Gli atti percettivo-motori e la funzione di imitazione-simulazione nelle relazioni tra percezione e movimento – Elena Pasquinelli Gli atti percettivo-motori sono entità che permettono di rendere conto della complessità dell’azione percettiva, della sua organizzazione basata su scopi e del suo legame con le attività motorie. Il legame tra percezione e movimento è, almeno in alcuni casi, improntato ad una forma di imitazione o simulazione, ovvero di mediazione motoria della percezione. Questa mediazione non è necessariamente legata al movimento in atto, ma valida anche per simulazioni o rappresentazioni mentali. Atti percettivi: un’analogia con gli atti motori. Il concetto di atto percettivo si definisce in analogia con quello di atto motorio o azione in relazione a movimento. Quando una scimmia seduta su una sedia, con il braccio in riposo, estende il braccio, prende il cibo, presentato in diverse posizioni dello spazio, e lo porta verso la bocca, si dice che la scimmia ha compiuto un'azione. Un'azione è una sequenza di movimenti che permettono di raggiungere uno scopo. L'azione è unitaria in quanto unitario è il suo proposito: ad esempio, portare il cibo alla bocca (Rizzolatti et al., 19881). Benché unitaria, l'azione è costituita da diverse parti discrete o atti motori, ognuno col suo fine proprio: raggiungere il cibo, afferrarlo con la mano, tenerlo, portare il cibo alla bocca, afferrare con la bocca. A sua volta, ognuno di questi atti motori è costituito da diversi movimenti: l'afferramento manuale ad esempio, si scompone in un'iniziale estensione e abduzione delle dita seguita da flessione e adduzione. Alcuni studi, condotti da Rizzolatti et al.2, evidenziano l'esistenza di un correlato neurale per questa differenziazione tra azioni e atti motori da una parte (caratterizzati da uno scopo) e movimenti dall’altra. Nella parte rostrale dell'area 6 inferiore del macaco (area istochimica F5) è infatti descritto un gruppo di neuroni che hanno la caratteristica di attivarsi in relazione a atti motori, piuttosto che a movimenti: due atti motori diversi, in cui siano coinvolti gli stessi movimenti, ovvero l’attivazione degli stessi gruppi muscolari, non attiva necessariamente gli stessi neuroni; viceversa, una stessa classe di neuroni scarica quando sono in causa atti motori diretti, ad esempio, a prendere possesso di un oggetto, sia che l'azione di prensione sia eseguita usando la mano che usando la bocca. Utilizzando gli atti motori come criteri per la classificazione di questo gruppo di neuroni F5, Rizzolatti et al. hanno dunque individuato sei classi distinte: i neuroni "Grasping-with-the-hand-and-the-mouth", "Grasping-with-the-hand", "Holding", "Tearing", "Reaching", "Bringing-to-the-mouth-or-to-the-body". Inoltre tre tipi di presa: "Precision grip", "Finger grip", "Whole hand prehension". Nel caso dei neuroni "Grasping-with-the-hands" ad esempio non si nota nessuna differenza nella loro risposta quando lo stimolo è presentato in posizioni diverse dello spazio, per cui l'animale è costretto a compiere movimenti prossimali di diverso tipo per raggiungere l'oggetto e prenderlo, purché il movimento distale resti lo stesso. Del resto, un'analisi condotta mediante visione del video-tape del movimento di presa in relazione alla scarica neuronale, indica che il neurone inizia a scaricare prima che avvenga un movimento osservabile; la scarica aumenta durante la fase in cui la mano prende la forma adeguata all'oggetto (estensione delle dita) e raggiunge il massimo durante la fase flessoria che caratterizza la fine della presa. L’analisi complessiva di questi dati permette di affermare che esiste una correlazione tra scarica del neurone e atto motorio di presa, ma non tra scarica neurale e un qualche movimento individuale. Il singolo movimento non è, almeno in questo caso, un buon termine di spiegazione per quello che avviene, poiché la definizione di un atto motorio è qualcosa di più di una somma di movimento: richiede il concetto di scopo. 1 Rizzolatti, G., Camarda, R., Fogassi, L., Gentilucci, M., Luppino, G., Matelli, M. (1988), Functional organization of inferior area 6 in the macaque monkey. II. Area F5 and the control of distal movements, Experimental brain research, 71: 491-507 2 E’ possibile pensare gli atti percettivi in analogia con questa descrizione delle azioni e degli atti motori: un'azione percettiva sarebbe dunque un'unità basata su di uno scopo e composta da atti percettivi discreti, anch'essi in relazione ad uno scopo. L'atto percettivo può essere composto a sua volta da percezioni diverse, che concorrono all'adempimento dell'atto percettivo, ma non sono né sufficienti a esaurirne la descrizione, perché non ne specificano lo scopo, né necessarie, perché le modalità di attuazione possono variare. Il concetto chiave, come nel caso del movimento, è quello di scopo o funzione. In altri termini: le singole percezioni non sarebbero sufficienti a rendere conto degli atti percettivi, i quali si organizzano in relazione ad una funzione o scopo. Quello degli atti percettivi e delle funzioni percettive sarebbe dunque un possibile sistema per classificare e descrivere la percezione, capace di tenere conto della complessità delle relazioni che i sistemi percettivi mettono in campo negli effettivi contesti dell’azione. Il rafforzamento dell’analogia: i neuroni specchio. Il lavoro di Rizzolatti e dei suoi colleghi permette di rendere l'analogia più consistente, grazie all'individuazione di un correlato neurale anche per alcuni atti percettivi. Un particolare gruppo di neuroni F5 infatti, oltre a scaricare durante i movimenti attivi della scimmia, si attiva anche quando la scimmia osserva lo sperimentatore che