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Telescopi rifrattori e riflettori
Confronto tra schemi ottici
I telescopi ottici si dividono principalmente in due categorie, i cosiddetti “rifrattori”e i “riflettori”, in base al tipo
di elementi ottici utilizzati.
•
Il telescopio rifrattore, grazie ad un insieme di lenti, sfrutta il fenomeno della rifrazione per focalizzare
l'immagine (è lo stesso principio per cui vediamo un oggetto “spezzarsi” quando viene immerso
nell’acqua).
Effetto della rifrazione
•
Il telescopio riflettore, grazie ad un insieme di specchi, sfrutta il fenomeno della riflessione per
focalizzare l'immagine (motivo per cui di notte la luna oltre che nel cielo viene a ritrovarsi specchiata
su tutte le superfici riflettenti, come ad esempio la superficie di un lago).
Effetto della riflessione
Telescopi rifrattori (modelli G-EKCENTRIKED805.5, G-KTA72080, G-KTA40080IM, G-TS02M)
I telescopi rifrattori sono i primi strumenti ottici che vennero usati per l'astronomia e sono caratterizzati da un
obiettivo a lenti. I rifrattori possono essere di tipo acromatico, semi-apocromatico o apocromatico, in funzione
della capacità di focalizzare nello stesso punto la luce di diversi colori.
Nei modelli rifrattori le immagini astronomiche posseggono una maggiore nitidezza, per questa ragione essi
sono generalmente preferiti dagli astrofili che osservano gli sfuggenti particolari dei pianeti, spesso poco
contrastati. Tuttavia all' aumentare delle dimensioni del telescopio il peso e il costo delle lenti rendono
impraticabile la costruzione di grandi telescopi di questo tipo. Per questo motivo i telescopi degli osservatori
astronomici sono praticamente tutti telescopi a specchi.
Nell' uso amatoriale, il telescopio a lenti trova le migliori applicazioni nella osservazione dei pianeti, anche
se, a causa degli alti costi di produzione, per un astrofilo è possibile comprare un riflettore significativamente
più grande a parità di costo e quindi dotato nel complesso di maggiore potere risolutivo, motivo per cui per
questa fascia di utilizzo i telescopi rifrattori hanno generalmente un diametro delle lenti limitato e per questo
motivo più adatti per un utilizzo terrestre piuttosto che astronomico.
Riflettori newtoniani riflettori (G-KTA1100102, G-TS03M)
I telescopi riflettori o "newtoniani" sono i primi telescopi a specchio ad essere stati costruiti e prendono il
nome dal loro inventore, Isaac Newton. Sono considerati telescopi particolarmente economici e convenienti
anche in funzione del loro peso (molto inferiore rispetto ad un rifrattore). Sebbene sia possibile effettuare le
fotografie agli astri, la posizione dell' oculare rende non semplice il posizionamento della fotocamera e il
bilanciamento dello strumento. Un altro problema da tenere in considerazione è legato alla collimazione
delle ottiche che possono subire disallineamenti causati da urti o vibrazioni.
La configurazione newtoniana viene utilizzata anche per i modelli chiamati dobsoniani: telescopi costituiti da
un tubo ottico newtoniano, appoggiato ad una montatura altazimutale formata da una forcella e una
piattaforma girevole appoggiata a terra. I dobsoniani sono economici perché la loro montatura è costituita
solo da elementi essenziali e la configurazione ottica newtoniana è relativamente economica e di più facile
costruzione, rispetto ad altri tipi di telescopi riflettori. Mentre in altre montature più complesse i movimenti di
precisione per il puntamento e l'inseguimento del cielo avviene tramite i cosiddetti moti micrometrici (un
sistema di ingranaggi, mosso tramite una manopola in certi telescopi amatoriali oppure da motorini
inseguitori nei modelli più professionali) o tramite dei motori gestiti da un computer, nella montatura
dobsoniana i movimenti avvengono spingendo a mano il telescopio. Si tratta dunque di un sistema poco
preciso nell' inseguimento del cielo e perciò poco adeguata all'astrofotografia.
Per quanto riguarda l’utilizzo di questo tipo di telescopi, il peso inferiore e il quindi il costo di costruzione
inferiore lo rendono adatto per la realizzazione di modelli astronomici (caratterizzati dal diametro del corpo
maggiore rispetto ai modelli per utilizzo prevalentemente terrestre).
Per concludere, un’ ultima annotazione: come si riconoscono i modelli di telescopio terrestre da
quelli astronomici? In realtà non c’ è una vera e propria differenza a livello pratico, nel senso che se con un
telescopio si riesce ad osservare un oggetto terrestre allora può anche visualizzare la volta celeste, e
viceversa. Il problema sta però nella qualità dell’oggetto osservato: l’utilizzo diurno del telescopio implica una
luminosità disponibile sicuramente molto maggiore rispetto all’utilizzo notturno, motivo per cui con una
osservazione diurna effettuata con un telescopio terrestre riuscirò a visualizzare l’oggetto con una buona
luminosità, luminosità che sarà invece scarsa se utilizzo lo stesso telescopio per osservare un corpo celeste.
A livello strutturale infatti un telescopio si differisce dall’altro fondamentalmente per le dimensioni: la
lunghezza va ad incidere direttamente sull’ingrandimento massimo ottenibile, mentre il diametro influisce
sulla quantità di luce catturabile dall’ottica e quindi sulla luminosità dell’immagine visualizzata: va da sé che i
telescopi terrestri hanno mediamente un diametro del tubo ottico ridotto (comunque non rilevante, andando a
preferire la lunghezza e quindi l’ingrandimento), al contrario del telescopio astronomico che, per permettere
la visualizzazione di astri celesti con una buona luminosità d’ immagine, devono necessariamente avere un
diametro del tubo ottico maggiore (almeno per quanto riguarda i telescopi di tipo riflettore).
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