1 1.1 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6 1.7 1.8 1.9 1.10 1.11 1.12 1.13 1.14 1.15 1.16 1.17 1.18 1.19 1.20 1.21 1.22 NEURONI E LORO PROPRIETÀ Anatomia e caratteristiche molecolari Struttura del neurone Struttura tridimensionale del neurone e neuroistologia Tipi di sinapsi Citotipi neuronali Citotipi gliali e non gliali Biologia degli astrociti Biologia della microglia Biologia degli oligodendrociti Fattori di crescita neuronale e fattori trofici Le cellule staminali nel SNC: meccanismi intrinseci ed estrinseci Terapia con le cellule staminali Barriera ematoencefalica Infiammazione nel SNC Trasporto assonale nel SNC e nel SNP Mielinizzazione degli assoni del SNC e del SNP Processo di mielinizzazione e formazione della guaina di rivestimento degli assoni Proprietà elettriche Potenziale di riposo dei neuroni Potenziale di membrana dei neuroni e canali del sodio Potenziali graduati nei neuroni Meccanismi dei potenziali postsinaptici eccitatori e inibitori Potenziali di azione Propagazione del potenziale di azione 1.23 1.24 1.25 1.26 1.27 1.28 1.29 1.30 1.31 1.32 1.33 1.34 1.35 1.36 1.37 1.38 1.39 Velocità di conduzione Classificazione delle fibre nervose periferiche in base alla dimensione e alla velocità di conduzione Elettromiografia e studi della velocità di conduzione Inibizione pre- e postsinaptica Proprietà di sommazione spaziale e temporale Modelli normali di eccitazione elettrica dei neuroni corticali, origine e diffusione delle crisi epilettiche Elettroencefalografia Tipi di scariche elettriche nelle crisi epilettiche generalizzate e siti d’azione dei farmaci antiepilettici Potenziali evocati visivi e uditivi Proprietà di segnalazione e neurotrasmissione Morfologia della sinapsi Meccanismi di segnalazione molecolare nei neuroni Rilascio dei neurotrasmettitori Sintesi, rilascio e segnalazione di più neurotrasmettitori da parte dei singoli neuroni Trasduzione del segnale neuronale: regolazione locale della forza dei potenziali sinaptici in una sinapsi eccitatoria Trasduzione del segnale neuronale: regolazione delle segnalazioni nucleari Regolazione neuronale mediata da glucocorticoidi e apoptosi Neurotrasmissione chimica 4 GENERALITÀ SUL SISTEMA NERVOSO Dendriti Spine dendritiche (gemmule) Reticolo endoplasmatico rugoso (sostanza di Nissl) Ribosomi Mitocondrio Nucleo Assone Nucleolo Cono d’emergenza dell’assone Segmento iniziale dell’assone Neurotubuli Apparato di Golgi Lisosoma Corpo cellulare (soma) Sinapsi asso-somatica Processi gliali (astrocita) Sinapsi asso-dendritica ANATOMIA E CARATTERISTICHE MOLECOLARI 1.1 STRUTTURA DEL NEURONE La struttura neuronale rispecchia le caratteristiche funzionali del singolo neurone. L’informazione in arrivo è trasferita a un neurone principalmente attraverso terminazioni assonali a livello del corpo cellulare o dei dendriti. Queste sinapsi sono isolate e protette dai prolungamenti degli astrociti. Nella maggior parte dei casi i dendriti rappresentano, nel loro insieme, la superficie maggiore della cellula nervosa. Alcune protrusioni delle loro ramificazioni (spine dendritiche) sono i siti di specifiche sinapsi asso-dendritiche. Ogni tipo di neurone presenta una caratteristica modalità di ramificazione detta albero o arborizzazione dendritica. Il corpo cellulare neuronale ha un diametro che va da pochi micron (µm) fino a oltre 100 µm. Il citoplasma contiene un reticolo endoplasmatico rugoso (RER) ampiamente rappresentato, che riflette la notevole sintesi proteica necessaria a mantenere la vita e la funzionalità del neurone. L’apparato di Golgi è coinvolto nell’accumulo di potenziali messaggeri, nel loro trasporto e nel loro rilascio. Numerosissimi mitocondri sono necessari per l’enorme richiesta energetica neuronale e in particolare per mantenere le pompe ioniche e i potenziali di membrana. Ogni neurone ha un unico assone (o, occasionalmente, nessuno), che si origina solitamente dal corpo cellulare o, più raramente, da un dendrite (per