Tesi 26 La musica strumentale del Settecento Tesi 26 La musica

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Tesi 26
La musica strumentale del Settecento
Tesi 26
La musica strumentale italiana nel Settecento, concerto grosso e concerto solista. Origini
italiane della sonata e della sinfonia moderna.
Cenni storici sul pianoforte e sul clavicembalo, cembalari organari liutai.
All'inizio del Settecento, persiste ancora una certa intercambiabilità dei termini per indicare vaire
tipologie di composizioni musicali.
Nel teatro musicale del Seicento, le sinfonie venivano eseguite negli intermezzi o cambiamenti di
scena tra un atto e l'altro ecc.
La sinfonia d'apertura viene utilizzata all'inizio dell'opera nella cosiddetta ouvertoure, con lo
schema tripartito Lento-Veloce-Lento.
I Concerti
Nel Settecento la forma strumentale che più di ogni altra trova diffusione è il Concerto,
ed in particolar modo in Italia.
Il termine concerto, è apparso per la prima volta nei titoli di alcune composizioni per voci e
strumenti tra Cinquecento e Seicento, di Antonio e Giovanni Gabrieli e Viadana, in riferimento
all'uso dello stile concertante.
Il termine passò poi tra Seicento e Settecento, a indicare alcuni generi specifici della musica
strumentale, che condividevano l'articolazione in più movimenti.
Nel Settecento il concerto, divennè una forma interamente strumentale classificabile in due
tipologie fondamentali e cioè il concerto grosso e il concerto solista.
Il concerto grosso, è basato sull' alternanza tra un gruppo di strumenti costituenti il tutti orchestrale,
composto generalmente da archi e fiati, chiamati appunto grosso o anche ripieno.
Le sue origini documentate risalgono ad Alessandro Stradella, che divide i suoi musicisti in due
gruppi, denominati concertino e concerto grosso.
Gli strumenti del concertino sono gli stessi della sonata a tre, cioè due violini e un basso continuo.
Il concerto grosso al contrario oltre ad avere più strumenti, era caratterizzato dalle parti
strumentali raddoppiate o triplicate per aumentare l'intensità sonora.
Il concertino poteva anche quindi essere chiamato soli, mentre il concerto grosso poteva anche
essere definito tutti.
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La caratteristica del concertino, era quella di essere un gruppo di veri e propri solisti
contrapposti al resto della massa orchestrale.
Importante in questo senso fu il lavoro di Arcangelo Corelli, che giunto a Roma da Bologna nel
1675, scrisse alcune composizioni, che per antonomasia ricevettero il titolo di Concerti Grossi.
Corelli aumentò il numero dei violini, e suddivise i suoi 12 Concerti Grossi, in due tipologie, cioè :
Otto erano Concerti da Chiesa, caratterizzati da uno stile fugato, e invece, gli altri quattro erano
da Concerti da Camera, contraddistinti da ritmi di danza.
Ad esempio, nel Concerto Grosso op. VI n.12 si assiste ad un primo violino del concertino, che
aveva una parte che predominava nettamente sulle altre.
Il Concerto Solista
Ma il centro più importante per il Concerto di questo periodo fu senz' altro Bologna.
A Bologna c'era, infatti, una tradizione strumentistica di fiati, e musiche per tromba, caratterizzati
dal gruppo detto Gruppo Di Palatino.
Il Gruppo di Palatino, partecipava alle occasioni di festività solenni nella Basilica si San Petronio.
Tale gruppo risulta importante, poichè ad esso si fanno risalire le esecuzioni dei primi Assoli
virtuosistici per tromba, composte da Giuseppe Torelli, (1658-1709) violinista in San Petronio, che
crea cosi la prima effettiva di Concerto solistico.
Si perese cosi l'abitudine di scrivere concerti, in cui la parte solistica desse modo all'esecutore di
dimostrare tutto il suo virtuosismo.