compie movimenti significativi con le mani3. Di frequente vi è una chiara somiglianza tra movimento osservato e movimento eseguito4. Questa scoperta va sotto il nome di neuroni specchio. Gli stimoli visivi più efficaci nello stimolare i neuroni specchio sono azioni in cui lo sperimentatore interagisce con l'oggetto attraverso la mano o la bocca. La presentazione di oggetti, anche nel caso di cibo, resta inefficace, allo stesso modo delle azioni fatte con utensili, anche se molto simili a quelle compiute con le mani. Le azioni osservate che attivano con più frequenza i neuroni specchio sono la presa e la manipolazione. Alcuni neuroni specchio sono attivi solo durante l'osservazione di una singola azione, altri sono attivati da due o più azioni, come quando lo sperimentatore prende il cibo con la mano o con la bocca. Grazie a questi correlati neurali, Rizzolatti et al.5 stabiliscono, in analogia alla componente motoria, una descrizione per queste attività percettive che mantiene i termini del vocabolario motorio: neuroni specchio per “grasping”, “manipulating” “holding”, “placing”, “hands interaction”. Le proprietà motorie di questi neuroni specchio sono analoghe a quelle degli altri neuroni di F5. Per la maggior parte dei neuroni specchio esiste inoltre una chiara correlazione tra l'azione visiva cui rispondono e la risposta motoria codificata. Per escludere il ruolo giocato dalla visione delle proprie mani in azione nell'attivazione motoria dei neuroni, esperimenti sono stati condotti in condizioni di controllo con e senza possibilità di visione; allo stesso modo per escludere l'induzione di movimenti nelle mani o nella faccia della scimmia durante l'osservazione del movimento altrui, viene registrata l'attività muscolare con EMG, che risulta assente. In questo modo si è ottenuto un vocabolario percettivo (visivo) che riguarda la percezione di eventi motori e che sta in stretta correlazione coi movimenti compiuti dall'animale. I dati degli esperimenti sui neuroni specchio hanno due conseguenze: indicano un modo in cui l'informazione sensoriale è tradotta in movimento, e suggeriscono l'esistenza di un vocabolario in cui sono rappresentati gli atti motori distali e prossimali di raggiungimento, presa, eccetera. L'accesso a questo vocabolario di atti motori non è appunto solo motorio, ma raggiungibile anche attraverso stimoli visivi e somatosensoriali. Infatti alcuni neuroni F5 vengono attivati anche da stimoli tattili superficiali, articolari e profondi (colpetti o pressione sul muscolo). Esiste una buona correlazione tra i campi recettivi e il tipo di prensione: il campo recettivo è localizzato nella mano per neuroni 3 Rizzolatti, G., Fadiga, L., Gallese, V., Fogassi, L. (1996), Premotor cortex and the recognition of motor actions, Cognitive brain research, 3: 131-141. Gallese, V., Fadiga, L., Fogassi, L., Rizzolatti, G. (1996), Action recognition in the premotor cortex, Brain, 119: 593-609 4 Di Pellegrino, G, Fadiga, L., Fogassi, L., Gallese, V., Rizzolatti, G. (1992), Undestanding motor events: a neurophysiological study, Experimental Brain research, 91: 176-180 5 che scaricano con movimenti della mano; i campi recettivi sono localizzati nella mano, la mano o la bocca e la bocca, per neuroni che sono attivati da movimenti della mano e della bocca. L’esistenza di un correlato neurale per gli atti percettivi permette dunque di parlarne non solo come di entità ipotetiche, ovvero entità utili per la descrizione e la classificazione dell'attività percettiva, ma come entità reali (atti percettivi). Il fatto che questo correlato sia lo stesso per diversi tipi di percezione (come visione e sensibilità somatica) e per il movimento indica che questi si trovano legati tra di loro in virtù di un comune riferimento ad atti motori. Può allora essere utile parlare di atti percettivo-motori, nel senso di atti percettivi legato ad un compito o ad un’azione, nella quale movimenti e percezioni si combinano insieme in maniere diverse. Lo scopo dell’azione è codificato indipendentemente dalle condizioni specifiche di realizzazione. Esistono alcuni studi condotti sull’uomo6: durante la stimolazione della corteccia motoria di soggetti normali (stimolazione magnetica transcranica) che stanno osservando uno sperimentatore mentre afferra oggetti tridimensionali, mentre guarda gli stessi oggetti tridimensionali o osserva lo sperimentatore compiere gesti in aria col braccio, sono stati misurati i potenziali muscolari evocati della mano. I MEP (potenziali evocati motori) aumentano significativamente durante la condizione in cui i soggetti osservano il movimento altrui. L'eccitabilità del sistema motorio aumenta dunque quando il soggetto osserva un'azione eseguita da un altro individuo. Inoltre il pattern di attivazione muscolare evocato dalla stimolazione transuranica durante l'osservazione è molto simile a quello della contrazione muscolare presente durante l'esecuzione della stessa azione. Questo indica che anche nell'uomo esiste un sistema che accoppia osservazione e esecuzione di un'azione. In analogia con i dati ricavati dagli esperimenti sui macachi, la localizzazione delle aree cerebrali attive durante l'osservazione di movimenti di prensione (differenti dalle aree attivate dall'osservazione di oggetti non manipolati), attraverso tomografia ad emissione di positroni, indica l'attivazione di due aree dell'emisfero sinistro, una localizzata nella corteccia del solco temporale superiore e una nella parte caudale del giro frontale inferiore, regione tradizionalmente considerata deputata al linguaggio (area 45 o area di Broca). Un’altra indicazione importante degli studi citati è che il vocabolario percettivo-motorio è