Abitare a Ginevra Wohnen in Genf Testi Texte Della Casa

annuncio pubblicitario
rivista svizzera di
architettura, ingegneria
e urbanistica
Schweizerische Zeitschrift
für Architektur, Ingenieurwesen und Stadtplanung
3 / 2 0 13
Abitare a Ginevra
Wohnen in Genf
Testi Texte
Della Casa, Marchand + Kobel, Roscetti
Progetti Projekte
Bassi Carella, Dévanthéry & Lamunière,
Gigon e Guyer, MPH Architectes,
2dlc & Oleg Calame
Showroom
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GIUGNO
Archi rivista svizzera di architettura, ingegneria e urbanistica
fondata nel 1998, esce sei volte all’anno. ISSN 1422-5417
tiratura REMP: 2668 copie, tiratura per l’Italia: 2286 copie
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Redazione comunicati SIA
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Marco Della Torre, arch. POLIMI, Milano-Como
Nicola Emery, filosofo, Collina d’Oro
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OTIA Ordine ticinese ingegneri e architetti, www.otia.ch
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FAS Federazione architetti svizzeri, www.architekten-bsa.ch
USIC Unione svizzera ingegneri consulenti, www.usic-engineers.ch
A3 Associazione diplomati dell’EPFL, http://a3.epfl.ch
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La riproduzione, anche parziale, di immagini e testi,
è possibile solo con l’autorizzazione scritta dell’editore
e con la citazione della fonte.
Nel prossimo numero
Peppo Brivio, Casa Albairone a Lugano
3 / 2 013
6 Comunicati aziendali
Interni e design
9 Parola di Marco Zanuso
a cura di Gabriele Neri
Tec21 • Tracés • Archi
13 Il nuovo campus di SANAA per la Bocconi di Milano
Gabriele Neri
OTIA
18 Comunicati
SIA
21 Comunicati
26 Offerte di lavoro
GE
27 Notizie
Cristiana Chiorino
TI
30 Accademia Architettura Mendrisio
Affordable housing
32 Progetti
Ostinelli, Muttoni, Lurati, Fernández Ruiz
Un guscio altamente performante
39 Concorsi
40 Diario dell’architetto
a cura di Paolo Fumagalli
Libri
43 Segnalazioni
a cura di Enrico Sassi
Editoriale
45 Abitare a Ginevra e in Ticino
Alberto Caruso
Abitare a Ginevra
a cura di A. Casiraghi, A. Roscetti, S. Tibiletti
47 La politica residenziale di Ginevra
per i prossimi vent’anni
Francesco Della Casa
54 La planimetria ginevrina
Bruno Marchand, Céline Kobel
60 Architettura di haute performance
Andrea Roscetti
66 Appartamenti in Chemin des Fleurettes
Bassi Carella
72 Villa urbana alla Roseraie
Dévanthér y & Lamunière
78 Abitazioni al Foyer de Sécheron
MPH Architectes
84 Residenza Pré-Babel
Annette Gigon, Mike Guyer
90 Abitazioni e spazi commerciali
in Chemin des Courtillets a Lancy
2dlc & Oleg Calame
Dello stesso editore
VA
97 Una città e il suo lago
a cura di Claudio Castiglioni
98 Biblioteca civica Elsa Morante
Elena Sacco, Paolo Danelli
Tracés n. 10
ARCHITECTURE
DE L’URGENCE
www.revue-traces.ch
Tec21 n. 25
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In copertina:
Dévanthér y & Lamunière, Villa urbana alla Roseraie, Ginevra
foto Fausto Pluchinot ta
C OMUNICATI A ZIENDA LI
Una forza della natura –
il nuovo SECOMAT della Krüger
30 anni or sono, la Krüger ha lanciato
sul mercato il primo SECOMAT. Ora,
la tradizionale impresa svizzera ha
completamente riformulato la tecnologia della leggendaria asciugatrice
a convezione d’aria. I nuovi, efficaci
apparecchi convincono per la classe
di efficienza energetica A, asciugano
decisamente più rapidamente e consumano sensibilmente meno corrente
dei loro predecessori.
Nelle lavanderie di molti stabili plurifamiliari è installato un SECOMAT che
provvede da anni in modo affidabile
all’asciugatura rapida e delicata del
bucato indipendentemente dalla stagione. Il principio si basa sull’asciugatura a condensazione. Già 30 anni
fa la Krüger aveva reso accessibile
questa tecnologia avveniristica – allora
impiegata solo a livello industriale e
artigianale – all’uso domestico e quindi
rivoluzionato l’asciugatura del bucato.
Altrettanto innovativo come il primo
SECOMAT si presenta oggi il suo geniale
successore, lanciato sul mercato dalla
Krüger il 1° aprile 2013. Il nuovo asciugabucato asciuga anche capi grandi
e sensibili in modo rapido e delicato.
Grazie alla classe di efficienza energetica A protegge altresì l’ambiente e
il portafoglio.
Essendo dotato di tre programmi
automatici, l’apparecchio rimane in
funzione fino al raggiungimento del
grado di asciugatura desiderato. Al
rialzo dell’umidità nel locale, il SECOMAT
riattiva la funzione di asciugatura. In
tal modo mantiene contemporaneamente asciutto il locale, impedendo
la formazione di muffa – anche se la
lavanderia non è riscaldata.
Il nuovo SECOMAT è dotato di una linea
completa di utili accessori: in virtù
della sua disposizione a raggiera, lo
stenditoio a cordine SECOMAT provvede
a una ancor più rapida asciugatura dei
panni. Lo stendino SECOMAT è ideale
per stendere capi delicati e il carrello
provvede ad assicurare al SECOMAT la
mobilità occorrente per un impiego
universale.
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Valsecchi SA Locarno, presto il nuovo
centro direzionale e showroom
Valsecchi SA Marmi e Graniti di Locarno
ha dato inizio ai lavori per i nuovi uffici e
per un nuovo showroom: un moderno e
funzionale centro direzionale per il controllo e la gestione di una produzione
che sarà deframmentata e ottimizzata
presso le zone estrattive autoctone dei
materiali e quindi gestite con le migliori
tecnologie dedicate possibili.
Un cambiamento epocale, alla cui base
ci sono i valori della Valsecchi SA, quelli
che da oltre 90 anni mutano, evolvono
e si adattano alle esigenze di mercato
e clientela.
Valori che sono divenuti concept progettuale, per una nuova sede concepita
come luogo ideale ed evoluto dove
coltivare e accrescere l’interazione
tra staff, partner e cliente.
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evidenzia il continuo sviluppo di Valsecchi SA, sia in termini di know-how, grazie
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orientato a innovazione e eccellenza,
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si allontanerà dall’attuale location
locarnese, completa idealmente la
consolidata attività di importazione
da tutto il mondo della materia prima,
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Schindler 3400 – L’ascensore
senza struttura sul tetto
Con il modello 3400, Schindler offre
per la prima volta un ascensore che
non ha più bisogno della struttura sul
tetto per l’extracorsa.
Compatto, veloce ed efficiente
Progettisti, architetti e committenti
non hanno sempre la vita facile nel
soddisfare il desiderio di un ascensore.
L’aspetto più delicato riguarda di solito
la struttura sul tetto per l’extracorsa del
vano. Questa struttura appesantisce
l’estetica lineare dei moderni edifici e
la sua integrazione nel rivestimento
del tetto causa problemi di fisica della
costruzione, ossia la dispersione del
calore. Inoltre l’extracorsa può guastare
la visuale dei vicini, che potrebbero
quindi opporsi al progetto edile. Oppure
la struttura sul tetto contrasta con le
leggi in materia di edilizia, ad esempio
perché viene superata l’altezza massima consentita per gli edifici. L’ascensore
Schindler 3400 appena lanciato sul
mercato risolve tutti questi problemi.
Come uno zaino sospeso sulle guide
Per installare lo Schindler 3400 è
sufficiente che l’ultimo piano abbia
un’altezza minima di 2.40 metri. Nel
nuovo Schindler 3400, la cabina
è sospesa a due guide, entrambe fissate sulla stessa parete del
vano, come uno zaino. La struttura compatta permette alla cabina
dell’ascensore di salire fino in cima
al vano, passando davanti all’azionamento. Rimuovendo la parete
laterale della cabina, quasi tutti gli
interventi di manutenzione possono
essere eseguiti direttamente dalla
cabina: una soluzione che garantisce
la sicurezza del tecnico manutentore
anche in assenza di extracorsa.
Progettazione più semplice
Nonostante la costruzione sia diversa rispetto allo schema in uso,
nel processo di progettazione dello
Schindler 3400 non vi sono sostanziali
cambiamenti per architetti e ingegneri
civili, eccetto l’assenza della struttura
sul tetto: le sezioni trasversali del
vano hanno le stesse dimensioni degli
altri ascensori della stessa classe.
L’accesso è possibile sia monolaterale
sia con due porte opposte.
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INTERNI E DESIGN
A cura di
Gabriele Neri
in collaborazione
con VSI.Asai
Parola di Marco Zanuso
Una selezione di scritti del grande architetto e designer milanese
racconta il rapporto tra progetto e industria
Nel 2000, pochi mesi prima della sua scomparsa,
Marco Zanuso ha donato alla Fondazione Archivio
del Moderno di Mendrisio un fondo composto da
centinaia di documenti, elaborati grafici, libri, riviste
e modelli relativi alla sua attività professionale. Si è
così avviato un programma di studio e valorizzazione
di questo materiale, che ha da poco prodotto un frutto molto interessante. Il volume Marco Zanuso. Scritti
sulle tecniche di produzione e di progetto, a cura di Roberta Grignolo (docente all’Accademia di architettura di
Mendrisio), raccoglie una cospicua selezione di articoli, saggi e relazioni a convegni del progettista milanese, disposti in ordine cronologico per seguire passo dopo passo una carriera in bilico tra architettura,
design e industria. Laureatosi in Architettura al Politecnico di Milano nel 1939, Zanuso è stato infatti capace – e in un certo senso costretto – di allargare il
suo raggio d’azione ben oltre l’edilizia, producendo
alcune delle più famose icone del design italiano del
secolo scorso.
Ma andiamo con ordine. Il primo tema con cui si
confronta il giovane Zanuso è quello dell’abitare, «il
primo e più importante problema che l’architetto è
chiamato a risolvere». Nel 1942, ad esempio, la rivista
«Domus» lo chiamò a raccontare la sua visione di
casa ideale: «Quando costruirò la mia casa, andrò
alla periferia della città e cercherò un prato… un prato quadrato, cintato da mura sufficientemente
alte, con qualche albero non molto grande. Là costruirò la casa per la mia compagna e per me. Una
casa non grande, ma capace di diventarlo.» Due anni
dopo è sempre «Domus» (di cui divenne poi caporedattore) a chiedergli di preparare un «Quaderno»
dedicato al tema della cucina, ovvero il luogo della
casa nel quale più si era tentato, nei decenni precedenti, un connubio tra i principi dell’industria e quelli
dell’architettura (si pensi alla Cucina di Francoforte).
Oltre all’adesione al Razionalismo, inteso come approccio metodologico e non come paradigma estetico, in questi testi si fa strada una visione in cui la profonda conoscenza della cultura tecnica diventa una
prerogativa indispensabile per immaginare la trasformazione del progetto a tutte le scale.
La carriera di Zanuso si spalanca alla fine della guerra,
quando è ancora il tema della casa ad essere in prima
linea, a causa dell’urgenza di dare alloggio a milioni
di persone sfollate. Nel testo La casa prefabbricata, del
1946, Zanuso ribadisce tesi già note ma ora più attuali che mai: parla di «edilizia industriale» (spesso un
ossimoro, nell’Italia di quegli anni), parla di «montaggio», parla di modulo come «limite dimensionale al
quale devono essere riferite tutte le serie di elementi
della costruzione». «Industrializzare l’edilizia – chiarisce Zanuso – vuol dire per noi portare la produzione edilizia su un piano di rendimento e precisione
per cui tutti gli elementi costituenti la costruzione siano definiti non solo in se stessi, ma fino nella costruzione. Per giungere a questo dobbiamo pensare la
costruzione non più modellata, colata, conglomerata,
ma montata». Il saggio critico di Roberta Grignolo,
che apre il volume, sottolinea l’importanza di questo
momento per la situazione italiana: «negli anni del
dopoguerra l’innovazione nell’ambito dell’architettura e dell’industria della costruzione edile deve fare i
conti con il profondo radicamento del cantiere di
tipo tradizionale, fondato sulla piccola impresa artigianale, a bassa meccanizzazione», oltre che con politiche economiche e sociali che bloccarono buona
parte dei sogni di chi come Zanuso sperava in un radicale rinnovamento del settore.
Ben diversa era invece la situazione dell’industria
meccanica e manifatturiera, impegnate a riconvertire
la produzione dopo la parentesi bellica. Continua la
curatrice: «Il settore del mobile, che rappresenta una
vasta realtà produttiva del paese e che ha salde radici
nel mondo artigianale, si apre così alla sperimentazione delle nuove tecniche di produzione e di organizzazione del lavoro e fornisce ai progettisti italiani
9
INTERNI E DESIGN
1.
le prime occasioni di progettazione nell’area del disegno industriale». Si capisce allora come Zanuso abbia
trovato nell’industria il giusto contesto nel quale agire, e come da essa sia stato ripagato. Una delle prime
incursioni dell’architetto nel mondo del design industriale avviene alla fine degli anni Quaranta, quando
progetta per l’azienda di mobili imbottiti Arflex (consociata alla Pirelli) la poltrona «Lady», utilizzando
due materiali – gommapiuma e «nastrocord» – prima
impiegati in settori diversi da quelli del mobile. La
gommapiuma, ad esempio, prima era usata principalmente per proteggere i serbatoi di benzina dei
mezzi militari. È solo l’inizio di decenni di progetti e
consulenze per Olivetti, Necchi, Borletti, Brionvega,
Kartell, Alfa Romeo…
Da leggere attentamente è il breve scritto In piccola serie si fa la fuori serie, del 1953, che Zanuso stende dopo
aver visitato a Torino gli stabilimenti del carrozziere
Pinin Farina: un incontro che gli insegnò molto
sull’industria automobilistica e in particolare sulle
tecniche di lavorazione della lamiera. Pochi anni dopo
queste nozioni gli serviranno per progettare una seduta in lamiera metallica, prodotta da Gavina: la monoscocca «Lambda», omonima di una vettura presentata dalla Lancia ai Saloni dell’Automobile di Parigi e
Londra nel 1922, una delle prime ad adottare il principio della monoscocca. Ma gli stessi principi ritorneranno, in diversa maniera, nelle «carrozzerie» per le
sue macchine da cucire, per i televisori Brionvega,
nell’apparecchio telefonico Grillo, nella seggiola in
polietilene per bambini della Kartell ecc.
Leggendo le parole e i progetti di Zanuso si scoprono
insomma sconfinamenti, invasioni di campo e contaminazioni tra discipline (apparentemente) diverse
che fanno capire la visione organica e l’estensione
del suo lavoro. I titoli ne danno un’idea: Casa e natura;
Architettura e pittura; Paesaggio, architettura e design; Il
colore nell’industrial design; Insegnare il design; La pianificazione dello spazio e gli ambienti per uffici ecc.
Il volume, pubblicato da Mendrisio Academy Press e
Silvana Editoriale, è arricchito da un corredo iconografico che agevola il collegamento tra testo e progetti, e si conclude con due belle interviste in cui l’ormai
anziano architetto parla retroattivamente della sua
carriera. Zanuso ha uno stile? «No grazie. Ho forse
più una curiosità. Come quando si conosce una donna e si vuole capirla osservando come si comporta. Ci
sono dei caratteri, delle qualità, dei difetti, dei modi
di esprimersi che ti attirano, che ti sollecitano, che ti
fanno agire verso qualcosa di nuovo che non sai ancora che cosa è. Il progetto è una storia simile.»
Vedi la scheda nella rubrica Libri a pagina 43.
2.
3.
1. Sedia Lambda, 1960 ca. (Archivio del Moderno di Mendrisio,
Fondo Marco Zanuso)
2. Telefono Grillo, Siemens 1962-1966 (Archivio del Moderno
di Mendrisio, Fondo Marco Zanuso)
3. Televisore Algol, Brionvega 1964 (Archivio del Moderno
di Mendrisio, Fondo Marco Zanuso)
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TEC21 • TR ACÉS • ARCHI
Gabriele Neri
Il nuovo campus di SANA A
per la Bocconi di Milano
Il tema dei campus universitari è trattato contemporaneamente da TEC21, Tracés e Archi, a seguito di un programma di coordinamento tra le redazioni.
Con il progetto dello studio giapponese sanaa (Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa), che prevede nuovi
spazi per la didattica, uffici, un centro sportivo, residenze per studenti e ampi giardini, l’Università Bocconi punta a rafforzare ulteriormente l’idea di cittadella universitaria che insegue dagli anni Trenta del
secolo scorso. Nel 1937 infatti l’architetto Giuseppe
Pagano fu chiamato a disegnare l’ormai storica sede
di via Sarfatti, ai margini meridionali della città, poco
distante dall’area oggi interessata dai nuovi piani di
ampliamento.1 Questo edificio (bombardato durante
la guerra e poi restaurato) fu concepito declinando i
canoni della dottrina razionalista – ad esempio
nell’impianto planimetrico, che ricorda il Bauhaus di
Dessau – ed è diventato il polo magnetico attorno al
quale aggiungere, decennio dopo decennio, nuovi
spazi per un’utenza in continua crescita: il Pensionato
Bocconi (arch. Giovanni Muzio, 1956), la Rettoria
(arch. Ferdinando Reggiori, 1962), l’edificio della biblioteca (arch. Giovanni e Lorenzo Muzio, 1966), la
sede della SDA Bocconi School of Management (ing.
Vittore Ceretti, 1986), l’edificio a ellisse (arch. Ignazio Gardella, 2001) e infine l’intervento delle irlandesi Shelley McNamara e Yvonne Farrell (Grafton Architects), inaugurato nel 2008. Il progetto di sanaa è
stato scelto come vincitore del concorso internazionale ad inviti bandito dalla Bocconi all’inizio del 2012, a
cui hanno partecipato anche Rem Koolhaas, David
Chipperfield, Thom Mayne, Massimiliano Fuksas,
Mario Cucinella, Cino Zucchi, Sauerbruch & Hutton,
Benedetta Tagliabue – embt, Odile Decq.
Cellule
Mentre il pluripremiato edificio di Grafton Architects rappresenta per la Bocconi il baluardo più vicino al centro della città, il nuovo campus occuperà
l’area dell’ex Centrale del latte di Milano (circa
35.000 mq), al limite della terza circonvallazione cittadina, dove la forma urbis comincia a sfrangiarsi e a
perdere omogeneità. Questa condizione, accentuata
dalla forte presenza del parco Ravizza – con cui l’area
confina a est – ha portato lo studio sanaa a creare un
microcosmo di corpi di fabbrica liberamente collocati nel lotto a disposizione, negando qualsiasi riferimento diretto al tessuto urbano limitrofo o milanese
in generale. Prima ancora di conoscerne le funzioni
specifiche, gli edifici colpiscono per i loro profili organici, che sembrano sottratti da un manuale di microbiologia: visti dall’alto ricordano le versioni ingigantite di mitocondri, centrioli, reticoli endoplasmatici,
ribosomi e altri organelli presenti nelle nostre cellule.
L’apparente metafora biologica richiama anche alcuni
edifici del maestro di Sejima, Toyo Ito: ad esempio la
Mediateca di Sendai (2000), nella quale fasci di pilastri simili a fasci nervosi ricordano in pianta le immagini di cellule viste al microscopio. Più corretto sarebbe però inserire questi profili nella continua ricerca
formale che sanaa – e soprattutto Sejima – porta
avanti da sempre, spesso con l’approccio dell’industrial designer, smussando e levigando curve tracciate
a mano libera.
Sul lato nord dell’area, due nastri piegati su se stessi
(uno a forma di «8» e l’altro di «L») contengono gli
spazi per i corsi di studio dei programmi executive,
per gli uffici e l’amministrazione, fronteggiando in
maniera non convenzionale gli edifici «storici» della
Bocconi. Invece di costituire una cortina stradale rettilinea, rientranze e protuberanze generano infatti
uno spazio urbano privo di contorni fissi, reso ancora
più indefinito dall’utilizzo generoso del vetro. Pur
sottolineato da una lobby a doppia altezza a pianta
(quasi) circolare – dotata di auditorium seminterrato
13
Planimetria
generale
con evidenziate le aree
dei campus
e spazi comuni – l’ingresso sembra sfumare in una
sovrapposizione di trasparenze che, in previsione, potremmo associare a progetti come il Museo d’Arte
Contemporanea di Kanazawa in Giappone (2004),
dove il perimetro curvo del complesso contribuisce a
dissolvere la forma complessiva dell’edificio (un enorme cerchio) in prospettive continuamente mutevoli.
Sul fronte ovest si affaccia il volume ellissoidale dedicato ai corsi di Master, nel quale alle aule tradizionali
(che si sviluppano seguendo la curvatura del perimetro) si sommano aule «auditorio» – con sedie e banchi mobili, che permettono una riconfigurazione libera in base alle esigenze didattiche – e «scatole»
(box) per piccoli gruppi di studenti. Verso sud è invece previsto il Recreation Center, centro per lo sport e il
tempo libero che sarà aperto a tutta la città, con palestre e una piscina olimpica da 50 metri. Sul lato opposto – verso il parco, nel settore più tranquillo dell’area
– svetterà una torre residenziale di pianta ellissoidale
di 18 piani con 300 posti letto per studenti e visiting
professors.
di Milano»3, caratterizzato da una «morfologia biomorfa e ameboica» che ha poco o nulla a che vedere
con la città. Si potrebbe ribattere evidenziando la collocazione periferica dell’area, che pur costituendo
una zona consolidata della città rappresenta – come
già scritto – un punto di flesso e non un possibile
ponte con le aree più esterne di Milano. Oppure, proprio per questo, reclamare un progetto di «resisten-
Tra claustrum e periferia
Non stupisce che questo tipo di approccio urbanistico, fondato a prima vista su una completa autoreferenzialità rispetto al contesto (non solo limitrofo), sia
stato bollato da alcuni come espressione del pericoloso formalismo che minaccia la cultura architettonica.
Il più agguerrito oppositore è stato Cesare De Seta,
proprio uno dei membri della giuria del concorso,2
che ha reso pubblico il suo dissenso in un articolo
sulla rivista «L’Espresso» nel febbraio 2013. Per lo storico italiano il progetto di sanaa sarebbe infatti «un
labirinto di ciambelle piovute come satelliti nel cuore
14
TEC21 • TR ACÉS • ARCHI
Recreation Centre
Office + Administration
Master Courses
Executive Courses
Common Areas
therapy gym area
running track
fitness
office
office
classroom
classroom
office
office
classroom
classroom
office
office
classroom
classroom
office
office
store
portico
portico
store
cafeteria
cafeteria
classroom
classroom
common area
classroom
classroom
common area
classroom
classroom
common area
portico
classroom
aquatic area
large lecture hall
- 300 seats
parking
parking
za», atto a confermare una regola (domanda: quale?)
piuttosto che a inventarne una nuova e non riproducibile. Un po’ come fatto da Vittorio Gregotti negli
anni Novanta per l’Università di Milano-Bicocca, parte di un grande masterplan che puntava innanzitutto
a stabilire un chiaro ordine urbano per una porzione
di periferia non più industriale.
Nei limiti dati dal livello attuale di definizione del
progetto, si può ragionare su come funzionano gli
spazi creati dall’atterraggio di queste «ciambelle», e
in particolare gli spazi esterni a verde. Il progetto di
sanaa tenta infatti di reinterpretare – a modo suo –
la tradizione del chiostro, elemento tipologico che
contraddistingue due dei più importanti atenei milanesi. (Un elemento evitato invece da Pagano nel
1942, in quanto foriero, a suo parere, di «inadatti atteggiamenti di irrazionale clausura.»4) In primis ci
sono i chiostri dell’ex Ospedale Maggiore (oggi Università degli Studi di Milano), fabbrica plurisecolare
che grazie alla potenza ideale del suo impianto planimetrico è stata capace di accogliere secolo dopo secolo mani diverse, da quella del Filarete nel Quattrocento fino a quelle del team (guidato da Liliana
Grassi) che ne ha ricucito magistralmente le membra
sfigurate dopo i bombardamenti del 1943.5 Poi ci
sono i celebri chiostri bramanteschi, fulcro del complesso del Monastero di Sant’Ambrogio, che a partire
dalla fine degli anni Venti fu trasformato da Giovanni Muzio in Università Cattolica del Sacro Cuore.6
Per Sejima e Nishizawa il punto d’incontro con il claustrum rinascimentale non passa ovviamente – come
per Muzio – attraverso l’utilizzo del mattone, e neanche dalla riproposizione di un ordine geometrico perentorio: i «chiostri» del nuovo campus Bocconi risultano dalla giustapposizione irregolare dei diversi
edifici, tra i quali si sviluppa uno spazio verde di 17.500
mq aperto agli studenti e ai residenti della zona, pari
al 50% dell’intera area, come previsto dal programma. Alla definizione di questi spazi contribuiscono in
maniera decisiva tre lunghi porticati coperti, che formano altrettanti nastri chiusi e che riescono a frammentare lo spazio verde in aree sempre fluide e comunicanti, ma dalla scala più contenuta. Si tratta di
un espediente che distingue il progetto di sanaa da
quello di buona parte dei concorrenti, che prevedevano invece una distinzione più netta tra edificato e
giardini. Il riferimento al Serpentine Gallery Pavillion, disegnato da Sejima e Nishizawa nel 2009 a Londra, è immediato.7
Beinahe nichts?
Un’ultima riflessione, che abbraccia in maniera più
ampia l’opera di sanaa, può essere fatta a proposito
della loro «ricetta» architettonica. Guardando gli elaborati progettuali non si hanno sorprese sulla rosa
dei materiali prescelti: mentre a pochi isolati di distanza lo studio Grafton aveva cercato un rapporto –
tutt’altro che timido – con il carattere dell’edilizia
milanese attraverso l’utilizzo estensivo del Ceppo di
Gré (una pietra proveniente dal Lago d’Iseo molto
comune in città), sanaa rimane fedele alla sua algida
estetica fatta di vetro, vetro e ancora vetro, condito dai
consueti pilastrini anoressici e da superfici bianchissime, quasi candeggiate. Il materiale più importante
diventa quindi il verde, che farà da sfondo a tutti i
settori del campus in continuità (anche per la scelta
delle essenze) con il parco Ravizza.
Uno dei paralleli più sfruttati per descrivere questa
sorta di «ascetismo» architettonico è quello con il
beinahe nichts rincorso da Mies van der Rohe, quel «regno architettonico» in cui il nulla è quasi tutto, dove
l’architettura sembra sparire, dove il tempo sembra
congelato. Le differenze sono però numerose e sostanziali, e vale la pena elencarne qualcuna, al
fine di comprendere meglio cosa si cela dietro al
«minimalismo» di sanaa. Si pensi innanzitutto al
valore del dettaglio architettonico negli edifici di
Mies, che punta quasi alla ridefinizione del principio
dell’ordine classico in chiave moderna, e invece alla
«banalità» (solo apparente) dei dettagli di sanaa, che
sembra passare la spugna su qualsiasi cosa possa far
indugiare lo sguardo sul corpo dell’architettura. Si
pensi al ruolo idealistico conferito da Mies all’elemento strutturale (a Berlino, Chicago, New York, etc.),
specchio del significato da lui attribuito alla tecnica,
e invece all’apparente elisione del fatto strutturale e
di ogni ragione materiale negli edifici di sanaa. Paragoniamo i pilastrini cruciformi del tedesco e gli
«stuzzicadenti» che popolano gli edifici del duo giapponese: se i primi sono trattati come gioielli dell’industria, isolati come fossero statue (vedi il padiglione
di Barcellona), i secondi appaiono così effimeri che
sembrano appartenere ancora al mondo della maquette architettonica, invece di aver raggiunto lo status di organismi statici. Si pensi poi alla differenza tra
la fluidità degli spazi di Mies, dove tutto rimane in
tensione all’interno di un campo magnetico ordinatamente strutturato (basato ad esempio su un modulo quadrato di base, come nei famosi progetti per le
15
TEC21 • TR ACÉ • ARCHI
case a corte), e la fluidità ricercata da sanaa nel Rolex Center di Losanna, dove lo smottamento tellurico
da cui prende forma l’edificio elimina qualsiasi senso
di proporzionalità geometrica. Lo stesso si potrebbe
dire a proposito del vetro: se Mies lo utilizza come
etereo ma rigoroso strumento di determinazione dello spazio (nella Neue Nationalgalerie di Berlino, ad
esempio), nell’opera di Sejima e Nishizawa è spesso
utilizzato ai limiti del manierismo, come filtro ossessivo attraverso cui perdersi e ritrovarsi continuamente. In questo senso è emblematico il progetto del
Glass Pavilion di Toledo (2006), la capitale dell’industria vetraria americana, dove è chiaro come la sovrapposizione di molteplici trasparenze porti alla deformazione piuttosto che alla completa visibilità.
