RINASCIMENTO – Ficino e Pomponazzi

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Prof. Diego Manetti
Filosofia
LA FILOSOFIA DEL RINASCIMENTO
Differenti interpretazioni: (1) rottura con il Medio Evo oppure (continuità)
Oggi si insiste su “continuità e novità”: renovatio
Umanesimo: da humanitas, ovvero la formazione spirituale dell’uomo secondo la cultura latina, fondata
sulle humanae litterae
Riscoperta dei classici:
- prospettiva storica vs rispetto della auctoritas medievale
- filologia e ritorno agli originali vs traduz. medievali (Valla e il falso della Donazione di Costantino)
- Aristotele viene riscoperto negli originali, con commenti nuovi: ad esempio il De Anima di Aristotele
secondo Averroè nega l’immortalità dell’anima (vs lettura tomista)
Rinascita di Platone:
- dopo l’arrivo in Italia dei dotti bizantini in seguito alla caduta di Costantinopoli nel 1453
- filosofia platonica come fondamento di una autentica religione filosofica
- migliore conoscenza di Platone per traduzioni nuove dagli originali greci (Ficino)
- rilettura del platonismo influenzati dal cristianesimo e dalla religiosità ermetica
- il Corpus Hermeticum comprende scritti di autori ignoti che Ficino attribuisce alla sapienza egizia di
Ermete Trismegisto, figura leggendaria che verrà riconosciuta come tale solo nel ‘600; intensa
religiosità fondata sull’idea della rinascita dell’anima e della sua liberazione dal mondo tramite ascesi
al divino
Aristotelismo e Platonismo vengono dunque riabilitati pienamente, grazie a una piena conoscenza delle
opere originali, e conciliati, come mostra il dipinto di Raffaello Sanzio, “La scuola di Atene” (1511):
Platone con il dito rivolto verso l’alto indica l’Iperuranio delle Idee e tiene in mano il “Timeo” (mondo
plasmato dal Demiurgo) mentre Aristotele indica il basso, gli elementi naturali e della fisica, tenendo
una copia dell’”Etica nicomachea”.
Temi rinascimentali:
Quattrocento: UOMO
Cinquecento: NATURA (magia, politica, riforma religiosa)
Prima parte del ‘400: UMANESIMO CIVILE
-
Tipico della Firenze della prima metà del ‘400: il dialogo è preferito al trattato, i temi etici e politici
alle questioni metafisiche, giudicate inutili per la vita concreta dell’uomo
vita activa (impegno politico nelle signorie, rapporti sociali) vs otium
fortuna come circostanze occasionali (vs provvidenza religiosa)
virtù come impegno operoso dell’uomo che è faber fortunae suae (vs valori morali religiosi)
libertà come libertà e realizzazione terrena e politica (signorie)
Seconda parte del ‘400: UMANESIMO FILOSOFICO
-
Signoria dei Medici a Firenze dal 1434: diminuisce la libertà politica degli umanisti
All’impegno politico e alla vita activa si sostituisce la vita contemplativa che realizza la vera
libertà dell’uomo
Alla città si sostituisce il cosmo, del quale l’uomo è il centro
Riscoperta del platonismo e del concetto di anima come essenza mediana, elemento di raccordo tra
cielo e terra (microcosmo e macrocosmo)
Non si abbandona la dimensione concreta della vita ma si fa leva su una nuova religiosità per far
tornare l’intero universo, attraverso l’uomo, a Dio
Prof. Diego Manetti
Filosofia
UMANESIMO EUROPEO
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Nato nel ‘400 in Italia, l’Umanesimo si diffonde in Europa
Esponenti di spicco: Erasmo da Rotterdam (Olanda) e Tommaso Moro (Inghilterra)
E’ un umanesimo EVANGELICO: dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi cresce
l’esigenza di unità tra i cristiani e di tolleranza tra le religioni, benché si sia ormai alla vigilia di
quella Riforma che con Lutero dividerà la cristianità europea
Nascono le biblioteche e le Accademie (quella platonica è fondata da Ficino nel 1463)
Si afferma il mecenatismo di corte con i capitali finanziari dei signori che condizionano la “società
letteraria” che nasce a corte, separata dalla società reale
Adozione del latino: separazione tra cultura e società, ma possibilità di dialogo a livello europeo
(cosa impossibile con i volgari italiani)
Nascita della stampa e dei libri (diffusione cultura)
Rivalutazione della astrologia matematica (con tutela della libertà umana, cfr Ficino, o secondo
rigido determinismo, cfr. Pomponazzi)
Rivalutazione della magia naturale (conoscenza e dominio delle forze segrete della natura) vs
magia demoniaca (sovvertimento dell’ordine naturale di Dio tramite alleanze con i demoni;
denunciata dal Malleus Maleficarum, manuale degli inquisitori del 1486).
Il filosofo non è più un chierico né un magister ma, orfano della Chiesa e dell’Università, diviene
maestro di moralità e indagatore della natura per conto di principi e signori di corte
MARSILIO FICINO (1433-1499)
Massimo esponente del platonismo quattrocentesco italiano, fonda l’Accademia Platonica a Careggi,
in una villa donatagli da Cosimo De’ Medici (1463) e traduce tutti i dialoghi platonici e le Enneadi di
Plotino.
Obiettivo: riconciliare la pia philosophia con la docta religione, recuperando la tradizione platonica
Theologia platonica de immortalitate animorum (1482): la realtà deriva dall’Uno ineffabile, secondo
un processo in 5 gradi: Dio – Angelo – Anima – Qualità – Corpo
All’emanazione plotiniana sostituisce la creazione di un Dio libero e personale.
Principio dell’amore: è ciò che spiega l’emanazione del tutto dall’Uno (via discenente) e
il ritorno del tutto a Dio (via ascendente)
Nell’anima si concentra il processo di ritorno a Dio poiché essa tende a trascendersi per aprirsi al
divino: è copula mundi, principio antropologico e cosmologico
La riflessione di Ficino si apre anche alla rivalutazione della magia (per potenziare la medicina) e della
astrologia (gli astri influenzano il mondo)
PIETRO POMPONAZZI (1462-1525)
Massimo esponente del naturalismo aristotelico del ‘400 in Italia, è attivo a Padova e a Bologna.
Dell’aristotelismo si privilegiano le questioni di fisica naturale più che di metafisica
De immortalitate animae: la filosofia non può dimostrare l’immortalità dell’anima. L’anima
intellettiva è infatti superiore a quella sensitiva e a quella vegetativa, ma questo non dimostra la
separatezza dell’anima intellettiva dal corpo, senza il quale non potrebbe operare, e non potendo fare a
meno del quale non è dunque immortale
Abbraccia la dottrina averroista della doppia verità: la ragione nega l’immortalità dell’anima che
invece per fede accogliamo come vera
La morale è di conseguenza naturale, priva di fondamento metafisico: virtù e vizi sono premi e castighi
a sé, già in questa vita. Per gli uomini che però non riescono a comprendere ciò e non si controllano,
ecco che è lecito l’inganno religioso che suppone premi e castighi nell’aldilà (uso politico della
religione)
De fato: concezione deterministica dell’universo, al punto da ritenere filosoficamente inammissibile
la libertà umana (che è affermata solo come “favola” utile alla convivenza civile).
Dio stesso è sottoposto al rigoroso ordine della natura e ogni miracolo pertanto escluso.
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