23o Albanoarte Teatro Festival 2013/14

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23o Albanoarte Teatro Festival 2013/14
Sabato 19 ottobre ore 21
La Dual Band (Milano)
“Boîte à surprises!”
Spettacolo di canto e musica con Benedetta Borciani (mezzo-soprano - violino), Beniamino Borciani (tenore - contralto - clarinetto),
Marco Bellocchio (baritono), Lucrezia Piazzolla (contralto), Camilla Capolla (soprano) - Direzione musicale Mario Borciani
(pianoforte) - Vocal Coach Luigi Marzola - Regia Anna Zapparoli
Produzione Compagnia Teatrale “La Dual Band”
La Dual Band si chiama così per la sua duplice natura, e ha una composizione, per l’appunto, Dual: sia per quanto riguarda i
due “vecchi” fondatori, Mario Borciani (pianista e compositore) e Anna Zapparoli (attrice, regista e drammaturga), sia per la
composizione del gruppo. Negli anni, infatti, la Dual Band si è specializzata in piccoli musical da camera e, via via, la
formazione è andata allargandosi - in seguito a un felice incontro con la realtà del Coro delle Voci Bianche della Scala - a un
gruppo di giovanissimi cantori innamorati del teatro. Nel frattempo i ragazzi sono cresciuti, le voci non sono più bianche,
ma sono ancora
bellissime, e la loro bravura scenica è cresciuta con loro; insieme ai figli Benedetta e Beniamino, rispettivamente attrice e
cantante di musica barocca, Lucrezia Piazzola e Camilla
Capolla, cantanti provenienti appunto dal Coro delle Voci
Bianche della Scala, e
Marco Bellocchio, attore e cantante, la Compagnia ha preso la
forma che ha oggi. Una riproposta della compagnia all’antica
italiana, insomma, dove i più giovani entrano con tutta la loro
vitalità in un gioco teatrale in cui l’etica artigianale si mescola al
divertimento, a cavallo della linea sottilissima e a volte
imprendibile che separa, o unisce, la musica e il teatro.
E proprio su questo crinale, prende vita “Boite à surprises”,
uno spettacolo tagliato su misura per il gruppo da Mario
Borciani e Anna Zapparoli, che ha debuttato nel novembre
2011 al Blue Note di Milano. Si tratta di una cavalcata
attraverso gli stili, da Monteverdi a James Bond, da Rossini a
Lady Gaga, passando da Brecht a “Balocchi e profumi”, fino a
una esilarante “Storia del Cinema in nove minuti”. Lo spettacolo è cantato e recitato in tutte le lingue d’Europa, ma
soprattutto nella “superlingua” delle voci che imitano strumenti musicali. La Dual Band con 15 spettacoli al suo attivo ha
recitato in tre lingue (italiano, inglese e francese) in Italia, Francia e Gran Bretagna.
Uno spettacolo giovane, fresco e spumeggiante in cui 5 ex bambini prodigio della Scala di Milano creano un
intreccio giocoso di melodie solamente con l’uso della voce, proponendo una piccola storia della musica dal
Medioevo a Lady Gaga…
Sabato 26 ottobre ore 21
Compagnia teatrale Claudio Lauretta
“Mister Voice”
Spettacolo comico di imitazioni e musica di e con Claudio Lauretta - con la
“convinta” partecipazione del M° Sandro Picollo
Regia Claudio Lauretta
Produzione Bravi Bene Bis!
Imitatore, Attore, Comico visto a “Striscia la Notizia”, “Markette”, “Chiambretti
Night”, “Glob” e “Zelig”. Camaleontico e trasformista, con una formidabile mimica
facciale ha dato vita alle sue personalissime imitazioni di Di Pietro, Pozzetto,
Vissani, Bossi, Celentano, Zucchero, Sgarbi e tantissimi altri. Sua la voce dello Spot
tormentone del “12.40” in onda su tv e radio nazionali. Fa parte del cast fisso di
“Ciao Belli” in onda tutti i giorni dalle 13 alle 14 su Radio Deejay.
Claudio Lauretta si esibisce nello show “Mister Voice” tenendo sempre alta
l’attenzione dello spettatore, il quale, rimane sbalordito della grande presenza scenica
dell’artista che alterna in sequenza, monologhi, imitazioni e canzoni, accompagnato da un talentuoso chitarrista dalla verve
comica irresistibile: il Maestro Sandro Picollo che recita la parte di quello, che in quel
momento,vorrebbe essere altrove.
Direttamente da Radio Deejay, Chiambretti Night e Striscia la Notizia, un imitatore che non ha eguali. Uno One
Man Show che non tradirà le attese per una serata all’insegna del Cabaret... quello buono!
Sabato 2 novembre ore 21
Compagnia “F. Barcella” (S.Paolo d’A. - BG)
“Rumors - pettegolezzi”
Commedia in 2 atti in bergamasco - Con Alessandra Acerbis, Mirko Bena, Elisa Facagni, Matteo Vismara, Angelo Sana,
Alice Barzan, Armando Salemi, Rosa Signorelli, Fulvio Cavallini, Claudio Speranza - Scene Tomaso Bena, Claudio Speranza Costumi Alessandra Acerbis, Piera Signorelli - Assistenti di scena Mariangela Belotti, Piera Signorelli - Assistenza tecnica
G.Battista Vismara, Daniele Brignoli, Albino Trapletti, Gino Moretti - Regia Davide Bellina
Produzione Compagnia Teatrale “F. Barcella” per concessione della Concessionari Associati Srl (Roma)
L’azione si svolge nella lussuosa casa del vice sindaco di New
York e consorte dove dovrebbe svolgersi la festa di anniversario
di matrimonio dei padroni di casa. Ma il party non avverrà per
l’assenza dei due festeggiati: il vice sindaco rintanato nella sua
camera da letto ferito ad un orecchio da un proiettile e la moglie
introvabile. Pian piano arrivano gli invitati, quattro coppie di
amici, che cercano prima di tutto di scoprire cosa è successo e
poi di non far trapelare nulla dell’accaduto al mondo esterno in
quanto l’uomo politico da proteggere è assai noto nell’intero
Paese. Le cose si complicano non poco con l’arrivo di un
poliziotto che sta indagando su altri fatti accaduti nel quartiere.