discreto, composto da atti che ne sono i termini più semplici. Un interessante suggerimento sulla strutturazione del vocabolario motorio animale viene dagli studi condotti da Bizzi, Mussa-Ivaldi7 et al. sul modo in cui il sistema nervoso centrale rappresenta e risolve i problemi di calcolo nel controllo motorio. In particolare, il problema considerato è quello della trasformazione di movimenti programmati degli arti in un insieme di comandi motori adeguati. Questa trasformazione deve tenere conto della coordinazione di diversi segmenti e dei continui cambiamenti nelle proprietà meccaniche degli arti e dell'ambiente con cui vengono in contatto. La proposta di Bizzi e Mussa-Ivaldi è che le rappresentazioni interne del movimento degli arti siano costruite a partire da un gruppo di primitive motorie, che sono organizzate come moduli discreti a livello del midollo spinale, e da altri blocchi da costruzione situati in strutture cerebrali superiori. Studi sperimentali su rane e topi spinalizzati mostrano che i circuiti motori del midollo spinale sono organizzati in un insieme di moduli discreti, ognuno dei quali, quando attivato, produce un particolare campo di forze. L'attivazione simultanea di più moduli conduce alla combinazione vettoriale dei campi corrispondenti. I campi di forza sono interpretati come primitive che il sistema nervoso centrale utilizza per generare una ricca grammatica di comportamenti motori, semplificando però il problema del controllo. Il sistema motorio sarebbe dunque basato su una collezione di primitive motorie che possono essere combinate per dare luogo a repertori complessi di movimento: invece 6 Fadiga, L., Fogassi, L., Pavesi, G., Rizzolatti, G. (1995), Motor facilitation during action observation: a magnetic stimulation study, Journal of neurophysiology, 73: 2608-2611. Rizzolatti, G., Fadiga, L., Matelli, M., Bettinardi, V., Paulesu, E., Perani, D., Fazio, F. (1996), Localization of grasp representations in humans by PET: 1. Observation versus execution, Experimental brain research, 111: 246-252 7 Mussa -Ivaldi, F.A., and Bizzi, E. (2000) Motor learning through the combination of primitives. Phil. Trans. R. Soc. Lond. B, 355, 1755-1769. che calcolare una traiettoria ogni volta che sia necessario, vengono richiamate, e forse riadattate ai parametri del compito specifico, alcune traiettorie stereotipate. Gli studi sulle primitive motorie costituiscono uno stimolo per la robotica, che ne mette in evidenza le potenzialità. Maja Mataric et al.8 stanno portando avanti un progetto di ricerca teso a fornire un modello del controllo motorio e dell’imitazione che utilizza la nozione di primitive percettivo-motorie. Demiris9 ad esempio espone il progetto di utilizzare gli studi di Bizzi e MussaIvaldi sulle primitive motorie, in associazione con gli studi di Rizzolatti sui neuroni specchio, per un modello di imitazione che pone l'accento sul forte legame tra sistemi percettivi e motori. L'imitazione, come sottolineato da Demiris, è un comportamento estremamente interessante per i modelli cognitivi, perché coinvolge percezione, memoria e controllo motorio. In questo quadro, gli studi sulle primitive motorie di Bizzi e Mussa-Ivaldi possono essere impiegat sia per la percezione che per la produzione di movimenti. Nel progetto descritto da Demris, un certo numero di primitive motorie sono implementate in un simulatore di torso umano (con legami tra testa, torso, arti superiori e mani, per un totale di 20 gradi di libertà), che osserva il movimento di altri agenti, mette in corrispondenza i movimenti osservati col suo set di primitive e li imita, internamente o esternamente, utilizzando una combinazione del suo set di primitive, fino ad un buon accordo tra le caratteristiche dei processi osservati e generati. Il modello di apprendimento motorio proposto è costituito da due condizioni fondamentali: l'esistenza di un set di termini motori che è possibile combinare tra di loro a formare una ampia grammatica, e che corrispondono ad atti motori semplici e compiuti, diretti ad un fine, e la corrispondenza tra questo set motorio e un equivalente set percettivo. Si tratta dunque di un processo dall’alto verso il basso di facilitazione della percezione e della categorizzazione, di movimenti semplici ma anche di abilità motorie complesse, in seguito alla segmentazione di queste nelle loro componenti primitive. Limiti motori alla percezione Il modello pone, implicitamente, dei limiti importanti alla possibilità di percepire azioni per le quali non si possegga un vocabolario motorio. Studi condotti da Viviani et al. sulla percezione di eventi motori, tanto nella modalità visiva quanto in quella cinestetica, hanno confermato l’esistenza di questo tipo di vincoli alla percezione basati sulle condizioni del movimento. Risale in realtà a Michotte, 194610 e Johansson, 195011 la prima dimostrazione che la percezione prende in conto concetti e schemi legati al movimento: configurazioni dinamiche semplici, punti luminosi che si muovono, elicitano infatti un'esperienza fenomenica sorprendentemente ricca, che si spiega applicando ai dati sensoriali schemi e rappresentazioni tratti dal movimento di oggetti reali, e selezionando in ogni caso lo schema più semplice che si accorda con l'evidenza sensoriale. Fin dove è possibile le configurazioni dinamiche sono percepite come rotazioni o traslazioni di corpi rigidi. Nel 1973 Johansson dimostra che gli schemi relativi al movimento biologico sono estremamente salienti e che possono essere rintracciati anche da stimoli visivi molto poco precisi: è impossibile identificare una postura umana da una dozzina di punti luminosi attaccati alle articolazioni maggiori, eppure, appena il corpo