es., nel caso di alcuni neuroni delle regioni cornu ammoni - CA - dell’ippocampo). Il pirenoforo si assottiglia nell’assone in corrispondenza del cono di emergenza, da cui origina il tratto iniziale dell’assone, che contiene i canali del Na+, il primo punto in cui si formano i potenziali di azione. L’assone si estende per una lunghezza variabile (fino a più di 1 m) dal pirenoforo. Un assone più spesso di 1 o 2 µm è isolato da una guaina mielinica, formata dall’oligodendroglia, nel sistema nervoso centrale (SNC), o dalle cellule di Schwann, nel sistema nervoso periferico (SNP). Un assone può ramificarsi in più di 500.000 assoni terminali oppure può finire in una zona strettamente circoscritta (come le proiezioni assoniche somatosensitive primarie per il tatto finemente discriminativo) o può distribuirsi a molte diverse regioni del cervello (come le proiezioni noradrenergiche del locus coeruleus). Un neurone il cui assone termina a distanza dal proprio corpo cellulare e albero dendritico è detto macroneurone o neurone del I tipo di Golgi; un neurone il cui assone termina localmente, vicino al proprio pirenoforo e albero dendritico, è detto microneurone o neurone del II tipo di Golgi, a circuito locale o interneurone. Non esiste un neurone tipo, poiché ciascun tipo di neurone ha una propria specializzazione. Tuttavia, il cosiddetto neurone tipo è rappresentato di solito dai neuroni piramidali e dai neuroni motori inferiori. CORRELAZIONI CLINICHE I neuroni necessitano di risorse metaboliche straordinarie per sostenere la propria integrità funzionale, con particolare riferimento al mantenimento dei potenziali di membrana per l’avvio e la propagazione dei potenziali di azione. I neuroni necessitano del metabolismo aerobico per generare adenosina trifosfato (ATP) e non hanno di fatto riserve di ATP, quindi hanno bisogno di un apporto continuo di glucosio e ossigeno, di solito tra il 15 e il 20% delle risorse dell’organismo, che rappresenterebbe un consumo di risorse sproporzionato. In situazioni di digiuno, quando la disponibilità di glucosio è limitata, il cervello può passare gradualmente all’utilizzo di β-idrossibutirrato e acetoacetato come fonti di energia per il metabolismo neuronale, ma questo processo non è istantaneo e non è in grado di attenuare episodi acuti di ipoglicemia. Un episodio di ischemia anche di soli 5 minuti, dovuto a un attacco cardiaco o a un infarto, può causare un danno permanente in alcune popolazioni neuronali quali le cellule piramidali della regione CA1 dell’ippocampo. Nei casi di ischemia prolungata può verificarsi una morte neuronale estesa. Essendo i neuroni cellule postmitotiche, fatta eccezione per un piccolo sottoinsieme di interneuroni, una volta morti, questi non vengono sostituiti. Un’altra conseguenza dello stato postmitotico della maggioranza dei neuroni è che essi non danno origine alla formazione di tumori. I tumori cerebrali derivano principalmente dalle cellule gliali, ependimali e meningee. Neuroni e loro proprietà Dendriti Neuroni di Purkinje A. Neurone motore inferiore del midollo spinale. Sostanza di Nissl (reticolo endoplasmatico rugoso) colorata in viola. Il nucleo è chiaro eccetto il nucleolo. Colorazione Cresil violetto. 5 Assone Dendriti Assone Dendrite B. Neuroni di Purkinje del cervelletto. Grosse diramazioni dendritiche dal corpo cellulare. Le neurofibrille intraneuronali e i processi nervosi di fondo (neuropilo) presentano una colorazione più densa. Impregnazione argentica. C. Neurone del midollo spinale. Dal corpo cellulare emergono molti dendriti di grandi dimensioni, mentre l’assone sottile si estende dal neurone grande a ore 3. Colorazione con inchiostro. D. Neurone della formazione reticolare. L’impregnazione con metalli pesanti evidenzia il corpo cellulare (pirenoforo) e tutti i processi di pochi selezionati neuroni. Colorazione con metodo di Golgi. F. Ganglio mesenterico superiore-celiaco. La fluorescenza istochimica con acido gliossilico