Vedremo tra qualche anno se il campus milanese
confermerà tali interpretazioni o se invece ne aprirà
di nuove.
Note
1. Giuseppe Pagano, La nuova sede dell’Università Commerciale
Luigi Bocconi, in «Costruzioni-Casabella», n. 170-171,
febbraio-marzo 1942.
2. La giuria, presieduta da Sir Peter Cook (fondatore di
Archigram), era composta da: Guido Tabellini (allora
rettore dell’Università Bocconi), Bruno Pavesi (consigliere
delegato dell’Università Bocconi), Federico Oliva
(professore di urbanistica al Politecnico di Milano),
Yvonne Farrell (Grafton Architects), Martha Thorne
(executive director Premio Pritzker), Deyan Sudjic
(direttore Design Museum, London), Enrico Cucchiani
(a.d. Intesa Sanpaolo, rappresentante della business
community di Milano), Cesare de Seta (storico dell’arte
e dell’architettura), Stefano Casciani (architetto).
3. Cesare De Seta, Se un satellite cade a Milano,
in «L’Espresso», 7 febbraio 2013, p. 79.
4. Giuseppe Pagano, op. cit.
5. Cfr. Gabriele Neri, L’Antico e il Moderno: texture alla
Ca’ Granda, in «Lotus International», n. 144, dicembre
2010, pp. 123-125; Liliana Grassi, La Ca’ Granda.
Storia e restauro, Università degli Studi di Milano, 1958.
6. Cfr. F. Irace, Giovanni Muzio. 1893-1982. Opere, Electa,
Milano 1994, pp. 102-117.
7. Rebecca Morril e Melissa Larner (a cura di), SANAA:
Serpentine Gallery Pavilion 2009, Koenig Books,
London 2009.
L’atelier japonais SANAA (Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa, Prix
Pritzker 2010) a remporté le concours pour le nouveau campus de
l’université Bocconi de Milan, qui s’élèvera dans le quartier de l’ancienne Centrale du Lait (environ 35000 m2). Les fonctions prévues
par le cahier des charges – de nouveaux espaces pour la didactique,
des bureaux, un centre sportif et des résidences pour les étudiants – ont
été insérées dans une série de volumes de forme organique et disposés
sans règle apparente. Cette liberté dans la composition, motivée également par la position excentrée du quartier, a fait l’objet de certaines
critiques portant en particulier sur l’indifférence vis-à-vis de l’urbanisme environnant, et suscitant une réflexion sur les stratégies de reconversion d’anciennes zones industrielles caractéristiques des dernières
décennies. Le projet s’inspire toutefois d’un élément typologique particulièrement cher à la construction en milieu urbain : le système des
jardins, qui occupent la moitié de la surface disponible, interprète en
effet l’idée de claustrum, typique des vieilles universités milanaises,
avec de longs portiques couverts semblables à des rubans. Enfin, cet
article s’interroge sur le langage architectural de SANAA, caractérisé
par un « ascétisme » reposant sur l’utilisation intensive du verre et du
blanc. Un langage rappelant à première vue le beinahe nichts de
Mies van der Rohe, mais très différent en réalité.
Das japanische Büro SANAA (Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa,
Pritzker-Preis 2010) hat den Wettbewerb für den neuen Campus der
Universität Bocconi in Mailand gewonnen, der auf dem Gelände der
ehemaligen Centrale del latte di Milano (ca. 35 000 qm) entstehen
wird. Die in der Ausschreibung vorgesehenen Funktionen – neue
Räume für die Lehre, Büros, Sportzentrum, Wohnraum für Studierende – wurden in einer Serie von Volumen mit einheitlicher Form
untergebracht, die nicht nach einem augenscheinlichen Prinzip angeordnet sind. Diese Freiheit bei der Zusammensetzung, die auch in der
dezentralen Lage des Geländes begründet ist, hat Kritik bezüglich der
mangelnden Einbettung des Komplexes in das städtische Umfeld auf
den Plan gerufen und zum Nachdenken über Strategien zur Sanierung der Industriebrachen aus den letzten Jahrzehnten angeregt.
Trotzdem wird das Projekt von einem typischen Element der Mailänder Architektur inspiriert. Das Gartensystem, das die Hälfte der verfügbaren Fläche einnimmt, greift die Idee des Claustrums auf, der
die alten Mailänder Universitäten mit langen Arkaden prägt, die an
Bänder erinnern. Der Artikel geht auf die architektonische Formsprache von SANAA ein, dessen asketischer Stil auf dem starken Einsatz
von Glas und der Farbe Weiss beruht. Diese Formsprache scheint auf
den ersten Blick mit dem «beinahe nichts» von Mies van der Rohe
vergleichbar zu sein, unterscheidet sich jedoch auf den zweiten Blick
eindeutig davon.
16
Verifica se c’è amianto negli edifici costruiti
prima del 1990
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Sospendi i lavori in caso di pericolo. Pensa anche ai tuoi cari. Vietato dal 1990, l’amianto è tuttora presente negli edifici costruiti prima di questa data. Evita che durante i lavori di
ristrutturazione vengano rilasciate nell’aria fibre di amianto. Già in quantità minime le fibre
possono avere conseguenze mortali. Non dimenticare che la tua vita è molto più preziosa e
importante di qualsiasi lavoro.
C OMUNICATI
A cura di
Daniele Graber
consulente giuridico OTIA
ser [email protected]
I progetti di OTIA per il 2013-2014
Durante l’Assemblea ordinaria del 9 aprile 2013, l’Ordine
ingegneri e architetti del Cantone Ticino (OTIA) ha presentato le attività e i progetti che verranno svolti nel periodo 20132014. Un programma ambizioso non esclusivamente a favore dei membri OTIA, ma pure degli altri attori del settore della
costruzione, in sintonia con gli scopi di OTIA, istituzione di
interesse pubblico.
Il nuovo Consiglio dell’Ordine, presieduto dal nuovo
presidente ing. Nicola Nembrini e composto dai membri arch. Fabiola Nonella Donadini, arch. Marco del
Fedele (vice-presidente) e arch. Walter Bizzozero e
dai nuovi membri arch. Christian Rivola, ing. Stefano
Bernasconi e ing. Walter Moggio, avrà il compito di
occuparsi di una serie di progetti volti a concretizzare
gli obiettivi definiti nel 2011 e relativi a otia 2015.
In ambito di monitoraggio e applicazione della Legge LEPIA,
otia intensificherà il controllo della sua applicazione
da parte dei Municipi in relazione alla firma delle domande di costruzione. Confortato da una sentenza del
Tribunale federale e da sentenze del Tribunale cantonale amministrativo, otia interverrà per ripristinare
la legalità in caso di firma della domanda di costruzione da parte di ingegneri per opere a carattere architettonico e da parte di architetti per opere d’ingegneria
civile. otia interverrà pure in caso di prestanomi, ossia nei casi in cui progettisti con l’abilitazione otia firmano domande di costruzione su comanda, senza
aver progettato l’opera oggetto della domanda di costruzione. Le violazioni della Legge edilizia e della lepia verranno segnalate alla Commissione di vigilanza
e agli Enti locali, autorità di vigilanza amministrativa
sui Comuni. Un contributo significativo al rispetto della lepia e della Legge edilizia è pure chiesto ai membri otia, che hanno la possibilità di segnalare al segretariato otia ([email protected]) situazioni irregolari.
Per garantire una maggiore protezione dei committenti e fornire a otia e ai suoi membri uno strumento
legale efficace, il Consiglio dell’Ordine intende proporre, tramite cat, alle autorità competenti la revisione della LEPIA. Le proposte di revisione saranno messe
in consultazione all’interno di otia.
In ambito di monitoraggio e applicazione della LCPubb in
relazione alla lepia, otia intensificherà l’informazione, in collaborazione con la sia, e il controllo verso
i committenti pubblici che organizzano concorsi di
progetto, mandati di studio paralleli e concorsi di
prestazioni d’architettura e d’ingegneria. In merito
ai mandati di studio paralleli, mancando la base legale che consentirebbe l’aggiudicazione di mandati susseguenti, tali forme di messa in concorrenza sono al
momento di principio illegali, quindi da evitare. Essendo adatti per problematiche molto complesse e
non ben definite, la loro organizzazione è adatta solo
per situazioni nella pratica molto rare. Di regola, il
concorso di progetto rappresenta la forma di messa
in concorrenza più adatta per l’aggiudicazione di
prestazioni di architettura e in buona parte pure per
l’aggiudicazione di prestazioni d’ingegneria. I membri otia che consiglierebbero l’organizzazione di
mandati di studio paralleli con mandato susseguente
a dei municipi o a delle amministrazioni cantonali
non potranno garantire l’assenza di sorprese giudiziarie. A tal proposito, il servizio giuridico otia è a
disposizione per una breve consulenza in merito ([email protected]).
Un progetto di grande importanza per otia è rappresentato dalla volontà di istituire la figura dell’architetto cantonale. In collaborazione con le associazioni
professionali affiliate alla cat (www.cat-ti.ch), otia si
impegnerà a definire la figura dell’architetto cantonale idonea al Cantone Ticino e sostenere nei vari
consessi istituzionali e professionali la sua istituzione.
Per facilitare il dialogo tra i membri otia, il Consiglio
dell’Ordine propone la partecipazione al nuovo Forum OTIA gestito tramite la rete sociale linkedin (www.
linkedin.com). Il Forum otia potrebbe ad esempio
facilitare lo scambio di opinioni tra gli architetti e gli
ingegneri ticinesi su temi di attualità come gli onorari offerti da certi ingegneri o certi architetti in caso di
commesse pubbliche o la semplificazione della procedura per le domande di costruzione.
Per favorire il coinvolgimento dei membri otia, il
Consiglio dell’Ordine ha proposto la creazione di
Commissioni consultive tematiche (cct otia) con lo scopo di dare la parola ai membri e di delegare a un
gruppo di membri otia l’analisi di una specifica problematica e di proporre al Consiglio dell’Ordine o
all’Assemblea le possibili soluzioni e le auspicate misure da adottare. Il Consiglio dell’Ordine invita quindi i
propri membri a contribuire in prima persona al miglioramento di otia e delle condizioni di esercizio delle professioni di architetto e di ingegnere in Ticino.
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ARGOMENTI
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. . . . . .così
.........
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. . . . . . . . . . .regolato
. . . . . . . . .individualmente
. . . . . . . . . . . . . . . .e. .adeguato
. . . . . . . . .alle
. . . .condizioni
. . . . . . . . . . meteorologiche,
..........................
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...............
. . . . . . . . . . .Inoltre
. . . . . . . . . . . . . mantenuta
. . . . . . . . . . . . . desiderata
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . verso
...........................
. . . . . . . . . . . . . . . . . . viene
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C OMUNICATI
La revisione delle norme
per le costruzioni di calcestruzzo e acciaio
Elegante strut tura in lamiera piegata: centro di
formazione spor tiva Müllmat t, Brug g
Ingegnere civile: Fürst Laf franchi Bauingenieure
GmbH, Wolf wil: Architet to: Studio Vacchini Architet ti,
Locarno. Foto: Christian Beutler / NZZ).
Ampia costruzione in acciaio con strut tura a traliccio:
discarica per rifiuti speciali SMDK, Kölliken.
Impresa totale: ARGE SMDK Infra – Mar ti/ Züblin –;
proget tazione costruzione in acciaio: Züblin Stut tgar t.
Foto: SMDK Kölliken
Da inizio anno sono in vigore le norme revisionate SIA per le
strutture portanti, nella fattispecie «Costruzioni di calcestruzzo» e «Costruzioni di acciaio», nonché la norma complementare «Costruzioni di acciaio – Disposizioni complementari».
Le norme sono ora disponibili e possono essere acquistate presso la SIA. Entro fine anno dovrebbe concludersi la revisione
dell’intero pacchetto di norme SIA concernenti le strutture portanti (SIA 260-267).
«Costruzioni di calcestruzzo» ha permesso di chiarire le interfacce con la geotecnica e i lavori in sotterraneo. La norma si applica a tutte le strutture portanti definitive e alle fondamenta in calcestruzzo,
nonché alle strutture portanti armate definitive utilizzate per i lavori in sotterraneo.
Dimensionamento: nell’ambito della misurazione i principali adattamenti concernono i capitoli relativi al taglio e al punzonamento. Le regole di misurazione
sono state modificate in linea con le nuove conoscenze acquisite nell’ambito della ricerca e delle norme
internazionali (p. es. fib Model Code 2010).
Armatura minima: è stato ridefinito il coefficiente minimo per le staffe di armatura per travi e piastre, in
modo da poter tener direttamente conto dell’influenza esercitata dalla resistenza del calcestruzzo e dell’armatura per calcolare l’armatura minima richiesta.
Deformazioni dovute a variazioni di umidità: le deformazioni si presentano ora suddivise in deformazioni dovute al ritiro di essiccamento e al ritiro autogeno. Ciò
costituisce un rinnovato adattamento alla norma europea sn en 1992-1-1.
Cura e posttrattamenti: le disposizioni che concernono
la cura e i posttrattamenti del calcestruzzo sono state
integrate ai sensi della norma europea sn en 13670:2009.
Ora i criteri per il posttrattamento e la cura sono
suddivisi in quattro categorie, definite in funzione di
come si sviluppa la resistenza del calcestruzzo nell’elemento di bordo.
Inoltre sono state definite più chiaramente le scadenze che intercorrono tra la lavorazione, la messa in ten-
Nel quadro della normalizzazione europea, l’Associazione svizzera di normalizzazione (snv) si è impegnata
ad adottare l’insieme delle norme vigenti in ambito
europeo. Per il settore dell’edilizia, la snv ha incaricato la sia di assumersi questo impegno; le norme sia
per le strutture portanti sono dunque state adattate e
armonizzate in linea con gli «Eurocodici», le corrispondenti norme europee. Dato che le norme svizzere per le strutture portanti, pubblicate nel 2003, poggiavano ancora sulle prenorme europee (env) e sulle
bozze inerenti alle attuali norme europee sui prodotti (prEN), era imperativo armonizzare l’insieme di
norme svizzere agli Eurocodici attuali. Inoltre, l’esperienza raccolta negli anni nell’applicazione di tali
norme, sommata alla pubblicazione, nel gennaio del
2011, della nuova serie Mantenimento delle strutture portanti (sia 269 e segg.) hanno reso ancor più impellente un aggiornamento in tal senso.
Principali novità della norma SIA 262
Costruzioni di calcestruzzo
Campo d’applicazione: la revisione della norma sia 262
21
SIA
C OMUNICATI
sione e l’iniezione di acciaio e acciaio di precompressione, nonché sanciti altri provvedimenti di tutela nel
caso in cui le scadenze fissate non potessero essere
rispettate.
Gamme dei prodotti: la gamma degli acciai d’armatura
e degli acciai di precompressione è stata armonizzata
al ventaglio di prodotti oggi disponibili sul mercato.
Nuovi quaderni tecnici: infine, con la revisione della
norma si sono integrati anche alcuni riferimenti ai
nuovi quaderni tecnici sia 2029:2013 Nichtrostender
Betonstahl (Acciaio d’armatura inossidabile); sia
2030:2010 Recyclingbeton (Calcestruzzo di riciclaggio)
e sia 2042:2012 Vorbeugung von Schäden durch die Alkali-Aggregat-Reaktion (AAR) bei Betonbauten (Prevenzione
dai danni provocati dalla reazione alcali-aggregati
(raa) in caso di costruzioni in calcestruzzo).
Parallelamente alla revisione della norma sulle costruzioni di calcestruzzo è stata elaborata anche la
norma complementare sia 262/1:2003 «Costruzioni
di calcestruzzo» – Disposizioni complementari che
sarà presumibilmente a disposizione verso la metà
del 2013.
Principali novità della norma SIA 263
Costruzioni di acciaio
Con la revisione della norma sia 263 «Costruzioni di
acciaio» si è voluto innanzitutto dare una struttura
più compatta e trasparente ai contenuti. Alcuni temi,
prima trattati in capitoli distinti, sono stati ora raggruppati e in parte completati. Nei riferimenti alle
norme non è più indicata la data di pubblicazione. In
linea di principio vale dunque l’edizione attuale della
norma (tale principio si applica anche alla norma
complementare sia 263/1).
Verifica degli elementi di costruzione: le verifiche concernenti la resistenza e la stabilità di travi e pilastri sono
ora contemplate da tre capitoli suddivisi in base alle
classi sezionali (cs). Per scegliere il metodo di verifica
adatto si può fare riferimento alla nuova tavola sinottica sui controlli della resistenza e della stabilità per
travi e pilastri.
Calcolo della sezione efficace: per facilitare il calcolo della sezione efficace nel caso della cs 4, la norma sulle
costruzioni di acciaio propone ora una formula semplificata per determinare le larghezze efficaci.
Verifica allo svergolamento: la verifica allo svergolamento, imperfezioni e posizionamenti inclinati per il calcolo in base alla teoria del secondo ordine è stata
adattata all’Eurocodice 3.
Calcolo del flusso di energia netto in caso di incendio: l’appendice C «Riscaldamento degli elementi strutturali
di acciaio in caso d’incendio» è stata integrata con
una formula semplificata per il calcolo del flusso di
energia netto sugli elementi in acciaio non protetti e
della curva della temperatura dell’aria in un dato intervallo di tempo.
Le altre modificazioni concernono la riorganizzazio-
ne di alcuni contenuti normativi (verifica della fatica,
disposizioni costruttive) oppure lo scorporo di taluni
concetti e l’integrazione degli stessi in un’altra norma (fattori relativi ai carichi di servizio integrati nella
norma sia 261: 2013 Azioni sulle strutture portanti).
Principali novità della norma complementare
SIA 263/1
Per quanto concerne l’elaborazione della norma sia
263/1 «Costruzioni di acciaio – Disposizioni complementari» l’obiettivo è stato soprattutto quello di limitare i requisiti minimi, in modo che la norma restasse
conforme alla prassi e appellasse i produttori alle
proprie responsabilità.
Controlli e verifiche: i requisiti minimi di controllo e verifica sono stati ridotti (tabella 11) e integrati con una
precisazione sulle responsabilità assunta dal responsabile del progetto.
Qualifica dei produttori: si sono mantenute le classi di
qualifica da H1 a H5, ma in parte completati i requisiti posti alle officine specializzate in saldatura (tabella 12).
Si è aggiunta inoltre la tabella 13 «Scelta delle qualifiche dei produttori», con lo scopo di definire e semplificare l’attribuzione delle classi di produttori. La tabella 14, anch’essa nuova, definisce invece le diverse
classi di conseguenze in caso di danno.
Agenda delle prossime revisioni
concernenti le norme sulle strutture
portanti
– SI A 260 Basi per la proget tazione di strut ture
por tanti, in vigore presumibilmente dall’estate
2013
– SI A 261 A zioni sulle strut ture por tanti, in vigore
presumibilmente dall’estate 2013
– SI A 262 Costruzioni di calcestruzzo,
in vigore dall’1.1.2013
– SI A 263 Costruzioni di acciaio, in vigore
dall’1.1.2013
– SI A 264 Costruzioni miste di acciaio e calcestruzzo, in vigore presumibilmente dalla fine del 2013
– SI A 265 Costruzioni di legno, in vigore dall’1.1.2012
– SI A 266 Costruzioni di muratura, in vigore
presumibilmente dalla fine del 2013
– SI A 267 Geotecnica, in vigore presumibilmente
dall’estate del 2013
Acquisto delle norme
L e nuove norme SI A 262 C os tr uzioni di c alc es tr uz zo
(102 pag g., CHF 24 3), SI A 26 3 C os tr uzioni di ac ciaio
(10 8 pag g., CHF 243), SI A 263/1 Costruzioni di acciaio
– Disposizioni complementari (4 4 pag g., CHF 90)
sono disponibili presso la SI A in tedesco e francese
al sito: www.webnorm.ch
La pubblicazione delle norme SI A 262 e 263 in italiano è prevista in autunno 2013.
22
SIA
C OMUNICATI
Milena Giannini Piccardo*
La nuova Commissione SIA
per la traduzione in lingua italiana
Da inizio anno è attiva la nuova Commissione sia per
la traduzione in lingua italiana (cti) di norme, regolamenti e quaderni tecnici sia. I professionisti della
Svizzera italiana, non solo gli architetti e gli ingegneri, ma pure gli artigiani e gli impresari, così come i
committenti pubblici e privati, avevano espresso da
tempo la necessità di avere a disposizione maggiori
normative sia in lingua italiana. Il Comitato della
SIA centrale ha dato seguito alla richiesta creando a
fine 2012 la cti.
La cti ha lo scopo di coordinare la traduzione di documenti sia in lingua italiana, in particolare le norme, i regolamenti e i quaderni tecnici. In linea con la
mansione affidatale dal Comitato della sia, la cti si
occupa di coordinare la traduzione, scegliere e valutare il traduttore e predisporre e controllare la redazione dei testi tradotti.
I membri della cti, eletti dal Comitato della sia, hanno la funzione di coordinatori dei rispettivi ambiti di
competenza. La traduzione dei documenti sia è eseguita da traduttori specialisti nei rispettivi ambiti di
traduzione dei singoli documenti della Società.
Per garantire la giusta scelta dei documenti sia da
tradurre e per coordinare al meglio la loro traduzione, la cti ha il compito di lavorare a stretto contatto
con le sezioni sia del Cantone Ticino e del Cantone
Grigioni nonché con l’Ufficio amministrativo della
sia Centrale. La cti collabora con le amministrazioni cantonali e le Scuole universitarie. Inoltre la Commissione collabora con sia Form, organizzando, se
necessario, corsi di formazione continua in materia
di norme, regolamenti e quaderni tecnici.
La Commissione cti svolge pure il compito di interlocutrice verso terzi per informazioni inerenti alla traduzione di documenti sia in lingua italiana (per
maggiori informazioni: sia - cti, Selnaustrasse 16,
Postfach, 8027 Zurigo; [email protected]).
* architetto e presidente Commissione cti
Norme/quaderni tecnici pubblicati nel 2012/2013
– Norma SI A 118:2013 Condizioni generali per l’esecuzione dei lavori di costruzione
– Norma SI A 118/222:2012 Condizioni generali relative
ai ponteg gi
– Norma SI A 382/2:2011 Edifici climatizzati – Fabbisogno di potenza e di energia
– Norma SI A 384.201 ( SN EN 12831:2003) Impianti di
riscaldamento negli edifici – Metodo di calcolo del
carico termico di proget to
– Norma SI A 384/6:2010 Sonde geotermiche
– Norma SI A 385/1:2011 Impianti per l’acqua calda
sanitaria negli edifici – Basi generali e requisiti
– Quaderno tecnico SI A 2023:2008 Ventilazione negli
edifici abitativi
– Quaderno tecnico SI A 2032:2010 Energia grigia negli
edifici
Pubblicazioni previste nell’estate 2013
– Norma SI A 118/242 Condizioni generali relative alle
opere da gessatore
– Norma SI A 242 Opere da gessatore – Intonaci e
costruzione a secco
– Norma SI A 500:2009 Costruzioni senza ostacoli
– Quaderno tecnico SI A 2031:2009 Cer tificato energetico degli edifici secondo SN EN 15217 e SN EN 15603
– Quaderno tecnico SIA 2039:2011 Mobilità – Fabbisogno
energetico in funzione dell’ubicazione dell’edificio
– Quaderno tecnico SI A 2040:2011 La via SI A verso
l’ef ficienza energetica
Pubblicazioni previste nell’autunno 2013
– Norma SI A 262:2013 Costruzioni di calcestruzzo
– Norma SI A 260:2013 Basi per la proget tazione di
strut ture por tanti
– Norma SI A 263 Costruzioni di acciaio
Per mag giori informazioni sulle norme SI A 262 e 263,
cfr. ar ticolo alle pagine 21/22.
Tut te le pubblicazioni SIA sono disponibili al sito www.
webnorm.ch
GIORNATE SIA 2014: invito ad iscriversi
Nel 2014 si terrà la prima edizione di quella che in passato era la settimana dell’architet tura «15n», ora ribat tezzata «Giornate SI A dell’architet tura e dell’ingegneria contemporanee». Il concet to alla base di
questo grande evento di successo nell’ambito della cultura della cos tr uzione si mantiene in buona p ar te invariato. In ma g gio 2014, le
opere dei membri SI A apriranno le por te al grande pubblico e gli autori
s ar anno a disp o sizione p er risp onder e alle domande dei v isit atori.
Parallelamente si terrà un vent aglio di eventi di accompagnamento.
Invece che sull’arco di nove giornate, l’evento d’ora in poi si terrà a
scadenza biennale, durante un fine set timana prolungato. Gli organizzatori hanno ripensato l’evento in questi termini poiché l’esperienza ha mostrato che durante la set timana lavorativa l’af flusso di pubblico era per lo più limitato e il ritmo annuale un po’ troppo serrato.
Come in passato, anche per le Giornate SIA 2014 si attendono opere architettoniche e ingegneristiche recenti e in buona par te costruite da
esper ti SIA . Per rendere possibile la visita di grandi opere infrastrutturali e del genio civile, generalmente non più accessibili al pubblico durante la fase di esercizio (p. es. gallerie), d’ora in poi sarà possibile annunciar e ques ti tipi di pr oge t to anche se i l avori non sono anc or a
ultimati. La possibilità di una visita sarà chiarita di caso in caso.
Nel 2014 parteciperanno all’evento 16 delle 18 sezioni SIA (senza Grigioni
e Turgovia). Le iscrizioni vanno inoltrate entro il 28 giugno 2013 tramite il
nuovo sito web, costantemente aggiornato: www.giornate-sia.ch
23
SIA
C OMUNICATI
Beatrice Aebi*
Progetto SIA – Per un associazione
professionale all’avanguardia
In base a un sondaggio effettuato dalla Commissione Donna
e SIA e l’Ufficio specialistico UND, la SIA è considerata professionale e competente, ma ancora troppo conservatrice per
quanto concerne le questioni in materia di parità dei sessi.
Ormai però è tempo di cambiamenti.
All’interno della sia, la più grande associazione professionale in ambito tecnico, la quota di rappresentanti femminili continua a essere molto bassa. Il 31 dicembre 2012 la percentuale di donne era infatti solo
dell’11.4%. Su incarico del Comitato sia, la Commissione Donna e sia si impegna dal 2003 al fine di ovviare a questa significativa sottorappresentanza femminile. Per ricercare i motivi di questa situazione e
adottare le necessarie misure, un gruppo di lavoro
della Commissione 2010 ha avviato il progetto «sia –
l’associazione professionale all’avanguardia». Con il
supporto dell’Ufficio specialistico und (www.undonline.ch), un organo indipendente gestito da un’associazione privata che da anni si impegna in favore
della conciliazione tra lavoro e famiglia, si vuole determinare l’influenza che l’orientamento e la struttura societari rivestono sull’atteggiamento dei membri
sia nei confronti della Società.
Fase n. 1: analisi della situazione
L’Ufficio specialistico und ha avviato la propria analisi nell’aprile del 2011. Sulla base di 45 interviste trasversali condotte con diversi esperti, che lavorano in
seno e al di fuori della sia, membri attivi e passivi, si è
formulata una valutazione qualitativa.1 Il sondaggio
ha passato in rassegna diversi argomenti tra cui: gli
obiettivi e le strutture societarie, le attività e i servizi,
la composizione degli organi e gli iter di reclutamento, l’immagine e le condizioni di lavoro, nonché le
motivazioni pro e contro l’affiliazione alla Società. La
valutazione delle interviste è riassunta in un rapporto, approvato a Berna dal Comitato il 21 giugno 2012
e visualizzabile sul sito web della sia al link www.sia.
ch/berufsverband (solo in tedesco).
