IBUPROFENE EV nel trattamento del dotto arterioso pervio (30-112006) Specialità: Pedea®(Orphan Europe) Forma Farmaceutica: 4fl 2ml Dosaggio: 5mg/ml Prezzo: € 381,00 Prezzo da listino ospedaliero della Ditta - aggiornamento Marzo 2007 ATC: C01EB16 Categoria terapeutica: altri preparati cardiaci Fascia di rimborsabilità: Classe PTN: C-Uso Ospedaliero (OSP-1) Indicazioni Ministeriali: Trattamento del dotto arterioso pervio emodinamicamente significativo nei neonati pretermine di età gestazionale inferiore alle 34 settimane. Decisioni della CTR: Allargamento di indicazione (data valutazione: 30.11.2006) Nuova nota PTORV: Limitatamente all’uso in terapia (neonati pretermine che dopo 3 giorni dalla nascita presentino ancora pervietà del dotto arterioso) con monitoraggio: richiesta degli esiti della terapia e raccolta dei dati di consumo a sei mesi. Commenti: La Commissione, in considerazione dei dati di letteratura a supporto del farmaco che presentano un rapporto rischio beneficio favorevole soltanto relativamente all’uso in terapia ma non in profilassi e del costo estremamente elevato, decide di introdurlo in PTORV con richiesta motivata, limitandone l’impiego soltanto ai neonati che dopo 3 giorni dalla nascita presentino ancora pervietà del dotto arterioso. L’utilizzo del farmaco viene sottoposto a monitoraggio con raccolta degli esiti della terapia e dei dati di consumo a sei mesi. Analisi della letteratura: Il dotto arterioso si chiude spontaneamente nella maggior parte dei neonati a termine nel corso dei primi giorni dopo la nascita. Esso, infatti, è vitale per la circolazione fetale, ma diventa deleterio dopo la nascita. La contrazione della muscolatura del dotto nel feto è inibita dalle prostaglandine circolanti e presenti in loco e dalla bassa tensione di ossigeno del sangue. I livelli di prostaglandina si riducono drasticamente dopo la nascita facilitando la chiusura spontanea del dotto arterioso. Anche l’aumento della PO2 è un potente stimolatore della chiusura, viceversa l’ipossia può mantenerne la pervietà (1). La pervietà del dotto arterioso (PDA) è una complicanza comune nei neonati prematuri, che spesso richiede trattamento chirurgico o farmacologico (2). La conseguenza clinica è un aumentato rischio di malattia polmonare cronica, enterocolite necrotizzante, emorragia intraventricolare e morte. Anche con piccoli shunt, si verifica la ridistribuzione del flusso ematico sistemico, che può portare alla riduzione della perfusione in alcuni organi (tratto gastrointestinale, reni e cervello sono particolarmente vulnerabili agli effetti della PDA). Il trattamento farmacologico convenzionale è l’indometacina ev; tale farmaco è stato usato anche in profilassi dimostrando una riduzione di emorragie intraventricolari. L’uso in profilassi a tutti i neonati pretermine non ha, però, dimostrato di migliorare gli outcome a livello polmonare e neurologico rispetto all’uso solo in quei neonati pretermine che dopo 2 o 3 giorni di vita presentavano ancora il dotto pervio. L’indometacina, inoltre, presenta effetti avversi a livello renale, gastrointestinale e cerebrale essendo associata ad un ridotto flusso ematico in tali distretti (2, 3). Indometacina è approvata dalla FDA per il trattamento del dotto arterioso pervio, mentre in Italia non ha tale indicazione (4). Ibuprofene ha avuto la designazione di farmaco orfano per il trattamento del dotto arterioso pervio dal Committee for Orphan Medicinal Products (COMP) nel 2001 (5). Efficacia clinica Il farmaco è stato studiato per l’indicazione in diversi studi clinici randomizzati, controllati. Confronto ibuprofene vs indometacina Uno studio controllato, randomizzato, in aperto ha confrontato efficacia e sicurezza di ibuprofene vs indometacina nel trattamento dei neonati pretermine con pervietà del dotto arterioso: