Capitale garantito, un`illusione pagata cara

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Fonte: La Stampa; 07/06/2004
I PRODOTTI PIU’ TRASPARENTI SONO I FONDI. MOLTO MENO CHIARO IL FUNZIONAMENTO DI UNIT
E INDEX LINKED
Capitale garantito, un’illusione pagata cara
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Gestione e assicurazioni “protette” nascondono alte
commissioni
Inchiesta
Francesco Spini
APRIRESTE l’ombrello quando in cielo splende il sole o, perlomeno, ha smesso di piovere?
E’ lo stesso dubbio che oggi si ritrova chi, allo sportello, dopo aver dichiarato una bassa
propensione al rischio, si sente proporre una soluzione a capitale protetto o garantito, che difende
o punta a difendere - la distinzione è importante - in tutto o in parte quanto inizialmente investito,
mentre sui listini le cose vanno lentamente migliorando. E’ la carica dei prodotti che, dopo boom
negli anni dell’Orso, oggi rialzano la testa, complici i recentiscandali e l’incertezza geopolitica che
movimentano le notti degli investitori.
Più che un catalogo, una giungla: si va dalle intricate obbligazioni strutturate alle ormai
tradizionali polizze assicurative Vita in molteplice declinazione (index e unitlinkeda capitale protetto
e/o garantito), fino alle gestioni patrimoniali in fondi, ai fondi comuni di investimento e ai comparti di
scav. Ognuno utilizza strategie differenti, ma la controindicazione è uguale per tutti: pensare di
poter spuntare rendimenti superiori anche solo di un titolo di Stato di pari durata è, nella maggior
parte delle ipotesi, pura illusione. Inoltre, nonostante sianon una soluzione “psicologica” per chi è
stato scottato dall’esperienza in Borsa, è sconsigliabile puntarciin dosi massicce: anche in questo
caso va privilegiata un’adeguata diversificazione.
TRASPARENTI. I prodotti meno pericolosi e più trasparenti sono i fondi comuni di
investimento che, nel campo delle soluzioni “a paracadute”, si dividono in due famiglie: garantiti e
protetti. “Per i primi - spiega un analista di Cfs Rating - le tecniche di difesa del capitale si
concretizzano con l’aggiunta di coperture assicurative o di opzioni put, il cui costo, ovviamente
ricade sugli investitori”.
Come? Attraverso le commissioni di gestione “che nel caso di garantiti arriva a una media
dell’1,27%, chiaramente comprensiva della garanzia”. Con ripercussioni, quindi, “anche sulle
performance - aggiunge Giovanni Familiari, analista di Morningstar - che saranno necessariamente
intaccate da tali costi”.
Altra invece è la situazione dei protetti, ben più diffusi con circa una quarantina di fondi.
Questi non propongono certezze in fatto di rendimento o di salvezza di capitale, ma solo una
metodologia adeguata per preservare in tutto o in parte quanto l’investitore ha inizialmente versato.
“In questo caso - prosegue l’analista di Cfs Rating - la media delle commissioni di gestione scende
all’1,1%. Un costo che lì per lì potrebbe sembrare congruo. “Ma se si dà uno sguardo alla
composizione media di un fondo protetto (vedi grafico a torta in alto, ndr), si scopre che la
componente di azionario supera di poco il 20%, per il resto occupa la componente di liquidità e
obbligazionaria a breve termine”. La morale è conseguente. “Si paga una dinamicità che nella
realtà non si riscontra, in un momento in cui c’è una positività sull’azionario la parte a rischio basso
è molto elevata”.
La trasparenza, grazie agli interventi dell’Autorità di vigilanza, la Consob, è comunque molto
migliorata, attraverso l’introduzione, all’interno del foglio informativo, di un’approfondita descrizione
delle tecniche di gestione e di un prospetto - che non dovrebbe sfuggire ad un attento esame
dell’investitore prima della sottoscrizione - che mostra la probabilità del prodotto di riportare un
ritorno superiore ai titoli di Stato. Possibilità che, è bene saperlo, non supera il 40%.
OSCURI. Una trasparenza che invece non si riscontra ancora nelle gestioni patrimoniali in
fondi. “A cominciare dalla valorizzazione della quota - fa notare Familiari - . Se nei fondi è pubblica
e si può trovare di giorno in giorno sui quotidiani, per le gestioni non è così, ma ci si deve affidare
alla documentazione periodica”. Senza contare le doppie commissioni - queste in comune con i
prodotti sprovvisti di scudo - e i costi degli spesso inutili derivati posti a copertura dei crash del
mercato. Certo, rispetto ad alcuni anni fa la situazione è migliiorata, ma “il prezzo del derivato
posto a copertura - fa notare Cesare Armellini, presidente della società di consulenza
indipendente Consultique - spesso non è adeguato, in quanto, il derivato è finalizzato a ridurre il
rischio della parte azionaria dell’investimento. Il suo costo, quindi, andrebbe proporzionato, come
importo, non all’intero investimento, ma solo alla componente legata al mercato borsistico”.
COSTI ECCESSIVI Ma se cerchiamo il vero ginepraio del bizantinismo finanziario, l’indirizzo
porta scritto assicurazioni. “Se parliamo di index linked - dice Armellini - e dei loro meccanismi di
rendimento, beh allora possiamo tranquillamente dire che tentare il rosso e il nero alla roulette
comporta rischi maggiori, certo, ma possibilità di rendimento superiori, pari al 50%, percentuale
che non si riscontra invece in tali prodotti, cari e sopravvalutati”.
Se invece vogliamo lo sguardo ai fondi assicurativi, le cosidette unit linked, “spesso manca
una reale allocazione degli investimenti: accanto a una componente a rischio zero, una minima
parte viene investita, con commissioni di gestione molto elevate”: Un 2%, se viene imputato alla
parte effettivamente gestita,
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