Gli altri primi autori del Concerto Solistico furono Tommaso Albinoni, (1671-1751)che compose le
Sei sinfonie della raccolta Sinfonie e Concerti, che avevano la formula
Adagio Allegro-Adagio- allegro, poi ci fu
Vivaldi
Antonio Vivaldi (1678-1741), fu un grande compositore veneziano che, compose tantissimi
concerti oltre 500, sia per violino che per strumenti a fiato.
Vivaldi fu anche consacrato sacerdote ed ebbe diversi incarichi, tra cui, maestro di violino presso il
Pio Ospedale della Pietà di Venezia. Gli Ospedali all' epoca, erano dei luoghi nei quali si
raccoglievano bambini e orfani e abbandonati e in questi luoghi l'istruzione musicale diveniva assai
importante.
Gli ospedali veneziani, divennero celebri per la loro produzione musicale.
Vivaldi affiancò all' insegnamento anche la produzione teatrale d'opera.
La sua prima opera fu Ottone in villa, e compose poi un centinaio di altre opere.
Per quanto riguarda il concerto, scrisse le sinfonie delle famose Quattro Stagioni, dove si accostò
alla musica descrittiva.
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Le Stagioni sono concerti per violino solista, orchestra d'archi e basso continuo.
La Partitura della Primavera conservata a Manchester, nella sua partitura, è contraddistinta da
quattro sonetti poetici, distribuiti tra i tre movimenti del concerto.
La Primavera è divisa in tre movimenti Allegro - Largo - Allegro e per la precisione:
I°movimento Allegro,
II°movimento Largo e pianissimo sempre,
III° movimento Danza pastorale Allegro.
Ad esempio, nei primi 4 versi erano: Giunt'è la primavera, Canto de gl'Uccelli, Scorrono i fonti,
Tuoni.
La forma- ritornello
La struttura dell'Allegro iniziale della Primavera di Vivaldi, richiama la forma-ritornello tipica del
concerto settecentesco, basato sull'alternanza tra ritonelli e assoli e cioè:
- ritornello eseguito da tutti gli strumenti
- violino solo
-rirornello eseguito da tutti gli strumenti
Vivaldi tende quindi a ricercare colori timbrici sempre nuovi, utilizzando spesso registri estremi, ed
utilizzando inoltre, sfumature dinamiche, persino fino a un numero di dodici, tra il pianissimo e
fortissimo. Questo è evidente soprattutto nel secondo movimento della Primavera.
Vivaldi, semplifica inoltre, la struttura armonico tonale, evidenziando con forza il dualismo tra il
modo maggiore e il modo minore. Ripete anche frequentemente il tema iniziale della
composizione sul grado di tonica, ripetendolo poi variato sulla dominante, e ripetendolo
ulteriormente ancora sulla tonica, ciò è evidente soprattutto nel primo movimento del
Concerto dell' Estate.
Vivaldi utilizza motivi semplici, i quali sembrano scaturire dalla tecnica stessa dello strumento
del violino, come ad esempio le figure di accordi spezzati. Vivaldi inoltre, utilizza la tecnica dello
Fortspinnung, cioè dello sviluppo continuo con variazioni, di una stessa cellula melodica. Tale
tecnica era molto utilizzata in tutta la musica del tempo.
Vivaldi, predilige ritmi molto marcati e sincopati, ed inoltre presenta un impianto formale basato
principalmente sulla costruzione di frasi melodiche e di motivi liberamente variati.
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Ciò determina una struttura a mosaico, alquanto mobile e flessibile, lontana da ristrette rigidità
meccaniche.
Magistrali sono i mezzi che Vivaldi usa per la descrizione delle immagini extra musicali, come ad
esempio, l'effetto del freddo in apertura dell' Inverno
Oltre ai concerti sulle quattro stagioni scrisse anche La tempesta di mare, il Piacere e la Caccia.
La sinfonia da Concerto
Il genere di musica strumentale, che nel periodo classico subì le trasformazioni più profonde, fu la
sinfonia da concerto. In questo periodo si andò alla ricerca di nuovi procedimenti formali e si
modernizzò la tecnica orchestrale, che resterà valida per le generazioni successive.
