Volume 82 Special Issue 1 October 2015 U Urologia Prostate cancer, sintesi delle Linee Guida EAU 2015 U Contents Volume 82 Special Issue 1 October 2015 PROSTATE CANCER, SINTESI DELLE LINEE GUIDA EUROPEAN ASSOCIATION OF UROLOGY (EAU) 2015 S1 Epidemiologia, eziologia e patologia Pier Francesco Bassi S6 Terapia del carcinoma prostatico localizzato Cesare Selli S11 Terapia di blocco androgenico nel tumore prostatico metastatico Alessandro Sciarra S16 Conclusioni Pier Francesco Bassi U Urologia 2015; 82 (Special Issue 1): S1-S5 DOI: 10.5301/uro.5000151 ISSN 0391-5603 PROSTATE CANCER, SINTESI DELLE LINEE GUIDA EAU 2015 Epidemiologia, eziologia e patologia Pier Francesco Bassi Clinica Urologica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Universitario "Agostino Gemelli", Roma - Italy Il cancro della prostata (CaP) rappresenta, in Europa, il tumore maligno più comune negli ultrasettantenni. L’incidenza è maggiore nei Paesi del Nord Europa e nell’Europa Occidentale (>200/100 000) (1) e i tassi di sopravvivenza a 5 anni sono in aumento. Fattori di rischio e chemioprevenzione I fattori di rischio meglio noti sono: • • • Età Origine etnica Eredità: i parenti di primo grado dei pazienti con CaP hanno un rischio almeno raddoppiato rispetto alla popolazione generale; il rischio aumenta notevolmente se i parenti affetti sono due o più. Un CaP si considera ereditario se sono affetti 3 parenti, di cui almeno 2 con insorgenza al di sotto dei 55 anni; in tali pazienti il CaP insorge più precocemente. Si ipotizza che il rischio di progressione da CaP latente a clinico sia influenzato da numerosi fattori esogeni, tra cui l’alimentazione, la frequenza dei rapporti sessuali e altre abitudini di vita. Non ci sono evidenze che indichino che misure dietetiche (supplementi di vitamina E, selenio o licopene) possano ridurre questo rischio. Sembra che i 5-alpha reductase inhibitors (5-ARI) possano prevenire o ridurre l’insorgenza dei carcinomi Gleason 6 nel 25% dei casi, ma nessuno dei 5-ARI è approvato per questa indicazione. In sintesi, i fattori ereditari influenzano il rischio di sviluppare un CaP clinico mentre i fattori esogeni ne influenzano il rischio di progressione. Le evidenze attuali non consentono di consigliare modifiche dello stile di vita atte a ridurre il rischio. Accepted: September 3, 2015 Published online: October 16, 2015 Corresponding author: Pier Francesco Bassi Clinica Urologica Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Universitario "Agostino Gemelli" Largo Agostino Gemelli 8 00168 Roma, Italy [email protected] © 2015 Wichtig Publishing Diagnosi Screening e diagnosi precoce Nonostante il riscontro di una riduzione della mortalità cancro-specifica nei Paesi Occidentali, non esiste evidenza di livello 1 che lo screening con Antigene Prostatico Specifico (PSA) riduca la mortalità da CaP, ma è associato a un incremento di diagnosi e di riscontro di malattia localizzata (2), con un impatto sulla qualità di vita ancora da definire. Ne consegue non un’indicazione a uno screening di massa, ma una strategia di diagnosi precoce individualizzata per uomini ben informati, con buon performance status e un’aspettativa di vita >10-15 anni con un intervallo di 2 anni nei pazienti inizialmente a rischio (>45 anni e familiarità per CaP, afro-americani, PSA >1 ng/ml a 40 anni, >2 ng/ml a 60 anni), a 8 anni in quelli non a rischio. Diagnosi clinica Esplorazione Rettale (ER): il CaP è diagnosticato nel 18% dei casi solo con la ER. La ER sospetta è un’indicazione a biopsia ed è associata a un rischio maggiore di Gleason score elevato. Antigene Prostatico Specifico (PSA): marcatore organo- ma non cancro-specifico. Non esistono standard definiti di misurazione, ma è un parametro continuo. Possono essere utilizzati alcuni derivati del PSA che ne migliorano l’accuratezza diagnostica: PSA density (PSA/volume), PSA velocity (incremento annuo), PSA doubling time, PSA libero/ totale (L/T). Prostate Health Index (PHI) Test: combina il rapporto libero/totale con la isoforma (-2) pro-PSA (p2PSA) e ha un ruolo diagnostico nel range di PSA 2-10 ng/ml, oltre a un possibile ruolo prognostico di malattia clinicamente significativa (3). PCA3: biomarker mRNA non codificante dosabile nelle urine dopo massaggio prostatico. Marcatore superiore al PSA totale e rapporto L/T nella diagnosi del CaP in uomini con PSA elevato, con un ruolo ancora da definire come marcatore prognostico (4). L’indicazione attuale è nella decisione se ripetere la biopsia dopo una prima negativa in caso di persistente sospetto. Biopsia Prostatica: indicata in caso di PSA alterato (in 2 misurazioni) e/o ER sospetta. Il gold standard è la biopsia eco- Epidemiologia, eziologia e patologia S2 guidata (con sonda transrettale) transrettale o transperineale (cancer detection rate comparable) (5): • • • • • • • • I prelievi dovrebbero essere eseguiti nella regione periferica dall’apice alla base più posteriormente e lateralmente possibile con prelievi aggiuntivi nelle aree sospette all’ecografia e/o all’ER. Sono raccomandati 10-12 prelievi (minimo 8 prelievi per prostate di 30-40 ml). La Transurethral Resection of the Prostate (TURP) non è indicata per la diagnosi. La biopsia delle vescichette seminali stadiante è indicata solo per la scelta terapeutica. La biopsia della zona di transizione è indicata solo nella rebiopsia. Terapia antibiotica indicata (chinolonici farmaci di prima scelta). Anestesia locale con blocco periprostatico. Ago aspirato prostatico non indicato. Cardioaspirina non controindicazione assoluta. Le indicazioni alla rebiopsia (eventuale biopsia di saturazione con più di 20 prelievi) sono: • • • • • PSA in incremento o persistentemente elevato. ER sospetta. Atypical Small Acinar Proliferation (ASAP) (40% rischio). High Grade Prostatic Intraepithelial Neoplasia (HGPIN) esteso (≥3 prelievi) (30% rischio). ASAP adiacente a HGPIN (50% rischio). Imaging Ecografia prostatica transrettale (TRUS): biopsie mirate su aree sospette alla TRUS non sostituiscono i prelievi classici random (sono ancora sperimentali nuove tecnologie ecografiche quali Histoscanning, sonoelastografia ed ecografia con mezzo di contrasto). Risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI): ha mostrata un’eccellente sensibilità nella diagnosi di CaP con Gleason score ≥7 e di tumori della regione anteriore della prostata. Attualmente la mpMRI è raccomandata come guida per biopsie mirate in caso di rebiopsia per persistente sospetto di CaP (livello di evidenza 2b) (6). Istopatologia dei prelievi bioptici In accordo con le Linee Guida dell’International Society of Urological Pathology (IUSP) del 2005 (7): • • • I prelievi delle diverse sedi devono essere processati separatamente. Il Gleason score è costituito dal Gleason pattern più esteso (primario) più il secondo più comune (secondario). Se è presente un singolo pattern lo score si ottiene raddoppiandolo. In caso di 3 gradi presenti lo score comprende il più comune e il più alto indipendentemente dalla sua estensione. Un Gleason score ≤4 non dovrebbe essere riportato. La proporzione di prelievi carcinoma-positivi e l’interessamento tumorale per prelievo devono essere riportati in quanto correlano con la prognosi. Istopatologia del pezzo operatorio È preferibile che il campione sia tutto incluso ed esaminato. Per motivi di costo-efficacia può essere considerata una inclusione parziale, in particolare in prostate >60 g, comprendente la zona posteriore interamente e una singola sezione medio-anteriore bilateralmente. L’intera superficie del campione deve essere inchiostrata all’arrivo in laboratorio per valutare i margini chirurgici. Il campione va fissato per immersione in formalina tamponata per almeno 24 ore, preferibilmente prima di essere sezionato. La fissazione può essere migliorata iniettando la formalina per ottenere una fissazione più omogenea. Dopo la fissazione, la base e l’apice vengono asportati e sezionati in senso sagittale o radiale; il restante campione viene sezionato trasversalmente con tagli ogni 3-4 mm, perpendicolare all’asse lungo dell’uretra. Le risultanti fettine di tessuto possono essere processate per intero o dopo essere state sezionate in quadranti. Le informazioni ricavabili dall’analisi istopatologica sono riassunte nella Tabella I. Stadiazione La stadiazione comprende la valutazione dell’estensione locale di