sono stati arruolati 232 bambini (età gestazionale 23-34 settimane) con distress respiratorio di cui 175 presentavano persistente PDA a 48-72 ore di vita. Sono stati randomizzati a ricevere tre dosi ev di indometacina (0.2 mg/kg a intervalli di 12 ore) oppure ibuprofene (10 mg/kg la prima dose e successivamente altre 2 dosi di 5 mg/kg ogni 24 ore) in infusione lenta per 15’. Gli outcome misurati sono stati la percentuale di chiusura del dotto arterioso, la necessità di trattamenti aggiuntivi, gli effetti collaterali e il decorso clinico. L’efficacia è risultata simile nei due gruppi, ma il confronto con indometacina ha riportato per l’ibuprofene una minore incidenza sulla funzione renale relativamente all’escrezione urinaria e ritenzione idrica e nessun aumento di incidenza di emorragie intracraniche. I pazienti in trattamento con indometacina hanno mostrato un incremento significativo dei livelli sierici di creatinina e della oliguria. L’efficacia di indometacina ed ibuprofene sembra correlabile all’età gestazionale: i neonati con età gestazionale inferiore alle 28 settimane sono stati significativamente meno responsivi al trattamento farmacologico e sono stati sottoposti più frequentemente a legatura chirurgica (6). Un secondo studio randomizzato controllato in aperto ha confrontato l’efficacia e la sicurezza di ibuprofene ed indometacina nel trattamento precoce del dotto arterioso pervio nei neonati pretermine con sindrome di distress respiratorio. Sono stati arruolati 148 pazienti con età gestazionale da 24 a 32 settimane e sono stati randomizzati a ricevere indometacina (0.2 mg/kg somministrata ad intervalli di 12 ore) oppure ibuprofene (prima dose di 10 mg/kg, seguita a intervalli di 24 ore da due dosi di 5 mg/kg ciascuna) iniziando dal terzo giorno di vita. In questo studio il farmaco ibuprofene veniva preparato diluendo la fiala di sale di lisina 400 mg (corrispondente a 234 mg di ibuprofene) con 23.4 ml di acqua per preparazioni iniettabili, ottenendo una soluzione di 10 mg di ibuprofene per ml. Qualora il dotto arterioso fosse rimasto ancora pervio dopo la somministrazione dei trattamenti di randomizzazione, i pazienti di entrambi i gruppi in ventilazione meccanica venivano trattati con indometacina, come terapia di salvataggio. Se anche questo trattamento falliva e il paziente continuava a necessitare di ventilazione meccanica, si provvedeva alla chiusura chirurgica del dotto. Gli outcome misurati sono stati la percentuale di chiusura del dotto, la necessità dei trattamenti aggiuntivi, gli effetti collaterali, le complicanze ed il decorso clinico. La percentuale di chiusura del dotto è stata simile nei due gruppi ( 66% indometacina vs 70% ibuprofene P=0.41) così come la necessità di trattamento di salvataggio o di intervento chirurgico. Non si sono osservate riaperture del dotto dopo la chiusura in nessun paziente. Anche il numero complessivo di pazienti che sono stati sottoposti ad intervento chirurgico è stato simile nei due gruppi. La sopravvivenza ad un mese è risultata simile nei due gruppi: le più comuni cause di morte sono state l’ipossiemia refrattaria e la sepsi grave. Non si sono osservate differenze in termini di tollerabilità ad eccezione degli effetti sulla funzionalità renale: gli episodi di oliguria e l’aumento della concentrazione plasmatica di creatinina sono stati tutti significativamente più bassi nel gruppo ibuprofene. La bassa numerosità dello studio non ha permesso di evidenziare potenziali differenze in outcome di sicurezza quali le enterocoliti necrotizzanti, emorragie intraventricolari, leucomalacia periventricolare (7). Una serie di altri studi di bassa numerosità hanno confrontato i due trattamenti ai medesimi dosaggi utilizzati nei precedenti studi ed insieme ad essi sono stati oggetto di una metanalisi della Cochrane