Nel corso della farsa si sprecano, appunto, i pettegolezzi del
titolo. Rumors è un comico affresco sull’alta borghesia
newyorkese, fatua e pettegola. In questa pièce andata in scena
per la prima volta a Broadway nel 1988, Simon abbandona il
suo ruolo di osservatore preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane per accompagnare il pubblico in un grottesco e
paradossale viaggio all’interno della commedia. Farsa che, come spiega Simon, non concede rallentamenti, servono persone
che entrino ed escano attraverso le porte senza mai incontrarsi.
Incontenibile e brillante ritmo per un dialetto bergamasco che nell’interpretazione di questa compagnia teatrale,
da anni amica di Albanoarte, non mancherà di strappare applausi.
Sabato 9 novembre ore 21
Armamaxa Teatro – Centro Diaghilev – Teatri Abitati (Brindisi)
“Croce e Fisarmonica”
Atto unico di Carlo Bruni ed Enrico Messina dedicato a Don Tonino Bello - Con Enrico Messina e Mirko Lodedo
Musiche originali Mirko Lodedo - Regia Carlo Bruni
Produzione Armamaxa Teatro, Centro Diaghilev, Teatri Abitati in collaborazione con Pax Christi e Linea d’Onda
Vincitore III edizione TEATRI DEL SACRO – Lucca 10/16 Giugno 2013
Spettacolo organizzato con il patrocinio di “Molte fedi sotto lo stesso cielo” Acli Bergamo.
Seguirà incontro con gli autori dello spettacolo e Daniele Rocchetti (Acli Bergamo) che dialogheranno sulla figura di Don Tonino Bello.
Banalizzando, si usa contrapporre alla felicità il dolore, ma se
un uomo, morso violentemente da un cancro, decide, nel
dicembre del ’92, di partire per Sarajevo per invocare il
primato della pace, proprio sulla soglia tragica di una guerra,
sta soffrendo o gioisce?
Antonio Bello è stato Vescovo e presidente nazionale di Pax
Christi. Nato ad Alessano (LE) nel 1935, è morto a
cinquantotto anni nell’aprile del ’93, a Molfetta, in episcopio.
Nella sua casa natale, fra molti ricordi, regali, testimonianze
d’affetto, c’è il disegno di una bambina delle elementari che lo
ritrae, in piedi, su di una fragile e variopinta barchetta a vela,
braccia larghe e mani che tengono rispettivamente una croce
ed una fisarmonica. Prediligendo il potere dei segni ai segni del
potere, don Tonino Bello ha esercitato il suo mandato
coniugando uno straordinario rigore evangelico, con un anticonformismo capace di spiazzare i più arditi rivoluzionari;
associando a una fede profonda, una laicità che a molti ancora oggi, sembrerebbe paradossale per un prete: tenendo insieme
croce e fisarmonica. È difficile trovare qualcuno nelle nostre parti, con più di trent’anni, che non abbia un episodio da
raccontare, una testimonianza del proprio rapporto con questo pastore salentino. Ma il nostro lavoro non tenta una sintesi
di quel ricchissimo patrimonio, non costruisce un reliquiario, per quanto venerabile, in cui esporlo. Vuole piuttosto ricavare
l’impronta di un passaggio perché per quanto profonda, non rischi d’essere cancellata dal folklore o allontanata da una
meritata santificazione.
Questo lavoro tenta di esercitare una fede “laica” nell’uomo, attraverso la ricostruzione mitica della figura di un religioso.
Talvolta si attribuisce al mito di un senso d’irrealtà, addirittura di falsità, mentre nella tradizione classica il mito rappresenta
un punto elevato di sintesi: un punto di riferimento capace di favorire la coesione sociale, culturale, etica; di definire un
orizzonte comune. Ecco: il nostro è il racconto di un mito. Il sud, la fede, l’impegno sociale, riformatore, pacifista, sono
coordinate di una rotta che percorriamo con la cadenza di una ballata perché questa Storia ci resti dentro come una canzone.
Intenso racconto di un Grande Uomo della Chiesa, irriducibile difensore della pace e dell’umano, nello stile
coinvolgente ed emozionante di Enrico Messina con l’accompagnamento di una vibrante fisarmonica…
Sabato 16 novembre ore 21
Antonella Questa (La Spezia)
“Vecchia sarai tu!”
Atto unico di Antonella Questa e Francesco Brandi – Con Antonella Questa - Coreografie Magali B. “Compagnie
Madeleine&Alfred” - Disegno luci Carolina Agostini - organizzazione generale Serena Sarbia - Collaborazione Gérard
Darier, Giuliana Musso, Carlotta Clerici
Produzione Compagnia LaQ-Prod
Spettacolo vincitore del 11° Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria e del 7° Premio Calandra come
Miglior spettacolo, interprete e regia.
Una vecchia di ottant'anni si ritrova in ospizio contro la propria volontà. Una caduta,
qualche giorno in ospedale, il figlio lontano, una nuora avida, la nipote che non ha mai
tempo, quindi la soluzione migliore per tutti è la casa di riposo. Per tutti tranne che per
lei. Come tornare allora a casa, davanti al suo mare, per ritrovare le amiche di sempre
con cui fare per quattro chiacchiere il pomeriggio, per rivedere Carmè l'amico d'infanzia
e finire la vita dove l'ha sempre vissuta? Scappare è l’unica soluzione, costi quel che
costi.
Un viaggio alla scoperta di come oggi tre donne vivono la loro età e l’avanzare
inesorabile del tempo: chi rifiuta di invecchiare per sentirsi ancora “giovane”, chi da
vecchia subisce la tirannia del “invecchiare bene” e chi giovane lo è davvero, ma si sente
già vecchia!
Le donne, la loro età e l’invecchiamento al quale non hanno ancora diritto. Uno
spettacolo comico per esorcizzare la paura di invecchiare e ricordarsi che “vecchia” ….
lo sarai anche tu!