si mette in movimento emerge un'immagine sorprendentemente realistica12. Altri studi hanno mostrato la precisione di questa identificazione, che si spinge fino al genere dall'agente, o al riconoscimento del modo di camminare di persone conosciute. L'identificazione del proprio stile di cammino sembra essere ancora più netta, di modo 8 9 Demiris, J. (1998), Perceptuo-motor primitives in imitation, in Working notes, Workshop on agents in interactionacquiring competences through imitation, 2nd International conference on autonomous agents, Minneapolis/St. Paul, May 10-13, 1998 10 Michotte, A., La perception de la causalité, Louvain, Publications Universitaire de Louvain, 1946 11 Johansson, G., Configurations in events perception, Uppsala, Almqvist & Wiksell, 1950 12 Johansson, G. (1973), Visual perception of biologic motion and a model for its analysis, Perception & Psychophysics, 14, 201-211. Johansson, G. (1975), Visual motion perception, Scientific American, 232, 76-88. Johansson, G. (1976), Spatio-temporal differenciation and integration in visual motion perception, Psychological research, 38, 379-393 che pare esserci una propensione ancora maggiore per il riconoscimento dei propri schemi motori. Questo indica anche che il ruolo maggiore nell'acquisizione delle competenze motorie sottese al riconoscimento di eventi motori di questo genere non è svolto dagli stimoli visivi, ma da qualche altra condizione interna. Inserendosi in questo filone di ricerche, Viviani ha mostrato che la percezione di eventi motori (biologici e non) è mediata da leggi che caratterizzano la produzione dei movimenti biologici. In particolare viene presa in considerazione la relazione tra traiettoria e velocità, che nel movimento biologico sono legate da una legge cosiddetta della “potenza 2/3” 13. I movimenti meccanici, come quelli di un braccio robotico, non obbediscono generalmente a questa legge. La legge è invece osservata in diversi movimenti biologici, tranne quelli, come nell'oscillazione delle braccia durante il cammino, in cui gravità e fattori biomeccanici dominano su un sistema con un solo grado di libertà. La legge di “potenza 2/3” è dunque una sorta di firma che può essere usata per isolare in maniera abbastanza affidabile quello che è biologico da quello che non lo è. In uno degli esperimenti14 svolti da Viviani et al. viene mostrato a dei soggetti un punto luminoso che traccia una traiettoria ellittica e vengono variate le condizioni cinematiche dell’esperimento, in modo che la velocità tenuta dal punto luminoso non si accordi più alla traiettoria tracciata secondo la legge del movimento biologico (disaccordo tra stimolo e movimento biologico). I risultati suggeriscono un'interazione tra forma e cinematica in cui il fattore decisivo è se la relazione tra velocità e curvatura è quella trovata nel movimento umano; in particolare i soggetti tendono a accordare lo stimolo col modello biologico e se l'accordo è scarso cercano di ridurre la discrepanza deformando la geometria nella direzione indicata dalla legge di “potenza 2/3”. Esperimenti analoghi hanno mostrato l’esistenza di questa stessa mediazione del movimento sulla percezione cinestetica della traiettoria fatta percorrere passivamente all’arto superiore15. La presenza del medesimo fenomeno in modalità sensoriali distinte indicherebbe tra l’altro che l'interazione tra percezione e competenza motoria implicita avviene ad un livello diverso dai meccanismi sensoriali primari, per esempio ad un livello in cui gli stimoli sono presentati in un formato amodale. In altri esperimenti è infine mostrato che i soggetti tendono a selezionare il movimento biologico come migliore approssimazione per un movimento uniforme e a velocità costante16, ad indicare che nella formulazione di giudizi di velocità i soggetti hanno accesso a qualche conoscenza implicita della regola motoria espressa nella legge di “potenza 2/3”, e che i movimenti biologici sono assunti come norma per diversi dispositivi dinamici: quando le informazioni sono inadeguate, il sistema manuale di inseguimento di un target tende a seguire le leggi del movimento biologico, compensando la mancanza di informazioni motorie con preconfezioni legate alla legge di “potenza 2/3” 17. Viviani conclude che esistono vincoli che agiscono sulla percezione e sulle rappresentazioni interne del movimento: anche quando la sua legge dinamica non è la più appropriata, gli umani tendono ad adottare il movimento biologico come modello di norma per la percezione dinamica. I modelli o vincoli possono essere innati o derivare dall'internalizzazione di regolarità ricorrenti presenti nel 13 Viviani, P. Schneider, R. (1991), A developemntal study of the relationship between geometry and kinematics in drawing movements, Journal of experimental psychology: Human perception and performance, 17, 198-218. Viviani, P., Terzuolo, c. A. (1982), Trajectory determines movement dynamics, Neuroscience, 7, 431-437. Lacquaniti, F., Terzuolo, C. A., Viviani, P. (1983), The law relating kinematic and figural aspects of drawing movements, Acta psychologica, 54, 115-130 14 Viviani, P., Stucchi, N. (1989), The effect of movement velocity on form perception geometric illusions in dynamic displays, Perception & Psychophysics, 46, 266-274 15 Sherrick, C. E., Rogers, R. (1966), Apparent haptic movement, Perception & Psychophysics, 1, 175-180. Viviani, P., Baud-Bovy, G., Redolfi, M. (1997), Perceiving and tracking kinaesthetic stimuli: further evidence of motor-perceptual interactions, Journalm of experimental psychology: human perception & performance, 23, 1232-1252. 