carta di buenos aires - Ambasciata d`Italia

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CARTA DI BUENOS AIRES
Dai risultati del Workshop
su
IMPATTO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
SUL TERRITORIO E L’ECONOMIA
Marzo 26-27, 2008
Buenos Aires - Argentina
Promosso dalla
AMBASCIATA ITALIANA IN ARGENTINA
Sede
Facoltà di Scienze Economiche - UBA, Università di Buenos Aires
PRINCIPI GUIDA DELL’INCONTRO
L’obiettivo principale del Convegno è stato il discutere gli effetti dei cambiamenti climatici sull’ambiente, il territorio
e le connessioni con l’economia.
L’Ambasciatore Stefano Ronca ha enunciato chiaramente le linee guida nel suo discorso di apertura: “Il
cambiamento climatico è un problema cruciale nell’agenda internazionale; i problemi posti dalle emergenze
ambientali dovute ai cambiamenti climatici e gli effetti sull’economia sono tra le maggiori preoccupazioni dei
governi. Spero che da questo incontro sorgano idee e linee di azione utili nella prospettiva delle future negoziazioni
del Trattato di Kyoto nel 2009”. Il Prof. Osvaldo Canziani ha evidenziato un altro obiettivo, promosso dal Comitato
Scientifico, quello per cui, “dobbiamo smettere di pensare al cambiamento climatico come conseguenza di fattori
chimici e fisici; esso è anche prodotto dall’attività umana e il cambiamento più importante deve essere un
cambiamento culturale”. L’Addetto Scientifico dell’Ambasciata Italiana, Gabriele Paparo, ha sostenuto che “la lotta
contro il cambiamento climatico non può essere separata dalla lotta contro la povertà ed il declino della
biodiversità”. Un altro obiettivo del Workshop è stata l’applicazione del fondamentale principio del sapere
scientifico: “il motore della scienza è la cooperazione e la condivisione delle idee”. Questa affermazione, per quanto
riguarda cause ed effetti del cambiamento climatico, deve essere messa in pratica sia dai governi che dal mondo
politico. Senza un sincero e globale impegno delle maggiori economie del mondo, basato sull’esperienza scientifica
e l’abilità tecnica, i risultati saranno difficili, se non addirittura impossibili, da raggiungere. In particolare sono
essenziali, l’abilità di mitigare, o addirittura ridurre drasticamente, l’emissione di gas serra e la degradazione dei
suoli e di guidare il processo di adeguamento delle strategie al fine di garantire il benessere della società e
dell’ambiente. Se queste politiche non sono adottate seriamente il futuro del pianeta, rimane molto incerto.
Come sottolineato da Claudio Rafanelli, del Comitato Scientifico, “la situazione critica deve essere vista non come
un problema, ma come uno sprone a cercare nuove soluzioni e nuove vie per superare o mitigare la crisi”. A questo
fine, i risultati del Workshop possono essere considerati validi contributi per i delegati Italiani e Argentini alla
prossima Riunione del Trattato di Kyoto del 2009.
La tavola rotonda, che ha chiuso il convegno, ha portato ad un proficuo dibattito. “La cooperazione Italo-Argentina
può sviluppare dei data bases climatici e affidabili risorse umane che combinate ad una ricerca integrata potrà dare
una risposta tangibile alla sfida del cambiamento climatico. Altrimenti quello che la Scienza ha appreso potrebbe
non contribuire nella ricerca di soluzioni per le generazioni future” (dalle Conclusioni della Tavola Rotonda).
Nel discorso di chiusura Pablo Canziani ha affermato “sarà necessario che i nostri sforzi non interessino solo gli
scienziati, ma che si indirizzino anche alle esigenze urgenti di una politica manageriale del territorio basata sulla
conoscenza scientifica, per il rispetto e il bene delle comunità e infine per la cooperazione tra istituzioni private e
pubbliche”.
GLI ARGOMENTI DEL DIBATTITO
1.
Il cambiamento climatico dal punto di vista dell’ambiente.
La comunità scientifica presente a questo Workshop concorda, quasi unanimemente, che l’aumento di
0.6º C della temperatura media dell’atmosfera negli ultimi 150 anni è dovuto all’effetto serra causato
dall’emissione di CO2, la concentrazione della quale è aumentata da 280 ppm prima della rivoluzione
industriale, a più di 382 ppm di oggi.