Tre donne, tra fasi della loro vita, disegnate con maestria da un’attrice fantastica
scappata dal caos della TV per seguire una strada solitaria e raccontare quanto
gli anziani siano saggi e spesso non ascoltati…
Sabato 23 novembre ore 21 fuori abbonamento
Scuola Je Danse
“Hall of Fame”
Spettacolo di danza in 2 atti - Coreografie Ghislaine
Crovetto, Chiara Noris, Uwe Meusle, Mariasole Ceroni,
Davide Attuati, Hermana Mandelli, Anna Zevolli, Claudia
Giannini, Alessandro Musitelli, Francesca Marelli - Video
Enzo Mologni - Tecnici luci/audio Dario Marchesi, Davide
Ghisalberti, Matteo Bosatelli, Carlo Gustinetti - Direttrice
artistica Dott.ssa Liliana Berta
Produzione Scuola Je Danse
L’espressione inglese Hall of Fame (traducibile letteralmente
con “salone della fama”) è usata per indicare una lista di
soggetti che si sono particolarmente distinti in uno specifico
campo di attività. Nella maggior parte dei casi la Hall of Fame
si identifica con un museo o altro luogo dedicato, che
conserva cimeli e memorabilia delle personalità ma in questo caso la Hall of Fame è intesa solo in senso figurativo. Stelle del
cinema, dello sport, della musica e della danza e miti della politica, della scienza e della letteratura vengono omaggiati dalle
ballerine e dai ballerini della Scuola Je Danse. Un caleidoscopio di musica e danza che cerca d’individuare attraverso il
movimento il succo di un personaggio, il riassunto di vite memorabili, l’essenza di ciò che è diventato poi “Mito”.
Immancabile appuntamento con una delle Scuole di Danza migliori della Regione per un tutto esaurito garantito.
Sabato 30 novembre ore 21 fuori abbonamento
Club delle Alci
“Amarcord”
Serata di cabaret in due atti di e con Ciaci, Mario Tia, Mario Radici, Mirko, Bewy, Brunella, Arianna, Lory e il Club delle Alci e con
la straordinaria partecipazione di Osvaldo Ardenghi - Tecnici luci/audio Dario Marchesi, Davide Ghisalberti, Matteo Bosatelli,
Produzione Le Alci
La notorietà del film di Federico Fellini è tale che lo stesso titolo “Amarcord”
(derivante per composizione dall’espressione in dialetto romagnolo “a
m’arcord”, ossia “io mi ricordo”) è diventato un neologismo della lingua italiana,
con il significato di rievocazione in chiave nostalgica. Il titolo da solo fa notizia,
il più bel film del regista riminese e gli allegri componenti del Club ne adottano
il significato e le atmosfere alla ricerca degli spettacoli realizzati in passato. Ed
ecco che rivisitando con la memoria le varie scorribande sul palco del “Don
Bosco” di Albano, hanno scelto quelli che più son rimasti nel cuore ricucendoli
in un medley bello e piacevole riscritto e diretto dal Club. 20 anni di cabaret e
teatro vissuti insieme, teatranti e pubblico, che saranno celebrati con l’intervento
di un ospite speciale, Osvaldo Ardenghi che fu il primo ad introdurre il Club nel mondo
dello spettacolo. Osvaldo Ardenghi (1959), bergamasco, chitarrista, è attivo fin dai primi
anni ‘80 come fondatore e leader della Moss Band, parallelamente ha sviluppato un grande
interesse per la recitazione e per il cabaret approdando alla scuola di Enzo Jannacci con il
quale è stato protagonista (di diversi spettacoli teatrali e televisivi. Per diversi anni è stato
tra gli artisti più applauditi e originali del Bolgia Umana, celebre locale milanese gestito
proprio da Jannacci. Autore di testi e monologhi teatrali, numerose sono le sue apparizioni
televisive e teatrali in varie caratterizzazioni; da diversi anni è attivissimo come entertainer
in spettacoli di cabaret disseminati su tutto il territorio nazionale. Recentemente ha
pubblicato diversi album con i Rusties e soprattutto “Drec al cör” album di pregevole
fattura che va ben oltre il ruolo di semplice divertissement. Infatti, Ardenghi si serve
dell’abilità innata nel cabarettista nell’individuare situazioni luoghi e personaggi da
raccontare e attorno ad essi crea testi oltremodo credibili calati in un impianto di rock, folkrock con importanti cavalcate chitarristiche Younghiane e delicate ballate folk.
Le Alci, le canzoni ed il cabaret di Osvaldo Ardenghi per non tradire un pubblico che da anni lo supporta nel
segno del buonumore nostrano.
Sabato 1 febbraio 2014 ore 21 fuori abbonamento
gruppo teatrale albanoarte
“Teàter de Guèra”
Commedia in 2 atti di Isacco Milesi - Con Gianfranco Biava, Adriana Vismara, Eleonora Zambetti, Alessandro Ferrario,
Eleonora Tironi, Fede Zenoni, Luca Bronzino, Luciana Magri, Lino Zenoni, Simona Boioni, Giuseppe Nespoli, Isabella Burgo,
Clementina Rizzetti, Claudio Carissimi, Roberto Zambetti, Maria Manzoni, Aldo Ponti, Santo Moraschini Scene Isacco Milesi,
Roberto Zambetti - Canzone originale di Isacco Milesi cantata da Clementina Rizzetti e dall’Ass. Mus. Corale di Albano
Sant’Alessandro diretta dal Maestro Marco Salvi - Tecnici luci/audio Dario Marchesi, Davide Ghisalberti, Matteo Bosatelli,
Carlo Gustinetti - Regia Isacco Milesi
Produzione Albanoarte Teatro
Da qualche tempo desideravo mettere in scena, con i collaboratori di Albanoarte, un recital sulle e fra le due guerre mondiali
vissute ad Albano Sant’Alessandro, basate sulle documentazioni e testimonianze dirette dei protagonisti sopravvissuti a quel
tragico periodo. Molto lavoro era stato fatto. La maggior parte degli anziani intervistati con Adriana Vismara, collaborarono
con interesse e passione, fornendo particolari preziosi e riscontri precisi nella ricostruzione della vita in paese: le miserie, la
fame, i militari al fronte, i deportati nei campi di concentramento nazisti, come se volessero rendere giustizia e sanare una
sorta di cancrena non ancora del tutto risolta. Altri, pochi, reticenti e sospettosi preferirono aggrapparsi ad un “non ricordo”
che non sempre sembrava sincero ma piuttosto come un’opportuna maschera protettiva di fronte a un passato sbagliato? O
da nascondere? In ogni modo da dimenticare, sebbene difficilmente rimovibile. Come dare loro torto? Tutti vorremmo
essere degli eroi e dalla parte dei vincitori. Il motivo principale per cui accantonai questo progetto, era il non volere riaprire
dolorose ferite non ancora del tutto chiuse, soprattutto fra una comunità parentale come la nostra, dove tutti ci si conosce e
nelle stesse famiglie potevano coesistere opposte fazioni (lo
squadrista, il partigiano) motivati da scelte e antiche storie
che ci sfuggono e non ci consentono di cadere nella facile
demagogia di chi giudica a distanza di tempo o “per sentito
dire” rispettando anche il dolore verso gli eredi innocenti
(figli, nipoti) di coloro che si sono macchiati di colpe
vergognose o che hanno avuto il torto di combattere dalla
parte sbagliata. Sono passati circa dieci anni da allora e
sessantatre dalla costruzione di questo teatro e della
preziosa attività culturale di chi ci ha preceduto
ricostruendolo per ben tre volte, (nel 1972 s'incendiò).
