24.02.2011 - Festival di narrazione

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Cultura e spettacoli
giovedì 24 febbraio 2011
il libro del giorno
Capire la Libia oggi
attraverso l’analisi
di Dirk Vandewalle
Per Erodoto era «una distesa tutta di sabbia», oggi la Libia è il
quinto produttore al mondo di petrolio e un paese che ha antichi legami storici, dai tempi di Roma all’occupazione coloniale fascista, e
attuali, importanti rapporti economici con l’Italia. Per questo quel
che sta avvenendo in quell’area e in particolare in quel Paese, oltre
ad aver colto tutti di sorpresa, riguarda e preoccupa noi europei. Per
capirci qualcosa è allora utile questo studio articolato e documentato, uno dei pochi esistenti, firmato da Dirk Vandewalle, Associate
Professor of Government presso il Dartmouth College e già autore
negli anni 90 di Libya Since Indipendence: Oil and State-building e curatore di Qadhafi’s Libya, 1969-1994.
La tesi principale del libro è che i problemi attuali della Libia vengano dalla
«assenza dello Stato», ovvero dall’aver voluto (prima la monarchia, poi Gheddafi)
eludere la creazione di uno Stato moderno. Questo si coniuga all’effetto del nazionalismo arabo e dell’Islam sullo sviluppo
del Paese, al violento impatto delle rendite
petrolifere (dopo la scoperta nel 1959 e l’escalation dei prezzi a partire dalla crisi
del 1973) sulla stratificazione e lo sviluppo
della società, divisa tra tradizionale organizzazione tribale e moderne necessità di
uno Stato incompiuto, la cui sopravvivenza è determinata dalla possibilità di avere
accesso all’economia globale.
Esclusi dal funzionamento della macchina coloniale durante l’occupazione italiana (1911-1942), emarginati politicamente negli anni
della monarchia (1951-1969), che unificò le tre provincie (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan), e assoggettati a una versione molto locale di
pseudosocialismo a matrice islamica, dopo il colpo di Stato militare
del 1969 di Gheddafi, i libici condividono una tumultuosa storia di costruzione dello Stato che li lascia ancora confusi e poco partecipi,
spiega sin dall’inizio del suo libro Vandewalle. L’autore nel 2006 scriveva anche: «Oggi è problematico considerare i libici come pieni cittadini. Malgrado la sua retorica miri ad affermare il contrario, l’attuale
leader continua a considerarli più o meno come propri sudditi, e ha fatto poco per contribuire a creare in essi la fiducia nelle istituzioni»… il
regime attuale «dimostra una notevole continuità con la monarchia
che lo ha preceduto e ha creato un sistema politico che nel futuro dovrà
affrontare notevoli sfide».
Per Vandewalle «ciò che rende la Libia davvero un’anomalia politica è che essa ha scelto di seguire un cammino, che ha sistematicamente ridotto e gravemente limitato la creazione di uno Stato moderno e delle sue istituzioni». Sono varie le cause che hanno portato a questa realtà di Stato distorta e incompleta e l’autore ne indica con critica chiarezza le principali: dall’eredità del periodo italiano, che portò a un odio per la burocrazia e il potere centrale, all’arrivo di enormi entrate che si accumulavano nelle mani dei governanti, senza che esistesse o venisse creato un adeguato sistema di controlli e limitazioni, sino all’esclusione dalla politica del
popolo libico, che resta attratto dalla forza dei legami della Famiglia e della Tribù, che va di pari passo con il desiderio dei governanti di non perfezionare quello Stato inseguendo i propri personali scopi di avidità e ideologia.
Legami cui, per Vandewalle, si affidò in maniera crescente lo stesso Gheddafi, per garantirsi la propria incolumità fisica e politica,
quando gli elementi rivoluzionari del suo governo iniziarono a vacillare nei primi anni Novanta. Il risultato è che qualcosa ha cominciato a bruciare da tempo in maniera sotterranea portandoci allo scoppio di violenza e richiesta di libertà attuale. Il mondo non se ne è accorto? Si direbbe di sì, nonostante la situazione fosse abbastanza
chiara e instabile. Il fatto è che, al di là dei realistici e preoccupanti
rapporti diplomatici svelati da Wikileaks, l’attenzione, a cominciare
dai media, era puntata più sul personaggio Gheddafi e le sue eccentricità, la sua politica spettacolare, che sulla realtà del paese, abbastanza impermeabile, bisogna dirlo, all’informazione straniera.