Dal sondaggio scaturisce che la sottorappresentanza
femminile è attribuibile a ragioni diverse. Tra le motivazioni più spesso citate vi sono: una mancanza di trasparenza degli iter di reclutamento da parte degli organi, la poca disponibilità in termini di tempo, l’effetto
a imbuto (se ci sono poche donne che intraprendono
determinati cicli di studio ancora meno ve ne saranno che esercitano la professione e di conseguenza
che aderiranno alla sia), gli ostacoli nelle procedure
di ammissione o la mancata necessità di aderire in
veste di membro individuale se si è impiegati presso
una ditta affiliata. Interessanti anche i feedback sull’immagine della Società. La sia è descritta come una società orientata alla tecnica e professionalmente competente, ma anche come una «società conservatrice e
a composizione prettamente maschile» che non si
confronta mai con le questioni di parità dei sessi o di
genere.
Fase n. 2: misure
La seconda fase del progetto contempla la messa in
atto dei provvedimenti necessari in base ai risultati
raccolti. Attraverso una serie di progetti pilota si mira
a verificare misure idonee da applicare globalmente
alla Società.
L’intera procedura si articola in tre progetti parziali:
– il primo progetto parziale contempla la formulazione di target specifici destinati a organi sia selezionati e l’elaborazione di metodi adatti per la realizzazione degli obiettivi entro il 2014;
– nel secondo progetto parziale è sviluppato un set
ausiliario per i datori di lavoro affiliati come ditta.
Le ditte pilota, che possono contare uno svariato numero di collaboratori, saranno selezionate mediante
un concorso annunciato dagli organi di pubblicazione e sul sito della sia;
– il terzo progetto parziale concerne la comunicazione regolare, mediante gli organi di pubblicazione e
la homepage della Società, delle attività e dei risultati scaturiti.
* presidente della Commissione Donna e sia, direzione del
progetto, [email protected]
Note
1. Sondati: 7 impiegati dell’Ufficio amministrativo, presidenti
dei 4 gruppi professionali, 3 membri del Comitato delle
Sezioni, 9 membri della Commissione, 3 rappresentanti
delle associazioni di specialisti, 6 membri affiliati come
ditta, 9 membri individuali, 4 membri delle associazioni
professionali femminili. Per scegliere la composizione dei gruppi si è tenuto conto in modo equilibrato
di: sesso, impegni nell’ambito dell’assistenza, status
di dipendente o libero professionista, regione
e lingua.
Altre informazioni sul progetto
Il r app or to c on l a valu t a zione delle inter v is te e un
rias sunto dei risult ati sono pubblic ati (in te de sc o)
sull a pagina web dell a SIA al sito: w w w.sia .ch / b erufsverband.
24
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Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC
Aiuto umanitario e Corpo svizzero di aiuto umanitario CSA
L’Aiuto umanitario della Confederazione, di cui fa parte il corpo di milizia «Corpo svizzero di aiuto umanitario CSA», fa capo alla Direzione dello
sviluppo e della cooperazione DSC e opera interventi in tutto il mondo. Attualmente 100 membri del Corpo sono attivi in oltre 30 Paesi a favore delle
persone in difficoltà.
Per aumentare l’effettivo del Corpo abbiamo bisogno di nuovi specialisti per interventi diretti e per sostenere le organizzazioni internazionali (ONU).
Si tratta di impieghi limitati nel tempo, soprattutto in Africa, Asia e nel Vicino Oriente. Cerchiamo in particolare:
architetti e
ingegneri civili
Requisiti: affidabilità, spirito d’iniziativa, flessibilità, metodo di lavoro indipendente ed efficace nonché disponibilità ad assumere la responsabilità
di un progetto. Esperienza lavorativa all’estero in Paesi della cooperazione internazionale e con persone di altre culture. Ottime conoscenze di tutte
le lingue ufficiali e dell’inglese. Ulteriori conoscenze linguistiche costituiscono titolo preferenziale. Cittadinanza svizzera o straniera con domicilio in
Svizzera o nel Principato del Liechtenstein (permesso C), studio universitario o formazione tecnica equivalente, almeno tre anni di esperienza
professionale, buona salute e resistenza allo stress. Età compresa tra i 30 e i 55 anni e disponibilità per impieghi di almeno sei mesi.
Mansioni: il campo di attività nell’ambito di progetti edili come la ricostruzione o il risanamento di edifici pubblici, case abitative e dell’approvvigionamento idrico o la pianificazione e la realizzazione di nuovi insediamenti e di alloggi temporanei comprende quanto segue: effettuare accertamenti
per progetti edili, preparare i progetti, pianificare costi e scadenze, trattare con partner nazionali e internazionali, gestire il progetto nell’ambito delle
prestazioni di appaltatori generali, occuparsi della progettazione esecutiva e della direzione dei lavori nonché concludere il progetto e tenere la
documentazione sulle costruzioni.
Offerta: mettere le proprie conoscenze professionali al servizio dei valori umanitari della Svizzera, utilizzare e rendere accessibili le proprie conoscenze
tecniche a favore delle persone in difficoltà e vivere in un ambiente interculturale. Salario e ferie calcolati in base allo standard svizzero, indennità di
vitto e alloggio in loco, assistenza da parte di specialisti svizzeri competenti, perfezionamento specifico in attività affini.
Invitiamo a una manifestazione informativa o a un primo colloquio personale le persone interessate a collaborare con il Corpo svizzero di aiuto
umanitario e che adempiono i requisiti. Inviare per favore un breve curriculum vitae di due pagine al massimo e una breve lettera di motivazione a:
DSC, Aiuto umanitario e CSA
Sezione Risorse terreno AU, Edith Kramer, Sägestrasse 77/Köniz, 3003 Berna
Telefono 031 322 31 24; fax 031 324 16 94; e-mail: [email protected]
Ulteriori informazioni sul CSA sono consultabili su Internet all’indirizzo: http://www.deza.admin.ch/it/Pagina_iniziale/Attivita/Aiuto_Umanitario/Corpo_
svizzero_di_aiuto_umanitario
NOTIZIE
Cristiana Chiorino*
foto Claudio Merlini
La Cité du Lignon di Ginevra
Il progetto di rinnovo e riqualificazione energetica degli involucri
Il 26 marzo sono stati annunciati i vincitori dei premi
2013 di Europa Nostra, l’associazione per la tutela del
patrimonio culturale e naturale europeo. I 30 vincitori (su oltre 200 candidature) saranno premiati il 16
giugno all’Odeon di Erode Attico ad Atene alla presenza di Karolos Papoulias, presidente della Grecia,
Androulla Vassiliou, commissaria europea per l’educazione la cultura, il multilinguismo e la gioventù, il
cantante Plácido Domingo è il presidente di Europa
Nostra. Tra i progetti vincitori è stata premiata la ricerca sviluppata tra il 2008 e il 2011 dal professor
Franz Graf e da Giulia Marino del Laboratoire des
Techniques et de la Sauvegarde de l’Architecture Moderne (tsam) dell’Ecole Polytechnique Fédérale de
Lausanne (epfl-enac) sugli involucri di facciata curtain-wall della Cité du Lignon di Ginevra.
È la seconda volta che la Svizzera, paese che non fa
parte dell’EU Culture Programme, riceve un premio
da Europa Nostra.
Considerata come la più spettacolare operazione residenziale svizzera, la Cité du Lignon di Ginevra, costruita tra il 1963 e il 1971 da Georges Addor, Dominique Julliard, Louis Payot e Jacques Bolliger architectes,
è un complesso di 2.780 unità abitative, originariamente pensato per rispondere a un bisogno abitativo
di circa 10.000 abitanti e composto da due torri di 26
e 30 piani e un corpo più basso che va dagli 11 ai 15
piani che si sviluppa su una linea spezzata di 1.065
metri di lunghezza. Questo impianto favorisce il soleggiamento diurno degli appartamenti, tutti traversanti, e ritaglia una serie di spazi esterni attrezzati
a parco pubblico particolarmente curati. Tutti gli elementi di facciata sono studiati in una logica di semplificazione del processo costruttivo: un’ossatura in calcestruzzo armato con sistema industriale prefabbricato
di stampo francese, il coffrage tunnel, e una facciata a
curtain-wall di 125.000 mq prefabbricata in officina
composta da pannelli in legno e alluminio. Il valore patrimoniale della Cité è stato sancito da un plan
de site adottato nel 2009 dal Cantone di Ginevra, una
misura di tutela a scala urbana che prevede la conservazione degli involucri e dei suoi spazi esterni.
Per rispondere ai nuovi imperativi di contenimento
dei consumi energetici, una assoluta priorità in Svizzera, il complesso richiedeva una serie di interventi di
riqualificazione energetica che tenessero in conto anche il rispetto della preesistenza. Con l’obiettivo di
fornire un insieme di norme a cui attenersi per i futuri interventi sull’edificio, la ricerca condotta dallo
tsam e commissionata dall’Office du Patrimoine et
des Sites, il Servizio Energia del Cantone e il Comitato degli abitanti, costituitisi come unica committenza,
ha risposto a un duplice obiettivo: il primo, di ordine
tecnico, circa la ricerca di una soluzione che conciliasse l’esigenza di retrofit tecnologico con la necessità di mantenere l’aspetto dell’involucro; il secondo,
di ordine più espressamente procedurale, legato alla
gestione degli interventi, piuttosto complessa anche
per la compresenza di alloggi sociali e alloggi privati.
È stata pertanto messa a punto una ricerca applicata,
che ha cercato di stabilire un equilibrio tra imperativi
energetici e criteri di tutela elaborando un vero e proprio metodo di valutazione multicriteri che fornisse
una visione sintetica delle variabili patrimonio, economia e energia (patrimoine, économie et énergie).
Il lavoro è stato articolato in quattro fasi: la prima di
analisi ha riguardato la diagnostica e la documentazione; la seconda ha definito i possibili livelli di intervento (manutenzione ordinaria, manutenzione stra-
GE
D.5 - fenêtres t ype Roto conser vées;
D.6
châssis et ouvrants oscillo-bat tants en bois d’acajou
13
nouveau vitrage isolant U=1 .0 W/m 2 K,
4/10/4, trempré intérieur
intercalaires ACS. ъ=0.06 W/m K
sur-cadre en bois d’acajou
D.6
store à lamelles
D. 6
simple vitrage; 0.3 cm
D.1
plaques «Alba», montées sur châssis en bois; 6 cm
6.a
panneaux isolants sous-vide t ype Vacuum
30 mm (ъ=0.009 W/m K )
isolant Aerogel t ype Spacelof t
3 feuilles x 10mm (ъ=0.013 W/m K )
6.b
D.3
revêtement: plaques de fixation en bois aggoméré
Novopan; 1.5 cm
D.4
revêtement en lamelles de bois Redwood non traité; 1.5 cm
7
répose dallage d’origine en pierre
ar tificielle, sur sable, joints mor tier
7
étanchéité multicouche
7.b
isolant Aerogel t ype Spacelof t
4 feuilles x 10 mm (ъ = 0.013 W/m K )
7.a
isolation PUR, 20 mm (ъ = 0.028 W/m K)
7.a
panneaux isolants sous-vide t ype
Vacuum 26 mm (ъ = 0.009 W/m K )
barrière de vapeur, t ype EP4
7
Disegno di Giulia Marino,
EPFL- ENAC TSAM
ordinaria, recupero, sostituzione del sistema di
facciata); la terza è consistita nella «guidance table»,
matrice comparativa dei dati riferiti alle diverse tipologie di intervento; la quarta ha riguardato i prototipi
e le specifiche di progetto selezionate (manutenzione
straordinaria e recupero), ed è stata finalizzata all’elaborazione di un repertorio di soluzioni tipo (di dettaglio) riferibili ai diversi livelli di intervento.
Questi dati parametrizzabili hanno costituito il riferimento per la scelta dell’opzione meno invadente sul
piano della conservazione e più efficiente sul piano
prestazionale. La tipologia dell’intervento può essere
scelta dagli abitanti, in base alle proprie esigenze e
disponibilità economiche, tra il ventaglio di soluzioni
tipo. Il repertorio, validato dalle amministrazioni
pubbliche coinvolte e allegato al Plan de Site, è diventato uno strumento di indirizzo e di controllo per
ogni intervento sull’involucro.
Strumento operativo e flessibile che integra prescrizioni dettagliate su messa in opera e su performance
termiche dei componenti, questo repertorio rappresenta un vero manuale di conservazione preventiva
dell’insieme residenziale, che oggi è oggetto di diversi cantieri di restauro.
Il metodo di valutazione multicriteri, fondato sulla
conoscenza esaustiva dell’oggetto costruito, la sua
materialità e le sue caratteristiche intrinseche, messo
a punto dallo tsam, ha quindi conquistato la giuria,
che si è detta affascinata dalla problematica che potrebbe essere allargata a diversi complessi abitativi
A1
dalles et murs por teurs en béton armé coulé sur place
A2
goujons d’ancrage des façades en acier galvanisé
A5
agrafes d’ancrage en alliage d’aluminium Anticorodal-B
A4
isolation en laine de verre
D.7
profilés d’amarrage an alliage d’aluminium E x trudal-B
D.8
faux-plafond suspendu: plaques de fixation en bois ag goméré Novopan: 1.5 cm
D.9
faux plafond suspendu en lamelles de bois Redwood non traité: 1.5 cm
5.
isolation laine de roche, 14 cm (ъ=0.036 W/m K )
10
profilés de retenue en acier inox brut brossé
ajout d’un profilé tubulaire en par tie haute
10
nouveaux panneaux de remplissage en Eternit
(t ype Eternit Swisspearl Carat)
D.16
montants et plaques de fixation en aluminium
9.c
9.c
ferblanterie, acier inox ydable t ype Mat tplus
isolant Aerogel t ype Spacelof t
1 feuille x 10 mm (ъ=0.013 W/m K )
remontée en béton armé coulé sur place
9.a
nouveaux paniers d’écolulement
dallet te per forée (non scellée) au droit des écoulements
9.b
nouveau profilé de recouvrement, acier inox ydable t ype Mat tplus
9.b
9.b
isolant Aerogel t ype Spacelof t
1 feuille x 10 mm (ъ=0 .013 W/m K )
bande d’étanchéité EPDM
C.21
couvre-joints: tôle en alliage d’aluminium E x trudal-B
C.22
cordons d’étanchéité en Néoprène
del dopoguerra in Europa e dal rigore metodologico
del progetto pilota sviluppato.
La ricerca e la sua metodologia potrebbero infatti essere estese al patrimonio di architettura contemporanea
diffuso oggi bistrattato. I dati statistici a scala europea
sono in questo senso molto eloquenti: il costruito esistente rappresenta circa il 40% dei consumi energetici
globali. Sulla base di questa constatazione, il miglioramento delle performance termiche del settore edilizio
è considerato come una vera priorità in una logica,
molto in voga ma spesso mal interpretata, di sviluppo
sostenibile. Questo avviene però spesso con interventi
massicci sulla materialità originaria degli edifici.
L’architettura della seconda metà del XX secolo,
soprattutto del periodo 1950-1970, prima della crisi
petrolifera degli anni settanta, è proprio la vittima
principale. Spesso considerata aprioristicamente energivora, l’architettura del secondo dopoguerra è invece
molto fragile e spesso minacciata. Spesso le difficoltà
socioculturali del suo riconoscimento monumentale,
sono il pretesto per trasformazioni radicali che non
tengono in alcuna considerazione il valore architettonico degli edifici né le reali possibilità di intervento.
Quindi si sprecano le sostituzioni di involucro, la
costruzione di doppie pelli incongrue, l’isolamento a
cappotto dall’esterno. Lungi dall’essere considerato
una risorsa questo patrimonio è vittima di pratiche
che privilegiano soluzioni drastiche di retroffitting
energetico, senza neanche verificare le performance
reali degli edifici.
* architetto e storico dell’architettura, Docomomo Italia
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Associazione dei
Comuni Svizzeri
ACCADEMIA ARCHITETTURA MENDRISIO
A cura di
Laura Ceriolo
Affordable housing
«Affordable houses», di cui in Inghilterra esiste una vasta
gamma di tipologie, sono una risposta a un insieme complesso
di impulsi economici, sociali e psicologici. Alcune famiglie possono scegliere di spendere di più per la locazione di un’abitazione, mentre altre non possono permetterselo. Negli Stati Uniti,
in Canada o in Francia, una linea guida generalmente accettata per l’accessibilità abitativa è un costo di locazione che non
superi il 30% del reddito lordo di una famiglia.
J. Sergison e S. Bates sono stati autori di una mostra, alla
Biennale di Architettura di Venezia del 2013, dal titolo
«Feeling at home»
. Il tema si occupava della
qualità degli alloggi a canone calmierato in Europa, partendo da un’analisi storica dell’approccio, che vanta una lunga
tradizione nel Regno Unito. J. Sergison nel suo atelier di progettazione a Mendrisio ha coinvolto gli studenti sull’argomento in varie situazioni e diverse città europee.
Laura Ceriolo: Cosa comporta per voi lavorare nel campo
delle abitazioni ad affitto calmierato? Di quali vincoli e necessità deve tener conto un architetto?
Jonathan Sergison: Lavorare nel campo dell’edilizia
sociale significa principalmente che nel nostro ruolo
di architetti miriamo a trovare soluzioni abitative razionali e adatte ai futuri residenti, con i quali non abbiamo alcun genere di relazione, a differenza di
quanto avviene nel caso di un incarico ottenuto direttamente dal cliente. Per rispondere a una serie di esigenze che sono definite solo in termini generici è
pertanto necessario un esercizio di immaginazione.
Nella storia dell’architettura, è solo verso la fine del
XIX secolo che gli architetti iniziano a occuparsi delle esigenze dei meno abbienti. Questo ha richiesto
l’elaborazione di risposte architettoniche precise e
chiare al bisogno di soluzioni abitative collettive dignitose e vivibili.
Come architetti è nostra intenzione fornire soluzioni
abitative dignitose, ben progettate, flessibili, rispettose dell’ambiente e, nei limiti imposti dal budget disponibile, ben costruite. Non siamo interessati ad alcuna
forma di sperimentazione sociale, ma crediamo che
l’edilizia sociale contemporanea debba avere aspirazioni architettoniche. La nostra ricerca di risposte alla
domanda di alloggi ci porta sempre più spesso a guardare ad esempi e modelli sviluppati nel corso degli ultimi 150 anni. Per quanto riguarda i vincoli a cui l’edilizia sociale è soggetta, non li consideriamo una
componente negativa del nostro lavoro. L’edilizia sociale è regolamentata da normative molto precise nella maggior parte dei Paesi europei. Nel caso della
Foto David Grandorge
Intervista a Jonathan Sergison* sulla
resideza di qualità a pigione moderata
Edificio residenziale urbano con asilo nido,
Ginevra
Gran Bretagna, gli standard minimi previsti per gli
alloggi sociali sono spesso più generosi di quelli applicati sul mercato immobiliare dalle imprese private.
Noi rispettiamo il lavoro di elaborazione di standard e
norme da parte del governo, delle autorità locali e delle cooperative edilizie.
Un altro importante vincolo è quello finanziario ma,
anche in questo caso, non lo consideriamo un limite,
sebbene ovviamente abbia un impatto enorme sulle
ambizioni architettoniche di un progetto.
Un altro aspetto della serie di vincoli che vanno tenuti
in considerazione è l’ubicazione di un progetto, il contesto urbano in cui si trova. Nella nostra esperienza
l’edilizia sociale implica generalmente una situazione
urbana, e il nostro impegno è sempre volto ad assicurare che il linguaggio architettonico e l’immagine dell’edificio non siano percepiti come l’imposizione di modelli architettonici autoreferenziali.
In Svizzera, a Ginevra o a Zurigo, le esigenze, le caratteristiche, gli approcci sono diversi? Se sì, per quali ragioni?
In base alla nostra esperienza, in Svizzera, e in particolare a Zurigo e a Ginevra, le esigenze sono abbastanza simili. Sia Ginevra che Zurigo soffrono di una
carenza di alloggi in genere, e di residenze sociali in
particolare. Le parti coinvolte a livello politico e locale
nella fornitura di alloggi per ovviare a questo deficit
sono a nostro parere ben organizzate e propositive. La
tendenza generale in entrambe queste situazioni urbane è di promuovere la densificazione entro i limiti
territoriali esistenti, piuttosto che l’espansione verso
l’esterno. Sia Ginevra che Zurigo utilizzano un sistema di concorsi d’architettura ben organizzato e ben
gestito che mira a selezionare una risposta architettonica adeguata alle esigenze di ogni singolo progetto.
In fase di concorso gran parte della discussione ruota
30
TI
RAFFREDDARE E
RISCALDARE...
intorno al concetto urbano del progetto e all’organizzazione della planimetria. Nonostante piccole differenze di dettaglio nelle culturale regionali, gli approcci utilizzati hanno molto in comune.
...da noi si scrive
già a grandi lettere
e in verde!
Le abitazioni ad affitto accessibile sono sinonimo di qualità e
benessere per i loro residenti? Cosa significa per voi «Feeling
at home»?
Dovrebbe essere così, ma nel caso del Regno Unito la
privatizzazione della costruzione degli alloggi sociali
ha inevitabilmente creato pressioni a dar maggior
peso agli aspetti finanziari di quanto non avvenisse in
passato. Secondo la nostra esperienza molti di coloro
che lavorano all’interno delle cooperative edilizie
sono ben consapevoli delle esigenze di cui si occupano e delle responsabilità che hanno, ma spesso l’impatto degli imperativi finanziari rende il loro compito
più impegnativo, e questo inevitabilmente influisce
sulla qualità dei progetti.
Quanto al «sentirsi a casa», il termine implica in qualche misura un sentimento di appartenenza, il sentirsi
a proprio agio, il sentirsi al sicuro. Sicuramente si tratta dell’aspettativa più ragionevole che si possa avere in
una società contemporanea ben ordinata, e l’architettura ha un ruolo importante da svolgere nel raggiungimento di questa aspirazione.
Qual è la tua esperienza con gli studenti che fai lavorare su
questi temi?
Il mio partner Stephen Bates è professore di Urbanistica e progettazione architettonica alla Technische Universität di Monaco di Baviera, e fin dall’inizio del mio
incarico all’Accademia di Architettura di Mendrisio il
mio programma didattico ha dedicato grande attenzione all’urbanistica e all’edilizia residenziale. Questo
di per sé è una chiara indicazione del nostro interesse
e del nostro entusiasmo per questi temi. Aver dedicato
molti semestri didattici allo studio di progetti di edilizia residenziale ad alta densità e di altezza limitata in
varie città, per lo più europee, è stata un’esperienza
gratificante, e direi che i risultati ottenuti sono stati
positivi. A Mendrisio gli studenti possono scegliere quale programma di insegnamento seguire, ma io ho sempre trovato grande interesse ed entusiasmo per le questioni legate all’edilizia sociale nel mio atelier. Gli
studenti sono consapevoli del fatto che l’edilizia residenziale costituisce una delle maggiori componenti del
tessuto urbano di qualsiasi città contemporanea e che
la necessità di affrontare la domanda di alloggi in contesti urbani specifici è un aspetto inevitabile della pratica professionale per la maggior parte degli architetti.
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PROGETTI
TI
Elio Ostinelli
Aurelio Muttoni
Franco Lurati
Miguel Fernández Ruiz testo Franco Lurati
Un guscio altamente performante
Il nuovo centro commerciale a Chiasso
Foto Marco Introini
Uno zoccolo che lo separa dall’ambiente circostante, una
piazza con specchi d’acqua e fontane, un oggetto ellissoidale,
con guscio autoportante in calcestruzzo armato spruzzato
(il più grande mai realizzato in Europa e forse al mondo),
adagiato, come i ciottoli di fiume che da bambino vedevo rispecchiarsi nelle acque del Breggia, sullo specchio d’acqua dello zoccolo. Un oggetto che per la sua forma, la sua collocazione e il suo materiale si stacca dall’ambiente circostante, pur
dialogando con le sue preesistenze; gli edifici di Tita Carloni
«murata della città», l’edificio in mattoni di Peppo Brivio
«testa del ponte sul Breggia», i ripari fonici di Mario Botta di
cui il COC diventa il finale. Un centro commerciale con forma
particolare, un centro commerciale quale segno, un centro
commerciale quale simbolo dello sviluppo futuro della città.
Elio Ostinelli
Foto Marco Introini
La costruzione di gusci in calcestruzzo ha inizio nei
primi anni del XX secolo in particolare in Germania
(Franz Dischinger) e in Spagna (Eduardo Torroja).
Queste strutture, caratterizzate dalla doppia curvatura in sezione verticale e orizzontale, possono superare luci libere importanti (fino ad alcune decine di
metri) con spessori estremamente ridotti (a partire
da 3-4 cm). La loro forma si riconduce in questi primi
anni (dal 1910 fino al 1940) a geometrie che possono
essere definite analiticamente come parti di sfere, cilindri oppure paraboloidi iperbolici. L’utilizzo di gusci limitato a questo genere di forme è dovuto essenzialmente alla difficoltà di analizzare queste strutture,
il cui dimensionamento è in genere governato da
modi di rottura particolari come l’imbozzamento (instabilità locale sotto l’azione di forze di compressione)
oppure il taglio in corrispondenza di zone di discontinuità (zone di appoggio dei gusci).
Uno sviluppo interessante dei gusci è avvenuto dal
1940 fino al 1970, in particolare in America latina con
le opere progettate dall’architetto spagnolo Felix Candela e dell’ingegnere uruguayano Eladio Dieste, opere
caratterizzate da forme più libere rese possibili dall’impiego di metodi di calcolo semplificati e basati essenzialmente sull’equilibrio delle forze agenti. In Svizzera,
l’ingegnere Heinz Isler ha costruito negli anni 19601980 molte strutture a guscio con forme inusuali definite e ottimizzate in base ad analogie meccaniche.
Negli ultimi due decenni, la possibilità di utilizzare
materiali nuovi (ad esempio il calcestruzzo fibro-rinforzato) e lo sviluppo di programmi di calcolo sem-
Foto Marco Introini
Strutture in calcestruzzo a forma di guscio
pre più performanti, hanno permesso lo sviluppo di
gusci con forme sempre piú ambiziose. Oggi come in
passato, la comprensione del ruolo della doppia curvatura e degli stati limite che governano il dimensionamento di queste strutture rimane comunque essenziale per la progettazione di gusci in calcestruzzo.
32
Foto Marco Introini
Centro Ovale; Chiasso
Proget to architet tonico pubblicato in Archi 5/2011
Commit tente Centro Ovale 1 SA ; Chiasso-Anversa
Architet to Elio Ostinelli; Chiasso
Collaboratori B. Kur tze, M. Tognella, S. Tet tamanzi, P. Vincenzi, M. Piccinelli, P. Fossati,
D. Dagliano, F. Franchi, E. Bizzot to, E. Dmitrieva, V. Voltolin, E. Plebani,
E. Longo-Minnolo, A. Romano, C. Turconi, C. Leuenberger, B. Ballabio
Projek t Manager Gianluca Lopes, Ar tech Projek t Manager; Lugano
Strut ture in CA Philippe Bombeli, Ing g. Amsler & Bombeli; Ginevra-Losanna
Concet to strut turale Aurelio Mut toni, Franco Lurati, Lurati Mut toni Par tner SA; Mendrisio
e proget to guscio in CA Miguel Fernández Ruiz, Mut toni & Fernández IC SA; Écublens
Ingeniere RVS Francesco Visani, Visani-Rusconi-Talleri; Lugano
Ingeniere imp. elet trici Dario Menaballi, Elet troconsulenze Solcà; Mendrisio
Fisica della costruzione Sergio Tami, IFEC ; Rivera
Consulente ambientale Dario Bozzolo, IFEC ; Rivera
Consulente sicurezza Della Casa, Istituto di Sicurezza; Lugano
Impresa costrut trice Mut toni SA, Bellinzona
33
PROGETTI
Perché un guscio di copertura in calcestruzzo
per il Nuovo Centro Commerciale di Chiasso?
Geometria e caratteristiche principali
del guscio
Il guscio di copertura di Chiasso ha forma ellissoidale ed è stato realizzato nel 2011. La scelta di realizzare
il guscio in calcestruzzo risulta da uno studio di varianti che ha messo a confronto la realizzazione del
guscio utilizzando strutture in legno, in acciaio oppure in calcestruzzo.
Nei primi due casi, la struttura sarebbe stata costituita da un graticcio di elementi lineari (aste) in legno
rispettivamente in acciaio collegati fra loro in corrispondenza dei nodi oppure da una serie di archi.