E’ da notare come con questo tasso di crescita è ipotizzabile in aumento della temperatura di 3,5°C, che
in un migliaio di anni, potrebbe provocare lo scioglimento dei ghiacciai continentali e delle calotte glaciali
della Groenlandia e dell’Antartico, provocando un aumento del livello del mare valutabile in 70 m. In
ogni caso retroazioni naturali o azioni antropogeniche potrebbero ridurre i cambiamenti.
Il Workshop ha richiamato l’attenzione sulla constatazione che lo scioglimento dei ghiacci continentali o
polari potrebbe essere più facilmente causato, per esempio, da stress tettonici o da zone dove energia
endogena risale dal manto, fenomeni che sembrano essere molto diffusi e altamente variabili su brevi
periodi temporali. L’esempio più convincente è un’area di calotta polare sciolta nel settore NE della
Groenlandia, che originariamente si supponeva essere causato dal fenomeno dei gas-serra, ma ora è
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stato dimostrato, da ricercatori dell’Ohio State Univeristy, che l’alto scioglimento nell’area è stato
causato da gradienti termici sottostanti.
Ci sono altri casi simili documentati, non compresi a pieno, che meritano di essere esaminati molto più
dettagliatamente, data la complessità delle interconnessioni naturali e umane del sistema climatico.
Se le emissioni di anidride carbonica stanno effettivamente comportando il cambiamento climatico, ci
sono vari metodi da applicare per ridurle. I principali sono: risparmio e uso efficiente dell’energia, l’uso
di energie alternative (o meglio “aggiuntive”) e della fissione nucleare, il rimboschimento, la
carbonatazione minerale, il sequestro di CO2 da parte degli oceani, o in giacimenti geologici (ECBM), e in
riserve acquifere e di idrocarburi.
Ulteriori cause del cambiamento climatico, poco note e capite ma molto importanti, sono la modifica
dell’uso dei suoli e la deforestazione. Queste sono la seconda fonte di emissione di gas-serra dopo la
produzione di energia da combustione. I cambiamenti dell’uso del suolo sono attualmente la più grande
fonte di emissioni in America del Sud, dello stesso ordine di grandezza delle emissioni industriali dei
paesi più avanzati. Inoltre i cambiamenti dell’uso del suolo hanno impatti locali e regionali che
colpiscono duramente la biodiversità, le produzioni, le società locali, oltre che la qualità dell’aria e la
disponibilità di acqua. Quindi capire chiaramente le conseguenze ambientali e climatiche di taluni
processi guidati dall’uomo, nonché sviluppare strategie per mitigare o preferibilmente riconvertire questi
processi, è una grande sfida scientifica e politica.
Alcuni effetti, se non ben compresi, possono produrre interpretazioni contraddittorie, per esempio è
risaputo che l’apporto di zolfo nell’atmosfera, dovuto alle eruzioni vulcaniche, riduce o bilancia le
temperature dell’aria, anche se per limitati periodi di tempo.
Inoltre se la forestazione non è attentamente pianificata e valutata, rimboschire terreni che non sono
mai stati ecosistemi forestali, può avere incrementi positivi sul cambiamento climatico.
Nuove strategie devono essere sviluppate a causa del grande numero di aspetti implicati nei processi di
cambiamento climatico e le note, od ancora indeterminate, interrelazioni con altri processi di degrado
ambientale, come desertificazione e perdita della biodiversità. È necessario adottare un’ampia strategia
per fronteggiare le sfide scientifiche e sociali del cambio climatico che principalmente includano rilevanti
studi ambientali e sociali, capaci di comprendere i fenomeni locali sia a livello geofisico sia ambientale,
oltre che valutare le interconnessioni socio-ambientali con il Global Change. Solo in questo modo sarà
possibile proporre politiche coerenti di adattamento e mitigazione.