evidenzia i corpi cellulari noradrenergici. G. Ganglio mesenterico superiore-celiaco. La colorazione istochimica evidenzia la presenza dei recettori dell’interleuchina 2 in questi neuroni. H. Ganglio mesenterico superiore-celiaco. La colorazione istochimica per l’acetilcolinesterasi (AChE) evidenzia la presenza di questo enzima che scinde l’acetilcolina in colina e acetil-coenzima A. Corpi cellulari neuronali Interfaccia E. Corno ventrale del midollo spinale. I pirenofori e l’ammasso di assoni e dendriti sono osservabili nel neuropilo del corno ventrale. L’interfaccia tra la sostanza grigia e sostanza bianca è ben evidente. Colorazione con metodo di Cajal. Parenchima Astrociti Pedicelli perivascolari Vascolatura I. Neuroni del ganglio mesenterico superiore-celiaco di ratto colorati con fluorogold, il quale è trasportato in direzione retrograda dal sito di iniezione periferico fino al tessuto nervoso grazie a fibre noradrenergiche (NA) delle cellule gangliari NA. J. Immunociti nella zona marginale della milza. L’ibridizzazione in situ dimostra la presenza del gene del fattore di rilascio della corticotropina (CRF; punti scuri) in queste cellule non nervose. Il CRF è un importante fattore di rilascio secreto da neuroni nel sistema portale ipotalamo-ipofisario. Il CRF si trova ed è secreto anche da cellule immunitarie. K. Astrociti nella sostanza grigia del SNC i cui processi si estendono nel neuropilo giungendo alla superficie dei capillari sanguiferi dotati di barriera ematoencefalica. Impregnazione argentica. L. Assoni provenienti da neuroni postgangliari ortosimpatici noradrenergici (NA) che innervano i vasi e il parenchima (zona dei linfociti T e zona marginale) della polpa bianca della milza. Colorazione istochimica dell’enzima tirosina idrossilasi (TH), tappa limitante della reazione enzimatica che ha come substrato la tirosina per la sintesi di catecolamine. Guaine mieliniche M. Gli stessi assoni NA della figura L. Colorazione istochimica a fluorescenza con acido gliossilico per la norepinefrina. N. Gli stessi assoni NA della figura M in aggiunta a iniezione di inchiostro gel (blu scuro) che mette in evidenza la vascolarizzazione. L’inchiostro gel viene anche fagocitato dai macrofagi della zona marginale. 1.2 STRUTTURA TRIDIMENSIONALE DEL NEURONE E NEUROISTOLOGIA O. Fascicoli di assoni mielinizzati di nervo periferico in sezione trasversa. La colorazione con osmio evidenzia gli assoni mielinici, ma non quelli amielinici. Nodi di Ranvier P. Assoni di nervo periferico in sezione longitudinale. La colorazione con Oil red O mostra assoni longitudinali circondati da guaine mieliniche (zone pallide), con un’evidente giustapposizione di guaine a livello dei nodi di Ranvier. GENERALITÀ SUL SISTEMA NERVOSO Processo gliale C. Sinapsi con cresta dendritica B. Sinapsi con spine dendritiche Assone Dendrite Assone Dendrite o corpo cellulare A. Sinapsi semplice asso-dendritica o asso-somatica Dendrite 6 Spina dendritica (gemmula) Assone D. Sinapsi semplice più sinapsi asso-assonica Dendrite Dendrite E. Sinapsi combinata asso-assonica e asso-dendritica F. Bottoni (“boutons en passant”) Dendrite o corpo cellulare I. Sinapsi in serie H. Sinapsi reciproca G. Sinapsi dendro-dendritica J. Glomerulo cerebellare Sinapsi dendrodendritica Dendrite Dendrite Dendrite K. Strato plessiforme interno della retina Cellula gangliare Dendriti delle cellule granulari Capsula gliale Assone di una cellula di Golgi Dendrite di una cellula di Golgi Dendrite o corpo cellulare Assone di una cellula muscoide 1.3 TIPI DI SINAPSI Una sinapsi è il luogo in cui un potenziale di azione in arrivo, attraverso l’accoppiamento eccitazione-secrezione che coinvolge l’ingresso di ioni Ca2+, stimola il rilascio di uno o più neurotrasmettitori nella fessura sinaptica (di solito di 20 nm di ampiezza). Il neurotrasmettitore agisce sui recettori della membrana neuronale bersaglio, alterando il potenziale di membrana rispetto al suo stato di riposo. Questi