16 Viviani, P., Stucchi, N. (1992), Biological movements look constant: evidence of motor-perceptual interactions, Journal of experimental psychology: human perception and performance, 18, 603-623 17 Viviani, P., Monoud, P. (1990), Perceptuo-motor compatibilità in pursuit tracking of two dimensional movements, Journal of motor behavior, 22, 407-443. de'Sperati, C., Viviani, P. (1997), The relationship between curvature and velocità in two-dimensional smooth pursuit eye movements, The journal of neuroscience, 15, 3932-3945. de'Sperati, C, Stucchi, n. (1997), Recognizing the motion of a graspable object is guided by handedness, Neuroreport, 8, 2761-2765 mondo, e secondo Viviani, non sarebbe irragionevole ipotizzare che l'accoppiamento tra percezione e produzione sia stato interiorizzato geneticamente. A contrastare l'idea di internalizzazioni rigide dello schema motorio stanno però fenomeni come le illusioni di movimento o posizioni impossibili (oltre l'angolo articolare fisiologico) registrate in certe condizioni di stimolazione vibratoria dei tendini18. La possibilità di percepire posizioni mai provate prima e apparentemente non legate ad un bagaglio innato parla contro un'esaustiva rappresentazione interna degli schemi motori. L’idea di limiti motori alla percezione è del resto implicita anche nelle ipotesi di Rizzolatti e colleghi19 sulla funzione dei neuroni specchio: favorire la comprensione delle azioni altrui (percepite visivamente) attraverso il riferimento alle proprie. Il riconoscimento e la comprensione degli eventi motori (identificazione dell’azione, differenziazione da altre azioni) sarebbero infatti mediati dalla conoscenza delle proprie azioni, e i neuroni specchio funzionerebbero come mezzo per estendere alle azioni degli altri le conoscenze sulle proprie. In altri termini riconosciamo un'azione quando essa evoca in noi un'attività neurale analoga a quella che si genera per la produzione interna di una azione corrispondente. In realtà parlare di conoscenza rischia di essere fuorviante perché, come sottolineato da Rizzolatti20, la coscienza non è necessariamente implicata in queste funzioni. Più corretto dire che, grazie alla congruenza tra azione osservata e azione eseguita, quello dei neuroni specchio potrebbe costituire un sistema di accoppiamento degli eventi osservati con azioni simili generate internamente, e che in questo modo rappresenterebbe un legame tra osservatore e attore. Il fatto che nell'uomo anche le aree del linguaggio siano attive nell'osservazione di gesti compiuti con oggetti fa ipotizzare a Rizzolatti e Arbib21 che la grammatica prelinguistica degli atti motori (dell'osservazione e non solo dell'esecuzione) e il sistema di accoppiamento azione-riconoscimento sia alla base dello sviluppo del linguaggio. Il meccanismo dei neuroni specchio costituirebbe quel punto comune tra percezione e produzione che sta alla base della comprensione, delle azioni gestuali e di quelle verbali. In all communication, sender and receiver must be bound by a common undestanding about what counts; what counts for the sender must count for the receiver, else communication does not occur. Moreover the process of production and perception must somehow be linked; their representation must, at some point, be the same. 22 In altri termini i neuroni specchio sono rappresentanti di una capacità mimetica naturale che è alla base del riconoscimento, almeno di azioni biologiche, e forse del linguaggio. Il filosofo Alvin Goldman e Vittorio Gallese23 propongono una possibile associazione tra le caratteristiche dei neuroni specchio e una teoria simulazionista della rappresentazione degli stati mentali: percezioni, credenze, aspettative. La teoria simulazionista suggerisce che il soggetto usi i propri meccanismi mentali per comprendere, calcolare, predire, i processi mentali altrui (senza far intervenire inferenze teoretiche), in qualche modo mettendosi nei suoi panni, simulando o impersonando lo stato mentale dell'altro. Si può allora pensare che essendo l'attività dei neuroni specchio la stessa per azioni generate esternamente e internamente, questi neuroni costituiscono un meccanismo neurale per mettersi nei panni di qualcun altro, e in questo modo percepire i suoi stati mentali come se fossero propri (la vista dell'altro che compie l'azione servirebbe inoltre a bloccare il 18 19 Di Pellegrino, G, Fadiga, L., Fogassi, L., Gallese, V., Rizzolatti, G. (1992), Undestanding motor events: a neurophysiological study, Experimental Brain research, 91: 176-180 20 Rizzolatti, G. (1994), Nonconscious motor images, Behavioural brain sciences, 17: 220 21 Rizzolatti, G. Arbib, A. (1998), Language within our grasp, Trends in neurosciences, 21 (5): 188-194 22 Liberman, A. M. (1993), Haskins laboratories status report on speech research, 113, 1-32, in Rizzolatti, G. Arbib, A. (1998), Language within our grasp, Trends in neurosciences, 21 (5): 188-194. Liberman, A. M., Mattingly, I. G. (1985), The motor theory of speech perception revisited, Cognition, 21: 1-36 23 Gallese, V., Goldman, A. (1998), Mirror neurons and the simulation theory of mind-reading, Trends in cognitive sciences, 2 (12): 493-501. Goldman, A. (2002), The simulating mind, Draft piano d'azione): i neuroni specchio sarebbero una versione primitiva o precursori delle euristiche di simulazioni che sottostanno alla rappresentazione degli stati mentali altrui (mind-reading). Simulazione percettivo-motoria Il tipo di mediazione motoria della percezione descritto da Rizzolatti e Viviani può essere interpretato come una forma di simulazione percettiva del movimento. La funzione di simulazione o imitazione costituisce una modalità abbastanza comune in cui si svolge la relazione tra movimento e percezione. Alcuni casi di simulazione motorio-percettiva sono