malattia (T-staging), l’interessamento linfonodale (N-staging), le localizzazioni a distanza (M-staging) secondo il TNM 2009 (8) mentre la classificazione dei gruppi di rischio si basa sul sistema di classificazione di D’Amico, che raggruppa pazienti con tassi paragonabili di recidiva biochimica dopo chirurgia o radioterapia (9) (Tabb. II e III). T-Staging: l’ER correla con lo stadio locale in meno del 50% dei pazienti con una tendenza alla sottostadiazione. Analogo discorso vale per il PSA, la TRUS che visualizza una lesione nel 60% dei casi e la TC che risultano pertanto non consigliati per la stadiazione locale. La mpMRI (maggiormente 3 Tesla e con sonda endorettale) rimane attualmente il migliore esame strumentale per la stadiazione locale anche se la sua bassa sensibilità nell’identificare l’estensione extraprostatica focale non ne indica l’utilizzo nei bassi rischi. N-Staging: nei pazienti a rischio basso e intermedio (PSA ≤20 ng/ml, Gleason score ≤7) la stadiazione linfonodale potrebbe essere omessa prima di un trattamento. In particolare, l’estensione del pattern 4 può determinare il rischio di estensione linfonodale (20-45% >3/6 prelievi con pattern 4). Le indagini strumentali utilizzate sono TC e MRI anche se la loro bassa sensibilità nell’identificare interessamento linfonodale per PSA ≤20 ng/ml e Gleason score <8 ne riserva il loro utilizzo solo nei pazienti ad alto rischio. Il gold standard rimane la linfadenectomia open o laparoscopica che andrebbe comunque eseguita estesa (linfonodi iliaci comuni, esterni, interni, otturatori e presacrali). Rimane ancora sperimentale l’asportazione del linfonodo sentinella. M-Staging: la scintigrafia ossea total body è l’esame standard per l’identificazione delle metastasi ossee principalmente osteoaddensanti predominante localizzazione a distanza del CaP metastatico. La metodica è altamente sensibile ma relativamente poco specifica ed è indicata nei pazienti ad alto rischio e a rischio intermedio con predominante Gleason pattern 4 in cui si vuole intraprendere un trattamento definitivo, nei pazienti sintomatici indipendentemente dal Gleason, © 2015 Wichtig Publishing Bassi S3 TABELLA I - Informazioni fornite dal referto istopatologico TABELLA III - Classificazione in gruppi di rischio EAU guidelines Istotipo: >95% dei CaP è costituito da adenocarcinomi acinari (convenzionali) • Gleason score (o modifiche indotte dalla terapia) • Grading primario (predominante) • Grading secondario (se >5% della neoplasia; “regola del 5%”) • Grading terziario (se applicabile) • Gleason score globale • Percentuale approssimativa di pattern di Gleason 4 o 5 (opzionale) Stadio tumorale e dei margini chirurgici, specificando: sede e lunghezza dell’estensione extraprostatica, invasione del collo vescicale, lateralità dell’estensione extraprostatica e dell’invasione delle vescicole seminali, sede e lunghezza del margine positivo, presenza o assenza, numero totale e numero di linfonodi positivi (se applicabile) Informazioni aggiuntive riguardano la multifocalità, il diametro/ volume (un cut-off del 5% viene comunemente utilizzato per distinguere malattie indolenti da quelle clinicamente significative) e la sede del nodulo dominante, la presenza di invasione linfovascolare/angioinvasione, l’eventuale presenza di carcinoma intraduttale TABELLA II - Classificazione TNM 2009 PSA <10 Definizione ng/ml e GS <7 e cT1-2° T1: Tumore non apprezzabile clinicamente, non palpabile né visibile con l’imaging T1a: Reperto incidentale nel 5% o meno del tessuto resecato T1b: Reperto incidentale in oltre il 5% o meno del tessuto resecato T1c: Tumore identificato mediante biopsie prostatiche T2: Tumore confinato alla prostata T2a: Tumore che coinvolge metà lobo o meno T2b: Tumore che coinvolge oltre mezzo lobo, ma non entrambi i lobi T2c: Tumore che coinvolge entrambi i lobi • • valutare risultati oncologici, effetti collaterali o complicanze della terapia a breve e lungo termine oltre ai risultati funzionali e di fornire supporto psicologico ai pazienti; discutere le possibilità di una seconda linea di trattamento a intento curativo o di iniziare precocemente la terapia ormonale o di eseguire una vigile attesa. Gli unici test che vanno eseguiti routinariamente sono il dosaggio del PSA e l’esplorazione rettale. Prima di iniziare qualsiasi terapia di seconda linea è necessario confermare l’incremento del PSA rilevato a una prima analisi. Definizioni di recidiva biochimica • • N-Linfonodi regionali (linfonodi pelvici al di sotto della biforcazione delle arterie iliache comuni) © 2015 Wichtig Publishing Localmente avanzato Dopo terapia locale il follow-up ha la funzione di: T4: Tumore fisso o che invade le strutture adiacenti: sfintere esterno, retto, elevatore dell’ano e/o la parete pelvica Mx: Metastasi di distanza non valutate M1: Metastasi a distanza M1a: Linfonodi non-regionali M1b: Osso/a M1c: Altre sedi PSA >20 ng/m ogni PSA; o GS >7 ogni GS o cT2c cT3-4 o cN+ Follow-up • M-Metastasi a distanza (qualora siano coinvolte più sedi, utilizzare la categoria più avanzata) PSA 10-20 ng/ml o GS 7 o cT2b Alto rischio stadio e PSA. Elevati livelli di fosfatasi alcalina, soprattutto se associati a elevati valori di PSA, sono fortemente indicativi di malattia metastatica ossea. Nuove metodiche quali PET-TC con colina/fluroide, nonostante abbiano dato risultati incoraggianti, ancora non sono assolutamente indicate come indagini di stadiazione. T3: Tumore che si estende oltre la capsula prostatica T3a: Estensione extracapsulare (unilaterale o bilaterale), compreso il coinvolgimento microscopico del collo vescicale T3b: Tumore che invade una vescicola seminale o entrambe Nx: Linfonodi regionali non valutati N0: Assenza di metastasi nei linfonodi regionali N1: Metastasi ai linfonodi regionali Rischio intermedio Localizzato T - Tumore primitivo Tx: Nessuna evidenza di tumore primitivo Basso rischio Dopo prostatectomia radicale: due dosaggi consecutivi del PSA ≥0,2 ng/ml (10). Dopo radioterapia: incremento del PSA di 2 ng/ml oltre il nadir post-trattamento (Consensus conference RTOGASTRO 2006 - “criterio di Phoenix”) (11). Si applica sia che il paziente abbia eseguito o meno terapia ormonale. Dopo High-Intensity Focused Ultrasound (HIFU) o crioterapia: esistono varie definizioni; la maggior parte di queste si basa su un cut-off di circa 1 ng/ml combinato a una biopsia post-trattamento negativa. Monitoraggio del PSA post-trattamento • Dopo prostatectomia radicale: dopo 6 settimane dalla chirurgia il PSA dovrebbe essere indosabile. Valori persistentemente elevati sono legati a micrometastasi o a un residuo pelvico di malattia. Valori di PSA in crescita rapida orientano verso la presenza di metastasi a distanza mentre valori in crescita lenta verso una recidiva locale. Anche il tempo a recidiva biochimica e il grado di differenziazione aiutano nel distinguere una Epidemiologia, eziologia e patologia S4 • recidiva locale da una a distanza. Dopo radioterapia: un nadir <0,5 ng/ml è associato a esito favorevole (12). L’intervallo richiesto per raggiungere il nadir può richiedere sino a 3 anni o più. Il tempo di raddoppiamento del PSA (PSA-DT) correla con la sede della recidiva (locale con PSA-DT 13 mesi versus a distanza con PSA-DT 3 mesi). Esplorazione rettale (ER) Il razionale dell’esecuzione routinaria dell’esplorazione rettale deriva dal fatto che in rari casi si può avere una recidiva locale e/o a distanza anche con valori di PSA indosabili (12). Ciò è documentato solo nei tumori indifferenziati. Pertanto, nei pazienti con diagnosi patologica favorevole (<pT3, pN0 e GS <8) il follow-up può essere eseguito solamente con PSA e anamnesi specifica. TRUS, scintigrafia ossea, TC, RM e PET-TC non devono essere richieste routinariamente bensì solo in caso di recidiva biochimica o comparsa di sintomi. Analogamente, biopsie TRUS- o RM-guidate del letto prostatico o dell’anastomosi uretro-vescicale sono indicate solo se l’esito influenza il trattamento della recidiva locale. Tempistiche del follow-up Il follow-up va eseguito a 3, 6 e 12 mesi dopo trattamento; successivamente ogni 6 mesi sino a 3 anni; successivamente ogni anno. Pazienti con tumori scarsamente differenziati, localmente avanzati o con margini positivi possono essere seguiti più strettamente. Pazienti anziani o con molte comorbidità, asintomatici, possono rendere superfluo