Kabbalah: il segreto del non segreto

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Kabbalah: il segreto del non segreto
Contributed by Shalom Hazan
Thursday, 15 March 2012
Last Updated Thursday, 15 March 2012
L’antica saggezza ebraica ci fornisce metafore, parabole e comprensione. Illumina e ci apre gli occhi. È una fonte
d’ispirazione che ci guida nel rapporto tra creato e Creatore. Lo spiega il cabalista Tzvi Freeman, intervistato da
rav Shalom Hazan
La Kabbalah è diventata sinonimo di mistero e di occulto ma ciò è quanto di più lontano dalla verità. Ne ho parlato con rav
Tzvi Freeman di Toronto, un noto autore su temi cabalistici che gestisce uno dei siti più didattici ed informativi sul tema,
KabbalaOnline.org. “Nel corpo di ogni ebreo - spiega rav Freeman - vi è una saggezza nascosta, l’anima
dell’ebraismo. Spesso è chiamata “Kabbalà” che significa semplicemente “ricevere” o
“tradizione”. Quest’anima è stata trasmessa nella stessa maniera in cui le regole del
comportamento ebraico sono state trasmesse nei secoli attraverso una catena ininterrotta dal momento della rivelazione
al Sinai. Kabbalah è, quindi, la saggezza ricevuta, la teologia e la cosmologia innate dell’ebraismo.
SHALOM. Ma la Kabbalah è un insieme di segreti? La dimostrazione sarebbe nel fatto che non la si insegna a tutti.
RAV FREEMAN. Un altro nome con il quale le fonti si riferiscono alla Kabbalah è “Toràt haSod”, spesso
tradotto (male) con “l’insegnamento segreto”. La traduzione corretta ha il senso contrario:
“l’insegnamento del segreto.” L’insegnamento segreto vuol dire che vorremmo nascondere
qualcosa. L’insegnamento del segreto vuol dire che vorremmo insegnare qualcosa, aprire e rivelare qualcosa di
segreto. Quindi la difficoltà di accedere allo studio della Kabbalah sta nella profondità che richiede la preparazione. Ma a
questo punto rimaniamo ulteriormente confusi; un segreto che si rivela non si può certo definire tale! Questo sarebbe vero
se parlassimo di un segreto artificiale, è segreto solamente perché è stato tenuto nascosto al momento. I segreti
autentici rimangono tali anche dopo l’essere stati insegnati, spiegati, illustrati, analizzati ed integrati nella propria
coscienza. In realtà diventano ancora più misteriosi poiché per quanto si espande l’isola di conoscenza, il mare
infinito dell’inconoscibile cresce altrettanto.
La vita stessa è colma di questi misteri, comuni quanto profondi: Cos’è l’amore? Cos’è la mente?
Cos’è la vita? Cos’è l’esistenza? Da dove sono emerse tutte queste? Cos’è l’anima,
la persona dentro il nostro corpo? Tutte domande che viviamo in ogni momento.
Fanno parte di noi. Tuttavia, più pensiamo alle profondità dei loro misteri, più profonde si fanno le loro acque. I più
profondi dei segreti sono quelli conosciuti da tutti, ciò che apprendiamo da bambini, diamo per scontato durante la vita e
con cui viviamo quotidianamente, eppure non riusciamo a svelarli o percepirli con la nostra mente razionale. La
Kabbalah si immerge in questi segreti e porta alla luce le loro profondità. Ci fornisce metafore, parabole e comprensione.
Illumina e ci apre gli occhi. È una fonte d’ispirazione e ci guida ad usufruire di questa saggezza per crescere nella
vita quotidiana. È per questo che quando si studia la Kabbalah ci si sente dire “Sì! L’ho sempre saputa
questa verità! Il mio cuore la conosceva ma non la sapeva esprimere con la parola!” Quando si parla di
‘parole’ il pensiero va ai misteri dell’alfabeto ebraico.
Che cosa racchiudono questi misteri? In ebraico non esistono le cose, solamente le parole. Il nome ebraico di ogni
creatura contiene la sua forza di energia vitale. Il potere infinito del Creatore si trova in ogni elemento del Creato; nulla si
trova al di fuori della luce e nulla è privo di essa. Le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico esprimono le
articolazioni specifiche di quella energia creativa e vitale. Colui che impara il loro mistero tiene la chiave per
comprendere la natura di ogni cosa.
Come può aiutarmi la Kabbalà? La Kabbalah è un aspetto della Torà e Torà significa “istruzione”. Tutti gli
insegnamenti della Kabbalah sono intesi come istruzioni di vita. Studiamo la Kabbalah non solo per
un’esperienza euforica ma perché ci serve l’ispirazione nella vita normale e perché ci offre un senso ed
una direzione pratica. La Kabbalah offre una dimensione cosmica del quotidiano della vita umana. Le difficoltà della vita
sono delle scintille disperse nell’atto originario della creazione, arrivate presso di noi per essere
“riparate” e nuovamente elevate. La vita è una missione in cui siamo diretti verso le scintille divine che
appartengono alla nostra anima specifica e per le quali l’anima è tornata molte volte sulla terra affinché siano
raccolte tutte. L’apprezzare la dimensione cosmica significa che nulla nella vita è triviale. Tutto ha un significato.
Tutto si muove verso un unico fine. La comprensione stessa ci permette di affrontare le difficoltà e di completare il
percorso dell’anima.