L’ultima ristrutturazione, fortemente voluta da Don Franco
Lanfranchi con l’aiuto di tutto il paese, ha dato di fatto
inizio, piena fiducia e ossigeno vitale a questi ventuno anni
di Albanoarte. Eccoci al novembre 2011 in piena crisi
economica con la caduta del governo Berlusconi e l’avvicendarsi dei tecnici di Monti a tentare di salvare dal baratro un paese
ancor più moralmente piegato da corruzione, povertà e disoccupazione, da non lasciar intravedere la minima soluzione se
non la stessa fine della vicina Grecia.
Abbiamo superato tempi peggiori, “le lacerazioni della guerra con morti, distruzioni e fame”, risollevandoci negli anni
’50/’60 con una forza e creatività positiva incredibili. Perché mai non si potrebbe ripetere questo miracolo? Da qui nasce
l’idea di questo lavoro “Teatèr de guèra” che narra l’avventura di una famiglia di attori ospite nel teatro di Albano durante gli
ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale nel doppio tentativo di risolvere la loro fame e di allietare la popolazione in un
momento così delicato. Attraverso questa storia di fantasia, solo il detto “Campane a tèra perdìt la guèra” pronunciate dall’allora
parroco Don Dionisio Calvi, un Sant’uomo che ho conosciuto e assistito come chierichetto e il ricordo di mio nonno
materno Federico Bergamini, rispondono al vero. Gli altri episodi descritti, sono riconducibili in modo generico, al
ventennio fascista nella provincia di Bergamo, rispondendo all’esigenza di “non dimenticare” attraverso l’ironia e il distacco
che il tempo ci consente, senza creare ulteriori vittime; infondendo così speranza per il futuro del paese e di questo nostro
teatro lasciatoci in eredità dai nostri padri e dal curato Don Coletti fin dal lontano 1948, che tanto ha dato e tanto potrà
ancora dare. (Isacco Milesi)
La produzione 2012/13 di Albanoarte Teatro che dopo anni ha fatto registrare il sold out è una commedia dolce e
amara tra il comico ed il drammatico che ben descrive le atmosfere nei paesini durante la Seconda Guerra
Mondiale.
Sabato 8 Febbraio ore 21
Evento organizzato in collaborazione con ACS DOBFAR SPA
Luca Notari e Stefania Fratepietro (Roma)
“Ciao Amore Ciao – Tenco e Dalida tra musica e amore”
Con Luca Notari, Stefania Fratepietro - Scritto e diretto da Piero Di Blasio - Pianoforte Emiliano Begni - Contrabbasso
Ermanno Dodaro - Voci Veronica Pinelli - Light Designer Francesco Vignati - Sound Designer Emanuele Carlucci Direttore di Scena Marcello Maugeri - Assistente alla regia Alessandro Palmieri - Assistente produzione Elena Cascelli Scenotecnica Scenarredo s.r.l. - Service IMAGE entertainment - Ufficio stampa Carla Torriani Comunicazione
Produzione MediterrArea Associazione Culturale
Una canzone mai realmente cantata. Un amore
troppo chiacchierato e poco vissuto. Uno sparo.
Comincia così lo spettacolo “Ciao amore, ciao”.
Dalla fine, ma senza analizzarla. Non è un’arringa
sulle cause della morte di Luigi Tenco. Non è
un’apologia del cantautore scomparso e, tantomeno,
non è un recital. È un musical a tutti gli effetti. La
parola è fondamentale in questo spettacolo, anche
perché, molto spesso, le parole sono mutuate dallo
stesso Tenco. Parole profonde e dirette che lasciano
poco spazio all’interpretazione. Certamente la musica
non fa da contorno, anzi. Come nella migliore
tradizione del musical anglosassone, la colonna
sonora dello spettacolo, eseguita dal vivo e
interamente composta di canzoni del cantautore
ligure, non solo descrive le varie scene, ma ne porta
avanti la narrazione, ci racconta una storia d’amore. E
sì, perché con questo spettacolo vogliamo raccontare una storia d’amore. E non ci importa se gli amanti si chiamano Tenco
e Dalida. Quello che ci interessa è come si conoscono, come si scoprono,
come si amano e come, alla fine, si lasciano.
Luigi Tenco (Luca Notari) è già un musicista apprezzato e “rivoluzionario”
(non dimentichiamoci che la storia si apre nel 1967, un anno prima dello
storico periodo di contestazioni sociali). Nel febbraio di quello stesso
anno, viene chiamato a Roma da Nanni Ricordi, proprietario della storica
casa discografica RCA. La proposta è allettante: il festival di Sanremo. Ma
non è allettante per il luogo, di per se non gradito a Luigi, ma per la
compagna che lo avrebbe affiancato su quel prestigioso palco: Dalida
(Stefania Fratepietro).
Un anno insieme. Tra Roma e Parigi, tra alti e bassi, tra amori presunti,
dichiarati e non corrisposti. I luoghi sono sempre stilizzati, le scenografie
mai descrittive. Ogni ambiente deve poter essere la storia di ognuno di noi.
Ogni spettatore deve potersi sentire Luigi o Dalida. Le canzoni, il punto
focale della loro vicenda. Conosciamo Luigi attraverso le sue stesse parole.
Sappiamo come vede la gente e come la gente vede lui (Io sono uno).
L’incontro con Dalida è casuale e maledettamente forte. Lei è bella e
algida. Lui la crede viziata e snob, ma la bella francese gli spiega che non è
proprio così (Un giorno dopo l’altro). Nasce qualcosa tra i due, qualcosa di
non esattamente chiaro. E allora Tenco prova a forzare un po’ la mano. La
invita ad uscire… alle tre di notte (Se tu fossi una brava ragazza). La vita
romana di Luigi, però, non va come si aspettava e al telefono, con la
madre, cerca quel conforto che la distanza non gli permette, anche
“mentendo” sul presente e sperando sul futuro (Vedrai, Vedrai).