L’opzione del graticcio avrebbe comportato un gran
numero di nodi tutti diversi e uno spessore strutturale di alcuni decimetri, mentre quella della serie di archi avrebbe comportato uno spessore molto importante (oltre un metro).
Nel caso del calcestruzzo, invece, lo spessore può essere ridotto fino a 10 cm. Questo permette di ottimizzare le superfici di vendita interne (Fig. 1). Inoltre, in
questo caso, il guscio è costituito da elementi di superficie continua che permettono di evitare nodi di
collegamento complicati e onerosi.
Per questi motivi, la realizzazione in calcestruzzo rappresenta la soluzione più interessante dal profilo economico.
La forma del guscio è caratterizzata da un ellissoide i
cui assi principali misurano 92.80 m di lunghezza,
51.80 m di larghezza e 27.00 m di altezza (Fig. 2).
L’ellissoide è tagliato da un piano orizzontale e appoggiato su lame in calcestruzzo disposte lungo il perimetro riducendo così l’altezza del guscio a 18.24 m
(Fig. 3). Alla sommità del guscio è presente un’apertura zenitale di forma ellittica (10.21 m x 5.70 m), che
permette di portare la luce naturale all’’interno della
struttura. Inoltre, da quota 4.81 m fino a quota
18.78 m, sono distribuiti sulla superficie del guscio
1024 oblo di diametro pari a 0.40 m.
Lo spessore del guscio varia da un minimo di 10 cm a
un massimo di 12 cm. All’interno di questo spessore
sono disposti quattro strati di armatura, in direzione
radiale (meridiani) e in direzione tangenziale (paralleli). Le sollecitazioni maggiori dell’armatura si riscontrano in corrispondenza dell’appoggio del guscio sulle lame in calcestruzzo rispettivamente in
corrispondenza dell’apertura zenitale in sommità
(zone di discontinuità).
La zona in prossimità dell’equatore, da quota 5.50 m
a quota 12.60 m, presenta uno spessore di 12 cm ed è
precompressa mediante 35 cavi di precompressione
(monotrefoli 0.6” post-tesi e iniettati). In questa zona,
il calcestruzzo è inoltre rinforzato mediante fibre in
acciaio (20÷40 kg/m3) in modo da poter meglio controllare la fessurazione del calcestruzzo, l’assorbimento delle forze di deviazione dei cavi e la ripresa
dello sforzo di taglio alla base.
t
1.
0.10 m
2.
1. Influsso dello spessore del guscio sulle super fici
di vendita: (a) guscio con spessore impor tante;
(b) guscio di spessore ridot to
2. Ellissoide e assi principali
3. Sezioni principali: (a) sezione sull’asse longitudinale; (b) sezione sull’asse trasversale
3a.
34
TI
PROGETTI
4.
5.
6.
Foto Simone Mengani
Costruzione
La costruzione del guscio è iniziata nel mese di aprile
2011 mediante la posa della centinatura costituita da
travi di legno lamellare poste a un interasse di ca. 2 m
(Fig. 4 sup.). La costruzione è poi proseguita con la
posa di travi secondarie in legno (Fig 4 inf.) e di pannelli multistrato costituenti il cassero del guscio.
Durante il mese d’agosto 2011 ha avuto inizio la posa
dell’armatura (Fig 5 sup.) e dell’acciaio di precompressione in prossimità dell’equatore (Fig. 5 inf.). La
parte inferiore del guscio è stata realizzata in calcestruzzo spruzzato e la parte superiore, dove la pendenza è inferiore a 15°, in calcestruzzo convenzionale
gettato in opera. Il getto è terminato nel mese d’ottobre 2011. Dopo che il calcestruzzo ha raggiunto la
resistenza a compressione prevista, la struttura è stata
parzialmente precompressa e il cassero è stato allontanato nella parte inferiore del guscio. A questo punto, la precompressione ha potuto essere applicata nella sua totalità e la parte superiore del cassero abbassata
in fasi successive.
Per il guscio di copertura sono stati utilizzati 650 m3
di calcestruzzo (classe C30/37), 227 t d’acciaio d’armatura, 7 t d’acciaio armonico per cavi di precompressione e 13 t di fibre in acciaio.
7.
4, 6 Costruzione del guscio: 4 sup. centine principali;
4 inf. travi secondarie
5 Costruzione del guscio: 5 sup. posa dell’armatura; 5 inf. posa dell’acciaio di precompressione
7 Immagini del guscio a lavori ultimati
3b.
Foto Simone Mengani
35
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Ansprüche an die Isolation. Diese muss wasserdicht, fugenlos sowie wetter- und lichtbeständig
sein.
Pluimers Isolierung in Rijssen (Niederlande) ist
spezialisiert auf das Spritzen von Polyurethan-Isolierungen und hat bereits früher
für den Auftraggeber europäische Hafenhallen zu seiner grossen Zufriedenheit isoliert.
Das Einkaufszentrum Centro Ovale in Chiasso mit
seiner ovalen Form stellte aussergewöhnliche
Anforderungen an alle am Bau beteiligten Unternehmen. Die Aussenhaut wurde in Beton gegossen,
welcher auf der Innenseite sichtbar bleiben sollte.
Somit war klar, dass sich eine Aussendämmung mit
Polyurethan bestens eignen würde. Eine ungewöhnliche Aufgabe, welche von Pluimers Isolierung mit
Erfolg ausgeführt wurde.
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Die vor Ort von Spezialisten von Pluimers aufgesprühte PUR-Isolierung ist nahtlos und wurde ohne
Befestigungsmaterial direkt auf den Beton aufgetragen. Der rauhe Spritzbeton ist, sofern er zum
Zeitpunkt der Sprühung trocken und fettfrei ist, ein
idealer Untergrund für die Haftung der Isolationsschicht. Die Isolationsstärke kann je nach Bedarf
variieren. Beim Centro Ovale lautete der Auftrag 90
mm Polyurethan aufzutragen.
Zweilagiges Coating
Die PUR-Isolationsschicht wurde mit einem
zweilagigen UV-beständigen Coating versiegelt.
Zwischen den beiden Lagen wurde rund um die
Bullaugen ein Hyperseal angebracht, um eine
zusätzliche Barriere gegen eintretendes Wasser zu
errichten.
Wartung
Das Coating hat eine garantierte Lebensdauer von
mindestens 10 Jahren, danach wird eine Kontrolle
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Reinigung des Coatings.
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CONCORSI
Erweiterung und Sanierung Klinik Königsfelden, Windisch
Nicht anonymer Studienauftrag mit Präqualifikation zur Evaluation eines Generalplaner-Teams
1. Auftraggeberin
Psychiatrische Dienste Aargau AG, Zürcherstrasse 241, 5210 Windisch
2. Bauvorhaben
Sanierung und Erweiterung Klinik Königsfelden, Hauptgebäude (Teilprojekt 1)
3. Aufgabe
In der Parkanlage Königsfelden soll das denkmalgeschützte Hauptgebäude saniert und um einen Neubau erweitert werden. Darin sollen stationäre Bereiche,
Ambulatorien, Tageskliniken und Therapien (180 Betten total) beherbergt werden. Im Hauptgebäude sind künftig vor allem Verwaltungs- und Therapiebereiche
vorgesehen. Die gesamte Nutzfläche der Funktionsbereiche beträgt rd. 13 600 m2. Sanierungsbedürftig ist ebenfalls das Versorgungsgebäude «Vetra». Dessen
Instandstellung wird als optionaler Zusatzauftrag nach Ablauf des Studienauftrags vergeben. Das gesamte Kostendach beträgt rd. CHF 101,5 Mio.
4. Art des Verfahrens
Der einstufige Studienauftrag wird als selektives Vergabeverfahren gemäss der Submissionsgesetzgebung des Kantons Aargau (§ 7 Abs. 2 in Verbindung mit
§ 9 und § 8 Abs. 3 Submissionsdekret) und subsidiär der SIA-Ordnung 143/2009 (Ordnung 143 für Architektur- und Ingenieurstudienaufträge 2009, mit Abänderung der Bestimmungen von Art. 17, 22 und 27) ausgeschrieben. Im Rahmen der Präqualifikation werden 4 oder 5 Generalplaner-Teams zur Teilnahme am
Studienauftrag ausgewählt. Die Durchführung des Studienauftrags erfolgt nicht anonym. Die Sprache für das Verfahren und den Folgeauftrag ist Deutsch.
5. Teilnahmeberechtigung/
5. Nachwuchsregelung
Teilnahmeberechtigt am Präqualifikationsverfahren sind Generalplaner oder Generalplaner-Teams mit Wohn- und Geschäftssitz in der Schweiz sowie in allen
Vertragsstaaten des WTO-Übereinkommens, soweit diese Gegenrecht gewähren. Bei 1 bis 2 Generalplaner-Teams können Nachwuchsarchitekten, welche den
Nachweis der Eignung nicht erbringen können, zugelassen werden.
6. Termine (voraussichtlich)
–
–
–
–
–
7. Entschädigung
Die Teilnahme am Selektionsverfahren wird nicht entschädigt. Den für den Studienauftrag ausgewählten Teilnehmern wird die Einreichung der vollständigen
Unterlagen mit CHF 75 000.– inkl. MwSt. und inkl. Nebenkosten entschädigt.
8. Ausschreibung
Massgebend ist die Publikation auf simap.ch.
9. Ausschreibungsunterlagen
Die Ausschreibungsunterlagen für die Präqualifikation können ab dem 28.06.2013 online auf der Homepage von simap.ch bezogen werden.
10. Begleitung Studienauftrag
blumergaignat ag, Rennweg 5, 8700 Küsnacht ZH
Publikation Ausschreibungsunterlagen Präqualifikation inkl. Bezug Unterlagen online auf simap.ch
Einreichung Bewerbungsunterlagen
Entscheid Präqualifikation zur Teilnahme
Starttermin Studienauftrag
Abgabe Studienauftrag/Schlusspräsentation/Abgabe Modelle
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DIARIO
A cura di
Paolo Fumagalli
Diario dell’architetto
del 10 maggio 2013
Louis Kahn alla Vitra
L’esposizione sull’opera di Louis Kahn (1901-1974) al
Vitra Design Museum a Weil am Rhein (dal 23 febbraio al 11 agosto 2013) non è forse l’ideale per chi è
digiuno di architettura, per la complessità dell’allestimento, ma è però un tesoro tutto da scoprire per chi
vuole approfondire l’opera dell’architetto americano,
e soprattutto per capire. Capire come Kahn progetta,
per quali strade procede il suo lavoro di elaborazione, dove lo conduce la ricerca e l’approfondimento, e
come riesce nella sintesi finale a trovare il giusto archetipo, il modello cui riferirsi, il nocciolo fondamentale cui poggiare il progetto. Ecco, in mostra alla Vitra sono esposte le tracce di questo lavoro, ciò che
Kahn lascia dietro di sé in forma di schizzi, di planimetrie, di varianti, di modellini in cartone.
Questa ricerca del modello tipologico – dell’archetipo – è governata sempre dall’ordine, inteso come matrice indispensabile per giungere a una sintesi, a una
1.
«cellula» dalla quale organizzare il tutto. Un ordine
nel quale la chiarezza delle funzioni è basilare, tanto
da suddividerne gli spazi in serventi e serviti, nel separare gli spazi che portano a un luogo – come le scale
ad esempio – con lo spazio del luogo stesso. La ricerca
strutturale affronta non solo le questioni del portato
e del portante, del trilite o del monolite, ma determina anche, con le travi e gli archi e i pilastri e le pareti,
i valori del chiaro e dello scuro, quelli formidabili nella sua opera della luce e dell’ombra: «Structure is the
maker of light. A column and a column brings light
between. It is darkness - light, darkness - light, darkness
- light».
È nel modello formale che precipitano queste ricerche, fino a costituire quel «recipiente» che contiene il
mondo stesso di Kahn, dei suoi studi e viaggi e conoscenze e esperienze e amori e ossessioni: «Design is
not making beauty, beauty emerges from selection,
affinities, integration, love». Con due concetti fonda2.
1. Parasol Houses per Knoll Associates, 1944
(dal catalogo dell’esposizione: Louis Kahn,
The power of architecture, Vitra Design Museum, 2012)
2. Spiegazione del progetto per la First Unitarian Church
a Rochester, NY (dal catalogo dell’esposizione:
Louis Kahn, The power of architecture, Vitra Design
Museum, 2012)
40
TI
DIARIO
mentali sullo sfondo: la presenza materica del fatto
architettonico, la massa, il peso, la monumentalità, se
si vuole, e quella del fatto costruttivo, del valore del
materiale, con i suoi imperativi di superficie, di colore. È nella sintesi di questo complesso discorso – mai
lineare come qui descritto – che Kahn perviene al
nocciolo del progetto, all’archetipo. Che poi monta,
ripete, elabora e sviluppa nella complessità del progetto intero.
La mostra al Vitra Museum racconta anche i due periodi che hanno caratterizzato il percorso professionale di Kahn: il primo è costituito dalla città di Filadelfia,
intesa non solo come luogo dove abita e lavora, ma anche come «laboratorio» di progettazione; il secondo è
quello degli ultimi venticinque anni, nei quali realizza
i suoi capolavori. Nella prima di queste due fasi si occupa della sua città, intrecciando tra loro i temi legati
all’abitazione - indagata nelle tipologie spaziali e nella
razionalizzazione dei metodi costruttivi - con quelli legati all’urbanistica e alle trasformazioni urbane dove alla crescita delle periferie e alla decadenza di
interi quartieri oppone un centro città dinamico, pedonale, con spazi urbani identitari e una forte connotazione architettonica. Questa prima fase termina, in
modo emblematico, nel 1961 con la costruzione del
Richards Medical Research Building, i laboratori di ricerca biologica dell’Univeristà di Pennsylvania, sempre a Filadelfia. È il perno dal quale inizia la sua seconda fase. Non solo perché con quest’opera Kahn diviene
famoso in tutto il mondo, ma soprattutto perché vi
confluiscono tutti i temi progettuali elaborati e approfonditi in precedenza: l’integrazione tra spazio e struttura, il valore della luce naturale, l’organizzazione volumetrica delle diverse parti, la cadenza di moduli
elementari, la saldatura dei tre concetti della forma, dei
materiali e del sistema costruttivo.
Tutto questo emerge passo passo nell’esposizione,
dove disegni schizzi modelli piante facciate schemi
prospettive illustrano l’origine del progetto, l’idea.
L’invenzione. Anche le incertezze: come quando,
dopo un incontro avuto nel cantiere del Salk Institute a la Jolla (1959-1965), ringrazia l’architetto messicano Luis Barragan (1902-1988) per avergli suggerito – a lui che non sapeva come risolvere lo spazio
centrale tra i due edifici – di lasciarlo semplicemente vuoto: «I would – gli scrive Barragan – not put a
tree or blade of grass in this space. This should be a
plaza of stone, not a garden. If you make this a plaza,
you will gain a facade - a facade to the sky».
Da Kahn a Herzog e de Meuron: l’ampliamento
della fiera di Basilea
È certo un bello shock, ritornando dalla mostra
sull’architettura di Kahn, giungere in tram sotto l’architettura della nuova ala della Messe Basel, ultima
opera di Herzog e de Meuron. Dopo le complesse
meticolose e ponderate articolazioni spaziali e volumetriche di Kahn si piomba nella realtà di questo
nuovo secolo: davanti ad un edificio lungo 220 metri,
largo 90 metri e alto 32 metri, con una superficie interna di 38’000 metri quadri e costato 430 milioni di
franchi. Costruito in soli 22 mesi.
Il merito del duo H&dM è di essere riusciti, nonostante le enormi dimensioni di questo di per sé banale edificio (un cassone privo di finestre destinato ad
accogliere gli stand espostivi della fiera) a realizzare
non solo una forma avvincente – in questo sono maestri – ma anche a trovare una scala adeguata alla città. Merito del suddividere in tre fasce orizzontali i
fronti dell’edificio, con un piano terreno interamente vetrato e i due piani superiori con un progressivo
aggetto verso l’esterno. Merito pure, mediante la ve-
3.
3. Foto aerea prima dell’inter vento, con indicato il
perimetro del nuovo edificio
41
TI
DIARIO
4.
5.
tratura del piano terra – alto 10 metri –, dell’aprire
verso l’esterno i contenuti «pubblici» dell’edificio,
come gli spazi per negozi, bar, ristoranti, foyer e un
luogo per eventi dalla capienza di 2’500 spettatori.
Merito inoltre del realizzare – del punto in cui l’edificio come un ponte attraversa la strada – il City Lounge,
una piazza coperta con le entrate all’edificio ai due
lati e la fermata del tram al centro, con un grande e
spettacolare foro a forma di imbuto rovesciato a prendere la luce e vedere il cielo. Merito infine del rivestimento dei piani superiori, costituito da strisce lamellari in alluminio intrecciate che vanno a formare una
superficie ondulata, ora concava ora convessa.
Ma a mio parere, a fianco di questi indubbi meriti nel
saper gestire un volume così imponente dentro la città, vi è anche il demerito di aver tradito questa città.
Nel senso che i 220 metri del volume architettonico
interrompono la prospettiva di Clarastrasse, una strada importante nell’assetto urbanistico di Basilea, che
si dipana quasi rettilinea dal ponte sul fiume Reno
fino alla Badischen Bahnhof. Non solo, ma ancora
più grave è che l’edificio di Herzog e de Meuron va a
chiudere, nel luogo mediano di questa stessa strada,
il punto focale costituito dallo spazio della Messeplatz
e di distruggere la vista della bella torre vetrata di
Morger & Degelo & Marques che domina questa
piazza e che era visibile nella sua verticalità da lontano, nella prospettiva di Clarastrasse.
Oggi ci sono dei buoni motivi per sostenere la spinta
a densificare le città. Ma ha il suo prezzo. E denuncia
anche i suoi pericoli. Specie quando, come qui a Basilea, tradisce quei valori urbanistici che danno significato alla città stessa.
4. Vista dell’edificio dalla Clarastrasse
5. Vista dalla Messeplatz del Cit y Lounge
6. Il foro zenitale del Cit y Lounge
6.
42
TI
LIBRI
A cura di
Enrico Sassi
Ser vizio ai lettori
Avete la possibilità di ordinare i libri recensiti all’indirizzo [email protected]
(Buchstämpfli, Berna), indicando il titolo
dell’opera, il vostro nome e cognome, l’indirizzo di fatturazione e quello di consegna.
Riceverete quanto richiesto entro 3/5
giorni lavorativi con la fattura e la cedola
di versamento.
Buchstämpfli fattura un importo forfettario di CHF 8.50 per invio + imballaggio.
Roberta Grignolo (a cura di),
Marco Zanuso
Scritti sulle tecniche di produzione
e di progetto
Mendrisio Academy Press, Archivio
del Moderno, Accademia di
architettura, Università della Svizzera
Italiana, SilvanaEditoriale, Mendriso
2013 (ISBN 9-788836-622986, bross.,
19 x 24.5 cm, ill. foto e fig. b/n, pp. 349)
Il volume è pubblicato nell’ambito del
progetto di ricerca «Marco Zanuso tra
tecniche costruttive e tecniche di
progettazione», diretto da Bruno Reichlin e Letizia Tedeschi. Nella premessa la curatrice Roberta Grignolo informa che libro raccoglie una selezione
degli scritti di Marco Zanuso (19162001), (...) scelti tra saggi, articoli, relazioni a convegni e conferenze. Questa
raccolta costituisce la prima tappa del
processo di valorizzazione del fondo
dell’architetto e designer milanese,
donato alla Fondazione Archivio del
Moderno di Mendrisio per volontà dello stesso progettista nel 2000. (p. XVII)
Il volume si apre con una prefazione di
B. Reichlin e prosegue con un corposo
saggio di R. Grignolo Marco Zanuso, tra
tecniche di produzione e tecniche di
progetto (pp. 1-72), corredato da un
ricco apparato di note (266). Il saggio
ripercorre il pensiero di Zanuso nel
dibattito del quale ha affrontato le
problematiche chiave, dall’urgenza
della ricostruzione alle potenzialità
della prefabbricazione edilizia, dalla
conoscenza dei processi produttivi
industriali al rapporto tra architettura e
design, dalla sperimentazione di nuovi
materiali al rapporto tra arte e architettura, dal ruolo dell’architetto nella società industriale alla cosiddetta «progettazione integrata. (p. 1) Il volume
pubblica in seguito 34 testi e due interviste, illustrati con fotografie e disegni originali del fondo Zanuso.
Roberto Collovà (a cura di)
Piccole figure che passano
22publishing, Milano 2012 (ISBN 9788-895-18544-6, bross., 12 x 18 cm,
ill. alcune foto e dis. b/n + col., pp.
191, italiano)
Ariella Masboungi (a cura di)
(Ré)aménager les rez-de-chaussée
de la ville
Le Moniteur, Paris 2013 (ISBN 978-2281-19554-5, bross., 16 x 26 cm, ill. fig.
e foto b/n e col., pp. 143, francese)
Il libro è un piccolo volume composto
dalla raccolta di 20 scritti pubblicati
tra il 1994 e il 2012, illustrati da alcune (poche ma molto evocative) fotografie e da alcuni suggestivi appunti
grafici. La prosa di Collovà – colta,
precisa, intensa – è sempre chiara. I
testi che svelano la geografia intellettuale e affettiva dell’autore sono
avvolti da una copertina color avorio
che ricorda quelle di Casabella ai
tempi di Gregotti, al quale è dedicato
il testo I migliori maestri sono quelli
che ti spiegano poco. Traspare l’interesse per l’opera di Siza al quale sono
dedicati i capitoli Con e contro il disegno discorso pronunciato nel 1995 in
occasione del conferimento della
laurea honoris causa alla facoltà di
architettura di Palermo; Piccole figure che passano, su Malagueira; Cronologie: Malguira, Evora, 1974-2000;
Le case di Siza. Altri testi sono dedicati al tema della casa: Case incomplete, case interrotte, case in rovina
(sul progetto); Cambiare casa; In un
bosco di noccioli (sulla propria casa).
Vi sono poi una serie di testi dedicati
a temi generali e di progetto urbano:
Utopia di Gibellina, Rifondare la città,
Urbanizzare il sacco, Periurbano; narrazioni nelle quali a volte compare la
figura amica di Italo Calvino come nel
titolo del capitolo La città e l’acqua,
breve testo dedicato a Palermo e alla
lettura della rete di manufatti, un’archeologia frammentaria dell’uso
dell’acqua, più interessante come
struttura organizzativa del territorio
che come sistema di opere. (p. 45); o
nello scritto intitolato Sotto l’asfalto,
dedicato a Gela, (...) che potrebbe
essere tra le città invisibili, le città
nascoste (…) o tra le città e la memoria.
(p. 47).
Il libro edito da Le Moniteur appartiene
alla collezione projet urbain promossa
dal Ministère de l’Égalité des territoires
et du Logement e sottolinea la rilevanza del piano terreno per la produzione
di spazi urbani vitali e dinamici. Il piano
terreno, con lo zoccolo degli edifici, è
presentato come tema di progetto,
luogo nel quale costruire hall luminose
o installare commerci di prossimità,
fonte di economia globale. Piani terreni animati e affollati garantiscono maggiore sorveglianza offrendo al pedone
il piacere di una deambulazione sicura
e intensa. Il libro accoglie numerosi
contributi di autori provenienti da diverse discipline: architetti, urbanisti, pianificatori, promotori immobiliari, economisti; è composto dall’insieme di
numerosi contributi pubblicati sotto
forma di testi brevi (da 4 a 8 pagine) illustrati da schemi esplicativi, immagini di progetti e realizzazioni. L’indice del
volume si compone di tre sezioni: 1) (Ré)
aménager les rez-de-chaussée de la
ville (con 4 scritti: J.M. Michel, A. Masboungi, P. Panerai, J.M. Roux); 2) Rezde-chaussée à dominante non commerciale (con due sotto-sezioni: L’urbanité
des rez-de-chaussée révélée par le
programme, 8 scritti: F. Monjal, M.
Wellington, A. Masboungi, F. Grether,
C. Denerier, Y. Lyon, C. Poulin, C. Daubas;
Innovations typologiques et architecturales, 5 scritti: F. Leclercq, P. Chaix, K.
Christiaanse, Y. Lyon, B. Reichen; 3)
Rez-de-chausée commerciaux (con due
sotto-sezioni: Comprendre les logiques
commericiales, 4 scritti: P. Madry, M.
Pazoumian, S. Simonet; Expériences:
comment passer à l’acte, 7 scritti: E.
Bazard, T. Laget, F. Geiling, G. de MontMarin, B. Le Brun, P. Bousquet, J.M.
Roux).
43
TI
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EDITORIALE
ABITARE A GINE VR A
Alberto Caruso
Abitare a Ginevra e in Ticino
Raramente l’architettura, e forse per un eccessivo peso della storia, ha usato la periferia come materiale per l’architettura stessa.
Forse non si tratta solo di bonificare la periferia ma di cambiare il nostro sguardo per scoprire che cosa di significativo e autentico ci sia nelle periferie contemporanee, come fa il cinema, la fotografia, la letteratura, la poesia, l’arte nelle sue diverse forme.
Roberto Collovà, 2012
Sfogliando le immagini delle opere di Rino Tami e di
Peppo Brivio, e anche di Oreste Pisenti, di Bruno
Bossi, di Bruno Brunoni o di Tita Carloni e di diversi
altri architetti operanti in Ticino nel dopoguerra fino
agli anni ’70, non si può non rilevare che nella loro
opera erano presenti molti edifici residenziali collettivi, progettati e spesso realizzati nei centri urbani.
Era una fase di crescita delle città, che avveniva ancora in modo strutturato, estendendo la maglia stradale
novecentesca e riproponendo alte densità, pur senza
rispettare gli allineamenti perimetrali della città più
compatta.
Nell’opera, invece, dei giovani allievi, esposta nel
1975 nella ormai leggendaria esposizione zurighese
intitolata Tendenzen, nell’opera di questi architetti che
hanno reso il Ticino famoso nel mondo, era assolutamente prevalente, a volte senza eccezioni, la presenza
di edifici unifamiliari. Edifici straordinari, con una
ricerca linguistica e una sperimentazione tipologica
radicale, edifici ancora oggi capaci di interpretare
magistralmente la specificità dei luoghi e della loro
cultura materiale, ma abitazioni per una sola famiglia. Era l’inizio di un processo espansivo nel territorio intorno alle città, più spesso sulle alture, dove la
borghesia più colta e ricettiva rispetto alle proposte
innovative dell’architettura, realizzava modelli insediativi che si sarebbero poi diffusi all’intera domanda
di abitazioni.
Oggi il processo espansivo nel territorio, la cosiddetta
diffusione insediativa, lo sprawl, (per farsi capire da
tutti) è giunto al punto da compromettere la bellezza
del paesaggio ticinese, cioè la ragione stessa della tendenza ad abitare fuori dalle città, nella natura, e al
punto di mettere in crisi la solidarietà sociale e di provocare costi economici giganteschi in reti di urbanizzazione, servizi, trasporti, tutti a carico dei bilanci
pubblici.
Ripensare al modello insediativo è diventata un’urgenza. Prima di tutto un’urgenza culturale, perché
non c’è misura legislativa, pianificatoria o fiscale mirata a combattere quel modello, che poi venga effettivamente realizzata senza una convinzione culturale
largamente condivisa sui danni irreversibili provocati
dalla diffusione delle abitazioni sul territorio. Il Piano Direttore cantonale contiene obiettivi abbastanza
chiari al riguardo, ma i suoi orientamenti rimangono
sulla carta, senza la necessaria inversione culturale
nelle attese e nei desideri.
Quale il ruolo degli architetti e degli ingegneri? Se
conveniamo che con l’architettura non si cambia la
società, ma si può cambiare l’architettura stessa, allora dobbiamo progettare con un tasso maggiore di
criticità, dobbiamo cercare e promuovere progetti
più vasti e capaci di trasformare gli attuali assetti per
ridurre lo spreco di territorio, dobbiamo scrivere e
parlare in favore delle scelte che vanno nella direzione di rinnovare la cultura insediativi, e combattere
pubblicamente quelle che favoriscono la permanenza
di quella dominante.
