09-06-2016 Lettori 37.302 http://la.repubblica.it/salute Un semplice test del sangue aiuterà i medici a scegliere l'antidepressivo 'giusto' L'esame servirà a prevedere la risposta del paziente nei casi di depressione maggiore. In quesa malatti non è facile individuare il farmaco più adatto. Autrice dello studio del King's College di Londra una ricercatrice italiana di MAURIZIO PAGANELLI Secondo lo studio inglese un semplice test del sangue sarà sufficiente a individuare l'antidepressivo giusto UN TEST del sangue per verificare due biomarker infiammatori segnala subito se il farmaco per la depressione maggiore funzionerà o meno: è la prima volta che viene dimostrata una chiara correlazione e il lavoro, condotto dal team del King's College di Londra e appena pubblicato suThe International Journal of Neuropsychopharmacology, ha una impronta in gran parte italiana. La prima firmataria èAnnamaria Cattaneo (laureata all'università di Milano) che oltre ad essere Responsabile del Laboratorio di Psichiatria Biologica, IRCCS Fatebenefratelli Brescia, è ricercatore senior al King's College all'Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze con Carmine Pariante, psichiatra, ordinario in Psichiatria Biologica e responsabile a Londra del laboratorio "Stress, Psychiatry and Immunology Lab & Perinatal Psychiatry”. Il test. Il semplice test su alcune citochine infiammatorie (Macrophage Migration Inhibitory Factor-MIF e interleukina-IL-1β) ha segnalato su due diversi gruppi di pazienti (di circa 70 persone ciascuno) con diagnosi di depressione maggiore che quando il paziente ha elevati livelli di infiammazione (+ 50% circa), l'antidepressivo comunemente utilizzato non funziona "Nel cento per cento dei casi - sottolinea la dottoressa Cattaneo - ovviamente servono ulteriori conferme e l'obiettivo è quello di replicare questi dati in trial allargati, che stiamo iniziando a svolgere anche in Italia, ma la correlazione sembra evidente". Da un punto di vista clinico è un potente aiuto nella scelta del farmaco e già si parla di primo passo verso "trattamenti personalizzati"; considerando che attualmente la scelta dell'antidepressivo è per prova ed errore, e che per verificare se il farmaco migliora i sintomi passano tra le 8 e le 12 settimane, si tratta di tagliare enormemente in alcuni casi i tempi delle cura giusta. Annamaria Cattaneo precisa: "Non è tanto la scelta del tipo di antidepressivo da utilizzare ma, in questi casi, è l'associazione di un antinfiammatorio che farebbe la differenza. E fin dall'inizio della cura". Per Carmine Pariante, formazione a Roma e specializzazione a Cagliari, "cervello" emigrato da tempo a Londra, "l'identificazione di biomarker predittivi di un trattamento è cruciale nel ridurre la minaccia sociale ed economica della depressione e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Coloro che registrano livelli di infiammazione nel sangue oltre una certa soglia possono essere indirizzati verso altre strategia di cura, inclusi una combinazione di antidepressivi o, appunto somministrazione di antinfiammatori". I meccanismi. Ancora non si conoscono bene i meccanismi che possano spiegare le connessioni tra infiammazione e azione del farmaco: agiscono su sistemi complessi, su neurotrasmettitori e meccanismi intracellulari; in particolare i due biomarker analizzati influiscono su diversi aspetti delle cellule cerebrali. Va considerato che circa la metà dei pazienti depressi non risponde ai farmaci di "prima linea" e un terzo a nessun tipo di farmaco. Non solo. Secondo diversi studi i fallimenti terapeutici sono da imputare anche alla mancanza di aderenza alle cure (circa il 45% dei pazienti nei primi tre mesi interrompe la terapia), dovuta, in parte alla comparsa di effetti indesiderati. Per questo e’ importante somministrare farmaci antidepressivi solo a pazienti che ne possano trarre un considerevole beneficio.