Cominciano i tormenti e le pene d’amore. Dalida è sposata, lui è
innamorato… di un’altra donna (Ho capito che ti amo, Come le altre, Più m’innamoro di te e meno tu mi ami). Il danno è
fatto, irreparabile, ma la casa discografica non permette che si sappia della rottura della coppia, anzi ne dichiara l’imminente
matrimonio, subito dopo il festival. Dalida è furiosa (Io si). La sera di capodanno, i due si presentano insieme alla casina
Valadier, a Roma. Luigi è strano ed ubriaco, lei è fredda e distante. Tra gli auguri e le grida, si regalano un testamento
d’amore. Di un amore diverso, già segnato, che solo loro potevano capire (Lontano, Lontano). Arriva finalmente il tanto
atteso Sanremo (Ciao amore, Ciao), ma i giochi, per tutti, sono ormai fatti. L’amore, come l’uomo, nasce, cresce e muore.
Poco importa chi lo ha ucciso, certo è che non esiste più. È finito. Questo, e molto altro, è “Ciao amore, Ciao”, Tenco e
Dalida, tra musica e amore. (Piero Di Blasio)
Un amore travagliato e passionale cantato e suonato dal vivo. Canzoni che hanno fatto la storia della musica
italiana interpretate da attori poliedrici in un recital sorprendente.
Domenica 16 febbraio ore 15 fuori abbonamento
Compagnia teatrale dialettale “Isolabella” (Villongo)
“Putarga che stremésse”
Commedia brillantissima in 3 atti di Franco Brescianini - Con Franco Brescianini, Nicoletta Citaristi, Rita Belometti,
Maurizio Bellini, Clementina Signorelli, Angelo Fusini, Ettore Vincini, Rita Ongaro, Vittoria Dossi - Scene Franco Brescianini,
Maurizio Bellini - Luci e suoni Ettore Vicini - Assistenza tecnica Luisa Paltenghi - Regia Franco Brescianini
Produzione Compagnia “Isolabella”
In collaborazione con “Centro Polivalente” Albano S.A.
Siamo nei primi anni del ‘900. I signori Rota attendono trepidanti il ritorno dal viaggio di nozze della figlia Veronica e del
genero conte Colleoni Alberto speranzosi di ricevere al più
presto la notizia dell’arrivo di un nipotino, scoprono invece
che a causa di un “imprevisto” l’atteso erede difficilmente
potrà arrivare. Il povero conte Colleoni si troverà così in
grossi guai...
L’idea di fondare la compagnia teatrale “Isolabella” è nata alla
fine del 1994 allorquando terminarono i lavori di
ristrutturazione della Sala della Comunità di Villongo S.
Alessandro. In quell’occasione, raccontano i bene informati,
qualcuno disse: “adess an ga ol teater, manca öna
compagnia”. Detto fatto, era nata la compagnia teatrale
Isolabella. Ovviamente lo spirito della compagnia non poteva
che essere improntato all’insegna delle risate e della simpatia,
“de tragedia go zamò la me fomla” disse qualcuno. La fase
iniziale ha comportato gli errori tipici del dilettantismo alle
prime armi ma, nonostante questo, la prima rappresentazione vede arridere alla nostra compagnia un successo dovuto
all’impegno di tutte le persone coinvolte e alla classica fortuna del principiante. L’inaspettato risultato ci convince del valore
della nostra proposta, e dal 1996, la compagnia porta il suo impegno anche alla stesura, traduzione e rielaborazione in
dialetto bergamasco di alcuni capolavori del teatro europeo degli ultimi secoli.
Questa decisione ha portato anche un impegno maggiore, ma sorretti dal nostro motto: “Ridere noi per far ridere gli altri…
e il ricavato in beneficenza” ...anche la fatica scompare.
Il dialetto dei laghi e la simpatia di un autore, regista e prim’attore che torna ad Albano dopo una decina di anni
con una compagnia affiatatissima. Comicità e allegria per una domenica pomeriggio alternativa.
Sabato 22 febbraio ore 21
Marta Cuscunà (Gorizia)
“La semplicità ingannata”
Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne. Seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili in Italia.
Liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine.
Di e con Marta Cuscunà - Assistente alla regia Marco Rogante - Disegno luci Claudio “Poldo” Parrino - Disegno del suono
Alessandro Sdrigotti - Tecnica di palco, delle luci e del suono Marco Rogante, Alessandro Sdrigotti - Realizzazioni
scenografiche Delta Studios, Elisabetta Ferrandino - Realizzazione costumi Antonella Guglielmi
Co-produzione Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto
Marta Cuscunà Premio Enriquez come miglior autrice e attrice 2013 - categoria “Teatro di prosa e nuovi
linguaggi di impegno sociale e civile”
Premio LastSeen ’12 - Miglior spettacolo dell’anno
Menzione d’onore come attrice emergente alla 27^ ed. del Premio teatrale Duse
Nel Cinquecento avere una figlia femmina era un problema
piuttosto grosso: agli occhi del padre era una parte del patrimonio
economico che andava in fumo al momento del matrimonio.
Avere una figlia femmina, equivaleva ad una perdita economica.
Certamente una figlia bella e sana era economicamente
vantaggiosa perché poteva essere accasata con una dote modesta,
mentre una figlia meno appetibile o con qualche difetto fisico
prevedeva esborsi assai più salati. Purtroppo però, in tempi di
crisi economica, il mercato matrimoniale subì un crollo
generalizzato e alla continua inflazione delle doti si dovette porre
rimedio trovando una soluzione alternativa per sistemare le figlie
in sovrannumero: la monacazione forzata. S’inserisce in questo
contesto la storia delle monache del Santa Chiara di Udine che
attuarono una forma di Resistenza davvero unica nel suo genere.
Queste donne trasformarono il convento udinese in uno spazio di
contestazione, di libertà di pensiero, di dissacrazione della cultura maschile con un fervore culturale impensabile per
l’universo femminile dell’epoca. Ovviamente l’Inquisizione cercò con forza di ristabilire un ferreo controllo sul convento e
su quella comunità di monache, ma le Clarisse riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del potere maschile e creando,
dentro il Santa Chiara, un’alternativa sorprendente per una società
in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico, economico
e sociale della vita.