potenziali postsinaptici sono chiamati potenziali graduati. La maggior parte delle sinapsi che portano informazioni verso un neurone bersaglio termina come sinapsi asso-dendritica o asso-somatica. Sinapsi specializzate, come le sinapsi reciproche, o complesse serie di interazioni sinaptiche permettono un controllo specifico dell’eccitabilità dei loro neuroni bersaglio. Le sinapsi dendro-dendritiche aiutano a coordinare l’eccitazione di gruppi di neuroni collegati (come i neuroni del nucleo frenico che causano la contrazione del diaframma). Assone di una cellula bipolare Cellula di Müller (di sostegno) Prolungamenti di una cellula amacrina CORRELAZIONI CLINICHE Le configurazioni delle sinapsi di popolazioni neuronali chiave in regioni particolari del cervello e del SNP determinano l’influenza relativa dello stimolo. In corrispondenza della giunzione neuromuscolare, una quantità sufficiente di acetilcolina è di solito rilasciata in seguito a un potenziale di azione nell’assone motore, al fine di garantire che il potenziale di placca della cellula muscolare raggiunga la soglia critica e inneschi un potenziale di azione. Al contrario, stimoli assonali per neuroni della formazione reticolare e per molti altri tipi di neuroni richiedono una sommazione spaziale o temporale per consentire al neurone bersaglio di raggiungere la soglia; tale orchestrazione implica una regolazione multisinaptica coordinata. In alcuni neuroni principali, quali i neuroni motori inferiori (MNI), lo stimolo proveniente dai neuroni motori superiori (MNS) del tronco encefalico arriva principalmente attraverso gli interneuroni del midollo spinale e necessita di una sommazione estesa di potenziali eccitatori per attivare i MNI; al contrario lo stimolo monosinaptico in arrivo dai MNS della corteccia motoria ad alcuni MNI, per esempio quelli che regolano i movimenti fini delle dita, termina vicino al segmento iniziale/cono di emergenza dell’assone e può così generare direttamente un potenziale di azione nei MNI. Alcuni gruppi complessi di sinapsi tra diversi elementi neuronali, come quelli che si riscontrano nel cervelletto e nella retina, permettono la modulazione di neuroni chiave mediante connessioni sia in serie, sia in parallelo, fornendo la modulazione laterale dell’eccitabilità neuronale limitrofa. Neuroni e loro proprietà 7 Cellula bipolare del nervo cranico VIII Neurone unipolare dei gangli sensitivi dei nervi cranici V, VII, IX o X Cellula multipolare (piramidale) della corteccia cerebrale motoria Terminazioni associative, commessurali e talamiche Astrocita Muscolo striato (somatico) Interneuroni Vasi sanguigni Cellule satelliti Cellule di Schwann Fibre mieliniche Terminazioni nervose libere (fibre amieliniche) Terminazione incapsulata Placca motrice Motoneurone somatico multipolare dei nuclei dei nervi cranici III, IV, V, VI, VII, IX, X, XI o XII Neurone multipolare dei centri motori encefalici inferiori Oligodendrocita Fibra corticospinale (piramidale) Terminazione asso-dendritica Terminazione asso-somatica Terminazione asso-assonica Neurone motore somatico multipolare del corno anteriore del midollo spinale Sostanza di Nissl Astrocita Fibra collaterale Interneurone di Renshaw (retrogrado) Fibra motrice somatica mielinica di un nervo spinale Terminazione specializzata Interneurone Astrocita Neurone effettore viscerale multipolare (autonomo) del midollo spinale Fibra nervosa pregangliare autonoma (simpatica o parasimpatica) Guaina mielinica Neurone postgangliare autonomo di un ganglio simpatico o parasimpatico Cellule satelliti Fibra afferente mielinica di un nervo spinale Guaina mielinica In rosso: motoneuroni, neuroni autonomi pregangliari In blu: neurone sensitivo In viola: interneurone In grigio: cellule gliali e neurilemmali, mielina Nota: le cellule cerebellari non sono qui raffigurate Fibra nervosa amielinica Cellule di Schwann Guaina mielinica Guaina mielinica Cellule di Schwann Placca terminale motrice