Il cambiamento più significativo nell'ambito della produzione orchestrale settecentesca, riguardò
soprattutto, la definitiva separazione tra la sinfonia di ouvertoure che stava all'apertura
dell'opera, e la sinfonia da concerto.
La struttura della sinfonia da concerto aveva tre o quattro movimenti a seconda dei casi, e nel
secondo Settecento, questi movimenti furono stabilizzati da Allegro-Andante-Minuetto-Presto.
La Forma sonata
Nel primo movimento della sinfonia da concerto, si predilige di solito la forma-sonata.
la forma sonata è contraddistinta da :
- Una prima esposizione del tema.
- Uno sviluppo del tema, cioè una variazione di esso sulla tonalità vicina, di solito la dominante,
oppure la relativa maggiore o minore a seconda dei casi.
- Ripresa del tema iniziale.
La sinfonia concertante
In Francia alla fine del settecento, si creò anche il genere della Sinfonia Concertante, che poteva
avere anche solo due movimenti.
Capolavoro di Sinfonia Concertante, fu la Sinfonia Concertante in MI bemolle Magg. K 364, per
violino viola e orchestra di Mozart, frutto di un soggiorno parigino che il maestro ebbe nel 1778.
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Tartini
Giuseppe Tartini(1692-1770 ), fu sia violinista, sia compositore, che anche un teorico musicale.
Si formò prima in Istria e poi a Padova, dove trascorse la sua vita.
La sua opera fu importante poichè teorizzò il cosiddetto terzo suono, generato dall'esecuzione
simultanea di due altri suoni.
Scrisse dunque il Trattato di musica secondo la vera tendenza dell' Armonia, epoi anche il Trattato
sugli abbellimenti.
Per quanto riguarda lo stile compositivo, egli parte dalle esperienze di Corelli e Vivaldi, dapprima
utilizzando molto la forma del Concerto barocco, evidenziando quindi la marcata distinzione tra
solo e tutti, poi tende sempre di più a dare maggior spazio al solista, evidenziandone le capacità
virtuosistiche.
Celebri sono le sue sonate in Do minore, Il trillo del diavolo e Didone Abbandonata.
Boccherini
Luigi Boccherini (1783-1805) fu violoncellista e compositore. Prolifico compositore,
principalmente di musica da camera.
Inventa Il quintetto per archi, infatti, erimarrà un'invenzione esclusiva di Boccherini, da lui ideata
senza reali modelli e destinata ad esaurirsi con lui.
Boccherini rimase volutamente estraneo alla vigorosa dialettica nella nuova forma sonata:
stando al di fuori di severi schemi compositivi, si distinse per un eloquio fluido e accattivante, per
il piacere della divagazione armonica e tematica, in cui l'impegno espressivo, tende a disperdersi
nelle pieghe degli episodi minori, più che a tradursi in assunto coerente dell'intera composizione.
Queste sue peculiarità costituiscono il fascino, e l'originalità, della sua musica, ma al tempo stesso
rivelano un'incapacità di uscire realmente dagli orizzonti dello stile galante e rococò.
Tra le sue composizioni si ricordano Quintetto op.13 n.5, col celebre Minuetto.
Sammartini
Giovanni Battista Sammartini (1700-1755), trascorse la sua vita a Milano e fu maestro di cappella
di varie chiese e compositore ufficiale di molte manifestazioni pubbliche.
Dal 1737, al 1741 ebbe tra i suoi allievi W.Gluk
Sammartini, fu il principale esponente della scuola milanese che si distinse soprattutto nel campo
della sinfonia.
A lui sarebbe attribuita l'ideazione della sinfonia divisa in quattro tempi, il primo dei quali in
forma sonata bitematica e tripartita. Si dice che Haydn avesse molta considerazione della sua
opera.
A parte le sinfonie, si contraddistinse per la composizione di alcune opera teatrali, e di sonate per
duo e trio.
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Viotti
Giovanni Battista Viotti (1755-1824), fu un violinista compositore, esponente della scuola
piemontese.
Si formò a Torino, ma ebbe successi anche in Francia e poi a Londra.
