La violenza contro le donne, causa e conseguenza dell`AIDS. | 1

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La violenza contro le donne, causa e conseguenza dell’AIDS. | 1
Gavino Maciocco
L’epidemia di HIV/AIDS in Africa è anche una storia di violenza contro le donne, in
particolare contro le donne più giovani. Numerose ricerche hanno evidenziato la relazione
tra l’abuso sessuale e la probabilità di contrarre l’infezione. Il basso livello socio-economico
e la discriminazione di genere aumentano la vulnerabilità delle donne nei confronti
dell’infezione da HIV. E non solo: vedi il caso del cancro della mammella in Uganda.
Dei 34 milioni di persone che nel mondo sono affette da HIV/AIDS circa la metà sono donne.
Dei 23 milioni di persone che in Africa sub-Sahariana sono affette da HIV/AIDS circa il 60%
sono donne: nella fascia di età 15-24 anni la percentuale di femmine sul totale degli infetti
sale al 75%. Sul milione e 800 mila nuovi casi di infezione HIV che si registrano
annualmente in Africa, un milione sono donne (Vedi Figura 1).
Figura 1. Nuovi casi di persone infette da HIV (per sesso e area geografica) e
Prevalenza HIV tra i giovani 15-24 anni (per sesso, in paesi selezionati).
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Fonte: UNAIDS Report 2010.
L’epidemia di HIV/AIDS in Africa è anche una storia di violenza contro le donne, in
particolare contro le donne più giovani. La violenza contro le donne è insieme la
causa e la conseguenza dell’AIDS. Numerose ricerche hanno evidenziato la relazione tra
l’abuso sessuale contro le donne e la probabilità di contrarre l’infezione. Inoltre il timore
della violenza impedisce a molte donne dal chiedere al partner di usare il condom, di
accedere a informazioni sull’HIV, di fare il test e di cercare una cura, anche in presenza di
un forte sospetto di essere state infettate. Infatti molte donne se riconosciute siero positive
corrono il rischio di essere picchiate, abbandonate o cacciate di casa[1].
Il basso livello socio-economico, la bassa scolarizzazione e la diffusa
discriminazione di genere aumentano la vulnerabilità delle donne nei confronti
dell’infezione da HIV. A ciò si aggiunge la carenza dei servizi sanitari che tuttavia – come
osserva il più recente rapporto dell’UNAIDS, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di
AIDS[2] – risultano relativamente più accessibili per le donne durante la gravidanza, con un
risultato tanto paradossale quanto profondamente iniquo: il 57% delle donne siero positive
dei paesi a basso e medio livello di sviluppo riceve durante la gravidanza il trattamento
profilattico contro la trasmissione materno fetale (quindi a tutela del feto), ma solo il 30%
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riceve un trattamento antiretrovirale per la sua infezione e quindi per propria
salute.
La carenza e l’inaccessibilità dei servizi penalizza gravemente le donne, producendo effetti
terribili assimilabili nelle loro conseguenze a episodi di violenza vissuti con l’HIV . E’ il caso
delle donne malate di cancro della mammella raccontato in un servizio del New
York Times dall’Uganda. Un reportage straordinario che mette insieme un testo molto
accurato, un video e un’infografica che illustra la diffusione nel mondo del cancro della
mammella.
Vale la pena guardare l’infografica animata Where Is
Breast Cancer?, nell’articolo pubblicato dal NYTimes
The Cancer Divide. Uganda Fights Stigma and Poverty
to Take On Breast Cancer.
In Africa questo tumore sembra sia in aumento non è chiaro se si tratti di un “vero”aumento
o di una maggiore riconoscibilità dei casi: il dato certo è che insorge più precocemente
rispetto a quanto avviene nei paesi industrializzati, si manifesta in forma più aggressiva e
ha un esito spesso letale a causa del ritardo nella diagnosi e nel trattamento inadeguato.
Tra le donne che muoiono giovani (da 15 a 49 anni) per cancro della mammella nel
mondo, il 72% vive nei paesi in via di sviluppo.
“Il cancro della mammella da noi è una storia di miseria – afferma il Dr. Fred Okuku,
oncologo di Kampala -. Non c’è informazione. Pochi sanno leggere e scrivere. Molti non
hanno radio e TV. La parola cancro non esiste in molti dialetti in Uganda. Una donna vede
un bozzolo crescere nel suo seno e non pensa al cancro: non è nel suo vocabolario”.
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Bibliografia
UNFPA. Promoting Gender Equality. The Gender Dimensions of the AIDS Epidemic
UNAIDS
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