Oggi c’è estremo bisogno di parlare di Resistenze femminili
perché nella nostra società la figura femminile è molto
contraddittoria: da un lato abbiamo bisogno di garantire per legge
la presenza minima delle donne in politica attraverso le quote
rosa; dall’altro proprio le donne sono al centro della vita mediatica
in quanto merce di scambio tra politici e imprenditori corrotti...
La semplicità ingannata racconta da quali semi è nata la
rivendicazione delle donne nel Cinquecento, nel tentativo di ridare
slancio a una rivoluzione di cui non sentiamo più il bisogno, e
forse non per un caso fortuito, ma per una precisa strategia
che, anche se con modalità apparentemente diverse, ci schiaccia
ancora sotto lo strapotere maschile.
Questo spettacolo implica l’elaborazione di una storia da una prospettiva prevalentemente storica e documentaristica a una
visione più artistica e contemporanea, disposta a varcare i confini del conosciuto, del filologico, del politicamente corretto.
La semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della possibilità di farsi “coro” per cambiarlo.
La miglior giovane attrice italiana racconta con l’ausilio di pupazzi, una storia vera di Resistenza tutta al
femminile. L’orgoglio d’essere “donna” in un monologo innovativo, da brivido, assolutamente indimenticabile...
Sabato 1 Marzo ore 21
Teatro Fratellanza (Casnigo - BG)
“La Serva Padrona”
Atto unico di Federico Gennarantonio - Con Vittorio Bonomi, Lucia Gualdi, Paolo Gualeni
--“Caffè al limone”
Atto unico di Alessandro Cuppini - Con Andrea Azzola, Nives Bonandrini, Vittorio Bonomi, Gigi Capitanio, Giancarlo
Capparelli, Gabriella Gelmi, Diana Lambrucchi, Maria Lanza, Carmen Moro, Elia Paccani, Gianni Zanetti
Musiche di Francesco Algeri eseguite da Gianbattista Adami - Scene Fabiano Frosio - Costumi Antonietta Imberti, Carmen
Moro, Iride Tombini - Tecnico luci/audio Bruno Corti - Regia Piero Marcellini
Produzione Associazione Teatro Fratellanza
“La Serva Padrona” (1700) musicata da Pergolesi e traslata in prosa, è l’intrigo
ingenuamente furbesco di due personaggi più un servo muto, che s’incontrano e si
scontrano. La serva con pudica civetteria ci conduce, con un travestimento
ingannatore, al suo lieto fine. “Caffè al limone” di Cuppini, scrittore saggista
contemporaneo, è un divertente atto unico ambientato nella settecentesca Venezia,
dove l’attrice protagonista, regge, con ricami dialogici, gli incontri con personaggi
astrusi e ogni attore è un pretesto comico per giungere ad un inaspettato finale.
Nel marzo 2009 nasce presso il Circolo Fratellanza di Casnigo la Scuola di Teatro con
circa cinquanta allievi. A seguire l’Associazione Teatro Fratellanza darà vita
all’omonima compagnia e realizzerà diversi spettacoli di autori quali Campanile,
Pirandello, De Benedetti, Jacopone da Todi e letture varie. Nel novembre 2009 s’apre
il sipario sulla rassegna “Il Tralcio” e che tutt’oggi ha allineato sul palco 30 compagnie tra professionisti ed amatoriali e che
ospiterà anche il gruppo teatrale albanoarte con “Teàter de Guèra”.
Per il Carnevale due atti unici in costume portati in scena da uno dei registi storici del teatro bergamasco.
Un’Associazione che con semplicità è divenuta un faro teatrale nella Val Seriana.
PRIMA NAZIONALE
Evento organizzato in collaborazione con MONTELLO SPA
Domenica 9 Marzo ore 21
Lunedì 10 Marzo ore 21
Compagnie dernière minute – Pierre Rigal (Toulouse)
“Micro”
Opera Rock per creature pre-musicali concepita, coreografata e diretta da Pierre Rigal - Performance e musica dal
vivo Mélanie Chartreux, Malik Djoudi, Gwenaël Drapeau, Julien Lepreux e Pierre Rigal - Assistente alla coreografia e costumi
Sylvie Marcucci - Luci Frédéric Stoll - Suono Joan Cambon e George Dyson - Direttore di produzione Sophie Schneider Assistente alla produzione Nathalie Vautrin - Assistente amministrativo Pauline Gabarrou
Produzione compagnie dernière minute - Co-produzione Théâtre national de Toulouse, Théâtre Vidy-Lausanne, TGP-CDN de
Saint-Denis, Festival d’Avignon, MC2 Grenoble, Espace Malraux, scène nationale de Chambéry et de la Savoie, La Scène nationale
d’Albi, La Maison de la Musique de Nanterre
Spettacolo nell’edizione ufficiale del 64° Festival d’Avignone. 141 repliche, 37 città, 8 nazioni
Micro è una sorta di concerto fisico, un’opera
microscopica che mette in scena creature premusicali che emergono poco a poco da un
paesaggio
strumentale
in
movimento.
L’elettricità, come fosse emoglobina sonora,
invade lo spazio e connette tra di loro gli
elementi. In un corpo a corpo carnale con gli
strumenti musicali, questi mostri assurdi si
trasformano passo dopo passo e cercano, come
cani da caccia, i suoni di cui potrebbero nutrirsi.
La giovane energia del rock cattura man mano
queste strane bestie in scena. In modo convulso,
divertente o demoniaco, la trance li porta in un
viaggio che gioca con le frontiere musicali. Sulla
loro strada incontreranno alcune dolci ballate che
le calmeranno e che ritarderanno il loro
definitivo “sovravoltaggio”. La loro mitologia è basilare, violenta, tecnica o organica, ma
anche piena di umorismo e poesia. Micro racconta come corpo e musica possano interagire e come le vibrazioni dell’aria e
del corpo si connettano tra di loro. L’essere umano è un animale musicale, il rocker è un mostro musicale. (Pierre Rigal)
Micro è un’esperienza energica che cerca di affrontare i diversi tipi di dialettica che si sviluppano all’interno di un concerto
rock e che, attraverso la fisicità dei performers, fa ascoltare, ma
anche vedere la musica. Pierre Rigal impone al suo team di
musicisti, attori e ballerini alcuni vincoli di movimento e spazio
affinché si venga a comporre un’opera romantica, furiosa e
musicalmente spaventosa al tempo stesso. Questa musica detta
“pre-post rock” diviene così il frutto di tutta l’energia spesa e
Pierre Rigal, come una sorta di Alice nel Paese delle Meraviglie,
diviene il direttore fisico dell’intera performance.