Fondamentali per questo tema sono gli studi in Antartide, che rappresenta un laboratorio naturale per lo
studio dell’intero sistema climatico della Terra. Questo, insieme alla parte meridionale degli oceani,
contribuisce al “motore climatico” del Pianeta. La grande circolazione oceanica, meglio conosciuta come
“conveyor belt” (nastro trasportatore), distribuisce il calore tra i Tropici e le zone Polari collegando
l’Antartide con tutti i bacini oceanici nel loro insieme, e distribuendo carbonio organico che con tutti gli
altri nutrienti sono considerati come fondamentali per la biosfera oceanica. I cambiamenti nei regimi di
temperatura o di salinità, per esempio, dovuti allo scioglimento su larga scala dei ghiacci nelle Regioni
Polari che dessero luogo a episodi idrotermici o di altri fattori, produrrebbero una drastica modifica della
circolazione marina alterando il clima globale. Inoltre l’Antartide rappresenta “l’archivio del clima”. I
campioni di ghiaccio estratti dai depositi marini, nel Mar di Ross in particolare, forniscono gli elementi
per ricostruire il clima degli ultimi 20-30 milioni di anni. L’EPICA Project permette di ricostruire la
situazione climatica degli ultimi 800.000 anni avendo informazioni sui gas presenti in quelle atmosfere.
In conclusione in Antartide qualsiasi drastico cambio globale viene generalmente registrato dai proxy
climatici, per questo è molto importante continuare gli studi in quella regione.
2.
Le conseguenze, adeguamenti e mitigazioni in alcuni settori.
I cambiamenti climatici colpiscono anche attività agricole economicamente rilevanti, come per esempio la
viticoltura, ma hanno impatti anche in molte altre attività quali il turismo. La superficie vitata mondiale
è di circa 8.000.000 ha, per lo più (94%) localizzati in zone temperate e temperato-fredde e la
produzione di uva è di circa 68.000.000 di tonnellate (è il secondo frutto più prodotto al mondo),
utilizzata per circa il 70% per la produzione di vino. La produzione di uva, così come quella di olive, ha
forti legami culturali. Di conseguenza i cambiamenti ai quali il settore viti-vinicolo può andare incontro
vanno ad interagire anche con aspetti sociali nonché economici. La viticoltura si deve in qualche modo
adattare al cambiamento climatico, al fine di evitare effetti negativi. L’aumento delle temperature
anticipa le fasi fenologiche, prolunga il ciclo vegetativo ed influenza la composizione dell’uva ottenendo
come risultato alti livelli di zuccheri, tannini aggressivi, enzimi ossidanti, bassi livelli di acidi organici, di
sostanze coloranti e di alcuni aromi, alterando quindi la qualità del vino.
Le possibilità di adattamento comprendono lo spostamento delle aree vitate verso latitudini più elevate
ed in quota, la scelta di vitigni e portinnesti idonei, la gestione appropriata della chioma e del suolo,
unitamente ad un uso mirato dell’ irrigazione e della concimazione.
3.
Il significato dell’economia come motore di sviluppo.
Il Workshop ha sottolineato il ruolo cruciale svolto dalla tecnologia nell’ambito del cambiamento
climatico. A considerazione di questo, le istituzioni pubbliche dovrebbero attivamente perseguire non
solo l’innovazione ma anche la sua rapida diffusione nel mondo intero. In questo modo, strumenti già
testati come il Protocollo di Kyoto o come il Clean Development Mechanism (CDM) potrebbero essere
molto utili. Infatti, l’impiego dei CDM consente che le riduzioni di emissioni ottenute da compagnie
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straniere in paesi emergenti o in via di sviluppo, vengano contabilizzate nell’ambito di un progetto locale
che prevede l’assegnazione di crediti in base alle riduzioni di emissioni certificate.
Quindi, questi investimenti stranieri potrebbero avere un impatto positivo non solo sull’ambiente ma
anche sull’economia (per esempio dando più lavoro alle popolazioni locali e più approvvigionamenti per
le imprese locali). Tuttavia, come puntualizzato durante la conferenza, sembra essenziale accertarsi che
questi progetti comportino un reale abbattimento delle emissioni. Il loro obiettivo finale è primariamente
ambientale e a beneficio per i paesi ospitanti e non deve rappresentare solo una possibilità di guadagno
per le compagnie straniere. Quindi un indipendente e robusto sistema di monitoraggio ex-ante ed expost deve essere pienamente assicurato. In questo modo, un paese investitore come l’Italia e un paese
ospitante come l’Argentina, potrebbero condividere le loro differenti esperienze, al fine di ottenere
questo risultato nel miglior modo.
