profilo tecnico-editoriale e
la ricerca di nuove soluzioni in campo professionale con autoritarismo politico, veline e censura
A mancare al fascismo furono la forza finanziaria e la convenienza politica per accollarsene in toto il peso
subentrando nelle proprietà dei giornali ai grandi gruppi editoriali
Inizio anni Trenta  svolta  Mussolini centralizza il controllo sull’informazione  togliendo ai giornalisti
fascisti qualsiasi residua pretesa di iniziativa autonomo con pianificazione a priori delle informazioni
Tendenza all’imitazione del modello tedesco  con uso delle veline e deresponsabilizzazione del ruolo dei
giornalisti
Con scoppio del conflitto  cortocircuito dei sistemi di informazione non liberi  buona efficienza
nell’alimentare il consenso e maggiore debolezza nell’estirpare il dissenso  soprattutto con ampliamento
della frattura tra realtà propagandata e quella realmente vissuta
L’ULTIMA ESPERIENZA
Dopo crollo del 25 luglio 1943 e rinascita del fascismo in versione repubblicana  stampa aspirava a
mantenere inalterata la sua rilevanza nelle strategie di manipolazione dell’opinione pubblica sebbene il
pubblico desse poco credito ormai al fascismo
Scarsi margini operativi concessi dai tedeschi dunque Mussolini pensò di giocarsi la carta della
propaganda
Nuovo regime fascista cercò di creare consenso o comunque contenere il dissenso su un gruppo
dirigente screditato dall’opinione pubblica e favorire il sorgere di sentimenti ostili verso i nemici della patria
Dopo la nascita della repubblica sociale italiana  il ministero della Cultura popolare fu ricostituito e
riorganizzato dal giovane ministro Fernando Mezzasoma con decreti che centralizzassero e snellissero la
struttura
Ispettorato per la radiodiffusione unificato con vecchie direzioni generali per Stampa con i nomi di
direzione generale della Stampa e radio interna e di direzione generale della Stampa e radio estera.
Cinema e teatro  unica direzione dello Spettacolo
Le altre funzioni svolte dai prefetti trasferite agli addetti stampa rappresentanti ufficiali del ministro delle
province
Nelle intenzioni del ministro  i direttori dei quotidiani dovevano avere il ruolo di tramiti tra ministero e
redazioni
Formale abolizione delle norme sulla censura preventiva  22 dicembre 1943 in applicazione ai principi del
Manifesto di Verona del novembre 1943  sollevava il problema dell’adeguato controllo sulle redazioni
Agosto 1944  apparato propagandistico della Rsi fu completato con costituzione di un Comitato
consultivo per la propaganda formato da 5 giornalisti di provata esperienza
Organizzazione di Mezzasoma meno complessa e più gestibile di quella del Ventennio  ma dovette fare i
conti con le inefficienze e i disservizi presenti nelle redazioni  senza contare che il grosso dei comunicati
ufficiali (80/90%) giungeva ai quotidiani dall’Agenzia Stefani (passata dal 12 marzo 1944 sotto la presidenza
di Luigi Barzini senior  che si muoveva in difficoltà con le cattive comunicazioni telegrafiche, telefoniche,
postali e anche a causa di un dissesto finanziario)
Tra gli stessi giornalisti fedeli a Mussolini contrapposizione netta tra chi riteneva di proseguire come
prima del crollo e chi pensava fosse necessario un rinnovamento con maggiore indipendenza e libertà dei
giornalisti  per questo motivo nel dicembre 1943 Mussolini aveva deciso di censurare gli atteggiamenti di
molti giornali nelle prime settimane di vita della Rsi  però poi il 31 maggio 1941 a fronte delle pubbliche
polemiche giornalistiche si convinse a ripristinare fino a nuovo ordine la censura preventiva su tutte le
pubblicazioni quotidiane e periodiche
In un apparato politico-amministrativo debole come quello della Rsi  anche settore stampa non immune
ai controlli dei tedeschi -> frequenti lettere dall’ottobre 1943 dal ministro Mezzasoma a Mussolini per
indurlo a intervenire presso i comandi germanici
La situazione non mutò neanche dopo la concessione di una formale autonomia organizzativa concessa al
ministro della Cultura popolare da parte dell’ambasciatore del Reich in Italia Rudolph Van Rahn 
teoricamente i tedeschi avevano la prerogativa di stabilire quali notizie rientrassero in questa categoria
Sovrapposizione dell’azione del ministero a quella invasiva dei tedeschi diventerà problema principale 
tedeschi che non solo si garantirono diritto alla censura ma si riserveranno il diritto di ordinare la
pubblicazione di articoli e direttive sulla tiratura dei giornali
Febbraio 1944  agenzia Stefani - stipula accordo con servizio informazioni tedesco Dnb (che diramava u
servizio di informazioni italiano per tutti i grandi giornali e per la Stefani che diffondeva a periodici minori)
Tedeschi attivarono azione autonoma di propaganda  attraverso tre canali soprattutto -> i propaganda
Staffel (reparti organizzati territorialmente con uffici a Milano, Bologna e Padova), l’ufficio stampa
dell’ambasciata tedesca con sede presso i consolati di Milano, Torino, Genova, Firenze e Trieste che
controllavano stampa italiana, infine una rete di fiduciari e informative alle dipendenze di Rudolf Van Rahn
Da ottobre 1943 Rahn rese obbligatoria pratica di convocare presso ambasciata tedesca di Fasano del
Garda conferenze stampa settimanali a cui erano tenuti a partecipare un rappresentante del Minculpop
e la sezione propaganda del gruppo di armate B  conferenze davano direttive di massima
Neo-fascismo repubblicano fallisce nuovamente pretese di controllo efficace  troppe inefficienze tecnicoorganizzative, troppe invadenze dall’esterno
Contrasti poi tra giornalisti di tendenze moderate e quelli intransigentemente proiettati su recupero delle
radice squadristiche del fascismo  con aggiunta di atteggiamenti di ritrosia nell’entrare nella mischia da
parte di alcuni giornalisti che si metteranno comunque a disposizione del neogoverno fascista
Le testate cattoliche si comportarono spesso con un misto di sentimenti  spesso in critica, spesso in lode,
talvolta astenendosi dal commentare
Dei numerosi quotidiani che avevano appoggiato la linea del partito popolare dopo marcia su Roma e
congresso del 1923  pochi mantennero le posizioni  soprattutto testate che erano emanazione diretta
del partito popolare o nate dopo fascismo per contrastarlo  es “Lavoratore” di Torino(fiero oppositore
del monopolio fascista), “L’Idea popolare” di Bergamo(chiuso nel 1924), “L’Idea” di Treviso (chiusa anche
questa), “Le Battaglie del Mezzogiorno” di Napoli, il “Domani d’Italia” e la “Voce popolare” di Modena
Vi erano poi alcune testate la cui esistenza era legata al nome di autorevoli esponenti popolari come “Il
Nuovo Trentino” di Alcide De Gasperi o i due organi ufficiali del partito (“il Popolo Nuovo” diretto da Giulio
De Rossi e “il Popolo” diretto da Giuseppe Donati)
moltissime di queste testate non resistettero alla riduzione delle entrate a causa dei ripetuti sequestri
Vi furono molti giornali che però appoggiarono il fascismo almeno inizialmente come la rivista “Civitas” di
Filippo Meda o “Il Cittadino” di Genova (finchè diretto da Achille Pellizzari)
Vi fu anche stampa filofascista controllata dalle oligarchie conservatrici che riuscirono a teorizzare le
congruenze tra gli obiettivi dei fascisti e quelli dei cattolici.
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