A Ginevra, il Piano Regolatore cantonale prevede
50.000 nuove abitazioni nei prossimi venti anni, preservando la qualità del paesaggio e limitando il consumo di
terreni agricoli, come scrive l’architetto cantonale Francesco Della Casa. Il problema in quel cantone è di
costruire alloggi sufficienti per il fabbisogno indotto
dai 100.000 ginevrini che oggi hanno meno di venti
anni e dai 100.000 pendolari che lavorano in città e
abitano lontano o nella vicina Francia, perché non
trovano alloggi a prezzi accessibili. Certo, i problemi
abitativi ticinesi hanno un’altra scala dimensionale.
Ma, abbiamo pensato che tra qualche anno il treno
che collega Lugano alla Svizzera interna consentirà
di viaggiare in un tempo compatibile con il tragitto
quotidiano tra casa e lavoro, e allora il Ticino potrà
essere oggetto di una pressione residenziale mai vista? E abbiamo pensato che, se la cultura insediativa e
gli strumenti di governo del territorio saranno ancora quelli attuali, il Ticino non avrà energie sufficienti
per contenere, indirizzare e convogliare questa pressione in progetti di scala adeguata, con morfologie
complesse e tipologie abitative contemporanee ed
evolute, in progetti di nuove densità ricche di socialità cittadina, in una Città-Ticino sostenibile?
45
EDITORIAL
ABITARE A GINE VR A
Alberto Caruso
In Genf und im Tessin wohnen
Die Architektur hat die Peripherie – vielleicht aufgrund einer zu starken geschichtlichen Prägung – selten als
Material der Architektur selbst genutzt. Es geht nicht nur darum, die Peripherie zu sanieren, sondern auch darum, einen anderen Blick darauf zu werfen, um die bedeutenden und authentischen Aspekte der heutigen Peripherie genauso zu entdecken wie Film, Fotografie, Literatur, Dichtung und Kunst in unterschiedlichen Formen.
Roberto Collovà, 2012
Bei einem Blick auf Bilder der Werke von Rino Tami und
Peppo Brivio, Oreste Pisenti, Bruno Bossi, Bruno Brunoni
oder Tita Carloni und anderer Architekten, die von der
Nachkriegszeit bis in die 1970er-Jahre im Tessin wirkten,
fällt ins Auge, dass sie zahlreiche Mehrfamilienprojekte in
den Städten geplant und umgesetzt haben. Es handelte sich
um eine Zeit des strukturierten Wachstums der Städte, während der das Strassennetz aus dem 19. Jahrhundert ausgeweitet und eine hohe Dichte erzielt wurde, ohne den Perimeter der kompakten Stadt einzuhalten.
In dem Werk der jungen Schüler, das 1975 auf der legendären Zürcher Ausstellung «Tendenzen» gezeigt wurde und
das dem Tessin zu Weltruhm verhalf, waren fast ausnahmslos Einfamilienhäuser zu sehen. Zweifellos handelte es sich
um aussergewöhnliche Bauwerke mit radikaler Formsprache
und gewagten Gebäudetypen, die der Besonderheit der Orte
und ihrer Werkstoffkultur meisterhaft Rechnung trugen.
Aber es waren Wohnhäuser für eine Familie. Damals begann
der Prozess des Auszugs aus der Stadt in das Umland, häufig auf die Hügel, wo das gebildete und für innovative Ideen
der Architektur offene Bürgertum Siedlungsmodelle umsetzte,
die später die gesamte Wohnraumnachfrage prägen sollten.
Heute hat die Zersiedelung, der sogenannte «urban sprawl»,
ein Niveau erreicht, das die Schönheit der Tessiner Landschaft und damit den Grund selbst zum naturnahen Wohnen ausserhalb der Stadt gefährdet. Gleichzeitig bedroht sie
die gesellschaftliche Solidarität und führt zu enormen Kosten zulasten der öffentlichen Haushalte für Erschliessungsnetze, Dienstleistungen und Verkehr.
Ein Nachdenken über das Siedlungsmodell steht daher dringend an. Es handelt sich zuvorderst um einen kulturellen
Notstand – keine gesetzliche, planerische oder steuerliche
Massnahme kann gegen dieses Modell tatsächlich wirksam
sein, wenn dahinter nicht die breit geteilte Überzeugung
steht, dass die Zersiedelung irreversible Schäden anrichtet.
Der kantonale Richtplan enthält diesbezüglich klare Vorgaben, aber diese Zielsetzungen bleiben auf dem Papier und
führen keinen kulturellen Wandel der Erwartungen und
Wünsche herbei.
Welche Rolle spielen Architekten und Ingenieure? Wenn wir
der Meinung sind, dass die Architektur die Gesellschaft
nicht verändern kann, dass man jedoch die Architektur ändern kann, dann müssen wir kritischer planen. Wir müssen
umfassendere Projekte suchen und fördern, die die derzeitige
Situation ändern und die Landverschwendung reduzieren.
Wir müssen uns schriftlich und mündlich für die Entschei-
dungen aussprechen, die in Richtung der Erneuerung der
Siedlungsmodelle gehen, und öffentlich gegen das Fortbestehen der derzeitigen Kultur kämpfen.
In Genf sieht der kantonale Gestaltungsplan 50 000 neue
Wohnungen in den nächsten zwanzig Jahren vor, «wobei die
Qualität der Landschaft beibehalten und die Nutzung von
landwirtschaftlichen Grundstücken begrenzt werden soll»,
wie der Kantonsarchitekt Francesco Della Casa schreibt. In
diesem Kanton geht es darum, genügend Wohnungen zu
bauen für den Bedarf von 100 000 Genfern, die heute unter
20 Jahre alt sind, und von 100 000 Pendlern, die in der
Stadt arbeiten und weit weg oder im nahe gelegenen Frankreich wohnen, weil sie keinen Wohnraum zu angemessenen
Preisen finden. Die Wohnraumprobleme der Tessiner haben sicherlich nicht dieses Ausmass. Denken wir jedoch daran, dass die Zugverbindung zwischen Lugano und der Innerschweiz in wenigen Jahren eine Pendlerverbindung
darstellen könnte, mit der man von zu Hause zur Arbeit
fahren kann. Könnte es dann nicht zu einem nie gesehenen
Ansturm auf Wohnraum im Tessin kommen? Wenn die
Baukultur und die Instrumente der Kantonalregierung
noch die gleichen sein werden, wird das Tessin dann genug
Energie haben, um diesem Ansturm mit Projekten in angemessener Grösse, mit komplexen Gestaltungsformen und modernen und innovativen Wohnmöglichkeiten im Rahmen
von Vorhaben mit hoher Dichte und engem sozialen Verbund
in einer nachhaltigen «Stadt Tessin» zu begegnen und ihn
in die richtigen Bahnen zu leiten?
46
ABITARE A GINE VR A
Die Wohnraumpolitik der nächsten
zwanzig Jahre in Genf
Francesco Della Casa*
La politica residenziale di Ginevra
per i prossimi vent’anni
Con il piano regolatore cantonale 2030, gli amministratori si assumono una triplice responsabilità nei
confronti delle generazioni future. Si tratta di dar
loro la possibilità di:
– alloggiare in abitazioni di qualità affittate a prezzi
onesti;
– risiedere e lavorare in un agglomerato in grado di garantire una buona qualità di vita e spazi pubblici generosi;
– vivere in un cantone le cui caratteristiche paesaggistiche, naturali, architettoniche e agricole siano preservate.
100.000 ginevrini hanno oggi meno di vent’anni.
È proprio per loro che il Consiglio di Stato ha concepito il Piano regolatore cantonale il cui scopo è di
permettere la costruzione di alloggi sufficienti, preservando le qualità del paesaggio e limitando il consumo
di terreni agricoli. Lo strumento del piano regolatore
risponde all’ambizione – sancita dalla nuova costituzione – di vivere in un «agglomerato compatto, multipolare e verde». Esso mira ad aumentare la densità dei
centri abitati, in particolare nei pressi degli assi di trasporto, e presta grande attenzione alla qualità degli
spazi pubblici. Il piano regolatore 2001-2015 aveva sottovalutato le esigenze abitative all’interno del cantone,
contribuendo così ad aggravare la carenza di alloggi.
Costruzione di nuovi allog gi
nel Canton Ginevra dal 1930
Fonte Uf ficio Cantonale di statistica –
statistica del parco immobiliare
Valori annui
7000
6000
5000
4000
3000
2000
1000
2010
2005
1995
2000
1985
1990
1975
1980
1970
1965
1955
1960
1950
1945
1935
1940
0
1930
Il 20 febbraio scorso, il Consiglio di Stato del Cantone
di Ginevra ha presentato il Piano regolatore cantonale «Ginevra 2030». Questo documento di riferimento
definisce le linee guida e le condizioni per la gestione
del territorio cantonale nei prossimi vent’anni. La politica abitativa è ovviamente uno degli assi portanti
del testo. Tuttavia l’azione intrapresa dal governo non
si limita alla grande scala del piano regolatore; essa
avrà conseguenze anche sull’elaborazione dei piani
localizzati di quartiere (plq) e stimola nel frattempo
una riflessione critica sull’insieme dei regolamenti e
disposizioni relative alla costruzione di alloggi, quali
la normativa sull’accesso alla proprietà in zona di sviluppo o l’incoraggiamento alla compartecipazione dei
comuni nella costruzione di complessi residenziali.
L’estrema densità delle leggi e dei regolamenti che disciplinano la costruzione non ha impedito l’emergere
di progetti di qualità. Ciò dimostra che, se l’arsenale
delle normative ginevrino merita di essere sottoposto
a un esame critico, gli attori e i progettisti hanno
anch’essi il dovere di rimettersi in gioco.
Allog gi costruiti
Il piano «Ginevra 2030» – che offre un potenziale di
50.000 future abitazioni edificate nel pieno rispetto
del territorio – vuole colmare il ritardo e rispondere
alle necessità dei ginevrini. Si è pensato in particolare
alle giovani famiglie che oggi sono troppo spesso costrette a stabilirsi nella vicina Francia o nel Vaud data
l’impossibilità di trovare alloggi a prezzi accessibili
nel nostro territorio. Ginevra accoglie ogni giorno
circa 100.000 pendolari, il che significa che circa un
terzo dei posti di lavoro è occupato da persone che
non possono o non hanno mai potuto permettersi di
risiedere all’interno del cantone! Il costo di questi
spostamenti è esorbitante; il lavoro pendolare è causa
di perdite fiscali, di sovraccarico degli assi di traffico,
di diminuzione della qualità della vita e di disgregazione sociale. L’attuale carenza di alloggi ha conseguenze anche sul tasso di fertilità: solo 1,4 figli per
donna a Ginevra, contro 1,9 nella limitrofa regione
francese e 1,75 nel distretto di Nyon.
Affinché la proposta potesse svilupparsi su una base
solida, era necessario ampliare la platea dei destinatari del nuovo piano regolatore e consentire a ciascun
cittadino di comprenderne le visioni e gli obiettivi.
L’opuscolo di cinquanta pagine che accompagna il
documento ufficiale ripercorre dunque la storia
dell’urbanistica ginevrina e fissa gli indirizzi di massima del progetto.
47
ABITARE A GINE VR A
Infatti per decidere come si vuole collettivamente sviluppare il territorio è necessario prima di tutto sapere
come si è formato.
Agire su scala intermedia
A partire dal documento che definisce la pianificazione del territorio cantonale su grande scala, François
Longchamp – consigliere di Stato responsabile del
Dipartimento di Urbanistica dal giugno 2012 – ha voluto incoraggiare una riflessione approfondita sullo
strumento del piano localizzato di quartiere (plq) che
determina la forma urbana a una scala intermedia.
Istituito dalla Legge generale sulle aree di sviluppo
che risale al 1957, il plq stabilisce il perimetro di impianto, il profilo e la destinazione d’uso di edifici e
spazi liberi, passeggiate, parchi giochi e lotti riservati
alle infrastrutture pubbliche; contiene disposizioni
riguardanti la vegetazione da salvaguardare o creare,
i parcheggi, le vie di comunicazione, gli impianti e le
reti di fluidi. Questo strumento, ormai gravato da
una considerevole giurisprudenza, ha certamente
contribuito a generare una banalizzazione della produzione architettonica; rimpiazzando la sommaria
definizione di un perimetro con l’ostinata predeterminazione delle volumetrie e delle superfici costruite, esso tarpa le ali ai progettisti prima ancora che
questi possano iniziare a esplorare le potenzialità di
un sito. L’intralcio posto alla riflessione spaziale e
contestuale dà origine a una morfologia urbana spesso mediocremente bidimensionale. Nel tentativo di
porre rimedio a questa deriva è stato dato incarico a
un gruppo di lavoro – formato da rappresentanti
dell’amministrazione, membri delle associazioni di
progettisti, costruttori e promotori immobiliari – di
portare a termine, sotto la guida di un’equipe di urbanisti, un’analisi completa di questo strumento e
quindi di proporre una bozza di riforma entro la fine
di giugno di quest’anno.
Leggi e regolamenti
Diverse leggi e regolamenti, a volte accompagnati da
direttive che giungono fino a imporre i materiali da
costruzione, inquadrano la produzione di alloggi a
Ginevra. Le prime normative risalgono al boom economico del dopoguerra, epoca in cui la città doveva
gestire 6500 nuovi residenti l’anno e veniva inaugurato il programma degli alloggi ad affitto moderato
(hlm). Tali normative hanno permesso la realizzazione di grandi complessi residenziali, in particolare a Lignon, Meyrin e Onex. Ma la vigorosa crescita economica ha rapidamente accresciuto anche il timore che
gli alloggi costruiti non corrispondessero più ai bisogni preminenti della popolazione. La Legge generale
sull’alloggio e la protezione degli inquilini (lgl), entrata in vigore nel 1978, ha istituito il controllo degli
affitti di tutte le unità abitative realizzate direttamente
dallo Stato o con il suo contributo. Il regolamento ese-
Piano «Ginevra 2030», coper tina
cutivo specifica la superficie minima netta di ogni alloggio a seconda del numero di locali che lo compongono e quella degli spazi individuali e comunitari.
Nel 1962 la carenza di abitazioni, fenomeno ricorrente a Ginevra, aveva già dato origine a una legge che
limitava la demolizione e la conversione di edifici residenziali. Nel 1983 la prima normativa è stata notevolmente migliorata grazie all’adozione – in seguito a
un’iniziativa popolare – della Legge sulle demolizioni, modifiche e ristrutturazioni delle case d’abitazione (ldtr), una peculiarità ginevrina. Nella sua formulazione si precisa che essa «mira a salvaguardare
l’habitat, le sue attuali caratteristiche e le condizioni
di vita esistenti» e che, a tal fine, prevede «restrizioni
alla demolizione, trasformazione e cambio di destinazione d’uso delle abitazioni; incoraggia lavori di
manutenzione ragionevoli e proporzionati; pone limiti all’alienazione di alloggi destinati all’affitto; punisce con l’esproprio temporaneo i proprietari di appartamenti lasciati vuoti senza legittimo motivo».
Questa legge, introdotta per stabilizzare il numero
delle abitazioni disponibili e calmierare gli affitti in
maniera che essi «corrispondano alle esigenze della
popolazione», impone la definizione di piani finanziari controllati dall’Ufficio alloggi per ogni nuovo
complesso residenziale. Nel corso degli ultimi anni la
Legge sull’energia e le normative riguardanti l’inquinamento acustico, i rischi di incendio ecc. hanno introdotto ulteriori vincoli costruttivi.
48
ABITARE A GINE VR A
I progetti
Certo, questa somma di costrizioni che stabilisce con
precisione l’impianto, il programma e i costi di ogni
futuro complesso residenziale, limita considerevolmente i margini di manovra nell’elaborazione progettuale. Ma costituisce anche una comoda scusa per
coloro i quali si limitano ad adeguarsi a delle direttive
mediocri. L’affastellarsi di testi e prescrizioni amministrative di cui pochi sanno gestire le complicazioni
ha inoltre l’effetto di innalzare delle barriere virtuali
che inaridiscono il settore.
La diversità tipologica e morfologica non è tuttavia
scomparsa dal paesaggio urbano di Ginevra. Se guardiamo a una serie di complessi residenziali consegnati di recente o sul punto di esserlo – proposte le cui
tipologie vanno dalla barra alla torre, dal fabbricato
a ballatoio all’edificio con cortile – essa pare addirittura dar prova di una piacevole vitalità.
Tra rue Lyotard e la strada per Meyrin, in risposta
alla tipologia tradizionale della barra imposta dal
piano localizzato di quartiere, gli architetti Philippe
Meier e Ariane Poncet hanno optato per un trattamento plastico del ritmo della facciata, disponendo a
sud dei balconi continui che si piegano leggermente
a fisarmonica creando così degli effetti di ombreggiatura. Un rimando al progetto di Miremont-Le Crêt di
Marc-Joseph Saugey (1955), sul quale Philippe Meier
ha appena pubblicato una monografia. Edificato dalla Fondazione hbm Jean Dutoit, il fabbricato comprende centoventi alloggi articolati intorno a sette
vani scala, rischiarati dalla luce naturale, che servono
– a ciascun piano – due abitazioni su due arie e un
appartamento esposto a sud.
Foto JM L andecy
49
ABITARE A GINE VR A
Nel loro progetto di centotrentacinque unità abitative per studenti dell’Istituto di Alti Studi Internazionali, gli architetti Hyéronime Lacroix e Simon Chessex
adottano una strategia affine: il blocco dell’edificio si
curva leggermente e viene circondato da una terrazza continua. Questa funge da balcone sulla facciata
est e da ballatoio su quella ovest, che domina lo snodo
ferroviario di Cornavin. Il plastico gioco di variazioni
nell’altezza dei parapetti consente di proteggere i residenti dal rumore dei treni.
Jean-Paul Jaccaud, in collaborazione con Sergison &
Bates, risolve in modo elegante l’articolazione tra il
tessuto urbano settecentesco e il moderno complesso
del Mont Blanc, opera dell’architetto Marc-Joseph
Saugey. Combinando sapientemente servizi – un asilo –,
alloggi sociali e abitazioni ad affitto libero, il progetto
riesce a garantire il successo finanziario dell’operazione, e a bilanciare le caratteristiche dei vari appartamenti, raggruppati in questo caso in un fabbricato
a ballatoio.
50
ABITARE A GINE VR A
Alla distribuzione tramite ballatoio si ispira anche l’inedita tipologia proposta dallo studio Bonnet in un
complesso di tre immobili residenziali realizzati sul
pianoro di Vessy. La figura formata da due edifici a
ballatoio riuniti serve a organizzare l’accesso agli appartamenti tramite piattaforme dalle ampie aperture
che ne consentono l’illuminazione naturale zenitale.
Tale configurazione consente molteplici percorsi e
fornisce al contempo un’area esterna sospesa a ciascun piano. I tagli nel corpo degli fabbricati aprono
viste oblique sul paesaggio e sul vicinato.
51
ABITARE A GINE VR A
Nel quartiere della Chapelle, Andrea Bassi e Roberto
Carella propongono fabbricati con cortile (attualmente in costruzione), in cui due scale a una rampa
servono pianerottoli piuttosto ampi e sono disposte ai
lati di un vuoto che non pone alcun ostacolo alla luce
naturale.
Laurent Lin, Alain Robbe e Rolf Seiler (lrs architectes) – vincitori del concorso per l’urbanizzazione
del quartiere Gordon Bennett a Vernier – hanno disposto cinque edifici con cortile, uno destinato alle
attività e gli altri quattro all’abitazione, ai lati di un
viale di distribuzione. Le costruzioni, di dimensioni
variabili e sfalsate tra loro, creano spazi intermedi definiti su tre lati da un corpo di fabbrica la cui facciata
è guarnita da una serie di balconi continui. Ciascun
immobile è abbastanza grande da ospitare al centro
un vasto spazio semipubblico. Allo scopo di creare
una varietà tipologica, a ciascuno degli studi classificati al secondo e terzo posto del concorso (Group8 e
3BM3) è stato affidato lo sviluppo di un edificio. Le
opere esterne, generalmente trascurate nelle operazioni di edilizia popolare, hanno in questo caso goduto delle speciali attenzioni di Julien Descombes e
Marco Rampini (adr) e il loro lavoro ha contribuito
in modo significativo al buon esito dell’operazione.
52
ABITARE A GINE VR A
Il progetto vincitore del recente concorso della
Marbrerie a Carouge, opera degli architetti Damien
Chevalley, Patrick Longchamp e Gilbert Russbach
(clr), propone due torri comprendenti vari servizi,
abitazioni di utilità pubblica (70%) e ad affitto libero
(30%). L’alta qualità di questo intervento risiede nella
raffinatezza con cui viene gestito il suo inserimento
all’interno di un quartiere occupato da piccole imprese: un giardino pubblico e due terrazze sospese
creano una progressiva transizione tra spazio pubblico e abitazioni.
Questa breve selezione rivela la rimarchevole diversità e qualità della produzione residenziale ginevrina
degli ultimi due anni. Su questi esempi dovrebbero
modellarsi le pratiche normative; eguagliarne il livello dovrebbe essere l’obiettivo minimo delle operazioni di rilievo previste negli anni a venire, sia all’Etang
che nel quartiere della Caserma des Vernets, a Les
Cherpines come a Bernex-Nord.
* architetto cantonale di Ginevra
Am 20. Februar hat der Staatsrat des Kantons Genf den kantonalen
Bauleitplan «Genf 2030» vorgestellt. In diesem Dokument werden die
Leitlinien und die Bedingungen für das kantonale Raummanagement in den nächsten zwanzig Jahren festgelegt. Die Wohnraumpolitik ist natürlich eines der wichtigsten Themen. Die Regierung beschränkt sich jedoch nicht nur auf die übergeordnete Ebene des
Bauleitplans; dieser wird vielmehr auch Auswirkungen auf die Erstellung der Bebauungspläne für die einzelnen Stadtviertel (PLQ) haben
und in der Zwischenzeit eine kritische Betrachtung aller Vorschriften
und Bestimmungen für den Bau von Wohnraum anregen. Dazu
gehören auch die Regeln für den Eigentumserwerb in Entwicklungsgebieten oder die Anreize für Kommunen, die sich am Bau von Wohnsiedlungen beteiligen.
Qualitativ hochwertige Bauvorhaben konnten trotz der Vielzahl von
Gesetzen und Vorschriften für den Bau umgesetzt werden. Daran
wird deutlich, dass nicht nur die Genfer Bestimmungen einer kritischen Prüfung unterzogen werden müssen, sondern dass auch Akteure und Planer selbst proaktiv agieren müssen.
53
ABITARE A GINE VR A
Bruno Marchand*
Céline Kobel**
Der Genfer Grundriss
Fenster auf beiden Seiten und räumliche
Nutzung der Tiefe
La planimetria ginevrina
Il doppio affaccio contrapposto e lo sfruttamento spaziale della profondità
Nel suo studio sulla Vienna rossa e la politica immobiliare dell’amministrazione socialista viennese tra il
1919 e il 1933, Manfredo Tafuri osservava che gli appartamenti con un solo affaccio del Karl Marx Hof
(1927) di Karl Ehn mancavano di aerazione trasversale, un fatto che costituiva, a suo parere, un grave
difetto.1 La valutazione di Tafuri era basata su criteri
di valutazione risalenti al periodo eroico della modernità, quello in cui si riteneva che una duplice esposizione al sole e alla circolazione dell’aria fosse fondamentale nella concezione degli spazi domestici. La
preferenza andava allora alla planimetria con doppia
esposizione contrapposta e poco profonda: la contrapposizione di due facciate cambiava in meglio il
menage familiare, sia in termini di igiene che di stile
di vita, e diveniva una caratteristica ricercata; secondo Walter Gropius l’architettura doveva assicurare: «il
massimo di luce, sole e aria a tutte le abitazioni!».2
L’architettura domestica ginevrina non è certo sfuggita a questa regola: nel periodo tra le due guerre alcuni complessi di abitazioni economiche hanno seguito i precetti modernisti; la più rappresentativa di
tali costruzioni è certamente l’unica Siedlung razionale romancia, la Cité-Vieusseux edificata da Maurice
Braillard tra il 1928 e il 1932.3 Ma queste operazioni
sono in effetti rimaste un’eccezione: a Ginevra, come
vedremo, la planimetria con doppio affaccio ha presto assunto (e conserva anche oggi) una configurazione particolare, indotta da specifiche disposizioni spaziali e funzionali (e naturalmente da considerazioni
economiche e finanziarie) che si traducono in particolare in un significativo spessore degli edifici e spesso in uno sfruttamento spaziale di tale profondità da
parte degli architetti.
Le premesse urbane
Al principio del Novecento l’appartamento ginevrino
libero su due arie non era ancora influenzato dai criteri igienici succitati, ma si caratterizzava soprattutto
per il rispetto della tradizionale gerarchia degli spazi
e si conformava agli usi dell’epoca: le zone di servizio
(scale, cucina, bagno, cameretta per la domestica) si
affacciavano sul cortile; gli spazi principali (soggiorno e camere da letto) sulla strada; ai due lati dell’asse
mediano longitudinale della struttura portante. È
proprio ciò che avviene nell’immobile costruito da
Maurice Braillard tra il 1911 e il 1913 in Avenue de
Gallatin 3, un edificio che rappresenta tuttavia una
prima pietra miliare nell’avvento della modernità gi-
nevrina, sia per l’impiego del cemento armato e la
«complessità plastica dell’allineamento di facciata»
che per la disposizione del mobilio fisso nei vuoti della
parete portante, in linea con lo stile della Secessione.4
Dalla fine degli anni Venti, a Ginevra la costruzione di
alloggi collettivi si allontana da un contesto urbano
costrittivo caratterizzato da una trama particellare e
da una rete viaria a volte assai dense, per inserirsi negli spazi verdi delle grandi proprietà. A questo spostamento verso la periferia urbana fa subito seguito la
scomparsa dell’opposizione strada/cortile e la sua
sostituzione con altri criteri di organizzazione degli
spazi domestici, legati in particolare all’emergente
modello della «città verde».
L’emergere negli anni Trenta di due modelli
contrastanti
A Montchoisy-Deux-Parcs (1927-1931), Maurice Braillard e Louis Vial rovesciano in effetti la gerarchia tradizionale:5 il cortile centrale, assai valorizzato, diventa il
centro di riferimento degli spazi padronali e delle facciate principali, dotate di portici e balconi. La cucina e
le scale, addossate a una cameretta di servizio, danno
invece sulla strada che è diventata luogo della circolazione automobilistica e di dense attività commerciali.
Questa forma inedita a Ginevra – organizzata intorno a uno spazio verde e ispirata, a quanto pare, agli
Höfe viennesi già citati6 – racchiude appartamenti di
varie tipologie la cui disposizione e dimensioni (specialmente la profondità di 16 m) sono definite da
Braillard come «normali, corrispondenti alle abitudini
odierne». L’architetto aggiunge tuttavia, a mo’ di giustificazione: «Quella soluzione era indispensabile per
riuscire a riunire i capitali necessari a garantire una
rapida realizzazione e interessare le grandi imprese».7
Se la disposizione degli appartamenti destinati a una
clientela benestante corrisponde alle abitudini locali
e non contiene in sé alcuna innovazione, segnaliamo
tuttavia la qualità spaziale e il «comfort» della planimetria passante che dispone il salotto, la sala da pranzo e le camere da letto su facciate opposte, ai lati di
un nucleo centrale definito da una doppia struttura
portante che contiene una sala da bagno e un atrio
sontuoso, ornato da un camino e da porte vetrate.
Praticamente nello stesso momento, nel febbraio del
1930, Le Corbusier e Pierre Jeanneret disegnano i primi
schizzi di quella che diventerà la celebre casa Clarté, alla
Terrassière, sulla sponda sinistra del Rodano, una realizzazione giustamente considerata «una sorta di manife-
54
1. Maurice Braillard e Louis Vial, MontchoisyDeux-Parcs (1927-1931), cor te A, veduta
dell’ingresso di un appar tamento.
Foto Boissonnas 15.11.1929. Foto FBA
2. Maurice Braillard e Louis Vial, MontchoisyDeux-Parcs (1927-1931), cor te A, planimetria tipo. Disegno FBA
sto dell’architettura nuova, industriale; un gesto
sperimentale di produzione immobiliare e mobiliare
standardizzata, di prefabbricazione meccanizzata [...]».8
L’intensa collaborazione con l’imprenditore Edmond
Wanner farà evolvere il progetto, come sappiamo, verso un pragmatismo (normativo, costruttivo ed economico, ma anche sociale) riconosciuto dallo stesso Le
Corbusier quando afferma: «Si deve alla vigilanza del
costruttore se le soluzioni sono state individuate così
rapidamente».9 Questa «vigilanza» è certamente all’origine dell’abbandono di certe soluzioni tipiche dei
«palazzi-ville» corbuseriani, come la strada interna e i
giardini pensili, e della loro sostituzione con un vano
scale centrale in vetrocemento e dei balconi continui
in aggetto disposti sulle due facciate.