un ulteriore follow-up. Dopo terapia ormonale il follow-up ha la funzione di: • • • • Monitorare la risposta al trattamento Assicurare la compliance al trattamento Diagnosticare potenziali complicanze Guidare le modalità di trattamento sintomatico palliativo nei pazienti con CRPC. Non esistono evidenze di livello 1 nel follow-up dopo terapia ormonale. Metodi di follow-up • • Clinico: è mandatorio, in particolare nell’M1b per evidenziare i possibili segni iniziali di compressione midollare o di lesioni ossee a rischio frattura. Utile anche per diagnosticare precocemente complicanze del tratto urinario (ostruzione ureterale, ostruzione cervico-uretrale ecc.). Dosaggio del PSA: è un endpoint surrogato di sopravvivenza nei pazienti con CaP metastatico di nuova diagnosi e deve essere monitorato periodicamente. Va ricordato che la progressione clinica può avvenire anche in assenza di rialzo del PSA. Dosaggio di creatinina, emoglobina, della funzione epatica e della fosfatasi alcalina sono utili per evidenziare una TABELLA IV - Linee Guida per follow-up dopo terapia ormonale Raccomandazioni Grado I pazienti dovrebbero essere rivalutati a 3 e 6 mesi dopo l’inizio della terapia A I test minimi da eseguire sono: dosaggio del PSA, testosterone sierico e attenta valutazione dei sintomi per valutare la riposta al trattamento e gli effetti collaterali A In pazienti che fanno ormonoterapia a intermittenza il PSA e il testosterone devono essere monitorati a intervalli fissi (1-3 mesi) A Il follow-up dovrebbe essere individualizzato in base a sintomi, fattori prognostici e trattamento eseguito A In pazienti con stadio M0 con buona risposta al trattamento il follow-up andrebbe eseguito ogni 6 mesi e dovrebbe includere almeno: anamnesi specifica, dosaggio del PSA ed ER A In pazienti con stadio M1 con buona risposta al trattamento, il follow-up è programmato ogni 3-6 mesi. Gli esami minimi da includere sono anamnesi specifica, dosaggio del PSA ed ER, cui spesso si aggiungono dosaggi di emoglobina, creatinina e fosfatasi alcalina. I livelli di testosterone andrebbero monitorati, almeno durante il primo anno A I pazienti (in particolare M1b) dovrebbero essere informati sugli eventuali sintomi da compressione midollare A Quando il paziente va in progressione o non risponde al trattamento il follow-up va individualizzato A In pazienti con sospetto di progressione va misurato il testosterone. Per definizione il CRPC ha livelli di testosterone <50 ng/ml B L’imaging routinario nei pazienti stabili non è raccomandato B progressione della malattia. In caso di sintomi ossei o di progressione del PSA in corso di castrazione è utile eseguire una scintigrafia ossea. Una sintesi delle raccomandazioni è contenuta nella Tabella IV. Disclosures Financial support: This special issue has been supported by an unrestricted educational grant provided by Astellas SpA. Conflict of interest: The Author does not have conflict of interest. Bibliografia 1. 2. 3. Arnold M, Karim-Kos HE, Coebergh JW, et al. Recent trends in incidence of five common cancers in 26 European countries since 1988: Analysis of the European Cancer Observatory. Eur J Cancer. 2015;51(9):1164-1187. Ilic D, Neuberger MM, Djulbegovic M, Dahm P. Screening for prostate cancer. Cochrane Database Syst Rev. 2013;1: CD004720. Fossati N, Buffi NM, Haese A, et al. Preoperative prostate-specific antigen isoform p2PSA and its derivates, %p2PSA and Prostate Health Index, predict pathologic outcomes in pa- © 2015 Wichtig Publishing Bassi 4. 5. 6. 7. 8. S5 tients undergoing radical prostatectomy for prostate cancer: results from a multicentric European prospective study. Eur Urol. 2015; 68(1): 132-138. Auprich M, Bjartell A, Chun FK, et al. Contemporary role of prostatic cancer antigen 3 in the management of prostate cancer. Eur Urol. 2011;60(5):1045-1054. Takenaka A, Hara R, Ishimuta T, et al. 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U ISSN 0391-5603 Urologia 2015; 82 (Special Issue 1): S6-S10 DOI: 10.5301/uro.5000153 PROSTATE CANCER, SINTESI DELLE LINEE GUIDA EAU 2015 Terapia del carcinoma prostatico localizzato Cesare Selli Cattedra e Scuola di Specializzazione in Urologia, Dipartimento della Ricerca Traslazionale, Università di Pisa, Pisa - Italy Terapia differita Attualmente circa il 45% dei soggetti con carcinoma prostatico diagnosticato per elevazione dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA) sono potenziali candidati alla terapia differita, che comprende due distinte strategie: la sorveglianza attiva e la vigile attesa. Scopo della prima è ottimizzare il momento della terapia con intento curativo, piuttosto che applicare tardivamente un trattamento palliativo: i pazienti vengono periodicamente valutati e il trattamento viene motivato dal raggiungimento di alcuni valori-soglia predefiniti. La vigile attesa, definita anche trattamento guidato dai sintomi, consiste in un approccio conservativo sino allo sviluppo di una progressione locale o sistemica con insorgenza di sintomi. Terapia differita nei tumori localizzati (T1-2, N0-X, M0) La sorveglianza attiva può essere proposta solo in soggetti selezionati a basso rischio, con le seguenti caratteristiche: attesa di vita >10 anni, tumori di piccolo volume (T1c, T2a), ≤2-3 biopsie positive con ≤50% di tumore per prelievo, Gleason 6, PSA <10. I soggetti devono essere periodicamente controllati con PSA, esplorazione rettale e ri-biopsia. Per il momento si ritiene che la Risonanza Magnetica (RM) multiparametrica non possa sostituire le ri-biopsie. La sorveglianza attiva si basa sulla constatazione che il carcinoma prostatico progredisce lentamente e viene frequentemente diagnosticato in individui anziani con comorbidità ­associate e può essere applicata in tutti gli stadi della malattia. Uno studio scandinavo (1) ha randomizzato 693 pazienti con tumori prostatici clinicamente localizzati tra vigile attesa e Accepted: September 3, 2015 Published online: October 16, 2015 Corresponding author: Cesare Selli Cattedra e Scuola di Specializzazione in Urologia Dipartimento della Ricerca Traslazionale Università di Pisa Via Paradisa 2 56124 Pisa, Italy [email protected] prostatectomia radicale. Con un follow-up medio di 12,8 anni veniva dimostrata una superiorità del trattamento chirurgico in termini di mortalità tumore-specifica (14,6% vs 20,7%), mortalità globale (46,1% vs 57,2%), progressione metastatica (21,7% vs 33,4%) e progressione locale (21,5% vs 49,3%). Le differenze osservate non venivano modificate dal valore del PSA superiore o inferiore a 10 o del Gleason score superiore o inferiore a 7, mentre l’età alla diagnosi (>65 anni) influenzava entrambe le sopravvivenze (Tab. I). Prostatectomia radicale Consiste nell’asportazione dell’intera prostata con le vescicole seminali e sufficiente tessuto circostante per ottenere margini negativi, preservando nel contempo la continenza e, se possibile, la potenza sessuale. In studi prospettici randomizzati la prostatectomia radicale consente di ottenere un beneficio sia in termini di sopravvivenza globale che tumore-specifica in confronto con il trattamento conservativo. L’esperienza chirurgica dell’operatore consente di ridurre l’incidenza delle complicanze e di migliorare la radicalità oncologica. L’intervento può essere eseguito con tecnica a cielo aperto, laparoscopica o robotica e non sono disponibili studi comparativi diretti tra le metodiche a basso rischio di inattendibilità. Carcinoma localizzato a basso rischio Occorre tener presente i risultati di 2 studi prospettici randomizzati che confrontavano la prostatectomia con la vigile attesa. Lo studio SPCG-4 (1) rilevava una riduzione significativa della mortalità globale e di diffusione metastatica a favore dell’intervento, ma non della mortalità tumore-specifica, mentre lo studio PIVOT (2) non dimostrava differenze nei 2 tipi di mortalità. Pertanto l’opzione terapeutica dovrebbe essere il prodotto di un processo decisionale condiviso con il paziente. La linfoadenectomia pelvica non viene considerata necessaria dato il rischio inferiore al 5% di positività dei linfonodi. Carcinoma localizzato a rischio intermedio In questo sottogruppo lo studio SPCG-4 dimostrava nei pazienti operati riduzione della mortalità globale, di quella tumore-specifica e delle metastasi, mentre lo studio PIVOT riscontrava una riduzione della mortalità