DIRK VANDEWALLE
STORIA DELLA LIBIA CONTEMPORANEA
SALERNO, PP. 268
Landis: ‘Berlusconi mi fa molto ridere’
«Sono americano quindi non mi sento a mio agio a parlare dell’Italia del bunga bunga, ma Berlusconi mi fa molto ridere. Noi abbiamo avuto George W. Bush per otto anni, ed era il nostro buffone. Berlusconi è il vostro». Così John Landis a Roma per l’uscita del suo ultimo film, la commedia nera Burke&Hare-Ladri di cadaveri. Secondo il regista, il premier sarebbe un grande soggetto per un film,
molto divertente, «però Berlusconi mi fa pensare moltissimo a Herst, il magnate dei media su cui Orson Welles ha girato Quarto potere, che controllava la stampa come oggi fa lui, tanto che ha messo un
suo uomo alla Rai».
Quindi, si chiede il cineasta, «chi promuoverebbe un film su Berlusconi, chi lo finanzierebbe?». Forse, suggerisce, potrebbe realizzarlo «uno degli autori delle commedie italiane che da voi stanno
avendo tanto successo, ora ne ha il potere».
Anche perché, per Landis, la politica «non può controllare chi la
ridicolizza, chi trasforma i politici in pupazzi, come ha fatto Chaplin con Hitler, o come hanno fatto i fratelli Marx. Se Gheddafi sapesse che lo considero un pupazzo cretino, questo lo ferirebbe più di altre offese, perché sono persone che vogliono incutere timore».
Il cineasta, tornando a sottolineare quanto sarebbe divertente
un film sul presidente del Consiglio dei ministri italiano, immagina anche qualche scena: «Come l’arrivo di una telefonata di Gheddafi, con Berlusconi che dice: Ditegli che non ci sono!».
Sul premier, Landis cita anche una battuta del primo ministro
britannico Cameron: «Quando gli hanno chiesto cosa avesse imparato in questi mesi, ha risposto: ‘Ho imparato che se la regina ti invita a un party bisogna dire sì, se Berlusconi ti invita a un party, bisogna dire no’».
!
di Laureto Rodoni
Il Teatro dell’Opera di Milano
metterà in scena al Teatro Cittadella di Lugano sabato 26 febbraio la tragedia giapponese in
tre atti di Giacomo Puccini Madama Butterfly. Protagonisti il
giovane soprano ukraina Olga
Kotlyarova (Cio-Cio-San), vincitrice o finalista di molti concorsi lirici internazionali, allieva
dei corsi di perfezionamento dei
maestri Renato Bruson, Paolo
Coni e Tiziano Severini, e il tenore agrigentino Giuseppe Veneziano (Pinkerton), dalla brillante carriera operistica e concertistica. Sul podio il maestro
Claudio Vadagnini.
Mentre componeva Madama
Butterfly, agli inizi del Novecento, Puccini si trovava in una situazione esistenziale molto tormentata. Assillato dalla gelosia
e dall’invadenza della compagna Elvira, aveva ormai preso
la decisione di staccarsi da lei
per sposare la sua giovanissima
amante Corinna. Ma due eventi
tragici – un incidente d’auto e la
morte violenta del marito di Elvira – affrettarono invece le nozze con quest’ultima. Alla fine
del 1903 espresse a un amico il
suo stato d’animo desolato: «È
continuo dolore il mio, non mi dà
pace. La mia vita è un mare di
tristezza! Mi sembra di non essere amato da nessuno. Come sono
stato generato male!». Pochi
mesi dopo sposò Elvira: un cedimento che il biografo Rugarli
definisce ‘una sorta di harakiri
metaforico’. Puccini si sentiva
quindi molto vicino al perso-
Aspettando
Butterfly
L’opera di Puccini sabato al Teatro Cittadella
naggio che stava delineando
musicalmente: come Cio-CioSan era infatti costretto a rinunciare all’amore della sua vita.
La disfatta dovette sembrare
definitiva al compositore la sera
del 17 febbraio 1904 quando Madama Butterfly crollò alla Scala
dinanzi a un pubblico letteralmente inferocito. Ma l’opera,
lievemente rimaneggiata, rinacque tre mesi dopo al Teatro
Grande di Brescia. Seguirono
trionfi in tutto il mondo. Dall’autunno del 1905 l’opera fu
rappresentata di nuovo a Milano, ma, vivente l’autore e per
sua espressa volontà, mai più
alla Scala: in questo teatro tor-
29
laRegioneTicino
nerà solo il 19 novembre 1925,
nel primo anniversario della
morte di Puccini, diretta da Toscanini.