ricoperta da una cellula di Schwann Muscolatura striata (volontaria) Fuso muscolare Neurone sensitivo unipolare del ganglio di una radice spinale dorsale Cellule satelliti Terminazioni sulla muscolatura cardiaca o sulle cellule nodali Varicosità a bottoni e terminazioni sulla muscolatura liscia e sulle cellule ghiandolari 1.4 CITOTIPI NEURONALI Gli interneuroni locali e i grandi neuroni di proiezione dimostrano dimensioni, arborizzazioni dendritiche e proiezioni assonali che sono caratteristiche per tipo di neurone. Nel SNC (delimitato dalle linee tratteggiate), le cellule gliali (astrociti, microglia, oligodendroglia) supportano, proteggono e mantengono i neuroni. Le cellule di Schwann e le cellule satelliti svolgono queste funzioni nel SNP. I neuroni sensitivi primari (blu) trasformano l’energia o gli stimoli in arrivo in segnali elettrici che vengono trasferiti al SNC. Il flusso neuronale in uscita dal SNC è di tipo efferente (rosso) e si dirige o direttamente alle fibre muscolari scheletriche, attraverso le giunzioni neuromuscolari, oppure, appartenendo al sistema nervoso autonomo, il neurone autonomico pregangliare (rosso) contatta i neuroni dei gangli simpatici, i quali innervano il muscolo cardiaco, la muscolatura liscia, le ghiandole, le cellule a funzione metabolica o le cellule del sistema immunitario (effettori). Neuroni diversi dai neuroni sensitivi primari, come i MNI o i neuroni autonomici pregangliari si trovano nel SNC costituito da encefalo (racchiuso tra linee tratteggiate in alto) e midollo spinale (racchiuso tra linee tratteggiate in basso). La rappresentazione di neuroni e glia non è in scala. Fibre amieliniche Terminazioni nervose libere Terminazione incapsulata Fuso muscolare CORRELAZIONI CLINICHE Forma e struttura forniscono la prova del ruolo di quel particolare tipo di neurone. I neuroni sensitivi dei gangli delle radici dorsali del midollo spinale non hanno di fatto alcuna sinapsi sul pirenoforo; il recettore sensoriale è contiguo al segmento periferico dell’assone per consentire l’attivazione diretta del segmento iniziale al raggiungimento di uno stimolo soglia. Questa configurazione non dà alcuna possibilità di controllo centrifugo (da parte del SNC) dell’impulso sensoriale iniziale periferico (SNP); tuttavia, il controllo e l’analisi di tale impulso avvengono successivamente nel SNC. I neuroni di Purkinje nel cervelletto hanno enormi alberi dendritici su un singolo piano; l’attivazione avviene mediante centinaia di fibre parallele e l’eccitabilità di fondo (background) è influenzata dal controllo delle fibre rampicanti. Questo tipo di disposizione consente la modulazione in rete del segnale delle cellule di Purkinje, grazie a neuroni dei nuclei intrinseci del cervelletto, diretta verso i MNS, un meccanismo di controllo che permette adattamenti fini e continui di attività motorie coordinate e uniformi. I piccoli interneuroni in molte regioni hanno funzioni locali e specializzate grazie a connessioni a circuito locale, mentre i grandi neuroni isodendritici della formazione reticolare ricevono un impulso non locale, polimodale e diffuso, che è importante in fase di risveglio (arousal) per l’attivazione generale della corteccia cerebrale e il passaggio allo stato di coscienza. Un danno a questi neuroni chiave può generare il coma. I MNI e i neuroni autonomici pregangliari ricevono un’enorme convergenza di stimoli sui propri dendriti e corpi cellulari dovendo coordinare vie effettrici comuni, attraverso le quali i tessuti effettori periferici ricevono segnali che determinano il comportamento. 