globale, ma non di © 2015 Wichtig Publishing Selli S7 TABELLA I - Terapia differita Raccomandazioni per la sorveglianza attiva LE GR La chirurgia e la radioterapia devono essere proposte e discusse con i pazienti candidabili a questa strategia La sorveglianza attiva è un’opzione in quei pazienti con il minor rischio di progressione: >10 anni di aspettativa di vita, cT1/2, PSA ≤10 ng/ml, GS ≤6, ≤2 biopsie positive, minimo coinvolgimento del core bioptico (≤50% di tumore per frustolo) Il follow-up andrebbe basato su ER, PSA e biopsie ripetute L’intervallo ottimale di follow-up non è ancora chiaro I pazienti vanno informati circa la possibilità di necessitare ulteriori trattamenti in futuro 4 2a A A 2a 2a A A Raccomandazioni per la vigile attesa nel tumore prostatico localizzato LE GR La vigile attesa può essere offerta a pazienti non candidabili a trattamenti curativi locali e a quelli con una breve aspettativa di vita Durante la vigile attesa la decisione se intraprendere o meno trattamenti non curativi andrebbe basata sulla sintomatologia e sulla progressione di malattia 1b A Raccomandazioni per la vigile attesa nel tumore prostatico localmente avanzato LE GR In pazienti con tumore localmente avanzato M0, che non vogliano o che non siano candidabili a nessuna forma di trattamento locale ma asintomatici, con PSA DT >12 mesi e PSA <50 ng/ml e tumori non scarsamente differenziati, è possibile il trattamento con soppr. androgenica come monoterapia 1b A B LE = livello di evidenza; GR = grado di raccomandazione. quella tumore-specifica. Il rischio di invasione linfonodale risulta compreso tra 3,7% e 20,1%, per cui occorre eseguire una linfoadenectomia pelvica se il rischio supera il 5%. Carcinoma localizzato a rischio elevato Non vi è consenso sul trattamento ottimale, ma la chirurgia è razionale nei soggetti con tumori di volume non eccessivo e il rischio di invasione linfonodale è compreso tra 15% e 40%. Nei soggetti con Gleason score 8-10 l’incidenza di neoplasie confinate all’organo di partenza è di un terzo, ed esiste una elevata frequenza di riduzione del grado sul pezzo operatorio rispetto a quello bioptico. La chirurgia ottiene buoni risultati nel contesto di un trattamento multimodale. La sopravvivenza libera da progressione biochimica a 10 anni è compresa tra 24% e 39% e quella tumore-specifica tra 84% e 88%. In caso di PSA >20 ng/ml si osserva una ripresa biochimica di malattia a 5 anni nel 50% dei casi, mentre la sopravvivenza tumore-specifica a 10 anni è risultata del 90% in uno studio multicentrico. Vi è un rinnovato interesse nell’opzione chirurgica per i soggetti con carcinomi localmente avanzati (T3 clinico) anche se è necessaria esperienza operatoria per contenere la morbidità. Studi retrospettivi dimostrano a 10 anni una sopravvivenza libera da ripresa biochimica del 43-51%, tumorespecifica dell’85-92% e globale del 76-77%. In caso di invasione dei linfonodi all’intervento studi retrospettivi hanno dimostrato il vantaggio della prosecuzione della prostatectomia rispetto all’interruzione dell’intervento, per cui le biopsie linfonodali al congelatore sono verosimilmente inutili. Si consiglia la soppressione androgenica immediata, salvo che nei casi selezionati con meno di 2 linfonodi © 2015 Wichtig Publishing positivi, in cui può essere iniziata in caso di progressione del PSA. Studi retrospettivi dimostrano a 10 anni, nei casi pN1, una sopravvivenza tumore-specifica del 51-86% e globale del 36-69%. La linfoadenedectomia pelvica deve essere necessariamente estesa, e il rischio di positività linfonodale può essere stimato preoperatoriamente mediante appositi nomogrammi (3). Deve comprendere l’asportazione dei linfonodi lungo i vasi iliaci esterni, della fossa otturatoria e quelli mediali e laterali all’arteria iliaca interna. Possono essere asportati anche i linfonodi iliaci comuni fino all’incrocio dell’uretere con i vasi. Il numero di linfonodi rimossi correla con il rischio di progressione. Le complicanze della linfoadenectomia estesa sono maggiori di quella limitata (19,8% vs 8,2%) e quella più comune è il linfocele (10,3% vs 4,6%): l’approccio robotico transperitoneale minimizza tale complicanza. Le controindicazioni alla tecnica nerve sparing sono: estensione extracapsulare (cT2c, cT3), Gleason score >7 da un lato: possono essere utilizzate le tavole di Partin (4) e la RM multiparametrica nella scelta della tecnica. L’uso precoce degli inibitori della PDE5 nella riabilitazione sessuale rimane controverso (Tab. II). Radioterapia Non sono ancora disponibili i risultati di studi randomizzati che confrontino la radioterapia con la sorveglianza attiva. Lo stato dell’arte della radioterapia è a modulazione di intensità (IMRT), preferibilmente guidata dalle immagini (IGRT). L’opzione deve essere sempre multidisciplinare, basata su: classificazione TNM 2009, Gleason score valutato su al- Terapia del carcinoma prostatico localizzato S8 TABELLA II - Prostatectomia radicale Linee Guida per la prostatectomia radicale LE GR La sorveglianza attiva e la radioterapia devono essere proposte e discusse con i pazienti candidabili a queste strategie 4 A La prostatectomia radicale andrebbe offerta ai pazienti con aspettativa di vita >10 anni e tumore prostatico a rischio basso o intermedio 1b A La chirurgia nerve-sparing può essere tentata in pazienti potenti con basso rischio di estensione extracapsulare della neoplasia (T1c, GS <7 e PSA <10 ng/ml, o riferirsi alle tabelle di Partin o ai nomogrammi) 2b B La RM multiparametrica può essere di ausilio nel decidere se procedere alla chirurgia nerve-sparing in pazienti con malattia a medio e basso rischio 2b B In pazienti con malattia localizzata ma ad alto rischio e un’aspettativa di vita >10 anni, la prostatectomia radicale andrebbe proposta quale parte integrante di un trattamento multimodale 2a A In pazienti selezionati con malattia localmente avanzata (cT3a) e un’aspettativa di vita >10 anni, la prostatectomia radicale potrebbe essere proposta quale parte integrante di un trattamento multimodale 2b B In pazienti altamente selezionati con malattia localmente avanzata (cT3b-T4 N0 o qualsiasi T N1), la prostatectomia radicale potrebbe essere proposta quale parte integrante di un trattamento multimodale 3 C La soppressione androgenica neoadiuvante non è raccomandata prima della prostatectomia radicale 1a A La soppressione androgenica adiuvante non è raccomandata in pazienti pN0 1a A La soppressione androgenica adiuvante è il gold standard per i pazienti con estensione linfonodale (pN+) 1b A Nei pazienti candidabili a prostatectomia radicale sono accettabili tutti gli approcci chirurgici (open, laparoscopico o robotico), in quanto nessuno si è dimostrato superiore in termini di risultati funzionali o oncologici 1a A LE = livello di evidenza; GR = grado di raccomandazione. meno 10 campioni bioptici, PSA, età, comorbidità, attesa di vita, qualità di vita, punteggio International Prostate Symptom Score (IPSS), uroflussometria e classificazione dei fattori prognostici secondo le classi di rischio EAU. Nei tumori localizzati l’incremento di dose (74-80 Gy) influenza significativamente la sopravvivenza libera da progressione biochimica, ma sinora non si è dimostrato un beneficio in termini di sopravvivenza globale. Gli effetti collaterali gravi (grado ≥III) sono con le tecniche attuali 2-3% per il retto e 2-5% per l’apparato urinario. La combinazione tra soppressione androgenica con analoghi dell'LH-Releasing Hormone e radioterapia è di dimostrata superiorità rispetto alla sola radioterapia in vari studi, il più importante dei quali è stato EORTC 22863 (5). L’uso degli analoghi può essere concomitante (adiuvante) o precedente (neo-adiuvante) alla radioterapia, e se ne consiglia la prosecuzione per 2-3 anni per i tumori localmente avanzati. Non è ancora chiaro se tale trattamento vada impiegato anche nei soggetti con tumori localizzati ma a rischio intermedio o elevato. Un altro studio (SWOG 8794) ha invece riscontrato anche un vantaggio in termini di sopravvivenza globale, con un prolungamento medio di 1,9 anni nei pT3 (7). Pertanto la radioterapia postoperatoria può essere impiegata o alla ripresa della continenza urinaria o ritardata fino alla progressione del PSA non oltre 0,5 ng/ml. Radioterapia postoperatoria Altre opzioni terapeutiche nel trattamento del carcinoma localizzato