Esecutore impareggiabile per la purezza del suono, nelle sue composizioni si nota una forte vena
pre romantica, con un tendenziale abbandono del senso melodico
Scrive molti concerti per violino e quartetti, oltre a sonate, notturni ecc.
Scarlatti
Il più grande clavicembalista italiano fu Domenico Scarlatti( 1685-1757), figlio di Alessandro.
Scarlatti, scrisse tantissime sonate, contraddistinte da un notevole virtuosismo, con giochi a mani
incrociate e passaggi rapidissimi, percorrendo cosi molto in anticipo i tempi.
Fu proprio Domenico Scarlatti ad elaborare il tipo di sonata bipartita, definita appunto anche
sonata scarlattiana.
L'orchestra
L'insieme dell'orchestra, viene suddiviso in tre gruppi principali, Archi, Legni e Ottoni.
Il complesso degli archi, violini primi violini secondi violoncelli e contrabbassi, costituisce il
fulcro dell'edificio sonoro.
Lentamente nelle parti orchestrali, il clavicembalo viene sempre meno utilizzato, dissolvendo le sue
parti di basso continuo sul violoncello sul contrabbasso e sul fagotto.
Nella sinfonia del periodo classico, agli strumenti a fiato, si richiede una partecipazione costante
nella presentazione dello sviluppo dei temi più importanti, ed inoltre, venivano sempre utilizzati
come supporto sonoro e raddoppio delle parti degli archi.
Un tipico esempio di questo genere di scrittura orchestrale, si trova all'inizio del primo
movimento della Sinfonia in Mi bemolle magg. n.99 di Haydn.
Ai legni inoltre, è richiesto un virtuosismo più pronunciato e importante, ciò è evidente in
Mozart, nella Sinfonia di Linz, in Do magg., K 425 e la Sinfonia di Praga, in Re Magg., K 504.
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I PRINCIPALI STRUMENTI DELL’ETA’ BAROCCA
L’organo
Già noto nell’antichità fin dall' era classica, si diffonde moltissimo nel Medioevo, fu perfezionato a
partire dal XVI secolo, con l’introduzione di un certo numero di registri e la pedaliera.:
L'Organo è uno strumento a vento, costituito da canne di una sola nota, che emettono
quindi un solo suono ciascuna.
Le canne sono accordate secondo una gamma definita, ed alimentate da mantici, cioè
particolari strumenti che servono a soffiarvi dentro l'aria. Le canne vengono azionate da
una o più tastiere o manuali. Questi elementi fondamentali formano un insieme al centro
del quale vi è il Somiere che divide e invia l'aria nei diversi canali dei registri e sopra di
esso sono inserite le canne.
Particolarmente noti per la loro perfezione costruttiva erano gli organi tedeschi.
I principali organari tra Cinquecento e Seicento furono:
Matteo e Lorenzo di Giacomo da Prato per le chiese di Emilia e Toscana, alla fine del
Quattrocento;
Gli Antegnati di Brescia; Costanzo Antegnati fu anche compositore e trattatista. I loro organi
trovarono diffusione soprattutto in Lombardia, durante il Cinquecento e prima metà del Seicento.
L’organista Azzolino della Ciaja, il quale fece costruire a Pisa un organo insolitamente ampio, nel
Settecento;
Donato del Pisano, che lavorò a Catania;
Gaetano Callido realizzò ben 400 organi nel Veneto nella seconda metà del Settecento;
Giuseppe Serassi di Bergamo, che costruì strumenti dalla pastosa sonorità diffusi in Lombardia
durante la prima metà dell'Ottcento.
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Il clavicembalo e il clavicordo
L'origine del clavicembalo si perde nel Medioevo. Il primo riferimento scritto è datato attorno al
1300 ed è possibile che il sia stato realmente inventato in quel secolo.
Eravamo nel periodo in cui i progressi nell'orologeria e altre forme della meccanica erano continui,
perciò è possibile che un dispositivo come il salterio sia stato arricchito di quei particolari
meccanici necessari a farlo diventare un vero strumento musicale.
Il clavicembalo è quindi uno strumento a corde, che vengono pizzicate con delle punte di penna
di corvo poste su dei saltarelli, che sono collocati all’estremità interna dei tasti.