Le planimetrie degli appartamenti vengono inoltre rielaborate per adeguarle alle abitudini familiari correnti a
Ginevra: gli architetti allineano così tra le due travi portanti degli appartamenti con doppio affaccio – distribuiti orizzontalmente (giacché i duplex sono situati alle
due estremità dell’edificio) e caratterizzati dalla disposizione bilaterale degli spazi – le camere da letto lungo
una facciata e le cucine e i salotti su quella opposta.
Sia a Montchoisy-Deux-Parcs che a nella casa Clarté, i
fabbricati raggiungono una profondità significativa,
ma tramite soluzioni spaziali quasi opposte: mentre
Braillard e Vial creano un «vuoto» centrale, costituito
da un vestibolo accogliente che distribuisce e connette gli spazi, in particolare il soggiorno e la sala da
pranzo, situati su facciate opposte, Le Corbusier marca invece il centro del progetto con un nucleo «pieno» (una soluzione precedentemente testata nella
villa Besnus a Vaucresson, datata 1922),10 un ridotto la
cui forma parzialmente arrotondata non solo induce
un movimento centrifugo dal vestibolo alle camere,
ma afferma anche una netta separazione tra le due
sfere, collettiva e individuale, preservando l’intimità
di quest’ultima.
1.
2.
3.
3. Le Corbusier e Pierre Jeanneret, casa Clar té
(1930-1932), pianta di un piano (FLC 09080)
4. Le Corbusier e Pierre Jeanneret, casa Clar té
(1930-1932), foto dell’interno (FLC L3(18)27)
4.
55
ABITARE A GINE VR A
5.
6.
5. Atelier des Architectes, fabbricato in Chemin
Krieg 3 (1933-1934), veduta della cucina e della
zona pranzo (Archivi dell’Università di Ginevra,
archivi d’architet tura, fondi Saugey,
foto Boissonnas)
Nella casa Clarté viene inaugurato un nuovo assetto
funzionale che godrà a Ginevra di grande fortuna
critica. In effetti alla bipartizione dell’alloggio si collega adesso l’accentramento di una delle sale da bagno
che semplifica lo svolgimento della vita domestica: il
bagno in posizione centrale garantisce un rapporto
diretto con le camere da letto; d’altro canto la cucina
lascia la posizione posteriore, di servizio (come a
Montchoisy), e si colloca in facciata, accanto al soggiorno, con il quale comunica lateralmente.
Una specificità ginevrina: il rapporto cucinazona pranzo-soggiorno
Grazie alla collocazione laterale rispetto al soggiorno,
la cucina entra a far parte della sfera degli spazi comuni e abbandona il ruolo di area di servizio; si trasforma
in un simbolo della nuova «arte di abitare» senza domestici. Nel palazzo di Terreaux du Temple (19511955) di Marc-Joseph Saugey, le cucine degli appartamenti (bi o mono-orientati, raggruppati intorno a un
unico nucleo centrale di circolazione verticale per ragioni funzionali) sono in effetti concepite come grandi
elementi di mobilio fisso e disposte secondo geometrie
oblique, affrancate dall’ortogonalità dell’insieme.11
Nel caso degli appartamenti con doppio affaccio contrapposto, la diagonalità della cucina contribuisce a
dilatare lo spazio del soggiorno in direzione della facciata e della luce. Questo movimento trasversale è accentuato dalla posizione arretrata del passa-vivande
che sottolinea come l’area centrale dell’appartamento
sia divenuta la zona pranzo, immersa in una leggera
penombra; un altro frutto dell’esplorazione ponderata
della profondità. Ma ritorniamo un’ultima volta agli
anni Trenta, epoca in cui numerosi progetti di edilizia
residenziale, concepiti quasi contemporaneamente,
propongono un nuovo rapporto tra soggiorno e cucina grazie al ritrarsi di quest’ultima e alla creazione,
questa volta in facciata, di una zona pranzo che si apre
lateralmente sul soggiorno. La «cucina-laboratorio»
inizia ad assumere la forma particolare e specifica (certamente prefigurata dai Jardinette apartments costruiti a Hollywood nel 1927 da Richard Neutra e Rudolf
Schindler) che sarà spesso adottata a Ginevra.
6. Atelier des Architectes, edificio «Les Ailes»
(1957-1959), planimetria tipo. Archivi François
Maurice
Pare che tale soluzione sia stata sfruttata per la prima
volta nell’immobile in Chemin Krieg 3 (1933-1934)
disegnato dall’Atelier des Architectes. In effetti una
superba fotografia di Boissonnas mostra la cucina di
uno degli appartamenti che si prolunga nello spazio
della zona pranzo situato in facciata; un’immagine
più volte pubblicata che rivela l’importanza attribuita
dagli autori a questa configurazione e il carico di modernità che essa veicola.12
Adottando questa soluzione, gli architetti assicurano
il funzionamento di una cucina piccola ma ben attrezzata, il cui senso di spaziosità deriva dall’ampiezza della zona pranzo. Ciò avrà precise conseguenze
sulla configurazione planimetrica delle abitazioni
collettive, giacché si congela definitivamente la connessione laterale tra cucina e soggiorno, contribuendo alla dissociazione del gruppo cucina-zona pranzosoggiorno dal vano scale e, infine, si riafferma la
profondità significativa e ricorrente dei fabbricati ginevrini (tramite l’arretramento della «cucina-laboratorio» rispetto alla facciata e la sua disposizione in
una sorta di «alcova»).
La razionalità tecnica e funzionale degli anni
Cinquanta e Sessanta
Negli anni Cinquanta gli architetti sono indotti a raggruppare le sale da bagno lungo la parete opposta
all’ingresso dell’appartamento, al fine di ridurre il
numero di condotte che collegano appartamenti diversi.13 Tale configurazione si affianca alla generalizzazione del vano scale e dell’ascensore situati in posizione centrale e alla messa in opera di pareti portanti
perpendicolari alla facciata. Questa nuova versione
della planimetria con due affacci contrapposti ha il
doppio vantaggio di rispondere in maniera concreta
alla polarizzazione delle attività familiari fornendo
una soluzione tecnica razionale ed economica.
In effetti i progettisti più concentrati sugli aspetti tecnici sapranno sfruttare alla perfezione i metodi industriali di prefabbricazione e standardizzazione. Uno
dei primi esempi di questa razionalità multipla è il
fabbricato «Les Ailes» (1957-1959), realizzato dall’Atelier des Architectes con il sostegno dell’amministra-
56
ABITARE A GINE VR A
7.
8.
7. Rober t Frei, Christian Hunziker e Georges
Ber thoud, edifici «Schtroumpf» (1977-1984),
sog giorno e zona pranzo (Christian Hunziker, Le
Schtroumpf à Genève, Fricke, Cologne 1986, p. 71)
zione pubblica, che rappresenta la prima esperienza
nella prefabbricazione pesante della ditta Igeco SA.14
L’estetica delle due facciate di questo condominio riflette la logica, a un tempo razionale e funzionale, delle planimetrie degli appartamenti. I due poli domestici
– gli spazi comuni (come minimo una cucina collegata
lateralmente al soggiorno dalla zona pranzo) e quelli
privati (le varie camere da letto) – sono ripartiti su facciate opposte e collegati al centro dal bagno e dall’ingresso adiacente al vano scala e all’ascensore.
Il doppio interesse, a un tempo sociale ed economico,
di questa configurazione è stato ben compreso dai costruttori del secondo dopoguerra, che l’hanno adottata sistematicamente, in particolare nei grandi complessi e città satellite periferiche. Nella Cité-Nouvelle
di Onex-Lancy (1959-1965), a Meyrin-la-Nouvelle (19601964), nelle Torri di Carouge (1955-1973), nella Cité
du Lignon (1963-1971) e ad Avanchet-Parc (1969-1977),
la stessa planimetria standard viene applicata indipendentemente dal contesto in cui si inserisce, riflettendo
così una certa cristallizzazione dei modi abitativi.
Gli anni Settanta: un periodo di crisi
Le contestazioni del 1968 e la presa di coscienza ambientalista seguita alla crisi petrolifera favoriscono,
all’inizio degli anni Settanta, il rilancio del dibattito
sullo sviluppo urbano. La città funzionalista, patrocinata dai ciam a spese del tessuto urbano tradizionale,
perde terreno dinanzi a un ritorno alla città e alla sua
storia che si traduce in un interesse per i quartieri
antichi e la loro evoluzione, oltre che per le abitudini
e modi di vita degli abitanti.
Concepito nel 1977, il progetto «Schtroumpf» degli
architetti Robert Frei, Christian Hunziker e Georges
Berthoud incarna le velleità di quest’epoca. La realizzazione artigianale di questi immobili rompe con i
grandi complessi standardizzati e prefabbricati dei
decenni precedenti e sembra ispirarsi a tematiche
«vernacolari, primitive e informali».15
Nello «Schtroumpf» l’articolazione delle forme lineari, impiantate in maniera libera, contribuisce a frammentare la percezione di un blocco residenziale unitario, ma serve soprattutto a moltiplicare gli affacci;
8. Robert Frei, Christian
Hunziker e Georges
Berthoud, edifici
«Schtroumpf» (1977-1984),
planimetria del quarto
piano (Christian Hunziker,
Le Schtroumpf à Genève,
Fricke, Cologne 1986, p. 27)
l’obiettivo dichiarato dagli architetti è infatti quello di
proporre abitazioni differenziate e identificabili, che
gli abitanti possano sentire subito proprie. Alcuni appartamenti si estendono in lunghezza, mentre la percezione della complessa planimetria con doppia esposizione è ostacolata dallo spazio centrale che assorbe le
deformazioni, si contrae e si dilata mentre crea un movimento circolare. Accentuando questo effetto, lo spazio si divide in altrettante nicchie create dalla prominenza dei blocchi dei servizi dagli «accenti» organici.
Queste ricerche plastiche tipiche degli anni Settanta
prestano il fianco a una critica ricorrente: il rinnovamento formale non si accompagnerebbe a dei cambiamenti interni alla casa.16 Nello «Schtroumpf» l’innovazione tipologica si concentra in particolare nelle
«torri» che ospitano le cucine in facciata e nella disposizione degli appartamenti in testata. Per il resto,
ad eccezione delle particolari geometrie delle planimetria, la disposizione degli spazi domestici è del tutto classica, l’appartamento è ripartito su un asse bilaterale secondo una soluzione piuttosto comune nel
contesto ginevrino, come abbiamo visto finora.
Gli anni Ottanta: il primo concorso
Bisogna attendere il 1985 perché la città di Ginevra
organizzi finalmente – in vista della realizzazione di
un complesso in rue des Ronzades – un «Concorso
per un nuovo habitat economico in ambito urbano»17
che dà in risalto a delle nuove libertà spaziali. Il progetto di Patrick Devanthéry e Inès Lamunière propone due immobili a barra, certo poco spessi, ma che
sfruttano il senso di profondità tramite la dilatazione
dell’ingresso in una vasta area «tubolare» che corre
lungo la parete divisoria, da facciata a facciata.
Il blocco formato dal bagno e dalla camera indipendente sul lato cortile è posizionato di sbieco, secondo
il tema caro agli architetti della «geometria dell’obliquo e della curva»;18 esso induce in questo caso a un
percorso circolare che parte dal centro dell’appartamento e si prolunga lungo la facciata grazie a porte
scorrevoli che accentuano la fluidità degli spazi, mentre consentono agli abitanti di regolare il grado di intimità desiderato.
57
ABITARE A GINE VR A
9.
9. Aeby & Perneger, edifici al Pommier (2001-2005),
pianta del piano tipo («Tracés», n. 22, 2001, p. 29)
10. Patrick Devanthér y, Inès Lamunière, proget to
di concorso, 1985, planimetria ag gregata di due
simplex (Concours pour un nouvel habitat
économique en milieu urbain, Relazione della
giuria, Cit tà di Ginevra, 1985)
10.
L’epoca dei concorsi: riprese e ibridazioni
Dalla metà degli anni novanta l’aumento del numero
dei concorsi per abitazioni a Ginevra – a seguito
dell’attuazione della legge sugli appalti pubblici –
crea un clima di emulazione nella progettazione di
spazi domestici. Numerosi progetti vincitori, pur rispettando il modello del blocco residenziale rettilineo dello spessore di 16 metri imposto da gran parte
dei piani localizzati di quartiere (plq), propongono
tuttavia, per l’utilizzo ottimale di questa profondità,
nuove soluzioni che oscillano tra la ripresa e l’ibridazione di modelli già noti.
Nelle abitazioni ad affitto moderato (hlm) realizzate
da Aeby & Perneger nel quartiere del Pommier,19 lo
spazio centrale tra i due blocchi paralleli e piuttosto
profondi è occupato da un grande atrio, adibito a
«spazio polivalente», ai cui lati si distribuiscono le
stanze dell’appartamento; una soluzione ispirata al
progetto di Maurice Braillard per Montchoisy-DeuxParcs citato all’inizio di questo testo.
Nelle planimetrie presentate a questi concorsi per l’edi-
lizia pubblica, l’accogliente ingresso tipico dell’abitazione borghese diventa uno spazio liberamente convertibile e permette di personalizzare (o meno) le stanze che
vi si affacciano tramite semplici aperture: in alcuni appartamenti tutte le stanze adiacenti a tale sala comunicano attraverso porte doppie, incoraggiando una grande varietà d’impieghi; in altri, una porta a battente
unico suggerisce la presenza di una camera a nord-est,
mentre a sud-ovest la porta doppia denota l’apposizione del soggiorno a una cucina comunicante. Un’altra
recente reinterpretazione delle soluzioni abitative ginevrine consiste in una ibridazione di due modelli già citati, risalenti agli anni Trenta: la planimetria bilaterale
organizzata in strati (corbuseriana) e quella libera su
due arie contrapposte che si sviluppa in trame (braillardiana). Tale ibridazione dà origine alla planimetria a
«baionetta»,20 una disposizione in quinconce degli spazi comuni che consente di preservare a un tempo la
doppia esposizione e la bilateralità dell’alloggio.
Seguendo questa logica, le camere si dispongono in
alternanza sulle due facciate principali, come nella
Note
1. Manfredo Tafuri, Vienne la Rouge. La politique immobilière
de la Vienne socialiste, 1919-1933 (1980), Pierre Mardaga
éditeur, Bruxelles, Liège 1981, p. 206. Edizione originale
Manfredo Tafuri, Vienna la Rossa. La politica residenziale
nella Vienna socialista 1919-1933 (1980), Electa, Milano.
2. Walter Gropius, Fondements sociologiques de l’habitation
minimale sur la population industrielle des villes (1929), in
Architecture et société, Editions du Linteau, Paris 1995, p. 78.
3. Sulla Cité-Vieusseux vedi Isabelle Charollais, Bruno
Marchand, Cités-jardins ou blocs locatifs? Rationalisme et
espace domestique: la Cité-Vieusseux (1928-1932) et l’immeuble
à la route de Frontenex 53-57 (1933-1934) à Genève, in
Isabelle Charollais, Bruno Marchand, Architecture de la
raison. La Suisse des années vingt et trente, PPUR, Lausanne
1991, pp. 165-197.
4. Inès Lamunière, Maurice Braillard: l’immeuble Gallatin
(1911-13). Un prototype pour l’urbanisme genevois?,
in «Faces», n. 13, autunno 1989, pp. 46-49.
5. Vedi a proposito di questo complesso Louis Vincent,
A propos du quartier des Deux-Parcs à Montchoisy-Genève,
in «Das Werk», n. 12, 1929, pp. 353-368.
6. Marina Massaglia, Maurice Braillard, architecte & urbaniste,
Fondation Braillard architectes, Georg Editeur, Genève
1991, p. 151.
7. Maurice Braillard, Square A: première étape de construction
du quartier des Deux-Parcs: architectes Braillard et Vial,
in «Das Werk», n. 12, 1929, pp. 358.
8 . Catherine Courtiau, Un atelier expérimental de concepteurs,
in Luca Bellinelli (a cura di), Le Corbusier. La construction
de l’immeuble Clarté, Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana, Mendrisio 1999, p. 25.
9. Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Oeuvre complète 1929-34,
Girsberger, Zurich 1934, p. 66.
10. Bruno Reichlin, Jeanneret - Le Corbusier, painter-architect, in
Eve Blau, Nancy J. Troy (a cura di), Architecture and Cubism,
Centre Canadien d’Architecture/MIT Press, Montréal,
Cambridge 1997, pp. 202-203.
11. Isabelle Charollais, Bruno Marchand, De l’opacité à la
transparence, in «Faces», n. 21, autunno 1991, pp. 40-45.
12. La cucina-zona pranzo è parte integrante di numerosi
progetti di questo periodo: oltre che nell’esempio citato,
essa viene utilizzata simultaneamente dai fratelli Honegger
nell’immobile Frontenex, 53-57 (1933-34) e da Francis
Quétant nella costruzione in Chemin de Roches, 1-3.
13. All’inizio degli anni trenta l’ingegnere tedesco
M. Mengeringhausen aveva studiato il costo delle guaine
e canalizzazioni idriche in funzione della distribuzione
planimetrica degli appartamenti, la sua analisi è riportata
nell’articolo Le prix de revient des canalisations d’eau dans
les bâtiments, in «Habitation», n. 3, 1932, pp. 21-22.
14. A proposito di questa fabbrica vedi Dominique Zanghi,
Espoirs et aléas de la préfabrication en Suisse romande. Le cas
de l’usine Igeco à Etoy, in «Matières», n. 3, 1999, pp. 86-95.
15. Bruno Zevi, Le gourou des cavernes, in Christian Hunziker,
Le Schtroumpf à Genève, Fricke, Cologne 1986, p. 44.
58
ABITARE A GINE VR A
11.
11. Lopes & Perinet-Marquet, proget to vincitore del
concorso della Petite Boissiere, 2011, planimetria
tipo (documento Lopes & Perinet-Marquet)
12. Aebi & Vincent, edifici a Pinchat (2007-2011),
planimetria ag gregata di due appar tamenti
(documento CI A )
12.
proposta dello studio Bunq per il concorso dei Grands-Hutins a Céligny (2012) e nella recente realizzazione a Pinchat (2007-2010) di Aebi & Vincent. In quest’ultimo caso la doppia esposizione degli spazi comuni è
sottolineata dal loro prolungarsi all’esterno su balconi
continui che corrono lungo le due facciate.
I bandi di concorso e l’economia spaziale ricercata nei
contesti residenziali popolari, in linea con le esigenze
dei plq, spiegano la ricorrente proposta di un’altra soluzione: blocchi abitativi dalle forme irregolari che raggruppano alloggi di varie tipologie e di profondità differenziata; un buon esempio di questa tendenza è il
progetto vincitore del concorso della Petite Boissière realizzato nel 2011 dallo studio Lopes & Périnet-Marquet.
Le circolazioni verticali occupano il centro di un
blocco disarticolato e servono più appartamenti per
livello. In questo caso quelli in testata sono mono o
bi-orientati, mentre quelli interni si allungano sulle
due facciate. Ne risultano abitazioni libere su due
arie, piuttosto profonde, articolate attorno a un nucleo di distribuzione generoso e collegato alla zona
16.
17.
18.
19.
20.
Il progetto riprende alcuni tratti di due esperienze
precedenti: gli «alloggi espansivi a investimento progressivo», progetto in varie fasi sviluppato nel 1969 e premiato
dal «Programme pour une Architecture Nouvelle» (PAN)
del 1972, e gli alloggi economici realizzati sull’Ile
Saint-Denis a nord di Parigi (1975-1977). Vedi su questo
argomento Christian Hunziker, Habitat expansif à
investissement progressif, in «Werk», n. 3, 1973, pp. 303-312 e
«A+U», n. 165, 1984, pp. 57-61.
Christian Moley, L’innovation architecturale dans la pro duction du logement social, bilan des opérations du planconstruction 1972-1978, Plan Construction, Paris 1978, p. 38.
Concours pour un nouvel habitat économique en milieu
urbain, relazione della giuria, Ville de Genève, marzo 1985.
Il concorso non ha condotto a realizzazioni.
Patrick Devanthéry, Inès Lamunière, Projet pour un nouvel
habitat économique, Quartier des Acacias à Genève, 1985, in
«Werk, Bauen + Wohnen», n. 5, 1986, p. 52. Questo
progetto ricorda la Casa Borsalino (1948-1952) costruita ad
Alessandria da Ignazio Gardella.
Progetto vincitore di un concorso organizzato nel 2001
dalla Caisse de Prévoyance du Personnel de l’Instruction
Publique et des Fonctionnaires de l’Administration du
Canton de Genève (cia).
La planimetria a »baionetta» è stata dapprima introdotta
nella Svizzera tedesca. Vedi ad esempio la Siedlung
Leimbach di Galli & Rudolf e la Kolonie Katzenbach di
Zita Cotti, entrambe del 2007.
giorno, un vasto spazio polimorfo variamente utilizzabile. Tale articolazione, risultante dal lavoro sulle diagonali, si rivela un modo efficace di dilatare lo spazio.
Questi pochi esempi contemporanei ci danno modo
di constatare che la doppia esposizione degli alloggi
e lo sfruttamento spaziale della profondità rimangono tra le caratteristiche più apprezzate dagli architetti. La ricerca progettuale, certamente adeguata alla
morfologia urbana ginevrina, ha condotto a soluzioni che hanno ormai raggiunto un elevato grado di
complessità e si rivelano del tutto adeguate alla pluralità degli attuali stili di vita.
* architetto, professore di Critica e Teoria dell’Architettura
all’EPFL
** architetto, ricercatrice al Laboratorio di Teoria
e Storia dell’Architettura all’EPFL
Die Gestaltung von Wohnungen, die von einer Gebäudeseite bis zur
anderen reichen, ging aus der Notwendigkeit hervor, nach Massgabe
der modernen Gesundheitskriterien des 20. Jahrhunderts sowohl Sonneneinstrahlung als auch Frischluftzirkulation zu garantieren. In
Genf nimmt diese Ausprägung eine besondere Form an, die sich aus
der räumlichen und funktionalen Anordnung sowie aus spezifischen wirtschaftlichen Aspekten ergibt. Das Verschwinden des Gegensatzes Strasse/Hof, ein neues Verhältnis zwischen Wohnzimmer
und Küche, die allgemein zur Verfügung stehende Technik und die
industrielle Fertigung beim Bau sind ebenfalls Faktoren, die insbesondere zu einer grossen Tiefe der Gebäude und oft auch zu einer räumlichen Ausnutzung dieser Tiefe durch die Architekten führen.
Wie nun wird diese Tiefe heute genutzt und wie entwickelt sie sich?
Mehrere repräsentative Beispiele zeigen eine ständige Weiterentwicklung und stellen die in der letzten Zeit erfolgte Hybridisierung der
beiden vorherrschenden Modelle heraus, durch die sich der Wohnraum in Genf auszeichnet – die Durchgangsebene in parallelen Linien und die bilaterale Ebene in aufeinanderfolgenden Schichten.
Diese Hybridisierung erfolgt oft durch die Implementierung einfacher
Einrichtungen, etwa durch die Verbindung mittels doppelter Türen
oder die Einrichtung besonderer Aussichtspunkte in der Diagonalen.
Diese Planungsmittel erweisen sich als effiziente Möglichkeit, die
räumlichen Eigenschaften der Durchgangsebene komplexer zu gestalten
und die in Genf vorherrschende urbane Morphologie dabei den unterschiedlichen Gepflogenheiten der Einwohner dieser Stadt anzupassen.
59
ABITARE A GINE VR A
Hochleistungsarchitektur
Die Effizienz Genfer Gebäude
als Grundlage der langfristigen
Energiestrategie
Andrea Roscetti
Architettura di haute performance
L’efficienza degli edifici ginevrini alla base della strategia energetica di lungo termine
700
1.
9%
13%
18
35%
600
16
17%
4%
500
5%
5%
7%
14
4%
12
Indice energetico (MJ/mq*anno)
400
10
3%
6
4
2001-2005
1981-1985
1986-1990
1991-1995
1996-2000
1961-1980
1946-1960
100
1919 - 1945
fino al 1919
200
2
0
0
5
0
10
15
Superficie di riferimento energetico (milioni di mq)
e % sul totale costruito
20
25
Anno di costruzione
Biomassa
Legno
200
175
Olio da risc.
Petrolio grezzo
12’200
Gas
14’900
1’100
8’600
Gas
Telerisc.
Rifiuti
domestici
400
Elettricità
100
10’500
Biomassa, FV
10’100
Acqua
Carburanti
13’800
Petrolio grezzo
10’200
Perdite
Energia elettrica
2805 GWh (24%)
15’800
Energia termica
5940 GWh (51%)
Energia
finale (TJ)
Energia
primaria (TJ)
Mobilità (carburanti,
eccetto aeroporti)
2830 GWh (25%)
2.
8
1%
Litri di olio/mq*anno
300
Energia primaria 15670 GWh
(~ 4 000 W/abitante, con una popolazione di ~ 454 000)
A fine gennaio 2013 è terminata la procedura di consultazione lanciata dall’Ufficio federale dell’energia
riguardante il progetto di sviluppo della strategia
energetica 2050. Essa fissa obiettivi riguardanti sia i
livelli di efficienza da raggiungere sia l’impiego
di energie rinnovabili, al fine di gestire la riduzione
di risorse energetiche dovuta all’uscita dalla produzione nucleare nel medio termine garantendo l’approvvigionamento energetico nazionale. La proposta
ha come obiettivo finale, a metà xxi secolo, una riduzione del 50% dei consumi pro capite rispetto al valore rilevato per l’anno 2000. L’avanprogetto della strategia di lungo termine ha portato alla partecipazione
attiva alla discussione, con contributi inoltrati da quasi 300 tra enti, associazioni e gruppi di interesse sensibili alla tematica. Entro pochi mesi sarà confezionata
la versione definitiva che dopo l’estate arriverà al
Consiglio Federale, al fine di terminarne l’iter legislativo entro il 2015.
Le strategie energetiche di lungo termine sono attive
sin dagli anni novanta e fissano già oggi gli obiettivi a
livello sovranazionale, nazionale e locale: Cantone e
Città di Ginevra promuovono in quest’ambito diverse
azioni specifiche per raggiungere un livello elevato di
sostenibilità energetica entro il 2020 e azzerare l’utilizzo dell’energia nucleare. A livello locale si prevedono interventi su oltre 800 immobili comunali esistenti, la creazione di strumenti che favoriscono il ricorso
alle fonti rinnovabili (solare, biomassa e geotermia) e
la continua ricerca di soluzioni alternative al ricorso
illimitato alle energie fossili.
L’obiettivo per gli edifici di proprietà comunale è particolarmente ambizioso: questi utilizzeranno a regime
esclusivamente risorse rinnovabili per il riscaldamento
degli spazi. Grazie alla riduzione del fabbisogno e alla
sostituzione attuata in due fasi degli impianti di produzione, nel breve termine ci si converte al gas e gradualmente si integrano le fonti rinnovabili.
Il Cantone di Ginevra nel suo complesso consuma annualmente circa 12 000 GWh di energia finale: l’energia termica per gli edifici (principalmente da gas e
olio combustibile) rappresenta oltre il 50% del totale
e la restante parte si divide equamente tra consumi di
elettricità e carburante per la mobilità.
Una parte preponderante dei consumi è imputabile
agli edifici costruiti negli anni sessanta-settanta, come
avviene in altre grandi città d’Europa: tale patrimonio edilizio, su cui ci si appresta a intervenire con le
manutenzioni ordinarie nel corso di questo decen-
1. Periodo di costruzione, super ficie di riferimento energetico
(mq e %) e consumi energetici finali per edifici residenziali
multifamiliari nel Canton Ginevra. Fonte J. Khour y, 2012
2. Consumo di energia del Canton Ginevra
in milioni di kWh, Novatlantis, 2006
Rielaborazione J. Khour y, Università di Ginevra, 2010
nio, dalle stime risulterebbe essere responsabile di
quasi il 20% del fabbisogno di energia termica a livello cantonale. Nei prossimi anni si ipotizza un possibile risparmio di oltre 800 GWh termici grazie agli interventi su questa classe di edifici.