Library. Negli 8 studi inseriti nella metanalisi la maggior parte hanno usato come confronto ibuprofene sale di lisina. La metanalisi non ha riportato differenze in termini di efficacia (chiusura del dotto, richiesta di intervento chirurgico, mortalità perinatale). Dal punto di vista della tollerabilità si è osservato che ibuprofene, pur riducendo il rischio di oliguria, può aumentare il rischio di patologia polmonare cronica e ipertensione polmonare, pertanto gli autori hanno concluso che indometacina rimane ancora la terapia di prima scelta per il trattamento del PDA (8). Uso in profilassi (non autorizzato) Un primo studio randomizzato, controllato, in doppio cieco ha incluso 135 neonati prematuri (meno di 28 settimane di gestazione) (di cui 4, però, non sono stati randomizzati per errori in fase di randomizzazione). Sessantacinque pazienti sono stati randomizzati a ricevere entro 6 ore dalla nascita 3 dosi di ibuprofene come profilassi (dose di carico 10 mg/kg e successivamente due dosi di mantenimento di 5 mg/kg ad intervalli di 24 ore) e 66 pazienti a placebo. Dopo il 3° giorno il PDA ancora sintomatico veniva trattato in aperto con ibuprofene e successivamente, se necessari trattamenti aggiuntivi con indometacina o chirurgia o entrambi. L’end-point primario dello studio è stato la necessità di chiusura chirurgica. L’analisi è stata effettuata sulla popolazione per protocol. End-point secondari scelti sono stati la frequenza del dotto arterioso pervio al 3° giorno, la percentuale di trattamenti con ibuprofene a scopo curativo, la percentuale di trattamenti di supporto con indometacina. Lo studio era stato pianificato per 1 anno, ma è stato sospeso dopo 9 mesi per motivi di sicurezza in seguito a tre episodi di ipossiemia refrattaria con ipertensione polmonare verificatisi dopo la prima somministrazione di ibuprofene in profilassi in 3 diversi centri. L’uso di ibuprofene in profilassi ha ridotto significativamente il numero di interventi di chiusura chirurgica (p=0,03), la frequenza di episodi di pervietà del dotto al giorno 3 misurata mediante ecocardiogramma (p=0.002), la necessità di trattamento in aperto con ibuprofene (p<0.0001) e con indometacina (p=0.003). Sia la sopravvivenza a 36 settimane dal concepimento sia la sopravvivenza senza morbilità sono, invece, risultate confrontabili nei due gruppi. Oltre ai tre episodi severi di ipossiemia, si sono verificati più frequenti episodi di lesioni gastrointestinali, eventi avversi a livello renale e polmonare. Gli autori hanno concluso, quindi, che l’uso precoce di ibuprofene in profilassi non sarebbe da preferire all’uso di ibuprofene come trattamento (2). Un secondo studio randomizzato, controllato, in doppio cieco ha arruolato 415 neonati prematuri (età gestazionale inferiore a 31 settimane) entro 6 ore dalla nascita: 205 pazienti sono stati randomizzati a ibuprofene (10 mg/kg entro le prime 6 ore e successivamente 2 dosi di 5 mg/kg dopo 24 e 48 ore) oppure placebo. La misura di outcome primario scelta è stata la frequenza di emorragie intraventricolari severe. E’ stata anche registrata la presenza di leucomalacia cistica periventricolare dopo 2 settimane dalla nascita. Qualora il dotto fosse risultato ancora pervio con uno shunt sinistra-destra da moderato a severo nei pazienti con supporto ventilatorio dopo somministrazione della profilassi, veniva somministrato in aperto un trattamento farmacologico ev di salvataggio con indometacina o ibuprofene. Se il neonato ancora in ventilazione meccanica, non otteneva una riduzione della pervietà del dotto dopo l’intervento di salvataggio, veniva trattato chirurgicamente. La frequenza dell’emorragia intraventricolare severa non è risultata differente anche se va sottolineato l’intervallo di confidenza molto ampio, che porterebbe a non escludere un piccolo