Nei soggetti con PSA indosabile dopo prostatectomia, ma fattori di rischio come invasione della capsula o delle vescicole seminali (pT3), Gleason score ≥7 o margini positivi (R1) è stata paragonata la radioterapia immediata alla loggia prostatica con 60 Gy vs radioterapia a recidiva locale con 70 Gy, riscontrando un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione a 10 anni (60,6 vs 41,1%) ma non della sopravvivenza globale (6). Brachiterapia La brachiterapia a basse dosi trova indicazione nei tumori a basso rischio con le seguenti caratteristiche: stadio cT1bT2a N0M0, Gleason score ≤6, PSA ≤10, frustoli bioptici positivi per meno del 50%, volume prostatico <50 cc, score sintomi IPSS ≤12 e assenza di pregressa TURP resezione endoscopica. Non vi sono studi randomizzati di confronto con altre modalità terapeutiche e la sopravvivenza libera da recidiva a 10 anni è 65-85% (8). La ritenzione urinaria si riscontra fino al 22% dei casi dopo brachiterapia, e una TURP è necessaria nell’8,7%. L’incontinenza si verifica tra 0 e 19% dei casi e la disfunzione erettile nel 40% circa (Tab. III). Crioterapia Trova indicazione nei pazienti con tumori confinati alla prostata, con volume prostatico <40 ml, PSA <20 ng/ml e Gleason score ≤7 le cui condizioni controindichino chirurgia e radioterapia. Considerando un livello di PSA post-trattamento © 2015 Wichtig Publishing Selli S9 TABELLA III - Radioterapia Linee guida per la radioterapia (RT) LE GR Il migliore effetto della radioterapia adiuvante si osserva nei pazienti PT3R1 (margini positivi) 1a - La sorveglianza attiva e la chirurgia devono essere proposte e discusse con i pazienti candidabili a queste strategie 4 A La radioterapia a fasci esterni andrebbe offerta a tutti i pazienti con malattia non metastatica, indipendentemente dal gruppo di rischio 2a A Nel tumore prostatico a basso rischio la dose totale dovrebbe essere compresa tra 74 e 80 Gy 1a A La brachiterapia è un’opzione in pazienti con malattia a basso rischio, non sottoposti a TURP, con un buon IPSS e un volume prostatico <50 ml 2a A Nel tumore prostatico a rischio intermedio è raccomandata una dose totale di 76-78 Gy in associazione a soppressione androgenica (SA) a breve termine (4-6 mesi) 1b A Nel tumore prostatico localizzato ma ad alto rischio è raccomandata una dose totale di 76-78 Gy in associazione a SA a lungo termine (2-3 anni) 1b A Nel tumore prostatico localmente avanzato cN0 la radioterapia deve essere somministrata in associazione a SA a lungo termine (2-3 anni) 1a A La radioterapia con modulazione di intensità è la forma di radioterapia raccomandata per il trattamento con intento curativo 2a A In pazienti cN+, un’irradiazione pelvica può essere offerta in associazione alla SA a lungo termine 2b B In pazienti pT3N0M0 e PSA indosabile dopo prostatectomia, la radioterapia adiuvante va discussa come opzione in quanto migliora la sopravvivenza libera da recidiva biochimica 1a A I pazienti pT3N0M0 e PSA indosabile dopo prostatectomia andrebbero informati circa la possibilità di una radioterapia di salvataggio all’incremento del PSA quale alternativa alla radioterapia adiuvante 2b A LE = livello di evidenza; GR = grado di raccomandazione. <0,5 ng/ml la sopravvivenza attuariale a 5 anni libera da progressione biochimica risulta 60%, 45% e 36% rispettivamente per i soggetti a rischio basso, intermedio ed elevato (9). Le complicanze osservate con apparecchi di ultima generazione sono: deficit erettile 80%, necrosi tissutale 3%, incontinenza 4,4%, ritenzione urinaria 2% e dolore pelvico 1,4%. HIFU Gli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU) hanno lo scopo di riscaldare il tessuto prostatico oltre i 65°C, determinando necrosi coagulativa, richiedono l’anestesia e hanno un lungo tempo di applicazione (10 grammi di tessuto trattati/ora). In uno degli studi più rappresentativi è stata osservata a 10 anni una sopravvivenza libera da progressione biochimica (PSA ≤2 ng/ ml) del 60%, e sopravvivenza libera da metastasi del 95% (10). Biopsie successive possono dimostrare la presenza di carcinoma in un terzo dei casi e le principali complicazioni sono il deficit erettile (28,9%), l’incontinenza e la sclerosi del collo vescicale. Altre forme di terapia focale come elettroporazione e radiochirurgia robotica (Cyberknife) sono attualmente da considerare sperimentali e applicabili solo nel contesto di studi clinici. Terapia ormonale Scopo della terapia ormonale è quello di ottenere la soppressione androgenica, con livelli del testosterone plasmatico >20 ng/dl, equivalenti a 1 nmol/L. Questa soglia rappresenta una più accurata e recente puntualizzazione rispetto alla precedente di 50 ng/dl. © 2015 Wichtig Publishing La castrazione chirurgica trova rara applicazione nel nostro Paese, gli estrogeni sono superati per effetti collaterali cardiovascolari. Gli agonisti dell’LHRH rappresentano oggi la terapia più frequentemente usata, con somministrazioni mensili, trimestrali e semestrali. Stimolano inizialmente l’LH e il testosterone per circa una settimana con il cosiddetto fenomeno di flare-up. I vari prodotti hanno differenze pratiche nell’uso quotidiano riguardanti la temperatura di conservazione, la necessità o meno di miscelamento e la via di somministrazione (sottocutanea o intramuscolare). Gli antagonisti dell’LHRH si legano competitivamente ai recettori ipofisari e non determinano un transitorio aumento del testosterone. Esistono però soltanto in somministrazione mensile, e non è ancora completamente dimostrata una superiorità rispetto agli agonisti. Gli anti-androgeni si dividono in steroidei (Ciproterone acetato) e non steroidei o puri (Nilutamide, Flutamide, ­Bicalutamide). Gli effetti collaterali principali della Bicalutamide sono ginecomastia e mastodinia, e possono essere trattati mediante anti-estrogeni, radioterapia o mastectomia. Nel carcinoma prostatico resistente alla castrazione esistono 2 gruppi di cellule: quelle indipendenti dal recettore androgenico e quelle ancora dipendenti: in queste ultime il livello intracellulare degli androgeni è aumentato e vi è un’aumentata espressione del recettore androgenico. Sono di recente commercializzazione due nuovi farmaci per questa condizione: l’Abiraterone acetato (inibitore del CYP17) e l’Enzalutamide, che presenta una maggiore affinità per il recettore androgenico rispetto alla Bicalutamide. Terapia del carcinoma prostatico localizzato S10 Disclosures Financial support: This special issue has been supported by an unrestricted educational grant provided by Astellas SpA. Conflict of interest: The Author does not have conflict of interest. Bibliografia 1. 2. 3. 4. 5. Bill-Axelson A, Holmberg L, Ruutu M, et al; SPCG-4 Investigators. Radical prostatectomy versus watchful waiting in early prostate cancer. N Engl J Med. 2011; 364(18):1708-1717. Wilt TJ, Brawer MK, Jones KM, et al; Prostate Cancer Intervention versus Observation Trial (PIVOT) Study Group. Radical prostatectomy versus observation for localized prostate cancer. N Engl J Med. 2012;367(3):203-213. Briganti A, Larcher A, Abdollah F, et al. Updated nomogram predicting lymph node invasion in patients with prostate cancer undergoing extended pelvic lymph node dissection: the essential importance of percentage of positive cores. Eur Urol. 2012;61(3):480-487. Partin AW, Mangold LA, Lamm DM, Walsh PC, Epstein JI, Pearson JD. Contemporary update of the prostate cancer staging nomograms (Partin tables) for the new millennium. Urology. 2001; 58(6):843-848. Bolla M, Van Tienhoven G, Warde P, et al. External irradiation with or without long-term androgen suppression for prosta- te cancer with high metastatic risk: 10-year results of an EORTC randomised study. Lancet Oncol. 2010;11(11):10661073. 6. 