Pubblicato il nuovo libro di Isabella Freccia

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Pubblicato il nuovo libro di Isabella Freccia “Quell’amore che
profumava di giuggiole“
giovedì 4 agosto 2016 13:41
di COMUNICATO STAMPA
Ricordi che si perdono negli evi lontani
fanno da cornice ad un’avvincente storia
d’amore tra due giovinetti, sbocciata sotto
la coltre protettiva di una rigogliosa pianta.
Eppure, non è un libro autobiografico, ma
un’opera omnicomprensiva, nella quale
trovano ampio spazio e la sconfinata
fantasia dell’Autrice, capace di dare voce e
volti ai due protagonisti, e i reali
riferimenti,
già
presenti
nelle
sue
precedenti pubblicazioni, alle innumerevoli
bellezze che Madre Natura offre a chi è
capace di accostarsi ad essa con umiltà,
rispetto e attenzione.
“Quell’amore che profumava di giuggiole” è
l’ennesima fatica letteraria (la quinta, per l’esattezza) che l’insegnante coriglianese
Isabella Freccia ha dato alle stampe in questi giorni. Nei primi tre libri si privilegiavano i
racconti in vernacolo locale, nel penultimo testo si dava vita ad un’accorata e a tratti
dolorosa lettera aperta alla sorella defunta. Adesso l’Autrice, pur mantenendo fede al suo
inconfondibile stile, consegna al lettore un qualcosa di totalmente nuovo. Un romanzo.
Ma non un romanzo nel senso classico del termine. È, piuttosto, un addensato di
frammenti narrativi che si coagulano, spesso per suggestioni ritmiche, e attraversano la
vita immaginaria di una borgata.
Il testo – impreziosito dalla Prefazione del prof. Giuseppe De Rosis, che con efficacia ne
traccia le peculiarità e il profondo messaggio educativo – è un viaggio del cuore, un
viaggio nel tempo che accarezza la memoria, che l’Autrice effettua senza porre limiti alla
creatività e al sogno. Alla stregua del volo di un gabbiano nell’azzurro del cielo, di un
tuffo nell’acqua di un delfino, o più semplicemente di un sussulto di emozioni, Isabella
Freccia regala al lettore un percorso, irto di difficoltà e dal finale tutt’altro che idilliaco,
che i due protagonisti di questa sua opera compiono. Dapprima, da bambini, una sincera
e pura amicizia; poi, il mutamento in sentimento d’altro genere, nell’età
dell’adolescenza; quindi, nell’ormai consapevolezza del reciproco amore, la sublimazione
del rapporto da meramente affettivo a sessuale, regalando scorci di unica delicatezza.
Chi si aspetta una storia da rotocalco, dal sapore post-prandiale, rimarrà deluso. Isabella
Freccia traccia, pagina per pagina, aspetti mai remoti della vita, dalle inconcepibili
differenze di ceto sociale all’inarrestabile piaga degli abusi sulle donne. Evidenziando,
così, l’antica radice, purtroppo difficile da estirpare definitivamente, di mali che solo a
primo acchito sembrerebbero tipici della cosiddetta società moderna.
Quella di Isabella Freccia, donna impegnata nel sociale e nella scuola, è una produzione
fertile, tanto fertile ma mai effimera, che si snoda nel tempo sempre percorrendo una
propria individuale visione della realtà che sprona a capire meglio il valore del rapporto
con la tradizione, non disgiungibile dalla geografia esistenziale della scrittrice dalla sua
terra vissuta. Quest’ultimo libro è una storia di vita che l’Autrice ha voluto testimoniare
alle giovani generazioni perché sappiano e non dimentichino. Un racconto esemplare,
ricco di buoni sentimenti e spiritualità, dove il tempo e il passato non assumono un
aspetto evanescente ma risonanza di umanità ed esperienza; una sorta di diario ricco di
sensazioni.
Solo a leggere il titolo, è utile ribadirlo, “Quell’amore che profumava di giuggiole”,
potrebbe sembrare un libro anacronistico e comunque lontano dagli interessi culturali e
dalle problematiche sociali della quotidianità. E invece non è così. È, piuttosto, un
richiamo costante ai valori, all’amore che non conosce barriere e pur s’imbatte in
insormontabili ostacoli e avversità, ambientato in scorci di mirabile visione, dalle stradine
agli antichi ruderi, sui quali privilegia sempre e comunque la silenziosa presenza di un
albero di giuggiole che vede consumare, sotto la sua frescura, gioie e dolori. Un romanzo
scaturito dalla volontà di apportare, pur senza pretese salvifiche, un contributo alla
riscossa dell’odierna anchilosata società.
© CORIGLIANO Informa
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