costituiti dall’imitazione dei gesti di un’altra persona, dalle cosiddette azioni simpatetiche, e dalle azioni sincrone: nelle azioni imitative l'azione dell'imitatore somiglia per uno o più aspetti all'azione modello, e questo conduce a chiedersi come sia possibile che la semplice percezione di certe azioni di un'altra persona possa dar luogo ad azioni simili in colui che le percepisce (Meltzoff24 nei suoi studi classici sull’imitazione del bambino piccolo suggerisce l'esistenza di sistemi di combinazione o accoppiamento tra percezioni visive, risposte motorie e risposte cinestetiche molto precoci); nell'azione simpatetica, quando una persona guarda una scena in cui è profondamente immersa, può accadere che svolga azioni legate alla scena e tali da sembrare indotte da essa (l'azione simpatetica è diversa da quella imitativa per diverse ragioni: tende ad essere sincinetica, ovvero ad avvenire nello stesso tempo dell'azione che accompagna; i movimenti simpatetici avvengono senza il concorso della volontà dello spettatore; nonostante il loro carattere involontario, le azioni simpatetiche appaiono fortemente dipendenti dalla scena osservata)25; nelle azioni sincrone diversi ascoltatori esposti a suoni ritmici tendono a portare avanti azioni in accordo col ritmo, e a trovare difficile sopprimerle (l'evento percettivo in questo caso non specifica quali azioni devono essere portate avanti, ma interviene solo a livello temporale). Tutti questi esempi disegnano una direzione che va dalla percezione al movimento e suggeriscono che la percezione è in grado di indurre l'azione, e quindi di favorire apprendimenti motori, per via di similarità. Alcune teorie della percezione sottolineano piuttosto la direzione inversa. Appoggiandosi anche agli studi di Rizzolatti e Viviani, Berthoz26 ipotizza l’esistenza di due sistemi di controllo sensoriomotorio, i quali, durante lo svolgimento di un’azione, operano in 2 modi paralleli. Nel primo sistema il cervello opera come un controllore: i circuiti sensomotori legano i sensori al sistema nervoso centrale e agli effettori, e funzionano come dei servomeccanismi: i segnali sensoriali sono trasformati in comandi motori attraverso la stima degli errori e sono regolati da meccanismi a retroazione negativa o positiva che operano su un repertorio di sinergie motorie le quali generano un insieme di primitive motorie. Nel secondo sistema il cervello opera come un simulatore (modello del cervello come simulatore): in parallelo al primo livello, dei circuiti di livello più alto operano secondo un processo proiettivo: i segnali sono elaborati in circuiti interni che non hanno un legame diretto coi sensori in un modo che produce predizioni degli stati futuri e preseleziona strategie (a loro volta combinazioni di sinergie e combinazioni di stati sensoriali attesi) e cornici di riferimento per il controllo del movimento e della postura. Il cervello, in questo suo secondo modo di funzionamento, è dunque una macchina che formula ipotesi basate su simulazioni interne dei movimenti e degli stati sensoriali corrispondenti. La percezione non è solo una interpretazione dei messaggi sensoriali: essa è determinata dall’azione in quanto è simulazione interna dell’azione, anticipazione delle conseguenze dell’azione. 24 Meltzoff, A. N., Moore, M. K. (1977), Imitation of facial and manual gestures in human neonates, Science, 198, 7578. Meltzoff, A. N., Borton, R. W. (1979), Intermodal matching by human neonates, Nature, 282, 403-404 25 Knuf, Aschersleben, Prinz, 2000 26 Berthoz, A (1996), The role of inhibition in the hierarchical gating of executed and imagined movements, Cognitive brain research, 3, 101-113. Berthoz, A., Leçon inaugurale, Collège de France, 1993. Droulez, J., Berthoz, A., Vidal, P. P., Use and limits of visual vestibular interaction in the control of posture. Are there two modes of sensorimotor control? In M. Igarashi, F. Owen Black, Vestibular and visual control on posture and locomotor equilibrium, Karger, Basel, 1985, 14-21. Berthoz, A., Le sens du mouvement, Paris, O. Jacob, 1999. Meno recentemente, McKay La Theory of Event Coding27 fa leva sugli esempi di simulazione percettivo-motoria e su altre evidenze di interazione tra percezione e movimento per opporsi all’assunzione classica secondo la quale la differenza anatomica tra basi della percezione e basi dell'azione si traduce anche in una differenza di formati di rappresentazione delle percezioni e della programmazione motoria. La riunificazione della percezione e della programmazione motoria passa per la categoria di evento e per il suo modo di codificazione. Gli eventi percepiti e gli eventi che devono essere eseguiti hanno un medium rappresentativo comune: il codice dell'evento. Il codice dell'evento è costruito, tanto per la percezione che per l'azione programmata, di caratteristiche che descrivono proprietà identificabili dell'evento; queste proprietà sono naturalmente di carattere distale e sono amodali. I codici distali rappresentano attributi distali dell'evento percepito o prodotto ma non gli effetti prossimali sulla superficie sensoriale o sull'innervazione motoria28. Il codice distale permette alla pianificazione dell'azione e alla percezione di astrarsi dalle caratteristiche specifiche del dominio e della modalità, per riferirsi solo al contenuto informazionale dell'evento. Questo permette inoltre alla percezione di tenere conto di un numero di caratteristiche maggiore rispetto a quelle contenute nell'evento prossimale (ad esempio di utilizzare anche stimoli dolorifici o vibrazioni nel giudizio sul suono). Nel loro ruolo percettivo, le caratteristiche del codice dell'evento hanno dunque la funzione di integrare il