Morfologia e ruolo roto-traslatorio della scapola

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“Morfologia e ruolo roto-traslatorio della scapola per la salute del complesso di spalla”.
La scapola è un osso piatto, pari e di forma triangolare che insieme all’omero e alla clavicola costituisce il
complesso di spalla. Trattandosi di un osso di forma triangolare viene suddiviso convenzionalmente
distinguendo un margine laterale, un margine mediale e uno superiore. Anteriormente la scapola presenta
una superficie leggermente concava, origine del muscolo intrarotatore sottoscapolare. Posteriormente è
caratterizzata dalla spina della scapola, una tuberosità che termina lateralmente formando l’acromion. La
spina divide la scapola in una fossa sovraspinata posta superiormente alla spina della scapola e una fossa
infraspinata (o sottospinata), posta inferiormente alla spina. Lateralmente il margine superiore e la
porzione laterale della scapola si uniscono formando la struttura della glenoide. Esternamente di aspetto
convesso, la glenoide, presenta internamente una cavità che articolandosi con la testa dell’omero forma
l’articolazione gleno-omerale. La cavità glenoidea presenta internamente cartilagine articolare ed è
rivestita esternamente da un cercine fibro-cartilagineo che contribuisce a mantenere la testa dell’omero in
sede.
La biomeccanica scapolare è un complesso sistema di roto-traslazione che consente all’omero di esplorare
tutti e tre i piani di movimento e alla mano di raggiungere la posizione desiderata. In passato si credeva che
l’elevazione del braccio fino a 90° coinvolgesse solo l’articolazione gleno-omerale. In realtà questo avviene
fino a 60°. Tutti i movimenti che riguardano le articolazioni di spalla sono possibili solo grazie alla
collaborazione di entrambi le articolazioni clavicolari e della scapola. La correlazione fra l’articolazione
omerale e l’articolazione costo-scapolare sono state descritte come “ritmo omero-scapolare”. “Il ritmo
omero-scapolare” é dato dal rapporto di movimento di 2:1, fra l’articolazione omerale e quella costoscapolare. Questa correlazione non è di tipo lineare: il rapporto varia in particolari fasi del movimento
perché durante l’elevazione del braccio, la posizione della scapola cambia in relazione al torace. La scapola
ruota lungo l’asse sagittale, trasverso e perpendicolare. Durante il movimento di elevazione dell’omero la
scapola si muove circa la metà di quanto dovrebbe muoversi in rispetto alla mobilità dell’omero stesso.
Abducendo l’omero la scapola ruota e trasla lateralmente spostando il margine inferiore esternamente e di
conseguenza il cercine superiormente. Sotto l’azione dei fasci muscolari del deltoide e del muscolo
sovraspinato (0°-90°), del trapezio e del gran dentato (90°-150°) e del trapezio (150°-180°), l’omero si eleva
raggiungendo la massima abduzione. Durante i movimenti di intrarotazione ed extrarotazione la scapola
collabora con la cuffia dei rotatori mantenendo la testa dell’omero centrata all’interno della glena evitando
sublussazioni e lussazioni. Agendo come un perno consente ai muscoli di tirare sviluppando la forza
richiesta. In particolare durante l’elevazione dell’omero la scapola é sottoposta alla stessa dinamica
dell’abduzione omerale fino a 90° spostandosi in seguito lateralmente alla cassa toracica garantendo la
completa esplorazione del R.O.M articolare. Il R.O.M completo é consentito solo nel caso in cui tutte le
strutture osteo-artro-muscolari collaborino fra loro sinergicamente.
L’orientamento scorretto della scapola in presenza di una cifosi o semplicemente di un atteggiamento
cifotico può a lungo andare, alterare l’esplorazione del R.O.M articolare, impedendo al soggetto di
guadagnare tutti i gradi richiesti per lo svolgimento di un gesto specifico. Lo scorretto orientamento
scapolare fa sì che il tetto acromiale vincoli l’omero durante il movimento di estensione, creando un limite
fisiologico fra la grande tuberosità dell’omero e l’acromion stesso. In questo caso la completa elevazione
dell’omero diventa quindi un fattore predisponente per la sindrome da conflitto sub-acromiale che sfocia
nel 95% dei casi in rotture della cuffia dei rotatori, spesso invalidanti.
Le asimmetrie del tronco causate da un alterato posizionamento spaziale della scapola del lato sofferente,
possono dar luogo a disturbi del ritmo omero-scapolare. In accordo con la fisioterapia la gestione di questo
problema non deve tralasciare il ristoro della posizione fisiologica della scapola in relazione al petto e al
restauro degli schemi motori normali. (1)
Studi recenti hanno dimostrato che particolari conformazioni della scapola possono influire negativamente
sulla salute e di conseguenza sulla funzionalità muscolare. Krobot, Janura ed Elfmark (2) hanno notato che
la variabilità morfologica si manifesta nella forma della fossa infraspinata. L’analisi dei risultati ha
confermato anche una relazione fra le diverse fasi di crescita e l’ossificazione di queste parti della scapola a
partire dalla linea epifisaria. In accordo con la variabilità fisiologica possiamo categorizzare i diversi tipi di
fossa infraspinata in:
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Adolescenziale: angolo inferiore con la punta rivolta medialmente, margine mediale rettilineo e
convesso a partire dalla glenoide.
Astenica: angolo inferiore acuto, margine mediale concavo rispetto alla spina.
Standard femminile: angolo inferiore ottuso, margine mediale dritto.
Standard maschile: angolo inferiore chiuso a 45°, margine mediale convesso in relazione alla spina.
Di atleta: angolo inferiore nascosto o tirato verso la glenoide, margine mediale ancora più convesso
soprattutto caudalmente (molto spesso negli uomini, qualche volta nelle donne).
In conclusione: la funzionalità del complesso di spalla é influenzata anche dalla mobilità della scapola e dal
suo posizionamento spaziale in relazione al tronco. Di conseguenza é di primaria importanza mantenere
efficiente questa azione roto-traslativa per la salute articolare.
1- “Posture in people with shoulder impingement syndrome”, Jaroslaw Skomimowski, Katarzyna
Barczyk, Krzysztof Dudek, Beata Skolimowska, Ewa Demcuzuk-Wlodarczyk, Joanna Anwajler, 2007.
2- “Functional categorization of the individual morphology of the scapula”, Alois Krobot, Miroslav
Janura, Milan Elfmark, 9July 2008.
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