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La popolazione dei pazienti metastatici (M1) è eterogenea e i fattori prognostici più significativi indicati dallo studio SWOG 8894 (2) sono: sede delle metastasi (ossa assiali fino a viscerali), performance status (<1 vs ≥1), Gleason score (<8 vs ≥8) e PSA (<65 vs >65 ng/ml). Pazienti con solo metastasi ossee assiali, performance status <1, Gleason score <8 hanno una sopravvivenza mediana di 54 mesi; al contrario pazienti con metastasi viscerali, performance status ≥1 e PSA >65 ng/ml hanno una sopravvivenza mediana di 21 mesi. Terapia di prima linea La terapia standard è rappresentata dal blocco androgenico (ADT). Non vi sono evidenze di livello 1 per scegliere fra ormone rilasciante l'ormone luteinizzante (LHRH) agonisti o antagonisti, né dati significativi che dimostrino una superiorità di un trattamento sull’altro. Iniziando con LHRH agonisti è importante prevenire un flare-up del testosterone iniziando il trattamento con un antiandrogeno associato; questo dato è particolarmente importante in pazienti sintomatici o quando il flare potrebbe generare complicanze nel paziente. Generalmente l’antiandrogeno è continuato per 4 settimane. I dati riportati dagli studi sul confronto blocco androgenico totale (BAT) e monoterapia ADT sono non univoci. Lo studio più ampio randomizzato su 1286 casi M1 non ha Accepted: September 3, 2015 Published online: October 16, 2015 Corresponding author: Alessandro Sciarra Unità Prostatica, Dipartimento di Scienze Urologiche Università La Sapienza e Policlinico Umberto I Viale Regina Elena 366 00161 Roma, Italy [email protected] © 2015 Wichtig Publishing trovato differenze fra la castrazione chirurgica associata a Flutamide versus castrazione da sola (3). In generale, review sistematiche mostrano che il BAT produce un minimo vantaggio di sopravvivenza (<5%) rispetto alla monoterapia (LHRH agonisti o castrazione) (4). Al contrario l’utilizzo del BAT aumenta significativamente costi ed effetti collaterali. La monoterapia con antiandrogeni non steroidei per il PC metastatico produce risultati significativamente inferiori in termini di sopravvivenza rispetto alla castrazione farmacologica. Non è dimostrato un suo vantaggio in termini di qualità di vita (Tab. I). L’utilizzo intermittente della terapia ADT (IAD) potrebbe ritardare la formazione di cloni cellulari resistenti alla castrazione. Inoltre la IAD potrebbe produrre vantaggi in termini di qualità di vita ed effetti collaterali rispetto alla terapia ADT continua. La IAD può essere utilizzata nei pazienti con PC metastatico e questo dato è supportato da diversi studi clinici randomizzati di fase III (5). I risultati mostrano una non inferiorità della IAD rispetto alla ADT continua in termini di overall survival e un beneficio minimo in termini di qualità di vita complessiva, anche se alcuni effetti collaterali si riducono. Lo SWOG 9346 è lo studio randomizzato su IAD in M1 più ampio. Sottolinea che circa il 50% dei casi M1 risultavano candidati alla IAD all’inclusione. Statisticamente lo studio è non conclusivo in termini di risultati su overall survival perché un confidential limit risulta oltre il limite specificato di 1,2 (HR 1,1; CI 0,99-1,23). Potenziali vantaggi a lungo termine della IAD sono una migliore protezione contro la sindrome metabolica ed eventi ossei oltre a un vantaggio in termini di costi (Tab. II). Terapia ADT associata alla chemioterapia Due ampi studi randomizzati sono stati condotti confrontando ADT da sola versus ADT associata a Docetaxel come terapia primaria nei pazienti metastatici (6). I risultati relativi alla sopravvivenza sono in conflitto e differenti, così che al momento non è possibile produrre alcuna raccomandazione sull’utilizzo di tale associazione come prima linea di terapia. Terapia nel paziente anziano Con una età mediana alla diagnosi di 68 anni, il PC è una patologia in genere dell’uomo >70 anni e il 71% delle morti correlate al PC occorrono dopo i 75 anni. In contrapposizione a questi dati, solo il 41% dei pazienti con età >75 anni con PC Terapia di blocco androgenico nel tumore prostatico metastatico S12 TABELLA I - Raccomandazioni per la terapia ADT in M1 Raccomandazione Livello di evidenza Castrazione farmacologica come terapia standard con LHRH agonisti o antagonisti 1b Castrazione farmacologica associata a chemioterapia come terapia primaria non raccomandabile con dati disponibili 1b In M1 sintomatici, immediata ADT deve essere offerta come palliativa dei sintomi e per ridurre il rischio di complicanze 1b In M1 asintomatici, immediata ADT deve essere offerta per ritardare la progressione a uno stadio sintomatico e prevenire complicanze 1b In M1 il ruolo degli antiandrogeni è di ridurre il rischio di flare-up durante ADT 2a In M1, la monoterapia con antiandrogeni non è considerata 1a In M1 asintomatici la IAD può essere offerta in pazienti motivati con una significativa risposta sul PSA durante il periodo di induzione 1b TABELLA II - Criteri pratici per eseguire una IAD Farmaci da utilizzare LHRH agonisti o castrazione farmacologica Terapia utilizzata nei trial clinici randomizzati Prevalentemente BAT Durata periodo iniziale di induzione Generalmente 6-9 mesi Criteri per interrompere la fase on PSA <4 ng/ml Criteri per interrompere la fase off e passare nuovamente alla on PSA >10-20 ng/ml; progressione clinica Durata delle fasi on 3-6 mesi Fattori prognostici di buona risposta alla IAD Nadir del PSA durante il primo ciclo e durata della fase off al primo ciclo a rischio intermedio o alto riceve un trattamento con intento curativo (88% nei pazienti di età 65-74 anni). Fattori per scelta terapeutica nell’anziano Nella patologia localizzata una aspettativa di vita >10 anni è necessaria per ottenere benefici da trattamenti locali. La presenza di comorbidità è il maggiore predittore di morti non-cancro specifiche nel PC localizzato. Il Cumulative Illness Score Rating-Geriatrics (CIRS) (7) è considerato il metodo migliore di valutazione del rischio di mortalità non PC correlato. Il livello di dipendenza nelle attività giornaliere influenza la sopravvivenza nel paziente anziano e può essere valutato con l’Activities of Daily Living scale (ADL). Lo stato di nutrizione o malnutrizione influenza la mortalità nell’anziano. Un peggioramento delle capacità cognitive è associato con un rischio più elevato di mortalità come anche con maggior rischio di complicanze post-trattamento. La società internazionale di Geriatric Oncology Prostate Cancer Working Group, raccomanda che il trattamento negli anziani debba essere stabilito su una valutazione del loro stato di salute. Il G8 Health Status Screening Tool, il Karnofsky e l’ECOG score sono tutti raccomandati. Pazienti con un G8 score >14 devono essere trattati come i pazienti non anziani. Pazienti con un G8 score ≤14 devono essere sottoposti a valutazione geriatrica, livello delle comorbidità, stato di nutrizione, funzioni fisiche e cognitive, per determinare la scelta. Sulla base del G8 score i pazienti anziani possono essere classificati in 4 gruppi: 1) anziani in salute devono ricevere il trattamento standard; 2) pazienti vulnerabili potrebbero ricevere il trattamento standard dopo risoluzione dei problemi geriatrici; 3) pazienti fragili devono ricevere trattamenti adattati alla loro condizione; 4) pazienti in condizioni troppo scadenti dovrebbero ricevere solo trattamenti palliativi. Opzioni terapeutiche nell’anziano 1. Sorveglianza attiva (AS): anziani con significative comorbidità hanno migliore aspettativa di vita corretta sulla base della qualità di vita, utilizzando sorveglianza attiva versus chirurgia. 2. Prostatectomia radicale (PR): il vantaggio in termini di sopravvivenza della chirurgia rispetto alla vigile attesa, si riduce significativamente negli uomini >65 anni. Tuttavia l’utilizzo della chirurgia negli anziani riduce il rischio di metastatizzazione e uso di ADT. Il rischio di complicanze a lungo termine (incontinenza urinaria e impotenza erigendi) è significativamente aumentato in relazione all’età. 3. Radioterapia (RT): in relazione all’età, la radioterapia e chirurgia producono risultati simili in termini di sopravvivenza e controllo della neoplasia. L’indicazione ad associare ADT alla radioterapia nell’anziano si basa sulla valutazione cardiologica dello stesso o presenza di comorbidità. 4. Terapie mini-invasive: non sono presenti dati sufficienti per produrre raccomandazioni nell’anziano. 5. ADT: beneficio nell’uso dell’ADT immediata nell’anziano solo nei PC localmente avanzati con PSA >50 ng/ml e PSA-DT <12 mesi. Nella patologia metastatica, ADT è il trattamento standard di prima linea. Non è raccomandata l’associazione standard di Bifosfonati o Denosumab per prevenire eventi scheletrici. 