Come si differenzia la Kabbalah da altre correnti spirituali? Esistono molti insegnamenti spirituali e saggi di persone in
ogni angolo del globo. Nel seguirli, la gente trova la trascendenza dal mondo materiale, ispirazione e serenità.
L’attenzione della Kabbalah non si accentra sulla serenità e neanche sull’ispirazione trascendentale. Può
provvedere anche a tutto ciò, ma non è questo lo scopo. Lo scopo è l’azione eseguita con ispirazione. Quale che
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sia la saggezza ottenuta dal cabalista, qualsiasi stato d’estasi o unione mistica alla quale lui o lei possano
giungere, il risultato finale sarà sempre un atto di bellezza nel mondo fisico. Potremmo vedere lo stesso concetto dal lato
opposto: molti maestri ci dicono di compiere buone azioni e atti di gentilezza perché questi segneranno un ulteriore
passo nel cammino verso uno stato di coscienza più elevata.
Il cabalista ci direbbe che nel momento in cui si compie un atto positivo siamo già arrivati. L’atto stesso è il fine al
quale lo stato di coscienza elevata ci aiuta ad arrivare. Quando prende avvio la Kabbalà? Le storie dei nostri avi sono
dipinte con una gamma di visioni mistiche e manifestazioni divine. Eppure la Torà, la Kabbalah inclusa, non è definita da
queste visioni. L’evento centrale della narrativa ebraica è la rivelazione di massa di fronte al Monte Sinai quando
“tutto il popolo vide i suoni e le luci”. Immaginiamo che fossimo vissuti poco dopo quell’evento e
avessimo chiesto a chi era presente di raccontarci l’accaduto, cosa avrebbero detto? “Ci è stato detto di
non avere altri dei, di rispettare i genitori, di non commettere omicidio e di non rubare”. Non penso. È più probabile
che la risposta sarebbe simile a questa: “Abbiamo visto tutti i segreti del cosmo svelati ai nostri occhi. Abbiamo
visto che non vi è altra vera esistenza oltre a quella del Creatore, e tutto ciò che esiste non è altro che
un’espressione della Sua volontà”. I comandamenti stessi – non avere altri dei, rispettare i genitori,
ecc. – non erano che il contenuto di quell’esperienza. Il mezzo, l’esperienza in sé, era il cuore del
messaggio. Fu attraverso quell’esperienza mistica che nacque il nostro popolo, l’esperienza di vivere un
mondo in cui “da ogni direzione, il Sign-re parlò con loro”.
In quei momenti l’intera esistenza non rappresentava altro che le parole pronunciate da un’entità
inconoscibile che è la fonte di tutto. E in quei momenti entrarono in un legame con quella Fonte. Anche dopo l’era
della profezia le rivelazioni divine e le visioni mistiche non furono mai completamente interrotte e coloro che ricevevano
la tradizione di quella saggezza non si trovarono affatto ai margini della tradizione ebraica. Molti, se non la maggior
parte, dei più famosi maestri dell’anima della Torà furono autorevoli maestri dell’aspetto pratico
(“rivelato”) della Torà. Rabbì Akiva è spesso considerato il padre della Mishnà, e sia il Talmud che il Sefer
haBahìr descrivono i suoi “viaggi” mistici.
Il suo discepolo, Rabbì Shimon bar Yochai, era responsabile dell’opera classica di Kabbalà, lo Zohar, e le sue
opinioni pervadono ogni aspetto halachico del Talmud. Nel momento storico critico in cui fu codificata la Halachà quasi
tutti gli studiosi importanti furono immersi anche nella Kabbalà. Rav Yosef Caro, autore dello Shulchan Aruch (il codice
“standard” di legge ebraica), Rav Moshè Isserles, le quali note alla suddetta opera la rese valida
all’ebraismo Askenazita, così come gli autori dei commenti classici della stessa opera, furono tutti autori di opere
di Kabbalà. Il movimento Chassidico sbocciò direttamente dalla tradizione cabalistica ed anche i primi oppositori al
chasidismo, come il Gaon di Vilna, erano maestri di Kabbalà. A questo aggiungerei che anche ai giorni d’oggi, è
facile distinguere gli autentici maestri della Kabbalah da quelli che ne hanno raccolto solamente gli aspetti più
“esterni”, in alcuni casi addirittura comercializzandola. Basta vedere se questi aderiscono alla Halachà
classica. Cercare di capire l’esperienza ebraica senza una comprensione della Kabbalah è simile
all’analizzare il comportamento di una persona senza avere la minima idea di cosa fossero i suoi pensieri. Ebrei
delle generazioni passate che non hanno assaggiato la Kabbalah sentivano l’anima dell’ebraismo
intuitivamente nella Torà che studiavano, nelle loro preghiere e nelle loro mitzvòt. In tutte queste esperienze, la loro anima
brillava.
Con il passare del tempo in un mondo che diventava sempre più sterile, materialistico e disorientante, quell’anima
si stancò ed iniziò a rimanere latente. Oggigiorno, il modo sicuro per sentire l’anima dell’esperienza ebraica è
di assaggiare i suoi segreti interiori. Oggi, l’ebraismo senza la Kabbalah è come un corpo privo dell’anima.
A cura di Shalom Hazan
(direttor e Chabad Lubaviavitch di Monteverde e docente di cultura ebraica al liceo Renzo Levi ).
Si ringrazia rav Tzvi Freeman e Chabad.org
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