RACCOMANDAZIONI
Il gruppo scientifico riunito a Buenos Aires per il Workshop “Impatto del cambiamento climatico sul
territorio e l’economia” enfatizza i seguenti concetti per analisi e dibattiti della comunità internazionale:
1. Per la comprensione del clima del passato sono necessari studi di lungo periodo, a causa delle
intricate connessioni dei fenomeni.
2. Al fine di migliorare la comprensione attuale del sistema climatico e la sua evoluzione è
fondamentale aumentare il monitoraggio del clima e il collegamento tra i sistemi geofisici e
ambientali. Questo è un investimento di cui beneficerà l’intera società.
3. Tutte le Nazioni devono essere coinvolte sia nella mitigazione dell’impatto dovuto alle azioni
umane sia nell’adattare il suo comportamento per l’ambiente nella sua interezza.
4. Adeguamento significa perseguire nuove scelte per situazioni che potrebbero verificarsi o che
siano già accadute, riducendo i rischi e al tempo stesso sostenere l’ambiente e la società. Le
scelte delle misure per promuovere questo adeguamento devono essere basate sulla conoscenza
scientifica del clima locale/regionale, dell’ambiente e della società e devono essere adottate dai
politici dopo essere adeguatamente informati dalla comunità scientifica.
5. Mitigazione significa rivedere, da parte delle società e degli individui, le scelte produttive al fine di
modificare l’uso dei combustibili, dell’energia e dei vari elementi che interessano il clima, così
come ridurre le conseguenze di questi elementi sul clima e l’ambiente.
6. L’abbattimento delle emissioni nocive deve interessare primariamente l’ambiente ed essere
benefico per i paesi ospitanti e non essere solo una possibilità di guadagno per le compagnie
straniere.
Il confine tra mitigazione e adattamento non è chiaro e limpido. Le azioni di mitigazione includono efficienza
energetica come obiettivo primario sia nella produzione sia nel suo uso, nonché risorse di energia alternative e
sostenibili e tutte le iniziative che vadano d’accordo con le capacità del sistema biologico di assorbire gli inquinanti,
come gli alberi e le foreste (i.e. ozono troposferico o idrocarburi volatili). Al presente la scelta consiste in una giusta
miscela di risorse rinnovabili e aggiuntive combinate con un minore inquinamento delle fonti energetiche attuali.
Per paura che le soluzioni, in un contesto generale, siano peggiori dei rimedi proposti, tutte le azioni di mitigazione
devono essere supportate non solo in riferimento al cambiamento climatico ma anche riguardo a tutti gli aspetti
ambientali e sociali.
L’adattamento include, invece, tutte le iniziative che permettono il naturale e umano eco-agro-sistema, e dando la
possibilità alle società e alle loro economie, di continuare con le loro funzionalità in presenza del cambiamento.
L’adattamento implica che cambiamenti necessari devono essere effettuati per adempiere a questo scopo, evitando
disgregazioni ambientali e sociali ma approfittando delle culture locali, delle conoscenze e dei valori. Una migliorata
comprensione della naturale biodiversità locale/regionale, delle funzioni dell’ecosistema e delle componenti
geofisiche può fornire un interessante cammino per l’adattamento. Misure specifiche come il rimboschimento e
forestazione di zone prima adibite a coltivazioni, nonché la forestazione di zone urbane devono essere attuate con
attenzione per evitare effetti indesiderati.
Per risolvere i problemi globali non ci sono soluzioni univoche, ogni regione o paese deve capire gli aspetti
particolari del suo ambiente, della sua società e della sua geofisica al fine di scegliere coscientemente le misure più
appropriate per adattamento e mitigazione. Perciò ricerca e sviluppo devono essere incentivate in tutti i paesi, e in
alcuni devono essere sostenuti dalla comunità internazionale.
Le risposte alle sfide non sono indirizzate a singole nazioni né a gruppi isolati di esse. La risposta alle sfide
deve venire da azioni sinergiche di molte nazioni e governi, nonché da settori privati e pubblici.