6. Trattamento del tumore prostatico resistente alla castrazione (CRPC): Docetaxel è la terapia standard in anziani in buona salute o vulnerabili. Cabazitaxel, Abiraterone, Enzalutamide e Sipuleucel T migliorano significativamente la sopravvivenza negli anziani sia pre- che post-chemioterapia (Tab. III). © 2015 Wichtig Publishing Sciarra S13 TABELLA III - Raccomandazioni per il trattamento del paziente anziano Trattamento per categoria Livello evidenza Anziani in salute o vulnerabili con aspettativa di vita >10 anni dovrebbero ricevere la terapia standard 2b Pazienti fragili o in condizioni scadenti: ADT da utilizzare solo come palliativa dei sintomi 1b Terapie mini-invasive non rappresentano terapia standard nell’anziano 3 Raccomandata valutazione sullo stato di mineralizzazione e rischio di fratture nel paziente ad alto rischio 2b Nuovi agenti ormonali (Enzalutamide, Abiraterone) o nuove chemioterapie (Cabazitaxel) possono essere utilizzate nei pazienti in buona salute o vulnerabili 1b Qualita di vita (QL) post-trattamento La qualità di vita del paziente riflette l’impatto della patologia e dei trattamenti sullo stato di salute fisico, emozionale e sociale del paziente e sulla sua capacità di affrontare le attività giornaliere. QL viene valutata attraverso specifici questionari che permettono una valutazione più obiettiva. La QL specifica per il PC si basa su risultati che includono anche la funzione urinaria, intestinale e sessuale del paziente. La QL generale si basa sullo stato di salute, vitalità, affaticamento, dolore e soddisfazione del paziente. Sorveglianza attiva e watchful waiting La sorveglianza attiva (AS) produce un impatto sulla QL del paziente e può aumentare lo stress psicologico. In genere tale stress aumenta dopo i primi 9 mesi di sorveglianza attiva. L’effetto negativo della AS sullo stress psicologico aumenta in relazione al valore del PSA, numero ridotto di prelievi alla biopsia, mancanza di un partner, stato fisico deteriorato. Un confronto diretto (8) del watchful waiting (WW) con la chirurgia ha mostrato incidenze di depressione e stress psicofisico simili nei due gruppi a 8 anni di follow-up. Prostatectomia radicale La prostatectomia radicale (RP) ha significativi effetti negativi su vari aspetti della QL, in particolare correlati con la funzione sessuale e l’incontinenza urinaria. Nel Prostate Cancer Outcomes Study (PCOS) a due anni l’8,7% degli uomini non avevano un controllo della minzione e il 41% riportavano disfunzioni erettive. L’utilizzo di tecniche nerve sparing ha ridotto l’impatto negativo della chirurgia sulla QL migliorando funzione sessuale e controllo minzionale. Al momento il confronto delle diverse tecniche laparoscopiche o robotiche di RP sulla QL non è realizzabile per scarsi dati. La valutazione dei risultati post-RP dovrebbe sempre includere oltre ai dati oncologici, quelli correlati ad aspetti funzionali e QL (pentafecta). © 2015 Wichtig Publishing Radioterapia Radioterapia esterna (RT) e brachiterapia possono causare alterazioni della funzione sessuale, urinaria e intestinale e quindi avere un impatto negativo sulla QL. A 1-2 anni dopo brachiterapia la presenza di incontinenza urinaria è riportata nel 4-6% dei casi e a 1 anno il 18% nel gruppo trattato con brachiterapia e l’11% con radioterapia esterna riferiscono alterazioni generali dei sintomi minzionali. Radioterapia esterna e brachiterapia interessano significativamente la QL correlata all’intestino e al retto. Questi sintomi possono permanere anche a lungo dopo il trattamento (9% a 1 anno). Un deterioramento della QL può permanere anche nel lungo termine dalla brachiterapia e RT con impatto sui sintomi urinari, intestinali, attività fisica e sessuale. Associare ADT alla radioterapia aumenta l’impatto negativo sulla QL (aspetti sessuali, vitalità e funzione intestinale). Ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU) e crioterapia Una delle maggiori complicanze dell’HIFU è la ritenzione urinaria con un intervallo di insorgenza tra 12 e 35 giorni dal trattamento. Incontinenza urinaria si verifica nel 12% dei casi e impotenza erigendi nel 55-70%. Dopo crioterapia la QL ritorna a valori pre-trattamento dopo 12 mesi. I dati presenti in letteratura sono ancora limitati. ADT I dati sull’impatto della ADT sulla QL son ancora insufficienti. In uno studio randomizzato su pazienti M1, il BAT rispetto alla monoterapia con castrazione produceva un maggior impatto negativo sulla QL dei pazienti nei primi 6 mesi. Con ADT si presenta un peggioramento della funzione sessuale, della funzione cognitiva e stress psicologico. Non è dimostrato un vantaggio in termini di QL della monoterapia con antiandrogeni non steroidei rispetto alla castrazione farmacologica. I dati sulla IAD e sul suo impatto sulla QL sono insufficienti; in genere viene descritto un vantaggio complessivo sulla QL con IAD rispetto a terapia continua. Effetti collaterali legati alla ADT sono ben noti e descrivibili su: funzione sessuale, hot flushes, aumentato rischio di demineralizzazione ossea, sindrome metabolica, morbilità cardiovascolare. In generale lo sviluppo di una sindrome metabolica è più frequente durante trattamento con ADT. ADT produce un aumentato rischio di eventi cardiovascolari e infarto miocardico, non correlati con la durata della terapia e comunque non associati a un aumento significativo della mortalità cardiovascolare (dati RTOG 92-02 o successive metanalisi) (9). Un aumento della mortalità cardiovascolare durante ADT è stata riportata nei casi con precedente scompenso cardiaco, infarto miocardico o sindrome metabolica. Non sono presenti dati convincenti e metodologicamente corretti a dimostrare un vantaggio degli LHRH antagonisti rispetto agli LHRH agonisti sul rischio cardiovascolare. S14 Trattamento della progressione del PSA dopo terapia primaria In una percentuale compresa fra il 27% e il 53% dei pazienti sottoposti a RP o RT come trattamento con intento curativo, si sviluppa una progressione del PSA. Bisogna informare il paziente che una progressione del solo PSA non è un indice necessariamente correlato alla sopravvivenza e metastatizzazione e che la sua storia naturale potrebbe essere estremamente prolungata prima di produrre manifestazioni cliniche e impatti sulla QL e sulla sopravvivenza. Definizione Il livello di PSA che definisce una progressione e un fallimento dopo trattamento primario varia fra RP e RT. Dopo RP una progressione biochimica del PSA è definita per valori >0,2 ng/ml e crescenti. Dopo RT il fallimento biochimico è definito per valori >2,0 ng/ml rispetto al nadir raggiunto dopo trattamento. Storia naturale della progressione del PSA Alla progressione del PSA dopo terapia primaria, è importante definire se tale dato indica un fallimento locale o sistemico della patologia. Tale valutazione, in particolare se il paziente è stato sottoposto a RP, si basa sui dati patologici del tumore (stadio T, Gleason score, margini chirurgici). Non tutti i soggetti con fallimento biochimico produrranno anche un fallimento clinico durante la loro vita (dopo RP solo il 34% sviluppano una progressione clinica e solo il 5,8% arrivano a morte PC correlata). Questi dati rendono difficile stabilire se e quando iniziare una terapia per una progressione solo biochimica dopo terapia primaria. Utile la valutazione di fattori prognostici che possano indicare quali casi con progressione del PSA siano a maggior rischio di sviluppare una successiva progressione clinica o metastatizzazione. I fattori prognostici negativi maggiormente riconosciuti sono rappresentati da: PSADT <3 mesi, invasione delle vescicole seminali, Gleason score 8-10, tempo alla progressione del PSA <3 anni. Valutazione strumentale successiva a progressione del PSA Lo standard richiesto per valutare la presenza di metastasi in caso di progressione del PSA è rappresentato dalla scintigrafia ossea e dalla TC addome-pelvi. Tuttavia la probabilità di esami strumentali positivi in casi con progressione del PSA post-RP è <5% se il PSA è <7 ng/ml. Un più recente metodo strumentale per valutare la metastatizzazione del PC è rappresentato dalla PET-TC con colina. Tuttavia molti dei dati presenti nella letteratura si basano su valutazioni retrospettive (sensibilità 55-96% e specificità 57-100%). L’accuratezza del PET con colina dipende dai valori del PSA e un cut-off considerato per eseguire l’esame varia tra 1 e 2 ng/ml. Promettenti risultati sono riportati per la valutazione precoce della recidiva locale post-RP o RT, utilizzando la risonanza magnetica multiparametrica (mRM) con tecnica di diffusione e dinamica. Terapia di blocco androgenico nel tumore prostatico metastatico Trattamento della progressione del PSA La scelta della modalità e del tempo per il trattamento di una progressione del PSA post-terapie con intento curativo rimangono ancora molto controverse. In generale l’osservazione dei pazienti con sola progressione del PSA fino allo sviluppo di una progressione clinica rappresenta una valida opzione, in particolare per i casi a basso rischio (PSA DT >12 mesi, tempo alla progressione >3 anni, Gleason score fino a 7 e stadio fino a T3a). Similmente in casi con una aspettativa di vita inferiore a 10 anni. L’utilizzo della radioterapia precoce post-RP può consentire la cura del paziente con progressione del PSA postchirurgia. Più del 60% dei casi trattati con un PSA fino a 0,5 ng/ml ottengono nuovamente un PSA non dosabile e l’80% rimangono liberi da progressione a 5 anni. Un’analisi retrospettiva in pazienti con progressione di PSA post-RP, mostrava che l’utilizzo della RT entro 2 anni aumentava di 3 volte la sopravvivenza PC specifica. L’associazione della ADT alla RT di salvataggio post-RP non comporta un significativo vantaggio in termini di sopravvivenza PC specifica, ma solo vantaggi in termini di sopravvivenza libera da progressione biochimica a 5 anni. Di conseguenza in casi selezionati per una RT post-RP con linfonodi negativi non sussistono raccomandazioni per associare una ADT. Alcuni trial hanno confrontato l’utilizzo della RT adiuvante versus RT di salvataggio post-RP (10). La RT adiuvante produce un vantaggio in termini di bNED (non evidenza biochimica di patologia) ma non in termini di sopravvivenza globale. Ulteriori studi randomizzati sono in corso. Una ADT di salvataggio viene spesso utilizzata nei pazienti con progressione del PSA ma non esistono dati da studi randomizzati che possano determinarne significativamente l’efficacia. Studi retrospettivi sostengono un ritardo della progressione clinica nei soggetti trattati precocemente con ADT post-progressione biochimica. Un’analisi multivariata (11) sostiene che la ADT di salvataggio può produrre un vantaggio in termini di sopravvivenza se corretta per fattori di rischio (PSA DT, Gleason score, età). Relativamente al timing dell’ADT, studi clinici non hanno dimostrato un vantaggio significativo dell’ADT adiuvante rispetto all’ADT a progressione del PSA a 10 anni di follow-up. Nel caso si decida per una ADT di salvataggio, l’uso di una IAD è un’opzione interessante, considerando il rapporto benefici-effetti collaterali o impatto sulla QL (Tab. IV). Una RP di salvataggio è un’opzione terapeutica per proTABELLA IV - Opzioni terapeutiche per progressione PSA post-RP o radioterapia (RT) Opzioni post-RP Opzioni post-RT Radioterapia RP di salvataggio ADT Crioterapia IAD Brachiterapia Osservazione ADT IAD Osservazione © 2015 Wichtig Publishing Sciarra S15 TABELLA V - Livelli di evidenza per i trattamenti locali di salvataggio Bibliografia Trattamento locale di salvataggio 1. In pazienti con progressione del PSA post-RP e fattori prognostici favorevoli la sorveglianza e una RT differita di salvataggio sono le opzioni da offrire In pazienti con progressione del PSA post-RP la RT di salvataggio è una opzione da offrire a un valore di progressione del PSA <0,5 ng/ml Casi selezionati con recidiva locale istologicamente documentata post-RT, possono essere trattati con RP di salvataggio in Centri di riferimento HIFU, crioterapia o brachiterapia di salvataggio per progressione del PSA post-RT sono delle opzioni terapeutiche in casi non metastatici e con tumore residuo istologicamente confermato In casi asintomatici con progressione del PSA post-terapia primaria, ADT non dovrebbe essere eseguita come standard Pazienti con PSA-DT >12 mesi non devono essere trattati con ADT Se si inizia una ADT di salvataggio, la IAD dovrebbe essere presa in considerazione come valida opzione Livello di evidenza 3 2 3 3 3 3 1b gressione del PSA post-RT. Le controversie sul suo utilizzo si basano soprattutto sugli effetti collaterali e sulle complicanze che risultano aumentate rispetto ai casi non sottoposti a RT. La sopravvivenza globale a 5 e 10 anni con RP di salvataggio varia fra 70-83% e 54-89% rispettivamente, con valori condizionati dal PSA pre-trattamento e Gleason score del PC, insieme anche allo stato dei margini chirurgici, vescicole seminali e linfonodi. In generale la RP di salvataggio dovrebbe essere considerata post-RT solo nei casi con bassa comorbilità, aspettativa di vita >10 anni, valore di PSA pre-RT <10 ng/ml, Gleason score fino a 7, linfonodi negativi e stadio clinico T1-T2. In caso di fallimento biochimico post-RT, un’altra opzione è rappresentata da brachiterapia, crioterapia o HIFU di salvataggio. La crioterapia è proposta come alternativa alla RP di salvataggio, presentando minore morbilità e simile efficacia in termini di controllo della malattia e sopravvivenza. Tuttavia uno studio di confronto diretto RP versus crioterapia di salvataggio post-RT, mostrava una superiorità in termini di sopravvivenza globale a favore della chirurgia (95% a 5 anni) versus crioterapia (85% a 5 anni) (12) (Tab. V). Disclosures Financial support: This special issue has been supported by an unrestricted educational grant provided by Astellas SpA. Conflict of interest: The Author does not have conflict of interest. © 2015 Wichtig Publishing James ND, Spears MR, Clarke NW, et al. Survival with newly diagnosed metastatic prostate cancer in the “Docetaxel Era”: data from 917 patients in the control arm of the STAMPEDE Trial (MRC PR08, CRUK/06/019). Eur Urol. 2015;67(6):1028-1038. 2. Glass TR, Tangen CM, Crawford ED, Thompson I. Metastatic carcinoma of the prostate: identifying prognostic groups using recursive partitioning. J Urol. 2003;169(1):164-169. 3. Eisenberger MA, Blumenstein BA, Crawford ED, et al. 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I pazienti con malattia localizzata vengono attualmente trattati con approcci a intento curativo quali chirurgia e radioterapia, ottenendo degli ottimi risultati sia in termini oncologici sia funzionali. Esiste tuttavia un rilevante numero di pazienti che si presenta alla diagnosi con malattia avanzata, a livello sistemico o a livello locale, in cui questi approcci risultano inutili, o insufficienti, e vanno in contro a progressione di malattia dopo un trattamento con intento curativo. La terapia ormonale con LH-RH analoghi, da decenni utilizzata in quei pazienti con malattia sistemica, negli ultimi anni svolge un ruolo rilevante anche come terapia adiuvante a trattamenti con intento curativo quali chirurgia e soprattutto radioterapia in pazienti con malattia localmente avanzata, ottenendo risultati oncologici soddisfacenti. Nello scenario attuale per un approccio multimodale alla neoplasia prostatica, l’introduzione di nuove formulazioni di somministrazione semestrale degli LH-RH analoghi – che permettono un mantenimento stabile della castrazione con valori di testosteronemia sotto i 20 ng/dl – e di nuove terapie ormonali quali LH-RH antagonisti, abiraterone ed enzalutamide ha fornito allo specialista sicuramente delle armi ancora più efficaci nel controllo locale e sistemico di questa patologia. Pier Francesco Bassi Editor-in-Chief © 2015 Wichtig Publishing © 2015 Wichtig Publishing - Milano, Italy Wichtig Publishing | Via Friuli, 72 | 20135 Milano, Italy Phone +39 02 55195443/5455122 | Fax +39 02 55195971 www.wichtig.com Reg. Tribunale di Milano n. 764 del 12.12.2003 Direttore responsabile: Diego Brancaccio UROLOGIA is indexed in INDEX MEDICUS/MEDLINE® EMBASE/Excerpta Medica J-Gate ISSN 0391-5603 - eISSN 1724-6075 www.urologiajournal.com Editor-in-Chief: Pier Francesco Bassi, MD [email protected] Disclaimer The statements, opinions and data contained in this publication are solely those of the individual Authors and contributors and do not reflect the opinion of the Editors, Publisher and endorsing Societies. The appearance of advertisements in the Journal is not a warranty, endorsement or approval of the products or services advertised or of their safety. The Editors and the Publisher disclaim responsibility for any injury to persons or property resulting from any ideas or products referred to in the articles or advertisements. 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