8 GENERALITÀ SUL SISTEMA NERVOSO Ventricolo Cellula microgliale Ependima Tanicita Neurone Oligodendrocita Assone Astrocita Pedicelli astrocitari Pericita perivascolare Pia madre 1.5 CITOTIPI GLIALI E NON GLIALI Gli astrociti forniscono isolamento strutturale ai neuroni e alle loro sinapsi, importano ioni (K+), offrono supporto nutritizionale ai neuroni e intervengono nella loro crescita e attività di “signaling”. L’oligodendroglia (oligodendrociti) è responsabile della mielinizzazione degli assoni nel SNC. Le cellule della microglia partecipano alla fagocitosi, alle risposte infiammatorie, alla secrezione di citochine Capillare e di fattori di crescita e ad alcune reazioni immunitarie nel SNC. Le cellule perivascolari concorrono a simili attività in vicinanza dei vasi sanguigni. Le cellule di Schwann formano la guaina mielinica assonale in periferia, contribuendo alla loro nutrizione, crescita e riparazione. I linfociti T attivati, attraversando i microvasi, possono normalmente entrare nel SNC, garantendo l’immunosorveglianza per circa 24 ore dal loro ingresso. Neuroni e loro proprietà Domini poliedrici tridimensionali non sovrapposti Processi “a cespuglio” che riempiono lo spazio interno ai domini tridimensionali 9 Fisiologia degli astrociti Sostegno metabolico dei neuroni - Produzione di lattato per i neuroni - Glicogenesi Equilibrio ionico: - Tamponamento di ioni K+ - Equilibrio del pH Fattori di crescita neuronale Formazione di tessuto cicatriziale gliale 100-200µm Neurone (non in scala) Lattato K+ Sinapsi Isolamento sinaptico Giunzioni tipo gap tra astrociti adiacenti che formano un sincizio funzionale Equilibrio ionico Arteriola K+ Cellula endoteliale Pedicelli astrocitari: - Avvolgimento di arteriole e capillari - Trasporto di acqua tramite acquaporina 4 - Rilascio di ’gliotrasmettitori‘ (glutammato, ATP, adenosina ecc.) - Regolazione della formazione di giunzioni tight dell’endotelio Pedicelli - Regolazione della vasodilatazione astrogliali e dell’afflusso ematico all’encefalo Isolamento sinaptico Cellula muscolare liscia dei vasi 1.6 BIOLOGIA DEGLI ASTROCITI Gli astrociti sono le cellule gliali più numerose nel SNC. Essi hanno origine dal neuroectoderma e sono intimamente associati ai processi neurali, alle sinapsi, ai vasi sanguigni e alla superficie piale ed ependimale che riveste il SNC. Gli astrociti della sostanza grigia sono definiti astrociti protoplasmatici, mentre quelli della sostanza bianca sono conosciuti come astrociti fibrosi. Il soma può avere un diametro variabile che va da pochi µm a 10 o più µm. Gli astrociti sono disposti in domini poliedrici tridimensionali che non si sovrappongono tra di loro e presentano dimensioni da lato a lato di 100-200 µm (fino a 400 µm negli ominidi). Dal punto di vista strutturale, i processi degli astrociti si interdigitano, in modo tale da formare un sincizio che protegge le sinapsi, collocandosi a meno di 1 µm da queste strutture. I pedicelli astrocitari sono in contatto Ricaptazione di glutammato e GABA Processi a carico degli astrociti: - Circondare e isolare le sinapsi - Equilibrio ionico (tamponamento K+ e pH) - Ricaptazione di glutammato e GABA dalla sinapsi - Disattivazione del glutammato con trasformazione in glutammina e riciclo della glutammina con le cellule dell’endotelio vasale e le cellule muscolari lisce adiacenti. I processi degli astrociti rivestono dall’interno l’intera superficie piale. Dal punto di vista fisiologico, i processi degli astrociti incidono sull’equilibrio ionico (sequestrano K+), trasportano acqua attraverso i canali di acquaporina 4, assorbono e riciclano glutammato e GABA, forniscono sostegno metabolico ai neuroni e, come astrociti reattivi, possono concorrere alla formazione di una cicatrice gliale in seguito a lesioni a carico del SNC. Gli astrociti possono, inoltre, rilasciare fattori di crescita e molecole bioattive (denominate gliotrasmettitori), come glutammato, ATP e adenosina. Durante lo sviluppo, alcuni astrociti specializzati, chiamati glia radiale, forniscono un’impalcatura per le ordinate migrazioni neuronali nel SNC. 10 GENERALITÀ SUL SISTEMA NERVOSO Microglia a riposo I processi della microglia controllano continuamente l’ambiente locale I processi della microglia entrano spesso (¾ una volta all’ora) in contatto con le sinapsi per rilevare l’attività sinaptica Neurone (non