effetto del farmaco; un numero significativamente maggiore di neonati nel gruppo ibuprofene ha presentato chiusura del dotto arterioso al terzo giorno di vita. Complessivamente 42 pazienti (20%) hanno ricevuto il trattamento di salvataggio nel gruppo placebo (27 con indometacina, 15 con ibuprofene) vs 13 (6,3%) nel gruppo ibuprofene (5 con indometacina, 8 con ibuprofene). La percentuale di chiusura del dotto dopo l’intervento di salvataggio non è risultata differente tra i due gruppi. Il farmaco ha portato ad una significativa riduzione della produzione di urina nel primo giorno di trattamento (9). Un terzo studio, randomizzato, controllato vs placebo ha arruolato 155 neonati pretermine (età gestazionale inferiore a 28 settimane). I pazienti sono stati randomizzati a ricevere ibuprofene (medesimo schema terapeutico dei precedenti studi) o placebo in profilassi entro le prime 6 ore di vita. Lo studio conferma i risultati dei precedenti studi: l’uso in profilassi non è efficace nel prevenire le emorragie intraventricolari di grado 2-4 (10). Tollerabilità Considerata la complessità della popolazione in studio è molto arduo definire un profilo rischio/beneficio dei trattamenti utilizzati, a causa della difficoltà di stabilire una correlazione causale evento avverso/farmaco. L’indometacina ha mostrato un rapporto rischio/beneficio positivo rispetto al placebo. Il profilo di sicurezza di ibuprofene sembra essere migliore dell’indometacina a causa del minor effetto sul flusso ematico sistemico e minori effetti sulla funzionalità renale, mentre risulta paragonabile per gli altri effetti collaterali. L’uso in profilassi presenta, viceversa, un rapporto rischio/beneficio sfavorevole: durante uno degli studi clinici che ne prevedeva l’uso in profilassi si sono verificati tre episodi di ipossiemia che hanno portato all’interruzione anticipata dello studio e un aumento degli eventi avversi polmonari, renali, gastrointestinali (2). Il farmaco è controindicato nei neonati con sanguinamento in atto, in particolare emorragia intracranica o gastrointestinale, funzionalità renale notevolmente compromessa, trombocitopenia o difetti della coagulazione (1). Sintesi: La pervietà del dotto arterioso (PDA) è una complicanza comune nei neonati prematuri, che spesso richiede trattamento chirurgico o farmacologico (2). La conseguenza clinica è un aumentato rischio di malattia polmonare cronica, enterocolite necrotizzante, emorragia intraventricolare e morte. Il trattamento farmacologico convenzionale è l’indometacina ev che presenta, però, effetti avversi a livello renale, gastrointestinale e cerebrale essendo associata ad un ridotto flusso ematico in tali distretti (2, 3).Indometacina è approvata dalla FDA per il trattamento del dotto arterioso pervio, mentre in Italia non ha tale indicazione (4). Ibuprofene ev ha avuto la designazione di farmaco orfano per il trattamento del dotto arterioso pervio nel 2001 (5). Due studi principali ne hanno valutato efficacia e sicurezza versus indometacina. Uno studio controllato, randomizzato, in aperto ha arruolato 232 neonati pretermine (età gestazionale 23-34 settimane) con distress respiratorio di cui 175 presentavano persistente PDA a 48-72 ore di vita. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere tre dosi ev di indometacina (0.2 mg/kg a intervalli di 12 ore) oppure ibuprofene (10 mg/kg la prima dose e successivamente altre 2 dosi di 5 mg/kg ogni 24 ore) in infusione lenta per 15’. L’efficacia è risultata simile nei due gruppi relativamente alla percentuale di chiusura del dotto arterioso, la necessità di trattamenti aggiuntivi, ma il confronto con indometacina ha riportato per l’ibuprofene una minore incidenza sulla funzione renale relativamente all’escrezione urinaria e ritenzione idrica e nessun aumento di incidenza di