Analizzando i dati riguardanti le superfici costruite da oltre vent’anni con i relativi consumi specifici, appare evidente l’elevata priorità di intervento
sugli stessi per ridurre la domanda energetica complessiva e contribuire al raggiungimento degli
obiettivi di lungo termine che il cantone si è impo-
60
ABITARE A GINE VR A
sto all’inizio del nuovo millennio: gli obiettivi della
«società 2000W» entro il 2050.
I punti principali della nuova strategia energetica
cantonale sono espressi chiaramente, dal marzo
2010, nella nuova legge sull’energia e nei regolamenti attuativi.
Le attenzioni maggiori della nuova legge si concentrano sulla corretta progettazione degli edifici
nuovi e sulla miglior qualità energetica delle ristrutturazioni, prevedendo ispezioni e verifiche sugli edifici esistenti (audit) e verifiche in fase autorizzativa per la parte impiantistica, che si uniscono
a una pianificazione energetica territoriale molto
dettagliata.
Qualità energetica degli edifici targati GE
Il regolamento di attuazione della legge energetica
rappresenta il punto chiave per le definizioni della
qualità degli edifici. Dal 2010 le prescrizioni per gli
edifici di nuova costruzione o per gli ampliamenti
importanti prevedono il concetto di «elevata performance energetica» imponendo il rispetto di un valore limite di fabbisogno piuttosto stringente, affiancato all’obbligo dell’installazione di collettori solari per
la produzione di acqua calda sanitaria. L’obbligatorietà di dotarsi di fonti rinnovabili rappresenta il secondo punto chiave della strategia: a regime esse dovrebbero coprire il 40% dei fabbisogni totali di energia
termica per gli edifici nuovi, la metà rispetto a quanto
imposto a oggi al sud delle Alpi. Per gli ampliamenti
importanti la soglia prevista è pari al 30%.
Rispetto a quanto avviene in altri cantoni, è stato previsto uno snellimento burocratico grazie all’introduzione della procedura semplificata, con l’inoltro di
una parte della documentazione per la fase autorizzativa e il completamento un mese prima dell’inizio dei
lavori.
L’attenzione agli aspetti energetici in fase autorizzativa è maggiore per i progetti definiti «importanti»,
come quelli pubblici o di grandi dimensioni o quelli
che necessitano di deroghe, per cui è obbligatorio
consegnare il concetto energetico. Sono definiti «edifici importanti» gli edifici residenziali esistenti con
superfici riscaldate superiori ai 3000 mq e gli altri
edifici (terziario) superiori ai 2000 mq. Se si prevede
la ristrutturazione in questo caso sono in vigore delle
richieste di fabbisogno energetico maggiorate del
20% rispetto alla norma ed è obbligatorio il ricorso ai
collettori solari in caso di intervento sulle coperture.
Il documento obbligatorio che descrive il concetto
energetico include una descrizione generale con i
principi architettonici e i dettagli tecnici utili a definire le strategie di riduzione del fabbisogno energetico
e di ricorso alle energie non rinnovabili, oltre che
uno studio di fattibilità che dimostri la non convenienza di varianti più performanti. Si deve basare su
un concetto architettonico e tecnico che tenga conto
dei bisogni dell’utenza, dei vincoli e delle opportunità che presenta il contesto di progetto.
La legislazione afferma nuovamente il ruolo esemplare del settore pubblico, che si traduce nell’obbligo di
redigere una strategia energetica per ogni edificio
pubblico, di dotare gli immobili di un certificato
energetico e di esporlo, di valutare le esternalità ambientali nel calcolo della redditività e di conseguire o
considerare nelle varianti lo standard con performance energetica molto elevata per le grandi costruzioni (sopra i 10mila mq di superficie).
A supporto degli interventi è prevista una regolazione del rincaro dei canoni di locazione in funzione
degli interventi di miglioramento, che si affianca al
sistema federale e cantonale di incentivazione degli
interventi di risanamento energetico.
A livello cantonale è previsto anche il controllo sui
consumi reali di tutti gli immobili: a partire dal 2013
anche per i piccoli edifici vige l’obbligo di calcolare e
trasmettere l’indicatore di dispersione di calore, denominato idc – indice de dépense de chaleur –
espresso in mj/mq anno, che identifica la quantità
annua di energia utilizzata per il riscaldamento e la
produzione di acqua calda da un determinato edificio in rapporto alla superficie riscaldata.
L’Ufficio dell’Energia è in grado così di popolare il
catasto energetico, strumento utile per valutare le
performance energetiche del parco immobiliare ginevrino e individuare gli edifici problematici.
Nella pratica se l’idc di un determinato edificio supera una determinata soglia, è previsto l’obbligo di esecuzione di un audit energetico per la valutazione del
sistema edificio-impianto, finalizzato alla produzione
di scenari per il risanamento energetico utilizzabili
per l’intervento obbligatorio negli anni successivi.
L’obbligo di verifica periodica dei consumi, tramite
indici o contabilizzazione energetica, è in vigore anche per la produzione di freddo per la climatizzazione con impianti con potenze medie ed elevate (>20
kW), la cui nuova installazione è scoraggiata da una
rigida normativa.
61
ABITARE A GINE VR A
401.18
401.15
401.06
pente 1.5%
401.15
401.03
400.72
plafond en bois
FT01 - fenêtre
bois-métal
rail à rideau
Silent Gliss 6035
dalle de loggia préfabriquée
avec pente vers l'extérieur,
pose sans isolation au raccord
à la dalle coulée sur place
398.33
398.30
398.21
398.16
pente 1.5%
398.30
398.18
397.76
397.88
397.76
faux-plafond métallique
suspendu
isolation Lambda roof
sur largeur 1m depuis
vitrage d'entrée
faux-plafond métallique
suspendu
var.
La definizione di «elevata performance energetica»
per nuovi edifici rende obbligatorio il ricorso all’etichettatura Minergie® o a costruzioni con un fabbisogno che rispetti valori più stringenti rispetto alla norma sia 380/1: almeno del 20% inferiore al limite, che
rappresenta la soglia massima ammissibile a oggi per
edifici nuovi in Ticino.
In caso di ristrutturazione il regolamento non prevede un inasprimento delle soglie rispetto alla norma
ma, come per gli ampliamenti, obbliga al ricorso dei
collettori solari. Per i piccoli ampliamenti la legge ginevrina richiede una trasmittanza (valore U) inferiore del 15-25% rispetto ai limiti di norma per essere
definiti di alta qualità.
Il modello definito si applica anche alla definizione
di «edifici con performance energetica molto elevata»: o si costruisce Minergie-P® oppure con un fabbisogno al di sotto del 50% dei limiti sia. Il ricorso alle
energie rinnovabili in questo caso è ulteriormente
elevato sino a coprire la metà del fabbisogno termico.
vitrage système Jansen VISS-TV
caniveau Aco passavant V100
béton lavé
chape
étanchéité
baraprène
Delta-MS
isolation Lambda roof
double placoplâtre
chape
terrazzo
niv.-1
hall d'entrée
395.01
200
Oleg Calame
Abitazioni e spazi commerciali
in Chemin des Cour tillets a Lancy
Sezione ver ticale della facciata
in corrispondenza dello
zoccolo, ingresso, PT, P1.
200
Devanthér y-Lamunière
Villa urbana alla Roseraie
Sezione ver ticale, orizzontale e
vista delle finestre tipo D ed E.
Isolamento esterno 16 cm.,
serramento esterno in legno,
montato a filo esterno della
facciata.
62
ABITARE A GINE VR A
SDUTXHW FP
FKDSHFLPHQWFP
LVRODWLRQSKRQLTXH[FP
GDOOHED
FP
HQGXLWSOkWUH
FP
GDOOHWWHVVXUWDTXHWVHWFURLVLOORQV
EDQGHGHVHUUDJHLQR[
UHOHYppWDQFKpLWpjFPGHQLYÀQLLQWpULHXU
WDTXHWV;36
pWDQFKpLWp(3
GpJRUJHRLU PPDYHFSODTXHGHFROODJH
GpERUGHPHQWVHORQGpWDLODQQH[H
pWDQFKpLWpFXQHWWH
À[DWLRQSRUWHVIHQrWUHVVXUGDOOH
SURÀOpVDOXPLQLXPW\SHUH\QHDUV
V\VWqPHJDUGHFRUSVW\SH
JODVWURHVFKVZLVVUDLOLQJÁDW
YHUUHIHXLOOHWpjERUGVURGpV
YHUUHpPDLOOpVXUKGHÀ[DWLRQ
COMPOSITION TOITURE
gravier rond lavé 50 mm
voile de polyester non tissé
étanchéité EP4V 4 mm
étanchéité EGV 3.5 mm
isolation EPS 70-280 mm
barrière vapeur EGV 3.5 mm
dalle de béton armé 220 mm
JDUGHFRUSVYHUUHW\SHJODVWURHVFK
S
\S
\
GDOOHWWHVEDSUpIDEWDTXHWVFURLVLOORQV FP
OppWDQFKpLWpELWXPLQHX[(3 FP
OpGHSURWHFWLRQSURYVFRQVROH(3FP
GDOOHEDQHUYXUpH
FP
SUpGDOOHEDSUpIDEULTXpIRQGGHFRIIUDJH FP
GARDE-CORPS
main-courante horizontale fer plat 50x10 mm
barraudage vertical fer plat 36x6 mm
fixation entre éléments de façade réfabriqués
tête de mur brut
alignement p-f couliss. CP155
joint silicone (gris)
À[DWLRQIHQrWUHV
sur allège panneau sandwich
SURÀOpVDOXPLQLXPW\SHUH\QHDUV
parois de séparation balcons:
cadres en profils métalliques 40x40 mm
couverts par tôles perforées
MRLQWVHQWUHpOpPHQWVSUpIDEULTXpV
EPDM TENSA NEOFERMA
JULV
PDVWLFK\EULGHFP
serrurerie en thermolaqué anthracite mat
SHLQWXUHLQWpULHXUH
enduit plâtre
1.5 cm
SDQQHDXVDQGZLFKSUpIDEULTXp
DOOqJHEDSUpIDE FP
isolation therm. EPS
18 cm
SDUHPHQWEpWRQDSS FP
DALLE BALCON
dalle de béton armé 320 mm
élément préfabriqué
finition brute
fixation par console isolante
contre dalle d'étage
FODYDJHYHUWLFDO [[FP
SDUTXHW FP
chape ciment
8.8cm
LVRODWLRQSKRQLTXH[FP
GDOOHED FP
enduit plâtre
1 cm
DALLE D'ETAGE TYPE
carrelage grès-cérame 10 mm
chape flottante 70 mm
chauffage au sol
feuille PE
isolation phonique 20 mm
dalle béton armé 220 mm
pulsion air frais noyée
plafond lissage plâtre
dispersion blanche
plafonnet diffusion air
SXOVpHQYFP3/ml)
SOTTAS
UHWRXUpWDQFKpLWpVXUSUpIDEULTXp
réserve architecte
IDoDGHqPH
FAÇADES SUR PARC
élément porteur préfabriqué monolithique
en béton armé 180 mm
vert teinté dans la masse
surface ondulée selon matrice
Bassicarella Architectes
Appar tamenti in Chemin des Fleurettes
Sopra: riduzione del ponte termico dovuto
ai balconi grazie all’ elemento Schöck
Isokorb tipo K150.
fenêtres balcons:
cadres bois sapin abouté,
double-vitrage isolant
U = 1.0 W/m2k, Rw = 32 dB
fenêtres rez et attiques:
bois-métal thermolaqué anthracite
double-vitrage isolant
U = 1.0 W/m2k, Rw = 32 dB
Sot to: isolamento in EPS da 18 cm,
intergato in pannello sandwich
prefabbricato. Isolamento fonico nel
pavimento di 2+2 cm. Canali di
ventilazione da 75 mm posati nel get to
della solet ta.
FAÇADES SUR RUE & PIGNONS
élément porteur préfabriqué de façade:
parement ext. béton armé min. 80 mm,
vert teinté dans la masse,
surface ondulée selon matrice
isolation PE 150 mm
panneau porteur béton armé gris 150 mm
lissage plâtre
dispersion blanche
élément de corniche préfabriqué
fixation par console isolante
contre dalle d'étage
MPH architectes
Abitazioni al Foyer de Sécheron
Tet to con spessore isolante 20 cm.
Le facciate sono rivestite da elementi
prefabbricati in CA ondulati e colorati in
pasta in verde in 3 formati, lo spessore
di isolante 15 cm. in PE. Serramenti in
legno-metallo con vetri termoisolanti da
1 W/mq°K.
fenêtres:
bois-métal thermolaqué anthracite
double-vitrage isolant
U = 1.0 W/m2k, Rw = 32 dB
63
ABITARE A GINE VR A
A fianco del calcolo obbligatorio dell’idc, l’associazione dei comuni ginevrini (acg) ha intrapreso con il
sostegno del Cantone nel 2011 una campagna di termografia aerea sul territorio per visualizzare le dispersioni energetiche dalle coperture degli edifici.
Ciò rappresenta uno strumento di diagnosi preliminare per la qualità degli involucri, disponibile su piattaforma gis e consultabile online.
A livello pianificatorio il Cantone obbliga i piani direttori a includere strategie e concetti energetici a livello territoriale, che dettaglino obiettivi di medio e
lungo termine e forniscano gli strumenti pratici per
facilitare lo sfruttamento del potenziale delle fonti di
energia rinnovabile e pianificare le nuove infrastrutture energetiche. È prevista anche l’imposizione della
creazione di reti di distribuzione energetica per migliorare l’efficienza complessiva e sfruttare e ottimizzare le risorse locali.
Il concetto energetico territoriale è definito come un
approccio elaborato a scala locale, indirizzato a organizzare le interazioni tra l’ambiente e i soggetti istituzionali, professionali ed economici presenti, a ridurre
i fabbisogni energetici grazie alla costruzione di edifici che rispettino standard di elevata prestazione
energetica e utilizzino tecnologie di conversione
energetica efficaci sfruttando il potenziale energetico
rinnovabile locale e gli scarti termici.
Teoria e pratica: misure sugli edifici
A fianco delle nuove realizzazioni di alta qualità energetica e che considerano vari aspetti della sostenibilità ambientale ci sono i grandi interventi sul patrimonio edilizio esistente.
Il Gruppo Energia dell’Università di Ginevra – che
opera da oltre tre decenni anche sulla tematica dell’efficienza energetica degli edifici – ha effettuato negli
ultimi anni analisi di dettaglio anche sui grandi complessi residenziali della città: il Pommier, tre fabbricati
nuovi ad elevata qualità energetica a Grand Saconnex
e il primo intervento di riqualificazione di un grande
edificio residenziale da oltre 5000 mq ad Onex.
Il nuovo complesso, realizzato nel 2004 secondo lo
standard Minergie®, presentava valori di consumo reale di oltre il triplo rispetto a quanto previsto in fase di
progettazione. Le reali condizioni di utilizzo dell’edificio, quali le temperature interne più elevate, i tassi
di ventilazione superiori al previsto, gli elementi ombreggianti mal gestiti in inverno, unite a elementi trascurati in fase di realizzazione (presenza di ponti termici) giustificherebbero l’incremento del fabbisogno
energetico. L’analisi evidenzia la convenienza nel lungo termine di un maggiore isolamento dell’involucro
ma suggerisce di non considerare i risultati dei calcoli
standard di fabbisogno per valutare i consumi futuri,
influenzati dalle reali condizioni di utilizzo causate
dal comportamento degli occupanti.
L’analisi dell’immobile riqualificato di Avenue du
Gros-Chêne 40-42, risalente al 1963, si avvale di un
monitoraggio continuo per la valutazione dell’intervento di ristrutturazione secondo lo standard Minergie®. È stato realizzato il confronto con i valori
calcolati in fase di progetto e con la parte restante del
complesso al civico 36-38, identico a quello in analisi
ma soggetto esclusivamente all’intervento di allacciamento alla rete di teleriscaldamento locale.
Gli interventi effettuati sul primo blocco, vale a dire il
miglioramento termico dell’involucro e la chiusura
dei balconi trasformati in logge vetrate, l’installazione dei collettori solari e del sistema di ventilazione
meccanica, hanno però portato a risultati inferiori
rispetto a quanto preventivato. L’analisi dei dati rilevati è rappresentativa poiché l’edificio ha le caratteristiche della media del parco edilizio residenziale ginevrino costruito negli anni sessanta: multipiano,
tipologia traversante, con balconi su tutta la lunghezza della facciata e alimentato a olio combustibile.
L’indice di consumo termico pre-intervento si situava
poco sopra la media, 670 mj/mq anno, mentre oggi si
è ridotto a 390 mj/m2 anno, grazie al risanamento
effettuato e all’allacciamento alla rete cadiom di teleriscaldamento. I costi globali dell’intervento si sono
attestati a circa 1000 chf/mq di sre, di cui due terzi
sono strettamente legati al miglioramento energetico.
L’esperienza è stata giudicata come positiva, anche se
sembrerebbe possibile identificare lacune e margini
di miglioramento, grazie al monitoraggio dettagliato
e al raffronto con i calcoli teorici. Si potrebbero ridurre le temperature interne degli appartamenti e
gestirle in funzione dell’orientamento, oggi sono oltre
2°C superiori al necessario. Sarebbe inoltre necessario responsabilizzare gli occupanti sul corretto utilizzo delle logge vetrate, che rappresentano l’elemento debole dell’involucro quando non vengono gestite
correttamente sia nella stagione invernale, a causa
delle dispersioni termiche, sia in quella estiva, per
proteggere di giorno e raffrescare di notte.
Dalla rassegna delle azioni in atto a livello istituzionale, risulta evidente la volontà politica congiunta a livello cantonale e comunale riguardo gli obiettivi energetici di lungo termine: l’efficienza del parco edilizio
pubblico e privato e del sistema energetico locale è
centrale nella strategia complessiva di riduzione dei
consumi. A livello cittadino è evidente la stretta collaborazione tra i diversi attori. Il comune e l’azienda
energetica multiutility sig hanno strategie comuni
per quanto riguarda l’installazione degli impianti di
generazione che sfruttano energia rinnovabile e le
reti di distribuzione del calore.
Gli studi effettuati sugli edifici di elevata qualità energetica da poco realizzati o risanati, mostrano la necessità di interventi più efficienti unita alla sensibilizzazione dell’utenza, per non vanificare gli sforzi
progettuali ed economici intrapresi. Il potenziale di
64
ABITARE A GINE VR A
risparmio delle nuove costruzioni ricade anche
nell’impatto sui consumi energetici per i trasporti,
uno degli obiettivi della pianificazione urbana ginevrina è riportare gli abitanti verso la città, e ciò avrà
un impatto enorme a livello di mobilità sostenibile e a
una ridefinizione del livello di qualità di vita.
Si ringrazia J. Khoury del Gruppo Energia dell’Università
di Ginevra per la disponibilità dei dati.
Bibliografia
– http://etat.geneve.ch/dt/energie
– http://ge.ch/geoportail/infoenergie/
– M. Garbely, L’ancrage de la politique de l’énergie dans la
législation, Office cantonal de l’énergie (OCEN),
febbraio 2013
– Directive relative au concept énergétique de bâtiment,
République et Canton de Genève, Département
de la sécurité, de la police et de l’environnement,
Service de l’énergie, 2010
– J. Khoury, Rénovation énergétique des logements: un défi pour
Genève, Université de Genève, marzo 2012
– F. Mermoud, J. Khoury, B. Lachal, Suivi énergétique du
bâtiment 40-42 de l’avenue du Gros-Chêne à Onex (GE), rénové
selon le standard MINERGIE® - Aspects techniques et
économiques, Université de Genève, 2012
– Thèse J-M. Zgraggen, Bâtiments résidentiels locatifs à haute
performance énergétique: objectifs et réalités. Retour d’expérience
basé sur le suivi énergétique approfondi d’un complexe de logements
Minergie (Pommier à GE), Université de Genève, 2010
Genfer Wohngebäude sind ein Schwerpunkt der kantonalen Energiestrategie, da 50 % des lokalen Energieverbrauchs auf sie entfallen.
Das neue kantonale Energiegesetz aus dem Jahr 2010 vereinfacht die
bürokratischen Verfahren, stellt jedoch neue Anforderungen an Neubauten und an sanierte Gebäude. Die Handlungsfelder sind vielfältig.
Bei Neubauten wird der Mindesteffizienzstandard über die Norm
SIA 380/1 hinaus angehoben, für Bestandsgebäude muss ein hoher
Anteil von Energie aus erneuerbaren Energiequellen nachgewiesen
werden. Für alle Gebäude muss die Wärmebedarfskennzahl berechnet
werden. Bei öffentlichen und sehr grossen Gebäuden sieht das Verfahren die Erstellung eines Energiekonzepts vor, in dem das Umfeld des
Bauvorhabens und die örtlich verfügbaren Energiequellen berücksichtigt werden müssen. In den letzten Jahren hat die Energiegruppe der
Universität Genf Daten gesammelt und detaillierte Analysen zu neuen
und sanierten Gebäuden erstellt, die den Minergie-Standards entsprechen. Bessere Gebäudehüllen sind in Hinblick auf den Energieverbrauch die beste Investition, aber das Verhalten der Bewohner übt einen
grossen Einfluss auf den Verbrauch von hochwertigen Gebäuden aus.
65
ABITARE A GINE VR A
Bassi Carella foto Didier Jordan
Appartamenti in
Chemin des Fleurettes
L’edificio situato nel quartiere della «Ginevra internazionale» pone termine al processo dei piani di
quartiere iniziato oltre venti anni fa. Il declassamento
di questa zona residenziale di lusso ad area di sviluppo 3 contribuisce a mitigare l’enorme carenza di alloggi della città di Ginevra e, più in generale, dell’intero Cantone.
Il bando del concorso su invito insisteva principalmente sull’esigenza di edificare una grande varietà di
alloggi, dal monolocale al duplex di sette locali.
La densità degli immobili e i loro allineamenti hanno
stimolato lo sviluppo di planimetrie che consentono
di ridurre gli affacci diretti sulle costruzioni circostanti. La diagonale afferma il proprio dominio sugli
spazi vuoti.
La decisione di costruire un immobile a stecca, profondo 15 m, si deve in parte alla volontà di rispettare
la mappa parcellare redatta dagli urbanisti responsabili del piano di quartiere.
L’ingresso principale del fabbricato è costituito da un
incavo nello zoccolo che sbocca in un ampio atrio ve-
trato alto due piani e mezzo. La luce naturale che invade questo spazio valorizza anche l’accesso pedonale al parcheggio. La «messa in scena» di un generoso
spazio di ingresso risponde alla volontà del committente di creare un bene immobiliare dalle qualità
ben definite.
Ai mono e bilocali del piano terra fanno seguito gli
alloggi di 4,5 e 6,5 locali ubicati al primo, secondo e
terzo piano, mentre al quarto piano e negli attici trovano posto duplex di ben 7 locali. L’ampio open space
che caratterizza gli appartamenti di maggiori dimensioni è prolungato da balconi che danno modo di apprezzare il paesaggio vicino e lontano.
La facciata, composta da lastre in calcestruzzo prefabbricato, si espande in balconi e vetrate continui
che racchiudono con grande fluidità le varie tipologie abitative.
La scansione dei balconi e la loro mancata sovrapposizione sono state sfruttate per creare una dinamica
di rotazione del volume e rimarcare la «diagonalità»
che caratterizza gli appartamenti.
Immobile residenziale,
Chemin des Fleurettes 3; Ginevra
Architet ti Andrea Bassi, Rober to Carella,
Bassicarella Architectes; Ginevra
Collaboratori A. Miola, J. Kurzo, O. Lauechli,
B. Henriques
Date concorso a invito 2007
realizzazione 2011-2012
66
ABITARE A GINE VR A
67
ABITARE A GINE VR A
Pianta attico
Pianta piano rialzato
Pianta quarto piano
Pianta secondo piano
Pianta piano seminterrato
Sezioni
68
ABITARE A GINE VR A
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ABITARE A GINE VR A
70
ABITARE A GINE VR A
71
ABITARE A GINE VR A
Dévanthér y & Lamunière foto Fausto Pluchinot ta
Villa urbana alla Roseraie
«Villa urbana» suddivisa in appartamenti – uno per
piano – dotati di accesso indipendente tramite ascensore e di una grande terrazza aperta a sud-ovest, la
costruzione poggia su uno zoccolo in cemento pigmentato che riprende il vecchio muro di sostegno e
ospita – allo stesso livello – l’ingresso, i garage e le
cantine.
È un edificio sopraelevato dalle facciate differenziate, caratterizzate sul lato a valle da grandi vetrate e
ampi balconi in aggetto e, sul lato a monte, da finestre ritagliate nello spessore della facciata come quadri sul bosco. Tali aperture distribuite nella nudità
della facciata affermano all’esterno la continuità planimetrica. All’interno la grande finestra fissa priva di
parapetto, dalla cornice in larice, poggia su una panca. La ventilazione è assicurata da persiane in legno
munite di gelosie. Una tenda regola l’oscuramento.
Per le loro caratteristiche – gli orientamenti diversificati e l’accesso indipendente tramite ascensore – gli
appartamenti, che occupano l’intero piano, si presentano come altrettante «ville urbane». Ciascuna abitazione è caratterizzata da una grande infilata di locali:
biblioteca, soggiorno, sala da pranzo e cucina a sud.
Pareti scorrevoli consentono eventuali chiusure. Un
mobile appendiabiti separa le zone giorno e notte (a
nord) senza tuttavia compromettere la continuità e
la fluidità spaziale dell’insieme dell’appartamento.
I balconi disposti in quinconce consentono ai residenti di celarsi agli sguardi dei vicini, ma lasciano fluire la luce e l’aria come avverrebbe in un duplex. Si
tratta, data la loro ampiezza, di vere e proprie terrazze; un’espansione degli spazi abitativi che rimanda al
concetto di villa mentre ne elude la necessità, limitando così il consumo di territorio.
Grazie alla sua posizione ai margini dell’abitato questo immobile dagli affacci multipli permette di combinare i vantaggi della vita cittadina con il bisogno di
intimità.
Villa urbana
Avenue de la Roseraie; Ginevra
Architet ti dl-a, designlab architecture
Ginevra
Collaboratore V. Clavien
Ingeniere civile Pillets SA ; Bernex
Ingegnere RV SB technique C V ; Ginevra
Ingegnere sanitario Schumacher sa; Losanna
Impresario costrut tore Consorzio Massey; Ginevra
Date concorso 2006
realizzazione 2007-2009
SA ;
72
ABITARE A GINE VR A
73
ABITARE A GINE VR A
Pianta piano tipo
Pianta primo piano
Sezioni
74
ABITARE A GINE VR A
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ABITARE A GINE VR A
76
ABITARE A GINE VR A
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ABITARE A GINE VR A
MPH
Architectes foto Thomas Jantscher
Abitazioni al Foyer
de Sécheron
La realizzazione è il frutto di un concorso in due tappe organizzato dalla città di Ginevra riguardante un
intero isolato. mph Architectes, dopo aver sviluppato
il piano di insediamento, stabilito le sagome dei cinque futuri edifici e le regole destinate ad assicurare
l’unitarietà architettonica del complesso, ha poi condotto la realizzazione di due fabbricati, del parcheggio e del parco.
I due edifici residenziali hbm (ad affitto moderato) si
inseriscono in questo insieme di cinque blocchi, ripartiti su un unico lotto, le cui volumetrie consentono di preservare la vegetazione arborea esistente e
lasciano spazio a un parco pubblico centrale. Ubicati
a nord e a ovest del complesso, essi costeggiano rispettivamente i binari delle ffs e l’Avenue de France. Gli
attici non arretrano rispetto alle facciate sulla strada
così da orientare gli immobili verso il parco interno.
L’architettura dei fabbricati ne sottolinea la vocazione residenziale e urbana, mentre la geometria esalta
l’unitarietà dello spazio pubblico; gli angoli smussati
degli affacci sull’interno del lotto aprono vedute laterali sull’ambiente cittadino con cui il complesso stabilisce un rapporto privilegiato.
Costruzione
I vani scala costituiscono i nuclei verticali della struttura portante. Solai e pareti interne sono stati gettati
in opera. Il colore verde delle facciate, costituite da
elementi prefabbricati in calcestruzzo dalla superficie irregolare alti da solaio a solaio, rimanda alla pregevole vegetazione del sito. Tutte le aperture hanno la
stessa altezza, le testate dei solai sono marcate lungo il
perimetro degli edifici e degli ampi balconi continui
si affacciano sul parco.