in scala) Risposta a lesione o agenti patogeni Danno cellulare, apoptosi Agenti patogeni ATP delle cellule danneggiate PAMP (LPS batterici, RNA virale ecc.) DAMP Flusso di ioni Recettori toll-like (TLR) NF-kB, MAPK Il rimodellamento e la rimozione delle sinapsi ("smantellamento delle sinapsi") contribuiscono alla plasticità sinaptica K+ Canali regolati dai recettori purinergici Recettori NOD-like (NLR) Caspasi-1 Nucleo Pro-IL-1b Pro-IL-18 IL-1b IL-18 ATTIVAZIONE Microglia attivata Forma ameboide Meno processi, più corti e più spessi Rilascio di molecole di segnalazione Interleuchine, citochine Rilascio di: - Specie reattive dell’ossigeno (%O2–) - Specie reattive dell’azoto (NO) - Citochine proinfiammatorie (IL-1`, IL-6, TNF) - Metalloproteinasi di matrice - Fattori neurotrofici (NGF, TGF-`, neurotrofina-4/5, GDNF, FGF) L’interazione Linfocita con i linfociti T può T Presentazione determinare il fenotipo dell’antigene della microglia (M1, M2) Fagocitosi di agenti patogeni e detriti cellulari 1.7 BIOLOGIA DELLA MICROGLIA Le cellule della microglia sono cellule mesenchimali residenti nel SNC, ma che hanno origine dal sacco vitellino. Si tratta di una popolazione cellulare unica, con capacità di autorigenerazione. Le cellule della microglia sorvegliano costantemente il microambiente locale, spostandosi avanti e indietro a una velocità che può raggiungere 1,5 µm/min. I processi delle cellule della microglia possono allungarsi o accorciarsi di 2-3 µm/min. I territori sorvegliati da queste cellule hanno una larghezza di 15-30 µm e sono minimamente sovrapposti gli uni agli altri. La microglia a riposo ha diametro medio del soma di 5-6 µm, mentre la microglia attivata ha aspetto ameboide, con soma di circa 10 µm di diametro. Le cellule della microglia possono fagocitare detriti e cellule apoptotiche, rimodellare ed eliminare sinapsi del SNC adulto o in fase di sviluppo, nonché reagire a lesioni o agenti patogeni. Queste cellule presentano recettori per diversi tipi di stimoli, quali, per esempio, ATP (indicatore di lesioni locali) o i recettori toll-like (TLR) che rispondono a molecole rilasciate da cellule morenti (DAMP, Damage-Associated Molecular Pattern) o patogeni (PAMP, Pathogen-Associated Molecular Pattern), come LPS dei batteri gram-negativi o RNA a doppio filamento dei virus. La microglia reattiva produce specie reattive dell’ossigeno (ROS), specie reattive dell’azoto (RNS, come NO), citochine proinfiammatorie (IL-1β, IL-6, TNF-α), metalloproteasi di matrice (MMP) e fattori neurotrofici (quali NGF, TGF-β, neurotrofina 4/5, GDNF, FGF). Queste molecole di segnalazione prodotte dalla microglia attivata sono in grado di influenzare negativamente la funzione di neuroni e astrociti. Neuroni e loro proprietà 11 Maturazione degli oligodendrociti L’attività funzionale dei neuroni attiva la mielinizzazione da parte delle cellule precursori degli oligodendrociti (OPC) I segnali di richiesta di mielinizzazione comprendono ATP, K+, glutammato, GABA e molecole di adesione cellulare NG2+ OPC Fisiologia degli oligodendrociti Segmenti adiacenti degli assoni vengono mielinizzati da oligodendrociti differenti Un solo oligodendrocita mielinizza in media 30 assoni Guaina mielinica Il trasportatore monocarbossilato 1 (MCT1) trasferisce lattato, piruvato e corpi chetonici dagli oligodendrociti Mitocondrio agli assoni attraverso la guaina mielinica Nodo di Ranvier Canali del sodio Strati fusi di membrana cellulare formata da oligodendrociti, avvolti attorno a un assone nel sistema nervoso centrale Masse piccolissime di citoplasma intrappolate tra due strati fusi di membrana. 