Oggi Madama Butterfly è una
delle opere più amate e rappresentate nel mondo. E mirabile è
la partitura. Si pensi per esempio alla fine del secondo atto in
cui, come scrissi in altra occasione, la musica allucinata di
Puccini (che si potrebbe definire pre-espressionista) sembra titubare, arenarsi, avvolgersi su
se stessa, incapace di seguire un
percorso fino a quando si risolve nel geniale coro a bocca chiusa (in cui il tempo sembra sospeso) durante il quale Cio-Cio-San,
suo figlio di tre anni e la servente Suzuki sono seduti, impietriti, a scrutare l’orizzonte in attesa della nave di Pinkerton. «Una
ninna-nanna che – come scrisse
Giuseppe Sinopoli, massimo interprete con Karajan di questo
capolavoro – è una sorta di ‘firma’ psicanalitica della regressione, in cui la donna s’identifica col
bambino tornando allo stadio
infantile, dove il fantastico si sovrappone senza strappi al reale».
E questa Attesa di Butterfly (un
personaggio che è figura-cardine della cultura d’inizio Novecento per Sinopoli) «è del tutto
capace di porsi come corrispettivo dell’Erwartung [‘Attesa’ per
l’appunto] di Schönberg» (vertice dell’espressionismo musicale, composta 5 anni più tardi).
Lo spettacolo del regista Mario Migliara si apre su due strade parallele costellate di cartelli
a led con la scritta ‘aperto’ che
portano lo spettatore in un mondo maledetto in cui regna la prostituzione. «Potremmo essere nel
fassbinderiano Querelle de Brest
o in un quartiere rosso di una
città dell’oriente – annota Migliara –. Un paradosso scenico
che attualizza in un breve istante l’opera, per poter riconoscere
la voragine che divide il mondo
interiore di un uomo come
Pinkerton e quello, sfumato e lieve, della protagonista». E CioCio-San vedrà la sua casa (nella
scena successiva) «come una illusione di oblio del suo mondo di
appartenenza».
INFORMAZIONI
E APPROFONDIMENTI:
WWW.RODONI.CH/BUTTERFLY
C’era una volta l’idioletto
Guglielmo Volonterio presenta la sua nuova raccolta di racconti ‘Sottoterra, sopra’
«Si chiama idioletto l’insieme degli usi linguistici caratteristici e propri di un singolo individuo o
di un gruppo di parlanti», recita il dizionario di
Wikipedia. E poche parole sono più adatte a descrivere la lingua di Guglielmo Volonterio che
oggi alle 18 nella Sala Tami della Biblioteca cantonale di Lugano presenta il suo nuovo libro in
dieci racconti Sottoterra, sopra (Edizioni Ulivo).
Dialogheranno con lui Lina Bertola, docente di
Filosofia al Liceo di Lugano 1 e all’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale e Luca Saltini, collaboratore scientifico della Biblioteca cantonale.
«È la prima cosa che colpisce chi legge i suoi racconti – scrive Irene Bignardi, giornalista, scrittrice, critica letteraria e cinematografica, studiosa di letteratura inglese e americana, già direttrice del Festival di Locarno – un idioletto raffinato
e, appunto, privato, composto di parole a volte desuete, a volte classiche, a volte terragnamente quotidiane, di una scelta di sorprendente franchezza,
di quella sincerità che adesso chiamano (americanamente) candore, dell’impudicizia di chi ha dovuto impararne l’utilità che si traduce in parole.
Di questo ammirevole e ammirato intellettuale
dai molti volti – il critico cinematografico, l’esperto di immagine elettronica, lo scrittore, il saggista
– colpisce soprattutto il coraggio. Non semplice-
La ‘Corte esordiente’ ad Arzo
mente e non solo quello, notevole, che serve a vivere. Ma quello di tentare strade inconsuete, di esperire, nei racconti di questa raccolta, una forma
narrativa, un ritmo, uno “stile” composto impudicamente e senza abbellimenti dalla minuziosa registrazione degli stati d’animo, delle paure, delle
reazioni, delle confidenze (attive), degli slittamenti degli umori, delle fantasie, dell’analisi quasi
medica e spesso quasi contabile dello stato d’animo e fisico.
Questa scelta di un avventuroso idioletto che incorpora anche gli umori e i solecismi della lingua
ticinese. Questa franchezza a volte perturbante.
Questa scoperta sincerità di inquietudini e di timori per il presente e il futuro che Guglielmo Volonterio mette in scena con una preferenza per i
dialoghi – e quindi elaborando il suo disagio nella messa in scena della sua “diversità” e dei suoi
dolori, ma sempre giocando sul registro dell’ironia che nasce dall’assurdo della assoluta sincerità – sono la qualità maggiore di questi racconti,
tutti profondamente legati dal filo rosso della autobiografia e dell’autoanalisi.