L’evento del Festival. Un’Opera Rock suonata e cantata
da musicisti incredibili. Ballata e diretta da un coreografo
che in Francia è già una star. Dopo Parigi, New York,
Londra, Bangkok arriva ad Albano S.A.!!! Un evento così
definito dai giornali inglesi: “Orgasmic Ode to music and
movement”.
Sabato 22 marzo ore 21
Sabato 29 marzo ore 21
Domenica 30 marzo ore 15
gruppo teatrale albanoarte
“L’abbraccio – Storie imperfette”
Atto unico di Isabella Burgo - Con Eleonora Tironi, Roberto Zambetti, Eleonora Zambetti, Luca Bronzino, Vitalba Foderà,
Federica Rosati, Enrico Diluviani, Stefania Bavusi, Claudio Carissimi, Adriana Vismara, Gianfranco Biava, Enzo Sciamé,
Clementina Rizzetti, Maria Manzoni, Fede Zenoni, Luciana Magri, Lino Zenoni, Aldo Ponti - Scene Isacco Milesi, Roberto
Zambetti - Tecnici luci/audio Davide Ghisalberti, Dario Marchesi, Matteo Bosatelli, Carlo Gustinetti - Regia Isabella Burgo
Produzione Albanoarte Teatro
Un viaggio attraverso la storia di uomini e donne in un mondo intriso di relazioni e ricco di emozioni. Ognuno con la sua
storia, il suo passato, le sue esperienze incontra ed affronta l’altro nella speranza di poter compensare il proprio bisogno
d’amore. E proprio di un viaggio si tratta, di una partenza verso l’ignoto ma un ignoto che ci attrae, ci incuriosisce, ci
appaga e ci trattiene….nonostante tutto;ma prima di partire è necessario chiedersi: chi sono, cosa sento, cosa voglio e dove
voglio andare. Un viaggio che malgrado le difficoltà e le delusioni possiamo decidere di vivere con gioia e speranza, coraggio
e fedeltà. Molto è stato scritto nella letteratura sulle emozioni che da sempre guidano gli uomini e le donne, sin dall’Antica
Grecia, gli autori descrivevano nelle loro tragedie l’avvicendarsi di dolori, tradimenti, passioni: storie lontanissime da un
punto di vista cronologico ma vicine da un punto di vista dei sentimenti. William Shakespeare ha composto opere
memorabili narrando sempre delle gioie e dei tormenti dell’anima umana… “La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così
profondo il mio amore:più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti”.
Sin da piccoli uomo e donna, maschio e femmina
s’incontrano, si guardano e si studiano. All’inizio
preferiscono evitarsi per stare con i propri simili, poi
con il passare del tempo l’interesse decisamente cambia:
esplodono passioni e irresistibili attrazioni, tormenti e
turbamenti. L’innamoramento fa decollare la coppia in
un mondo tutto loro che li avvolge, e rende
reciprocamente l’uno essenziale e indispensabile
all’altro finchè …ci si risveglia e vediamo l’altro per
quello che realmente è, con pregi e difetti: l’amore si
complica ma non per questo è meno vero, anzi.
Costruiamo una famiglia, cresciamo a volte insieme, ed
altre invece si prendono strade diverse. Ad ognuno le
sue scelte e la sua storia, imperfetta. Eppure in questa
nostra imperfezione c’è per tutti qualcosa di
magnificamente perfetto. Non siamo soli. (Isabella
Burgo)
Isabella Burgo torna a raccontare l’umanità nella sua dimensione più fragile e intima. Uno spettacolo che promette
di essere un ritratto dell’Amore ma anche dell’amore… un testo moderno per una performance collettiva.
Prezzi
“Rumors - pettegolezzi” - “Hall of Fame” - “Amarcord” - “Teàter de Guèra” - “Putarga che stremésse!” - “La Serva
Padrona/Caffè al limone” - “L’abbraccio - Storie imperfette”
Singolo spettacolo: 8 € – Riduzione 6 € (oltre 65 anni) – 3 € (fino a 14 anni)
“Boîte à surprises!” - “Mister Voice” - “Croce e Fisarmonica” - “Vecchia sarai tu!” - “La semplicità ingannata”
Singolo spettacolo: 10 € – 3 € (fino a 14 anni)
“Ciao Amore Ciao”
Singolo spettacolo: 12 € – 3 € (fino a 14 anni)
“Micro”
Singolo spettacolo: 15 € – 3 € (fino a 14 anni)
Abbonamento 10 spettacoli: 60 €
“Boîte à surprises!” - “Mister Voice” - “Rumors - pettegolezzi” - “Croce e Fisarmonica” - “Vecchia sarai tu!” - “Ciao Amore
Ciao” - “La semplicità ingannata” - “La Serva Padrona/Caffè al limone” - “Micro” - “L’abbraccio - Storie imperfette”
Prevendita presso la biglietteria del teatro: Sabato ore 16.00/17.00 (dal 12 ottobre 2013)
Prenotazioni tel. 333.9238879 (anche tramite sms indicante spettacolo, giorno, nome e cognome, numero posti) oppure tel.
035-582557 (orari apertura biglietteria/teatro).
I biglietti prenotati devono essere ritirati entro 20 minuti dall’inizio dello spettacolo, pena l’annullamento della prenotazione
e la perdita dei relativi posti.
Info: [email protected] - www.albanoarte.com
Diventa nostro amico: www.facebook.com/albanoarteteatro
Teatro don Bosco: Via Don Schiavi – Albano Sant’Alessandro 24061 (Bergamo)
Albanoarte Teatro Festival 2013/14
EVENTI COLLATERALI
Dal 15 febbraio al 9 marzo 2014
Luigimaurizio Assolari
“Residui di Energia”
Mostra in collaborazione con MONTELLO SPA
Biblioteca Comunale “Carlo Cattaneo” di Albano S.A.
