Omelia XIX domenica Tempo Ordinario - Anno A

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Omelia XIX domenica Tempo Ordinario – Anno A
Domenica scorsa abbiamo letto il brano della moltiplicazione dei pani, un evento straordinario,
dove i discepoli, per i meriti di Cristo fanno una così bella figura, che il vangelo ci dice che Gesù deve
“costringerli” a ripartire. E’ la Chiesa del successo per i meriti di Cristo, ma Gesù deve insegnare ai
discepoli qual è la vera Chiesa. E ordina di ripartire per l’altra riva del mare.
Ma prima di accogliere l’insegnamento sulla vera Chiesa, è necessario soffermarci anche sulla
vera presenza di Dio nella nostra storia.
La Prima Lettura infatti, ci parla del profeta Elia, che è alle prese con una manifestazione di Dio
sul monte Oreb, il Sinai, quello stesso monte in cui centinaia di anni prima, Dio aveva donato al
popolo di Israele, attraverso Mosè, le tavole della Legge contenente i dieci comandamenti. E mente i
quell’occasione Dio si manifestò con fuoco, tuoni, fulmini, ora Dio si manifesta a Elia in una brezza
leggera. Ed Elia, che è esperto nel passaggio di Dio, lo riconosce il quella brezza silenziosa.
Per dirci che quel Dio che aveva scelto in passato modi terrificanti per manifestarsi, ora sceglie
modi silenziosi per parlarci. Ed il silenzio non è assenza di parole ma è il grembo della Parola.
Lo stesso tema lo ritroviamo nella Seconda lettura, dove Paolo è addolorato che i suoi fratelli
nella fede, i Giudei, i quali pur essendo il popolo eletto, non si sono accorti del Messia, forse perche la
sua venuta non è stata secondo i loro canoni (Messia potente) ma come una brezza leggera, così
leggera, da lasciarsi uccidere.
Il Vangelo: la barca con i discepoli è simbolo della Chiesa che sta compiendo la sua difficile
navigazione attraverso il mare burrascoso del mondo.
Immaginate però lo sdegno dei discepoli, i quali per colpa di Gesù stavano per affondare. La
barca distava da riva di circa 185 metri. E dopo tanta paura e tanto penare, sul finire della notte,
ovvero verso l’ora che va dalle 3 e le 6 del mattino, Gesù si manifesta.
Giovanni XXIII diceva che: “sembra che il Signore arrivi sempre un quarto d’ora più tardi
rispetto al nostro orario”. Ma il Signore arriva, e arriva quando meno te lo aspetti…!
Oggi abbiamo tante paure: delle guerre, delle malattie, dei profughi, paura della crisi, paura di
farsi una famiglia, paura di mettere al mondo dei figli, paura della fedeltà, della santità, paura di Dio.
Ma non abbiamo capito che come Chiesa non avremo un trattamento privilegiato per il fatto
che siamo credenti. Avremo la fede in Cristo per superare ogni paura.
Quando le cose vanno male la tentazione è di scendere dalla barca, è di abbandonare la fede.
Ma Pietro (la Chiesa) sulla parola di Cristo ha autorità sul male e forza per camminare sulle acque.
Il problema è che appena smettiamo di concentrarci su Cristo e si soffermiamo sulle nostre
abilità, ci facciamo immobilizzare dalla paura ed affondiamo.
Cosa ci fa sprofondare è la poca fede, che è l’incapacità di riconoscere la presenza di Cristo
anche tra le vicende avverse della vita. Non riconosciamo la presenza di Dio, e così scambiamo Dio
per un fantasma e i fantasmi per Dio.
E così succede che, mentre Dio ci sta accanto, noi gridiamo che Dio non c’è; mentre Dio ci sta
salvando, noi imprechiamo perché Egli ci ha abbandonato.
Oggi però Pietro ci ha insegnato che la vera Chiesa, il vero credente non è quello che non ha
paura, che non affonda, ma colui che pronuncia in ogni istante la vera preghiera: <<Signore Salvami>>
e si lascia afferrare e salvare da Cristo. SLGC
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