Il suo idioletto ci fa cadere in un vortice dove lo
seguiamo con disagio, curiosità, dolore, qualche
volta divertimento. In un mondo che non potrebbe
essere altro che quello di Guglielmo Volonterio, ticinese, intellettuale scomodo, scrittore unico».
Liszt ai Concerti dell’Auditorio
Novità nell’ambito della 12a edizione del Festival di narrazione di Arzo Racconti di qui e d’altrove (25-28 agosto 2011). È stata infatti istituita
una corte riservata ai narratori esordienti. Nei
suoi undici anni di vita il festival ha sempre affiancato la programmazione di spettacoli con
iniziative tese a promuovere attivamente l’arte
del narrare anche presso i non professionisti. In
quest’ottica si iscrive il progetto della Corte
esordiente. Gli interessati possono inoltrare la
candidatura (entro il 28 febbraio). Informazioni
e modulo di iscrizione su www.festivaldinarrazione.ch o alla segreteria del Festival presso
l’Associazione Cultura Popolare di Balerna al
numero 091 683 50 30.
Due serate dedicate all’universo creativo del grande autore ungherese Franz Liszt nell’ambito dei
Concerti dell’Auditorio 2011, quella di oggi e domani alle 20.30 all’Auditorio Rsi. Il concerto monografico a lui dedicato vede protagonista l’orchestra
della Svizzera italiana diretta da Alexander Vedernikov. Solista al pianoforte Vesselin Stanev. In programma il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2
in la maggiore che vede un Liszt più legato ai canoni del comporre classico e il poema sinfonico Ce
qu’on entend sur la montagne che mostra la vera
grande novità apportata da Liszt alla musica occidentale: l’idea della poesia di sole note, di una composizione musicale che, come un testo o un dipinto, evoca precise immagini e vivide sensazioni.
in breve
Conferenza per i 150 anni dell’Unità d’Italia
Stasera alle 20 all’Hotel Dante di Lugano, per le
manifestazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, incontro con Vincenzo Guarracino sul tema «Rileggiamo: Verga, Libertà» (da Novelle rusticane).
‘Antonia’ di Valentini in Biblioteca
Presentazione dell’ultimo libro di Maria Rosaria Valentini Antonia (Gabriele Capelli editore,
2010) oggi alle 18.30 alla Biblioteca cantonale di
Bellinzona.
I ‘Risvegli’ al Teatro Paravento
Questa sera e domani alle 20.30 al Teatro Paravento di Locarno va in scena Risvegli, tratto dal
romanzo di Oliver Sacks. In un ospedale uomini
e donne imprigionati nei propri corpi. L’immo-
bilità, la solitudine, il buio, il vuoto. E poi come
in un sogno, il risveglio, la luce… Drammaturgia e regia: Mirko D’Urso.
conversazione precede lo spettacolo in scena al
Teatro di Locarno il 15 e 16 marzo alle 20.30.
Lezione pubblica al Liceo
Il romanzo di Giorgio Genetelli Il becaària (ANAedizioni) viene presentato oggi alle 18 al Canvetto
Luganese. Introduce Nicoletta Mariolini.
Per la rassegna ‘Tra Rinascimento e Barocco’ oggi
alle 18 al Liceo di Bellinzona lezione pubblica di
Alessandro Martini su La poesia di Marino.
A Locarno si parla di ‘Mercadet, l’affarista’
Incontro alla Biblioteca Cantonale di Locarno
oggi alle 18 con Luigi Colombo che si soffermerà
su diversi aspetti di uno dei migliori testi teatrali
di Honoré de Balzac: Mercadet, l’affarista. La commedia, intrisa di menzogne, tratta temi attuali,
come la frenesia e l’immoralità della speculazione
economica, il mondo losco e cinico degli affari. La
‘Il becaària’ al Canvetto Luganese
Cultura e musica jazz a Chiasso
Parte stasera allo Spazio Officina di Chiasso il 14°
Festival di cultura e musica jazz. In programma
fino a sabato una decina di concerti dedicati al
tema ‘Jazz around the Rock’ (dal celebre hit di
Billy Haley che nel ’54 decretò l’avvento del
rock’n’roll). Fra le star il contrabbassista Miroslav Vitous (già della prima leggendaria formazione dei Weather Report); il chitarrista e cantan-
te texano James Blood Ulmer; i Ballin’ the Jack
del sax-clarinettista newyorkese Matt Darriau; il
trombettista
italiano
Giovanni Falzone CAMPIONE D’ITALIA
con le sue Mosche Elettriche;
la voce di Mina
Agossi; il trio programmazione cinematografica
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