Nessun paese può essere escluso da questo processo.
Strumenti per il cambiamento
La ricerca scientifica è uno degli strumenti principali. Deve esserci, quindi, una ricerca interdisciplinare ed integrata.
Deve esserci un approccio aperto a nuovi studi necessari per spiegare i meccanismi che comportano il
cambiamento, dovuti alla complessità della geofisica ed ai processi ambientali e sociali coinvolti. La ricerca sarà
diretta verso lo sviluppo dei database osservazionali, ottenuti da nuove generazioni di satelliti e strumenti a terra,
per migliorare le nostre conoscenze e le capacità di modellazione dei fenomeni. Questo necessariamente implica un
rafforzamento delle capacità di monitoraggio delle caratteristiche geofisiche, ambientali e sociali. I Modelli devono
aumentare in complessità al fine di migliorare la descrizione delle situazioni attuali e dei processi in fase di
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cambiamento e quindi di aumentare le capacità descrittive dei possibili scenari futuri, a varie scale, sia temporali
sia spaziali.
Un importante aspetto è migliorare l’attuale comprensione del ruolo degli oceani, in tutti gli aspetti fisicochimici e biologici, e come questi incidano sulle interazioni oceano-atmosfera e quindi sul clima. Attualmente la
conoscenza di queste interazioni rimane limitata.
Gli aspetti biologici vanno considerati nel loro complesso per il ruolo che essi hanno nel sequestro
dell’anidride carbonica; sequestrata dalla componente biologica, tramite le funzioni vitali, o sequestrata come DOC
(Dissolved Organic Carbon) uno degli anelli iniziali della catena alimentare.
Il reperimento delle fonti di energia è un’altra domanda a cui dare risposta, sia da una prospettiva di
produzione pulita che dal punto di vista della riduzione di emissioni di anidride carbonica. Attualmente la fonte
primaria è la combustione di carbonio (carbone e idrocarburi), così lo stoccaggio in vecchi giacimenti di idrocarburo
(hydrocarbon reservoir) potrebbe ridurre di 1/5 le emissioni di CO2, e ristabilire inoltre le condizioni iniziali del
giacimento, alterato dalla subsidenza. Inoltre, si propone la cattura dei gas pre- o post- combustione, il trasporto di
questo a siti di stoccaggio, usando pipelines, e quindi iniezione e sequestro in miniere di rocce porose.
La stima della loro saturazione, le possibili migrazioni e fuoriuscite possono essere misurate con esperimenti di
sismica a riflessione eseguiti annualmente (time-lapse 4-D seismics), facendo uso di tomografia sismica e
petrografia. Questa tecnologia è stata ampiamente utilizzata dalle società petrolifere. Inoltre, il monitoraggio
geochimico e biologico delle falde acquifere è necessario per rilevare possibili fuoriuscite e contaminazioni.
L’iniezione di CO2, è già stata applicata con successo per incrementare il recupero del petrolio (EOR).

In accordo con l’ultimo rapporto IPCC, l’attuale emissione di CO2 è di 27 Gt e ci si aspetta che aumenti a
80 Gt per il 2050. È stato stimato che per quell’anno, da 600 a 900 Gt possono essere immagazzinati in
riserve di idrocarburi, da 1.000 a 10.000 Gt in acquiferi salini – valutando una media di 20 Mt per
reservoir, da 15 a 200 Gt in giacimenti di carbone, e più di 10.000 Gt negli oceani. Ma come dichiarato
sopra, quest’ultima scelta non è raccomandata prima di conoscere gli effetti che potrebbe avere sulla
fauna e la flora oceanica. Il sequestro di CO2 da parte degli oceani e la carbonatazione minerale possono
essere 10 o 100 volte più care del sequestro “geologico”. È stato stimato che i costi dell’elettricità
potrebbero aumentare dal 35% al 70% per la cattura, stoccaggio e monitoraggio. Questi costi potrebbero
diminuire del 15% sviluppando EOR ed altre applicazioni industriali, come la produzione di urea e
metanolo, refrigerazione, etc. Il sequestro geologico è sicuro e ci permetterà di usare combustibili fossili
finché non sarà di largo uso una fonte inesauribile di energia com’è quella derivante dalla fissione
nucleare. È stato stimato che questo potrà essere possibile non prima dei prossimi 50 anni. È importante
evidenziare che la quantità di gas idratati immagazzinati nel fondo degli oceani e nel permafrost eccede la
quantità di petrolio e gas nelle riserve di idrocarburi. Per esempio, è stato stimato di recente che a largo
del Giappone c’è una quantità di gas idratati che potrebbe sopperire ai bisogni energetici di quel paese per
i prossimi 100 anni.