emorragie intracraniche. I pazienti in trattamento con indometacina hanno mostrato un incremento significativo dei livelli sierici di creatinina e della oliguria. L’efficacia di indometacina ed ibuprofene sembra correlabile all’età gestazionale e risulta più bassa nei neonati con età gestazionale inferiore alle 28 settimane(6). Un secondo studio randomizzato controllato in aperto ha arruolato 148 pazienti con età gestazionale da 24 a 32 settimane e sono stati randomizzati a ricevere indometacina oppure ibuprofene (secondo lo schema posologico del precedente studio) iniziando dal terzo giorno di vita. La percentuale di chiusura del dotto è stata simile nei due gruppi così come la necessità di trattamento di salvataggio o di intervento chirurgico. La sopravvivenza ad un mese è risultata simile nei due gruppi: le più comuni cause di morte sono state l’ipossiemia refrattaria e la sepsi grave. Non si sono osservate differenze in termini di tollerabilità ad eccezione degli effetti sulla funzionalità renale: gli episodi di oliguria e l’aumento della concentrazione plasmatica di creatinina sono stati tutti significativamente più bassi nel gruppo ibuprofene (7). I due studi principali, insieme ad altri 6 di bassa numerosità sono stati oggetto di una metanalisi della Cochrane Library. La metanalisi non ha riportato differenze in termini di efficacia (chiusura del dotto, richiesta di intervento chirurgico, mortalità perinatale). Dal punto di vista della tollerabilità si è osservato che ibuprofene, pur riducendo il rischio di oliguria, può aumentare il rischio di patologia polmonare cronica e ipertensione polmonare, pertanto gli autori hanno concluso che indometacina rimane ancora la terapia di prima scelta per il trattamento del PDA (8). Una seconda metanalisi, pur concordando sulla pari efficacia dei due trattamenti, fornisce una interpretazione diversa dei dati di tollerabilità e conclude per una superiorità di ibuprofene, in termini di minor tossicità renale (9). L’uso in profilassi (somministrazione del farmaco entro 6 ore dalla nascita a tutti i prematuri con PDA) non è stato autorizzato per un rapporto rischio/beneficio negativo: relativamente all’efficacia gli studi clinici a supporto non dimostrano benefici rispetto all’uso di ibuprofene come trattamento, relativamente alla tollerabilità in uno studio che ha valutato l’uso in profilassi si sono verificati tre episodi di ipossiemia che ne hanno portato all’interruzione anticipata e un aumento degli eventi avversi polmonari, renali, gastrointestinali (2). Il costo del trattamento con Pedea® risulta essere di molto superiore (€ 285,75 a trattamento) e non rapportabile ai pochi euro dell’altra specialità medicinale a base di ibuprofene im (Arfen® - dosaggio più elevato) e di indometacina im registrati in Italia come antinfiammatori. Bibliografia: 1. Pedea® EMA Scientific Discussion 2005 2. Gournay V. et al, Lancet 2004; 364: 1939-1944 3. Hammerman C. et al, Drug Safety 2001; 24 (7): 537-551 4. Micromedex Drugdex 2006 5. Sito internet http://pharmacos.eudra.org/F2/register/o020.htm 6. Lago P, et al, Eur J Pediatr 2002; 161 (4): 202-207 7. Van Overmeire B et al, N Engl J Med 2000; 343: 674-681 8. Ohlsson A et al, The Cochrane Database of Systematic Reviews 2005;issue 4 9. Thomas RL, et al, Eur J Pediatr 2005; 164: 135-140 10. Van Overmeire B, et al, Lancet 2004; 364: 1945-1949 11. Dani C. et al, Pediatrics 2005; 115: 1529 - 1535 Costi della terapia per un bambino di 1 Kg PRINCIPIO ATTIVO SPECIALITA’ DOSAGGIO DA SCHEDA TECNICA COSTO ALL’OSPEDALE PER TRATTAMENTO 10 mg/kg la prima dose poi 5 mg/kg le altre due somministrazioni ( si considera la 285,75* € somministrazione di 3 fl) *Prezzo ex-factory IVA esclusa da listino ospedaliero ditta farmaceutica – Marzo 2007 Ibuprofene Pedea® Ultima revisione del testo: Marzo 2007