contributo di tutta l'informazione sensoriale presente; in quello motorio, modulano le attività di diversi sistemi motori. La differenza tra percezioni e azioni non è comunque una differenza di tipo tra rappresentazioni interne, ma il riflesso di ruoli diversi giocati dai codici dell'evento in ogni circostanza. Non sussiste neanche la differenza tra passività della percezione contro carattere attivo della pianificazione motoria, poiché percepire è un processo per acquisire attivamente informazione sul mondo e l'azione procederebbe alla cieca senza l'informazione fornita dalla percezione. Non ci sono dunque ragioni teoretiche per tracciare una distinzione tra percezione e azione, specie se l'azione e la percezione sono pensate in termini di scopi. La codifica dell'evento tanto nella percezione quanto nell'azione è fortemente dipendente dal fine o scopo, grazie ad un meccanismo detto "feature-weighting". E' importante sottolineare inoltre che i codici delle caratteristiche distali di un evento non sono dati una volta per tutte, ma evolvono e cambiano con l'esperienza dell'attore/percettore. Benché la TEC sia chiamata a fornire una cornice comune per percezione e piani d'azione non si tratta di una teoria formale in senso stretto, ma piuttosto di una cornice per un certo numero di esperienze paradigmatiche, e che quindi non è suscettibile di test diretti. Simulazione percettivo-motoria a distanza Il caso di simulazione o imitazione implicito in queste considerazioni riguarda di solito attività cognitive on-line, in cui cioè la percezione e il gesto motorio sono attuali e direttamente collegati l'uno all'altro. Il possesso di un vocabolario percettivo-motorio può però svolgere un ruolo anche al di là dell'azione in corso, interessare l'immaginazione motoria e con essa la simulazione di situazioni non attuali e il riconoscimento-categorizzazione di eventi motori. Rendere conto di come percezione e movimento possono accoppiarsi è dunque importante anche per meglio comprendere certe attività percettive e cognitive, incarnate non solo nel senso on-line, dove la relazione tra percezione e azione è diretta, ma anche off-line, in cui sussistono rappresentazioni, immagini mentali e simulazioni interne. Il fatto che esista un insieme limitato di primitive motorie che provvede i blocchi da costruzione per tutti i movimenti ma soprattutto (per quel che ci riguarda) un mezzo per rappresentare e percepire i movimenti costituisce una base importante anche per la categorizzazione e le situazioni di apprendimento (situazioni off-line, rispetto a quelle in cui una 27 Hommel, B., Musseler, H., Aschersleben, G., Prinz, W. (2000), The theory of event coding (TEC): a framework for perception and action planning 28 Prinz, 1992 percezione è utilizzata pragmaticamente e direttamente per l'azione di raggiungimento o presa; nei termini delle vie visive del "cosa" e del "come", in questo caso si tratta del "cosa"). La distinzione tra aspetti on-line e off-line della cognizione è introdotta da M. Wilson 29 nel commentare le diverse posizioni incluse a suo parere nel termine-ombrello di "embodied cognition". Wilson sostiene infatti che il movimento teso a garantire al corpo un ruolo centrale nella costruzione della mente ha raggiunto una notevole estensione e visibilità, e che sempre più si afferma l'idea che la cognizione umana, piuttosto che centralizzata, astratta, e nettamente distinta da moduli periferici di input e output, potrebbe avere invece radici profonde nei processi sensoriomotori. Mentre però l'approccio generale riceve sempre maggiore supporto, è necessario riconoscere e distinguere affermazioni diverse fatte sotto l'ombrello della cognizione incarnata: 1) la cognizione è situata, 2) la cognizione funziona sotto la pressione del tempo, 3) una parte del lavoro cognitivo viene scaricata sull'ambiente, 4) l'ambiente è parte del sistema cognitivo, 5) la cognizione è per l'azione, 6)la cognizione off-line è basata sul corpo. Queste affermazioni possono essere riclassificate in due tipi di problemi affrontati: da una parte quelle attività cognitive che sono inserite in una situazione di svolgimento di un compito, quindi in cui sono fondamentali gli aspetti percettivi e motori in corso. Un esempio di questo tipo di attività sono il guidare l'auto, praticare un gioco o sport, e ogni tipo di coordinazione percettivo-motoria. Questo tipo di cognizione ha dei vincoli temporali, in quanto avviene in condizioni che subiscono la pressione ambientale, e può, per velocizzare e semplificare il proprio compito, affidare parte del proprio lavoro all'ambiente esterno e ad azioni percettivo-motorie tali da rendere più leggeri i calcoli interni (si veda in modo paradigmatico, il concetto di azione epistemica sviluppato da Kirsh e Maglio a proposito delle strategie percettivo-motorie che intervengono a semplificare compiti cognitivi come il gioco del Tetris, considerato come esemplare di una classe generale di problemi cognitivi di tipo spaziale30). Alcuni autori considerano importante includere nel concetto stesso di mente la situazione in cui l'agente cognitivo è inserito, che comprende appunto mente, corpo e ambiente (si vedano ad esempio Thelen, Smith, 199431, Clark32 e Hutchins33). Talvolta, il peso portato sulle attività cognitive on-line, come fossero paradigmatiche per l'intera attività cognitiva, conduce a interpretare la cognizione come al servizio dell'attività adattativa. Ci si richiama ad esempio agli studi di Milner e Goodale34 , ripresi poi da Jeannerod35, sulle due vie o modalità della visione: una, la via del "cosa" tesa al riconoscimento e categorizzazione degli oggetti percepiti, l'altra, la via del "dove" o "come", tesa a guidare