L’energia fornita dalla fissione nucleare, non avendo emissione di gas-serra, è un’importante fonte, il cui impiego,
in aumento nelle ultime decadi, al momento ha costi elevati e comporta il cruciale problema
dell’immagazzinamento dei rifiuti radioattivi. Inoltre, sicurezza e terrorismo sono ancora questioni aperte. In tutti i
casi, soluzioni possono essere trovate se si devolvono finanziamenti alla ricerca ed allo sviluppo della sicurezza e
difesa.
Nella problematica delle fonti di energia, è importante la sviluppo delle cosiddette fonti di energia alternativa. Ad
ogni modo è importante ricordare che molte di queste non possono essere utilizzate separatamente l’una dall’altra
a causa del loro aspetto ciclico, E., energia solare ed energia eolica. Il bio-fuel è una fonte utilizzabile a condizione
che il patrimonio forestale non sia distrutto, e la biodiversità preservata. Attualmente in America meridionale ci
sono molte grandi aree dove l’agricoltura per l’alimentazione umana o per animali stanno per essere, se non lo
sono già, sostituite con piantagioni per la produzione di biomassa. Non tutte le fonti di bio-fuel o agro-fuels sono
dichiarate essere energia efficiente. È stato testato che in alcuni casi non sono fonti valide come il carbone, i.e. non
riducono le emissioni di anidride carbonica. Inoltre gli agro-fuels potrebbero inizialmente produrre ampi profitti, ma
possono distruggere la biodiversità, impoverire significativamente il suolo e indurre ad un largo uso di fertilizzanti.
Il livello freatico sarà peraltro inquinato. Inoltre c’è la questione della sicurezza alimentare; in altre parole, la
soluzione alla fornitura di energia non deve generare problemi più grandi di quelli che essa stessa pretende di
risolvere.
Invece, le scienze agricole progettano di utilizzare piante adattive per suoli aridi o semiaridi, con pochi effetti
sull’impatto ambientale. Questi sviluppi potrebbero ricostruire la prateria o aiutare a preservare foreste aride, e
preservare anche il suolo dall’erosione.
Anche la diffusione dei piani di microcredito è stata concepita per stimolare le piccole fattorie o allevamenti
su suoli recuperate, i.e. l’approccio SME all’agro-fuels.
Queste soluzioni hanno il doppio scopo di dare possibilità di reddito agli abitanti delle regioni attualmente prive di
ragionevoli attività produttive, e al contempo si ottiene il risultato di evitare migrazioni interne verso le città, che
hanno come effetto l’aumento della povertà e della violenza insieme all’abbandono della campagna, all’agricoltura
estensiva e alla desertificazione.
La disponibilità di acqua sarà il problema del prossimo futuro. Se i risultati dei modelli di scenario sono
corretti, si prevede una diminuzione nel mondo della disponibilità di acqua in molte regioni popolate. Un aumento
dei livelli dell’acqua dovuti allo scioglimento dei ghiacci, incrementa, tra le altre cose, intrusioni di acqua salata
nelle zone costiere dove ora sono presenti falde di acqua dolce e fiumi.
È necessario sviluppare le capacità di valutazione di un impatto ambientale, non solo per l’uso della terra, ma
anche per lo sfruttamento dell’acqua e la gestione dei bacini fluviali. È importante lo sviluppo di modi innovativi per
valutare le esternalità e modi per pagarle sia per i settori privati sia per quelli pubblici.
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Un’altra questione rilevante sono i meccanismi di esenzione fiscale, o al contrario le regole del loro
pagamento, per i servizi ambientali forniti attraverso la preservazione degli ecosistemi naturali nelle proprietà
private, così da ridurre i rischi del degrado del suolo, la deforestazione e la perdita di biodiversità.
