Dove si trova l`anima?

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Dove si trova l’anima?
Nella testa, nel cuore o in qualche altro posto?
Un metodo per scoprire dove si localizza l’anima nel corpo potrebbe
essere quello di andare per esclusione.
Dal momento che l’anima non è un qualcosa che, a un certo punto dell’evoluzione
del bambino o della specie, viene « somministrato » al corpo dall’esterno, nè
qualcosa che compare improvvisamente al suo interno, per cercarla dobbiamo
procedere a ritroso nella scala filogenetica (il processo evolutivo degli organismi
viventi), tenendo conto che qualcosa che compare negli ultimi stadi dell’evoluzione
non può essere la sede dell’anima.
Percorrendo all’indietro la scala evolutiva la prima sede da escludere è il cervello,
perchè anche solo qualche stadio prima della sua comparsa abbiamo invece la
notocorda, che è l’abbozzo del midollo spinale. Continuando ad andare a ritroso nel
tempo, a un certo punto anche la notocorda sparisce.
Potremmo allora pensare al cuore, ma dall’embriologia, che per certi versi riassume
la filogenesi, scopriamo che il cuore non è altro che un ispessimento e
un’incurvatura di un pezzo di aorta, il nostro vaso arterioso principale. All’inizio c’è
questo vaso arterioso, poi si ispessisce così che la parete arteriosa può comprimere
il sangue con maggiore vigore, in seguito comincia a piegarsi a forma di « S » e i
diversi tratti ad appiccicarsi gli uni agli altri, fino a raggiungere la forma che
conosciamo come cuore. Allora non ha molto senso parlare di cuore come qualcosa
di isolato e si dovrebbe estendere il concetto a tutto il sistema circolatorio. Ma,
retrocedendo ulteriormente, anche il sistema circolatorio non c’è ancora, e quindi
va anch’esso escluso.
Continuando a ragionare in questo modo e` inevitabile giungere alla conclusione
che la sede dell’anima, o del Sè, non può essere che tutto il corpo. Del resto lo
scriveva già Tommaso D’Aquino, che « l’anima non è altro che la corporeità».
Ed è il motivo per cui crediamo che fare un lavoro di conoscenza esperienziale della
propria anatomia – avvalendosi delle varie tecniche, orientali oppure occidentali,
che sviluppano e incoraggiano la percezione del proprio corpo, come la
meditazione, lo yoga, lo shiatsu, il tai-chi o la terapia cranio-sacrale e il
metodo Feldenkrais, solo per citare le più conosciute –, in realtà conduca alla
scoperta della propria anima, del proprio Sè, di chi siamo veramente, al di là della
definizione razionale di noi stessi che ereditiamo culturalmente.
Jader Tolja - Divna Slavec
(tratto dal libro La malattia sana, edito da TEA Libri)
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