direttamente azioni come il raggiungimento dell'oggetto, indipendentemente dal suo riconoscimento. Questo carattere "pragmatico" della visione testimonia di un legame diretto tra percezione e azione, non mediato da rappresentazioni, e suggerisce un modo in cui la cognizione serve direttamente l'azione. Vi sono però anche casi in cui la cognizione serve l'azione più "a distanza", preparando rappresentazioni del mondo, elaborando strategie per compiti che non sono immediati ma differiti nel tempo e nello spazio. Allo stesso modo, l'azione può servire la percezione in modo meno diretto da quello postulato dalle descrizioni on-line, e questo in compiti che non si limitano a quelli spaziali. Si tratta in questo caso di un'attività cognitiva che si svolge appunto offline rispetto a compiti motori e percettivi immediati, ma sempre a contatto col corpo grazie al ruolo giocato dall'immaginazione mentale di azioni percettivo-motorie. Molte attività cognitive astratte possono infatti fare uso di funzioni sensomotorie in un modo non fisico ed esternalizzato: le strutture mentali che sono evolute inizialmente per la percezione e l'azione possono essere cooptate off-line, separate dagli input e gli output fisici, per assistere il pensiero, simulando certi aspetti del 29 Wilson, M., Six views on embodied cognition, Psychonomic bulletrin & Review, in press Kirsh, D., Maglio, P. (1994), On distinguishing epistemic from pragmatic action, Cognitive Science, 18, 513-549. 31 Thelen, E., Smith, L. B., A dynamic systems approach to the development of cognition and action, Cambridge, MA, MIT Press, 1994. 32 Clark, A., Being there, 33 Hutchins, E., Cognition in the wild, Cambridge MA, MIT Press, 1995. 34 Goodale, M. A., Milner, D. (1992), Separate visual pathways for perception and action [Review], Trends in neurosciences, 15: 20-25 35 Jeannerod, M., The cognitive neuroscience of action, Cambridge, MA, Blackwell Publishers, 1997. 30 mondo fisico e dell'azione su di esso. L'implicazione dell'imitazione sensorio-motoria di situazioni esterne nella cognizione si accorda con gli studi sperimentali condotti sull'immaginazione mentale (per l'immaginazione cinestetica, si vedano gli studi di Parsons et al.36): non solo l'immaginazione coinvolge rappresentazioni analogiche che conservano le proprietà spaziali e funzionali del mondo esterno, ma esiste una stretta connessione tra immaginazione, percezione e movimento. Jeannerod37. sostiene l'esistenza di una stretta equivalenza funzionale tra immaginazione motoria e preparazione motoria (programmazione). Questa equivalenza è suggerita dagli effetti positivi dell'immaginazione di movimenti sull'apprendimento motorio, dalla similarità tra le strutture neurali coinvolte e da correlati fisiologici simili osservati nella preparazione come nell'immaginazione del movimento: un certo numero di esperimenti hanno mostrato infatti che l'immaginazione motoria obbedisce ai vincoli delle azioni fisiche attuali38. Questa connessione tra immaginazione, movimento e percezione può essere utilizzata per simulare mentalmente eventi esterni e aiutare in questo modo ragionamento e problem-solving grazie a interventi sensorio-motori anche se questi non sono fisici e diretti. Anche gli aspetti off-line della cognizione incarnata includono dunque risorse percettive e motorie, anche se i referenti dei compiti mentali sono distanti nello spazio e nel tempo, o sono solo immaginari. Il corpo, come percezione e movimento, serve la cognizione e facilita i compiti cognitivi anche senza essere impegnato in modo fisico immediato. Esistono evidenze che l'immaginazione è chiamata in causa a risolvere altri tipi di compiti motori e percettivi: alcune ricerche indicano l’attivazione di rappresentazioni motorie in risposta a immagini di oggetti manipolabili39; altre40 suggeriscono che la percezione di oggetti manipolabili, o anche di immagini bidimensionali di questi oggetti, coinvolge la possibile interazione motoria con questi oggetti: l'informazione motoria sarebbe dunque incorporata nelle rappresentazioni a lungo termine degli oggetti. Parsons41 ad esempio sostiene che la discriminazione del fatto che una mano in figura sia la destra o la sinistra richiede la simulazione mentale del movimento della propria mano fino a raggiungere quella figurata.. Sono numerosi gli studi che mostrano gli effetti dell'immaginazione mentale di una rotazione, ovvero attivazione delle aree motorie e rallentamento delle risposte motorie quando l'azione di rotazione compiuta va in direzione opposta rispetto a quella immaginata42. Altri studi di de' Sperati e Stucchi43 infine suggeriscono che i compiti cognitivi possono essere risolti da una simulazione motoria, tenendo conto di quello che il corpo può fisicamente compiere nel mondo. I vincoli o limiti motori alla percezione sono dunque attivi non solo in condizioni di attività motoria in corso, ma anche nel quadro dell’immaginazione o simulazione interna. 36 Parsons, L. M., Fox, P. T., Downs, J. H., Glass, T., Hirsch, T. B., Martin, C. C., Jerabek, Pl A., & Lancaster, J. L. (1995). Use of implicit motor imagery for visual shape discrimination as revealed by PET. Nature, 375, 54-58. 37 Jeannerod, M. (1994), The representing brain: neural correlates of motor intention and imagery, Behavioral brain sciences, 17: 187-245 38 Crammond, D. (1997), Never in your wildest dreams 39 Craighero, Fadiga, Rizzolatti, Umita (1988) 40 Tucker, Ellis, 1998; Tucker, Ellis (1999) 41 Parsons, Gabrieli, Phelps, Gazzaniga (1998) 42 Richter, Somorjai, Summers, Jarmasz, Menon, Gati, Georgopoulos, Tegeler, Ugurbil, Kim (2000). Wohlschlager, Wohlschlager (1998) 43 de' Sperati, Stucchi (1997). de' Sperati, Stucchi (2000)