Ne esistono a 1 o 2 manuali.
La spinetta (il virginale inglese) è basata sullo stesso principio, ma le corde sono parallele o oblique
alla tastiera.
I principali costruttori erano i fiamminghi Ruckers di Anversa, tra cui Ioannes Couchet,
e gli italiani Baffo e Trasuntino, ed anche l’inglese Tschudi.
Il clavicordo, è l'antecedende del clavicembalo.
All'estremità di ciascun tasto è collocato un piccolo dispositivo metallico in ottone, chiamato
tangente. La tangente ha un duplice scopo: divide la corda (funzionando quindi come una sorta di
ponticello) e la mette in vibrazione, causando la produzione del suono.
A differenza che nel pianoforte, in cui il martello una volta percossa la corda torna indietro, nel
clavicordo la tangente, finché non si lascia il tasto, resta appoggiata alla corda e fa perdurare il
suono.
Di forma rettangolare e piccola era adatto alla musica domestica. Diffuso soprattutto in Germania,
era apprezzato dai Bach.
Il pianoforte
Nato durante l’età barocca, fu trascurato inizialmente dai compositori.
Il suo impiego iniziò nel 1770 con la sensibilità galante dello stile preclassico, causando la
scomparsa graduale del clavicembalo.
Inizialmente chiamato Clavicembalo col piano e col forte, fu inventato dal padovano Bartolomeo
Cristofori nel 1731. La sua invenzione, fu annunciata e pubblicizzatada Scipione Maffei.
I primi perfezionamenti si ebbero con il tedesco Silbermann, poi anche da Stein e da Erard.
La differenza principale tra il pianoforte e il cembalo è che nel pianoforte le corde vengono
percosse, mentre nel clavicembalo vengono pizzicate.
Nel clavicembalo quindi, il suono resta sempre quello e non può essere variato della dinamica.
Mentre nel pianoforte, si può modificare l'intensità del suono, che può essere appunto sia piano che
forte.
Nel Settecento i principali costruttori di pianoforte furono: il tedesco Johann Andreas Stein, e lo
scozzese John Broadwood. Parigi e Vienna furono i centri più importanti per la produzione
pianistica del tempo.
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Il violino
Le fonti più antiche riguardanti il violino ci permettono di far risalire la sua nascita all'inizio del
XVI secolo.
I primi esemplari (i cosiddetti protoviolini) erano probabilmente soltanto un'evoluzione di strumenti
ad arco preesistenti. Erano costruiti in "famiglie" comprendenti 3 taglie diverse di strumenti,
approssimativamente corrispondenti alle tessiture di soprano, contralto o tenore, e basso.
Nella prima parte del XVI secolo, il soprano ed il contralto di viola da braccio avevano solamente
tre corde, mentre per il basso si trovavano accordature sia a tre che a quattro corde, secondo i trattati
dell'epoca, arrivando talvolta fino a cinque in alcune fonti iconografiche.
Il primo famoso costruttore di violino, fu Gaspare Bertolotti da Salò (1540-1609), iniziatore della
scuola bresciana.
Duratura fama ebbe anche la scuola cremonese con gli Amati fin dal '500.
C'erano poi gli Stradivari, soprattutto con Antonio (1655-1737), allievo di Nicola Amati.
Ebbe anche una certa notorietà la scuola tirolese con Steiner, probabilmente allievo di Nicola
Amati
Bibliografia:
M.Carrozzo C.Cimagalli, Storia della Musica Occidentale volume 2, Armando Roma 2008
pp.231-239, 243-248, 182.
E.Surian, Manuale di Storia della Musica volume 2, Rugginenti Torino 2006
pp. 211-228, 319-328, 333-337
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Bibliografia:
M.Carrozzo C.Cimagalli, Storia della Musica Occidentale Volume 2, Armando Roma 2008
pp.159, 164-165, 168,439,442, 444
E.Surian, Manuale di Storia della Musica Volume 2, Rugginenti, Milano 2003
pp. 29-32, 35, 38, 42-50, 57-62
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