È necessario individuare meccanismi per uno sviluppo flessibile che si adattino alle differenti situazioni
nelle diverse parti del mondo, sia in contesti ricchi che poveri. Un ruolo importante è svolto dalla finanza e le
compagnie di assicurazioni che si trovano al primo posto di fronte a una straordinaria crescita di richieste
d’indennizzo per danni dovuti a catastrofi naturali od eventi estremi.
Sia la finanza sia le compagnie di assicurazioni, infatti, svolgono un ruolo importante nel sostenere
l’ingresso sulla scena internazionale dei paesi che erano considerati in via di sviluppo da un punto di vista
economico. Oggi essi si collocano come punto di riferimento per interi settori, sia come produttori sia come
consumatori, ma in futuro questo dovrebbe essere fatto nel contesto di un criterio di sviluppo sostenibile ed
integrato.
Le azioni definite dai governi internazionali per uno sviluppo sostenibile, non avranno successo se non sono
condivise e sostenute dalle popolazioni che dovranno applicarle. Peraltro la divulgazione di questa informazione
scientifica tra la popolazione, vista come cittadini nel pieno diritto, è un elemento fondamentale. Una stretta
collaborazione tra la ricerca, decision-makers pubblici e privati, ONG, e mass media è molto importante. Stampa,
radio, televisione, internet, etc., devono diffondere informazione affidabile attraverso messaggi chiari ed obiettivi
basati su evidenze scientifiche. I contenuti devono essere chiari per la comunicazione ai cittadini a tutti i livelli di
comprensione, considerata la diversa istruzione della popolazione stessa. Progetti di educazione scientifica per i
giornalisti, in senso lato, sono necessari per prepararli alla divulgazione di complessi argomenti scientifici, in alcuni
casi non ancora completamente capiti. Questo perché, basandosi sull’attuale livello di conoscenza dell’ambiente e
dei sistemi sociali, informazioni distorte o poco chiare possono causare conflitti e ostacolare la ricerca di soluzioni
ragionevoli.
NOTE CONCLUSIVE
La protezione ambientale richiede l’intervento e la partecipazione di tutte le persone. Il cambiamento globale e più
specificamente il cambiamento climatico, possono essere affrontati soltanto attraverso la conoscenza ed adeguati
processi decisionali, basati su tale conoscenza e sulla comunicazione. È proprio lì che si radica il valore della
ricerca: la quale può provvedere ad una solida e condivisa applicazione della conoscenza utile a un miglioramento
degli standard di vita globale. La conoscenza deve essere sia condivisa internazionalmente sia sviluppata
razionalmente.
Le popolazioni, nessun paese escluso, devono essere coscienti delle difficili sfide ambientali e pronte a
cooperare. Esse devono essere informate e addestrate nelle strategie di protezione, mitigazione e adattamento.
Infine è essenziale ricordare che la lotta contro i cambiamenti climatici ed i cambiamenti globali sono
inseparabili dalla lotta alla povertà.
1. Osvaldo Canziani, IPCC-ONU
2. Elena Abraham, LaDyOT-CONICET, Argentina
3. Vincenzo Artale, ENEA, Italy
4. Luigi Bavaresco, Univ.Catt. Sacro Cuore, Italy
5. Pablo Canziani, UCA, Argentina
6. José Carcione, INOGS, Italy
7. Maria Teresa Casparri, UBA, Argentina
8. Stefano da Empoli, Univ. Roma, Italy
9. Paola del Negro, INOGS, Italy
10. Giuseppe Enne, Univ. Sassari, Italy
Firme
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
19.
Sandro Fuzzi, CNR, Italy
Bruce Leybourne, Geostream Consult., USA
Salvatore Mazzola, CNR, Italy
Antonio Meloni, INGV, Italy
Gabriele Paparo, Ambasciata d’Italia, Italy
Jorge Rabassa, CADIC-CONICET, Argentina
Claudio Rafanelli, CNR, Italy
Giuseppe Scarascia Mugnozza, CNR, Italy
Antonio Teramo, Univ. Messina, Italy
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