Tecnica
Il riscaldamento dell’intero complesso è assicurato
da un impianto centralizzato, collocato nel piano interrato dell’edificio ovest, collegato alla rete di teleriscaldamento gln (Genève-Lac-Nations) della società
sig. Il rispetto dello standard energetico Minergie
garantisce la ventilazione ottimale a finestre chiuse e
un grande comfort acustico.
Programma di unità, organizzazione
I piani inferiori – seminterrati – ospitano allo stesso
livello sia gli ingressi che i locali tecnici e di deposito,
ciò consente di sfruttare al massimo la volumetria per
le abitazioni ai piani superiori. Gli appartamenti sono
progettati per ottimizzare le superfici abitabili nel
pieno rispetto delle norme hbm: niente corridoi, ma
una distribuzione dei locali a partire da un vestibolo
luminoso e aperto su un vasto spazio multifunzionale
(soggiorno, cucina, zona pranzo) che si affaccia sul
parco. Il raggruppamento dei servizi permette di razionalizzare gli impianti e – nell’edificio ovest – il dimensionamento della cucina consente in qualsiasi
momento di «chiudere» quest’ultima tramite un mobile o un tramezzo.
393.70
poussettes
78
/ jeux
ABITARE A GINE VR A
Abitazioni al Foyer de Sécheron
Immobili a pigione moderata; Ginevra
Commit tente Fondazione della Cit tà di Ginevra per gli allog gi sociali
Architet ti Olaf Hunger, Nicolas Monnerat, Franck Petitpierre,
MPH architectes; Lausanne
Capo proget to A. Wagnières
Collaboratrice C. Gantner
Direzione lavori Patrick Defago, Samuel Big gel, Olivier Bolay, Quar tal; Vevey
Ingegnere civile Amsler, Bombeli et Associés S A ; Losanna
Ingegnere RCVS Ingénieurs Conseils S A ; Carouge
Date concorso 2003
proget to e realizzazione 2008–2011
79
ABITARE A GINE VR A
Pianta piano attico
Pianta piano tipo
Pianta primo piano
07
06
05
09
03
08
04
10
11
12
16
15
14
13
12
11
10
9
1
2
3
4
5
6
7
8
Décai
ss.
-60 cm
P3
Pianta piano seminterrato
80
ABITARE A GINE VR A
Sezione
81
ABITARE A GINE VR A
82
ABITARE A GINE VR A
83
ABITARE A GINE VR A
Annette Gigon
Mike Guyer foto Joël Tet tamanti
Residenza Pré-Babel
L’edificazione di immobili residenziali di altezza e tipologia differenti all’interno dell’ex parco e centro
sportivo Pré-Babel risponde al principio della densificazione scrupolosa che consente di preservare la continuità degli spazi verdi e gli alberi esistenti.
La prima fase dell’intervento – Pré-Babel I – comprende tre immobili a tre piani (edifici 1, 2 e 3) per un totale di ventotto abitazioni d’alta gamma in condominio.
Nella seconda fase – Complesso residenziale del Parco
di Grange-Canal – è prevista la costruzione sullo stesso
lotto di tre palazzi più alti destinati a ospitare appartamenti di fascia media e – nel rispetto della legge ginevrina sulle costruzioni – anche alloggi sovvenzionati.
Una delle sfide nell’urbanizzazione di questo parco è
stata quella di trovare il linguaggio architettonico e gli
involucri più adatti alle tre tipologie abitative.
La distribuzione e la forma degli immobili creano
un’alternanza tra spazi alberati e superfici erbose. Le
unità abitative, con triplo o quadruplo affaccio, godono tutte di un variegato panorama di prati e boschetti.
I viali di accesso agli edifici 1, 2 e 3 serpeggiano all’interno del parco e conducono a ingressi leggermente
ribassati rispetto alla quota del terreno. Allo scopo di
alterare il meno possibile il paesaggio del parco gli accessi ai parcheggi sotterranei sono completamente nascosti alla vista. Le vie di accesso al parco e al parcheggio sotterraneo confluiscono nel vestibolo di ingresso
di ciascun immobile. I corrimano in acciaio cromato e
i pavimenti grigio chiaro in graniglia e marmo artificiale contribuiscono a espandere otticamente lo spazio. Gli ingressi degli appartamenti sfoggiano porte in
rovere scuro accostate a dispositivi di illuminazione
dello stesso formato. Le spoglie pareti in cemento a vista contrastano con questi elementi di estremo pregio.
La tromba delle scale rischiarata dalla luce naturale
serve due o tre appartamenti e un monolocale per piano. Le abitazioni – disposte su un unico livello – hanno
dimensioni generose, tre affacci e soffitti dell’inconsueta altezza di 2,70 metri. A partire dall’ingresso si dividono in due aree principali: da una parte la zona giorno
con cucina, sala da pranzo, soggiorno e biblioteca,
dall’altra la zona notte composta da camere letto, sale
da bagno e guardaroba. Tutti gli appartamenti sono
dotati di un balcone coperto e di una veranda vetrata.
Una delle abitazioni all’ultimo piano di ciascun immobile possiede un accesso indipendente a una vasta terrazza sul tetto riparata da una sorta di padiglione.
Nella composizione degli immobili – di ispirazione
quasi classica – si combinano elementi in calcestruzzo
prefabbricato orizzontali e verticali. Alle bande orizzontali tinteggiate in grigio si accostano pannelli verticali di larghezza variabile, la cui tonalità gialla richiama il colore della pietra calcarea impiegata nelle
costruzioni ginevrine. Finestre scorrevoli realizzate
con snelli profilati in alluminio si alternano agli elementi in cemento di colore giallo. Le finestre e i parapetti specchianti riflettono la vegetazione arborea
circostante. Tali elementi rafforzano inoltre l’impressione trasmessa dalla facciata di una «trama geometrica intessuta di fili d’argento».
Résidence du Pré-Babel
Résidence du Parc de Grange-Canal
1
3
2
84
ABITARE A GINE VR A
Complesso residenziale Pré-Babel, Ginevra
Commit tente Frontimmo SA ; Chêne-Bougeries; Ginevra
Architet ti Annet te Gigon / Mike Guyer; Zurigo
Collaboratori concorso: G. Daf flon, K. Fröhlich
realizzazione: G. Daf flon, M. Clivio, C. Jahn,
A. Pochon, P. Rabijns, K. Fröhlich, M. Wagner
Direzione lavori–appalti Rober to Carella architectes; Ginevra
Architet to paesag gista Schweingruber Zulauf architectes paysagistes; Baden
Calcoli strut turali Fiechter ingénieurs S A ; Chêne-Bourg
Impianti elet trici ECE SA ; Bernex
Domotica R yser Eco S . A . R . L .; Ginevra
Mike Humber t; Ginevra
Date concorso 2003–2004, 1er prix
proget to–realizzazione 2004–2008
85
ABITARE A GINE VR A
Piano attico
Primo piano
Secondo piano
Piano terreno
Sezioni
86
ABITARE A GINE VR A
87
ABITARE A GINE VR A
88
ABITARE A GINE VR A
89
ABITARE A GINE VR A
2dlc &
Oleg Calame
foto Fausto Pluchinot ta
testo Charles Pictet
Abitazioni e spazi commerciali
in Chemin des Courtillets a Lancy
Il progetto è il frutto di un concorso su invito bandito
per la realizzazione di ventiquattro appartamenti,
vari spazi commerciali, un parcheggio pubblico e un
altro, coperto, riservato ai residenti.
L’edificio completa un’isola residenziale. È ubicato
lungo una strada in leggera pendenza.
A monte, la testata dell’immobile si affaccia su una
piazza. Al fine di attenuare le limitazioni tipologiche,
la planimetria della porzione residenziale si sovrappone a quella del piano interrato.
L’ingresso pedonale all’edificio è collocato nel punto
più basso della strada laterale. La circolazione si divide così tra il marciapiede che segue la pendenza naturale del terreno e un piazzale semi-privato ribassato cui si accede tramite una scala.
Questo dispositivo consente di collocare tre scale
all’interno di un unico, ampio atrio che non intacca
la volumetria destinata alle abitazioni.
La struttura dell’edificio è in cemento armato gettato
in opera. Le facciate portanti sono costituite da elementi prefabbricati in calcestruzzo.
Edificio abitativo e commerciale
in Chemin des Courtillets
a Lancy – Ginevra
Commit tente Cit tà de Lancy
Architet ti 2dlc & Oleg Calame
architet ti associati; Ginevra
Collaboratori D. Walther, J. Loiacono
Ingegnere civile ESM Ingegneria SA; Ginevra
Ingegnere elet trotecnico Dumont-Schneider SA;
Plan-les-Ouates
Consulente energetico CSD Ingénieurs SA; Onex
Date proget to 2005
realizazzione 2007–2009
90
ABITARE A GINE VR A
91
ABITARE A GINE VR A
Pianta terzo piano
Pianta secondo piano
Pianta primo piano
0191
211
3
54
15111
678
432
Sezioni
Pianta piano terreno
92
ABITARE A GINE VR A
pente
8.8%
Pianta piano seminterrato
93
ABITARE A GINE VR A
94
René Risi
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ORDINE DEGLI ARCHITETTI
A cura di
Claudio Castiglioni
Ordine Architetti
Ppc di Varese
Una città e il suo lago
È stato recentemente presentato alla stampa nelle
splendide sale di Villa Recalcati, sede della Provincia di
Varese, il concorso di idee per la progettazione di infrastrutture di servizio e nuove architetture per la valorizzazione del percorso ciclopedonale del lago di Varese.
L’iniziativa è frutto di un grande lavoro di collaborazione e organizzazione iniziato lo scorso anno tra l’Ordine Architetti e la Provincia di Varese, con l’Agenzia
del Turismo e i Comuni i cui territori insistono sulle
rive del lago – Varese, Azzate, Bardello, Biandronno,
Bodio Lomnago, Buguggiate, Cazzago Brabbia, Galliate Lombardo, Gavirate.
Il supporto e il contributo di così tante realtà ha reso
possibile dare forma e concretezza all’idea di intervenire a supporto dei tanti convinti fruitori del percorso e di giungere alla redazione di un bando
concorsuale, il cui obiettivo mira alla realizzazione
di costruzioni di notevole qualità architettonica lungo la pista ciclabile del lago di Varese, per l’accoglienza e la ristorazione, ma anche come info point e noleggio attrezzature sportive e non.
La pista circumlacuale rappresenta per Varese un’infrastruttura importante che sembra aver risposto ad
un bisogno inespresso, o forse poco corrisposto, di spazi verdi, di oasi di tranquillità per rilassarsi, fare sport,
vivere la natura. A distanza di anni la struttura riscuote
un successo e un gradimento che va ben oltre le più
rosee aspettative, era quindi giusto rispondere a questa sorta di chiamata collettiva offrendo un percorso
che alle bellezze paesaggistiche affiancasse anche
quelle strutture di servizio in grado di rendere ancora
più piacevole e ricca l’esperienza di chi vi si avventura.
A giudicare i progetti è stata chiamata una Giuria internazionale, composta di professionisti di altissimo livello
il cui contributo assicurerà scelte di innegabile qualità
architettonica: Laura Gianetti, presidente Ordine Architetti ppc della Provincia di Varese; Michele Arnaboldi (Svizzera); Alfonso Femia, 5+1AA (Italia); Luca Molinari (Italia); Joao Nunes, proap (Portogallo).
Gli elaborati dovranno pervenire entro le ore 12 del
22 luglio 2013, il bando è scaricabile dal sito dell’Ordine Architetti di Varese (www.ordinearchitettivarese.it), sezione «Concorso Lago di Varese» o dal portale espazium.
Desideriamo infine rammentare che continuano gli
appuntamenti del ciclo «going public, gli spazi pubblici per la città del futuro» nella splendida cornice
offerta dalla Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo
(Varese). I prossimi incontri avranno come protagonisti il 29 maggio Cino Zucchi Architetti con «Aree
Dismesse», il 26 giugno Winy Maas dello studio
mvrdv con «Stazioni Ferroviarie» e infine il 17 luglio
«Spazi per il commercio» con Piuarch; le «lecture»
sono moderate da Luca Molinari.
97
VA
ORDINE DEGLI ARCHITETTI
Elena Sacco
Paolo Danelli foto Luigi Filetici
Biblioteca civica
Elsa Morante
Il progetto della Biblioteca civica del comune di Lonate Ceppino, firmato dal milanese Dap Studio, ha
previsto il restauro dell’ex oratorio San Michele e la
realizzazione di un volume di ampliamento. L’edificio storico costituisce una delle presenze architettoniche emergenti all’interno del territorio comunale.
Il recupero è avvenuto nel rispetto della preesistenza:
i nuovi interventi e le scelte di materiali e finiture hanno avuto, come obiettivo primario, la valorizzazione
delle sue caratteristiche originarie.
Parallelamente al fronte est è stato realizzato un nuovo volume che si accosta in modo discreto alla preesistenza e che contiene i collegamenti verticali, i locali
di servizio e i montanti degli impianti.
Questa scelta ha consentito di adeguare l’edificio storico alle esigenze funzionali «portando fuori» tutti
quegli elementi che sarebbero risultati maggiormente invasivi, permettendo di minimizzare gli interventi
demolitivi e facilitando la condivisione degli spazi di
servizio.
L’architettura del nuovo volume è caratterizzata da
un profilo che si assottiglia nelle parte più alta, con
un lato inclinato che pare ritrarsi per lasciare maggiore spazio alla copertura a falde della preesistenza.
La dialettica tra edificio storico e nuovo ampliamento
è la chiave di lettura di tutto l’intervento ed è il tema
che ha orientato le scelte progettuali.
Il rapporto tra le due presenze è stato giocato contrapponendo matericità e leggerezza, solidità e instabilità, materiali opachi e materiali riflettenti: l’enfatizzazione delle differenze valorizza le peculiarità di
entrambi i volumi, in un reciproco rapporto di figura
e sfondo.
La Biblioteca, al primo piano dell’edificio storico, è
caratterizzata da un grande spazio aperto organizzato per aree specifiche: la zona reference con piccola
emeroteca in prossimità della zona di ingresso, l’area
bambini, le scaffalature e i tavoli per la consultazione.
Al piano soprastante, la sala delle capriate è uno spazio polifunzionale e flessibile, destinato a ospitare
convegni ed esposizioni indipendentemente dagli
orari di apertura della Biblioteca, grazie alla posizione baricentrica dell’area di ingresso.
Un ulteriore collegamento tra i volumi è stato assicurato al livello del primo piano realizzando un volume
rivestito, esternamente, in legno.
Il volume di ampliamento articola i locali di servizio,
i cavedi tecnici e le risalite al livello superiore, anche
se la promenade di collegamento non si esaurisce alla
quota del primo piano. Laddove lo spazio interno si
contrae, una passerella inclinata prosegue fino ad un
piccolo ambiente illuminato da una vetrata angolare:
è questo il punto in cui l’architettura si smaterializza
e i confini tra interno ed esterno si confondono.
Questo piccolo ambito è il punto di arrivo della particolare sequenza spaziale che si sviluppa all’interno
dell’edificio e può essere utilizzato come spazio per
l’attesa o la lettura.
Il progetto, pubblicato su prestigiose riviste e cataloghi
di architettura, ha ricevuto numerosi riconoscimenti,
tra i quali citiamo: Premio Philippe Rotthier 2011
(progetto premiato); Premio Mies van der Rohe 2011
(progetto selezionato); European Aluminium in Renovation Award, Bruxelles 2009 (progetto premiato);
Premio Alluminium in Renovation, 2009 (premio sezione italiana); Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana, premio promosso dalla Triennale di Milano 2009
(menzione d’onore).
98
VA
ORDINE DEGLI ARCHITETTI
Restauro e ampliamento
oratorio San Michele,
biblioteca civica Elsa Morante;
Lonate Ceppino ( VA )
Commit tente Comune di Lonate Ceppino ( VA )
Architet ti Elena Sacco, Paolo Danelli,
Dap Studio; Milano
Proget to strut ture Studio G. Scolari
Proget to impianti Andrea Bronzoni, Luigi Piantoni
Coordinamento,
coordinamento sicurezza,
direzione lavori Paolo Danelli
Date proget to 2005–2006
realizzazione 2006–2008
99
VA
ORDINE DEGLI ARCHITETTI
Pianta primo piano
Pianta piano terra
Sezioni
100
VA
ORDINE DEGLI ARCHITETTI
Assemblaggio libreria
101
VA
ORDINE DEGLI ARCHITETTI
VA
– tet to in tegole marsigliesi
dim. 25.5x41 cm + listonatura
– guaina impermeabilizzante
– isolamento in polistirene espanso
estruso tipo L aripan
– nuova trave in legno di abete
– capriata esistente
–
–
–
–
–
canale di gronda in acciaio inox
lamiera verniciata R AL 9010
masset to di pendenza e isolamento
solaio in laterocemento
finitura interna in smalto lucido
su car tongesso rasato con montanti
a «C» da 3 cm
– nuova muratura di cordolo
– muratura esistente in mat toni pieni
– nuova controparete in car tongesso
con idropit tura
– muratura in c.a. get tato in opera
– guaina impermeabilizzante
– pannelli isolanti in polistirene sp. 5 cm
stuccati con colla per capot ti da esterno
e rinfor zate con rete in fibra di vetro
– lamiera forata verniciata alle polveri
colore bianco R AL 910
– rivestimento esterno in compensato
marino essenza okome
– strut tura di sostegno alla lamiera
ancorata alla muratura por tante
–
–
–
-
– nuovi serramenti in acciaio decapato
tipo Palladio «5020»
– parapet to tubolare di acciaio
decapato esterno al serramento
pavimento in resina colore bianco
solaio in laterocemento
lampadfina ad incandescenza
controsof fit to in car tongesso con finitura
a smalto luciso colore bianco R AL 9010
– pavimento in listelli di rovere
decapato
– masset to in c.a.
– pannelli radianti
– finitura con idropit tura colore
R AL 9010
– serramento tipo Palladio «5027»
in acciaio decapato
– canale di gronda in acciaio inox
– intercapedine d’aria
– apparecchio illuminante tipo via
Bizzuno mod. C1
– controparete in car tongesso con lastra
da 13 mm e finitura con resina colore
bianco R Al 9010
– muratura esistente in mat toni pieni
lasciati a vista, con vernice protet tiva
incolore previa sabbiatura di tut te le
super fici a vista
– apparecchio di illuminazione tipo via
Bizzuno mod. «let tere»
– soglia in acciaio decapato
– ante armadio contenitore e mobile
Q.E. laccato bianco
– mobile arredo reception
– pavimento in resina
colore bianco R AL 9010
– masset to in c.a.
– pannelli radianti e isolante
– vespaio areato
– magrone
– pavimento in listelli di rovere
102
STUDIO B IMAGE
STUDIO E PROGETTAZIONE
SEGNALETICA ORIENTATIVA INTERNA/ESTERNA
INSEGNE LUMINOSE
TOTEM E SINOTTICI
OPACIZZAZIONE/SABBIATURA VETRI
PELLICOLE DI PROTEZIONE SOLARE RAGGI UV
Lavello e rubinetto Sinos
SINOS –
IL BELLO DEL RETRÒ
SEGNALETICA DI SICUREZZA
Studio B Image è una realtà poliedrica, multisfaccettata che sa cogliere al balzo tutte le opportunità che si presentano, grazie a 40
anni di esperienza con spirito giovanile e dinamico. Un’azienda ben
radicata nel tessuto economico ticinese che fornisce servizi a 360°
e oltre: studio grafico e di comunicazione, studio di sistemi orientativi di segnaletica personalizzata, atelier di produzione e servizio di
stampe digitali su diversi supporti.
Inoltre si offre un servizio di consulenza per tutti i clienti, basato su
soluzioni “cucite su misura” come nei migliori atelier, evitando proposte ed idee standardizzate e preconfezionate.
È di moda il Retrò; uno stile che piace. Le forme sinuose con
il fascino del passato si sposano perfettamente ai materiali
moderni. L’eleganza filigrana di Sinos armonizza con l’architettura della cucina. Una perfetta sinergia, anche con gli
accessori. Sinos è la soluzione ideale per committenti che
amano soluzioni particolari.
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Studio B Image SA | Lugano-Giubiasco | 091 857 48 42 | www.studio-b.ch
Aziende che hanno partecipato alla realizzazione dei progetti
Villa urbana alla Roseraie
Ventilazione AEROVENT TECHNOLOGIES SA; Meyrin (GE)
Rivestimenti BONVIN REVETEMENTS SA; Plan-les-Ouates (GE)
Serramenti/Costruzioni metalliche CERGNEUX SA; Ginevra
Ponteggi ECHAMI ECHAFAUDAGES; Vernier (GE)
Rivestimenti di solette CHILLEMI & CIE SA; Ginevra
Pavimenti esterni WALO-BERTSCHINGER AG; St.Sulpice (GE)
Impresa generale RAMPINI & CIE SA; Vernier(GE)
Riscaldamento J.D.S. ECHAFAUDAGES SA; Satigny (GE)
Ascensori OTIS SA; Petit-Lancy (GE)
Impianti di riscaldamento DESPLATS A. SA; Les Acacias (GE)
Fotovoltaico GEORGES DENTAN SA; Les Acacias (GE)
Tetti ANDRE J.-J. SA; Yens sur Morges (Vaud)
Impianti elettrici EGG-TELSA SA; Ginevra
Pulizia e pavimentazioni MULTINET SERVICES SA; Petit-Lancy (GE)
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Appartamenti in Chemin des Fleurettes
Abitazioni e spazi commerciali a Lancy
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Impresa generale INDUNI & CIE SA; Petit-Lancy (GE)
Impresa generale BELLONI SA; Carouge (GE)
Elementi prefabbricati PRELCO; Vermier (GE)
Ventilazione ECTA SA; Grand-Lancy (GE)
Porte e finestre EGO-KIEFER SA; Les Acacias (GE)
Carpenteria e lattoneria ARDIZIO TOITURE; Petit-Lancy (GE)
Imoresario costruttore THR SA; Grand-Lancy (GE)
Protezioni solari GRIESSER SA; Meyrin (GE)
Vetri Vitrerie de Lancy et Stores; Grand-Lancy (GE)
Impianti elettrici TERRIER MICHEL; Carouge (GE)
Riscaldamento BOSSON & PILET; Petit-Lancy (GE)
Ventilazione e climatizzazione TRAITAIR SA; Les Acacias (GE)
Cucine FORSTER; Carouge (GE)
Gestione posteggi VON BALLMOOS; Horgen
Ascensori THYSSENKRUPP ASCENSEUR SA; Petit-Lancy (GE)
Pittore e gessatore D.S.D.; Chêne-Bougeries (GE)
Costruzioni metalliche REVAZ SA; Petit-Lancy (GE)
Falegname NORBA ENTREPRISE SA; Les Acacias (GE)
Porte KABA GILGEN SA; Gland (GE)
Isolamenti LIROM Chapes SA; Le Landeron (GE)
Pietre naturali MARDECO SA; Crassier (GE)
Piastrelle GATTO SA; Ginevra
Pavimenti SOL PINTO; Meyrin (GE)
Isolamento ISOLFEU Lancy SA; Châtelaine (GE)
Pulizie MULTINET SERVICES SA; Petit-Lancy (GE)
Segnaletica SIGNAL SA; Vernier (GE)
Parchi e giardini BOCCARD PARCS ET JARDIN SA; Ginevra
Chiusure automatiche GETEBA; Petit-Lancy (GE)
Ambiente e sicurezza ECOSERVICES SA; Carouge Lancy (GE)
Ricliclaggio SERBECO; Satigny (GE)
Abitazioni al Foyer de Sécheron
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Terrazze HTP SA; Vernier (GE)
Calcestruzzo RENE MATHEZ SA; Chêne-ourgeries (GE)
Prefabbricati PRELCO SA; Satigny (GE)
Facciate SOTTAS SA; Bulle (FR)
Fotovoltaico GEORGES DENTAN SA; Les Acacias (GE)
Protezioni solari STORAMA AG; Burgistein (BE)
Impianto elettrico EGG-TELSA; Ginevra
Riscaldamento BOSSON & PILET; Petit-Lancy (GE)
Ventilazione CGD DALKIA SA; Thonex (GE)
Sanitari DUBOUCHET SA; Carouge (GE)
Cucine TEK CUISINES SA; Les Acacias (GE)
Ascensori AS ASCENSEURS SA; Ginevra
Impresa generale BELLONI SA; Carouge (GE)
Porte in metallo OUVRAGES METALLIQUES SA; Nyon
Costruzioni metalliche MORAND & FILS SA; La Tour-de-Trême; Ginevra
Porte in legno LOUIS GENEVE SA; Le Lignon
Arredamento in legno ALPINA BOIS SA ; Meyrin
Rivestimenti di solette CHILLEMI & CIE SA; Ginevra
Piastrelle GATTO SA; Ginevra
Pavimenti BERNARDINO RIVESTIMENTI SARL; Meyrin
Pulizie DUARTE OCTAVIO ; Carouge (GE)
Gestione rifiuti ECOSERVICES SA; Carouge (GE)
Centro commerciale a Chiasso
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Impresa di costruzioni MARTI Ginevra SA; Meyrin (GE)
Impresa di costruzioni RAMPINI & CIE SA; Vernier (GE)
Porte finestre ANDRÈ SA; Yens sur Morges (GE)
Fotovoltaico GEORGES DENTAN SA; Les Acacias (GE)
Protezione incendi FIRE SYSTEM SA; Les Acacias (GE)
Protezioni solari ROCCALU; Cahrrat (VS)
Ventilazione AEROVENT TECHNOLOGIES SA; Meyrin (GE)
Sanitari e coperture CONSTANTIN SA; Plan-les-Ouats (GE)
Telecomunicazioni SEDELEC SA; Carouge (GE)
Ascensori KONE SA; Sion (VS)
Riscaldamento e climatizzazione CGD DALKIA SA; Thonex (GE)
Sistemi costruttivi ISOTECH; Carouge (GE)
Pittore CLEMENT PEINTURE & BERNASCONI; Fribourg (FR)
Isolamenti LIROM Chapes SA; Le Landeron (GE)
Metalcostruttore PROGIN; Bulle (FR)
Rivestimenti DI CHIARA SA; Vernier (GE)
Decorazioni d’interni REYMOND DECORATION SA; Thonex (GE)
Cucine PIATTI; Carouge (GE)
Falegname FERREIRA ASSUNCAO; Meyrin (GE)
Ingegneria civile ERBEIA SA; Vandoeuvres (GE)
Chiusure PAWI Sarl; Carouge (GE)
Pulizie MULTICLEAN; Thonex (GE)
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Scavo generale e pompaggi FONTANA; Muggio
Impresario costruttore Consorzio BARELLA-MEDICI; Chiasso
Ponteggi STELLA PONTEGGI – Ludiano
Costruzione guscio (calcestruzzo) MUTTONI; Bellinzona
Struttura in legno NEUE HOLZBAU; Lungern
Costruzioni metalliche (rivestimento guscio) BTF; Vezia
Isolazioni e impermeabilizzazioni guscio PLUIMERS BV, Rijssen (NL)
Costruzioni metalliche BTF; Vezia
Metalcostruzioni JELMINI; Bellinzona
Metalcostruzioni OFFICINE GHIDONI; Riazzino
Metalcostruzioni SANGIORGIO METALCOSTRUZIONI; Castel San Pietro
Impianti elettrici ALPIQ IN TEC Ticino; Lugano
Impianti RV Consorzio AERIMPIANTI-CLIMA; Sorengo-Camorino
Impianti sicurezza DITTA TYCO FIRE & INTEGRAL SOLUTION; Manno
Gestione posteggi VON BALLMOOS; Horgen
Costruzioni in vetro GALVOLUX; Bedano
Ascensori FALCONI; Morbio Inferiore
Scale mobili SCHINDLER; Bioggio
Gessatore GIOTTO; Manno
Gessatore PASI; Chiasso
Falegname FRIDEL; Vacallo
Isolazioni antifuoco COIBENTAZIONI SA; Novazzano
Sottofondi NOVASTRADA; Taverne
Sottofondi B&L LAUDATO; Vacallo
Illuminazione iGuzzini; Davesco-Zurigo
La lista delle aziende è stata fornita dagli studi d’architettura.
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la Krüger è il partner ideale per uffici, negozi, centri commerciali e alberghi. I collaboratori cortesi e un capo simpatico
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