Orari: apertura Biblioteca
“Elementi inanimati, oggetti-testimoni e simboli della civiltà tecnologica, ormai privi della loro passata vitalità, ma carichi di
memoria della “voracità consumistica” dell’uomo e del tempo, che rapidamente abbandona all’oblio (e all’ambiente). Grandi
spazi aggrediti progressivamente da inermi “rifiuti”, comparse teatrali in un palcoscenico surreale, singolari spettatori di se
stessi, concatenati da un unico destino. La dimensione estetico-concettuale rivitalizza la materia per rein-vestirla di dignità
attraverso modalità compositive, attraverso il colore e la luce”.
Il pittore Luigimaurizio Assolari nasce a Bergamo nel 1949.
Ultimati gli studi tecnici e d'arte, nel 1972 si stabilisce a Grosseto
dove, con il Gruppo AMAF (Associazione Maremmana Arti
Figurative), realizza le sue prime esperienze espositive. Il continuo
confronto con realtà artistiche diverse e gli scambi culturali sulle
motivazioni e i significati dell’arte contemporanea, lo inducono a
lasciarsi alle spalle l’accademismo scolastico a favore di un mondo
sognante e personale, dai contenuti sociali ed ambientali.
Nel 1984 si trasferisce definitivamente a Bergamo. Il gallerista
Alberto Fumagalli lo fa conoscere al collezionismo attraverso
mostre personali e collettive in Italia e all’estero, che riscuotono
sempre maggiori consensi di critica e di pubblico, tali da indurre
l’Assolari a dedicarsi completamente all’attività artistica.
Numerose son state le opere di grandi dimensioni realizzate
dall’artista per enti pubblici e privati. Negli ultimi anni la vena
creativa si concentra unicamente su elementi inanimati, oggettitestimoni e simboli della civiltà tecnologica, ormai privi della loro
passata vitalità. Gran parte di queste nuove Opere di carattere
informale realizzate con materale di recupero vengono ospitate in
importanti mostre espositive.
Recensioni critiche qualificate hanno evidenziato il suo percorso
artistico sia sulla stampa quotidiana, che sulle riviste d’arte di rilievo nazionale.
Radio e TV hanno dedicato ampio spazio alla sua attività di Pittore contemporaneo. Tale attività è documentata, sin dal
1978, presso il “Kunsthistoriches Institut in Florenz”, archivio storico per l’arte italiana del Novecento, a Firenze.
Monografie e DVD, tra cui “Momenti 1977 – 2007”, prodotto dalla REC Studio di Bergamo, testimoniano la sua biografia
ed il suo percorso artistico. (Santo Giancotti)
Febbraio/Ottobre 2014
“Un ritratto per Albano Sant’Alessandro”
Un progetto di Matteo Rubbi
Il progetto consiste nell’organizzazione di una serie di manifestazioni artistiche pubbliche che abbiano come tema il paese di
Albano, il suo presente e il suo futuro. Al progetto parteciperanno artisti di diversa provenienza ed esperienza, chiamati a
produrre opere originali su Albano coinvolgendo attivamente gli abitanti e le scuole attraverso laboratori.
Il progetto intende coinvolgere istituzioni pubbliche (comune, scuole primarie e secondarie, biblioteca, centro sportivo),
associazioni, attività commerciali e artigianali, artisti e cittadini di Albano per leggere insieme il paese di oggi, per riflettere
sulle sue diverse anime, indagare e valorizzare la sua complessità e unicità, e immaginare infine quale potrebbe essere il
futuro del paese. Gli artisti chiamati, di provenienza nazionale e internazionale, saranno invitati a creare un rapporto speciale
con la cittadinanza di Albano o anche con chi semplicemente vi lavora, rappresentando il punto di vista esterno, nuovo, del
progetto; loro saranno il veicolo attraverso cui le idee che emergeranno dal paese prenderanno forma. Gli abitanti di Albano,
il tessuto sociale ed economico del suo territorio saranno il centro del progetto. I desideri, le ambizioni, le immagini, le
storie, le idee che ognuno offrirà saranno tutte parte di un ritratto dedicato al paese di Albano, un ritratto di oggi, che
conterrà, come tutti i ritratti del resto, un impronta del passato, da dove veniamo, e la visione, le molteplici visioni di ciò che
vorremmo costruire, di cosa vorremmo fosse il miglior futuro del paese.
Dal 9 al 11 maggio 2014
Ambra D’Amico
“Seminario di tecnica della voce parlata”
Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano
L’obiettivo è di fornire ai partecipanti un eserciziario utile all’approccio dello studio della voce parlata per la scena; attraverso
una serie di esercizi semplici e d’espressione (in quanto subito contestualizzati in una dimensione teatrale), si apprende a
predisporre ed allenare l’apparato vocale per l’utilizzo scenico.
Vocalista e studiosa di cultura popolare, Ambra D’Amico si forma negli anni ‘70 con noti esponenti del cosiddetto Terzo
Teatro (César Brie e Danio Manfredini) e con artisti della voce quali Demetrio Stratos, Maggie Nichols, Gabriella
Bartolomei. Fonda con Renato Gatto, a Venezia nel ‘79, InCanto Suoni per Azioni, la compagnia di teatro musicale di cui è
stata direttrice artistica; partecipa con i propri spettacoli a diverse manifestazioni e festival nazionali.
È interprete anche in altri spettacoli, (con la regia di Paola Bigatto, Annapaola
Bardeloni, Tatiana Olear) per il Teatro Chiabrera di Savona, per il Festival di Borgio
Verezzi, per il Teatro di Verdura di Milano, per il Teatro Lo Spazio di Roma, e con
Butch Morris per il Festival di Sant’Arcangelo dei Teatri), spesso curando anche la
parte musicale.
Regista dello spettacolo “Stirru - La discesa” di e con Alberto Nicolino, finalista
Premio Ustica '07, testo finalista al Premio Riccione ‘07. Insegna tecnica vocale dal
1989 alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, dal ‘96 al ‘02 alla
Scuola del Teatro Stabile di Genova, dal ‘04 all’Accademia dei Filodrammatici di
Milano; collabora a progetti di didattica avanzata, per il Teatro Fraschini di Pavia,
l’Academie Nationale des Arts du Spectacle di Montreuil (Francia), diretta da Carlo
Boso, per il Teatro Metastasio di Prato, per il Teatro dei Filodrammatici di Milano,
per l’Università di Torino.
Laboratorio (per max 14 partecipanti) rivolto a coloro che hanno già maturato esperienze in campo teatrale o già
intrapreso percorsi laboratoriali.
Informazioni su orari, costi e termini d’iscrizione: [email protected]
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