1.8 BIOLOGIA DEGLI OLIGODENDROCITI Gli oligodendrociti sono cellule gliali che derivano dal neuroectoderma e ricoprono l’importante ruolo di mielinizzare gli assoni centrali del SNC. I fattori che possono innescare la mielinizzazione sono il diametro degli assoni da rivestire e la presenza di molecole di segnalazione (quali ATP, K+, glutammato, GABA e alcune molecole di adesione cellulare). Ciascun oligodendrocita è in grado di mielinizzare singoli segmenti internodali in media di 30 assoni (fino a un massimo di 60 assoni); i segmenti internodali adiacenti sono mielinizzati da oligodendrociti differenti. Nel SNC, questo schema di mielinizzazione lascia scoperti, a intervalli regolari, i cosiddetti nodi di Ranvier, dotati di canali del sodio, in corrispondenza dei quali si verificano i potenziali di azione durante la propagazione dell’impulso nervoso lungo l’assone ricoperto dalla guaina mielinica e le relative diramazioni (questo fenomeno è definito conduzione saltatoria). Gli oligodendrociti possono subire l’attacco di anticorpi diretti contro specifiche proteine degli oligodendrociti in pazienti affetti da sclerosi multipla, causando demielinizzazione e disfunzione assonale. Le cellule precursori degli oligodendrociti (OPCs) possono replicarsi in seguito a tali attacchi e remielinizzare i segmenti scoperti degli assoni. Le membrane degli oligodendrociti presentano il trasportatore monocarbossilato MCT1, in grado di trasferire il lattato, il piruvato e i corpi chetonici all’assone. Le OPCs sono presenti nel SNC adulto ed esprimono NG2 e recettore α del PDGF. 12 GENERALITÀ SUL SISTEMA NERVOSO I. Crescita (es., differenziazione neuronale, allungamento degli assoni) Neurone Fattori di crescita Tessuto bersaglio Allungamento degli assoni II. Segnalazione autocrina e paracrina tra neuroni Neurone Segnalazione autocrina Segnalazione paracrina La segnalazione inibisce l’apoptosi, stimola la sopravvivenza dei neuroni e si occupa del mantenimento delle sinapsi III. Segnalazione reciproca (es., giunzione neuro-muscolare) Mantenimento del neurone (es., GDNF) Neurone Muscolo Mantenimento del muscolo (es., agrina) Fattore di crescita Origine Recettore Importante per: NGF Epidermide, ippocampo? TrkA, p75 Neuroni cutanei nocicettivi (piccoli neuroni del ganglio dorsale) Neuroni del sistema nervoso simpatico Neuroni colinergici del prosencefalo basale (non esclusivo fattore di crescita necessario) BDNF Sedi diverse TrkB, p75 Plasticità sinaptica Nel SNP, i topi con delezione del gene (KO) del BDNF mostrano perdita di neuroni del ganglio vestibolare NT3 Organi tendinei TrkC, p75 del Golgi e fusi neuromuscolari Perdita di neuroni sensitivi propriocettivi nel ganglio della radice dorsale Nessun motoneurone gamma; i topi muoiono alla nascita NT4 Sedi diverse TrkB, p75 Nessun fenotipo GDNF Muscolo Grfa1, Ret Perdita muscolare parziale CNTF Muscolo? CNTFRa, gp130 Parziale perdita muscolare osservata nel KO di CNTFR_, mentre nessuna perdita in KO di CNTF grazie all’azione di LIF IGF-1 Muscolo IGFR-1, IGFR-2 Perdita muscolare parziale VEGF Muscolo Flk-1, Flt-1, Flt-4 Fatale in epoca embrionale perché necessario per l’angiogenesi NGF, nerve growth factor; BDNF, brain derived neurotrophic factor; NT3 e NT4, neurotrophic 3 e 4; GDNF, glial cell-line derived neurotrophic factor; CNTF, ciliary neurotrophic factor; IGF-1, insulin-like growth factor 1; VEGF, vascular endothelial growth factor; Trk, tyrosine kinase; KO, knock out; LIF, leukemia inhibitory factor 1.9 FATTORI DI CRESCITA NEURONALE E FATTORI TROFICI I fattori di crescita neuronale e i fattori trofici sono molecole di segnalazione prodotte da neuroni, glia e tessuti bersaglio (effettori, recettori; N.d.C), le quali possono incidere sulla differenziazione neuronale, sulla crescita assonale, sull’istituzione di contatti per la segnalazione, sul mantenimento dei contatti tra neuroni e loro destinazioni centrali e periferiche, e altre funzioni. Questi fattori agiscono mediante recettori specifici e possono stimolare la produzione di determinate molecole, di cui un esempio è l’agrina che funge da ancoraggio dei recettori colinergici nicotinici in corrispondenza della giunzione neuromuscolare. Nella tabella sopra sono elencati numerosi fattori di crescita identificati, i relativi recettori e i loro ruoli potenziali.