PREFAZIONE «Quando fides non assentit propter

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PREFAZIONE
«Quando fides non assentit propter rationem, sed propter
amorem eius cui assentit, desiderat habere rationes»1. È certamente il caso anche di questo breve lavoro di don Giuseppe
Rigosi, ingegnere e sacerdote, Rettore del Seminario diocesano e missionario Redemptoris Mater di Vienna.
È una piccola summa delle più comuni “questiones disputatae” in materia di scienza e fede, non solo negli ambienti
accademici, ma anche tra la gente comune, sia pure di solito con assai approssimativa competenza. Vedrei bene questo
libro nello zainetto degli studenti medi ed universitari o
nelle librerie di casa.
Anche chi non ama, come le ama don Giuseppe, le discipline scientifiche, infatti, anche chi si interessa solo occasionalmente alle grandi questioni cui qui si fa cenno, vive oggi
malauguratamente nella convinzione che questo sia un terreno perdente per Dio e per la fede: cose a cui non pensare
troppo per non andare in crisi, se si è credenti, oppure capisaldi del proprio “ateismo”, magari frettolosamente assunti,
per chi al contrario preferisce adeguarsi all’agnosticismo dei
più. Di solito né gli uni né gli altri sanno bene di cosa si
tratta realmente.
Leggere questa versione dei fatti che scaturisce da un’esperienza appassionata di Dio e della Chiesa cattolica può
San Bonaventura, Proem. In I Sent. 9,2 ad 6: «Quando la fede non
acconsente a motivo della ragione, ma per l’amore di colui a cui acconsente,
desidera avere ragioni».
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prefazione
servire se non altro per dubitare delle proprie certezze e delle proprie sicurezze.
Magari non tutti i lettori capiranno tutto di quel che è
scritto, ma tutti sentiranno “la musica” che ne esce e la apprezzeranno, perché è una “musica di sintesi” non di contrapposizione. L’autore si pone infatti decisamente dalla
parte della scienza nella convinzione assoluta che nulla di
quel che sia veramente scientifico può allontanare da Dio,
dalla Verità.
È un libro comunque di parte essendo scritto da un prete? Sì, se si continua a trascinare il dogma che il secolo dei
lumi ci ha regalato e dal quale non siamo ancora riusciti a
liberarci: che cioè ci sia un’antitesi insanabile tra la ragione
e la fede, tra le acquisizione scientifiche e la Rivelazione divina. Ma non lo è (di parte), se si passa davvero, come vuole l’autore, ad un nuovo modo di pensare, non più condizionato da pregiudizi ideologici. Ma non è un pregiudizio
ideologico anche la fede dell’autore, ingegnere e sacerdote?
No, perché accetta con totale onestà il dato scientifico, senza paura, convinto com’è che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio».
Ma la chiave di lettura di questo breve excursus su “scienza e fede” è la stima affettuosa per la Chiesa cattolica e la sua
storia. La più parte infatti delle obiezioni che “la scienza”
oppone alla fede hanno un’origine affettiva. L’avversione alla Chiesa gioca un ruolo solitamente decisivo in queste faccende. Del resto come l’autore stesso afferma, c’è una «componente di fantasia e originalità, essenziale per lo sviluppo
delle scienze». E anche – aggiungerei – di affettività. Anche
l’amore per la Chiesa è una di queste componenti “essenziali per lo sviluppo delle scienze”.
È obbligatorio assumere in toto la pigra lettura noir della
storia della Chiesa, quella cioè che la maggior parte delle
persone oggi immagina? Don Giuseppe crede di no. E noi
prefazione
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con lui. Mettono allegria la matematica, la fisica, la biologia, la genetica, l’antropologia, se viste con gli occhi di Dio.
È questa allegria che ci auguriamo raggiunga tutti i lettori
insieme a qualche dubbio sui dogmi del “mondo”, ben più
rigidi, a ben vedere, di quelli ecclesiastici.
Per una vera cognizione del rapporto tra scienza e fede
non si può prescindere da un dato fondamentale: né l’una
né l’altra si capiscono senza l’amore, l’una e l’altra sono testimoni dell’origine più profonda di tutte le cose, cioè del­
l’amore. A conclusione, mi sembra particolarmente espressiva una frase di San Tommaso d’Aquino, quasi un completamento di quella di San Bonaventura citata all’inizio:
«Aperta manu clave amoris, creaturae prodierunt»2. L’amore è
la chiave di tutte le creature e di tutta la loro comprensione.
Christoph Card. Schönborn
S. Thomae Aquinatis, Commentum in secundum librum sententiarum,
Prologus: «Aperta la mano (di Dio) con la chiave dell’amore, procedettero le
creature».
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